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giovedì 29 gennaio 2015

Un pregiudicato non può volere un uomo onesto al Quirinale

Quirinale, Berlusconi a FI: scheda bianca anche a quarto scrutinio


ROMA (Reuters) - Silvio Berlusconi ha detto ai grandi elettori di Forza Italia di votare anche al quarto scrutinio scheda bianca per l'elezione del nuovo Capo dello Stato, escludendo quindi l'appoggio al candidato del Pd Sergio Mattarella, almeno per ora.


È quanto riferisce una fonte del partito presente alla riunione.
"Alla quarta votazione scheda bianca, vediamo se hanno i voti per eleggerlo [Mattarella] da soli", ha detto Berlusconi secondo la fonte.
L'ex presidente del Consiglio contesta al premier Matteo Renzi di non aver condiviso la scelta del candidato con Forza Italia e dice, secondo la fonte, di aver già avuto un colloquio con Mattarella, che "ha preso la decisione della scheda bianca come un atto di rispetto".
"Il rapporto con [Matteo] Renzi si è fermato a metà, abbiamo evitato di avere al Quirinale un segretario del Pd ma non abbiamo ottenuto un nome condiviso", avrebbe detto l'ex Cavaliere.
"Non ho preoccupazioni per quanto riguarda la nuova legge elettorale e le riforme, ma questa situazione segna comunque un altolà al patto del Nazareno", avrebbe sottolineato.
Oggi i grandi elettori del Partito democratico hanno accolto all'unanimità la proposta del segretario e premier Matteo Renzi di indicare Mattarella come proprio candidato alla presidenza della Repubblica.
Le votazioni sono un test cruciale sulla leadership di Renzi che deve tenere unito il suo partito e la maggioranza senza rompere con Berlusconi, con il quale sta portando avanti la riforma della legge elettorale e quella della costituzione.

(Roberto Landucci)

Grazie a 10 milioni di italiani un pregiudicato può decidere che un uomo onesto non è degno (per lui) di sedere al Quirinale. Grazie a questi 10 milioni di italiani siamo messi così.
La forza di un uomo è tutta qui.
Posso capire che lo votino tutti quelli che campano con Mediaset e con i suoi giornali, il resto ... non posso scrivere più di quanto ho già precedentemente scritto.
Tutti gli altri inseguono figure anche valide, ma spesso bisogna approfondire un po', esempio il giudice Imposimato, per scoprire che non è sempre stato una figura "tutta di un pezzo". Poi ha ragione chi pensa che troppi magistrati hanno cariche politiche e la magistratura sembra bene attenta ai propri privilegi... come stiamo osservando anche in tempi recenti.
Il Presidente della Repubblica non presidenziale che è l'Italia, Repubblica Parlamentare, deve essere solo una figura rappresentativa e garante della Costituzione!
Non siamo in Francia dove il Presidente della Repubblica Presidenziale ha ben altri poteri! Eppure assistiamo a questo squallido teatro di quest'uomo e di tutti quelli che si sentono rappresentati da lui a cui un costituzionalista onesto non va bene perché "non utile" per i suoi fini!
Un Paese in ostaggio di 10 milioni di .... non posso scriverlo...
Dobbiamo ringraziare loro di questo.
Roba che in questo Paese cercare un uomo onesto è come cercare l'Uomo Onesto di Diogene!
Ne abbiamo trovato miracolosamente uno e NO! Non va bene.
Bisogna anche ringraziare l'infantilismo acuto di Beppe Grillo che sta sprecando un patrimonio di voti che NON AVRA' MAI PIU', e me ne dispiace per tanti giovani validi del Movimento 5 Stelle! 
Glielo scrivono anche i suoi iscritti dei meetup più intelligenti  nel suo blog!!  







Sergio Mattarella non piace a Silvio Berlusconi e a Angelino Alfano

Da: Il Fatto Quotidiano

di  | 8 agosto 2013

Berlusconi, storia dell’evasore-corruttore da Craxi a Mills

Un impero fondato sui fondi neri: la carriera del Caimano che, dopo aver pagato politici, giudici e finanzieri, ha cambiato le leggi in suo favore
Secondo Angelo Panebianco, editorialista del Corriere (e non solo lui), la condanna definitiva di B. per frode fiscale non dipende dal fatto che B. è un frodatore fiscale, ma dallo “squilibrio di potenza fra magistrati e politica”. Perché in Italia la politica sarebbe “un potere debole e diviso” che non riesce a riformare il “potere molto più forte e unito” della magistratura. Solo separando le carriere, abolendo l’azione penale obbligatoria, trasformando il pm in “avvocato dell’accusa”, spogliando il Csm, cambiando la scuola e il reclutamento delle toghe e rimpolpando i poteri del governo nellaCostituzione si eviteranno sentenze come quella del 1° agosto. Forse Panebianco non sa che in tutte le democrazie del mondo, anche quelle che hanno da sempre nel loro ordinamento le riforme da lui auspicate, capita di continuo che uomini politici vengano condannati se frodano il fisco, con l’aggiunta che vengono pure arrestati e, un attimo prima, cacciati dalla vita politica. Ma soprattutto il nostro esperto di nonsisachè ignora la carriera criminale di B., che froda il fisco da quando aveva i calzoni corti. E se non fu scoperto all’epoca è perché con i fondi neri corrompeva politici, Guardia di Finanza e giudici che avrebbero potuto scoperchiare le sue frodi fin dagli anni 70. Chi conosce il curriculum del neo-pregiudicato non si stupisce per la condanna dell’altro giorno, ma per il fatto che un tale delinquente matricolato sia rimasto a piede libero fino a oggi.

La prima visita
Il 12 novembre 1979 una squadretta della Guardia di Finanza ispeziona l’Edilnord Centri Residenziali Sas che sta realizzando a Segrate la città-satellite di Milano2, sospettata di varieirregolarità tributarie. Nel cantiere, con alcuni operai, c’è un omino spelacchiato e imbrillantinato che si presenta come “semplice consulente” della società. È Silvio Berlusconi, il proprietario, iscritto da un anno alla loggia deviata P2. I finanzieri vogliono sapere perché abbia prestato fideiussioni personali in favore di Edilnord e Sogeat, società il cui capitale è ufficialmente controllato da misteriosi soci svizzeri. Ma lui fa lo gnorri e mette a verbale: “Ho svolto un ruolo molto importante nei confronti dell’Edilnord Centri Residenziali e della Società generale attrezzature Sas, perché entrambe mi hanno fin dall’inizio affidato l’incarico professionale della progettazione e della direzione del complesso residenziale Milano 2”.
Anziché ridergli in faccia e approfondire le indagini, il maggioreMassimo Maria Berruti che guida la squadra si beve tutto, chiude l’ispezione in meno di un mese, nonostante le anomalie finanziarie riscontrate e archivia tutto con una relazione rose e fiori. Poi, il 12 marzo 1980, si dimette dalle Fiamme Gialle. Per qualche mese lavora per l’avvocato d’affari Alessandro Carnelutti, titolare a Milano di un importante studio legale con sedi a New York e Londra, dove si appoggia all’avvocato inglese David Mackenzie Mills. Poi Berruti inizia a lavorare per il gruppo Fininvest, specializzandosi in operazioni finanziarie estere e in contratti per i calciatori stranieri del Milan. Gli altri due graduati che erano con lui nel blitz del ’79 sono il colonnello Salvatore Gallo e il capitanoAlberto Corrado. Il nome di Gallo verrà trovato nelle liste della loggia P2. Corrado verrà arrestato nel ’94 e poi condannato con Berruti per i depistaggi nell’inchiesta sulle mazzette Fininvest. Versate a chi? Alla Guardia di finanza, naturalmente. 
San Bettino vede e provvede
Nel 1980 Berlusconi rischia di ritrovarsi un’altra volta la Finanza in casa. Allarmatissimo, scrive una lettera all’amico Bettino Craxi, leader del Psi che sostiene il governo Cossiga: “Caro Bettino, come ti ho accennato verbalmente, Radio Fante ha annunciato che dopo la visita a Torino, Guffanti e Cabassi, la Polizia tributaria si interesserà a me… Ti ringrazio per quello che crederai sia giusto fare” (lettera pubblicata dal fotografo di Craxi, Umberto Cicconi, in Segreti e misfatti, Roma 2005). Che si sappia, anche quella volta le Fiamme Gialle si tengono alla larga dal Biscione. Che evidentemente ha sempre più cose da nascondere.
Giudici venduti e no
Il 24 maggio 1984 il vicecapo dell’Ufficio Istruzione di Roma,Renato Squillante, interroga B., assistito dall’avvocato Cesare Previti e imputato “ai sensi dell’articolo 1 della legge 15/12/69 n. 932” per interruzione di pubblico servizio a causa delle presunte antenne abusive sul Monte Cavo che interferiscono nelle frequenze radio della Protezione civile e dell’aeroporto di Fiumicino. Gli imputati sono un centinaio. Ma la posizione di B. viene subito archiviata il 20 luglio 1985, mentre altri 45 rimarranno sulla graticola fino al 1992 e se la caveranno solo grazie all’amnistia. Non potevano sapere che Squillante e Previti avevano conti comunicanti in Svizzera. Insomma, che il giudice romano era a libro paga dellaFininvest. Il 16 ottobre 1984 i pretori di Torino, Pescara e Roma, Giuseppe Casalbore, Nicola Trifuoggi e Adriano Sansa, sequestrano gli impianti che consentono a Canale 5, Italia 1 e Rete 4 di trasmettere in contemporanea in tutt’Italia in spregio alla legge. Craxi neutralizza le ordinanze con due “decreti Berlusconi”.
Mills e la Fininvest occulta
Nel 1989 l’avvocato Mills, consulente Fininvest da alcuni anni, costituisce per conto del gruppo Berlusconi la All Iberian e decine di altre società offshore (la Kpmg, per conto della Procura di Milano, arriverà a contarne 64) domiciliate nelle isole del Canale (all’ombra di Sua Maestà britannica), nelle Isole Vergini e in altri paradisi fiscali. Ordine è partito dai responsabili della finanza estera del gruppo, Candia Camaggi e Giorgio Vanoni. Nasce così il “Comparto B” della Fininvest, “very discreet”, cioè occulto e in gran parte mai dichiarato nei bilanci consolidati, alimentato perlopiù dalla Silvio Berlusconi Finanziaria Sa (società lussemburghese regolarmente registrata a bilancio), ma anche da denaro proveniente dal Cavaliere in persona (in contanti, tramite “spalloni” che lo portano da Milano oltre il confine elvetico).
Sul conto svizzero di All Iberian, in soli sei anni, transitano in nero quasi mille miliardi di lire. Usati per operazioni riservate e inconfessabili, come confermeranno le sentenze definitive All Iberian, Mills e Mediaset. Anzitutto, B. versa 23 miliardi a Craxi tra il 1990 e il ’91. Gira soldi di nascosto ai suoi prestanome Renato Della Valle e Leo Kirch: non potendo, per la legge Mammì, detenere piú del 10% di Telepiú, B. finanzia occultamente le teste di legno che rilevano le sue quote eccedenti. Acquista per 456 miliardi il capitale di Telecinco, la tv spagnola, di cui per la legge antitrust di Madrid non potrebbe controllare più del 25%. Presta soldi a Giulio Margara, presidente di Auditel e direttore di Upa, l’associazione utenti pubblicitari. Gira 16 miliardi a Previti, in parte per pagarlo in nero in parte perché versi tangenti a giudici romani come Squillante e Vittorio Metta (autore della sentenza comprata che nel 1990 scippa la Mondadori a De Benedetti per regalarla alla Fininvest). Scala di nascosto i gruppi Rinascente, Standa e Mondadori in barba alla normativa Consob .
E soprattutto, tramite alcune offshore, intermedia l’acquisto di film dalle major di Hollywood, facendone lievitare i costi per 368 milioni di dollari e dunque abbattendo gli utili di Mediaset per tutti gli anni 90, consentendo al gruppo di pagare meno imposte e al beneficiario dei conti esterni, cioè a se stesso, di accumulare una fortuna extrabilancio ed esentasse. E cosí via. Resta pure il sospetto che parte del denaro di destinazione ignota sia servito a pagare i politici del pentapartito per la legge Mammì del 1990 sull’emittenza: quella che consente a B. di tenersi tutt’e tre le reti Fininvest in barba a qualunque minimo principio antitrust. Lo testimoniano i responsabili della Fiduciaria Orefici, che aiuta il Cavaliere a foraggiare il conto All Iberian: il dirigente Fininvest Mario Moranzoni confidò loro che “i politici costano, c’è in ballo la Mammí”. Per le presunte tangenti Fininvest in cambio di quella legge, la magistratura romana indagherà Gianni Letta e Adriano Galliani, ma l’ufficio Gip guidato da Squillante negherà il loro arresto, e l’inchiesta finirà nel nulla.
Le Fiamme Sporche
Nel 1989 il responsabile servizi fiscali della Fininvest, Salvatore Sciascia, altro ex finanziere passato alla corte del Cavaliere, si libera di una verifica fiscale a Videotime (la società Fininvest che racchiude Canale5, Rete4 e Italia1) versando ai finanzieri una tangente di 100 milioni di lire. Lo stesso fa nel 1991 con 130 milioni scuciti per ammorbidire un’ispezione a Mondadori. E poi nel 1992 con altri 100 milioni per una visita delle Fiamme Gialle aMediolanum. E ancora nel 1994 con 50 milioni perché i finanzieri chiudano un occhio, o possibilmente due, durante un blitz disposto dalla Procura di Roma e dal Garante per l’editoria sulla reale proprietà di Telepiù: che, se dovesse risultare ancora in mano a B. tramite i soliti prestanome (così com’è nella realtà), porterebbe all’immediata revoca delle concessioni per Canale5, Rete4 e Italia1. Ma anche quella volta i finanzieri corrotti se ne vanno con gli occhi bendati.
Nel ’94, appena un sottufficiale confessa a Di Pietro di aver ricevuto parte di una tangente Fininvest, esplode lo scandalo Fiamme Sporche, che in poche settimane porta all’arresto di un centinaio di finanzieri corrotti e all’incriminazione di oltre 500 imprenditori e manager corruttori (il Gotha dell’imprenditoria milanese). Confessano quasi tutti. Tranne uno: Silvio B., che non può ammettere nulla perché è appena divenuto presidente del Consiglio. Sciascia dice che ha fatto tutto per ordine di Paolo Berlusconi, Silvio non c’entra nulla. Intanto l’avvocato Berruti chiama l’ex collega Corrado (quello dell’ispezione del 1979), ormai in pensione, perché tappi la bocca sulle mazzette Fininvest il capobanda, colonnello Angelo Tanca. E così avviene. Quando il pool Mani Pulite ha pronta la richiesta di cattura per Sciascia e Paolo, il governo di Silvio vieta la manette per corruzione col decreto Biondi.
È il 14 luglio ’94. L’Italia si ribella, Bossi e Fini si defilano, B. è costretto a ritirare il decreto a furor di popolo, così finiscono dentro Sciascia, Paolo, Corrado e Berruti. Il quale, si scopre, prima di orchestrare il depistaggio è volato a Roma per incontrare il premier a Palazzo Chigi. La prova che ha fatto tutto Silvio, non Paolo. Di qui l’invito a comparire durante la conferenza Onu di Napoli e poi il processo. Primo grado: condannati Silvio e Sciascia, assolto Paolo. Appello: prescritto Silvio, condannato Sciascia. Cassazione: condannato Sciascia, assolto per insufficienza di prove Silvio, perché potrebbe essere stato Paolo, che però non può essere riprocessato una volta assolto. La prova contro Silvio potrebbe, anzi dovrebbe fornirla Mills, sentito come testimone al processo: purtroppo è stato corrotto con 600mila dollari e mente ai giudici, salvando il Cavaliere.
9 processi aboliti per legge
Ma le tangenti c’erano, e quello che il gruppo Berlusconi ha da nascondere alla Guardia di Finanza è più che evidente. Lo dimostra la miriade di processi nati da quei fondi neri negli anni 90, quando i giudici e i finanzieri corrotti iniziano a scarseggiare. Non potendoli neutralizzare a monte a suon di mazzette, B. li cancella a valle con una raffica di leggi ad personam: falso in bilancio, condoni fiscali ed ex Cirielli. Risultato: 2 processi fulminati perché il reato non c’è più, cancellato dall’imputato (All Iberian-2 e Sme-2) e 8 caduti inprescrizione. L’ultimo, per il semplice decorrere del tempo, sulla divulgazione dell’intercettazione della telefonata segreta e rubata tra Fassino e Consorte.
Gli altri 7: corruzione del giudice Metta per la sentenza Mondadori e caso All Iberian-1 per i 23 miliardi a Craxi (prescritti grazie alle attenuanti generiche); falsi in bilancio Fininvest anni 90; altri falsi in bilancio per i 1550 miliardi di lire di fondi neri sottratti al consolidato col sistema All Iberian; fondi neri nel passaggio del calciatore Lentini dal Torino al Milancorruzione giudiziariadel teste Mills (prescritti grazie al-l’ex Cirielli); appropriazioni indebite e i falsi in bilancio e la gran parte delle frodi fiscali sui diritti Mediaset (prescritti grazie al combinato disposto della legge sul falso in bilancio e all’ex Cirielli). I reati superstiti, e cioè le frodi fiscali del 2002 e 2003, per un totale di 7 milioni di euro (su un totale di 360 milioni di dollari, ormai evaporati), sono miracolosamente giunti in Cassazione per la sentenza definitiva del 1° agosto prima della solita falcidie. Sarebbe questo il sintomo di una politica debole e di una giustizia forte? E che c’entra, con questa fogna, la politica?
da Il Fatto Quotidiano del 7 agosto 2013
A costo di scandalizzare chi mi legge abitualmente, confesso che Silvio Berlusconi non mi è antipatico, né provo nei suoi riguardi l'ostilità estrema su cui, ad esempio, un Antonio Di Pietro ha fondato un partito, e non ho quella rabbia contro di lui che leggo in tanti commenti, ad esempio nel blog di Beppe Grillo.
Tanti anni fa, come riporta nel suo articolo Marco Travaglio, quando seppi che corrompeva la G.d.F. pensai e dissi che non faceva schifo lui, ma chi, pur avendo uno stipendio sicuro (sorvolo sulla divisa), si vendeva peggio delle prostitute. 
Lui è quello che è: un furbacchione che con la sua intelligenza ha scelto un preciso stile di vita. Refrattario ad ogni regola di legge, volto a perseguire i suoi fini cercando sempre di arrivarci per le retrovie.
10 milioni di italiani si identificano con questo soggetto.
Per questo, qualsiasi decisione si deve prendere per il Paese bisogna scendere a patti con un uomo in cui 10 milioni di italiani si specchiano.
Sono quegli italiani che pensano di essere molto "fichi" se possono ottenere piccoli e grandi favori tramite la "conoscenza", evitando la strada diretta. Anche perché, diciamolo, la strada diretta in questo Paese, grazie ad uno Stato che non riesce a riformarsi, è tortuosa e difficile e pochi duri e puri si ostinano a perseguirla, soffrendo sulle piccole come sulle grandi cose.
Potremmo portare innumerevoli esempi anche della nostra quotidianeità:
la Sanità: un signore un poco greve in una sala d'aspetto di un ospedale romano, chiacchierando durante l'attesa della visita, apprende da me che fino a poco tempo fa lavoravo per un settore di quella struttura. Stupito, mimando simpaticamente una telefonata, davanti ad altri in attesa, mi dice: "E sta' qua a aspettà? Na telefonata no?"  
Risposta mia: "Odio questa mentalità. Voglio il mio diritto come tutti gli altri."
Lui con un sorriso comprensivo, ma quasi di compatimento, fa: "Ah! Er diritto, già..." 
Vogliamo parlare di tutti quelli che ritengono di avere diritto a tutto e che non conoscono la parola dovere che esiste anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo?

Articolo 29

1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.

Vogliamo parlare di chi non rispetta le precedenze quando guida (tanti, tantissimi italiani) e ti fa gestacci se protesti? Di quelli che parlano al cellulare mentre guidano ecc. ecc.?
Insofferenza alle regole = berlusconismo.
Ora si riparla della legge Mammì  che aiutò Berlusconi per le sue TV private.
Si ricorda che Sergio Mattarella si dimise da Ministro per questo, in un Paese in cui non si dimette nessuno, tanto meno per questioni di principio... Dunque Silvio non lo vuole come suo Presidente della Repubblica, forte di quei 10 milioni di italiani che lo votano.
da Wikipedia
Nel 1989, con la formazione del governo Andreotti VI fu nominato ministro della Pubblica Istruzione. Si dimise dall'incarico il 27 luglio 1990, insieme ad altri ministri della corrente di sinistra della DC, per protestare contro l'approvazione della legge Mammì di riassetto del sistema radiotelevisivo,[3]che venne soprannominata sarcasticamente legge Polaroid in quanto, a detta dei detrattori, si limitava a fotografare la condizione esistente legittimando la posizione dominante del gruppo televisivo di Silvio Berlusconi.
Riassumendo: l'Italia subisce l'influenza delle vicende privatissime di Silvio Berlusconi anche nella scelta di chi la deve rappresentare nel massimo scranno:
La Presidenza della Repubblica