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lunedì 29 aprile 2013

Le parole urlate di Grillo causa degli spari? Ricordiamo quando Berlusconi minimizzava gli "incitamenti" di Bossi.

Da: Wikipedia

"Tanko" usato dai Serenissimi per l'assalto al campanile di San Marco il 9 maggio 1997. In mostra alla Festa dei Veneti a Cittadella il 3 settembre 2006.

Il loro gesto, che voleva anche contestare l'appartenenza del Veneto alla cosiddetta Padania, lo "stato" di cui Umberto Bossi, il leader del movimento autonomista Lega Nord, aveva annunciato di voler proclamare l'indipendenza ecc.. ecc......
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Da: Corriere della Sera.it

Bossi: «Per il fucile c'è sempre prima volta»
Il leader della Lega Nord interviene ad un comizio in provincia di Bergamo: «A Roma pensano che quelli del nord siano un po' pirla»








CÀ SAN MARCO (Bergamo) -
«Finora gli è andata bene. Noi padani pagavamo e non abbiamo mai tirato fuori il fucile, ma c'è sempre una prima volta».
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Tutto da ridere! Quisquilie!

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Il 16 marzo 1993 Luca Leoni Orsenigo, Deputato della Repubblica Italiana della Lega Nord sventolò nell’aula di Montecitorio un cappio, nell’esplicito riferimento alla necessità di fare pulizia di una classe politica corrotta che aveva indebitato il paese oltre misura.

Tanto per rinfrescare la memoria a chi apre la bocca a sproposito.
Il Movimento 5 Stelle, a cui non sono iscritta ma l'ho soltanto votato, non ha mai parlato od esposto simboli di armi o cappi per impiccaggione. Ha sempre e solo parlato di cacciare via dai posti di potere chi il potere lo usa non a favore del popolo e della nazione, ma solo per il proprio tornaconto personale e delle proprie congreghe.
Spero che agisca in modo da cambiare veramente le cose. Che si dia la possibilità a chi vuole lavorare e non fare il parassita di lavorare! Che la si smetta con la corruzione nei Pubblici Concorsi! Largo a chi merita! In galera le Commissioni che favoriscono i raccomandati!

Giornalismo indecente

Da: La Repubblica.it

...le interviste al figlio undicenne di Preiti. In tanti accusano. E ritengono sconveniente e al di là dell'etica professionale i servizi realizzati da diverse emittenti. Un diluvio di post: "D'altronde chi meglio di un bambino di 11 anni può capire cosa passa per la testa di un uomo che decide di sparare alla gente", "Pensavamo di aver visto tutto, invece...", "Mi rivolgo ai giornalisti: Fermatevi!". Interviene anche il presidente dell'Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino: "Per registrare una dichiarazione, si piantona la casa di un ragazzo di 11 anni. Lo si intervista, forse convinti di aver fatto uno scoop. Ne viene fuori, invece, solo un modo di fare informazione che sento estraneo al mio cuore, ancor prima che alle regole elementari della professione".

Protesta il Garante. "E' inaccettabile il comportamento di certa stampa che in preda a una irresistibile ricerca di spettacolarizzazione della notizia rischia di strumentalizzare il ruolo di un minorenne in una vicenda drammatica come quella della sparatoria di ieri davanti Palazzo Chigi" dichiara Vincenzo Spadafora, Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza. "I mezzi di informazione hanno una grande responsabilità nei confronti dei bambini e degli adolescenti coinvolti in fatti di cronaca e devono pertanto garantire loro una particolare tutela non solo in termini di privacy ma anche e soprattutto di rispetto della loro sensibilità in momenti come questi. Una tutela da anteporre sempre e comunque al dovere di informazione, tanto più se  -  come in questo caso  -  la notizia non esiste. Non sono certamente queste le forme di ascolto che ci interessano" ha concluso il Garante.

Il Presidente dell'Ordine dei Giornalisti non si deve limitare ad un intervento verbale come quello riportato dal Quotidiano "La Repubblica", ma deve dare le giuste sanzioni all'indecenza comportamentale di chi ha usato una simile violenza e mancanza di rispetto verso un bambino di 11 anni: sospensione o radiazione decidano loro, ma qualcosa debbono fare, altrimenti non si capisce il senso dell'esistenza di un simile Ordine!

sparatoria figlio preiti.JPG
Come stai oggi? Cosa vorresti dire a tuo papà? Nel vostro rapporto non cambia niente? Se ce l'avessi qua cosa gli diresti? Lo vedevi che era triste, ultimamente? Com'era stata la vacanza insieme? Adesso devi stare vicino alla mamma. Era con te alla Comunione? Avevate un bel rapporto? Secondo te cosa gli ha detto la testa?

Questa sopra è la prova dell'indecenza! 
Sotto l'articolo di BLOGO che sottoscrivo parola per parola!
di Boris Sollazzo


Si fa fatica a pensare  - come ha detto Emilio Marrese su twitter - che si debba pagare più di 100 euro all'anno per rinnovare l'iscrizione a un Ordine dei Giornalisti che permette a un gruppo di colleghi (ma si fa una gran fatica a definirli tali) di circondare un ragazzino di 11 anni fuori dalla sua casa.
Un atto vergognoso, violento, morboso. Già cercare fratello ed ex moglie era discutibile, ma almeno deontologicamente lecito, ma qui ci troviamo di fronte all'aggressione verbale verso un minorenne che ha subito un trauma psicologico devastante. Il padre ha appena compiuto un gesto che è andato su tutti i giornali, un genitore che già vedeva poco e che di sicuro gli aveva già dato ragioni per soffrire, lui che cerca un nuovo equilibrio in un altro nucleo familiare. Ma pur di avere un virgolettato in più, un bambino, neanche adolescente, è costretto ad affrontare questo evento devastante in pubblico, di fronte ad adulti che, francamente, non mi sembrano poi così diversi da chi imbraccia una pistola per sparare su degli innocenti. Certo, in questo caso non ci sono proiettili che ti immobilizzano in un letto, ma impugnare un microfono come se fosse un arma, questo atteggiamento vampiresco verso tutto e tutti non è giornalismo, ma sensazionalismo becero. Che può far male quanto delle munizioni. Si chiama circo mediatico, ma nella parola circo c'è un'accezione positiva che questa follia non merita.
E non vogliamo fare la morale, ma ricordare a chi ci costringe a rimanere iscritti in un Albo, che ci sono delle regole precise in quello che rimane un nobile lavoro. Parliamo, ad esempio, della Carta di Treviso. Lì troverete bellissime frasi come "va garantito l'anonimato del minore coinvolto in fatti di cronaca, anche non aventi rilevanza penale, ma lesivi della sua personalità, come autore, vittima o teste; tale garanzia viene meno allorché la pubblicazione sia tesa a dare positivo risalto a qualità del minore e/o al contesto familiare e sociale in cui si sta formando".
Qual è il "positivo risalto" che può nascere da un'intervista come quella? E non voglio pensare che i giornalisti si attaccheranno al cavillo che quel ragazzino che frequenta la prima media a Predosa, in provincia di Alessandria non sia "autore, vittima o teste" dell'evento. Perché allora oltre che ignobili, sono anche disonesti intellettualmente: dopo i feriti e le loro famiglie, sarà proprio lui che pagherà di più le conseguenze di questo gesto.
Ma è giusto leggerla tutta, questa normativa d'indirizzo. E magari far presente ai cinici reporter d'assalto - ma sarebbe meglio definirli d'accatto - che in un paese così piccolo, anche il particolare di quella casa visto su Sky Tg 24 (gravemente colpevole, per averlo mandato in onda, ma non unico: c'era un capannello attorno a quel minorenne) può permettere di riconoscerlo. E la Carta dice che "va altresì evitata la pubblicazione di tutti gli elementi che possano con facilità portare alla sua identificazione". Sanno scrivere e fare domande, ma forse non sanno leggere questi giornalisti. Altrimenti saprebbero, per averlo peraltro studiato per superare l'esame da professionisti, che "il bambino non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive e radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psico-fisico, né va coinvolto in forme di comunicazioni lesive dell'armonico sviluppo della sua personalità, e ciò a prescindere dall'eventuale consenso dei genitori".
Leggetela tutta e scoprirete quanto quella sia una normativa precisa, puntuale e avanzata. Ma completamente disattesa da chi farebbe qualsiasi cosa per un'ultima ora in un canale all news o una colonna in prima pagina. Da anni politici e persone comuni attaccano la professione giornalistica con violenza, accusandola di ogni nefandezza: servilismo, cinismo, faziosità, mancanza di libertà. Da anni la mancanza di fiducia nei media è diffusa: Grillo non è l'origine di questo fenomeno, ma solo il megafono.
Sarebbe bello poter dire che non è vero. Fatti come questo, così come quei fotografi che correvano e saltavano subito dopo gli spari, ieri, per fotografare il corpo esanime di Giuseppe Giangrande a Piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi, danno ragione ai detrattori della nostra professione. Che non deve usare l'Ordine dei Giornalisti come una corporazione, come un club (neanche tanto) esclusivo o come un viatico per privilegi ormai inesistenti per i più giovani. Se un Ordine abbia mai ragione di esistere, è necessario che in questi casi agisca con fermezza e decisione verso chi infanga così questo lavoro. E non parliamo solo degli esecutori, di chi aveva microfoni o registratori in mano. Ma di tutta la catena di comando, dai caporedattori ai direttori delle testate che, 99 volte su 100, li costringono a fare determinate cose. "Eseguivo solo degli ordini", si sa dal processo di Norimberga, non è una giustificazione. Ma di sicuro deve essere una chiamata in correità.
Perché se su Blogo.it non avete visto mai una foto di Giangrande sanguinante, se su questa testata non trovate l'intervista al figlio di Luigi Preiti, lo dovete a chi decide. Agli editori e soprattutto a un direttore che non ha messo i suoi giornalisti nella condizione di rifiutare di fare un'intervista (non a caso Sarah Varetto, direttrice di SkyTg 24, ha interrotto il servizio durante la sua trasmissione). O di accettare, devastando la propria professionalità. Perché per chi decide la linea di questo portale, qualche migliaio di contatti in più non valgono la propria integrità, l a propria dignità.

Statistiche lettori del blog

Abbiamo superato i 41.000 ingressi e mi fa piacere. Peccato che pochi hanno voglia di aprire spazi di discussione, di fare commenti ed altro, anche se il sistema consente l'assoluto anonimato.
Comunico che i post più popolari che compaiono nella Home Page sono impostati da me su "settimana".
Questo vuol dire che è una classifica basata sui post più seguiti nell'ultima settimana.

In un primo tempo avevo impostato tale classifica su "sempre", ne derivava una classifica sui post più letti dall'inizio della vita di questo blog.
Conseguenza di ciò era che, visitatori occasionali o frettolosi, cliccavano sempre sugli stessi che apparivano in tale classifica, essendo più comodo che cercare in "Archivio" i vari post.

Evidentemente pochi usano o sanno usare le "etichette" che compaiono in basso a sinistra in ogni post: cliccando su di esse, che raggruppano i vari argomenti, appaiono in sequenza tutti i post con quella tale etichetta. Si può poi scorrere tale sequenza cliccando su "Post più vecchi" e "Post più recenti".

Queste sono tutte le etichette che ho scelto per i vari argomenti fin qui trattati:
ACEA ATO2AmbienteAssassini e vittimeBeppe GrilloChiesa CattolicaCinemaComunicazioniCostumeCriminalità organizzataCriminalità stradaleCronaca neraCronache giudiziarieEsteroEtica e DirittoFrançois ChengItalia ed esteroLavoroLettureNovellePersonePoesia e musicaPoliticaRocca PrioraSaluteScienzaScrivereServizi e cittadinoSocietàStatistiche visite blogStoriaTasse e cittadinoTeatroTV

domenica 28 aprile 2013

Poveri Carabinieri!

Dal Blog di Beppe Grillo

C'è stato un attentato ai carabinieri davanti a Palazzo Chigi. Vorrei innanzitutto manifestare la mia solidarietà ai carabinieri, alle forze dell'ordine e ai parenti del carabiniere ferito gravemente. Ci discostiamo da questa onda che spero finisca lì perchè il nostro Movimento non è assolutamente violento. Noi raccogliamo firme ai banchetti, facciamo referendum e leggi popolari. Piena solidarietà alle forze dell'ordine e speriamo che sia un episodio isolato e rimanga tale.

Questo è quello che scrive Grillo e non ho dubbi sulla sua sincerità.
Quello che mi preoccupa, invece, è l'immediato tentativo di gente come Sallusti che, durante la trasmissione di Giletti "L'Arena", ha subito cercato subdolamente di gettare sulle spalle del Movimento 5 Stelle e di Grillo in particolare la colpa del gesto di un uomo disperato cercando, nel contempo, di farlo passare per pazzo, quando né il fratello, né la moglie hanno detto che avesse problemi psichiatrici, anzi, erano sconvolti e meravigliati del gesto.
L'Italia sta come sta non certo per colpa della pacifica rivolta del Movimento 5 Stelle: anzi! Il Movimento ha incanalato pacificamente l'esasperazione di oltre 8 milioni di persone che non ne possono più di menefreghismo per i loro problemi, di vedere crapuloni che si arricchiscono con i loro soldi, di essere soffocati da tasse senza ritorno di servizi, non dico efficienti, ma decenti! Gli Italiani che hanno votato M5S non ne possono più della sfrontata ipocrisia dei ladri di Stato, che al massimo fanno un poco di domiciliari, non ne possono più di non avere lavoro, di vedere i propri figli che non possono vincere i pubblici concorsi perché sono intrisi di corruzione, non ne possono più di doversi pagare medicine e analisi dopo una vita di versamenti ora che sono vecchi perché le malversazioni dei ladri di Stato hanno creato il dissesto della Sanità, non ne possono più di vedersi tagliare le pensioni di reversibilità, o decurtare una eventuale seconda pensione, quando gente che ancora gira cercando prestigiose poltrone ha pensioni da capogiro, vitalizi, alcuni anche tre pensioni, senza decurtazioni!
Lo spettacolo di due Italie, quella dell'abuso e quella della disperazione non lo ha dato il Movimento 5 Stelle, ma tutti gli altri! E' l'unico partito che ha rifiutato i soldi dei rimborsi elettorali!
Mi piace Matteo Renzi perchè già nel 2011 aveva detto:  Matteo Renzi, che si sfoga su twitter: «È stato superato il senso del pudore».
L'ho pubblicato a suo tempo e ripubblicato di recente.
Non basta mai rinfrescare la memoria alla gente.

Io invece la memoria ce l'ho e questo consente di valutare meglio l'insieme.
Ad esempio ricordo gli anni bui del terrorismo: da una parte una sequenza di disperati che credevano di cambiare le cose sparando a professori universitari, giornalisti, sindacalisti e politici pochi... Dall'altra servizi deviati mettevano bombe...

Oggi, come allora, chi ci va di mezzo sono Carabinieri e Poliziotti, quelli di frontiera, quelli che per uno stipendio risicato rischiano la pelle.

Un uomo che i familiari dichiarano essere sano e non folle, diventa folle per disperazione e spara contro due persone che stanno lavorando... Uno, quello colpito al collo, speriamo che non resti paralizzato! Perché ho letto che gli hanno estratto il proiettile dalle vertebre cervicali! Un uomo di 50 anni circa che rischia di diventare tetraplegico!

Volevo dedicare un post ai Carabinieri dopo aver sentito della uccisione del giovane di 35 anni, che lascia moglie ed un figlio di soli 8 mesi! Per fare il suo dovere era intervenuto durante una rapina in una gioielleria in Campania!

Ora ho un motivo in più per dimostrare la mia ammirazione per questi uomini che fanno un lavoro a rischio di vita e che sono coloro a cui noi cittadini ci rivolgiamo sempre nel momento del bisogno.
Ho già scritto su questo spazio sulla Benemerita Arma dei Carabinieri, senza nascondere che la ritengo una delle poche Istituzioni che ancora ci fanno sentire uno Stato.

sabato 27 aprile 2013

AGI scrive "Maestro" di Giovannini, che si è rivelato incapace, e sbaglia pure le date


Governo: Enrico Giovannini, al Lavoro 'maestro' delle statistiche

17:56 27 APR 2013

(AGI) - Roma, 27 apr. - Enrico Giovannini, 56 anni, e' il nuovo ministro del Lavoro. Presidente dell'Istat dal 4 agosto 2009 e durante il governo di Mario Monti e' stato a capo della Commissione governativa incaricata di esaminare i redditi dei titolari di cariche pubbliche in sei dei principali stati europei, incarico da cui si e' dimesso ad aprile 2012.


Fermo qui l'articolo di AGI di cui ho corretto la data errata delle dimissioni che AGI ha scritto "luglio 2011". Il Governo Monti si è insediato a novembre 2011, dunque è evidente l'errore.
Un presidente dell'ISTAT che non è stato in grado di valutare quanto gli era stato chiesto di fare e di trarne un dato statistico da sottoporre al Governo Monti in modo da equiparare le ricche prebende dei politici eletti italiani a quelle (meno ricche) dei politici eletti europei!
Ora per questa incapacità è stato premiato!
Da questo blog:

domenica 11 dicembre 2011


Argomento caldo, anzi caldissimo!

Da: Il Tempo.it Alberto Di Majo 11/12/2011

Niente tagli alla Casta 

Rivolta degli onorevoli

"ONOREVOLI" ALLA BUVETTE  della CAMERA

Nella manovra ridotte le indennità. Il presidente Fini: norma scritta male.

Il governo Monti ci ha provato. Al comma 7 dell'articolo 23 la manovra stabilisce che dal 1° gennaio 2012 gli stipendi di amministratori, sindaci, consiglieri e parlamentari siano equiparati a quelli europei. Nel caso di deputati e senatori 5.339 euro al mese netti. Invece dei quasi 12 mila che si mettono in tasca ora. Il provvedimento ha suscitato la rivolta degli onorevoli. È stato il presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini, a chiarire che si tratta di una scelta «inopportuna»: Camera e Senato, infatti, hanno piena autonomia di bilancio. Dunque soltanto loro possono decidere se tagliare gli stipendi o no. Tra l'altro c'è una Commissione specifica, guidata dal presidente dell'Istat Giovannini, che, prima di qualsiasi modifica, fornirà uno studio esaustivo sugli stipendi dei politici italiani e di quelli europei. Ma la questione è più complessa. Perché lo stipendio dei parlamentari è, propriamente, soltanto l'«indennità», poco meno di 5 mila euro netti al mese. Gli altri 7 mila e più sono frutto di altre voci, come la «diaria», cioè le spese per il soggiorno a Roma (3.690 euro al mese) il «rapporto eletto-elettori», poco più di 3.500 euro netti al mese per organizzare eventi politici. Infine 4.090 euro per la segreteria, che tanti parlamentari trasferiscono soltanto in parte ai propri collaboratori. Dunque ridurre l'indennità e portarla al livello europeo non sarebbe un sacrificio, visto che è già vicina ai valori degli altri parlamentari dei Paesi dell'Ue. Piuttosto si dovrebbero diminuire le altre dotazioni. Ma possono farlo soltanto le assemblee di Montecitorio e Palazzo Madama. Lo chiarisce Fini: «Escludo che nel Parlamento ci possa essere un'azione dilatoria o di contrasto nei confronti di quello che inopportunamente il governo ha inserito nel decreto: la riforma delle indennità e del trattamento economico degli stipendi dei parlamentari, adeguandoli alla media di quelli degli altri Paesi europei». Fini ha ricordato la Commissione che dovrà «individuare una modalità che non si discosti troppo da quella già in atto negli altri Paesi europei». Poi ha aggiunto: «Questa Commissione terminerà il proprio lavoro nel più breve tempo possibile. Mi auguro che lo faccia nelle prossime settimane, dopodiché le due Camere tradurranno in apposite norme interne il risultato dei lavori. Nel decreto del governo la norma era stata scritta male nel senso che non è possibile intervenire per decreto nell'ambito di questioni che sono di competenza esclusiva delle Camere». Secondo il numero uno di Montecitorio «il governo è perfettamente consapevole dell'errore e la norma sarà corretta». Niente da fare, insomma. Gli stipendi dei parlamentari per ora non si toccano. Netto anche il vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Massimo Corsaro, che precisa: «Non sarà un rinvio». «Entro trenta giorni» dalla presentazione del lavoro della Commissione, il Parlamento deciderà le riduzioni. Anzi, ha proseguito Corsaro, «noi parlamentari vogliamo dare garanzie che ci sarà l'adeguamento degli stipendi e che sarà fatto in tempi certi». Ma se l'indennità risulterà minore di quella degli altri parlamentari europei? L'aumenteranno? O, piuttosto, taglieranno la diaria e le altre voci? Non si sa. C'è chi s'indigna: «Nella drammatica crisi che vivono le famiglie italiane è francamente indecente la "rivolta" di alcuni parlamentari contro il taglio dell'indennità», tuona il leader dei Verdi Angelo Bonelli. Sì ai tagli anche dall'ex ministro Gelmini (Pdl) e dall'esponente Pd Matteo Renzi, che si sfoga su twitter: «È stato superato il senso del pudore». Ma c'è chi fa opposizione, anonima«Sa quanto ho speso per arrivare in Parlamento?»(Ha fatto un investimento!! Altro che studiare per lauree, specializzazioni, pubblici concorsi!! Raccattare voti per andare in Parlamento o al Senato è il vero investimento!!)

Qualche voce sana si è levata fra quelli della Casta: le parole INDECENTE, SUPERATO IL SENSO DEL PUDORE, sono più che adeguate allo spettacolo che danno coloro che vorrebbero essere chiamati ONOREVOLI.
Non ci riuscì Borghesi per ben due volte (vedere i miei post precedenti sulle spese che sosteniamo per mantenere i disonorevoli: Legge di iniziativa popolare, Finanziamento pubblico ai partiti contro il referendum, Bossi:'La gente ci ammazza') ed ora sono con le spalle al muro ma difendono a colpi di "correttezza delle procedure" i loro privilegi.
Spero che gli italiani si ricorderanno, quando andranno a votare di nuovo, di chi vanno a mettere su quegli scranni.

Emma Bonino


Governo: Emma Bonino, la radicale 'ribelle' alla Farnesina


AGI) - Roma, 27 apr. - Naturalmente ribelle, apprezzata nella comunita' internazionale, determinata nel perseguimento degli obiettivi della propria agenda. In una parola: radicale, piu' radicale, forse, dello stesso compagno politico di una vita, Marco Pannella. Emma Bonino, ministro degli Esteri del governo guidato da Enrico Letta, e' nata a Bra in provincia di Cuneo il 9 marzo 1948. Non sembra, ma pure lei e' una bocconiana, anche se sembra aver fatto di tutto per far dimenticare l'immagine fredda e compassata che molti attribuiscono ai laureati di quell'universita'. D'altronde quella scelta fu quasi obbligata: "Cercavo -ha raccontato a Correva l'anno- l'unica facolta' che non esisteva a Torino, cosi' non sarei dovuta rientrare a casa la sera dopo le lezioni". La tesi, trascorso un Sessantotto lontano dalle piazze, nel 1972 fu su Malcom X, il leader storico della minoranza nera americana, il piu' radicale, il piu' intransigente. Emma Bonino la preparo' a New York, nelle ore libere dal suo lavoro di commessa in un negozio di scarpe. A 24 anni la linea d'ombra che sara' quasi costretta a varcare da un fatto drammatico. "A 24 anni ho fatto l'amore senza essere sposata. Mi spiegarono che avrei dovuto premunirmi ma un ginecologo mi aveva detto che ero sterile. Ma non lo ero e mi disse che con 500.000 lire potevo abortire". In quelle ore nasce la "compagna" Emma Bonino, il cui percorso incrocia quello dei radicali di Gianfranco Spadaccia, Adele Faccio e Marco Pannella nella battaglia per la liberalizzazione dell'interruzione di gravidanza. "Erano gli unici che si occupavano di interruzione di gravidanza, Marco mi guardava con diffidenza", racconta. Nel 1976 Bonino diventa deputato, ha 28 anni. Era la stagione delle battaglie per i diritti civili ed Emma aveva collaborato con il CISA - il Centro per l'informazione, la sterilizzazione e l'aborto fondato da Adele Faccio - nelle cui cliniche clandestine, utilizzando il metodo Karman, si assistevano le donne che non avevano i mezzi per pagare i "cucchiai d'oro", o per volare all'estero per poter abortire.
  La sua presenza nel Parlamento italiano e' stata, da allora, pressoche' ininterrotta, ma a questa si e' aggiunta una proiezione internazionale che la porto' alla carica di commissario europeo nel 1994 e poi alla guida del ministero per il Commercio internazionale nel secondo governo Prodi. Fino alle elezioni politiche del 2006 ha fatto la spola tra le sedi di lavoro dell'Unione europea e Il Cairo, dove ha studiato l'arabo e al focus sui diritti civili ha aggiunto la conoscenza dei temi che agitano il Medio Oriente. I diritti civili, e in particolare delle donne, sono l'architrave della politica estera di Emma Bonino, spesso candidata dagli esiti di diversi sondaggi anche al Quirinale.
  "Senza diritti civili e liberta' -scrive nel proprio sito web- non c'e' possibilita' ne' speranza neanche di sviluppo economico". Durante una missione umanitaria a Cuba, nel maggio 1995, Bonino aveva incontrato Fidel Castro e, in presenza del corpo diplomatico europeo, gli aveva sottoposto il grave problema del rispetto dei diritti umani, soprattutto quelli degli oppositori del regime. Alla partenza della missione, Castro liberera' sei detenuti politici che erano stati oggetto di una campagna internazionale promossa dalla stessa Emma Bonino quando era Segretaria del Partito Radicale Transnazionale. Le battaglie degli anni successivi sono in linea con questa strategia: la moratoria globale della pena di morte, la battaglia contro le mutilazioni genitali femminili, quella per il Tribunale penale internazionale.

Emma Bonino in una copertina di Elle

venerdì 26 aprile 2013

Allarme rosso: il residuato di Craxi riciccia ancora!

Da: Corriere della Sera.it
Il premier in pectore avrebbe riservato a sé la scelta in tre dicasteri chiave, in sintonia con il presidente Giorgio Napolitano: Economia, Interni e Giustizia. Al primo resta forte la candidatura di Giuliano Amato, caldeggiata dal capo dello Stato...

da: WordPress.com - Becapo

Da: Il Giornale.it

La verità sulla pensione

"È falso che io percepisco una pensione di 31mila euro al mese. È una notizia che serve solo per farmi del male". E puntualizza: "I 31mila euro di cui si parla cumulano la pensione con un vitalizio che ogni mese io destino a delle attività di beneficenza. Se si continua così si fa passare l’unico parlamentare che ha rinunciato al proprio vitalizio come percettore di prebende". Poi precisa: "La mia pensione è di 22mila euro lorde che al netto diventano 11.500 euro. Una pensione per niente bassa, ma il problema dell’Italia non è che esistono pensioni da 11mila euro, ma che ci sono persone che a prescindere dal loro merito sono schiacciate ai livelli più bassi".



Da: Wikipedia
il suo Governo approvò, l'11 luglio 1992, un decreto legge da 30.000 miliardi di lire in cui tra le altre cose veniva deliberato (retroattivamente al 9 luglio) il prelievo forzoso del 6‰ dai conti correnti bancari per un "interesse di straordinario rilievo", in relazione a "una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica"[4]
Dopo aver perso pesantemente la battaglia contro la svalutazione della lira, nell'autunno dello stesso anno varò una manovra finanziaria "lacrime e sangue" da 93.000[5] miliardi di lire (contenente tagli di spesa e incrementi delle imposte), per frenare l'ascesa del deficit pubblico,

La vecchia nomenclatura galleggia, galleggia e si propone e ripropone in varie forme...
Poveri noi...

25 aprile 2013


Da: Il Tempo.it
26/04/2013 h. 06:02

Grillo : «Il 25 aprile ormai è morto»

La polemica La replica di Boldrini: «Venga qui a vedere gli italiani liberi» La presidente della Camera propone «l’abolizione del segreto di Stato»


«Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bildeberg il 25 aprile è morto, nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto, nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto, nella dittatura dei partiti il 25 aprile è morto, nell'informazione corrotta il 25 aprile è morto, nel tradimento della Costituzione il 25 aprile è morto, nell'inciucio tra il pdl e il pdmenoelle il 25 aprile è morto». Difficile pensare che Nomadi e Francesco Guccini presterebbero la base musicale per canticchiare le ultime invettive di Beppe Grillo, anche se la metrica sembra un po’ scopiazzata nel lungo post dedicato all'anniversario della Liberazione. Grillo sul suo blog ha continuato comunque ad attaccare: «Nella rielezione di Napolitano e il passaggio di fatto a una Repubblica presidenziale il 25 aprile è morto, nell'abbraccio tra Bersani e Alfano il 25 aprile è morto, nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto, nella resurrezione di Amato, il tesoriere di Bottino Craxi, il 25 aprile è morto, nei disoccupati, nelle fabbriche che chiudono, nei tagli alla Scuola e alla Sanità il 25 aprile è morto, nei riti ruffiani e falsi che oggi si celebrano in suo nome il 25 aprile è morto, nel grande saccheggio impunito del Monte dei Paschi di Siena il 25 aprile è morto, nel debito pubblico colossale dovuto agli sprechi e ai privilegi dei politici il 25 aprile è morto». Un anniversario della Liberazione che Grillo evita di celebrare. «Restiamo in silenzio con il rispetto dovuto ai defunti. Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere». Un attacco a 360 gradi che non poteva passare sotto silenzio. La prima a replicare in maniera secca è stata la presidente della Camera, Laura Boldrini. «Il 25 aprile non è una festa morta. L'Italia non può perdere la speranza, ce la deve fare. Per il 25 aprile c'è tanta Italia in piazza». Ma la presidente della Camera, parlando a Milano ha anche lanciato una proposta, abolire il segreto di Stato. «Mi unisco a chi chiede l'abrogazione completa e definitiva del segreto di Stato per i reati di strage del terrorismo, perché in un paese civile verità e giustizia non si possono né barattare né calpestare».
Ma sono state soprattutto le frasi di Beppe Grillo ad «agitare» il dibattito politico. Lucio Malan, questore al Senato ed esponente del Pdl, ha sottolineato che «le farneticazioni di Beppe Grillo sulla Festa della Liberazione dimostrano ancora una volta che a lui della libertà e della democrazia non interessa nulla. Ma tanti italiani, americani, inglesi, polacchi, australiani, neozelandesi e altri ancora, settant'anni fa hanno combattuto con coraggio e sono morti perché noi oggi fossimo liberi di scegliere, senza le imposizioni di un dittatore, come l'ex comico genovese aspira a diventare».
La definizione di becchino, dopo tutte quelle morti annunciate, a Grillo arriva dal leader di Sel Nichi Vendola. «Grillo ogni giorno annuncia la morte di qualcuno o di qualcosa. Non so se gli giova questo ruolo di becchino planetario», ha detto. «Come fa a celebrare il funerale del 25 aprile? Non c'è futuro democratico senza la culla del 25 aprile», ha concluso. E in tarda serata è arrivata anche la risposta del premier incaricato Enrico Letta: «Dite a Grillo che Dio è morto ma dopo tre giorni è risorto. Perché questo lui non l'ha detto». Il populismo di Grillo agita le masse anche nei commenti al suo blog. Cattura, attira, conquista quella parte di cittadini che non sa riconoscere nel passato le basi di una società che ha conquistato indipendenza e democrazia. Ma non a tutti coloro che hanno votato Grillo piacciono queste esternazioni.

Fabio Capolla 

Nella tragica situazione economica in cui il Paese versa non c'erano altre vie di uscita: un Governo lo dovevamo avere.
La nave lasciata senza timoniere si sarebbe infranta sugli scogli.

Per il resto Grillo ha ragione, perché quello che scrive è la verità: Guccini o meno, questa è la verità.

Dargli del becchino come fa Nicola Vendola, politico e uomo che stimo, è un'opinione. Ciascuno ha la sua.

Lucio Malan dice che farnetica: la scorciatoia per difendersi dalla verità è tacciare di pazzia chi la dice. Chi ha il coraggio di dirla in un mondo di ipocriti.

Enrico Letta cita Dio, da cattolico naturalmente, perché per lui Dio può morire e risorgere.

Sono nata cattolica ma credo che un Dio che ha creato tale immenso e complesso Universo non muore e non risorge.
La favola consolatoria la lascio a chi non sa affrontare la realtà o a chi la usa per i propri comodi.

La Boldrini è l'unica che ha avuto il coraggio di dire una cosa vera e giusta:  «Mi unisco a chi chiede l'abrogazione completa e definitiva del segreto di Stato per i reati di strage del terrorismo, perché in un paese civile verità e giustizia non si possono né barattare né calpestare».

giovedì 25 aprile 2013

Stranita umanità


Da: la Raccolta di novelle "Le Verità nascoste, racconti comici ma non troppo..."


Stranita umanità

La donna dalla voce di gatta sfiatata appena lo vide lo agganciò e dopo poco già si davano del tu come fossero vecchi amici. Invece non sapevano assolutamente nulla l’uno dell’altra.
Maria giocava con il suo nipotino in giardino: lui, cinque anni, voleva che lei facesse canestro per lui. Ma lei non ci riusciva. Non era mai stata un tipo sportivo e non riusciva ad infilare la palla in quel canestro che qualcuno dei suoi figli aveva inchiodato in alto, sul tronco di un superbo pino.
“Dai, dai!” Incitava il bambino.
“Non ci riesco Enrico – rise la nonna – è troppo alto per te ma anche per me!”
Allora ci riprovò lui, ma la palla ricadde dopo essere passata sotto il canestro. 
“E dai nonna, fallo tu!”
Lei rise divertita da quel gioco: “Vuoi che io lo faccia per te, sono il tuo alter ego!” Non faceva niente se il bimbo non conosceva quell’espressione, Maria pensava che parlando con ricchezza di vocaboli  i piccoli imparavano più parole e concetti.
Dietro la siepe c’era il nuovo vicino con qualcuno, forse il fratello che, sentendo quelle voci chiese: “Chi è? La signora?”
“Sì”
“E com’è?
“Scema.”
Maria sentì perché quel “Scema” era stato detto con voce alta e sicura.
Se si potesse disegnare il pensiero come nei fumetti, sopra la testa della donna sarebbe comparso un punto interrogativo.
“Sarà per l’alter ego?” Si chiese. Ma le sembrava esagerato, ed un giudizio così sicuro sulla sua intelligenza le sembrava affrettato data la loro scarsa conoscenza che, per il momento, si era limitata ad un saluto.
Pensò ad una malevola presentazione da parte della precedente proprietaria che era stata, fra l’altro, sua amica. Un’amicizia mediata da una ospite fissa di quella donna, una sua amica dai tempi del liceo, di ben altra fatta, che ancora la gratificava della sua stima ed amicizia. La precedente proprietaria a Maria non piaceva perché, pur avendo avuto un bimbo non riconosciuto dal padre, aveva continuato, come prima di averlo, a far entrare ed uscire uomini dalla sua vita e, con molta superficialità, aveva detto che teneva il conto ed ormai era  arrivata a settanta e passa, quasi ottanta: sotto gli occhi smarriti di quel povero bambino che vedeva sempre facce nuove chiudersi in camera con sua madre. L’amica ospite era diversa e tramite lei Maria aveva accettato anche quella insulsa sciagurata. Finché, avendo fissa dimora altrove, non aveva cominciato ad affittare la casa, e sempre a gente losca. Uno di questi, appresero dal maresciallo che comandava la locale stazione dei carabinieri, era un piccolo truffatorello, con precedenti penali di gioventù, quando abitava a Torpignattara, di furto di autoradio: pare fosse la sua specialità. Ora temevano che avesse fatto il salto di qualità nel campo degli stupefacenti. D’accordo con il suo equivoco inquilino la scomoda vicina ed amica denunciò ai vigili lo spostamento, peraltro preannunciatole, di un box che il marito di Maria stava effettuando da un lato ad un altro del giardino. Dovettero smontarlo. Al telefono la sciagurata si faceva negare a Maria, che voleva chiederle spiegazioni di quel comportamento insensato ed ostile. La scomoda amicizia finì e l’amica comune che aveva fatto da legante tentò di giustificarla dicendo: “E’ impazzita. Lei è fatta così, ogni tanto impazzisce.”
“Figuriamoci se una così può dare della scema a me!! “ Pensò la donna, addebitando il lapidario giudizio del nuovo vicino alla ex proprietaria .
Ma si  sbagliava Maria, e lo capì quando il giorno dopo sentì la voce da gatta sfiatata di Milva che chiamava per nome il nuovo vicino, come se lo conoscesse da una vita: “Francooooo! Sono andata per te per il gas….” Non sentì altro, ma le bastò. Capì da chi veniva quel giudizio insultante perché conosceva le stranezze e l’ostilità di quella donna nevrotica, abbandonata dal marito ormai stufo della sua nevrosi, che provava astio verso di lei che aveva dimostrato di saper vivere serenamente e semplicemente. Milva voleva darsi arie, si atteggiava a persona importante, anche se non era buona a nulla, e si riteneva più su di Maria. 
Poi vide che la modesta Maria lavorava, aveva una bella famiglia unita e, senza spendere tanti soldi, sapeva anche essere sempre a posto, sempre sobriamente elegante. Quando il marito non tornò più a casa la sua frustrazione, di fronte alla vicina che voleva ritenere inferiore a lei, scoppiò. Quando la incrociava non la salutava e diceva a tutti che era scema e matta. Intanto continuava ad imbottirsi di psicofarmaci.
“Ma questo Franco deve essere un cretino patentato, - pensava la semplice Maria – per sposare un giudizio altrui al punto tale da farlo proprio, senza conoscere la persona che etichetta in questo modo. Io i miei giudizi sugli altri me li formo con l’esperienza. Come si fa a spingersi a spararli così, con sicurezza, quando non sa nemmeno chi è Milva: una povera nevrotica che vive di ansiolitici e sonniferi!” 
Il cretino in questione aveva detto di essere un ispettore di una polizia specializzata nei problemi di immigrazione. Cominciò subito a darsi grandi arie girando per il suo giardino urlando telefonate importanti sul suo cellulare, o almeno lui le riteneva tali da essere di curiosità ed interesse per i vicini. Aveva dato il suo biglietto da visita con lo stemma della Polizia di Stato a Maria, girava in camicia in modo che si vedesse l’imbracatura con la pistola. Tutte cose che rafforzarono l’idea in Maria e la sua famiglia che fosse proprio un cretino.
Un giorno le parlò con aria importante di Milva chiamandola: “La signora della famiglia Beccaccini.”
“Forse intende la famiglia Fiorentini…” Lo corresse con ironica pietà, che lui non notò, Maria. 
“Non lo so, io la conosco come Beccaccini…”
“E’ il suo cognome da ragazza, ma se lei parla della famiglia, allora deve dire Fiorentini, così si chiama il marito e così si chiamano i figli.” 
“Questo stupido non sa nemmeno come si chiamano perché la nevrotica, visto che il marito se ne è andato da poco, gli avrà detto il suo nome da ragazza: prima però si pavoneggiava chiamandosi in terza persona “la signora Fiorentini”, come se suo marito fosse Frà Cavolo da Velletri e non soltanto un Dirigente mazzettaro, come ha confessato lui stesso, durante una cena, ai loro vicini e “amici”, i Sigg.ri Bruni, i quali  si sono subito premurati di ridircelo appena ci hanno conosciuti. Però questo cretino nuovo nuovo beve e fa suoi i giudizi di Milva, di cui, come sta dimostrando, non sa nulla …” Pensava la donna mentre lo guardava.

Uscendo Maria incrociò il poliziotto che indossava un’imbracatura da rocciatore e stava parlando con suo marito fuori dai cancelli delle rispettive abitazioni. Ne dedusse che la usava per arrampicarsi sugli alberi per potarli e gettò un’occhiata all’interno del suo giardino dove, in effetti, giacevano alcuni rami di pino in terra; vide anche una donna bionda ed un bambino altrettanto biondo e, per essere gentile e far vedere che si interessava a lui, nonostante il non lusinghiero giudizio sulla sua intelligenza, chiese: “E’ il suo bambino? Quanti anni ha?”
“Sì è mio figlio: Giacinta gli vuole bene come fosse suo. Io sono divorziato.”
Da questo fu chiaro che la donna, anche se aveva in comune con il bimbo il colore dei capelli, non era sua madre.

Il bimbo poi sparì ed anche la donna, anche se lei veniva ogni tanto. 
“Mio figlio vive in Colombia con la madre che è di lì.” Disse Franco un’altra volta.

Poi la bionda Giacinta venne a vivere lì. 

Uscendo un giorno Maria sentì la voce del vicino che parlava con tono altissimo al telefono, tanto da sentirsi fuori dal cancello. Si voltò e vide che teneva la finestra spalancata, girava a torso nudo con un telefono fisso in mano, trascinando un lungo filo e parlando diceva: “Ma non è vero che non mi facevo trovare, non è così….”
Maria infilò l’automobile e se ne andò prima possibile. Non voleva essere coinvolta in altre pazzie dei suoi vicini: aveva già fatto altre esperienze ed ormai riconosceva subito le stranezze.

Qualche tempo dopo, sempre uscendo, (purtroppo doveva passare per forza da lì, non avendo comode uscite sul retro che consentissero di eclissarsi alla chetichella), vide la bionda che (da un po’ di tempo non si vedeva più, pur abitando con Franco) stava fuori dal suo cancello chiuso guardando i cani che si sollevavano sulle zampe dall’interno, scodinzolando ed abbaiando.
Maria non capì cosa stesse facendo lì fuori, guardando i cani così intenta e con le braccia conserte, ma non poté non darle il saluto, cercando nel contempo di risalire in auto dopo aver chiuso il proprio cancello.
Quella sembrò non aspettare altro e, indicando con aria desolata i cani, disse con sufficienza: “Sono venuta a dar da mangiare a queste povere bestie.” Come se Maria dovesse essere edotta che lei non abitava più lì.
Di matti che fanno casini e che pensano che il mondo ruoti intorno a loro e che gli altri non abbiano altro da fare che interessarsene, Maria aveva già le tasche piene. Fece finta di niente pensando: “Questa crede che è così importante che le cose sue sono uscite sul giornale? Per me abitava qui e se non parla chiaro non sarò io di certo a farle domande.”  Le chiese con tono salottiero: “A quando le ferie?” Ed avuta una risposta qualsiasi con un sorriso si eclissò.
“Che si pagassero lo psicanalista se hanno dei problemi. Ma che razza di comportamenti! Vivono in modo disordinato e ti parlano come se tu dovessi essere informata di tutti i cazzi loro! Quando di te non sanno niente ma ti definiscono “scema”, senza ragione alcuna, o “pazza” come ho sentito con le mie orecchie dire proprio da questa pazza vera, visto come vive…”  Pensava con sincera e schietta cattiveria guidando.

Un giorno il suo convivente era venuto a chiedere qualcosa a loro, era d’estate e lei in casa portava una maglietta di filo che faceva intravedere il seno che Maria, nonostante avesse cinquant’anni, aveva bello sodo e dritto… Forse l’uomo era rimasto turbato, fatto è che, nel rientrare in casa l’aveva detto alla sua convivente e Maria, che l’aveva riaccompagnato per pura cortesia fino al cancello e stava percorrendo il suo vialetto per rientrare in casa, lo sentì ed udì anche il commento di Giacinta:”Se è pazza…” 
Di nuovo il punto interrogativo insieme ad uno esclamativo comparve nel pensiero della donna: 
“Ma pazza sarà lei e quello scemo con cui vive!! Ma cosa vogliono questi? Si presenta in casa mia per chiedere una cortesia a mio marito e che debbo fare io, mi nascondo o mi cambio di abito?” 
Raccontò a suo marito quello che aveva sentito e lui sorrise e le disse: “In casa tua tu stai come ti pare. Se lui si turba perché hai i capezzoli a punta peggio per lui: con quello che si vede per la strada poi…”
“Non ne parliamo: reggiseni che spuntano come vuole la moda, abiti che sono come le sottovesti di una volta, vanno in giro a tutte le età come se stessero al mare… per la città però. Io vesto in modo classico, ma a casa mia con il caldo voglio stare comoda.”
“Poi non è che aspettassimo visite, – concluse il marito con indifferenza – fregatene.”

Poi la bionda tornò.

Franco e Giacinta ebbero una bambina e Maria portò loro un pensierino, anche perché la bionda carinamente aveva regalato un pagliaccetto al suo secondo nipotino quando era nato.
Un giorno vennero tutti e tre a far loro visita e la bionda raccontò che le avevano trovato un tumore all’utero quando la bimba era nata, disse che “aveva rischiato”, ma il medico, prontamente, lo aveva tolto. Maria le fece tanti auguri di buona salute. 

Una domenica che stavano tutti a vedere una importante partita di calcio e Maria, non interessata, stava stendendo i panni sul balcone, Franco suonò al loro cancello, lei chiese di cosa avesse bisogno e quello, pallido e con l’aria tirata, disse: “Mi può chiamare suo marito?” Lei non gli aveva mai concesso il “tu” che Milva gli aveva dato “espresso”.
Suo malgrado andò a disturbare gli “sportivi” incollati sul televisore a seguire la palla:
“Scusate – esordì – ma c’è il vicino, Franco, che vuole uno di voi, anzi vuole te.” Disse rivolta a suo marito.
“Ma che cazz… vuole questo, proprio mo’…” Rispose il marito senza staccare gli occhi dal televisore.
“Non lo so, ma aveva un’aria…”
“Un’aria del cazzo! Ma proprio adesso? Ma questo non li segue gli Europei?!
“Ma io che ne so.” Concluse Maria.
Suo marito si alzò e lo seguì anche suo figlio che, pur non vivendo con loro, era venuto a vedere la partita con il padre.
Andarono al cancello e Maria tornò sul balcone a continuare la sua faccenda domestica.
Da lì sentì la seguente discussione:
Franco, il poliziotto, tremante di rabbia, pallidissimo: “Avete lasciato la macchina davanti al cancello ed i miei ospiti hanno faticato ad entrare in casa mia!”
Il figlio di Maria: “Ma è davanti al nostro cancello, non davanti al suo… Peraltro è uno spazio definito nel rogito notarile di proprietà privata.”
“Sì, ma c’è scritto anche che, pur essendo di proprietà privata, deve lasciare spazio per la manovra agli altri..."
“Ma l’ha lasciato, – a questo punto il marito, superscocciato dal dover star lì mentre la partita si svolgeva, imbufalito perse la sua solita formale cortesia – se i suoi ospiti sono imbranati che è colpa nostra? Ci passa un carroarmato, ci passa!”
“Ma mi sembra che, comunque, sono entrati.” Osservò il figlio, che aveva visto un po’ di gente e di auto all’interno del giardino di Franco.
Il marito di Maria girò le spalle allo scocciatore facendo un gesto verso l’alto con il braccio e si precipitò a vedere se nel frattempo avevano fatto gol…. Lasciando il figlio a discutere con l’uomo che continuava a tremare pallido e furente.
“Sono entrati ma faticando nel fare la manovra!” Stava dicendo.
“Mi dispiace, – disse il giovane a questo punto – ma sono arrivato all’ultimo minuto e la partita stava per cominciare, altrimenti l’avrei messa dentro. Comunque lo spazio per la manovra c’era…”
“Oggi io mi sono sposato con Giacinta… Capisce?!”
“Auguri!” Disse il giovane e corse dentro con lo stesso spirito del padre: sperando che non ci fossero stati gol.
“Auguri! – Disse Maria dal balcone. – Non lo sapevamo. Auguri ancora.”

A partita finita i commenti si sprecarono.
Il giudizio migliore del marito fu: “Solo uno stronzo viene a rompere i coglioni mentre la gente sta seguendo gli Europei. Anche se lui non segue il calcio è un evento che si sente anche dalle case vicine. Ma non li sente gli urli?”
“Ma si sposano adesso?” Chiese il figlio. “Ma non avevano già una bambina? Lui era divorziato mi pare, no? Però in un giorno del genere uno è allegro, felice, e passa sopra a scemenze tipo la macchina del vicino che dà fastidio alla manovra. Io ero così felice il giorno del mio matrimonio che ero ben disposto verso il mondo intero… Lui era pallido, tremava… E’ incredibile.”
La pensierosa Maria disse: “Per me non si voleva sposare. Lei l’ha indotto con quella storia del tumore che poi era una cosa benigna… E quello non stava tanto felice per questo.”
“Ma sti’ cazzi! E viene a sfogarsi qui sto’ pazzo?!” Concluse il marito.

Quando la bionda sparì definitivamente con la bambina, gli incarogniti vicini si guardarono bene dal fare domande, anche se, abbassata l’arroganza, Franco provò timidamente a far loro un po’ pena. Ma i vicini avevano alzato un muro di distacco.
Eventi precedenti, che avevano vissuto con il vicinato, li avevano portati a quel punto.

Ad esempio la precedente proprietaria con la storia del box, dopo che le avevano dato la loro amicizia e sopportato infinite follie. Come quella volta che l'avevano invitata con il suo bambino per il giorno di S. Stefano, sapendoli soli, e dopo una telefonata in cui diceva che stava arrivando da Roma, era sparita. Il marito di Maria l’era andata a cercare lungo la strada temendo in un guasto dell’auto. Non c’erano ancora i cellulari ma molti telefoni a gettone e lei, per una ruota mezza sgonfia, aveva deciso di tornare nella casa romana dove, finalmente, Maria riuscì a contattarla. In realtà rispose il figlio che disse la ragione del rientro. “Ma non potevate telefonare?” Chiese allibita Maria. “Sono le tre e noi non abbiamo mangiato per aspettarvi, il pranzo della festa si è raffreddato e mio marito è per strada a cercarvi.” 
O quella volta che, non si sa come, era caduta dal vialetto della sua villetta, adiacente alla loro, nella sottostante rampa delle auto, e Maria l’aveva caricata in auto e portata in ospedale, rimanendo con lei e riaccompagnandola  poi a casa.

Amici della sciagurata, che lei aveva loro presentati, entrambi separati con figli, erano venuti a vivere lì vicino e suonavano al loro cancello in ogni ora, anche quelle del riposo, per chiedere ogni tipo di aiuto e di favore. La loro convivenza era durata solo due anni ed avevano cercato anche di coinvolgerli nelle loro diatribe.
Prima di unirsi in questa rapida ed infelice convivenza, questa coppia di separati, veniva nella villetta della sciagurata che dava loro le chiavi per usarla come garçonnière.
Non era l’unica coppia a cui le dava e nella casa c’era un certo via vai…
A Maria ed alla sua famiglia aveva chiesto la cortesia di tenere un mazzo di chiavi per la sua comodità: “Se deve venire un operaio per fare qualche intervento basta che gli telefono da Roma e voi gli aprite, così non sono costretta a venire su.”  Aveva motivato la sua richiesta ringraziandoli per il disturbo. Ma aveva dimenticato di dire che altre chiavi le dava ai suoi amici, spostati come lei, per altri usi.
Le prime volte, allarmati, avevano temuto che fossero entrati i ladri. Poi, guardando preoccupati dalla loro casa, si erano resi conto che l’intrusione era di altra natura.
Erano già molto seccati con la loro vicina per aver dato loro quell’incomodo delle chiavi, senza avvertirli degli altri usi a cui adibiva la casa, quando, una sera che stavano cenando con dei loro parenti, la sciagurata suonò al loro campanello.
“Chi sarà a quest’ora?” Si chiesero un po’ tutti.
Andò ad aprire Maria e, visto che era la scomoda vicina a cui, grazie alla sua ex compagna di scuola che veniva spesso come sua ospite, avevano dato la loro amicizia, sia pure con una certa riserva, la fece accomodare in ingresso. Quella, senza scusarsi per l’ora ed il disturbo, disse che doveva parlare loro di una cosa che era accaduta, ma che voleva che ci fosse anche suo marito.
Doveva essere qualcosa di molto grave per  costringere delle persone ad interrompere la cena, con l’aggravante che avevano degli ospiti.
Maria scese in taverna e chiese a suo marito di salire in ingresso, mentre i loro parenti chiedevano: “Ma che è successo?”
I due attoniti vicini si sentirono fare il seguente racconto:
“Oggi arrivando ho trovato delle feci nel bagno e dei peli nel bidet. Dato che voi avete le chiavi volevo sapere se ne sapete qualcosa.” Era seria e per nulla in imbarazzo per aver interrotto la cena ai due e per essere piombata in casa loro a quell’ora.
I due la guardavano basiti. Pensavano che fosse successo qualcosa di grave e mai, neppure con la più sfrenata fantasia, avrebbero pensato di sentirsi proporre un simile problema!
Certo l’educazione li inibì al punto tale da non farli reagire come molti avrebbero fatto e, forse, sarebbe stato giusto fare e, nel loro intimo, pensarono di fare ma non fecero, cioè dirle: 
“Ma, brutta matta, ti presenti qui mentre stiamo cenando, nemmeno ti scusi, ci fai mangiare freddo e lasciare i nostri parenti da soli per dirci questo?!! Ma che cavolo ne sappiamo noi di quello che succede dentro quella specie di bordello che è casa tua? Noi abbiamo le chiavi? Ma riprenditele subito, per noi sono un peso, un fastidio ed una responsabilità, visto il via vai che c’è in quella casa. Ma vallo a chiedere a quegli zozzoni a cui dai le chiavi per far loro favori! Noi te lo facciamo il favore e qui non si è visto mai un operaio, perciò riprendetele e vai affanc……!”
Invece i poveretti risposero educatamente che non ne sapevano nulla, che in quella casa ovviamente non erano mai entrati, avendo due bagni a casa loro….
Quando ridiscesero, mangiando la cena ormai gelata, i loro sbalorditi parenti dissero loro:
“Ma ridatele le chiavi. Questa è una pazza totale che proietta sugli altri il suo mondo sudicio, fatto di incontri furtivi… Avrà pensato che ci siete andati voi con qualcuno…”
“Allora è da camicia di forza! – Esclamò Maria indignata. – Come si fa a pensare che avendo mio marito qui io vada là con qualcuno o viceversa?!”
“Ognuno vede il mondo attraverso gli occhiali che porta sul naso, mia cara!” Concluse saggiamente suo marito.
Ma Maria non stette zitta e appena ebbe modo di incontrare l’unica amica saggia che quella sua dissennata vicina aveva e che era stata il tramite fra di loro, le raccontò tutto.
Forse per l’antica amicizia che la legava alla sua ex compagna di liceo, la saggia amica tentò una giustificazione all’assurdo: “Ma lei ve lo ha solo chiesto.” Come fosse normale.
“Mi stupisco proprio di questo, - insistette Maria – che senso aveva chiederlo a noi? Che noi andiamo ad usare i suoi bagni? O facciamo entrare persone che lei non ha autorizzato ad usarli?”
L’insensatezza del comportamento di quella folle si poteva spiegare solo con il dubbio di un uso improprio delle chiavi da parte loro. Ma qui Maria registrò nella comune amica una mancanza di censura dell’agire della sua antica compagna di scuola, cosa che fece pensare poi a lei ed a suo marito che, se erano così intime da tanto tempo, qualcosa in comune dovevano avere, anche se la saggia sembrava diversa. Questa, insieme a suo marito, anche lui ospite frequente della ex compagna di scuola di sua moglie, tentò una spiegazione minimale e banale del fatto che aveva provocato l’incongruo e grottesco comportamento della padrona di casa: “La domenica precedente eravamo venuti tutti insieme, sai, quando si è in tanti… Può darsi che qualcuno aveva già chiuso l’acqua e qualcun altro ha avuto bisogno all’ultimo minuto del bagno… Magari uno dei bambini…”
Maria non disse più niente, ma non poté fare a meno di pensare che i bambini non hanno peli del pube da lasciare nel bidet.

Insomma, l’elenco delle follie che avevano dovuto subire era lungo, ormai quei fatti ed altri li avevano cambiati ed avevano capito che non valeva la pena aiutare la gente la quale, lungi dall’esserti grata, dopo averti creato problemi, parla anche male di te.

Franco, frustrato dall’indifferenza di quei due vicini, aveva legato con un tale Carlo che aveva preso in affitto una casa di campagna, costruita totalmente abusiva, per viverci con la sua convivente, la bambina che avevano messo al mondo, il figlio di lei e la figlia di lui, nati dalle precedenti unioni. 
Franco ammirava Carlo perché addestrava cani all’attacco. Amici e conoscenti gli affidavano i cani per farli diventare aggressivi, scopo: la guardia.
Ne teneva dai cinque ai sei alla volta e, chiusi in gabbia o lasciati liberi, abbaiavano ferocemente per gran parte del tempo.
Inutile chiudere le finestre nell’andare a dormire: si sentivano ugualmente. In giardino era impossibile anche parlarsi, perché i latrati superavano le voci. A Franco questo non dava fastidio, anzi, apprezzava Carlo e, guardando oltre la testa di Maria che si lamentava del fatto che non si riusciva più a leggere un libro in giardino, né a sentire il piacevole canto degli uccellini, disse con alterigia: “Lui è Presidente dell’Associazione degli addestratori di cani”. Come se avesse detto “lui è Presidente dell’Associazione degli Ingegneri o dell’Associazione dei Medici Internisti"...
Inutile dire che Maria riferì a suo marito che commentò: “Hai capito?!!! E chi “cacchio” sarebbe? Chiunque può fondare un’Associazione, che so: “Associazione amatori del fringuello maschio!” Poi si autoelegge Presidente e trova sempre quattro scemi che si iscrivono per dare un senso alla propria inutile vita, al proprio vuoto mentale!”

Un giorno uno di questi cani morsicò Franco ad una mano. Lui cercò di non farlo arrivare agli antipatici vicini, i quali se ne accorsero lo stesso, e disse a Carlo di stare un po’ più attento con quei cani.
Un altro giorno si sentì un ospite di Carlo gridare perché uno dei cani l’aveva attaccato.
“Ride, questo ride (evidentemente si riferiva  al “Presidente dell’Associazione degli addestratori di cani”), ma sei scemo! Tu sei tutto matto! Questo non si rende conto… Sei pericoloso.. Tu non ti rendi conto!!”
Ma Franco trovava tutto questo normale. Quando uno dei figli di Maria si trovò a studiare nella casa dei genitori per avere un poco di tranquillità, (fino ad allora ce ne era stata), adirato inveì contro quel latrare continuo e Carlo gli rispose a parolacce. Chi era presente sentì il seguente scambio di battute:
Il figlio di Maria: “Ma basta! Non si riesce a fare niente con questo casino!”
Carlo: “Sono cani, hanno il diritto di abbaiare!”
“Ma cosa dice! Ma che è normale l’abbaiare furioso di cinque cani tutti insieme?!”
Carlo: “Ma non stare a rompere il cazzo!”
“A stronzo! Io non riesco a concentrarmi ed a studiare da dentro casa mia e sono io che rompo?”
Carlo: “Ecco così mi piaci! Se me dici stronzo me poi pure piacé!” Questo è il linguaggio che capisco! Potemo pure diventà amici!”
“Ma che razza di incivile è lei?! Come cavolo ragiona?!”
“Incivile a me?!! Ma io t’ammazzo!!”

Maria ed il marito erano in vacanza a Capri. Al ritorno, appreso l’episodio dal figlio, si recarono dai Carabinieri e sporsero denuncia per insulti e minacce nei riguardi del loro figlio ed esposero i fatti: questo Carlo addestrava cani all’attacco.
I Carabinieri fecero un sopralluogo. 
La convivente di Carlo, beffeggiando i denuncianti, raccontò ad amici, vicini e conoscenti che “persino i Carabinieri ridevano”. 
Nei giorni successivi suo figlio si esercitò in una fitta sassaiola diretta al giardino degli insofferenti ai latrati. Il marito di Maria trovò le piante del suo piccolo orto piene di sassi. Maria furibonda disse: “Se c’era qualcuno gli spaccava la testa questo incivile teppista!” I sassi arrivavano infatti superando il muro e la siepe, quindi il teppista di circa dodici, tredici anni, non poteva vedere chi c’era dalla parte opposta.
I Carabinieri dissero a Maria ed a suo marito che l’addestratore, convocato, era stato ammonito perché non aveva alcuna licenza per fare quello che stava facendo: cioè addestrare cani all'attacco dentro un terreno non autorizzato. Venne convocato anche il proprietario del terreno e della casa che Carlo aveva in affitto e quello disse che non ne sapeva nulla di questa attività che il suo affittuario aveva improntato nella sua casa e si indignò moltissimo.
Da quel momento Carlo, per ritorsione, non gli pagò più il mensile e parecchio tempo dopo se ne andò inseguito da citazioni per morosità da parte del locatore e da diffide dell’Autorità Giudiziaria per attività non autorizzata, maltrattamenti di animali e quant’altro.
Con incredibile superficialità Franco disse che Carlo se ne era andato perché era moroso. 
“Fortuna che “l’uomo di legge” lo ammirava, chissà se lo ammira pure ora!” Commentò acidamente Maria.

Durante quel contenzioso erano accadute molte cose.
Il figlio di Maria, indispettito per quel latrare continuo, aveva sparato in giardino alcuni mortaretti avanzati dal Capodanno nell’intento di spaventare i cani.
Carlo li aveva controdenunciati, scrivendo che aveva sentito degli spari e accusava il marito di Maria. Il quale, però, quel giorno era a Capri e non lo querelò perché lo riteneva non degno di altra attenzione ma, il suo amico poliziotto fece qualcosa  per cui avrebbe potuto essere denunciato per abuso di potere. Fece una ricerca usando i mezzi del suo ufficio per vedere se i vicini avevano un’arma e si presentò dai Carabinieri offrendosi come paciere fra le parti.
Maria ed il marito lo seppero dal Maresciallo dei Carabinieri, che lo riferì con un lieve sorriso di compatimento: aveva capito pure lui di avere a che fare con un cretino.
Immerso nel suo ruolo tipo “Ispettore Clouseau”, Franco si presentò dai vicini che avevano denunciato il suo amico Carlo i quali, nonostante i fastidi e gli indebiti commenti  denigratori su di loro, lo fecero accomodare nella loro graziosa veranda.
Franco: “ Sono stato dai Carabinieri ed ho parlato con Carlo: se potete ritirare la denuncia è meglio per tutti.”
Il marito di Maria, diffidente ed incazzato:” E perché? Noi non possiamo più godere del nostro giardino, non riusciamo neppure a parlarci se ci sediamo sui dondolini per prendere un po’ di sole in tranquillità…. Il suo caro amico ha minacciato mio figlio dicendo: “Io t’ammazzo!”. Mi sembra abbastanza.”
Franco: “Ma se voi ritirate la denuncia la ritira pure lui…”
L’altro: “Che fondamento ha la denuncia di questo signore? Lo potrei querelare perché ha scritto il falso: qui c’era mio figlio ed ha denunciato me che dai registri di un albergo risulto a Capri quel giorno! E’ ridicolo e grottesco e non voglio perdere tempo per i tribunali con un simile soggetto, altrimenti ho tutti gli elementi per fargliela pagare. Questa storia dei cani è vergognosa. Per dispetto ha divelto la rete e li ha fatti entrare per due volte nel mio giardino: ci hanno rotto due vasi, oltre tutto!”
Con un sorriso, che voleva essere furbo e conciliante insieme, Franco giocò quella che credeva essere una carta investigativa: ”Voi avete un fucile.”
A questo punto intervenne Maria: “Certo, era di mio padre ed è regolarmente denunciato. Lo ha lasciato al primo nipote maschio che non è cacciatore, dunque lo detengo io per ragioni affettive. Sta, smontato, nell’armadio. E allora?”
“Bèh, - il sorrisetto ora era proprio  alla “Clouseau” – potreste aver sparato con il fucile.”
Maria non si arrabbiò neppure, perché quell’uomo stava dimostrando, in modo penoso, di essere proprio un perfetto idiota. Le faceva quasi pena. “Ma chi ce le darebbe le cartucce secondo lei?”
“Se lo detiene regolarmente le può comprare….”
Maria cominciò a parlargli come si fa con i bambini quando non capiscono: “Lei è un poliziotto e, dunque, dovrebbe sapere meglio di me che per acquistare le munizioni di un’arma bisogna avere il porto d’armi, che nessuno di noi ha. Lei ha fatto un’indagine su di noi, anche se non poteva farlo, dunque ha visto che l’arma è detenuta senza porto d’armi, per sole ragioni affettive, avendola ricevuta in eredità.”
“Bèh, ma si può lo stesso…” Replicò incerto “l’uomo di legge”.
“Ma cosa dice?! – Si meravigliò la donna. – Nessuna armeria dà niente senza porto d’armi!”
A questo punto l’emulo dell’Ispettore Clouseau cominciò a rendersi conto di aver detto qualche sciocchezza e tentò di spiegare: “Sa…Io mi occupo di un altro settore…”
“Ma se lo so pure io che non sto in Polizia!! – Disse implacabile la donna. – E poi come si fa a confondere lo scoppio di mortaretti con il rumore di uno sparo di una carabina?!” Stava per aggiungere: “Ma mi faccia il piacere!” Ma soprassedette.
Poi, scherzando con suo marito per alleggerire l’atmosfera, disse una battuta citando il titolo di una nota commedia di Goldoni: “Noi siamo un po’ burberi, come “I quattro rusteghi”.”
L’epigono di Clouseau fece un sorrisetto e con aria beota chiese: “Lei è veneta signora?”
La donna rispose di no e pensò che oltre che scemo quel tipo era pure ignorante.

Alla festa che un tizio teneva ogni anno per il suo compleanno, raccattando invitati un po’ dovunque in giro, ed a cui la famiglia di Maria, dopo le prime noiosissime volte, si sottraeva con mille scuse, fino a quando, offeso, il tizio non li invitò più, andò Franco, invitato per la prima volta, Carlo con la convivente e la mista figliolanza, una coppia che Maria aveva allontanato per le stranezze del loro comportamento e per certe notizie poco edificanti che le erano giunte su di loro, e tanta altra gente che, evidentemente, non aveva di meglio da fare.
L’argomento, per loro esilarante, fu il fastidio dei cani. Tutti, accomunati dall’ostilità verso la famiglia di Maria, sia pure per motivazioni diverse, risero del fatto che il marito di Maria si affacciasse alla finestra gridando: “Bastaaaa!” Quando il coro dei latrati durava per ore ed ore. La donna della coppia che Maria evitava per il loro ménage poco edificante, disse che a lei i cani non davano alcun fastidio e che lei dormiva benissimo, omettendo di dire che per farlo prendeva i sonniferi. Definì Maria una povera matta ed anche suo marito. Il padrone di casa, pur sapendolo, evitò di rivelare che la donna girava vantando lauree mai conseguite, un tumore cerebrale che, qualora veramente esistente, l’avrebbe portata in breve a morte certa ed altre follie inventate la cui lista sarebbe lunga da descrivere, perché preferiva che passasse per matta Maria, che si rifiutava di andare alla sua festa, tanto importante per lui. Così Carlo si sentì confortato e nel giusto e Franco con lui. 
Purtroppo le leggi non erano d’accordo con quella stranita umanità e non consentivano di addestrare cani senza le dovute licenze ed autorizzazioni, né la legge riteneva giusto che cani incattiviti dalle pratiche dell’uomo sconfinassero in giardini altrui, così Carlo dovette smettere la sua attività e migrò altrove con la sua tribù, compreso il “tirasassi” naturalmente.

Le verità nascoste, negate e seppellite, aleggiano nell’aria come ectoplasmi e, quasi ci fossero leggi fisiche che le regolano, a volte si concretizzano in improbabili incontri, fu così che Maria, girando per una città con milioni di abitanti, essendosi persa in un quartiere che non conosceva, si fermò a chiedere un’informazione ad alcune donne in attesa alla fermata dell’autobus. Una di queste, piccolina, bruna di capelli, vestita con sobrietà, si chinò gentilmente al suo finestrino e le rispose indicandole la strada. Maria cercò di memorizzare le svolte a sinistra, poi a destra, poi ancora… E provò a ripeterle per vedere se aveva capito. La donna pazientemente le ripeté, poi disse che lei abitava proprio nella direzione in cui doveva recarsi Maria e, se voleva darle un passaggio, poteva condurla proprio dove lei doveva andare. Maria realizzò che la donna aveva l’aspetto rassicurante di una brava persona che stava tornando a casa dal lavoro e che le due esigenze si potevano sposare. Era una zona all’estrema periferia dell’immensa città e le indicazioni della donnina le furono molto utili. Il percorso durò un buon quarto d’ora e mentre guidava Maria fece dei commenti sul traffico prepotente e disordinato. La donnina si trovò d’accordo e disse che lei viveva a Roma solo da diciotto anni, essendo di un piccolo paese della Puglia, aveva sposato un romano, e certo nei piccoli centri si viveva molto meglio, a lei mancava il mare del suo paese. Maria chiese che paese era e la donna disse il nome. Maria schivò uno scellerato che la superò a destra e, ripreso il pensiero sul nome di quel paese, ricordò che Franco le aveva detto di essere proprio di quel piccolo centro pugliese sul mare. “Ho un vicino di casa che è di B.: si chiama Carrieri. E’ un poliziotto.”
“Ah! Lo conosco. Conosco tutta la famiglia. Ma loro non sono della “marina”, sono dell’interno di B..”
Maria sorrise: “Io conosco solo il fratello.”
“Eh! Lo conosco.”
“E’ un tipo strano.” Volle dire Maria, ripensando a quando, nonostante lo “Scema” sentito dalla bocca di Franco, salutava con un sorriso educato quando lo incrociava nella comune strada e, se con lui c’era il fratello in visita, questi non salutava e non sorrideva neppure per un gesto di normale educazione.
A questo punto il tono timido ed educato della sua passeggera salì in una esclamazione: “Eh! Io non volevo dirlo! Ma vedo che lo pensa anche lei! E’ proprio così.”
Sorpresa e divertita la guidatrice aggiunse:” Comunque anche lui, il poliziotto, lo è! E’ un tipo pesante da sopportare. Anzi, le dirò, è proprio un matto.”
“Ma è tutta la famiglia che lo è. Li conosco: è tutta la famiglia.” E questo lo disse col tono tranquillo di chi esprime qualcosa risaputa da sempre. “Ecco, signora, io sono arrivata, accosti pure dove può… Grazie infinite.”
“Sono io che la ringrazio, ci siamo fatte un favore a vicenda.”
“Lei prosegua fino alla rotonda, poi prende a destra ed è arrivata. Grazie ancora. Arrivederci.”
Maria la guardò attraversare la strada stretta nel suo sobrio soprabito beige e pensò: “Come è piccolo il mondo e come sono strani i casi della vita.”