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venerdì 26 giugno 2015

Reato di tortura

Da: Treccani.it

Tortura 
Il termine tortura (dal latino tardo tortura, propriamente "torcimento", da torquere, "torcere"), dal significato etimologico, di carattere generico, è passato a indicare l'azione, il fatto di torcere le membra e, quindi, qualsiasi forma di coercizione fisica applicata a un imputato, più di rado a un testimone o ad altro soggetto processuale, allo scopo di estorcergli una confessione o altra dichiarazione altrimenti non ottenibile (tortura giudiziaria). Più in generale s'intende per tortura qualsiasi forma di coercizione violenta, sia fisica sia morale, per ottenere indicazioni di vario genere, fuori dell'ambito giudiziario; o ancora qualsiasi sevizia, o fine a sé stessa, espressione di mera brutalità, o come forma legale di pena corporale. Contro la tortura, vietata dal diritto internazionale in quanto violazione tra le più gravi dei diritti fondamentali dell'uomo, si sono ripetutamente pronunciate le maggiori organizzazioni internazionali. 

Da: Il Fatto Quotidiano


Via libera della Camera al disegno di legge che introduce il reato di tortura. Il sì di Montecitorio arriva con 244 voti favorevoli, 14 contrari e 50 astenuti. Il testo, in parte modificato dall’Aula di Montecitorio nella sua versione approvata al Senato, ora torna a Palazzo Madama.
Ecco i punti chiave della legge elencati dall’Ansa, che arriva dopo la sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che ha condannato l’Italia per le torture commesse dalla polizia alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. L’articolo 1 prevede che quello di tortura sia un reato comune, punibile con la reclusione da4 a 10 anni e ascrivibile a chiunque “con violenza o minaccia” infligge “sofferenze fisiche o psichiche” per “ottenere informazioni o dichiarazioni, per infliggere una punizione, per vincere una resistenza” o “in ragione dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose”.
Ma in Aula scoppia la querelle sul fatto che il reato scatti solo nel caso la vittima sia affidata alla vigilanza del presunto colpevole. Una fattispecie che, secondo il M5S, escluderebbe, di fatto, che avvenimenti come quelli della Diaz possano essere puniti per reato di tortura. “Così è una legge inutile”, è l’accusa del M5S, che ha portato al momentaneo accantonamento di un emendamento che prevedeva il reato a prescindere dalla custodia e poi, dopo una riunione serale del Comitato dei Nove della commissione Giustizia, alla conferma del parere contrario di relatore e governo e alla sua bocciatura. Con il Pd che ha sottolineato come la fattispecie della custodia o vigilanza non limiti la casistica del reato di tortura.
E scatta l’aggravante quando a commettere il reato è proprio un pubblico ufficiale che agisce con abuso di potere o violando i doveri inerenti alla sua funzione. In questo caso, con un emendamento approvato oggi e proposto dagli ex Cinque Stelle, la pena massima è di 15 (e non più 12) di carcere, la minima di 5, con una ‘postilla': la sofferenza inflitta deve essere “ulteriore” rispetto all’esecuzione delle legittime misure privative o limitative dei diritti. La pena, per pubblici ufficiali e non, sale di 1/3 in caso di gravi lesioni, di 2/3 per morte non voluta della vittima e si trasforma in ergastolo in caso di decesso causato volontariamente. La legge introduce inoltre il reato di istigazione del pubblico ufficiale(ad altro pubblico ufficiale) a commettere tortura: da 1 a 6 anni di reclusione la pena prevista.
Ma la Lega non è d’accordo. “Il reato di tortura, così come inteso dalPd, è l’ennesimo regalo ai criminali. Non tranquillizza i cittadini, ma solo i delinquenti” ha dichiarato il deputato Nicola Moltenipresentando l’emendamento per la soppressione della nuova fattispecie di reato. “Sotto le false spoglie di una presunta norma di civiltà si nasconde un reato che ha natura ideologica. In un momento di massima emergenza sicurezza il governo si è già macchiato di cinque svuota carceri, provvedimenti indultivi, tagli assassini alle forze dell’ordine. Il reato di tortura, unito alla depenalizzazione di reati come la resistenza a pubblico ufficiale e il sabotaggio, rappresenta un grave attentato alle forze dell’ordine”. Anche Matteo Salvini si è detto contrario all’istituto definito “l’ennesimo regalo ai ladri e l’ennesimo attacco alle guardie”.
Nell’Aula di Montecitorio, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha chiesto di “non curvare sulla vicenda genovese il passaggio parlamentare che si sta definendo. La discussione” sui fatti della Diaz “non pregiudichi un traguardo per tutto il Paese”. L’Italia, aggiunge chiedendo che il voto sul testo sia “il più ampio possibile, deve dotarsi degli strumenti” che la tutelino da una “possibile nuova violazione dei diritti umani”.
Da un'eccessiva partigianeria non può mai uscire una buona Legge.
In un dibattito radiofonico su una rete RAI ho sentito i pareri più svariati e... assurdi: uno sosteneva, convinto, come esempio di tortura lasciare per un'ora in piedi un fermato. Un povero poliziotto, rappresentante di un sindacato di polizia, cercava di spiegare che questa eventualità può anche verificarsi perché non c'è posto nelle Camere di Prima Sicurezza istituite presso i Commissariati di P.S. e le Stazioni dei Carabinieri.
Sembra che il reato di tortura riguarderà, quali eventuali autori, non soltanto i poveri poliziotti e carabinieri, ma qualsiasi persona imponga limitazioni e disagi ad un'altra persona (vittima di tortura) incorrerà in simile reato.
Tornando allora sull'esempio portato dal soggetto che parlava in radio, già si capisce che la partigianeria, la voglia di dare addosso ai tutori dell'ordine, conduce su un sentiero grottesco che rende ridicolo tale esempio. Mi spiego: appena il reato sarà in vigore ci saranno frotte di denunce da parte di cittadini italiani sottoposti a tortura presso i più disparati sportelli e servizi pubblici, dove vecchi, malati e anche sani sono tenuti ore ed ore in fila in piedi in attesa del Servizio di cui hanno bisogno. Può essere l'Ufficio Postale, e allora si denuncerà il Direttore di Filiale, può essere la ASL, e allora si denuncerà il Direttore Sanitario, può essere un treno di pendolari sovraffollato come un carro bestiame, e allora si denuncerà il Direttore di Compartimento delle Ferrovie dello Stato.... Guardate che sto estremizzando il concetto per dimostrarne la debolezza! Non si capisce infatti perché il povero tutore dell'ordine deve essere denunciato se tiene in piedi un fermato in camera di sicurezza per un'ora (con i mezzi minimi che lo Stato gli dà) e il Direttore delle Poste che tiene in piedi il vecchietto che deve prendere la pensione per molto più di un'ora invece no! Non è forse tortura quella? Se ai Commissariati e alle Stazioni dei Carabinieri non vengono dati sufficienti mezzi, e questa non può essere una giustificazione se tengono in piedi il fermato in flagranza di reato (unico caso in cui può essere messo in Camera di Sicurezza), lo stesso vale per l'Ufficio Postale che non ha sedili sufficienti per gli utenti in attesa!
Insomma siamo alla follia anche qui.
E' giusto che un tutore delle Forze dell'Ordine non abusi del potere che gli viene dato per mantenerlo, ma cerchiamo di ricordarci che le vittime dei reati debbono essere garantite, altrimenti la china sarà inarrestabile.
Lo stesso rappresentante sindacale della Polizia di Stato, che cercava di giustificare (per me è assurdo che dovesse farlo!) il fatto che l'autore di un reato, fermato in flagranza, potrebbe anche stare in piedi per un'ora per insufficienza di posti all'interno del Commissariato, proponeva che si inserisse nella costruenda Legge del reato di Tortura la figura di un medico ASL sempre presente nei casi di fermo e di un magistrato idem, per garantire che il fermato non fosse sottoposto a tortura.
A mio avviso la garanzia di queste figure sarebbe più che giusta ma, come la ratio vera e sottaciuta del sindacalista intende, garantirebbe soprattutto i poliziotti e/o i carabinieri da accuse e calunnie inventate dai fermati che, come tutte le persone in difetto, tendono ad attaccare chi scopre le loro malefatte e, il sindacalista lo ha ricordato, a commettere atti di autolesionismo.