venerdì 31 luglio 2020

Per ridere un po': Le Tragicomiche: "Capo d'imputazione"

"Capo d'imputazione"

Giudice 1: "Il reato c'è tutto vi dico!"

Articolo 605 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Sequestro di persona

Chiunque priva taluno della libertà personale(1) è punito con la reclusione da sei mesi a otto anni.
La pena è della reclusione da uno a dieci anni, se il fatto è commesso:
1) in danno di un ascendente, di un discendente, o del coniuge(2);
2) da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni.

Giudice 2: "Certo: "Perché il reato sussista è sufficiente che vi sia stata in concreto una limitazione della libertà fisica della persona, tale da privarla della capacità di spostarsi da un luogo all’altro, a nulla rilevando la durata dello stato di privazione della libertà, che può essere limitata ad un tempo anche breve (Cass. Pen., sez. V, sentenza 22 febbraio 2005, n. 6488)."

Salvini: "La condotta" che mi viene contestata non è che un'automatica conseguenza delle scelte politiche effettuate dall'intera compagine governativa nel perseguimento dell'interesse pubblico a un corretto controllo e a una corretta gestione dei flussi migratori, nonché a una piena tutela dell'ordine pubblico e, più in generale, un doveroso atteggiamento di salvaguardia delle prerogative costituzionali dello Stato italiano sulla scorta delle relazioni internazionali e del diritto internazionale in condizione di parità con gli altri Stati''

CITTADINI ITALIANI PENSANTI: "Ma questi migranti che si affidano ai criminali per venire in Europa e che erano sulla nave spagnola, nessuno li ha legati, se il Governo Italiano aveva firmato i Decreti che bloccavano i porti, visto che erano in mare e cosa c'è di più libero del mare, perché il capitano non ha puntato la prua verso la Spagna invece di stare all'ancora ad aspettare di entrare per forza in Italia?"
CITTADINI ITALIANI ESASPERATI: "Sarebbe come se un gruppo di persone si piazzasse davanti alla porta di casa mia pretendendo di entrare per forza e se io faccio resistenza e non voglio farli entrare mi accusassero di sequestro di persona!" 

Rita: "...limitazione della libertà fisica della persona, tale da privarla della capacità di spostarsi da un luogo all’altro? Ma de ché? Ma date i numeri? Stavano su una nave liberi di muoversi! Casomai è il capitano che li ha tenuti fermi all'ancora per tigna di voler violare i decreti di un Paese sovrano. Chi ti ha sequestrato? Sei territorio spagnolo, giri la prua e vai in Spagna, in due giorni al massimo arrivi invece di stare 20 giorni fermo a pretendere di entrare per forza. Giudici de' che? Questo è abuso delle vostre prerogative e vergogna per quegli italiani senza dignità che hanno dato il permesso di continuare questa infamia!"

sabato 25 luglio 2020

"La Monaca" di Agnello Hornby, quasi un plagio..



Il libro è in gran parte una copia del testo di Enrichetta Caracciolo "Memorie di una monaca napoletana". Alcune situazioni e dialoghi si ritrovano quasi testualmente in questa opera precedente. Il testo della Hornby però non regge il confronto con quello della Caracciolo, fortemente drammatico anche per la sua natura di memoir. Le poche parti originali della Hornby sono molto sentimentali e banali.
26/10/2013





Questo commento della lettrice Margherita Arzillo mi ha colpito e sono andata a verificare, non conoscendo il testo richiamato, scoprendo la vita di una donna eccezionale, appunto Enrichetta Caracciolo.
Sto ancora leggendo il libro commentato dalla Arzillo e debbo sempre riconoscere che Simonetta Agnello Hornby ha una ottima padronanza della scrittura, come ho potuto constatare leggendo altri suoi libri come "La Mennulara" e "Il veleno dell'oleandro". Ma in questo che sto leggendo avevo sentito una mancanza di spontaneità, avvertito una costruzione, non sempre giustificata dalla necessaria documentazione storica ricca di particolari ed ineccepibile, e quello che scrive la Arzillo non fa onore a questa brava scrittrice.
Oltre alla puntigliosa ricostruzione storica dei luoghi e della società del tempo di cui narra, la Agnello Hornby usa dei vocaboli ricercati per indicare oggetti, situazioni e luoghi specifici, segno di una grande e raffinata documentazione.
Leggendo avevo avvertito richiami a libri già letti, come "Storia di una capinera" di Giovanni Verga, ravvisando nella madre di Agata, la protagonista del libro "La Monaca", la matrigna dell'infelice monacata a forza "capinera".
Ora, grazie alla lettrice Margherita Arzillo, scopro una storia vera di una sacrificata al chiostro: Enrichetta Caracciolo. Ma costei si ribella e si riscatta come persona, come donna, combattendo contro un mondo di becchini che vogliono seppellirla a tutti i costi dentro un abito monacale che soffoca e uccide.
Enrichetta Caracciolo
Nobildonna colta, progressista e dalla spiccata personalità, Enrichetta è oggi considerata tra le più note protagoniste femminili del Risorgimento italiano nonché figura di riferimento per il movimento femminista.
Costretta come molte sfortunate ragazze di "buona famiglia" del suo tempo alla monacazione contro la propria volontà, lottò a lungo con sofferenza e caparbietà per liberarsi dai voti, si fece ben presto fama di pericolosa rivoluzionaria e divenne un'attiva garibaldina. La maggior parte delle notizie che si posseggono sulla sua vita provengono dall'opera autobiografica Misteri del chiostro napoletano, apparsa per la prima volta a Firenze nel 1864 e più conosciuta in tempi recenti con il titolo: "Diario di una monaca napoletana".
Se si leggono i cenni biografici di questa donna forte si scopre che la sua vita segue passo passo le vicende narrate dalla Agnello Hornby su Agata, la protagonista di "La Monaca"... Addirittura le due monache sorelle del padre... La madre che si risposa senza che lei sappia nulla... Quasi un plagio..



Nido di rondine finito male


Tutti gli anni abbiamo il piacere di veder tornare le rondini nella nostra villa di Sabaudia.
Non avveniva nella villetta più piccola, oggi affittata, non avviene nella nostra villa in collina.
Questo posto è particolarmente gradito alle rondini e a noi fa piacere accoglierle, tanto che, oltre a lasciare intatti i nidi che lasciano, sosteniamo quelli più precari, come i due in foto, allocati in fondo alla scala che porta al nostro garage.
Quello che appare a sinistra nella foto quest'anno è stato scelto da una rondine per far nascere 4 cuccioli. Dico da una rondine perché ne ho vista sempre solo una, forse perché il nido è particolarmente piccolo, forse il compagno dormiva in un altro dei numerosi nidi in altri luoghi della casa... O forse si accucciava talmente bene che non si vedeva.. Non so e confesso la mia ignoranza in etologia.
Per non disturbarlo abbiamo disattivato la luce che si vede nella foto, in modo che gli uccellini potessero usufruire del buio notturno.
Una mattina, scendendo in garage, trovo sul penultimo gradino della scala a salire un corpicino implume, non più lungo di 5 cm.: è un pulcino morto.
Mi chiedo dispiaciuta come possa essere finito lì qualora caduto dal nido e non sotto di esso, giù, nel pianerottolo prospiciente il garage. Penso al cane di mia figlia, ma poi subito lo escludo: se lo avesse prelevato dopo la caduta non lo avrebbe portato tenendolo in bocca fino quasi al secondo pianerottolo in salita.
Penso che non ce l'ha fatta, come accade spesso in natura, e i genitori stessi lo hanno tolto dal nido per salvaguardare gli altri cuccioli lasciandolo cadere poi su quel gradino più in alto..
Guardo verso il nido e vedo tre testoline tese con i becchi spalancati, quasi isterici nella richiesta di cibo. 
Penso ai genitori: che si decidano a nutrirli!
Non passo spesso di lì ma quando passo non vedo mai la scena, di solito frequente, dei genitori che nutrono i cuccioli. Non me ne curo più di tanto: la natura va lasciata fare.
Martedì 21 partiamo per la Calabria e il nido è lì con le tre testoline a becco aperto.
Giovedì sera siamo di nuovo qui: davanti alla porta interna del garage vedo una macchia scura, già con una piccola pozza di liquame, ormai secco, sotto una sagoma che sembra un pulcino caduto dal soprastante nido. Desolata penso che è caduto ancora implume, ma da un po', e il caldo ha fatto il resto. Alzo gli occhi al nido e non c'è anima viva: dove sono i due superstiti? Il mio olfatto sensibile sente un lieve odore che di solito in quel punto non c'è. Temo che i due cuccioli rimasti siano morti nel nido. Ne parlo a mio marito e a mio genero: dico che bisogna prendere una scala, verificare il mio sospetto e toglierli da lì per evitare insetti ed altro..
L'indomani mio genero sale sulla scala e mi informa che i due cadaverini sono lì dentro, togliendoli.
Inutile dire che sono triste e non capisco cosa possa essere accaduto. Penso ad una malattia che ha indotto i genitori ad abbandonare il nido.. Ma sembravano così pieni di energia i tre con i beccucci aperti.. Mio genero fa l'ipotesi di una morte di chi doveva nutrirli.. Ci sono predatori di rondini ho letto: falchi, il barbagianni, i gabbiani, i merli, i ratti, gli scoiattoli, le donnole, i procioni, il gatto domestico, i serpenti, le rane, i pesci (quando si avvicinano all'acqua per bere), le formiche (che predano il nido). Quali di questi? O nessuno e i motivi sono altri?

domenica 19 luglio 2020

David Grossman non è Amos Oz



David Grossman, Amos Oz e Abraham B. Yehoshua

La scrittura, lo stile di essa, può piacere o non piacere.
Ma uno scrittore muta anche da libro a libro.. Oz, che io amo, non l'ho ritrovato e capito interamente in tutti i suoi libri.. Ma un filo conduttore di ciò che egli è, magari un pizzico di lui, c'è in ogni suo libro da me letto.
Per la prima volta ho comperato un libro del decantato David Grossman e, non la storia, forse nemmeno lo stile che però non mi affascina, ma lui, quello che di lui traspare nel suo libro, non mi dice nulla, non mi emoziona e, in alcuni punti, mi infastidisce anche.
Il libro è "La vita gioca con me" ed è un romanzo che Grossman ha costruito ispirandosi alla vita di Eva Pani Nahir conosciuta da Grossman e da cui egli ha avuto il permesso di ispirarsi per il suo libro.
Siamo dopo la Seconda Guerra Mondiale nella Jugoslavia di Tito che, scopro leggendo, come molti dittatori aveva la paranoia di prendersela con chiunque, imprigionando per reato di opinione anche chi, magari, accettava il suo regime e ne faceva parte. Le prigionie erano feroci, disumane, volte a distruggere le persone accusate anche senza prove, ma con soli sospetti, di essere contro Tito.
Da un punto di vista storico il libro si rivela dunque interessante per me che di tutto ciò non sapevo nulla. Conoscevo solo quello che i comunisti di Tito hanno fatto agli Italiani buttandoli nelle foibe. Non sapevo di gulag in cui internavano i loro stessi cittadini comunisti temendo che fossero favorevoli ai russi di Stalin, comunisti vincitori della guerra che Tito temeva volessero inglobare il suo Paese, mentre egli voleva un comunismo nazionalista.
Ma anche se nella narrazione delle vicende di questa donna ebrea jugoslava si affresca qua e là lo sfondo in cui si svolge la sua vita, si tratta di sprazzi visivi legati ai momenti da lei vissuti, in modo a volte confuso. L'unico punto lucido e forse anche troppo insistito nei particolari è quando la protagonista è reclusa nell'isola Goli Otok.
Quello che ho trovato fastidioso è proprio il modo di narrare di Grossman e il massimo l'ha raggiunto in quello che doveva essere il viaggio chiarificatore nei luoghi dove la protagonista è nata e poi è stata prigioniera, accompagnata dalla sua discendenza: sua figlia, la figlia di questa dunque sua nipote e l'ex marito di sua figlia e padre di sua nipote che, alternandosi con lei, riprende con una telecamera i dialoghi di quel viaggio, in modo assurdo e allucinato.
Forse allo scrittore è sembrato un modo di narrare originale questo delle riprese ossessive con telecamera, mentre io l'ho trovato massimamente fastidioso.
I personaggi, poi, a parte la psicologia della protagonista che, presa dal reale, regge, il resto è da trattato di psichiatria.
L'ex marito della figlia innamorato come un cane di una donna che l'ha abbandonato con una bimba piccola per andare randagia per il mondo e che gli racconta impietosamente del suo darsi a tutti, ovunque, con perversioni varie, in un parossismo malato a cui solo la figlia che sa e ascolta da in un punto del racconto un nome: ninfomania.
Ma l'incredibile uomo ha per lei tenerezza e attenzione delicata incomprensibili, se non attribuendo anche a lui una deviazione psichica.
Né può dirsi accettabile sul piano psicologico che tutto questo, insieme al risentimento per la madre prigioniera nel gulag di Tito, sia avvenuto perché la ninfomane è rimasta sola a sei anni e mezzo a causa dell'imprigionamento della madre.
La narrazione è nebulosa su questo aspetto della vita di bambina abbandonata di Nina, ripugnante figlia della protagonista: sembra comunque che ci fosse una sorella della imprigionata che l'ha accolta. Ma Nina odia sua madre perché una possibilità di non farsi imprigionare l'aveva: dire che suo padre, amatissimo marito di sua madre, era un traditore. Suo padre, quasi un eroe, fatto uccidere ingiustamente da Tito. La odiatrice e ninfomane ritiene che sua madre doveva accondiscendere a questa infamia, tanto suo padre ormai era morto mentre lei bambina era viva.
Tutti sono amorosamente intorno a questo soggetto di un egoismo illimitato, incapace di superare i traumi di un'infanzia attraversata da vicende feroci postbelliche, che attribuisce al forzato abbandono di sua madre tutto quello che di nefando ella è.
Nessuno la condanna e tutti si preoccupano solo di lei: compresa la figlia abbandonata a sua volta da piccolissima e non certo per cause drammatiche come avvenne per sua nonna, ma solo per la totale disaffettività di Nina, la figlia della protagonista. 
Questa figura eccessiva nella sua patologia mi ha ricordato a tratti la croata ninfomane, pervertita e sistematica traditrice dell'ignaro marito, del romanzo di Roth "Il Teatro di Sabbath", e anche la protagonista del libro meno bello di Oz "La scatola nera".
Strane queste figure di donne abbrutite come prostitute, la cui psicologia non ritengo si possa ascrivere ad una normalità dell'esser donna, qualsiasi sia stata l'educazione ricevuta e gli eventuali traumi infantili che, peraltro, nella croata di Roth non ci sono, come non sembrano esserci nella protagonista del libro di Oz.

domenica 5 luglio 2020

Cristoforo Colombo: revisionismo storico

Povero Cristoforo Colombo. 
Questi facinorosi che gettano giù la sua statua che origine avranno? 
VERI AMERICANI NATIVI: etnie del Nord America
Sono i discendenti dei nativi del continente "scoperto" dall'europeo Cristoforo Colombo nel 1492 cercando di arrivare in Asia per una via diversa da quella intrapresa da Marco Polo? Sono dunque con l'aspetto dell'etnia pellerossa. Hanno ragione allora. Loro stavano a casa loro, vivevano tanto bene cacciando bisonti, facendo vita nomade, in villaggi creati con le loro tende.. Sono arrivati questi con i visi pallidi e hanno preteso che si vivesse come loro imponendo i loro costumi anche con la violenza.
VERI AMERICANI NATIVI: etnie dell'odierno Brasile


VERI AMERICANI NATIVI: etnie del Nord America
 Oppure sono neri. Mi sembrerebbe strano però. Perché loro sono i discendenti di gente che in questo continente, colonizzato dai discendenti europei di Colombo, non ci volevano proprio venire. Stavano tanto bene nelle loro capanne nel loro continente Africa e sono stati i bianchi, colonizzatori del continente a cui avevano dato il nome di America, a rapirli, incatenarli e portarli lì a fare gli schiavi! Allora se sono stati anche loro ad avercela con Colombo è per le conseguenze della sua "scoperta" che ha comportato che ci fossero i colonizzatori che poi avevano bisogno degli schiavi! Senza Colombo niente colonizzatori e i loro ascendenti sarebbero rimasti in Africa... Anche se ora mi sorge un dubbio... Che magari oggi questi facinorosi di pelle nera si affiderebbero spontaneamente ai moderni negrieri, pagandoli pure, per andare in Europa invece che in America!
1619 Georgia - Famiglia di schiavi nelle piantagioni di cotone: lavorano anche i bambini

USA - Gruppo di persone ridotte in schiavitù da cui li libererà soltanto la legge nel 1865.





Che giro ragazzi! Che paradosso storico sarebbe stato senza Colombo!
E se invece fossero proprio i discendenti di quegli europei che hanno colonizzato l'America in lungo ed in largo?


E' evidente che non vorrebbero essere lì, non vorrebbero essere Americani! Hanno ragione allora ad avercela con Colombo: oggi potevano essere tutti europei, sparsi nelle varie Nazioni che in questi 500 anni circa hanno cambiato più volte i confini ammazzandosi di guerre gli uni con gli altri...
Se invece i facinorosi sono un miscuglio di queste varie etnie penso che sono solo degli imbecilli, specie umana sparsa su tutta la Terra che si monta la testa per ogni balorda scintilla giri nell'aria e creda ad ogni scempiaggine senza studiare BENE la Storia.


Usa, statua di Colombo rovesciata dai manifestanti a Baltimora
La statua di Cristoforo Colombo a Baltimora 

Il monumento dedicato allo scopritore dell’America gettato in mare nel porto della città

Ritratto di Cristoforo Colombo da una stampa del 1596 di Aliprando Capriolo



sabato 4 luglio 2020

"Sogno" cantata da Carlo Lima




Rivedendo le commedie di Eduardo in bianco e nero c'è in quasi tutte questo bellissimo e bravissimo attor giovane di cui è difficilissimo trovare traccia sul WEB.
Non c'è una pagina su di lui su Wikipedia, dove pure appaiono figure insignificanti.
Avevo appreso da qualcuno che negli anni '60 se ne era andato negli USA ed era sparito all'improvviso dai lavori di Eduardo, dove continuavano a lavorare altri attori belli e bravi come Antonio Casagrande e meno belli ma versatili come Gennarino Palumbo.
Ho scoperto che se ne andò in America perché aveva sposato una soubrette statunitense e, avendo avuto da lei sua figlia Valentina e non volendo separarsene, aveva rinunciato al Teatro, ma anche a film in Italia, per reinventarsi cantante lirico negli USA, grazie anche ad una bellissima voce.
Poi più niente, per apprendere ora che è morto nel febbraio del 2018. Era nato nel 1935.
Cenni biografici
Carlo Lima (Napoli 8 maggio 1935 – 25 febbraio 2018 ) Nipote del famoso tenore napoletano Alfredo Vernetti E’ stato uno dei più noti e amati attori Eduardiani. Lo stesso Eduardo notò e riconobbe, sin da subito, le sue spiccate doti artistiche. E' stato un attore dall’intensa espressività, sostenuta da talento e bravura che lo hanno accompagnato per l’intera sua brillante carriera, valendogli una celebrità che dura tutt’ora. La sua passione per il teatro è iniziata dalla prima adolescenza ma il padre, molto severo, non voleva che intraprendesse la carriera di attore, perciò il giovane Lima dovette farsi strada da se. Ebbe un’adolescenza dura e piena di sacrifici e iniziò a lavorare coma garzone nel giornale “Il Mattino di Napoli. L’incontro con Eduardo, ricercato con tenacia e ammirazione, e avvenuto tramite l’attore ecclettico Pietro Carloni, che più di tutti intuì il suo talento presentandolo al “direttore” Eduardo che subito lo accolse nella sua Compagnia “La Scarpettiana” facendolo interpretare i ruoli più significativi dell’attor giovane. Sono tante le commedie di Eduardo in cui figura Carlo Lima: in “Napoli milionaria” nel ruolo del giovane Amedeo; in “Filumena Marturano” nel ruolo di uno dei tre figli di Filumena a fianco di celebri attori come Antonio Casagrande e Gennaro Palumbo. In “Ditegli sempre di si” interpreterà Ettore De Stefani, l’amico del protagonista; in “Non ti pago” nel ruolo di Mario Bertolini; “Chi è cchiù felice è me” nel ruolo di Enrico; in “Peppino Girella” nel ruolo di Amerigo Paternò, sceneggiato televisivo in sei puntate, scritto dallo stesso Eduardo insieme ad Isabella Quarantotti, andato in onda sulla RAI nel 1963 con un cast di attori eccezionali (oltre ad Eduardo ricordiamo Giuliana Loiodice, Angela Luce, Luisa Conte, Ugo D’Alessio, Enzo Cannavale, Clara Bindi, Carlo Romano e tanti altri attori d’eccezione). Lo ricordiamo inoltre in : L’abito nuovo; “La grande magia”; Il Sindaco del rione Sanità”; “Natale in casa Cupiello”; ecc.. Nei tanti ruoli interpretati da Carlo Lima, si può notare una forte connotazione attoriale dettata anche dal suo essere tipicamente napoletano in scena e fuori. Questa sua spiccata personalità attoriale gli ha dato la possibilità di interpretare, con naturalezza, i ruoli eduardiani dai risvolti spesso tragici. Una delle sue memorabili interpretazioni la possiamo riscontrare nel ruolo di Amedeo in “Napoli milionaria” con la sua carica emotiva forte e tragica del giovane sbandato, alle prese con le distruzioni morali e materiali che aveva lasciato la guerra. Anche nel ruolo centrale di Mario Bertolini in “Non ti pago”, emergono le sue interessanti capacità attoriali dalle molteplici sfaccettature. Carlo Lima interpreta questo ruolo con estrema sapienza e bravura. Eduardo fu per lui un importante maestro che riuscì a far emergere le straordinarie doti artistiche di Lima, dandogli la possibilità di intraprendere un’ottima carriera sia teatrale che cinematografica. Ma fu grazie anche alla sua indiscutibile bravura e caparbietà che Carlo Lima riuscì a farsi notare come attore, seppure con tutte le dovute difficoltà, Lavorare per molti anni a fianco di Eduardo, uno dei più grandi interpreti del teatro italiano, non fu assolutamente una cosa semplice e priva di sacrifici da parte di Carlo Lima. La sua carriera di attore s’interruppe improvvisamente, verso la fine degli anni ’60, nel pieno della sua popolarità. Il suo ultimo lavoro teatrale con Eduardo fu, appunto, in Peppino Girella mentre la sua ultima apparizione televisiva risale nello sceneggiato “Le inchieste del commissario Maigret”, interpretato da Gino Cervi, ove Carlo Lima si cimenta nel ruolo di centralinista. Carlo Lima si era sposato nel 1960 con la soubrette americana Maria Delgais dalla quale ebbe, nel 1961 una figlia, Valentina. La moglie, cittadina americana, non volle più restare in Italia e si trasferì in America con la figlia. Carlo per rimanere accanto alla sua adorata Valentina, nel 1966 si trasferì in America abbandonando la splendente carriera che stava ottenendo con Eduardo. Ma anche Negli Stati Uniti continuò il suo percorso artistico diventando un apprezzato tenore con il nome d’arte di Gian-Carlo Lima, dando vita ad un interessante repertorio canoro che va da Giuseppe Verdi a Ernesto de Curtis, da Agustin Lara a Capurro – Di Capua, regalando così ancora emozioni e sorrisi ai suoi spettatori.
Bruno Campese

Carlo Lima con la sua piccola Valentina

Carlo Lima a sinistra, Gennarino Palumbo al centro e Antonio Casagrande
dietro le spalle di Regina Bianchi interpretano i tre figli di Filumena Marturano


mercoledì 1 luglio 2020

Resisti Vincenzo

Resisti Vincenzo

Resisti Vincenzo,
già dall'estate passata
parlavano del tuo funerale,
ed io sempre ti penso;
ho sentito la tua voce posata,
bella, di anima che vale
e felice ecco un anno 
nuovo, l'estate è tornata
e tu sei qui, lontana la morte,
che aspetti in affanno,
resisti accanto all'amata
perché tu sei un uomo forte.


21 luglio 2020 h. 1:20 Addio Vincenzo...