venerdì 1 novembre 2019

Sisma - Romanzo Capitolo XI

Sisma
Romanzo inedito di Rita Coltellese
pubblicato a puntate su questo sito con Amministratore Unico Rita Coltellese su contratto con Google Blogger
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Il Romanzo viene pubblicato per capitoli, ad ogni nuovo capitolo verrà scritta la data di pubblicazione del precedente in modo che il lettore possa, tramite il calendario che appare a destra, ritrovare facilmente il precedente.


SISMA

Capitolo XI
 (Il Capitolo X è stato pubblicato il  24 ottobre 2019)
In fondo Sara aveva scoperto quello che in seguito la società del suo tempo aveva etichettato come il fenomeno degli "odiatori", evidenziandolo come un fenomeno sociale nato attraverso i cosiddetti "social" con l'avvento della possibilità di espressione che offre Internet.
In realtà Internet aveva dato a ciò che è sempre esistito nei contesti umani, come un veleno che si annida nei cervelli di molte persone, la possibilità di esprimersi in un contesto più ampio ed indistinto.
Mentre guidava sulla via del ritorno Sara pensava a questo..
Ci sono persone miserabili nell'animo che covano insoddisfazioni che tendono a sfogare e cercano solo un bersaglio. Sono vili e riescono a veicolare il loro veleno  mentale solo nel branco: può essere il palazzone dove Sara aveva sperimentato da vittima la calunnia, l'insulto e il linciaggio, come il luogo di lavoro, infine la platea ampia e indistinta dello spazio dato dai social.
Esistono delle Leggi a difesa, come il reato di calunnia e diffamazione, ma sempre difficili da dimostrare con testimonianze, essendo il fenomeno strisciante e subdolo nella sua viltà e per sua natura voluto da chi vi aderisce e dunque necessariamente gode di una omertà.
Sara aveva capito che la suocera di Antonio era stata solo la scintilla che aveva acceso una paglia putrida che esiste ovunque, questa era la scoperta scioccante che la donna aveva fatto acquisendo esperienza di vita. Scioccante perché è amaro scoprire il peggio della natura umana ma, si disse Sara, "se questo esiste bisogna solo prenderne atto".
Bastò che un autista, che abitava in quel contesto e che faceva parte del branco di "odiatori" senza conoscerla se non di vista, si trovasse a lavorare nella stessa struttura dove Sara lavorava perché il fenomeno si riproducesse, come un virus infettante.
Non tutti ovviamente ne furono contagiati, ma i meno intelligenti, i frustrati, coloro che vedevano in lei qualcosa che loro non erano o non avevano, trovarono comodo crederla davvero malata di mente, al di là dell'evidenza di ciò che lei era.
Qualcuno ebbe dei dubbi, Sara lo capiva dagli atteggiamenti, da alcune frasi, che poi furono fugati dalla realtà che vedevano, ma altri, vicini al livello culturale dell'autista, volevano crederci sadicamente: un modo per eliminare qualcuno dal manipolo di persone di cui costoro percepiscono una superiorità in qualcosa che crea loro insicurezza e conseguente ansia.  
Per contro questi soggetti, sempre mentalmente aggressivi, vogliono essere più di quel che sono e la loro pochezza si manifesta con atteggiamenti grotteschi.
Nelle sue riflessioni solitarie alla guida della sua auto mentre scendeva verso la pianura, Sara evocò l'immagine della moglie dell'autista, una donnetta che lui, chiedendo ai capi a cui apriva e chiudeva lo sportello dell'auto di servizio, era riuscito a far entrare come impiegata: Sara l'aveva incrociata una mattina che era venuta al lavoro con un lungo abito nero e un filo di perle. A quel ricordo le venne da sorridere.. La donnetta era assolutamente inconsapevole di essere ridicola e di certo nessuno del branco glielo aveva fatto notare, essendo allo stesso livello. Per il resto vigeva una indifferente e sorniona ipocrisia da parte di chi era consapevole di aver imbarcato gente di bassa cultura e altrettanto bassa intelligenza, ma ciò, a quest'altro tipo di umanità, faceva comodo, giacché erano i migliori spettatori e complici delle loro trasgressioni furbe.
"Questo è il mondo, a livello di piccoli e grandi contesti. E sarà sempre così - pensava la donna - perché questa è la natura umana. Il peggio della natura umana, ma esiste e bisogna tenerne conto. Si stupiscono degli sfoghi degli "odiatori" sui social, del loro avercela con qualcuno che nulla ha fatto di male.. Eppure la Storia insegna.. Non fu forse il senso di inferiorità dei tedeschi umiliati e sconfitti dopo la prima Guerra Mondiale a far attecchire la malapianta dell'odio verso gli ebrei che nulla avevano fatto? Palcoscenici grandi quanto una nazione e palcoscenici ridotti ma la commedia dell'odio che cerca uno sfogo è sempre la stessa.
Erano state le rovine ad ispirarle quelle riflessioni? Forse. Di certo esse mettevano in risalto l'inutilità di tanta cattiveria e malvagità di certi esseri umani amplificandone la miseria.