Cerca nel blog

giovedì 27 febbraio 2014

Arricchimenti con le coperture della politica

“Vi svelo i potenti di Acea”. Parla la vedova dell’uomo chiave dell’inchiesta Cerroni

Debora Tavilla, ex dipendente dell'azienda di servizi, è stata la moglie di Arcangelo Spagnoli, membro della struttura Commissariale dei rifiuti, morto nel 2012. Figura cardine delle indagini della Procura di Roma. I magistrati hanno trovato conti milionari all'estero riconducibili all'uomo. La donna rivela al Fatto.it: "Ho scoperto che mio marito aveva comprato un grosso appartamento di cui non sapevo nulla"


Era il grande sogno dell’imprenditore Manlio Cerroni - finito ai domiciliari su richiesta del procuratore della capitale Pignatone e del pm Galanti il 9 gennaio scorso per traffico di rifiuti – quell’inceneritore di Albano Laziale in provincia di Roma. Un’opera che avrebbe visto la nascita di un colosso dei rifiuti: oltre al re di Malagrotta, anche le società del Comune di Roma - Ama e Acea - erano parte attiva di quel progetto, attraverso la società Coema. E a tessere la rete di rapporti e relazioni – il giusto carburante, secondo i magistrati romani, per far funzionare l’alleanza a tre – c’era il personaggio chiave dell’affaire romano, Arcangelo Spagnoli. Ex consigliere comunale, uomo dai mille contatti, ad iniziare da Biagio Eramo, ai vertici di Acea fin dagli anni ‘90. Dieci anni fa Spagnoli entra nella struttura Commissariale dei rifiuti, creata per la gestione dell’ennesima emergenza nella Capitale. Ha un ruolo bipartisan, lavora con tutti, con l’obiettivo di veder nascere il colosso romano della “monnezza”, unendo ‘il Supremo’ - è proprio Spagnoli a coniare il soprannome per Cerroni – con le ambizioni industriali di Acea, multinazionale che da poco si era quotata in Borsa, pronta a entrare nel business più promettente, dopo l’acqua e l’energia. L’inchiesta su di lui si sono fermate nel gennaio del 2012, quando muore per un malore. Ma proprio sul nome di Spagnoli si erano concentrate le indagini, tanto da portare il Noe a perquisire la sua abitazione lo scorso 9 gennaio, al momento degli arresti degli uomini della Holding Cerroni.
Oggi la vedova Spagnoli, Debora Tavilla, ha deciso di raccontare la sua verità ai microfoni de ilfattoquotidiano.it. Quando i Carabinieri hanno bussato alla sua bellissima casa all’EUR ha scoperto una sorta di seconda vita del marito, che mai avrebbe sospettato. I tre milioni di euro mandati all’estero tracciati dalla Guardia di finanza? “Mai visti quei soldi, al momento della morte di mio marito – dichiara la Tavilla – non c’erano sui suoi conti. I magistrati facciano chiarezza, sono la prima io a volerlo”. Mandato a chi, dunque, quel fiume di denaro? Nelle informative della Gdf quel flusso ritenuto sospetto è stato tracciato con precisione: “199 mila euro nel 2003, 507 mila euro nel 2004, 1,07 milioni nel 2005, 509 mila euro nel 2006, 325 mila euro nel 2007 e 187 mila euro nel 2008”, ultimo anno della consulenza di Spagnoli presso la struttura commissariale. Le Fiamme Gialle hanno poi rilevato diverse incongruenze tra i redditi dichiarati e la disponibilità finanziaria.
Alle nostre telecamere, la donna fa un’altra rivelazione: “Ho scoperto solo poco prima della sua morte che mio marito aveva il possesso di un grande appartamento a Roma, sempre all’Eur. Non mi aveva detto nulla”. Un immobile acquistato nel 2009 per una cifra dichiarata di 660 mila euro, come risulta dall’informativa della Finanza.
Nell’ordinanza di custodia cautelare contro Cerroni il nome di Tavilla appare non solo come moglie di Arcangelo Spagnoli, ma soprattutto come dipendente di Acea, dal 1999 al 2010, con aspirazioni di promozioni e avanzamenti di carriera grazie al marito influente. “E’ vero, sono entrata su segnalazione di mio marito, sostenendo un colloquio. Mio marito diede il mio curriculum ad un dirigente, fui presa. Ma come me entrarono altri parenti – afferma -. Entrò anche Camillo Toro, figlio dell’allora magistrato Achille, che seguiva sempre Biagio Eramo, uno dei massimi dirigenti. Anche il nipote di Eramo lavora in Acea. Eravamo una grande famiglia”, è l’incipit del suo racconto, raccolto nel video esclusivo de ilfattoquotidiano.it.
Secondo gli inquirenti Spagnoli intendeva agevolare Acea per migliorare la posizione della moglie e mantenere una riconferma presso la regione Lazio. Nella rete di parenti e amici di chi conta in Acea spunta il figlio dell’ex magistrato Toro, che ha patteggiato recentemente una condanna a 6 mesi, pena sospesa, per rivelazione di segreto d’ufficio e che continua ancora oggi a lavorare in Acea al settore legale. L’azienda precisa: “Una vicenda che non riguarda l’Acea, ma comunque secondo l’attuale normativa non è possibile risolvere il contratto di lavoro”. Nella grande famiglia Acea viene citata anche una parente dell’ex deputato Antonio Buonfiglio (An, Pdl e poi Fli ndr), Tiziana, che – precisa l’azienda – è entrata per concorso pubblico a titoli ed esami nel 1997. Tavilla racconta anche della facilità dei rapporti tra ‘il Supremo’ e il management di Acea: “In Acea, Manlio Cerroni – ricorda – entrava con un pass personale e incontrava i vertici dell’azienda”.
Biagio Eramo, attualmente Direttore generale di ingegneria e servizi, ex presidente di Acea Ato 2 (la controllata che gestisce il sistema idrico a Roma e provincia), ed ex Ad di Ama, tra il 2006 e il 2008, contattato da ilfattoquotidiano.it, spiega: “Cerroni entrava in Acea come tutti gli altri visitatori esterni e veniva registrato. Aveva rapporti con i vertici per il suo ruolo, da privato, in Coema. Nulla più”. Negli atti dell’inchiesta della Procura di Roma emerge che tra i destinatari dei regali inviati da Cerroni e dalla sua azienda Colari c’era anche Eramo: “Tra i destinatari c’era una molteplicità di soggetti”, è la risposta del manager di Acea. Su suo nipote assunto in Acea, l’ufficio stampa dell’azienda conferma: “E’ stato assunto sulla base di elenchi trasmessi dalle università romane di nominativi con il massimo dei voti, selezionati da un’apposita commissione”.
Di certo il dossier Coema stava a cuore a tanti. Debora Tavilla aggiunge un dettaglio: “A mio marito avevano anche promesso un posto quando sarebbe nato l’inceneritore“. E proprio sul consorzio Coema, la Procura continua le sue indagini. Intanto a ilfattoquotidiano.it risulta che Debora Tavilla sia stata ascoltata per diverse ore dal pm titolare del fascicolo.
di Andrea Palladino e Nello Trocchia, montaggio video Samuele Orini

Direttamente dal blog di Beppe Grillo: Luigi Di Maio conosceva Eduardo De Falco

Salviamo il panificio di Eddy #PerEddy



per_eddy.jpg
Il MoVimento 5 Stelle è una comunità in cui nessuno deve essere lasciato indietro. Eduardo De Falco, Eddy, il panettiere di Pomigliano che si è tolto la vita dopo aver ricevuto una multa, faceva parte della nostra comunità. Aiutiamo la sua famiglia! Ognuno contribuisca come meglio può.

di Luigi Di Maio

"VI CHIEDO AIUTO.
Eddy era uno di noi. Era del Movimento. Era un commerciante di Pomigliano d'Arco che si è suicidato qualche giorno fa per una multa di 2000 euro, fattagli dall'ispettorato del lavoro: la moglie lo stava aiutando nel panificio che gestiva (si è beccato per questo 2000 euro da pagare entro 12 ore + altri 9000 euro). Una tragedia. Eddy si è tolto la vita lasciando la moglie e tre bambini. Lo avevo conosciuto qualche anno fa. Venne a proporre al Movimento 5 Stelle del mio comune un progetto sul latte e pane a "km 0". Mi disse: "lanciatelo voi, io lavoro come un somaro". Davanti all'umiliazione di quella multa non ha retto e si è tolto la vita. Eddy era uno tosto. Se non ha retto lui, c'è da preoccuparsi... La sua famiglia ha lanciato un IBAN (attraverso l'associazione di commercianti di cui Eddy era socio). Devono pagare le multe e le spese. Il panificio di Eddy deve andare avanti. E' l'unico sostentamento della sua splendida famiglia.
EDDY ERA UNO DI NOI. E NOI siamo una COMUNITÀ.
Io come tutti i parlamentari M5S, contribuisco ogni mese al fondo per gli imprenditori in difficoltà da un anno, versando metà del mio stipendio. Ma questa volta contribuirò anche al fondo del panificio di Eddy.
Chiedo anche a voi di partecipare. Basta anche qualche centinaio di euro. Aiutiamoli. Massima Diffusione!" Luigi Di Maio

IBAN: IT93R0335967684510700165443
Intestazione: APE (Associazione per Esercenti)
Causale: PER EDDY

NON SONO ISCRITTA AL MOVIMENTO E SU TANTE COSE POSSO NON ESSERE D'ACCORDO, MA L'HO VOTATO.
TROVO ATROCE QUELLO CHE HANNO FATTO A DE FALCO.
Darò anch'io il mio piccolo contributo.

Medicina difensiva

Da un mio post del 18 gennaio 2013


E' invalso l'uso delle denunce contro i medici, anche quando non c'è errore ma altri fattori. Intanto il medico deve pagarsi un avvocato e, una volta uscito dal lungo iter legale, forse riavrà le spese legali, cosa che dipende dal magistrato il quale, anche in caso di non sussistenza del fatto, può decidere di compensare le spese.
Gli ospedali sono assicurati e, per l'errore dei sanitari nel posto di lavoro, tale assicurazione dovrebbe sopperire alla bisogna. Ma questo non sempre avviene e i medici non riescono più a svolgere con la dovuta serenità il loro lavoro.
In un Paese dove le uniche categorie di persone garantite da leggi che le proteggono sono i politici ed i magistrati (non a caso mi dicono che le prebende di quest'ultimi sono equiparate a quelle dei parlamentari), i medici del SSN, a cui si chiedono competenze non indifferenti e che esercitano una professione di grande responsabilità, non sono garantiti affatto da denunce, anche per cose che esulano dalle loro capacità di controllo, come ad esempio l'insieme della capillare organizzazione ospedaliera.
Questa è un'altra pesante prova della totale sperequazione sociale in questo Paese.

Questa mia analisi di più di un anno fa prendeva lo spunto da uno sciopero dei ginecologi, addetti alle sale parto ospedaliere, dopo l'ennesima denuncia dissennata.

Perché dissennata? Perché spesso senza un vero fondamento di dolo da parte dei medici, oppure di incompetenza, ma la gente denuncia comunque: all'americana o basandosi su quanto si vede in certi film americani.
Ma la vita non è un film e la medicina non è così facilmente comprensibile da tutti come oggi, con molta presunzione, tanti credono. 
La Scienza Medica esige una preparazione capillare teorica e pratica di anni ed anni ed un aggiornamento di Sapere che non si ferma mai.

Come si può pretendere di capire tutto quando non se ne hanno le basi scientifiche che consentono, quelle sole, di "capire veramente" come stanno le cose?
Ma non c'è soltanto la presunzione, c'è anche la non accettazione della morte, il folle concetto che se qualcuno muore la colpa non può essere che del medico.
L'ho già scritto questo concetto mi pare: il Medico non è Dio, questo per i credenti, il Medico non può tutto, questo per i non credenti.
Il corpo umano è una magnifica macchina, ma fragile e complessa.
Dunque questa generale follia delle denunce sempre e comunque nasconde una sfiducia totale nei riguardi della classe medica che può, per alcuni casi, essere motivata da comportamenti incompetenti oppure cinici di alcuni medici, ma molto dalla speranza meschina di ricavare denaro dalla pratica legale aperta.

I danni di questa pratica ormai diffusa non sono visibili a tutti, ma a chi ha intelligenza per capire oltre le forme e le apparenze e a chi nelle strutture ospedaliere lavora sì!

Per non essere attaccati non c'è che la difesa preventiva. E quale migliore difesa del non prendersi responsabilità di alcun tipo. Ognuno pensa solo, scusate l'espressione volgare ma che rende immediatamente l'idea, "a pararsi il culo". Dunque scartoffie su scartoffie, consulenze su consulenze, il paziente langue nei pronto soccorso in attesa che qualcuno agisca, poi, se qualcuno lo fa, assecondando l'istinto per il quale ha scelto di curare il prossimo, e il paziente muore comunque, quello sarà il primo ad essere denunciato.

Nasce così una Medicina non spontanea e professionale come dovrebbe: una Medicina Difensiva.
L'indecenza degli stipendi bassi, non adeguati alla preparazione eccellente ed al rischio, dei medici di frontiera, gli ospedalieri, (essendo in Italia quelli dei Policlinici Universitari un discorso a parte, sia per stipendi che per selezione), comporta che pagarsi un'Assicurazione personale, oltre quella che ha l'Ospedale, significa togliere alla propria vita familiare dai 9.000 ai 18.000 euro l'anno. Pura follia! 
Dunque dobbiamo accontentarci di medici ridotti dalla paura della denuncia a fare lo stretto indispensabile e di non tentare inutili eroismi: ed i primi a rimetterci siamo noi pazienti.
A guadagnarci sono proprio quei cinici che, senza particolari meriti, si sono fatti un nome in vari modi e con vari mezzi, dai quali, sempre per ignoranza, si recano "privatamente" in tanti sborsando cifre assurde per avere nulli o scarsi risultati. Ma non fa niente: hanno pagato, dunque stanno sicuri!
Effetto pubblicità! La gente si fa depredare e non riflette sul merito del risultato. Per contro è pronta alla denuncia verso il medico ospedaliero o l'Ospedale in genere. Chissà perché non denuncia il "papavero della medicina" che si è fatto strapagare in Clinica Privata e che non ha dato alcun risultato: vigliaccheria? Del "papavero" si ha paura perché "ha un nome" pubblicizzato, quindi è ricco (anche grazie ai creduloni) e può contrattaccare con ottimi avvocati?

Renzi ha un compito immane, mi sembra David contro Golia! Chissà se potrà riuscire, fra le mille cose, a restituire la giusta dignità ad una nobile professione che tanti interessi diversi e la gente incarognita hanno svilito.
Dott. Graziano Delrio, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Renzi
Specialista in Endocrinologia... ma Ricercatore all'Università
Forse non conosce i rischi della Vera Professione Medica Attiva
Ma può sempre informarsi...