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mercoledì 13 febbraio 2013

Gianluca Nicoletti come Franco Antonello e tanti altri

http://www.lastampa.it/2013/02/13/societa/vorrei-inventare-una-vita-felice-per-mio-figlio-autistico-dWrAhf7972tWkc86jtnvbJ/pagina.html



13/02/2013 - la storia

Vorrei inventare una vita felice per mio figlio autistico



Ho raccolto la storia di Tommy in un libro tra diagnosi sbagliate e drammi quotidiani
gianluca nicoletti
ROMA
Mio figlio Tommy nacque quando io non c’ero. Era il 1998, l’anno in cui Annalisa Minetti vinse Sanremo anche senza vedere. Io facevo il Dopofestival con Chiambretti, Busi e Nino d’ Angelo. L’annuncio del lieto evento in tv lo fece Piero, dal palco del Festival, dicendo per sfottermi: «Somiglierà a Busi!». Mi andò bene, perché crescendo diventò bello come un angelo, se non fosse che era autistico. 

La diagnosi di autismo ai miei tempi arrivava centellinata in decine di valutazioni, osservazioni, test e chiacchiere inutili con dottori, dottoresse, psicologhe, educatori, che facevano domande a lui che stava zitto. Il tema era in quale parte di un universo, che già allora capivo molto poco conosciuto alle nostre latitudini, Tommy dovesse essere collocato. 

L’incertezza è già speranza e quindi in famiglia arrancammo ancora qualche anno, confidando che avevamo un figlio strano, ma non certamente autistico.  

Venivamo rassicurati di valutazione in valutazione: «Autistico? Che brutta parola… Ma li ha visti gli autistici? Non si accorge che lui anche se non parla guarda negli occhi?». Così ci trastullavamo con l’idea benevola che avevamo un figlio che galleggiava da qualche parte dello «spettro autistico», che prima o poi sarebbe diventato quasi normale, al massimo qualche problemino di relazione… «Ma chi non ne ha?». E con la logopedia avrebbe anche iniziato a parlare, l’importante era crederci.  

Passai così una decina d’ anni con l’ idea che avrei avuto un figlio taciturno e molto selettivo nei suoi contatti personali. Tommy alla fine era un bambino non troppo diverso da quei loquacissimi sfantumatori, al cui servizio perenne vedevo molti miei amici e amiche. Anzi, se devo essere sincero, a parte qualche fissa alimentare, qualche sua stramberia cui non facevamo nemmeno più caso, ci eravamo abituati tutti a quel bambino che si esprimeva con un vocabolario base di dieci parole, incomprensibili a chiunque non fosse di famiglia.  

Avevamo imparato a stare attenti a non lasciare in giro oggetti che poteva mettersi in bocca, a sigillare ogni fonte di pericolo da taglio, da fiamma e da elettricità, a mettere le serrature alle finestre, perché non gli venisse la tentazione di fare come Peter Pan. Ci eravamo pure rassegnati a tagli drastici alla nostra vita sociale: molti amici con figli coetanei si sono gradualmente dileguati, forse temendo un contagio o forse solamente perché quando i loro figli già leggevano Harry Potter in inglese il nostro sì e no riusciva a dire il suo nome e un abbozzo fonetico che somigliasse al cognome. 

Mai ci siamo lamentati, anzi quel balzano figliolo era il nostro oracolo, straordinario rivelatore di umanità latente nel nostro prossimo. Poi Tommy è cresciuto, anche tanto, ora è un gigante riccioluto a cui arrivo appena alle spalle. Il primo attacco epilettico è arrivato assieme alla sua sfavillante adolescenza. 

«C’è di peggio!», abbiamo pensato, mentre imparavamo a reggergli la testa. Poi è cresciuto ancora e la sua esuberanza a volte può far male a chi gli sta vicino. 

Porto addosso i segni delle sue mani e dei suoi denti, ne vado fiero come ferite di guerra, l’importante è che ancora io ce la faccia a contenerlo quando gli prende brutta. La moglie ha abdicato da un anno; ha ragione. Non può farcela, dopo che si è trovata a terra con una costola incrinata, solo perché Tommy le voleva dare una carezza un po’ manesca. La madre lo teme, anche se lo ama da morire, perché è sempre il suo bambino, pure le volte che si mette a saltare e trema il pavimento.  

Ancora ce la facciamo e siamo fortunati, perché possiamo permetterci qualcuno che ci aiuti ad accudirlo. Un autistico non può essere lasciato solo nemmeno un minuto… Anche se nell’età adulta nemmeno si potrebbe più dire che è autistico, perché per lo Stato diventa un «matto generico».  

Ormai la mia giornata la passo con Tommy accanto, anche ora quando scrivo. Non c’è altra soluzione, non c’è nulla a misura di un autistico cresciuto e ho deciso che me lo inventerò io. Per questo ho scritto un libro per i tanti genitori rassegnati. Perché a me mio figlio sta bene anche così. Vorrei solo potermi «inventare» per lui una vita felice, sono convinto che sia possibile, basta crederci.

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Voglio bene a Gianluca Nicoletti anche se non lo conosco di persona. Lui mi ha fatto l'onore di fare un commento sotto un mio post.
Lo ammiro da tanti anni nel suo lavoro. Da quando era in RAI con le sue logorroiche critiche televisive...
Provo dolore per lui, per Tommy e per la sua esausta madre.
Come mi colpì Franco Antonello, pubblicitario di successo, quando parlò del problema di Andrea, suo figlio, nella trasmissione di Daria Bignardi, così mi colpisce quello che lui scrive.
Ho letto il libro ispirato da Franco Antonello su sé stesso ed il viaggio d'amore con il suo Andrea, nella speranza di trarlo fuori dalla prigione dello "spettro autistico".
Spettro che significa tante cose, in quanto ancora non ci hanno capito molto, perché ogni persona che ne è affetta, pur avendo alcuni aspetti comuni, presenta comportamenti diversi.
L'unica cosa che sanno è che bimbi nati apparentemente sani poi iniziano a presentare sintomi autistici o dello spettro autistico e che sono in aumento.
Perché? Non sanno neppure questo. Si era pensato alle vaccinazioni, ad una reazione in soggetti predisposti che causa il danno. Ma è rimasta solo un'ipotesi, senza dati oggettivi. 

Sentenza depositata

Da: Circolo Larus Legambiente Sabaudia
Sentenza Cusani
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Scritto da Administrator   
Martedì 12 Febbraio 2013 15:33

Pubblichiamo on-line la sentenza di condanna dell'attuale presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani. La sentenza può essere letta , per intero, sul sito del circolo Larus Legambiente di Sabaudia. Essa costituisce, senza dubbio, un'ipoteca gravissima sulla credibilità delle istituzioni che rischia di comprometterne l'autorevolezza, già piegata da anni di dichiarazioni, atti e comportamenti istituzionali intollerabili e totalmente non condivisibili, come nel caso del mancato scioglimento della passata Amministrazione Comunale di Fondi, risultato per il quale il Presidente Cusani si è molto speso, considerate ad esempio le dichiarazioni dallo stesso rilasciate nei riguardi della relativa commissione d'accesso e in particolare dell'allora Prefetto di Latina, dott. Frattasi. La sentenza è stata depositata in cancelleria in data 01.10.2012 e costituisce un atto pubblico di cui è utile apprende i termini e le parole precise. I fatti oggetto del giudizio riguardano l'abusiva attività di ristrutturazione edilizia di un noto ristorante sito nel Comune di Sperlonga, trasformato, con titoli abilitativi illegittimi o in assenza di essi, in un complesso alberghiero dotato di piscina e servizi annessi, mediante demolizione dell'originaria struttura e costruzione di nuove opere implicanti consistenti aumenti di superfici e volumetrie, in violazione dei limiti e vincoli imposti dalla normativa urbanistico-edilizia vigente. In un territorio già mortificato da una diffuso abusivismo edilizio, come con il dossier ecomafia denunciamo da anni, e dall'attività costante di vari clan mafiosi, ormai radicati, dediti al ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, delle agromafie, dei trasporti e molto altro ancora, l'impegno dei nostri amministratori, a qualunque livello e a prescindere dalle appartenenze politiche, nella lotta contro le illegalità, in particolare contro le mafie, deve essere assoluto e mai offuscato da fatti gravi come quelli accertati per via giudiziaria come in questo caso. Un fatto accertato e giunto a sentenza di questo genere dovrebbe portare i diretti responsabili ad uscire dalle amministrazioni, per salvaguardarne autorevolezza e trasparenza. La mancanza di questo genere di sensibilità e correttezza istituzionale costituisce un'ipoteca grave per la credibilità dell'intera provincia di Latina, di cui il Presidente Cusani deve assumersi la piena responsabilità. Benché la pena principale (due anni di reclusione) e quella accessoria (interdizione temporanea dai pubblici uffici per la durata della pena) siano state sospese, la gravità di quanto accaduto, previa ogni legittima garanzia a tutela delle parti, obbligherebbe alle immediate dimissioni.







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Sulla vicenda del mancato scioglimento del Consiglio Comunale di Fondi (LT), nonostante la relazione del Prefetto Frattasi, rimando ai miei post sull'argomento del 3 gennaio 2012, 23 maggio 2012, 3 luglio 2012, e ricordo che dopo una simile relazione di un Prefetto era compito del Ministro dell'Interno sciogliere tale Consiglio Comunale, cosa che il leghista "ramazzatore" Roberto Maroni  NON FECE!
Alla faccia della legalità! Un Ministro dell'Interno non accetta pressioni da un Presidente della Provincia come da nessun altro: legge la relazione del Prefetto e fa il suo dovere!

Grillo visto dagli statunitensi


Da: La Stampa.it 12/02/2013 - Il documento esclusivo

Grillo“stregò” l’ambasciatore Usa “Interlocutore politico credibile”


Beppe Grillo durante una tappa del suo Tsunami Tour
maurizio molinari paolo mastrolilli
new york

Il 4 aprile 2008 un lungo telegramma per Condi Rice partiva dall’ambasciata a Roma: raccontava un pranzo con l’attuale leader del Movimento 5 Stelle. Gli americani avevano capito il potenziale elettorale del comico e previsto in anticipo il suo successo. La Stampa ha ottenuto, ieri, dagli archivi di Washington il documento

Alle 11,12 del 4 aprile 2008 dall’ambasciata americana a Roma parte il telegramma intitolato «Pranzo con l’attivista italiano Beppe Grillo: “Nessuna speranza per l’Italia”. L’ossessione della corruzione». A firmarlo è Ronald Spogli, ambasciatore a Roma, e il destinatario è il segretario di Stato, Condoleezza Rice, a cui spiega in cinque pagine che Grillo è un «interlocutore credibile» nella comprensione del sistema politico italiano, grazie al fatto di essere «unico» per denuncia della corruzione nelle vita pubblica, ricorso al web e appello agli oppressi.  

Il documento è stato ottenuto da «La Stampa» nel rispetto delle norme del «Freedom of Information Act» e inizia con un preambolo in cui si presenta il «politico italiano Beppe Grillo» come «un comico divenuto attivista che durante un pranzo nella residenza del consigliere economico dell’ambasciata ha affermato: “Non c’è speranza per l’Italia”». Segue la descrizione di Grillo: «È un eccentrico, si appella agli oppressi d’Italia e così riesce a portare nelle piazze centinaia di migliaia di persone per protestare contro l’ordine costituito». Soprattutto «i suoi commenti risaltano per il contrasto con quelli dei nostri interlocutori tradizionali su economia, politica e in particolare sulla corruzione».  

La seconda parte del documento classificato «sensitive» include un approfondimento sul personaggio. «Giuseppe “Beppe” Grillo è un ex comico politicamente schietto che ha ottenuto una celebrità mondiale scorticando ogni giorno i politici italiani sul suo blog e organizzando con successo una manifestazione contro la corruzione nel governo alla quale lo scorso autunno hanno partecipato oltre 150 mila persone». L’accento viene messo sullo stile personale: «Grillo è brusco, perfino profano, ma le sue accuse dirette e spesso taglienti risaltano al contrasto con le analisi timide e indirette sulla corruzione che vengono dal mondo politico italiano». È a tali caratteristiche che il testo attribuisce la capacità di «galvanizzare una parte dell’opinione pubblica in genere silenziosa, convogliando la rabbia degli italiani verso la corruzione governativa più radicata e l’incapacità dell’élites di migliorare le condizioni del Paese» con la conseguenza di «aver creato un foro alternativo di discussione su questioni che non vengono affrontate dai maggiori media».  

Da qui la scelta di dedicare al tema della «Corruzione» la parte centrale del documento. «Grillo, 59 anni, ha una capigliatura selvaggia e un aspetto quasi da portuale ma è riuscito ad affermarsi negli ultimi dieci anni come un commentatore controcorrente sulla corruzione italiana, in particolare identificando i problemi contabili di Parmalat assai prima che i dettagli delle irregolarità finanziarie venissero scoperte». Tale precedente lo accredita agli occhi dell’ambasciata americana a Roma, che aggiunge: «Grillo ritiene che l’endemica corruzione nella classe politica italiana ha distrutto ogni speranza di migliorare le prospettive economiche nazionali» fino al punto che «l’unica soluzione è la rimozione di praticamente tutti i politici di destra e sinistra rimpiazzandoli con giovani che hanno meno legami con l’establishment e meno interesse nel mantenimento dello status quo». Ciò che colpisce il consigliere economico americano, che ha incontrato Grillo assieme ad altri funzionari dell’ambasciata, è che «descrive la corruzione come una procedura standard nell’attuale cultura politica italiana, ai suoi occhi i politici di destra e sinistra vogliono solo mantenere il potere, sono troppo vecchi, carenti di visione e capacità per migliorare le condizioni del Paese». La lotta alla corruzione è la chiave di lettura che consente di comprendere l’opposizione di Grillo a «energia nucleare, rigassificatori  e inceneritori perché sarebbero tutti progetti destinati a enormi perdite di fondi pubblici a vantaggio di corruzione, mafia o entrambe». È tale battaglia che spinge l’estensore del documento a titolare il paragrafo sull’opposizione agli inceneritori in Campania: «Luddista, progressista o entrambi?». Facendo capire che il giudizio su tale posizione resta in sospeso.  

Riga dopo riga ci si accorge come il documento diplomatico Usa dà credito alle posizioni dell’ex comico: «Per Grillo il desiderio dei politici di mantenere il potere è l’elemento che spiega tutto, dalla manipolazione delle procedure amministrative alla collusione fra imprenditori e politici, alla tendenza dei maggiori mezzi di informazione a non dare risalto alle illegalità» fino ai politici che «non se ne vanno mai, neanche se incriminati o condannati come 24 degli attuali membri del Parlamento». Incalzato dalle domande e dalla curiosità dei diplomatici americani, Grillo fa delle previsioni che vengono fedelmente riportate in un sottocapitolo intitolato «La situazione peggiora». «Grillo ritiene che la corruzione dei politici di oggi è divenuta più sofisticata rispetto alle indagini dell’inizio degli anni Novanta, svolte da parte di Mani Pulite» fino al punto che «le tangenti rappresentano oggi un’ampia fetta degli appalti pubblici». Il richiamo a Tangentopoli lascia intendere che i diplomatici americani vedono un nesso storico fra le battaglie di Grillo e le indagini con cui Antonio Di Pietro diede vita al pool di Milano che portò al crollo della Prima Repubblica. Se allora l’impegno di Di Pietro riscosse l’attenzione dell’ambasciata in via Veneto - al punto che fu invitato a Washington e New York - ora c’è un parallelo interesse nei confronti di Grillo, badando alla sostanza di ciò che afferma più che al suo stile trasgressivo. «Grillo lamenta l’inefficacia delle agenzie governative, dei gruppi di cittadini e delle ong anti-corruzione, attribuendola al fatto che sono troppo piccole, limitate, locali per essere efficaci contro un fenomeno così vasto». A tali osservazioni uno dei diplomatici americani ribatte, «facendo notare a Grillo che il recente rapporto della Corte dei Conti sull’accresciuta corruzione non ha suscitato grande attenzione». La replica dell’ex comico è: «L’opinione pubblica è in stato comatoso».  

Da qui il messaggio che Grillo consegna agli interlocutori americani: «Tutti i partiti e politici italiani sono illegittimi», di «centro, destra o sinistra», perché «arresti, indagini e conflitti di interessi li rendono incapaci o inadatti» senza contare che il sistema elettorale «basato sulle liste impedisce ai cittadini di scegliere chi votare». La sua proposta è il «boicottaggio del sistema politico» e per questo «sul suo blog chiede di non partecipare le elezioni politiche del 13 e 14 aprile» ma gli interlocutori americani vedono «il possibile germe di un nuovo partito nella decisione di consentire a candidati indipendenti alle elezioni amministrative di usare il suo nome», sostenendoli poi con il blog a patto che abbiano i tre requisiti necessari: nessuna carica precedente, fedina penale pulita e disponibilità a pubblicare online tutte le attività e transazioni svolte dopo l’eventuale elezione.  

Nel 2008 il Movimento Cinque Stelle deve ancora nascere ma le dimensioni dell’impegno di Grillo sul web colpiscono l’ambasciata Usa. «Grillo è un grande sostenitore di Internet, il suo blog gli ha garantito una importante ribalta nazionale e internazionale - si legge nell’11° paragrafo - e lui vi vede un grande strumento per promuovere la trasparenza del governo» ritenendo che può «aiutare i cittadini a tenere d’occhio spese e attività dei politici locali» oltre al fatto di essere «il suo unico mezzo per organizzare eventi pubblici». Quando i diplomatici americani gli chiedono perché lo sviluppo di Internet in Italia segni il passo, Grillo risponde: «I grandi mezzi di comunicazione ne temono la concorrenza e i partiti politici non lo ritengono un mezzo sul quale investire».  

Sono gli ultimi tre paragrafi del documento, intitolato «Commento» ad essere l’espressione dell’opinione di Spogli, dando la misura delle valutazioni di Washington, dove George W. Bush sta concludendo il secondo mandato. «Bene informato, competente sulla tecnologia, provocatorio e grande intrattenitore, Grillo è unico, una voce solitaria nel panorama politico italiano» scrive Spogli, sottolineando come «la sua opposizione allo status quo politico lo ha portato ad essere un escluso dai media» visto che «nessuna tv pubblica o privata lo menziona» ma ciò non toglie che «ha un grande potere di attrazione» come dimostrato dal «Vaffa...Day». Sono «gli studenti, chi vive male e chi si sente ignorato dal sistema» a costituire «il nucleo dei sostenitori di Grillo» anche se «alcuni banchieri ammettono di esserne affascinati». «Alcune delle sue idee sono utopiche e irrealistiche - conclude Spogli - ma nonostante l’incoerenza della filosofia politica, la sua prospettiva dà voce a una parte dell’opinione pubblica che non trova espressione altrove». Da qui la conclusione: «La sua unica miscela di humour aggressivo sostenuto da statistiche e ricerche giuste quanto basta, ne fa un interlocutore credibile sul sistema politico italiano».