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mercoledì 2 aprile 2014

Aveva ragione Antoine



L'indimenticato Antoine, cantante corso di lingua francese ma di cognome di origine italiana, cantava questa canzone che esprime una grande realtà filosofica della vita...
Prima lo capiamo vivendo e meglio è. 

In questo momento l'esempio vivente di questa realtà è Matteo Renzi.
Tutti d'accordo, a parte i compagni di partito che lo appoggiavano anche prima e tanta gente comune che dice: "Ma lo lasciassero lavorare visto che fino ad ora non hanno fatto niente!"
Tutti d'accordo a criticare e a dargli addosso.
Meglio non fare niente! Restiamo fermi così, con le rendite di posizione intoccabili, aspettando Godot!
Intanto il popolo muore. Parte del popolo naturalmente! Perché poi c'è anche il popolo dei SUV che costano al momento dell'acquisto ma costano anche tanto per mantenerli: bollo, assicurazione e consumi!!
Chi sono costoro? 
Oggi ad Agorà parlavano di evasori: tanti, troppi!
Da anni mi segnalano che mamme, andando a prendere i figli a scuola, vedono genitori, che sanno non pagare la mensa scolastica per reddito basso, arrivare a ritirare i figli su macchinoni mantenuti non si sa con quale reddito nascosto.
E' un esempio, uno dei tanti visibili.
Esistono dunque i contribuenti che tirano la carretta ammazzati di tasse e gli scrocconi che, risultando quasi indigenti, vanno a visita ambulatoriale senza pagare il ticket.

Il lavoro da fare è enorme per Matteo, ma "chi ben comincia è a metà dell'opera" dice il proverbio.
Fra le critiche per la riforma del Senato, trovo pertinente quella dell'ottimo Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle. In una lettera aperta al Corriere della Sera, pubblicata sul blog di Beppe Grillo, egli scrive:
 La vita parlamentare degli ultimi anni ci insegna poi come una maggioranza parlamentare compatta sia in grado di approvare in pochi giorni anche leggi importanti e contestate dall’opinione pubblica, come nel caso del cosiddetto “lodo Alfano” approvato in soli 20 giorni nel luglio 2008. La Costituzione e i Regolamenti parlamentari vigenti contengono gli strumenti che consentono ad una maggioranza parlamentare di legiferare in tempi rapidi: dai procedimenti decentrati (sede legislativa e deliberante) fino ad arrivare alla deliberazione d’urgenza sui progetti di legge e ai decreti-legge per le situazioni di straordinaria necessità e urgenza.
Va tutto bene così? No, il testo costituzionale necessita senz'altro di una manutenzione. Penso, innanzitutto, alla riduzione del numero dei parlamentari: 945 sono decisamente troppi. Occorre, altresì, limitare il ricorso alla decretazione d’urgenza e inserire nuovi strumenti di partecipazione popolare, nonché rivedere il nuovo riparto di competenze tra Stato e Regioni che dal 2001 ad oggi ha provocato tanti contenziosi.
Fondamentale è quindi non confondere i cosiddetti "costi della politica" con quelli della democrazia. Trovo semplicistico trattare la questione delle riforme con la calcolatrice, anche perché – in questo caso – i risparmi sarebbero davvero trascurabili. Basti pensare che il Senato verrebbe trasformato e non soppresso, per cui sarebbe sempre necessaria una Amministrazione servente, il cui costo non sarebbe quindi eliminato. Al contempo, il numero dei deputati rimarrebbe invariato.

Ecco una critica che è seria e porge spunti di riflessione perché basata su fatti concreti.
E' verissimo, Berlusconi aveva quella che in gergo giornalistico viene chiamata "maggioranza bulgara" e l'ha usata solo per leggi a suo uso e consumo (e questo la gente che lo vota sembra esserselo dimenticato), ma Di Maio nel ricordarlo mette l'accento sul fatto che, se si ha una buona maggioranza, il "bicameralismo perfetto" non è impedimento al FARE, come Matteo Renzi teme e, per questo, motiva la sua riforma non soltanto sul risparmio economico ma anche su una più agevole legiferazione.

A proposito dell'emanazione delle leggi ricordo a tutti quello che qualcuno ha detto di recente, mi sembra a Ballarò, "In Italia abbiamo 120.000 leggi, al confronto ad esempio della Francia che funziona con 7.000".

Ecco, una riforma giusta per togliere un'eccessiva discrezionalità nell'applicazione, è quella di sfrondare e accorpare codeste leggi in Testi Unici di più agevole applicazione.