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sabato 14 aprile 2012

"Il cardellino addolorato"


Napoli - Il SecoloXIX
Rapinato per un cardellino bianco 
Bastano dieci secondi, una pistola puntata, alle sette e mezza di sera. Due malviventi, passamontagna calato sul volto, fanno irruzione nel negozio di elettronica di Paolo Cursale, 60 anni, nel quartiere Arenaccia di Napoli. Non una parola. La cassa non la guardano nemmeno. Cercano qualcosa d’altro. Di più prezioso. Un cardellino bianco che trilla dietro al bancone. I due malviventi, non certo degli esperti avicoltori, si sono fatti consegnare la gabbia del prezioso animale. Poi, forse per evitare un imbarazzante scambio di animali, ne hanno staccata e rubata anche una seconda, quella di un cardellino femmina di nessun valore. E proprio questo dettaglio ha orientato gli inquirenti in una direzione: una rapina su commissione.
Ma è l’antefatto, forse, il momento più bizzarro della storia. Il commerciante sessantenne ha infatti riferito di uno strano cliente che a più riprese si è presentato in negozio dimostrando particolari attenzioni per l’animale. Bellezza e rarità del cardellino l’avevano ammaliato: voleva comprarselo a tutti i costi. Prima una offerta di quattromila, poi settemila, infine l’iperbolico rilancio a cinquantamila euro. Ma nulla da fare. Carusale non accetta. «Quel cardellino l’ho visto nascere, l’ho accudito, e il suo canto mi teneva compagnia nelle ore di lavoro», ha spiegato ancora scosso il commerciante napoletano. Grande appassionato di uccelli, Carusale era ben consapevole del valore di quell’animale molto raro. Il cardellino bianco è infatti un esemplare «portatore di colore». Una caratteristica, questa, che permette al volatile, se accoppiato con un altro cardellino, di generare sia una nidiata di uccelli dai colori vivacissimi sia altri cardellini bianchi con le stesse caratteristiche del genitore.
Doveva saperlo bene quell’uomo disposto a fare carte false per averlo. Ma la risposta di Caruso è stata secca: «Il cardellino non ha prezzo». Mai l’avrebbe venduto. Nessuna cifra per quel canto a cui si era affezionato. Anche se economicamente parlando l’offerta sembrava di quelle che non si possono rifiutare. «Un uccello di quel tipo vale circa 500 euro», spiega Mario Verner, delegato provinciale della Lipu di Genova. Il prezzo di un cardellino comune nato in gabbia si aggira intorno ai 100, mentre di cattura viene venduto sottobanco a 50. «Ma si tratta di una pratica illegale e molto dannosa per l’ambiente», sottolinea Verner. Se fino al 1976 era possibile appropriarsi di questi volatili ora la cattura è considerata reato penale. «Per ottenere un cardellino bianco in cattività– continua Verner – si devono incrociare più generazioni di parenti». L’uccello che si ottiene, dalla livrea albina, si definisce scientificamente come malato di leucimismo. Quel colore tanto prezioso per l’uomo in natura è piuttosto un “difetto”. «Il bianco non permette all’uccello di mimetizzarsi facendolo diventare così una preda facile», conclude Verner. Bellezza straordinaria e fragilità. Per questo per l’antica cultura pagana questo piccolo uccello, grande quanto un passero, rappresenta l’anima dell’uomo che vola via in punto di morte.

Mi è venuto subito in mente il romanzo un po' favolistico e un po' stralunato di Anna Maria Ortese, ambientato proprio a Napoli....
Una storia così non poteva che accadere a Napoli, città dai volti, a volte, del degrado, ma città di poesia e di cuore...
Un signore che si innamora di un cardellino e offre per averlo un prezzo spropositato! Poi, non riuscendoci, paga due mariuoli scarcagnati che non sanno neppure distinguere qual'è il cardellino giusto e, per non sbagliare, se ne portano via due!
E il poetico proprietario che (stavolta lui!) rimane addolorato senza più il suo cardellino ed il suo melodioso trillo!

Un cardellino bianco

Comunicato





COMUNICATO STAMPA 
CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE

Il grande bluff della Provincia di Roma: come far finta di rispettare il referendum dando ad Acea 1,32 miliardi di euro di “remunerazione” per l’acqua.


State tranquilli, Roma come Belluno applicherà il referendum, eliminando la remunerazione del capitale investito”. Queste sono - in sintesi - le parole che alcuni sindaci dell’Ato 2 - ambito idrico gestito da Acea - hanno ascoltato nelle riunioni informali dei giorni scorsi, convocati dalla Provincia di Roma prima delle decisioni che verranno prese nella prossima conferenza del 17 aprile. Tra le delibere da votare c’è anche un atto che - almeno sulla carta - azzera la remunerazione del capitale investito, come previsto dal referendum di giugno. 

C’è però un trucco, anzi, un grande bluff.
Partiamo dai numeri, che non tornano. Tra le tabelle allegate alle bozze delle delibere sulle quali il 17 aprile i sindaci dovranno esprimersi c’è il quadro sinottico del ricavo garantito al gestore, ovvero la multinazionale Acea spa: sommando le cifre riportate nel riquadro “ricavo” si arriva a 1,32 miliardi di euro, dal 2012 al 2024. Un incasso record, pronto a finire nei dividendi dei nuovi soci privati che il comune di Roma sta cercando e dei tradizionali azionisti, quali Caltagirone e la francese Suez. Un bottino ghiotto che il referendum aveva spazzato via, come è noto a tutti i 27 milioni di italiani che il 12 e 13 giugno votarono per i quesiti sull’acqua.

Dov’è, dunque, il trucco?
Secondo la bozza di delibera preparata dagli uffici della Provincia di Roma l’azzeramento della "remunerazione del capitale investito” riguarderà solo gli investimenti decisi dopo il referendum di giugno.
In teoria sembra una decisione di buon senso, ma, come è noto, il diavolo si nasconde nei dettagli. Nel pacchetto degli “investimenti” già fatti c’è poco meno di un miliardo di euro di capitalizzazione iniziale di Acea. Un valore che venne stabilito prima della firma della convenzione, avvenuta nel 2002, che comprende teorico valore di mercato del settore acqua della multinazionale romana. 
Ebbene quella cifra verrà integralmente riportata anno dopo anno, sommandosi agli investimenti deliberati prima del giugno 2011, generando un sette per cento di utile - ovvero proprio quella remunerazione del capitale che il referendum ha abrogato - altissimo, che corrisponde a circa il 18% della bolletta dell’acqua. Questa cifra non viene neanche sfiorata dalla proposta di delibera, che sostanzialmente non cambia nulla rispetto alla tariffa del sistema idrico integrato. 
Altro che accoglimento del risultato dei referendum…

Si tratta, dunque, di un’operazione di marketing, una sorta di cipria che si vuole spacciare ai sindaci come una decisione rivoluzionaria.
Siamo sicuri che i primi cittadini sapranno smascherare il grande bluff, respingendo al mittente la proposta di delibera. 
Ricordiamo che la vera abrogazione del 7% di remunerazione del capitale la stanno già attuando i cittadini, con la campagna di obbedienza civile, decurtando quella parte di tariffa abrogata dai
referendum.

Coordinamento dei comitati acqua pubblica Castelli romani

Acqua e democrazia

Da: Il Post - 14 giugno 2011

Non sarà facile rimuovere il “significato politico” del risultato dei referendum dal dibattito, e probabilmente sarebbe anche poco realistico ignorare il valore del voto per il confronto tra maggioranza e opposizione. Ma in ogni caso si è votato su dei quesiti concreti anche se un po’ farraginosi, e il Corriere e la Stampa oggi provano a spiegare quali saranno le conseguenze concrete su quei quesiti concreti.
Acqua
È il tema su cui è più difficile capire cosa succederà, così come era difficile capirlo prima del referendum. “Ha prevalso il principio di salvare qualcosa dall’invadenza del mercato”, è l’analisi di Massimo Mucchetti a proposito del “plebiscito” nei referendum sulla privatizzazione della gestione, ricordando che il Corriere aveva suggerito di votare invece “no” all’abolizione delle norme, “per avere il servizio migliore ai costi più bassi possibili”. Ma come spiega Raffaello Masci sulla Stampa, c’è già un problema di omogeneità tra le norme italiane e quelle europee. “In sostanza si attendono lumi da una nuova legge”, ma intanto dovranno essere i Comuni a organizzarsi. L’obbligo di privatizzare almeno il 40% delle società idriche è stato abolito, ma la facoltà di farlo rimane: solo che con il risultato del secondo referendum i privati non hanno più interesse nel mercato. Quelli che però sono già entrati potrebbero secondo Masci, fare ricorso “per il repentino cambiamento, che trasforma i loro investimenti in flop”. Il rischio è che alzino le tariffe. Una soluzione sarebbe che il pubblico si ricompri tutto, ma non si sa da dove possano venire i soldi. Mucchetti propone un’Authority che coordini il caos che potrebbe nascere nei diversi comuni, ma si mostra preoccupato. Restano i limiti e le carenze dell’attuale gestione del servizio in molte zone d’Italia.

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Questo articolo già diceva tutto di ciò che ora sta accadendo. Al di là di quello che gli italiani sanno e sentono dai media a livello nazionale, possono nella loro zona, nei territori in cui vivono, rendersi conto di quanto sia difficile vivere una vera democrazia.
Della democrazia abbiamo ancora la libertà di espressione, di fare satira politica, ma mi sembra ben poco altro. Lo Stato non è dei cittadini, ma dei politici che ci derubano, dei burocrati che ci vessano, dei magistrati lontani ed assenti dai problemi pressanti e quotidiani che esigerebbero giustizia. 
Ciascuno di noi si misura ogni giorno con questa realtà: ai problemi i politici non rispondono, in televisione sì, per la facciata, e dicono bugie.
Un esempio recente: Antonio Di Pietro fa il paladino a parole delle esigenze dei cittadini. Nelle ultime due apparizioni televisive, a parte strabuzzare gli occhi ed esprimersi come una macchietta nell'intento forse di piacere di più alle persone semplici, ha detto l'ennesima bugia: "Nelle municipalizzate basta un Amministratore unico." Bene. Allora perché in ACEA ATO2 il suo partito ha messo come Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione l'ex-segretario politico IdV del Lazio? 
Ieri, alla riunione dei Comitati dell'Acqua dei Castelli Romani, si diceva che il C.d.A. di ACEA ATO2, come ACEA tutta, si preoccupa soltanto di distribuire i dividendi agli azionisti, oltre a prendersi bei soldi per le poltrone che occupa.
Italia dei Valori è lì con il suo uomo che, smentendo il Pinocchio Di Pietro, prende i soldi e se ne fotte dei problemi dei cittadini: migliaia di cittadini dei numerosi comuni dei Castelli Romani.
Da quando nel 2007 ACEA ATO2 è subentrata al Consorzio che gestiva gli acquedotti dei Castelli Romani i cittadini hanno verificato la seguente situazione reale e paradossale insieme:
1) Larghe zone di TUTTI i Comuni interessati in cui da anni si aspetta la costruzione della rete fognaria, per cui da anni in Regione Lazio sono stati stanziati dei soldi (tanti) che si spendono in tranches di appalti per costruire piccoli tratti, si sono viste fatturare le fognature fantasma; a nulla sono valse le proteste verbali e scritte di farsi togliere una fatturazione per un Servizio NON reso, gravato dell'IVA al 10%; ACEA ATO2 non risponde ai cittadini se non per chiedere i disegni dei pozzi neri delle abitazioni che, qualora si abbiano, si scopre che in tutto o in parte sono superati dalle nuove leggi e andrebbero rifatti. E' una situazione paradossale in cui si chiede al cittadino di pagare per un Servizio che ACEA ATO2 non può dare perché la rete fognaria NON ESISTE, come non esiste per questi cittadini NESSUNA DOCUMENTAZIONE DI ALLACCIO IN FOGNA, però esiste la fatturazione più tassa!
Se protestano debbono pagare un geometra per rifare a norma recente il pozzo o adeguarlo con spese ingenti, mentre i soldi pubblici per la costruzione della rete fognaria vengono appaltati con ritardo e un poco per volta!
ACEA ATO2 non è una municipalizzata che rende un Servizio al cittadino ma, peggio di un privato che potrebbe essere denunciato per falsa fatturazione, impone LE SUE REGOLE alla faccia del cittadino, inascoltato e beffato.
ACEA ATO2 può fare tutto, il cittadino niente! Anche se si organizza in Comitati. E' la morte della democrazia e la dittatura di chi dovrebbe invece stare al nostro servizio. 
2) Dal 2007 per tutte le strade di TUTTI i Comuni dei Castelli Romani i cittadini vedono aprirsi polle di acqua che diventano ruscelli che scorrono per giorni e giorni, addirittura per mesi, senza che nessuno intervenga. I giornali locali pubblicano foto di questo e quell'evento, documentano che il Servizio ACEA, quantunque chiamato, non interviene. 
Ieri, alla riunione dei Comitati dell'Acqua che si teneva nella bella Sala Consiliare del Comune di Genzano, una cittadina di quel comune ha chiesto al suo Sindaco, l'unico presente, come mai da mesi c'era una polla d'acqua che fuoriusciva dalle tubazioni dell'acquedotto proprio davanti all'Ospedale cittadino. Il Sindaco ha esternato la sua impotenza e quella di tutti i Sindaci del Territorio, con cui aveva avuto un incontro nei giorni precedenti in vista della Conferenza dei Sindaci che si dovrebbe tenere il 17 aprile p.v..
3) Nonostante il risultato del Referendum sull'acqua, ed ormai in stile con altri risultati referendari assolutamente disattesi (finanziamento pubblico dei partiti, responsabilità civile dei giudici), ACEA ATO2 non rispetta la regola che ne è scaturita e che è chiaramente espressa dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 26/2011.
Ma ACEA ATO2 non è nuova a questa pratica: ricordo la  sentenza della Corte Costituzionale n. 335/2008 applicata per modo di dire.

1999 - Uno studio del WWF


Secondo un monitoraggio della Provincia di Roma (1999), per quanto attiene ai depuratori dei Castelli Romani, è venuto fuori che essi risultano, ove presenti, inadeguati; essendo dotati di una capacità depurativa inferiore al numero di abitanti allacciati alla rete. Comunque, per avere un’idea ottimistica e parziale sulle ricadute ambientali derivanti dallo stato dei depuratori, si è considerata la sola capacità depurativa degli impianti rapportata al reale fabbisogno depurativo.
Dalla lettura della tabella emerge in maniera inconfutabile la carenza degli impianti e delle loro capacità depurative. Un’altro fattore che influisce sul mal funzionamento è da ricercarsi nel conferimento agli impianti di depurazione di acque nere miste a quelle bianche; commistione che influisce negativamente sul processo depurativo. Inconveniente, che anche oggi, nelle nuove realizzazioni di reti fognarie non si tende ad eliminare.
COMUNE               FABBISOGNO DEPUR. ABIT. EQUIV.                       *CAPACITA’ DEPUR. COMUNALE ABIT. EQUIV.  
Lanuvio         10.791                                                                                                                                   7.000                                                                                                   
Nemi                        2.063                                                                                                                                    5.000

Rocca di Papa         16.521                                                                                                                                    9.400
Montecompatri        21.173                                                                                                                                    7.200 + 1.200
Rocca Priora           12.150                                                                                                                                    3.000
Velletri                   49.457                                                                                                                                    1.500
Lariano                 11.500                                                                                                                                     2.000
Castel Gandolfo       9.850                                                                                                                                    5.700
Monte P. Catone     15.871                                                                                                                                   12.000
Colonna                  3.996                                                                                                                                    4.300
Frascati                 29.122                                                                                                                                    2.900
Grottaferrata         24.022                                                                                                                                   20.000
Ariccia                  20.241                                                                                                                                   17.000
Genzano               23.211                                                                                                                                    35.000
Marino                 57.614                                                                                                                                    20.600
Albano Laziale      35.664                                                                                                                                    ??????
Ciampino             36.464                                                                                                                                    27.000

(Dati provincia di Roma 1999 e C.I.As.Co.). Nel 1999 si salvavano solo Nemi e Genzano.
Questi dati sono stati confermati da un’indagine della Guardia di Finanza, resa nota nella primavera del 2006, che ha portato alla luce quanto da molto tempo le Associazioni Ambientaliste temevano, e cioè che l’80% dei depuratori della Provincia di Roma non funzionano, cioè non depurano, e il restante 20% è quasi ai limiti di sostenibilità.
In questa indagine i depuratori della zona dei Castelli Romani sono risultati inefficienti, come confermato in precedenza dalla tabella, costruiti per un numero di abitanti equivalenti minore
rispetto alla realtà esistente sul territorio.


2012: La situazione è uguale o peggiorata. Nell'acqua di alcuni comuni c'è presenza di arsenico oltre la soglia consentita, non solo dalle leggi europee, ma anche e soprattutto dai parametri sanitari in difesa della salute pubblica. Ma i cittadini debbono pagarla ugualmente poi debbono acquistare acqua in bottiglia per sopravvivere: doppia spesa. Come coloro che pagano l'autospurgo per i pozzi neri e pagano ad ACEA pure le fognature inesistenti. 
Acquedotto Romano: 2000 anni fa così......
OGGI COSI'.......

Schadenfreude



Da: Presseurop.eu

Ora che tutta Europa parla tedesco, fareste meglio a imparare questa parola: Schadenfreude. Significa "gioire delle sventure degli altri". In quasi tutte le altre lingue non esiste una parola corrispondente, tanto che il termine tedesco sta già diventando di uso comune. Anche perché non si tratta di un sentimento esclusivamente tedesco.
Nella triste Europa dei giorni nostri la Schadenfreude è un elemento dominante, come dimostrano le ultime dichiarazioni di Mario Monti e di Nicolas Sarkozy. Le sventure di un paese suscitano l'allegria degli altri, che in questo modo sperano di esorcizzare le proprie miserie.

Da: Silvia O.
Monti ha detto che lo  spread sale perchè  paghiamo di rimbalzo la crisi della Spagna. E' la seconda volta che punta il dito sulla Spagna e questa volta Rajoy gli ha risposto per le rime, con  classe e signorilità.

Da: El Mundo
"Rajoy reclama prudencia a Monti"
El presidente del Gobierno, Mariano Rajoy, ha mandado un mensaje directo al primer ministro italiano, Mario Monti. Le ha reclamado "prudencia" en sus declaraciones después de haber culpado a España de la subida de la prima de riesgo italiana.
"Nosotros, el Gobierno y los españoles no vamos contra nadie (non andiamo contro nessuno), no hablamos de otros países (non parliamo di altri paesi), les deseamos lo mejor" (auguriamo a tutti il meglio), ha afirmado. "Lo bueno para España es bueno para la zona euro (quello che è buono per la Spagna è buono per la zona euro), y todos tenemos problemas y nosotros trabajamos para solucionar los nuestros (tutti abbiamo problemi, noi lavoriamo per risolvere i nostri problemi), pero también para ayudar a la zona euro"(però anche per aiutare tutta la zona euro), ha añadido (ha aggiunto). "Y a los demás les pedimos que sean prudentes porque todos queremos una Europa fuerte en un euro fuerte", han sido sus palabras, pronunciadas ante sus propios diputados. (Agli altri (Monti) chiediamo che siano prudenti perchè tutti vogliamo una Europa forte e un euro forte). 


Una bella lezione di stile, non c'è che dire.
Monti deve fare un lavoro che l'ex-comunista Napolitano ha chiamato a fare dopo il disastro del Governo formato dalla coalizione Berlusconi-Bossi-Fini che, grazie ad una legge elettorale fatta da Calderoli, era arrivata al potere.
Farebbe bene a guardare dentro questo Paese ai mali che l'affliggono, le resistenze che incontra se prova a spodestare certi poteri che tolgono ossigeno agli italiani... invece di puntare il dito verso Paesi fratelli.