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domenica 5 aprile 2015

La strage nel College in Kenia

Da: Repubblica.it

NAIROBI - E' stato identificato uno dei quattro jihadisti di al-Shebaab responsabili dell'assalto al college di Garissa in cui sono morte quasi 150 persone: si tratta di un giovane keniano di etnia somala, Abdullahi Abdirahim, proveniente dalla regione di Mandera, situata nell'estremo nord-est del Kenya, laureato in legge e apparentemente destinato a un futuro luminoso. Suo padre, un funzionario locale di una circoscrizione di Mandera County, aveva dichiarato alle autorità che suo figlio era scomparso e che sospettava che il ragazzo fosse andato in Somalia.
Abdullahi Abdirahim
Che tristezza! Giovani massacrati, alcuni nel sonno, alcuni decapitati...
Non si può che sentirsi smarriti.
Qui non è che l'hanno con i cristiani, con quelli che vanno a visitare i Musei in Tunisia, con quelli che scrivono vignette su Maometto... Qui ogni scusa è buona per chiamarsi fuori dal contesto civile, sentirsi per questo nel giusto, e cominciare ad ammazzare indiscriminatamente! In alcuni Paesi massacrano gli stessi musulmani... Una ferocia insensata ma terribile. Una guerra dichiarata al genere umano tutto, purché non sia come loro: pronti ad uccidere, a distruggere i simboli storici ad annullare chi pretende di studiare per capire di più il mondo in cui viviamo... 
Un buco nero dell'umanità che li inghiotte e vuole inghiottire altri viventi trascinandoli con sé..

Come arrestarlo? E' a macchia di leopardo, agisce in vari Paesi, attirando anche giovani insospettabili come questo in foto nell'articolo di La Repubblica. Questo non era un poveraccio cresciuto nelle "banlieue" parigine, questo è figlio di un funzionario keniota... ha studiato... 
Questa è una guerra atipica, anomala, non è un Paese contro un altro, è un'idea delirante che entra nella testa di alcuni, senza distinzione di nascita e luogo e questi "alcuni", attivati come dei robot, cominciano ad uccidere, ovunque.
Come la argini una guerra così? L'unico modo è attivare al massimo "l'Intelligence" di tutti i Paesi civili che debbono collaborare insieme per il bene di tutti.