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venerdì 1 dicembre 2017

Sottomarini: tragedie in tempo di pace


Nel momento della tragedia argentina del sottomarino ARA SAN JUAN scomparso, mi torna in mente la tragedia di 17 anni fa dei marinai del sottomarino russo, forse morti lentamente per esaurimento dell'ossigeno.
L'ultimo messaggio scritto del capitano dell'ARA SAN JUAN a circa 7 ore di distanza dalla telefonata delle h. 0:30 del 15 novembre scorso


Dall'Archivio di "La Repubblica":  

Falliti tutti i tentativi di salvataggio. Da lunedì
ci proverà un batiscafo inglese

"Kursk", ormai è catastrofe
dagli abissi solo silenzio
Polemiche tra i russi. Si parla di due esplosioni
che avrebbero provocato l'affondamento


 MOSCA - La Russia si arrende all'evidenza e per la prima volta il capo di governo parla di "catastrofe" evocando la tragedia dei 118 uomini imbarcati sul sommergibile "Kursk". Già da due giorni i marinai prigionieri sul fondo del Mare di Barents non danno più segni di vita e sarebbe stato penoso e illusorio continuare a parlare in modo perentorio di possibilità di salvezza. Continuano comunque i tentativi di aggancio allo scafo, tutti falliti, oggi, come quelli dei giorni scorsi.

Le condizioni del mare rimangono difficili e il boccaporto dei mezzi di salvataggio non riesce a centrare la botola del sommergibile che si trova in posizione diagonale visto che il "Kursk" è inclinato sul fianco destro. 

Esperti dello stato maggiore della marina russa dubitano che possano avere successo i tentativi che saranno fatti a partire da lunedì con il batiscafo "LR5", l'"elicottero del mare" messo a disposizione dalla Gran Bretagna e che sta arrivando sul luogo della tragedia a bordo della nave norvegese "Normand Pioneer".

Il sommergibile russo è intanto sprofondato sul fondo melmoso e si è ulteriormente piegato sul fianco toccando i 65 gradi di inclinazione. Gli specialisti britannici hanno detto di poter intervenire fino a un massimo di 60 gradi, osservano gli esperti. 

In Russia è polemica ormai durissima. La "Komsomolskaia Pravda" rivela che il primo giorno un batiscafo era riuscito a centrare il boccaporto, ma l'esaurimento delle scorte di ossigeno aveva costretto l'equipaggio alla risalita. Il giornale sottolinea che il batiscafo dovrebbe avere un'autonomia di quattro ore, ma è ridotta alla metà per mancanza di manutenzione.

Il senso della tragedia già consumata avvolge ormai ogni cosa. Tragedia avvalorata dalle voci provenienti dagli Stati Uniti. Voci attendibili che parlano di uno squarcio nello scafo del "Kursk" tale che per i 118 marinai (o per la maggior parte di essi) la morte potrebbe essere arrivata subito o, al massimo, poche ore dopo l'incidente di sabato mattina. E il rumore dei colpi di maglio battuti ritmicamente dall'interno del sommergibile per farsi sentire dai sonar? A mezza bocca, gli esperti americani fanno capire che sarebbero tutte invenzioni dei russi. Ma stasera un'emittente televisiva russa, citando vertici della Marina, ribadisce che un flebile segnale sarebbe stato avvertito anche oggi: un nuovo motivo di speranza per i familiari delle persone a bordo.

E tutti i russi si dibattono tra la disperazione, le polemiche tra Cremlino (che ha accettato, in ritardo, l'aiuto degli inglesi) e vertici militari che avrebbero voluto far tutto da soli, il dolore delle famiglie e dell'opinione pubblica e le dichiarazioni ottimistiche di alcuni ammiragli che, adesso, parlano di riserve d'aria a bordo del "Kursk" ancora per diversi giorni e invitano a non credere che tutto sia finito.

Anche sulle cause regna l'incertezza delle molte verità "di parte". Si va dall'impatto contro una roccia, alla collisione con un'altra unità partecipante all'esercitazone, allo scontro con una nave americana. Adesso, sempre da fonti Usa, emerge quella dell'esplosione, anzi delle due esplosioni: una delle quali fortissima che farebbero pensare a un siluro scoppiato nel suo alloggiamento. 

E se di esplosione si trattasse, tornerebbero reali i timori di inquinamento nucleare. Se a bordo del "Kursk" è scoppiato un siluro, i motori atomici del sommergibile potrebbero essere stati danneggiati. A quel punto, una volta superati l'orrore e il dolore per la tragedia dei marinai, comincerebbero le preoccupazioni e le polemiche ambientali per gli abitanti dei paesi che si affacciano sul Mare di Barents. 

(17 agosto 2000)

Per tutti i marinai un canto che a me piace moltissimo, una dedica malinconica:
Rita Coltellese *** Scrivere: Grandissimi! Le Orme: "Marinai"