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lunedì 27 gennaio 2014

"Ho visto un asino che volava a pallini gialli"... perché...non è credibile?

Casa con vista sul Colosseo, l’ex ministro Claudio Scajola assolto

L'accusa aveva chiesto 3 anni. Secondo il giudice il fatto non costituisce reato e ha quindi riconosciuto l'assenza di dolo per l'ex parlamentare. Dichiarata invece la prescrizione per l'imprenditore Diego Anemone. Il reato è stato commesso ma è passato troppo tempo

Casa Scajola
Per Scajola non ci fu dolo, ma per Anemone sì anche se è passato troppo tempo e il reato è prescritto. Il “doppio verdetto” riguarda il caso della casa con vista Colosseo acquistata a prezzi fuori mercato dal politico. Per il giudice di Roma Eleonora Santolini il fatto non costituisce reato per l’ex ministro dello Sviluppo economico che è stato assolto, mentre lo è per l’imprenditore che pagò. Ma il reato ormai non è più punibile perché è passato troppo tempo.
La storia della casa acquistata “a sua insaputa” era diventata una barzelletta, ma aveva costretto l’ex parlamentare a lasciare il Viminale nel maggio del 2010. Ora il magistrato riconosce quell’incosapevolezza a Scajola, per cui la Procura aveva chiesto tre anni. Per l’imprenditore Diego Anemone, per cui il pm aveva invocato identica pena, è stata appunto dichiarata la prescrizione. Per l’accusa Anemone avrebbe pagato, attraverso l’architetto Angelo Zampolini, parte della somma versata dall’ex ministro dell’Interno (1,1 su 1,7 milioni di euro) per l’acquisto dell’appartamento e avrebbe poi dato centomila euro per la ristrutturazione. 
Le due diverse decisioni del magistrato per i due imputati – in attesa delle motivazioni della sentenza – vengono quindi spiegate così. L’ex ministro sarebbe stato inconsapevole, come aveva continuato a ripetere, delle donazioni da parte dell’imprenditore che avrebbe così foraggiato un parlamentare senza poter poi pretendere nulla in cambio. Così per il politico è mancato – secondo il magistratoil dolo, invece riconosciuto all’imprenditore. 
Durante la requisitoria i pm della procura di Roma avevano chiesto una condanna a tre anni di reclusione per l’ex esponente di Forza Italia e Pdl che era accusato di finanziamento illecito. Durante un’udienza dello scorso settembre l’ex parlamentare, che ha sempre negato ogni illecito, aveva dichiarato di non abitare più lì: “Sto provando a venderla ma chi si avvicina e capisce di che casa si tratta scappa via. Spero di riuscirci dopo il processo”. Per la Procura invece non era credibile che l’ex parlamentare non sapesse.
“Ho sempre detto la verità. Questo processo non doveva neanche cominciare perché era tutto prescritto: la decisione del giudice di assolvermi assume ancora maggior valore” dice l’ex ministro al telefono con Silvio Berlusconi subito dopo essere stato assolto. “Tre anni e 9 mesi di sofferenza che nessuno mi restituirà più. Mi sono dimesso da ministro perché mi sono reso conto che qualsiasi cosa dicessi per difendermi non risultava credibile, anche se era la verità. Ho preferito fermarmi e aspettare perché mi attaccavano da tutte le parti”. Oltre che con Berlusconi, l’ex esponente del Pdl ha brevemente parlato al telefono con Fedele Confalonieri e Niccolò Ghedini“Ho sempre rispettato la magistratura – ha aggiunto Scajola, lasciando il tribunale – ma, come scritto questa mattina in un sms a mia moglie, la verità prima o poi viene sempre fuori”.
Prescrizione, lo sapete tutti, non vuol dire innocenza.
Vuol dire che è scaduto il termine entro il quale la giustizia (volutamente con la g minuscola) doveva processarti!
Invece Scajola è senza dolo! (volutamente rosso di vergogna!)
Questi magistrati sono impagabili! Se avessi acquistato io una casa senza sapere che la stavo pagando una cifra ridicola rispetto al suo reale valore e, cadendo dal pero, avessi detto ad un magistrato che ero ignara che l'altra parte della cifra la stava pagando qualcun altro a me ignoto, credo che mi avrebbe incriminato per oltraggio alla corte!
Invece la magistrata ci ha creduto!! Scajola è sincero! L'ha detto il magistrato, dunque così è!
Perché non si deve credere allora che io oggi ho visto un asino che volava a pallini gialli? 

Figli e figliastri



Da: TGCOM24

De Girolamo lascia il governo, Letta accetta dimissioni e assume l'interim

La decisione dopo lo scandalo su nomine e appalti alla Asl di Benevento e presunte interferenze. Duro attacco all'esecutivo: "Non mi ha difesa"


 - Il ministro delle Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo, ha rassegnato le dimissioni. La notizia arriva dopo la bufera su presunte sue interferenze su nomine e appalti alla Asl di Benevento. "Lascio per tutelare la mia dignità. Non posso restare in un governo che ha offeso la mia onorabilità", scrive la De Girolamo in una nota. Il premier, Enrico Letta, ha accettato le dimissioni, assumendo l'incarico ad interim.

De Girolamo lascia il governo, 
Letta accetta dimissioni e assume l'interim
"Ho deciso di lasciare un ministero - dice la nota diffusa dal ministro - e di lasciare un governo perché la mia dignità vale più di tutto questo ed è stata offesa da chi sa che non ho fatto nulla e avrebbe dovuto".

Il comunicato continua così: "Mi dimetto da ministro. L'ho deciso per la mia dignità: è la cosa più importante che ho e la voglio salvaguardare a qualunque costo. Ho deciso di lasciare un ministero e di lasciare un governo perché la mia dignità vale più di tutto questo ed è stata offesa da chi sa che non ho fatto nulla e avrebbe dovuto spiegare perché era suo dovere prima morale e poi politico. Non posso restare in un governo che non ha difeso la mia onorabilità".

Letta accetta le dimissioni - Una nota del premier dice che le dimissioni sono state accettate e che il presidente del Consiglio ha assunto l'interim del dicastero per le Politiche agricole. Convocati a Palazzo Chigi i sottosegretari, Maurizio Martina e Giuseppe Castiglione.

Il legale della De Girolamo: "Non è indagata" - "Nunzia De Girolamo non è iscritta nel registro degli indagati della procura di Benevento e nè io, nè l'avvocato Pecorella, abbiamo ricevuto convocazioni in Procura. Le sue dimissioni, pertanto, sono di natura esclusivamente politica e non hanno alcuna attinenza con la vicenda giudiziaria". E' quanto precisa il legale di Nunzia De Girolamo, l'avvocato Angelo Leone.

Pd: prendiamo atto, l'avevamo incalzata - "Prendiamo atto delle dimissioni del ministro De Girolamo, a seguito delle vicende su cui il Pd l'aveva incalzata in Aula. Ora più che mai il Pd è impegnato a portare a casa un percorso di riforme, legge elettorale, Titolo V, Senato gratis per il Paese e i suoi cittadini". Così Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria del Pd.

Il mio è un giudizio al di sopra di ogni sospetto essendo io lontanissima dalle idee del partito sia di provenienza della De Girolamo che di attuale appartenenza.
Ritengo che, come si dice volgarmente, "le abbiano fatte le scarpe".
La vicenda che la riguarda non è grave perché qualcuno, aduso ad un costume che tutti conoscono in tutta Italia ma che ipocritamente fanno finta di ignorare e si guardano bene dal cambiare, ha registrato sue parole che non significano nulla né sul piano morale né sul piano legale, è grave per l'ipocrisia dei componenti l'attuale governo: l'unico che ne esce ulteriormente appannato, il quale ha già visto le dimissioni di una Ministra per una mera questione amministrativa di abuso edilizio e ICI non pagata interamente, questione per altro sanata dalla  Sig.ra Idem, ed ora lascia che la De Girolamo si dimetta per una uguale inezia montata ad arte.
Sono i giochi (sporchi) della politica e non ce ne stupiamo, ma il mio amore per la verità non mi consente di tacere e di farmi menare per il naso in silenzio.
Si sono schierati accanto alla Cancellieri per qualcosa di MOLTO, MOLTO GRAVE e fanno i moralisti dove il dolo non c'è o è risibile: piccole questioni in cui può incappare ognuno nella vita quotidiana, ma che non inficiano la morale della persona né della sua azione nei riguardi della Società che rappresenta.
Il fatto è che esiste un partito trasversale da anni ed anni, il "partito dei ladri di Pisa" "che di giorno litigano e la notte vanno a rubare insieme".
Per i voti recitano ognuno la propria parte, poi quando si tratta di votare per i loro emolumenti, per i soldi per le loro greppie, per far uscire di galera i loro amici... sono tutti d'accordo: una volta a me una volta a te!
Per questo il caso della ricca Ligresti è andato bene anche a Letta e compagni e hanno difeso la Cancellieri: hanno anche loro i loro "amici" che possono aver bisogno di uscire di galera "per ragioni di salute"... La cronaca degli ultimi anni è piena di "casi umanitari" di assassini, terroristi, mascalzoni vari ma con appoggi nei partiti.
Tana libera tutti!      
L'ex Ministro Idem