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martedì 3 maggio 2016

Giulio Regeni e la verità

Da: Il Fatto Quotidiano 3 maggio 2016

Regeni, Egitto impone la censura sul caso. Procura: “Obbligo di non pubblicazione”

La richiesta è contenuta in una nota inviata per errore ai media, riferisce l'Associated Press. Del leak involontario ha riferito il sito del quotidiano Al Masry Al Youm: citando "fonti del dicastero", il sito scrive che l'episodio riflette un presunto "stato confusionario in cui versa il ministero". 

Da: La Repubblica

Caso Regeni, Gentiloni attacca: "Dall'Egitto collaborazione assolutamente inadeguata"

La verità non la sapremo mai dall'Egitto perché dovrebbe essere una confessione e i delitti di Stato nessuno li confessa mai. Noi ne siamo un esempio: Ustica, Piazza Fontana, la Stazione di Bologna ecc. ecc. ecc.
Intanto la Francia, e non solo, già sta approfittando dell'irrigidimento dell'Italia per infilarsi negli affari con l'Egitto: condor, avvoltoi, altro che fratelli europei! L'Europa dei comodi loro.. L'Europa che critica l'Italia e poi fa peggio.. L'Europa che esiste solo per la salvaguardia degli interessi nazionali... Alla fine del Secolo l'Europa non ci sarà più: il sogno si sarà sfaldato se continua così..

Il Male non è mai totalmente da una parte sola

Da: Savona News

mercoledì 27 aprile 2016


La commemorazione di Giuseppina Ghersi: il ricordo di Roberto Nicolick






Sotto l'egida della ONLUS Custodes Terrae, alla presenza della sua Presidentessa la Dott. Essa Simona Saccone Tinelli, avrà luogo, alle 15 di sabato 30 aprile prossimo venturo, una cerimonia di commemorazione, presso il Camposanto di Savona, Zinola, di fronte alla tomba di Giuseppina Ghersi, con deposizione di corona, con la partecipazione del Consigliere Regionale Angelo Vaccarezza.
Come è noto Giuseppina Ghersi, di appena 13 anni, fu una delle vittime del clima di odio e di intolleranza, che culminò all'indomani del 25 aprile 1945 con delle orrende sevizie su di lei. I suoi sequestratori e assassini, “liberatori” notissimi, non vennero mai perseguiti per questo orrendo omicidio, al contrario continuarono a perseguitare i genitori della vittima sino a costringerli a fuggire da Savona.
Alle ore 16,15 la manifestazione proseguirà alle 16,15, presso la sala dell'Hotel San Marco a Savona, in Via Leoncavallo con una tavola rotonda a cui parteciperanno Stelvio Murialdo, testimone dell'episodio e Roberto Nicolick, che ha pubblicato un libro su questo fatto, presenterà l'incontro Mario De Fazio, giornalista del SecoloXIX.
Roberto Nicolick

Da: Piacenza Night

EDITORIALI
Giuseppina Ghersi, la bambina martire trucidata dai partigiani comunisti
 perché aveva scritto un tema a scuola piaciuto a Mussolini

Giuseppina Ghersi aveva 13 anni quando è stata stuprata, torturata e uccisa. Era il 27 aprile del 1945. Qualche anno prima (probabilmente all'età di 10 o 11 anni) aveva vinto un concorso nazionale scolastico, ricevendo una lettera dallo staff di Mussolini per complimentarsi del risultato. Una lettera standard, scritta d'ufficio. Ma questa lettera è bastata a giustificare l'accusa di "spionaggio" e di "collaborazionismo" da parte dei partigiani. La bimba è stata deportata insieme ai genitori in un campo di concentramento (anche i partigiani li avevano). Li, davanti agli occhi dei genitori, è stata picchiata a sangue, violentata a turno e poi barbaramente uccisa. Aveva 13 anni, insisto. Quale colpa possa avere una bambina di 13 anni è davvero incomprensibile. 


Dagli atti dell'epoca resta la testimonianza di un uomo, il sig. Stelvio Murialdo, che racconta: "E proprio il primo era un cadavere di donna molto giovane; erano terribili le condizioni in cui l' avevano ridotta, evidentemente avevano infierito in maniera brutale su di lei, senza riuscire a cancellare la sua giovane eta'. Una mano pietosa aveva steso su di lei una sudicia coperta grigia che parzialmente la ricopriva dal collo alle ginocchia. La guerra ci aveva costretto a vedere tanti cadaveri e in verità, la morte concede ai morti una distesa serenità; ma lei , quella sconosciuta ragazza NO! L' orrore era rimasto impresso sul suo viso, una maschera di sangue, con un occhio bluastro, tumefatto e l' altro spalancato sull' inferno. Ricordo che non riuscivo, come paralizzato, a staccarmi da quella povera disarticolata marionetta, con un braccio irrigidito verso l' alto,come a proteggere la fronte, mentre un dito spezzato era piegato verso il dorso della mano".

Secondo la storia il barbaro omicidio è avvenuto nel pomeriggio del 27 Aprile 1945. In quelle terribili ore Giuseppina e la sua mamma sono state pestate e stuprate mentre il padre, bloccato da cinque uomini, veniva costretto ad assistere allo spettacolo massacrato dal calcio di un fucile. Per tutta la durata della scena i suoi aguzzini sembravano interessati solo a scoprire dove la famiglia nascondesse denaro e valori. Secondo i testimoni, ad un tratto la piccola Giuseppina sembra abbia perso conoscenza perché - come riferisce l'esposto al Procuratore di Savona - "non aveva più la forza di chiamare suo papà".

Giuseppina Ghersi è solo una vittima dell'odio. Un odio feroce che non può essere in alcun modo giustificato. Non ho scritto questo articolo per partecipare allo stupido gioco della "conta dei morti" tra destra e sinistra. Trovo solo giusto ricordare una vittima innocente che si trovava "sul lato sbagliato del fiume della storia". Nei giorni della memoria si ricordi anche Giuseppina Ghersi, così come lo scorso anno ho ricordato Rolando Rivi, il seminarista di 14 anni trucidato dai partigiani comunisti per la sua fede (puoi leggere l'articolo qui).



Nessuna causa, nemmeno la più giusta, può giustificare la ferocia umana. Essa si ammanta di ideologie sempre diverse per giustificarsi, ma rimane solo ferocia che ha trovato una scusa per uscire allo scoperto ed esprimersi.

Una lettrice mi ha segnalato le notizie che riporto dopo aver letto il post sull'altra tredicenne stuprata e uccisa in quei luoghi in quel tempo.
Anche questa lettrice ha sentito i racconti di vecchi che hanno vissuto in quel tempo in quei luoghi: combaciano con quanto scritto da Lorenzo Vassallo. I contadini avevano paura dei partigiani, che portavano via loro anche il necessario con violenza e prepotenza. Essi erano inermi e preda di tutti: fascisti da una parte e partigiani dall'altra.
L'orrore oggi è in Siria e da qualche altra parte, ieri era qui in Italia.

Ritorno in patria di Girone: l'India ce lo farà sudare

Da: Il Tempo

Girone, bloccato in India dal 2012, deve attendere a casa con i suoi familiari la conclusione del procedimento arbitrale tra Roma e New Delhi su chi abbia la giurisdizione del caso: il pronunciamento dei giudici dell’Aja è chiaro. 
Però Le condizioni del rientro devono essere in qualche modo «concordate» tra Italia e India. E l’India ha intenzione di dire l’ultima parola, come ha fatto in questi 1538 giorni. È infatti dal 15 febbraio del 2012 che i nostri fucilieri di marina Salvatore Girone, ancora agli arresti domiciliari nell’ambasciata italiana a Nuova Delhi, e Massimilano Latorre, in convalescenza in Italia dopo l’ictus che lo ha colpito il 31 agosto 2014, attendono giustizia.
«L’Italia - secondo Nuova Delhi - sta travisando l’ordine del Tribunale» internazionale dell'Aja, «il marò non è stato liberato e le condizioni della sua libertà provvisoria saranno stabilite dalla Corte Suprema». Il ministero degli Esteri Indiano ha diffuso ieri «estratti rilevanti» dell’ordine del Tribunale arbitrale dell’Aja (che sarà reso pubblico solo oggi), dai quali si dovrebbe capire che non viene stabilito il rilascio di Girone, ma viene semplicemente raccomandato che la Corte Suprema indiana valuti un ulteriore allentamento delle sue condizioni detentive. La decisione dell’Aja, secondo gli indiani, prevede tra l’altro che India e Italia si rivolgano alla Corte Suprema di Nuova Delhi per chiedere questo allentamento, sulla base di una serie di «condizioni e garanzie». «L’Italia - afferma il ministero degli Esteri indiano - assicurerà che Girone riferisca ad un’autorità in Italia indicata dalla Corte Suprema ad intervalli che saranno determinati dalla Corte. A Girone sarà chiesto dall’Italia di consegnare il passaporto e gli sarà vietato lasciare l’Italia a meno che non glielo consenta la Corte Suprema». L’Italia, stabilisce l’Aja, dovrà «sua sponte notificare alla Corte Suprema la situazione di Girone ogni tre mesi». Secondo quanto comunicato, l’Italia ha accettato che, «se al marò sarà permesso dalla Corte Suprema di tornare in Italia, resterà sotto la giurisdizione dei tribunali indiani, senza pregiudizio alcuno della loro autorità». Infine l’ordine stabilisce che all’India «deve essere assicurato, in modo inequivocabile e con effetto legalmente vincolante, che Girone tornerà in India nel caso in cui il Tribunale arbitrale decida che è l’India ad avere la giurisdizione» sul caso. Una sentenza che non arriverà prima del 2018. L’Italia aspettava da tempo il pronunciamento dell’Aja: «Un passo in avanti davvero significativo al quale abbiamo lavorato con grande dedizione», ha esultato il premier, Matteo Renzi, che ha voluto «mandare un messaggio di amicizia al grande popolo indiano». Poi ha telefonato a Girone. La prima battuta del militare, nell’apprendere la notizia è stata: «Evviva! Non vedo l’ora di partire, di tornare in Italia».
La Farnesina, nonostante tutto, si augura «un atteggiamento costruttivo dell’India anche nelle fasi successive e di merito della controversia» e sottolinea che il rientro in Italia di Girone «non influisce» sul proseguimento del procedimento arbitrale.
Il ministro degli Esteri Gentiloni prudentemente precisa: «Girone non tornerà domattina, ci vorrà forse qualche settimana, ma quello che è importante è che la decisione è stata presa e ha dato ragione all’Italia».
Antonio Angeli
I detrattori, gli esperti "dello sputo in alto" che gli ricade in faccia in quanto italiani e non indiani, hanno già fatto il processo, escusso le prove ed emesso la sentenza: loro sanno che Girone e Latorre hanno sparato contro il peschereccio St. Anthony addirittura con l'intenzione di uccidere e nemmeno per un colposo errore di avere a che fare con una barca di pirati.
Noi, però, che ci rimettiamo al Diritto, non lo sappiamo e crediamo che la giustizia sommaria sia dei barbari.
Gli Indiani in 4 anni di detenzione dei due militari italiani non sono stati in grado di istituire un processo che facesse chiaro su questa faccenda. Qualora fossero stati realmente loro a sparare in acqua qui sarebbe omicidio colposo, lì addirittura reato di terrorismo: contro dei pescatori presunti pirati! 
Ora dovranno trovare un altro accordo legale con l'Italia per le modalità di rilascio provvisorio di Girone, in attesa del responso sulla giurisdizione del Paese che potrà istituire finalmente un processo. 
I detrattori, con bavosa protervia, scrivono che in patria li consideriamo degli "eroi"! Forse per pochi sarà così, ma la gente qualsiasi come me si rende solo conto che Latorre e Girone erano e sono due militari italiani in servizio antipirateria su una nave italiana che trasportava materiale per noi essenziale: il petrolio. Poi si può discutere che forse i detrattori hanno i termosifoni a gas, le auto a gas e quindi non hanno bisogno del petrolio, ma purtroppo i macchinari delle poche industrie che ci sono rimaste e danno lavoro, sicuramente non ai detrattori, vanno con tale combustibile e così vari mezzi di trasporto pubblico in terra, aria e acqua: tutti usano derivati della lavorazione del petrolio. 
Niente eroi dunque, ma due italiani che rappresentavano questo nostro Paese con tutti i difetti ed i pregi che può avere l'Italia.