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lunedì 1 luglio 2019

Giorgio Bassani e la scoperta della falsità

"Dietro la porta" a differenza de "L'Airone" per me ha sicuramente più spessore e contenuto.
E' un racconto autobiografico, non nascostamente, ma esplicitamente.
E' la scoperta, di Giorgio adolescente, della falsità e slealtà umane.
A meno che non si abbia una natura caratteriale infida, e dunque preparata agli inganni che già sono connaturati al proprio intimo, tutti abbiamo vissuto prima o poi l'esperienza traumatica vissuta da Bassani, restandone più o meno feriti, secondo il danno ricevuto, poi, con l'esperienza di vita, la conoscenza della natura umana nei suoi aspetti più miserabili e meschini ci ha fatto superare il trauma, ci ha fatto relegare le persone che si sono dimostrate false e sleali in un limbo di indifferenza mista a compatimento e disprezzo. Abbiamo imparato con l'esperienza di vita a saper prevedere certi comportamenti e ce ne siamo tenuti a distanza.
Giorgio invece dichiara subito che "quella ferita" non si è mai richiusa e verso la fine di questo romanzo, anch'esso potrebbe annoverarsi fra il racconti lunghi per la sua brevità, riflettendo su se stesso, rivela  la sua incapacità al confronto con la verità da sbattere in faccia al falso che, anche se disponibile lui al confronto pur essendo in torto, Giorgio non è in grado di affrontare, mai, in tutta la sua vita, "inchiodato per nascita ad un destino di separazione e di livore".
Ognuno ha la propria natura, come scrivevo all'inizio di questa analisi del libro "Dietro la porta", e Bassani ha indubbiamente una sensibilità ombrosa, come lui rivela anche livorosa, ed è per questo forse che la ferita della scoperta della meschina falsità di un suo compagno di liceo, quasi un amico, non si è mai richiusa?
Egli ne riporta una umiliazione così sconvolgente da guardare alla sua bella famiglia, una volta rientrato in casa, con astio, distanza, quasi non riconoscendoli... Ecco questa è una reazione per me incomprensibile, giacché, al contrario, ogni volta che qualche misero ha parlato male di qualcuno che mi è caro, per sminuire tramite lui la mia persona, egli è diventato ai miei occhi di maggior valore ed ho provato nei riguardi del mio caro un senso di calda protezione.
Ma Giorgio invece si fa annientare da un meschino soggetto che conosce da meno di un anno, neppure un gran tradimento dunque, non è un annoso amico... Perde fiducia in conseguenza anche in un precedente amico, questi invece di anni, come se lo scoprire l'abiettume a cui certa gente può giungere tolga ogni speranza di fiducia in chiunque.
Una sua fragilità dunque. Ciò nondimeno Bassani mostra però una reazione da persona superiore, non dando spettacolo di reazioni cruente come i delatori del tradimento si aspetterebbero, bensì eclissandosi dalla scena in cui il miserabile ha dato spettacolo di sé e della sua meschinità sparlando di lui e dei suoi gentili ed innocenti familiari. 
Chiederà poi in classe, nella sorpresa generale, di cambiare di banco per non avere più accanto il delatore e, magistrale davvero, che il Pulga, il miserabile, venga a sedersi al suo posto: mettendo così fianco a fianco due aspetti della stessa umana meschinità.
Ed è quella sua incapacità dichiarata di affrontare la verità affrontando i miserabili che rende il suo apparente distacco (solo apparente data la dichiarata insanabile ferita) superiore, quasi da nobile vero a cafone plebeo.
Plebei nell'anima lo sono tutti i doppiogiochisti e, di sovente, il motivo che li ispira è sempre l'invidia e/o un insanabile senso di inferiorità.
1931 - Foto di liceo di Giorgio Bassani con alcuni compagni di classe.
"Dietro la porta", scrive Bassani, si riferisce a fatti accaduti fra l'ottobre del 1929 ed il giugno del 1930. Fra questi volti forse anche alcuni dei personaggi del romanzo.
Non il Pulga, il vile suo denigratore alle spalle e adulatore di fronte, che se ne andrà da Ferrara proprio in estate per trasferimento di lavoro di suo padre.