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giovedì 2 luglio 2015

Servizio Sanitario Nazionale


Scusandomi per la definizione della foto, ripresa con il mio economico cellulare, e per la C di "comunitari", nel cartello mezzo cancellata, la pubblico quale informazione che a me mancava.
Questo cartello appare presso gli Ambulatori della ASL Roma H, siti in Via S. Biagio, 21 a Velletri RM.
Dunque il Servizio Sanitario Regionale (SSR) Lazio ha preso una decisione che approvo e spero sia applicata anche in altre Regioni di questa Italia, che chiede sacrifici ai suoi figli ed elargisce provvidenze a chi non paga.
Si tratta di cittadini dell'UE che sono nel nostro Paese senza un lavoro: giustamente, se vogliono usufruire del nostro Servizio Sanitario, debbono pagarsi una assicurazione.
Mi sembra il minimo!

Squilli dal passato - dalla raccolta "Le Verità Nascoste": II parte

Squilli dal passato

Novella della raccolta "Le Verità Nascoste": II parte


*****

In quella stessa casa il telefono squillò e questa volta rispose il marito di Renata, perché lei era al lavoro.
"Pronto."
"C'è Renata?" Chiese una voce femminile leggermente incrinata come da una rattenuta emozione.
"No, è al lavoro. Chi la desidera?" Chiese con cortesia l'uomo.
"Sono Rita Gianni." Disse la voce incrinata. L'uomo ammutolì dalla sorpresa.Anche se, in questo caso, di anni ne erano passati almeno dieci, aveva ben presente chi fosse la persona, anche perché non aveva detto, come la scema Elisa, solo il nome, ma anche il cognome.
Sapeva chi era perché, anche se erano almeno dieci anni che non si faceva viva con loro, era una persona la cui casa frequentava uno dei suoi figli, ormai uomo fatto che sceglieva chi frequentare. E di quella casa, di quella persona e della sua famiglia, ogni tanto arrivavano notizie attraverso quel figlio di Renata e suo, che da tempo non viveva più con loro, essendo sposato, ma che ogni tanto parlava spontaneamente delle vicende di quelle persone. Erano frammenti di notizie a cui non seguivano domande da parte di Renata e di suo marito che, per valide ragioni, ritenevano tali persone infrequentabili.
L'uomo era molto ben educato e seppe dissimulare la sorpresa di quella voce che tornava da un passato in cui c'era stata una breve conoscenza attraverso suo figlio, la quale si era interrotta perché Rita Gianni, suo marito e suo figlio erano letteralmente spariti ed i loro scarsi contatti si erano volatilizzati, né Renata e suo marito li avevano cercati o incentivati.
La ragione di quella improvvisa telefonata dopo dieci anni era alquanto strana giacché, frequentando suo figlio, sia pure sporadicamente, la donna sapeva che egli abitava altrove e raramente era in visita a casa dei genitori. Inoltre aveva un cellulare, dunque volendo lo si poteva rintracciare attraverso quello: comunque aveva chiesto di Renata.
Ma in mancanza di Renata la donna si aggrappò al marito, senza ritegno alcuno, eppure l'uomo era persona riservata, che non invitava certo alla confidenza. 
"Sono disperata, - esordì lasciando l'uomo basito e senza parole - a causa dei vostri vicini, i Disegni. Vi dobbiamo delle scuse, voi ci avevate avvertito... ci avevate detto di stare attenti, ma noi...." L'uomo taceva aspettando il resto, mentre pensava che allora l'avviso l'avevano recepito, anche se avevano fatto finta di nulla ed avevano preferito sparire con chi li aveva preavvisati piuttosto che con le conoscenze appena fatte. “Affaracci loro" avrebbe pensato Renata a posto suo, ma l'uomo era più educato di sua moglie o... forse ... più inibito e  rimase in ascolto meravigliato ma sulla difensiva. Ricordava che quella donna un poco volgare e superficiale aveva pensato e cercato di sfruttare le profferte della loro vicina, che si metteva a disposizione per elargire favori vantando poteri che non aveva ma, chiedendo ad ometti che corteggiava, a volte riusciva ad ottenere qualcosa. Era, così, paga nel suo malato narcisismo e credeva di dar ad intendere che lei era una donna importante. In realtà era una donnetta ignorante e molto disturbata che, da informazioni che Renata aveva avute casualmente ma inconfutabilmente, allacciava relazioni con uomini a cui poi chiedeva soldi o favori per sé, per i suoi familiari o per terzi, a cui li offriva in cambio di regali che poi quelli le facevano per ringraziarla. 
"Da due anni so che mio marito è l'amante di Cristina, la vostra vicina, - disse con voce tesa - lo so con certezza perché me l'ha confessato lui quando ha avuto l'infarto. La cosa dura da dieci anni." L'uomo non sapeva cosa dire a quella esternazione che gli entrava in casa dalla diretta interessata, la quale confessava comunque qualcosa che lui e Renata già sapevano per altre vie, pur rimanendo a distanza da quelle persone che, certo, se l'erano voluta. Cosa poteva mai volere da loro ora quella donna? Addirittura faceva loro delle scuse... Evidentemente per piena coscienza di essersi comportati male con loro, sparendo per far piacere a quel soggetto che tanto bene si era intrufolato nella loro precaria esistenza.
"Io non posso perdere tutto, - stava dicendo intanto la donna - ho fatto tanti sacrifici! Ma il marito di questa Cristina che razza di uomo è?!! E' morale o immorale?!!" Chiese disperata all'esterrefatto interlocutore, il quale non seppe cosa rispondere a quella domanda che già conteneva in sé la risposta. Cosa voleva da lui? Che l'appoggiasse e la sostenesse in un giudizio morale che era nei fatti? Per risponderle qualcosa disse:
"Ma i vostri figli cosa dicono?" Sapeva che uno dei  figli era al corrente della situazione ed era quella una delle vie attraverso le quali già conosceva quei fatti, che drammaticamente la donna veniva a riversare su di loro dopo dieci anni di silenzio e di distanza. Lei non si stupì di quel riferimento, dando forse per scontato che la sua situazione fosse nota a molti.
"I miei figli hanno detto che siamo maggiorenni e vaccinati..." 
"Ed hanno pure ragione..." Pensò l'uomo. Uomini di trenta anni e più cosa potevano dire o fare, non volevano proprio entrarci  in affari così squallidi riguardanti i loro genitori ormai alle soglie della vecchiaia. Un'età che dovrebbe essere della saggezza e del buon esempio... invece.. davano scandalo rendendosi grotteschi più che ridicoli. Ma la donna andò allo scopo della telefonata, che, come quella di Elisa, un fine l'aveva:
"Posso venire da voi?" L'uomo si allarmò.
"Per...?"
"Per parlarne." 
"Ma parlare di che?"- Pensò il marito di Renata. Poi: "Cosa c'entriamo noi?" E pensò che sua moglie aveva fatto più che bene ad allontanare gli scomodi vicini che invece Rita Gianni e suo marito avevano scelto di frequentare. Cercò una plausibile scusa:
"In questo periodo stiamo andando spesso nella casa al mare che abbiamo comperato da poco... Siamo un po' occupati perché la stiamo arredando..."
La donna capì che il suo disperato tentativo di coinvolgere i vicini di chi le stava creando tanti problemi era fallito. Ringraziò e salutò, battendo in ritirata.
Il marito di Renata raccontò a sua moglie l'assurda telefonata allibito. Sua moglie fu come al solito cattiva e sarcastica: "Quella voleva venire qui a fare la piazzata alla vicina chiamandola "puttana" dal nostro cortile e chiedere conto "all'immorale" delle loro comuni corna, te lo dico io! Hai fatto benissimo a scaricarla! Li avevamo avvertiti credendoli due persone perbene, lo sanno ed infatti ha chiesto scusa al plurale, quindi anche per lui a cui, sicuramente, sta carpendo soldi con qualche ricatto. Qualcuno l'ha detto: "Lo ricatta, lo ricatta." Non so su cosa, non voglio saperlo, che stiano a distanza.
"Infatti ha detto proprio: "Io non posso perdere tutto, ho fatto tanti sacrifici." "
"Già. - Concluse la moglie asciutta. - Ricordi quello che ci raccontò il nostro figlio più piccolo degli affittuari di Giulia? Sì, quello che spacciava all'ingrosso e si era messo con quella modella fallita da cui aveva avuto una figlia. Nostro figlio era tornato dal liceo, aveva mangiato e si era seduto sul muretto a prendere un po' di sole in attesa che io tornassi dal lavoro: sentì quei rumori pazzeschi che facevano quei due copulando... Probabilmente avevano assunto quello che lui vendeva... Per fare quei versi, così forte... Ricordo ancora la faccia sbalordita di nostro figlio quando me lo raccontò appena rientrata... Poi scoprimmo che in casa c'era la figlia che lui aveva avuto dalla moglie, una ragazzina di tredici anni che era ospite del padre in quei giorni... La ragazzina deve aver telefonato alla madre chiedendole di venirla a riprendere e la madre venne il giorno dopo. Di nuovo nostro figlio mi venne incontro con gli occhi sbalorditi: "Mamma..." mi disse, ed io pensai "L'hanno fatto di nuovo: copula con strilli e versi.." Ma lui mi lesse nel pensiero dall'espressione del viso e mi disse: "No, no! Oggi no! Però è venuta la madre della ragazzina  a riprendersela ed è rimasta fuori e, mentre la ragazzina usciva per raggiungerla, la modella è uscita sul balcone e quella ha cominciato ad urlarle: "Puttana, sei una lurida puttana!" E l'altra, per nulla intimorita, le urlava dal balcone le stesse cose. Mamma, una scena da borgatari quali sono: se ne sono dette di tutti i colori! "
"Sapendo chi sono i soggetti abbiamo evitato di essere coinvolti, nostro malgrado, in una scena simile; - disse il marito di Renata - l'unico modo che Rita Gianni aveva per avvicinarsi alla casa di quella lì era dal nostro cortile, è chiaro."

Con tutta la simpatia per Matteo... però...



Cari compagni e amici del PD,
da domani l'Unità torna in edicola. Era un mio impegno personale, oggi è una promessa mantenuta.
Ha poco senso oggi piangere sul latte versato (e sui tanti denari versati). Purtroppo le vicende del passato non si possono sistemare. Ma il futuro è nelle nostre mani. E allora abbiamo lavorato con passione – grazie innanzitutto al tesoriere del PD Francesco Bonifazi, alla proprietà, al direttore Erasmo d'Angelis – per riportare in edicola questa testata gloriosa. Per darle un futuro. Perché la nostalgia è un sentimento nobile, ma costruire la speranza è ancora più bello.
Non sarà solo l'Unità cartacea. Ma anche il sito, la web-tv (Unità TV prende il posto di YouDem), le feste che già dallo scorso anno sono tornate a chiamarsi Festa dell'Unità. Abbiamo bisogno di un partito che rafforzi i suoi ideali ma anche la sua organizzazione. La discussione partito liquido-partito solido non ha senso: ormai la differenza è tra un partito organizzato bene e uno organizzato male. E noi dobbiamo migliorare a Roma, come in ciascuno dei circoli.
Ho chiesto che l'Unità sia uno spazio di libertà, di confronto, di discussione. Che ci aiuti a raccontare l'Italia bella, quella che non si arrende, quella dei tantissimi circoli che fanno iniziative di livello, quella del volontariato e dell'associazionismo. L'Unità che vuol bene all'Italia.
Vorrei che gli iscritti e i circoli la sentissero come loro patrimonio. Non solo dando una mano sia negli abbonamenti che nella diffusione alle feste. Ma anche partecipando. Scrivendo, commentando, criticando, proponendo.
L'abbiamo riportata in edicola. Adesso tocca a tutti noi averne cura.
Conto, come sempre, sul vostro impegno
Grazie,
Matteo




Da: La Repubblica - 24 marzo 2015

L'Unità, via libera del tribunale alla riapertura

Il giornale potrà tornare in edicola. L'annuncio dato su Twitter dal tesoriere del Pd Francesco Bonifazi

Il concordato, per evitare il fallimento della Nuova Iniziativa Editoriale, attuale proprietaria della testata, era stato modificato dopo la decisione del collegio dei giudici di configurare l'operazione come una cessione di ramo d'azienda e non come una semplice vendita della testata. Ciò aveva aperto la strada all'accordo siglato tra la nuova proprietà e il cdr, che prevede la riassunzione dalla vecchia redazione, composta da 56 giornalisti (in cassa integrazione a zero ore per due anni), di 16 giornalisti con rapporto di lavoro dipendente (10 a Roma e 6 a Milano) e 9 giornalisti con rapporto di collaborazione. Sarà il direttore ad avviare i colloqui e fare le scelte. I poligrafici riassunti saranno invece 4.

La cordata, che fa capo a Guido Veneziani, editore di magazine come 'Stop' o 'Vero' (detentore del 60% delle quote), vede in campo anche il Gruppo Pessina, che comprende non solo le aziende di costruzioni ma anche le acque minerali (detentore del 35%), e il Pd con la Fondazione Eyu, acronimo di Europa-Youdem-Unità (con il 5%). L'offerta è di dieci milioni per l'iniziale affitto del ramo d'azienda (con un canone di 90 mila euro al mese) e la successiva acquisizione definitiva, che dovrebbe avvenire dopo l'indizione di un'asta a dicembre. Le somme dovrebbero servire a soddisfare solo parte dei creditori della Nie, gravata da debiti totali per oltre 20 milioni di euro.

"Il via libera del Tribunale alla riapertura dell'Unità è una buona notizia per i giornalisti del giornale e per tutta l'editoria, che sta attraversando una crisi senza precedenti - ha commentato Stefano Pedica del Pd - L'auspicio ora è che il giornale torni presto in edicola e che vengano salvaguardati tutti i posti di lavoro. Neanche una persona deve restare a casa".


La politica è necessariamente compromesso... Purché sia a fin di bene. Nel senso che se Matteo, che firma la lettera che mi è giunta nella posta di oggi, si deve piegare a tante cose per arrivare al fine di rendere un buon servizio al Paese, come lo vedo io, posso abbozzare.
Per il resto BASTA all'editoria finanziata con soldi pubblici: BASTA!!
Dall'articolo esplicativo di La Repubblica SEMBRA che di soldi pubblici non ce ne siano e che quel 5% del Partito sia, probabilmente, quello che ancora rimane nelle casse dei partiti, dopo la ventilata abolizione del finanziamento pubblico, rispettosa dell'esito del Referendum...
Staremo a vedere.
Per ora noto ancora una volta come certa gente si ricicli invece di andare a casa, come pare che faranno i parlamentari del M5S per non vivere di Politica soltanto: Stefano Pedica, naufrago dell'IdV, pur di essere rieletto ha cambiato di nuovo la casacca e il PD, che si prende tutto, pure Nencini PSI, se lo è preso.
Staremo a vedere... 

Essere ed apparire

Da: Il Messaggero

Roma, 15enne violentata da un militare: l'orco tradito dalla bici lasciata in strada

«È lui». Angela ha un sussulto quando gli investigatori della Mobile le mostrano le foto dell'uomo che hanno appena fermato. Il cuore le batte a mille, ha riconosciuto il finto poliziotto che lunedì notte l'ha violentata in un piccolo campo abbandonato di via Casale Strozzi, vicino a via Teulada, alle spalle del Tribunale. «Sei sicura?» le chiedono ancora i poliziotti, «osservalo bene». «Sì», risponde la ragazzina, «sono sicurissima».

È durata 48 ore la caccia a Giuseppe Franco, 31 anni, calabrese di Cassano Ionio, sottocapo di seconda classe della marina militare, addetto all'armeria, di stanza sulla nave Vesuvio: è accusato di avere violentato Angela (il nome è di fantasia), quasi 16 anni, la notte del 29 giugno scorso a Prati, un quartiere centrale della città. L'uomo è stato tradito da una telefonata e dalla bici, quella che gli aveva prestato il fratello di due anni più piccolo per farlo girare in città, una Bmx nera, che aveva lasciata legata a un palo, in via Bafile, la strada dove ha notato Angela e le sue due amiche bere una birra. L'uomo è stato ripreso anche dalle telecamere di un locale di via Mirabello, lì vicino. Il sottufficiale si trovava a Roma per motivi di servizio, oggi avrebbe dovuto imbarcarsi per una missione, ma agli alloggi della Difesa, aveva preferito la casa del fratello a San Lorenzo.
LA VIOLENZA
Anche Angela si trova a Roma ospite di un'amica, quella sera, per loro, era incominciata con la meraviglia dei fuochi d'artificio a Castel Sant'Angelo, uno spettacolo sul fiume per la festa di San Pietro e Paolo. In via Bafile vengono avvicinate da un uomo che si qualifica come poliziotto e le spaventa dicendo che sono troppo piccole per bere e mostra un tesserino. Secondo la ricostruzione degli investigatori della Mobile guidata da Luigi Silipo, il tesserino è quello della marina, ma nell'oscurità le ragazzine non possono vederlo bene e capire la differenza tra un tesserino della marina e uno della polizia di stato.

Angela è l'unica ad avere i documenti di identità, il sottufficiale le dice che deve seguirlo al commissariato vicino per identificarla. Lei lo segue impaurita, ma non può immaginare l'inganno. Le amiche restano lì ad aspettarla, dopo mezz'ora la vedono arrivare in lacrime. Piange, dice che è stata violentata, quell'uomo non era un poliziotto e l'ha costretta ad avere un rapporto orale. Le amiche si abbracciano, tornano a casa di una di loro, non abitano lontano, che chiama la madre. La donna le raggiunge, in quel momento vedono passare il finto poliziotto, Angela grida «è quel bastardo», lo rincorrono, ma lui si dilegua. La fuga viene ripresa dalle telecamere di un locale.

La polizia ha le immagini registrate, a Angela ha parlato anche della bici: «L'ha lasciata in via Bafile, è arrivato con quella, lo abbiamo visto». Gli agenti si appostano, per un giorno intero nessuno va a riprendere la Bmx, poi martedì notte arriva il fratello del sottufficiale. La polizia lo blocca, vuole sapere di chi è la bicicletta, e mentre lo incalzano Giuseppe lo chiama sul cellulare. Il marinaio è agitato, probabilmente la notte che è fuggito ha visto anche che c'erano le telecamere. Per questo, secondo gli inquirenti, aveva detto al fratello di lasciare lì la Bmx. Ma lui non aveva nessuna intenzione di lasciar stare «non volevo perdere la bici, Giuseppe mi aveva detto che aveva fatto una cosa brutta, ho pensato che avesse investito qualcuno» dice e aggiunge pure che il fratello da due anni faceva uso di anabolizzanti. In casa sua gli agenti trovano i pantaloncini che Giuseppe Franco indossava la sera della violenza, erano stati lavati. «Lei era consenziente», prova a dire il marinaio. Scatta il fermo. 

Da: Il Secolo XIX

Era in servizio a La Spezia il militare accusato di stupro

La Spezia - A bocca aperta, increduli, per l’intera giornata di ieri, guardando decine di volte le immagini degli agenti della squadra mobile di Roma che portano via Giuseppe Franco, 31 anni, originario del cosentino.
«È lui, è lui, non ci posso credere», continua a ripetere un dipendente dell’Arsenale. Franco ha passato poco più di tre mesi alla Spezia, da luglio a ottobre 2014, poi è partito per una missione.
«Io sono stato imbarcato con lui sulla Grecale. Beppe è un motorista, un militare per vocazione, non uno che è entrato nella Marina perché non sapeva che fare – spiega un commilitone che vuole rimanere anonimo – abbiamo partecipato insieme ad una missione umanitaria nel Mediterraneo. So che si è difeso, dicendo che il rapporto è stato consenziente. Voglio pensare che sia innocente, non è capace di stuprare una ragazzina».
In Arsenale non vogliono credere alle accuse mosse nei confronti di Franco. La vittima però lo ha riconosciuto, ha dichiarato che è stato lui a violentarla lunedì sera in un’area verde a due passi da piazzale Clodio a Roma. Il sostituto procuratore Eugenio Albamonte ha disposto il fermo per l’uomo.
Franco risulta imbarcato prima sulla nave Bersagliere e poi sulla Grecale. «Io gli ho parlato solo un paio di volte abbiamo effettuato un’ispezione a una nave insieme – racconta un dipendente civile del ministero della Difesa – mi sembrava un tipo a posto. Lo prendevo in giro perché era un po’ fissato con la palestra, curava molto il proprio aspetto ma mi sembra normale essendo un ragazzo giovane».
Altri lo ricordano bene in Arsenale, Franco. Anche perchè il 9 ottobre scorso, partecipò ad un evento che portò molti vip e tante televisioni alla Spezia: il varo del sommergibile “Pietro Venuti” alla Fincantieri del Muggiano. Quel giorno fra gli ospiti d’onore c’erano anche il ministro della difesa Roberta Pinotti e il capo di stato maggiore della Marina Militare Giuseppe De Giorgi.
Giuseppe Franco era tra il personale comandato per servire gli ospiti della cerimonia.
Sono tutti rimasti stupiti del suo fermo per lo stupro, quando la notizia è volata di bocca in bocca in Arsenale. Franco in città era solito frequentare anche bar e pizzerie vicine alla base Militare. Anche qui tutti sono rimasti sconcertati quando lo hanno visto salire sull’auto della polizia, dopo l’arresto.

Questo triste e squallido episodio per l'ennesima volta mi ha fatto riflettere su quanta gente appare in un modo e nella sua vera essenza è tutt'altro.
Ho sempre pensato, anche quando ero giovanissima e senza alcun riscontro di esperienza di vita, che l'equilibrio di una persona sta nella perfetta corrispondenza fra la sua mente, che non si vede, e quello che si riesce ad esprimere di sé all'esterno. A questo ho sempre teso, eppure mi è capitato di essere equivocata: a volte da persone in buonafede, più spesso da persone che per malevolenza volevano vedermi diversa da come sono.
Ma la verità si impone sempre in chi vuol vederla: si impone con i fatti anche nei meno empatici.
Ci sono mille segnali che fanno affiorare la falsità di un soggetto che vuole apparire migliore di quello che è interiormente. Basta volerli vedere. Non serve cultura né grande intelligenza: basta essere un poco meno ingenui di come eravamo da giovanissimi e aperti a ricevere quei segnali che ti dicono se una persona è vera o finge.
Di certo allora non ci si stupirebbe più quando questa persona, apparentemente normale, commette un atto anomalo o abnorme.
In questo caso, stando ai particolari riportati da questi due articoli, quest'uomo di 31 anni tanto giusto dentro di sé non doveva essere, nonostante lo stupore odierno di chi ci lavorava insieme.
Ha avuto pienamente coscienza di trovarsi di fronte a ragazze minorenni, per recitare la sua squallida recita di finto poliziotto che le riprendeva proprio perché minori "che non potevano bere".
L'atto deliberato che ha compiuto dà indicazione di una personalità irresponsabile, ancora più grave perché aveva un ruolo militare, una mente che si approfitta di chi crede più debole, usando la finzione per ottenere una prestazione sessuale, subordinando in piena coscienza una minore messa in soggezione.
Praticamente una personalità debole, instabile, stupidamente criminale.
La dichiarazione finale, poi, che la prestazione orale, a cui ha costretto l'ingenua e sprovveduta ragazzina, fosse "consenziente" denota illogicità infantile, nel senso di immaturità grave data l'età del soggetto.
Anche la ragazzina però, se è assolta dalla sua giovanissima età, denota una eccessiva immaturità per l'età che ha, in un mondo dove i giovani hanno la possibilità di ricevere una grande informazione che, ad esempio, all'epoca dei miei 15 anni non c'era. Eppure ricordo molto bene la quindicenne che ero e mai nessuno avrebbe potuto subordinarmi ed impormi un atto del genere. Non capisco perché questa ragazzina non abbia urlato, non si sia divincolata, anche se lo ha creduto un poliziotto...
Forse, senza offesa, è anche una questione di intelligenza.