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mercoledì 28 maggio 2014

Chiusura dei Manicomi Giudiziari, rinominati OPG

Situazione dei malati mentali che non hanno commesso reati:

Da: Wikipedia

La riforma del 1978

La riforma italiana nota come legge 180 o legge Franco Basaglia ha abolito il manicomio e ha eliminato la pericolosità come ragione della cura. Il Trattamento sanitario obbligatorio (TSO) doveva essere effettuato "se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici e se gli stessi non vengano accettati dall'infermo (art. 34)"[27]. La legge si costituisce di 11 articoli:
  • Art. 1 - Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori;
  • Art. 2 - Accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale;
  • Art. 3 - Procedimento relativo agli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera per malattia mentale;
  • Art. 4 - Revoca e modifica del provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio;
  • Art. 5 - Tutela giurisdizionale;
  • Art. 6 - Modalità relative agli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera;
  • Art. 7 - Trasferimento alle regioni delle funzioni in materia di assistenza ospedaliera psichiatrica;
  • Art. 8 - Infermi già ricoverati negli ospedali psichiatrici;
  • Art. 9 - Attribuzioni del personale medico;
  • Art. 10 - Modifiche al codice penale;
  • Art. 11 - Norme finali.
I principi che la nuova legge afferma, cioè prevenzione e riabilitazione del malato, risultarono nuovi e i processi di adattamento molto lunghi. Tutto ciò che fino al 1978 era affidato alle province diventa responsabilità delle unità sanitarie locali e delle regioni. La legge 180 del maggio 1978 rappresentava l'anticipazione della più generale legge istitutiva del servizio sanitario nazionale del 23 dicembre 1978, n. 833.

Dopo la legge 180

Dopo l'approvazione della legge 180 si iniziò a modificare lentamente il disinteresse nei confronti dei bisogni di risocializzazione dei pazienti. In alcune realtà territoriali non vi furono delle modifiche sostanziali del carattere residenziale degli ospedali psichiatrici[28], mentre in altre si iniziò a costituire la rete dei servizi di salute mentale territoriali. Nel 1994 ilgoverno Berlusconi I introduce nella legge finanziaria un insieme di norme che impongono la chiusura definitiva dei manicomi e nel 1996 il governo Prodi I ne dà attuazione.

Situazione attuale

I 76 manicomi attivi nel 1978 sono stati sostituiti da:
  • 320 SPDC (servizio psichiatrico diagnosi e cura);
  • 1.341 strutture residenziali (C.T.R. comunità terapeutica riabilitativa - G.A. gruppo appartamento - C.A. comunità alloggio);
  • 257 Strutture semiresidenziali (D.H. Day hospital);
  • 433 imprese sociali (residenziali e semiresidenziali);
  • 481 strutture semiresidenziali (C.D. centri diurni);
  • 695 centri di salute mentale[29].


Situazione dei malati mentali che hanno commesso reati


Da: Il Mediano.it 19/07/2012

La chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari: primi effetti della scelta legislativa

Con il decreto legge n.211 del 2011 il Governo ha deciso per la progressiva e totale abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, con una popolazione che supera le 1500 unità, che dovranno essere conseguentemente ricollocate altrove. Ma dove?

Difficilmente chi non ha dimestichezza con il pianeta giustizia e le sue innumerevoli sfumature può comprendere, con sincera profondità, le sensazioni e le emozioni dell’uomo comune a contatto con la realtà di un ospedale psichiatrico giudiziario: un mondo irreale, chiuso alla società civile, volto a contenere una popolazione carceraria difficile, quella dei soggetti afflitti da patologie psichiatriche.
Persone spesso sole, abbandonate a loro stesse ed al loro destino, senza voce, costrette a rimanere recluse fintanto che il giudizio di pericolosità sociale a loro carico, presupposto per l’applicazione della misura di sicurezza, rimanga concreto ed attuale

Quella degli internati è una realtà non solo triste, ma difficile da districare e gestire, specie alla luce delle ultime riforme legislative intervenute in materia.
Con il decreto legge n.211 del 2011, difatti, il Governo ha deciso per la progressiva e totale abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari presenti sul territorio italiano, con una popolazione che conta e supera attualmente le millecinquecento unità, che dovranno essere conseguentemente ricollocate e ridistribuite altrove. Ma dove?

Il 1 febbraio 2013 tutte gli Opg dovranno necessariamente chiudere i battenti. Nel marzo 2012 era prevista la prima scadenza imposta dal decreto, ovvero lo stabilire requisiti strutturali ed organizzativi destinati ad accogliere gli internati; dal marzo 2013, successivamente alla chiusura degli stabilimenti, le misure dovranno essere scontate esclusivamente all’interno dei presidi sanitari, mentre per coloro la cui pericolosità sociale risulti esclusa non vi saranno che dimissioni e la previsione di presidi sanitari sul territorio.

In attesa che i provvedimenti governativi prendano forma la magistratura, allineandosi alla ratio della norma, sta già interrompendo l’invio di nuovi soggetti presso gli OPG, ai quali non resta che fare ritorno alle proprie abitazioni, con tutti gli inevitabili rischi in materia di tutela della collettività e degli stessi familiari conviventi.

Si tratta, nel caso concreto, proprio del caso di A.: afflitto da una grave forma di schizofrenia, stava scontando una condanna a una pena detentiva per reati commessi contro i propri familiari, con applicazione della misura di sicurezza del ricovero in OPG per i sei mesi successivi alla stessa.
Scontata la sua pena per intero, sarebbe stato almeno formalmente da ricollocare presso l’Ospedale Psichiatrico ove, tra le altre cose, avrebbe ricevuto un trattamento sanitario adeguato ed idoneo alle sue patologie: del tutto inaspettatamente, invece, oggi ha fatto ritorno presso la sua abitazione, seminando il panico tra i propri familiari, incapaci di arginare e gestire le sue complesse problematiche, già palesando atti di violenza estrema e di insofferenza.
Allo stato purtroppo nessuno, men che mai il legale, appare in grado di poter fornire una risposta concreta a questo ed altri casi, in attesa di chiare ed evidenti soluzioni legislative che, si spera, non arrivino in un momento di definitiva compromissione degli interessi in gioco e della vita delle stesse persone coinvolte.


Da: senato.it - Legislatura 16ª - Disegno di legge n. 2876
La XVI Legislatura della Repubblica Italiana è stata in carica dal 29 aprile2008[1] al 15 marzo 2013
....Dal 1978 appositi accordi col Ministero di grazia e giustizia conducono gli operatori del servizio di salute mentale di Trieste in carcere a salvaguardia del diritto alla cura del detenuto e della continuità terapeutica per il detenuto già malato di mente. Già oggi nella pratica è possibile non discriminare la possibilità di cura, il luogo della cura e la qualità della stessa per il cittadino detenuto. Spesso il servizio di salute mentale, il centro di salute mentale 24 ore, si è offerto come luogo di cura in corso di custodia cautelare e in attesa della fine del procedimento giudiziario. In alcuni casi modalità di alternativa alla detenzione per il detenuto al termine dei tre gradi di giudizio sono stati concordati dal servizio con i magistrati di sorveglianza e le autorità carcerarie. La persona che abbia commesso un reato grave e che presenti severi problemi psichiatrici, laddove tale condizione sia incompatibile con la detenzione, viene trattato, secondo un progetto terapeutico riabilitativo articolato e per un periodo di tempo prestabilito, ovvero fino al raggiungimento di un equilibrio psichico adeguato all'interno del centro di salute mentale 24 ore o di strutture residenziali comunitarie in regime di detenzione domiciliare, di libertà vigilata o di sospensione della pena.
In ogni caso le misure alternative alla detenzione e tutte le modalità di flessibilizzazione del regime detentivo (visite, lavoro in carcere, corsi di formazione) costituiscono un canale preferenziale attraverso il quale i servizi di salute mentale col magistrato di sorveglianza e con la direzione e gli operatori del carcere cercano di trattenere nel tessuto sociale (e cittadino) la persona che deve scontare una pena».

Da: Huffington Post
Ileana Cathia Piazzoni

"...attività volte a incrementare percorsi terapeutico-riabilitativi individuali, prevedendo anche la dimissione di tutti coloro per i quali l'autorità giudiziaria avesse escluso, o escludesse successivamente, la pericolosità sociale.

La ratio umana e sociale si capisce e si apprezza...
Ma chi pensa alle vittime?
Chi pensa ai familiari che di sovente sono le prime vittime?
In molte norme la Società, lo Stato, dimenticano le vittime, sembrando tesi più a salvaguardare chi, sia pure per malattia, infligge il male a qualcuno che chi senza colpa lo subisce.  

Droga libera e danni agli altri

Dal sito della trasmissione "Chi l'ha Visto?"

Riccardo Magherini morto a Firenze durante un arresto

Data pubblicazione:10/04/2014

La notte fra il 2 e il 3 marzo 2014 Riccardo Magherini, 40 anni, ex calciatore del Prato e delle giovanili della Fiorentina, è arrivato in arresto cardiaco al pronto soccorso di un ospedale di Firenze. Poco prima era stato immobilizzato a terra e ammanettato a faccia in giù sull’asfalto da due pattuglie dei carabinieri, accorse nelle strade di Borgo San Frediano. Intorno all’una l’uomo era entrato in una pizzeria molto agitato, sfondando una porta a vetri. Si sentiva inseguito, braccato, aveva paura che qualcuno potesse ucciderlo. Tornato in strada, terrorizzato e in preda al panico, ha fermato un’auto. Poi è arrivata una pattuglia dei carabinieri che sono riusciti a fermarlo solo dopo l’arrivo di rinforzi. Magherini era a terra, a torso nudo nel freddo. Un abitante del quartiere ha fatto con il cellulare una registrazione audio di quei momenti, che stata è pubblicata su Repubblica.it. Grazie ai tecnici esperti della Rai è stato possibile migliorare l’audio della registrazione. Si sente l’uomo gridare: “Aiutatemi… Mi sparano… Sto morendo…”. Poi la sirena dell’ambulanza, senza medico che arriva dopo, quando Magherini non si agita più perché è in arresto cardiaco. La procura di Firenze sta indagando. Dopo la diffusione della registrazione i familiari hanno dichiarato all’Ansa: “È davvero difficile darsi pace, perché è evidente che quella sera Ricky stava male. Aveva bisogno di aiuto, e lo chiedeva disperatamente, ben prima che intervenissero le forze dell'ordine e i soccorritori. Ed è morto, invece, nelle mani di costoro. Occorre fare piena luce sull'accaduto. Confermiamo la nostra fiducia nell'opera degli inquirenti”. “Chi l’ha visto” ha lanciato un appello a chiunque possa fornire elementi utili.

Non vorrei apparire come il difensore d'ufficio delle Forze dell'Ordine, anche perché conosco molti casi singoli di uomini che ne fanno parte che si comportano molto male, però per il ripetersi di casi di persone che, sotto l'effetto di droghe, danno in escandescenze perché presi da delirio, alterazione e sconvolgimento dovuto al brutto effetto di esse, sarebbe il caso di cambiare i protocolli di azione a cui tali Forze debbono attenersi.
Ad esempio: stendere a terra il soggetto a faccia in giù, mani dietro la schiena, eventuali manette. E' una posizione in cui anche chi sta bene potrebbe avere qualche difficoltà a respirare, figuriamoci chi è alterato da sostanze tossiche. Il cuore pulsa di più per l'agitazione psico-motoria, il respiro è dunque più corto, la pressione arteriosa sale... Il soggetto che si agita va fermato ma in modo che possa respirare. Certo non è facile il lavoro di chi deve fermare una persona in agitazione psico-motoria e parlo anche dei medici stessi che, però, forse capiscono qualcosa di più di come si trova l'organismo umano in tali frangenti. Tutto ciò detto però non si può nemmeno gettare la croce addosso a chi è costretto, suo malgrado, ad intervenire per evitare che il drogato causi danni a terzi.
Nel caso qui riportato, trattato più volte da "Chi l'ha Visto?",  l'ex-calciatore si sentiva minacciato da qualcosa che esisteva solo nella sua mente alterata e, come ha raccontato un tassista in un servizio di "Chi l'ha Visto?", dentro il cui taxi era entrato Magherini agitatissimo dicendogli che volevano ucciderlo,  il conducente ha provato a chiedergli chi mai.. ma il drogato nella sua agitazione psicomotoria fuori da ogni controllo gli ha dato un colpo sulla nuca, sicuramente senza l'intenzione di fargli male, ma il tassista si è spaventato ed è sceso dalla sua vettura, da cui è sceso anche l'agitato continuando a fuggire dai suoi fantasmi lungo la strada fino a colpire un vetro di una pizzeria rompendolo. Qualcuno ha chiamato le Forze dell'ordine, è ovvio, e chi ha ripreso con il cellulare ha ripreso le urla di una persona che già stava male ed il suo male non l'avevano certo creato i carabinieri né i medici che, mi sembra di aver letto, sono stati anche loro indagati.
Insomma bisogna, a mio avviso, cambiare qualcosa nei protocolli di intervento, ma non è nemmeno giusto che "la LIBERTA' di drogarsi" ricada su Carabinieri, Polizia e Medici.

Dietro le quinte dei Movimenti per l'Acqua

Da Barbara Grimaudo,
una donna in gamba, un'analisi lucida
Astrid
Da: Barbara <cittadiniinvisibili@hotmail.it>
Data: 27 maggio 2014 19:38:48 CEST
A: COORDINAMENTO NAZIONALE ACQUA COORDINAMENTO NAZIONALE ACQUA <coordinamentonazionale@acquabenecomune.org>
Oggetto: RE: [Coord-Naz] R: [Coord-Naz] Il movimento/Forum è studiato in tutta Europa (e non solo). Questo è il frutto di un lavoro di approfondimento di un ricercatore europeo: Prof. Andreas Bieler
Rispondi a: coordinamentonazionale@acquabenecomune.org

 
Non so quanti comitati fossero stati a conoscenza del fatto che un Professore tedesco di un'università inglese e che attualmente sta lavorando presso un centro norvegese, ha soggiornato alcune settimane in Italia per conoscere ed approfondire le dinamiche e le relazioni interne al movimento/Forum.
Non so quanti comitati ne fossero stati a conoscenza in quanto a noi aretini, tale professore, ci ha contattato solo a seguito dell'incontro avuto con la Fondazione Basso. Solo qui gli avevano consigliato di incontrarci per approfondire certe tematiche:
Copio ed incollo in grassetto da una mail precedentemente inviata a chi so io:
Ha detto di aver incontrato nell'ordine:
       1)  Paolo Carsetti
2) Marco Bersani
3) Corrado Oddi
4) Severo Lutrario
5) un tale Minucci che mi sembra di ricordare che era del Crap
6) Poi e' andato a parlare con la fondazione Basso e loro gli hanno suggerito di venire a parlare con noi di Arezzo.

 
CARO LUCIO E CARI TUTTI, scusate se intervengo, da tanto tempo ormai lo faccio di rado, come non seguo più le diverse e-mail. 
Ma questa discussione , unitamente a qualche risposta che ho letto, mi ha coinvolto particolarmente. Ho aspettato che qualcuno esprimesse nei confronti del povero Professore Bieler una forma di solidarietà oppure una benché minima forma di preoccupazione per il suo lavoro. Infatti se e è vero  che il  Professore tedesco di un’università inglese che attualmente lavora in Norvegia ha intervistato in ordine quelli che leggo, chissà cosa riporterà nel suo lavoro, che naturalmente ho la curiosità di leggere. Ad occhio e croce dovrebbe riportare un mare di enormi cavolate, ma talmente grosse che probabilmente qualche mal mostoso dopo la lettura del testo,  magari lo contesterà alla grande.
Sul numero 4 e 5 non intervengo perché non mi costa personalmente, ma sui primi tre, accidenti, il povero Belier è riuscito ad intervistare parte delle persone responsabili della morte del forum Italiano  dei Movimenti per l’Acqua, e la sua trasformazione in una struttura a metà tra un partito politico e un sindacato, di natura autoritaria e autoreferenziale. Ho avuto la possibilità di conoscere queste persone tanti anni fa e difficilmente avrei avuto la sorpresa di incontrare nel mio percorso di vita  soggetti che in maniera scientifica riescono a riportare menzogne ad altissimo livello e a screditare gli altri solo per problemi di “acquisizione di potere”.
O con me o contro di me. Non posso dire che all’inizio i soggetti in questione fossero proprio così, ma hanno avuto il tempo di organizzarsi, compiacersi tra loro e seguire una loro strada. Accidenti se hanno avuto seguito. Naturalmente da noi in terronia vale un proverbio che dice così “nuddu si ppigghia  si nnu’ si rassumigghia " (nessuno si prende se non si somiglia).
Ma sono veramente curiosa di sapere cosa hanno riportato al povero ed ignaro professore. Per esempio, mi chiedo. avranno mai parlato della nascita del Forum? Di come questo sia avvenuto? Dell’esistenza ai tempi di una certa Sara Giorlando (ex Attac un motivo ci sarà). Avvocato in gambissima da tutti i punti di vista, dal suo attivismo alla sua cultura e tanto altro ancora. Sara è stato il nostro primo collante in Sicilia,e la prima donna ad organizzare convegni internazionali sul tema acqua. Eppure non esiste più. E avranno detto come è nata la rete dei movimenti, con quali modalità e con quali principi e valori? E avranno mai riportato che la CGIL, quando Marco Bersani non prendeva più soldi da Rifondazione comunista, ha provveduto al sostentamento di quest’ultimo? (a detta di Corrado Oddi). E avranno mai riportato al prof. Belier che Corrado Oddi E Marco Bersani avevano deciso di “dividersi la zone per  loro presenza in rappresentanza del Forum italiano dei Movimenti per l’acqua ? Marco Bersani il nord e Corrado Oddi il Sud . (Detto a me  e a mio marito a Roma in un bar)
Se avranno mai detto che con le loro menzogne sono riusciti, in maniera scientifica  a rovinare il mio stupendo rapporto con Alex Zanotelli, esattamente l’uomo che mi ha fatto intraprendere la lotta contro la privatizzazione dell’acqua al suo rientro da Corococho. Lo hanno convinto che io insieme ad altri movimenti ed attivisti eravamo tanto cattivi e mal mostosi che come nostro unico obiettivo avevamo era di creare malmostosità all’interno del Forum. Alex persona che adoro  e che mi ha messo in contatto con tutti quelli che avevano iniziato molti anni prima questa attività. E mi riferisco a  Alberto De Monaco e poi ancora a Emilio Molinari e a Rosario Lembo, e ancora a Margherita Ciervo e altri ancora.
E Chissà se i tre intervistati avranno raccontato al professore Belier, di essere responsabili con  la loro ingerenza in Sicilia dell’andamento e del pessimo risultato che abbiamo ottenuto  con la legge di ripubblicizzazione dell’acqua. Secondo me non gli hanno riferito di essere stati complici e conniventi con parte di soggetti , Sindaci, politici e Antonella Leto (CGIL ) del famoso “refuso” introdotto nella legge, che ha avuto proprio, la storia più orribile di lotta.
Cioè nulla nessuna lotta. Bisognava ottenere il massimo possibile, quindi zitti e buoni, perché altrimenti si sarebbe potuto dire che il Forum Italiano di Movimenti per l’acqua, non era il più grande movimento di lotta  mai esistito nella storia.
 I tre intervistati,  che potremmo definire il  Consiglio d’amministrazione del Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, hanno piuttosto bastonato chi voleva portare alla ribalta ed in maniera pesante questa orribile menzogna. Anche Padre Alex ha creduto che io insieme agli altri fossimo i mal mostosi della situazione.   E mi chiedo ancora se il Consiglio d’amministrazione ha  parlato del bluff e della vergogna  del coordinamento nazionale svoltosi a Catania.
 E se ancora avranno riportato al povero Belier le modalità di svolgimento e di come vengono prese le decisioni a livello nazionale?. Naturalmente sempre riempiendosi la bocca di sta’ parola “DEMOCRAZIA”. Aiuto.
Detto questo , per la felicità di tanti non riesco più a scrivere, sono stanca. Immagino quanto lo sarete voi, ma non credo tanto che la leggerete. Avrei tanto altro da dire, naturalmente vero, ma adesso vi saluto. Con grande tristezza saluto tutti, un bacio ad Astrid  e ad  Andrea Palladino, due persone che ingiustamente sono stati oggetto di fatti inenarrabili. Non so se è stato intervistato anche Valerio, sarebbe carino, soprattutto se presentava come il Forum tiene i Bilanci. Con la forma dei Bilanci di Cip e Ciop.
Buona strada a tutti, il Forum vero rinascerà perché quello non è mai morto, anzi è vivo e molto attivo.
Complimenti a tutti i movimenti e attivisti che faranno rinascere il Forum, anche se distante sono con voi. Con il mio cuore certamente.
Scusate gli errori di grammatica o altri errori similari.
 barbara grimaudo 


Per lungo tempo si sono confuse le mafie e la mentalità mafiosa, la mafia come organizzazione illegale e la mafia come semplice modo di essere. Quale errore! Si può benissimo avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale. Giovanni Falcone  1991“Cose di Cosa Nostra”

martedì 27 maggio 2014

Uomini di Buona Volontà e bruti

ANSA.it


Padre Dall'Oglio ucciso in Siria, lo dice testimone

Il gesuita italiano sarebbe stato ucciso subito dopo la cattura da parte di miliziani qaedisti nel luglio dello scorso anno a Raqqa, nel nord della Siria. Mancano pero' elementi di prova


Il gesuita italiano Paolo Dall'Oglio sarebbe stato ucciso subito dopo la cattura da parte di miliziani qaedisti nel luglio dello scorso anno a Raqqa, nel nord della Siria. Lo afferma un disertore dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis) citato dall'ong Lega siriana per i diritti umani. Per ora mancano però elementi di prova.
Sulla sorte di Padre Paolo, scomparso a Raqqa il 29 luglio del 2013, si sono gia' susseguite notizie contrastanti da varie fonti dei ribelli siriani: alcune lo hanno ripetutamente dato per vivo secondo, mentre altre ne hanno annunciato la morte. In questo caso la presunta testimonianza e' rilanciata da una piattaforma di attivisti in esilio dotata di una rete di informatori nel Paese. Secondo la Lega siriana per i diritti umani, il racconto, particolareggiato, e' stato fatto da Abu Mohammad Assuri, presentato come un disertore dalle file dell'Isis. Assuri afferma che il gesuita romano e' stato ucciso con 14 colpi di pistola calibro 9 nel quartier generale dell'Isis a Raqqa, citta' nelle mani dell'organizzazione di ispirazione qaedista. L' 'esecuzione', sempre secondo Assuri, sarebbe avvenuta due ore dopo la cattura di Padre Paolo. A sparargli sarebbero stati due fratelli jihadisti sauditi: Kassab e Khilad Al Jazrawwi. L'informazione non e' verificabile né ha al momento ulteriori conferme, mentre non sono state diffuse immagini. Il presunto disertore non fornisce inoltre notizie su cosa sia stato fatto del corpo del religioso italiano. 
Da altre fonti ho appreso che Al Jazrawwi significherebbe "il Macellaio". Probabilmente, anche se non confermata data la situazione grave in Siria, la morte del Padre Gesuita è molto probabile, altrimenti i bruti che l'hanno sequestrato avrebbero utilizzato la sua persona per trarne qualche vantaggio, cosa che non hanno fatto, dunque è morto.
Da sempre gli Uomini di Buona Volontà cercano di dare messaggi di Pace e uomini bruti li uccidono.
Ieri le immagini delle tre Religioni nate nel Medio Oriente hanno trasmesso messaggi di pace per tutti coloro che le seguono: se Dio c'è è necessariamente lo stesso Dio per tutti, chiunque si costruisca un Dio ad personam è un pazzo insensato.
Il commovente abbraccio dei rappresentanti di tre religioni monoteiste

I bruti di Al Qaeda, e non solo, fanno proprio questo.
Nessun Profeta, tantomeno Maometto nel Corano, ha mai detto di agire come agiscono questi bruti: anzi, ha scritto tutt'altro.
Pensate ai bruti che hanno rapito le ragazzine in Nigeria, si dicono musulmani, ma non certo musulmani che seguono l'insegnamento di Maometto il quale nel Corano esalta e rispetta la donna. I bruti invece la coprono dalla testa ai piedi con il burka, la vogliono ignorante e sottomessa peggio di una bestia. 

L'UNITA' di oggi 27 maggio 2014: Copioni!!!!

Mi avete copiato il titolo! Il mio post è uscito prima: la data è messa in automatico dalla piattaforma di Google per i blogger!
Naturalmente scherzo... io ho scritto Matteo... voi Renzi....

lunedì 26 maggio 2014


Effetto Matteo!

lunedì 26 maggio 2014

Ne gira parecchia: e si vede da come certa gente guida

TM News Agency

Sul GRA a 200 all'ora, positivo alla coca: arrestato 31enne

Inseguimento notturno con scontro sul Raccordo anulare a Roma


      TMNEWS
Roma, 26 mag. (TMNews) - Folle corsa la scorsa notte sul Grande raccordo anulare di Roma, dalla Tiburtina alla Cassia: un 31enne a bordo di una monovolume ha raggiunto la velocità di 200 km/h, prima di impattare con lo spartitraffico della rampa di uscita. Al drug test è risultato poi positivo alla cocaina ed è stato arrestato dalla polizia.

Poco prima delle 3 alla vista di una pattuglia della polizia aveva invertito il senso di marcia, senza un apparente motivo. I poliziotti lo avevano quindi seguito per un controllo, ma il giovane ha iniziato una fuga per le strade del quartiere fino a raggiungere il Gra, dove si è lanciato in una pericolosa corsa zigzagando per le tre corsie di marcia che vista l'ora erano deserte.

Con l'ausilio del coordinamento della Sala Operativa alla vettura sono state chiuse le vie di fuga ed il vano tentativo di imboccare a 160 km/h la rampa di uscita del raccordo per la via Cassia gli è stato fatale. Impattando la vettura si è inevitabilmente fermata ed il giovane pur opponendo una violenta resistenza con calci e pugni, è stato arrestato e condotto in ospedale per tutti gli accertamenti relativi all'assunzione di droghe, risultati poi positivi alla cocaina.

Accompagnato nel Commissariato di zona l'uomo, D.S.M., è stato arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e denunciato per guida sotto l'effetto di stupefacenti e per rifiuto di sottoporsi all'accertamento alcolemico.


Ne gira parecchia, nonostante gli sforzi delle Forze dell'Ordine e i sequestri a quintali che ci mostrano i Telegiornali.
Ogni giorno si potrebbe raccontarne una: certi comportamenti dissennati non possono essere spiegati solo con lo stress, eventuale alcool o ignoranza mista a frustrazione che, per assurda rivalsa, si scarica su una guida dissennata, aggressiva, assolutamente in spregio alle regole del Codice della Strada.

Acqua, Luce ed Affari

Il Fatto Quotidiano, Domenica 25 maggio 2014


Acea, gli affari di Caltagirone Editore passano anche per l’appalto del call center
Appalto ottenuto senza gara dal 2008. Nel 2012 business favorito dal caso delle bollette pazze che ha però impattato sui conti della società romana dell'acqua e della luce

di Fiorina Capozzi

Una volta trovata la quadra sul nuovo amministratore delegato di Acea, al sindaco di Roma Ignazio Marino resteranno da regolare ben altre questioni con il socio Francesco Gaetano Caltagirone, proprietario del 16,34% della società capitolina dell’acqua e della luce. Prima fra tutte quella del call center Acea800 e dei suoi rapporti con l’azienda di outsourcing E-Care di cui il costruttore-editore è socio al 15 per cento attraverso la Caltagirone Editore, poco dietro alla Astrim (47,8%) che ha come primo azionista Unicredit, anche se ha dato le sue quote in pegno a Mittel, la finanziaria bresciana cara a Giovanni Bazoli. Fino alla campagna elettorale del 2013 per il Campidoglio, poi, della E-Care era azionista anche Alfio Marchini, ex candidato sindaco al comune di Roma che interpellato in merito ricorda di non avere da tempo il controllo diretto o indiretto della società. Nel 2008 la Acea, tramite la controllata Acea8cento, assegna alla E-Care i servizi di “gestione overflow chiamate”, ovvero il surplus di telefonate della clientela che la società da sola non riesce a smaltire attraverso il suo call center in pieno conflitto d’interesse e senza alcuna gara d’appalto. La società, in buona sostanza, eredita il contratto triennale vinto nel 2005 dalla neoacquisita B2win di Caltagirone con una gara europea. I vertici di Acea, all’epoca guidata dal manager in area Pd, Andrea Mangoni, ora a capo della Sorgenia dei De Benedetti, ritengono infatti di poter assegnare la gestione delle chiamate in eccesso senza ricorrere a un bando perché si tratta di una piccola quota dell’insieme delle telefonate ricevute (10%).
Nei fatti però il rinnovo dell’appalto si trasforma in un ottimo affare per la E-Care. Complice anche lo scandalo delle bollette pazze, ovvero dei problemi del sistema informatico Acea che, per errore, recapitava bollette sovradimensionate provocando le ire e le denunce degli utenti. Risultato: all’inizio dello scorso anno la multiutility, di cui il Comune di Roma ha il 51%, è stata costretta a ricapitalizzare Acea8cento, l’azienda dei call center controllata al 100% da Acea che nella prima semestrale 2012 ha registrato un peggioramento della marginalità della divisione energia per via dei “maggiori costi esterni registrati da Acea800 in parte legati alle attività di outsourcer per complessivi 1,9 milioni”. Alla fine dell’anno il bilancio risulta poi anche più oneroso: l’incremento dei costi di gestione delle telefonate della clientela, legato a doppio filo con la vicenda delle bollette pazze con cifre stratosferiche per consumi solo presunti, aveva infatti portato Acea8cento a chiudere il 2012 con una perdita da quasi 1,7 milioni, in netto peggioramento rispetto all’esercizio precedente. Come se non bastasse l’azienda, di cui è amministratore unico Rita Bizzoni, moglie del segretario nazionale del Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari), Luigi Pallotta, è poi anche appesantita dall’indebitamento di 6,8 milioni. Di questa somma, 4,5 milioni sono denari da versare ai fornitori fra cui principalmente la E-Care spa (3,5 milioni) “per gestione di overflow e overtime del contact center”, cioè per integrare i servizi di Acea8cento.
Manna dal cielo per la E-Care che non naviga in acque tranquille. La società, nella quale quattro anni prima Caltagirone aveva apportato la sua omologa azienda di outsourcing, B2Win appunto, aveva dovuto infatti utilizzare la riserva sovrapprezzo azioni per parte della copertura di 3,3 milioni di euro di perdite 2011 realizzate l’anno antecedente. Nel 2012 poi, quando l’affare delle bollette pazze era nel pieno e la Federconsumatori offriva ormai delle vere e proprie guide per salvarsi dagli indebiti salassi targati Acea, E-Care, che a maggio 2012 ha incorporato la E-Care Contact, migliorava decisamente i conti chiudendo l’esercizio con un utile prima delle imposte da 477mila euro. Certo, in termini di risultato netto, l’azienda era rimasta in rosso (621mila euro), ma in una situazione nettamente migliore rispetto all’anno prima e con un fatturato in crescita del 5,5% a 62 milioni.
Di sicuro E-Care, azienda che impiega 1.732 persone, ha beneficiato della crisi che ha spinto diverse imprese ad esternalizzare alcuni servizi fra cui i call center. Tanto più che può già contare su una serie di società pubblico-private come l’azienda pubblica dei trasporti milanesi Atm e quella romana Atac o il gestore degli spazi commerciali Grandi Stazioni (controllata dallo Stato attraverso le Ferrovie, ma partecipata dallo stesso Caltagirone tramite la Vianini Lavori), oltre che su imprese private importanti come la Sorgenia di De Benedetti, Banca Intesa, Vodafone, Fastweb, Telecom e persino il Gruppo 24 Ore editore del quotidiano economico Il Sole24Ore e la principale agenzia di stampa del Paese, l’Ansa. Senza contare la commessa dell’Istituto nazionale di statistica.

“Sulla base dei contratti esistenti e delle iniziative commerciali in corso, – si legge nella relazione sulla gestione del bilancio chiuso al 31 dicembre 2012 della E-Care spa – nel 2013 si prevede una crescita del fatturato ancor più marcata (+7%) anche in ragione del previsto avvio di nuove attività a più alto valore aggiunto”. E del resto, secondo il management di E-Care, il buon portafoglio di clienti permette alla società di dormire sonni tranquilli: “Il miglioramento della redditività operativa conseguito nel 2012 è stato principalmente raggiunto tramite il mantenimento della profittabilità delle commesse che, a fronte di un incremento del 5% del fatturato, hanno mantenuto un livello di marginalità in linea con quello dell’esercizio precedente”. Comunque, a scanso di equivoci, per meglio riorganizzarsi, E-Care indica già nel bilancio 2012 che per l’anno successivo ha intenzione di avvalersi della cassa integrazione in deroga per una parte del proprio personale. Così oltre ai fortunati appalti della multiutility controllata dal Comune, la società di Caltagirone e soci potrà fruire anche degli ammortizzatori sociali pagati dai contribuenti. Di positivo c’è che alla fine, nel 2013, la E-Care tornerà in pareggio mantenendo i livelli occupazionali. Quanto ad Acea, al momento è in corso una gara d’appalto per chiamate in eccesso per l’affidamento dei servizi di call-center e back office “da aggiudicarsi al prezzo più basso”. La gara dovrebbe concludersi entro l’autunno. Intanto E-Care continuerà a gestire il servizio. A prezzi che però già oggi Acea800 ha tagliato di circa il 20 per cento. Non resta quindi che attendere per vedere chi vincerà l’ambita commessa

Arsenico e non solo nelle acque dichiarate potabili

LA PANDEMIA SILENZIOSA

Indetto dall’Ordine dei Medici chirurghi e degli odontoiatri della Provincia di Viterbo, patrocinato dal Ministero della Salute, si è svolto sabato 24 maggio 2014 il corso di approfondimento:  “Ambiente e salute - Un rapporto indissolubile. Le patologie ambientali e il caso d’inquinamento da arsenico nella acque ad uso umano”.

Le relazioni sono state seguite con particolare attenzione dai medici che hanno affollato la sala delle conferenze dell’ordine, a dimostrazione dell’importanza che riveste per il viterbese l’approfondimento di una tematica così rilevante, per la soluzione dei gravissimi problemi sanitari derivanti dal consumo di alimenti, fra cui l’acqua, inquinata da sostanze dannose alla salute.

Grande attenzione da parte dei medici alle tante relazioni svolte fra cui quella del dott G.M.Righetti presidente dell’Ordine dei Medici di Latina L. Sordini, dott. E. Burgio, dott.ssa A. Litta, dott. B.M. Mongiardo,  dott. G. Nicolanti, dott. A. Del Prete.

Le relazioni  si sono avvalse di studi scientifici ed epidemiologici molto approfonditi, che hanno sottolineato lo stretto legame tra malattie gravi e inquinamento delle acque e dell’ambiente. In particolare la drammaticità di quella che è stata definita la pandemia silenziosa che si starebbe diffondendo.
Fra tante ricerche e studi presentati desideriamo citare lo studio della Harvard Shool of Public Health, che pone con forza il problema dei danni neuro-psichici ed interessa il 10% dei bambini.  Lo studio ha rilevato in placenta, nel sangue cordonale e nel latte materno, la presenza di molecole chimiche di sintesi, molte delle quali estremamente neurotossiche (mercurio e metalli pesanti in genere, pesticidi. Tutti questi inquinanti provocano: “incremento drammatico di patologie del neurosviluppo  (patologie di spettro autistico, ADHD, dislessi etc.) e neurodegenerative (in particolare malattie di Alzheimer e di Parkinson) alla cui origine questa esposizione embrio-fetale potrebbe non essere estranea”. 

L’analisi della situazione sanitaria del viterbese ed in particolare del comprensorio dei Monti Cimini, acclarata da vari studi epidemiologici, fra cui l’ultimo “SEPIAS” , presentato a Roma il 9 maggio 2014, ha posto ancora una volta in evidenza la necessità di interventi urgenti per la prevenzione dei rischi e di interventi volti alla eliminazione degli inquinanti riconvertendo l’agricoltura chimica in biologica, preservando le acque sotterranee e di superficie in particolare dei laghi dagli inquinanti.

Non possiamo, quindi, che esprimere condanna morale verso amministratori e responsabili degli enti gestori degli acquedotti che non hanno fornito e non forniscono informazione corretta e risposte adeguate.
Le risposte date ai cittadini, infatti, sono state spesso fuorvianti e scorrette, dal punto di vista politico-amministrativo e soprattutto morale. La prova evidente è stata l’arrogante sottovalutazione, dei gravi problemi sanitari a cui è stata ed è ancora sottoposta la popolazione. Hanno cercato così facendo di nascondere le loro gravi responsabilità civili e anche penali. 

Per questo ancora una volta chiediamo ai responsabili delle istituzioni di prendere coscienza della gravità della situazione e programmare urgentemente interventi di monitoraggio sulla salute, cominciando dalle donne incinta e dai bambini e quindi a tutta la popolazione.

Occorrono, poi,  iniziative serie delle amministrazioni, per la soluzione del problema acqua potabile nelle abitazioni, l’abbandono del progetto di filtrazione delle acque del lago di Vico, finchè non sia realmente risanato.

Noi cittadini dobbiamo far sentire la nostra voce di protesta, anche attraverso le istanze alla magistratura, per inadempienze contrattuali, inosservanza delle leggi europee e italiane, danni morali e materiali e, per danni biologici, derivanti dalla esposizione agli inquinanti (arsenico- micro cistine dell’alga rossa, cocktail di inquinanti ecc).  A seguito delle richieste di risarcimento presentate tramite il comitato acqua potabile- ADUC,  appoggiati dallo studio legale Pistilli, i Giudici hanno condannato gli enti gestori degli acquedotti, al pagamento di € 1000 (pagamento effettuato ad ogni ricorrente) e alla emissione di bollette ridotte del 50%.

Per la partecipazione all’iniziativa il comitato riceve il martedi presso la UIL  di Capranica via Varisco, 6 dalle 16 alle 18; il mercoledì presso la UIL di Viterbo, Corso Italia 68, dalle 16 alle 18; gli altri giorni, per appuntamento, presso la sede del comitato, in Ronciglione, via Resistenza 3c Tel. 3683065221-3894440387- 0761652027.



                                                                                                                             Raimondo Chiricozzi



ADUC – COMITATO ACQUA POTABILE
Tel. 0761652027 – 3683065221 – 3894440387 Email: comitato.acqua.potabile@gmail.com
Via Resistenza, 3/c – 01037 Ronciglione VT

Notizie su Acqua Latina

 Comitato Cittadino Acqua Pubblica Aprilia
Comunicato stampa del 24 maggio 2014
Comitato Acqua Pubblica Aprilia: “Eredità Cusani: la tariffa nella tariffa assicura altri 46 milioni ad Acqualatina”

Comunicato Stampa, Sabato 24 maggio 2014

“E’ incredibile ma vero. Non sono bastati i tanti regali fatti ad Acqualatina, gioiello di famiglia dell’Acqua Politica Latina dell’era Cusani, adesso i sindaci dell’Ato sono chiamati [1] ad assicurare 38,5 milioni di eredità Cusani da spalmare in extra tariffa tra il 2014 ed il 2018″. Lo afferma il Comitato cittadino acqua pubblica di Aprilia che poi, dati alla mano, prosegue:
“Per il 2014 gli utenti oltre a pagare per i consumi annuali con l’aumento tariffario del 6,98% dovranno corrispondere una quota tariffa proporzionale ai consumi del 2012 per assicurare al gestore 8,8 milioni di euro [2]. Poi altri 9 milioni l’anno verranno spalmati nella fatture 2015 – 2018.
Al gestore sono stati già assicurati conguagli “eredità Cusani” sui ricavi garantiti in tariffa per il 2012 di 4,5 milioni e per il 2013 di 3,4 milioni.
E così è molto facile dire che si raggiungono risultati strabilianti da un anno all’altro e che i bilanci sono tornati in attivo.
L’ “eredità Cusani” di 46 milioni deriva per 34 milioni dalla differenza tra ricavi stimati e conseguiti nei piani tariffari per gli anni 2003 – 2011 e per 12 milioni per il mancato pagamento di quanto dovuto per i canoni ai Consorzi di bonifica per gli anni 2006 – 2010.
Canoni che Acqualatina ed ATO4, “.. un cuore solo un anima sola..” hanno deliberatamente stimati in misura molto minore [3] fino a perdere tutti i ricorsi finora arrivati a definizione.
E’ inaudito e vergognoso riconoscere 34 milioni al gestore per gli anni 2003 – 2011, quando nello stessa “era Cusani” il gestore ha potuto:
- non pagare 5,2 milioni di Canoni ai Consorzi di bonifica dovuti per gli anni 2003 – 2005;
- non pagare 30,6 milioni di penali MALL per mancato raggiungimento dei livelli di servizio (DEBITI 2011-MALL 2011);
- non pagare quasi 8 milioni di canone concessorio ai comuni dell’ambito;
- restituire in “comode” rate ai Comuni l’insoluto di ben 8,3 milioni di mutui già pagati dagli enti locali sugli impianti trasferiti in gestione ed oltretutto … senza interessi di mora;
- essere esonerato dal pagamento di penali per il mancato raggiungimento degli investimenti: 120 milioni entro il 2011, invece dei 146 previsti da contratto (SLITTAMENTO INVESTIMENTI NEGLI ANNI);
- non pagare 18 milioni per costo trasporto acqua potabile alle isole di Ponza e Ventotene, per gli anni 2003 – 2011 [4].
Tutto questo nell’era Cusani ha garantito al gestore di avere comunque la tariffa massima: aumentando i costi di gestione ed espellendo gli altri costi esogeni (mutui, consorzi, trasporto acqua isole) anche se dovuti, accettati e sottoscritti come da contratto di gestione (…taroccato..)!
E’ come aver acquistato una bellissima 500 quando con gli stessi soldi da contratto era prevista una Ferrari.
Altra e veritiera situazione verrebbe a galla se i sindaci dell’ATO4 avessero fatto e facessero rispettare al gestore tutti gli obblighi contrattuali.
E’ possibile che i sindaci sono incapaci di tutelare l’interesse della collettività e sono tenuti sotto scacco dalla STO [5] (…che lavora per il gestore!) e da Acqualatina?
Per non parlare delle incapaci associazioni dei consumatori dell’Otuc [6]!
Nel convegno organizzato a spese degli utenti lo scorso 8 maggio hanno lodato l’ex presidente della provincia Cusani (sospeso per 2 sentenze penali) perché non ha mai fatto pressioni sull’Otuc. Perché avrebbe dovuto visto che l’Otuc non ha mai contrastato la combriccola dell’Acqua Politica Latina”.
Piano TARIFFA ATO4 del 28-6-2012- Tariffa Caso consorzi in tariffa
Nota ACQLT SPA prot. n. 2014O_12322 del 17.04.2014
Nota ACQLT ESTRATTO Allegato 6 Relazione accompagnamento– CONGUAGLI PREGRESSI
Nota ACQLT Allegato 9 Quantificazione riconoscimento partite pregresse
[1] Richiesta di Acqualatina prot. n. 2014°-12322 del 17.04.2014
[2] Allegato 9 Richiesta Quantificazione riconoscimento partite pregresse da approvare entro 30/6/2014 da parte dei sindaci dell’ATO4.
[3] 186 mila euro l’anno invece dei 2 milioni previsti per legge per gli anni 2006 – 2010.
[4] Obbligo accettato nel contratto di gestione e comunque utilizzato per il calcolo della tariffa d’ambito annuale dovuta al gestore come previsto negli atti di gara pubblica europea vinta dal socio privato Idrolatina srl ….. ossia multinazionale Veolia… nel 2000.
[5] STO Segreteria Tecnica Operativa – Un ufficio tecnico che di livello provinciale che dovrebbe essere a servizio dei comuni e controllare il gestore sull’attuazione e il rispetto del contratto.
[6] OTUC Organo di tutela utenti e consumatori di livello provinciale che riunisce varia associazioni dei consumatoriwww.otuclatina.it

Effetto Matteo!


Il mio piccolo sondaggio degli ultimi tempi su Matteo Renzi di cui, quando mi capitava l'occasione, chiedevo: "Cosa ne pensa di Matteo Renzi?" ha dimostrato di essere una cellula di un corpo che si è espresso con il risultato di queste Elezioni Europee.

Una bella ed elegante signora, nel parlare e nei modi, madre di cinque figli, agricoltrice che guida con disinvoltura il trattore come usa la sega elettrica, mi ha risposto che Matteo le stava bene, ma non sperava più che gli lasciassero FARE quello che si era ripromesso.

Un dipendente comunale o provinciale, che stava dirigendo dei lavori di manutenzione sugli alberi in una strada, mi ha risposto che Matteo era come Robin Hood, basta che nel togliere ai ricchi per dare ai poveri quest'ultimi non diventassero ricchi e gli altri poveri! Evidentemente era "leggermente" di idee berlusconiane o alfaniane.

Un benzinaio ENI, con aria rassegnata e seria da filosofo popolano, mi ha risposto testualmente: "A piacé me piace Renzi, ma questi ci hanno la bistecca davanti e te pare che se fanno levà a bistecca? Io ci ho paura che l'ammazzeno. Capisci? Questi ci hanno la bistecca - e ha fatto con le mani il gesto di un piatto immaginario davanti a sé contenente una bisteccona - che se la fanno levà? Magari ce riuscisse! Basta che non l'ammazzeno!" Ha concluso con sguardo triste.

Debbo dire che fra tanti commenti questo del benzinaio mi ha colpito, perché lo stesso timore l'aveva espresso mio marito ed io avevo sorriso ritenendolo esagerato. Sentirlo dire da un uomo semplice, dopo che lo stesso pensiero era venuto ad un uomo che nella vita si è occupato solo di Scienza, mi ha fatto capire che un filo comune di pensiero univa persone così differenti e dunque la percezione di un'Italia buia, oscura, abbarbicata ai propri interessi egoistici, quando non addirittura disonesti, stanata e cambiata da Matteo potrebbe reagire e mettere in atto dure resistenze.


Speriamo naturalmente di no. Per ora l'Italia ha detto a Matteo che deve continuare e riuscire nel suo programma di cambiare l'Italia ed anche l'Europa.
In Europa lo scontento su come sta andando si è visto: a parte la Francia, anche altri Paesi hanno dimostrato con il voto che così non va. L'altro Matteo, Salvini, dice che l'Europa deve essere fondata su valori più concreti come il vero lavoro produttivo, che va premiato CHI FA, non chi specula.
Un caso singolare è la Gran Bretagna: si sono tenuti la loro moneta, la Lira Sterlina, eppure neppure così gli sta bene l'Europa.
Auguri Matteo Renzi: lavora per l'Italia onesta, quella che si paga tutto con i propri guadagni e paga le tasse, quella che non truffa e non raggira nessuno.


venerdì 23 maggio 2014

Affari sull'acqua, bene comune

L'Espresso, Giovedì 22 Maggio 2014

Acqua: affari, ritardi e una multa da 660 mila euro al giorno
E' in arrivo la terza condanna della Ue. Perché migliaia di comuni non hanno ancora accesso alla depurazione. Tutto questo mentre gli investimenti dei gestori crollano. E le tariffe aumentano. Nonostante il referendum. La fotografia-scandalo di un rapporto elaborato dagli addetti ai lavori


 
L'acqua è ancora un buon affare. Nonostante 26 milioni di cittadini italiani abbiano chiesto – con un referendum – di usarla senza profitti, la gestione dei servizi idrici rimane un business profittevole, come dimostra un lunghissimo, accurato rapporto presentato pochi giorni fa alle imprese del settore: 311 aziende, 27.822 impiegati, un valore complessivo della produzione pari a 7,2 miliardi di euro, un risultato netto d’esercizio  in positivo che ha un’incidenza dal 3,2 per cento al 6,5.
In mezzo a tabelle, tariffe, modelli e bollette, il dossier, elaborato dalla Fondazione Utilitatis con la collaborazione dei soggetti interessati (l'Associazione nazionale enti d'ambito - Anea – e la Federazione delle imprese energetiche - Federutility ), chiarisce gabelle ed affari ma mostra anche i ritardi e le carenze del sistema. La più grave riguarda la depurazione: l'Italia ha già subito due condanne dalla Ue. E un terzo procedimento d'infrazione è in corso, per cui sarà difficile far slittare le multe a più di un anno. Lo stesso ministero dell'Ambiente calcola che a mesi dovremo iniziare a pagare da un minimo di 11.904 euro al giorno a un massimo di 714 mila, e solo per una delle tre direttive a cui non abbiamo risposto, lasciando centinaia di comuni senza acqua pulita. Una lesione alle norme comunitarie, certo. Ma anche alla salute e ai diritti di quei cittadini.
Intanto i gestori continuano a ripetere: il nostro investimento dev'essere remunerato. Ovvero deve arrivare a garantire degli utili da spartire fra i soci. Con il nuovo modello tariffario è ancora possibile. Nonostante il referendum e quel voto di 26 milioni di cittadini.

ARRIVA IL COMMISSARIO

Già solo capire chi gestisce l'acqua e come, in Italia, è intricato. La causa sta in eterni ritardi nell'applicare le leggi. L'ultimo esempio riguarda la soppressione degli “Ato”, ovvero gli enti d'ambito, quelle istituzioni intermedie che avevano il compito di seguire l'operato delle aziende idriche per un insieme di comuni. Con i loro presidenti, i tecnici, le riunioni, le sedi e le consulenze, gli Ato sono stati considerati strumenti inutili e costosi in clima di spending review: così il decreto Salva Italia del 2011 ne ha decretato la fine. Fra proroghe e concessioni il limite ultimo per smantellare i concili era dato al 31 dicembre 2012. È stato fatto? Dipende.

L'Emilia Romagna, ad esempio, guida il fronte dei secchioni: con una legge del dicembre 2011 ha ridotto le 9 agenzie territoriali ad unico istituto, regionale, che ha pure più poteri nel controllare l'operato dei gestori. In Abruzzo la riduzione degli enti da sei a uno è dell'aprile 2011, quando iniziò un'operazione di pulizia su larga scala, tanto che l'allora neo-nominato responsabile unico si accorse che i sei istituti periferici erano riusciti a far accumulare alle imprese idriche (che avrebbero dovuto tenere sotto controllo) 300 milioni di euro di debiti.

In Veneto si è scelto invece di mantenere  l'ultra-federalismo acquatico, sostituendo gli otto enti precedenti con otto nuovi organismi, chiamati “Consigli di bacino”. Lo stesso progetto è stato approvato nel resto della Padania: Lombardia, Piemonte e Friuli Venezia Giulia hanno mantenuto i salotti locali.

A Sud invece va ancora in voga il modello – tanto amato quanto criticato durante il ventennio berlusconiano – del commissariamento. In Campania la fine degli sprechi nei cinque istituti locali è coordinata da altrettanti commissari. Che resteranno in ruolo “fino all'arrivo dei nuovi organi”. Ad oggi sono ancora lì.

Per il territorio vesuviano lo sceriffo in pectore è l'avvocato Carlo Sarro, vicinissimo in passato a Nicola Cosentino, pasionario difensore della causa degli abusivi ed ex-presidente dello stesso ente, ruolo dal quale scriveva nel 2010 alla Gori spa (azienda privata che si occupa dei servizi idrici per quella zona) per informarla che l'aumento tariffario ottenuto da Sarro teneva conto dei ricavi già messi a bilancio dal gestore. In modo che corrispondessero, insomma.

E anche in Sicilia, dove l'affidamento ai privati va per la maggiore, per risolvere il problema degli organismi intermedi sono scesi in campo i commissari.

PROFITTI ASSICURATI

Non c'è stato verso, nel frattempo, di far diventare realtà il voto di 26 milioni di cittadini. Ovvero di far rispettare la volontà del referendum con cui nel giugno del 2011 avevano chiesto di eliminare i profitti dalla gestione dell'acqua, considerata una risorsa comune da usare con riguardo e sotto il controllo diretto degli organi istituzionali. In una sequela di nuovi decreti, cavilli, sentenze e ricorsi , si è arrivati ora al modello transitorio imposto dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas , anche questo sotto il tiro dei referendari.

I problemi sarebbero due. Uno riguarda il finanziamento, attraverso la bolletta, del capitale investito. Ovvero quegli interessi e quegli oneri finanziari che secondo i gestori non possono non essere considerati spese , e quindi inseriti nel prezzo che ogni cittadino paga quando apre il rubinetto. Per l'Autorità è il minimo che si possa fare. Per i comitati una beffa.

Ma c'è anche un altro problema, più complicato da individuare. Nel nuovo modello, approvato dall'agenzia guidata da Guido Bortoni, si è inserita nella tariffa una voce chiamata “Fondo nuovi investimenti”. Si tratta di una «anticipazione finanziaria finalizzata al finanziamento di interventi infrastrutturali. Dal punto di vista regolatorio, viene trattato alla stregua di un contributo a fondo perduto». Insomma: i gestori potranno d'ora in poi farsi pagare in anticipo gli interventi che (forse) arriveranno effettivamente a compiere sulla rete idrica. Il «dichiarato scopo di questa componente», infatti, si legge nel rapporto: «È quello di evitare scompensi di cassa nel passaggio fra i due metodi tariffari». Ovvero di non far traballare i bilanci dei gestori.

Il fondo, per ora, pesa poco. L'un per cento di quello che paghiamo. Ma nelle previsioni degli esperti potrebbe arrivare a contare sempre di più, arrivando almeno al tre per cento del totale. Questo mentre gli investimenti effettivi sulla rete continuano a diminuire: dal 2008 al 2011 sono passati da 1,6 a 1,4 miliardi di euro l'anno, poco più di un miliardo se si tolgono i contributi pubblici.

ACQUA SPORCA

Gli investimenti in realtà sono più che urgenti. Soprattutto per quanto riguarda la depurazione. Sull'Italia pesano infatti due condanne e una nuova procedura d'infrazione comunitaria per via delle carenze e dei ritardi che abbiamo accumulato nel garantire un adeguato trattamento delle acque di scarico, che in molto luoghi vengono rilasciate, ancora inquinate, nell'ambiente, con gravi conseguenze per la salute e il territorio.

L'ultima reprimenda è arrivata all'inizio del 2014, sulla base dei dati raccolti da un confronto sugli impianti che hanno un carico maggiore a duemila abitanti. Secondo queste informazioni ben 883 comuni non avrebbero accesso al trattamento degli scarti come prevedono le direttive Ue. Nel frattempo, altre due multe, dovute alla mancata applicazione degli standard minimi nel 30 per cento del territorio, sono diventate realtà. E nei prossimi 12-18 mesi la Corte di Giustizia europea dovrà decidere quanto saremo costretti a pagare.

Solo per una delle due sanzioni il ministero dell'Ambiente potrebbe trovarsi a sborsare da 11.904 a 714.240 euro per ogni giorni di ritardo nell'adeguamento. «Una somma forfetaria calcolata sulla base del Pil pari a un minimo di 9 milioni e 920 mila euro», scrivono gli autori del dossier: «Guardando alle recenti decisioni della Corte in un caso analogo relativo al Lussemburgo si può ritenere che la penalità potrebbe raggiungere i 660 mila euro al giorno». E non basta: gli errori commessi, e la lentezza nel riparare al danno, potrebbero costarci anche i nuovi finanziamenti europei. Sospesi fino all'attuazione del dovuto. 

giovedì 22 maggio 2014

Aggiornamenti sulle "Comiche finali"...

Ragazzi,come si fa a non ridere?!!!
Nonostante tutto quel che ho scritto su questo blog e che ho anche inviato allo stesso Antonio Di Pietro, continuano ad arrivarmi inviti, anche sul cellulare, da vari personaggi di IdV che mi chiedono il voto per domenica prossima!

Come se niente fosse, senza vergogna, facendo finta di non sapere come la penso e quali critiche ho loro mosse!

Questi sono i politici piccoli, meno piccoli e così via tentando di crescere sempre più nonostante gli errori marchiani e i fallimenti, che hanno un unico scopo: mangiare, mangiare, mangiare i soldi pubblici! 
Ha ragione Grillo quando scrive che "sono più in basso delle meretrici"!
Per fare questo cambiano casacca, tornano a quella precedente o ne cercano una nuova, sempre con la stessa faccia atteggiata al sorriso e ad una finta dignità!
Pure se gli sputi in faccia essi fanno finta di niente, inventano scuse improbabili, tipo quel tizio che ora sta in galera e che ormai tutti chiamano "a mia insaputa"!!

Uno che è tornato con i socialisti e che Di Pietro si era accattato, pur avendo perseguito come magistrato il sistema degli italici socialisti,  dopo lo scandalo Maruccio è tornato con lo sparuto gruppo di Nencini e mi fece chiamare da una segretaria per informarmi di quello che già sapevo e se volevo fare anch'io questo passaggio dietro a lui. Risposi solo di no. Ero già uscita da IdV da tempo, io non ho aspettato lo sputtanamento dello scandalo Maruccio, debbo dire come molte altre persone perbene insieme a me.
Nonostante questo mi chiede ora il voto!
Questo signore era nel gruppo consiliare con la Polverini quando decisero, e votarono all'unanimità, di portare i fondi graziosamente a disposizione dei gruppi consiliari in Regione Lazio da un milione di euro a 14 milioni di euro. Qualcuno mi corregge e dice a 20 milioni di euro... Quei fondi che il capogruppo consiliare di IdV, Maruccio, si giocava ai video-poker!!
Maruccio: altra scelta di Antonio Di Pietro.
Allucinante.

Un altro, che è stato messo nel C.d.A. di una Municipalizzata, è rimasto in IdV, anche lui ex-socialista che nella vita ha fatto solo il politico, (come se fosse una professione, un mestiere!), (l'informazione viene direttamente dalla sua bella e simpatica consorte), e mi ha inviato un sms chiamandomi confidenzialmente per nome e chiedendomi il voto come se niente fosse!
Come se non sapesse delle istanze da me portate per il mio territorio dove la gente pagava dal 2007 il servizio depurazione fognature, con l'imposta per di più, IVA al 10%, senza che fossero mai state costruite.
Nella mia ingenuità di persona che fa politica pulita, pensavo che bastasse denunciare, a chi stava nel C.d.A. della Municipalizzata che fatturava il falso, per togliere il balzello, ma questo signore ha menato il can per l'aia, promettendo in modo fumoso di risolvere la questione in realtà facendo niente.

Questa gente ora mira alla poltrona in Parlamento Europeo! Chi con la casacca di prima, chi con la casacca nuova... sempre con lo stesso intento: piazzare bene sé stesso! Continuare ad ottenere posti e favori per i propri familiari, per i propri amici, dando qualche briciola con i soldi pubblici a persone insulse, senza arte né parte che sono come loro, solo che non sono capaci di conquistarsi con faccia tosta la poltroncina e dunque gravitano intorno a loro come la mosca sul cavallo sperando meschinamente di "sistemarsi".
Ne ho viste di queste figure! Una quarantenne che aveva un baretto su una spiaggia in società con un'amica, fallito, che organizzava le riunioni per uno di questi politici per drenare voti, avendone in cambio contratti a tempo determinato in regione! Ogni politico ha un budget di denaro pubblico per "curare" il suo elettorato! Una legge che si sono fatta ad hoc e che non ha senso comune: perché mai le nostre tasse debbono "curare" il loro elettorato in modo che poi li rivoti?! E' un giro vizioso: noi li manteniamo con i nostri soldi, i cortigiani mangiano con i nostri soldi grazie ai politici, dunque li rivotano e tutto questo deve essere da noi mantenuto grazie a leggi e regole che loro si sono votate!!!
Altra figura: uno che a 40 anni aveva ambizioni di fare il giornalista ma in realtà faceva il commesso in una libreria di testi sacri! Il resto del suo tempo era stare dietro al politico incensandolo nella speranza di sistemarsi: anche lui ha avuto contratti di collaborazione in regione...

Basta! Ha ragione Beppe Grillo! Peccato che però anche lui, forse non lo sa, ma imbarca nei meet-up gente che dire insulsa è dire poco! Purtroppo parlo di gente che conosco da molto vicino! Gente che non sa difendersi nemmeno dagli abusi del vicino di casa! Figuriamoci come potrebbe difendere e fare gli interessi  dei cittadini se ricoprisse una carica pubblica! Gente che non sa assumere un impegno sociale di alcun tipo, ma solo chiudersi senza prendere alcuna iniziativa, neppure quando gliela si propone! Eppure ho visto il nome di questa persona in lista per la Camera dei Deputati!
Se questa è la selezione... D'altra parte l'ho verificato con il capogruppo M5S in Regione Lazio: per due temi posti su questioni sociali e del territorio, non ha fatto niente in assoluto.