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martedì 31 gennaio 2012

François Cheng - Elegia di Lerici, un altro pezzo della lunga poesia

Questa meravigliosa Poesia, che il Poeta mi ha inviato dopo la sua pubblicazione su una rivista letteraria francese, è molto lunga, per questo ho scelto di pubblicarla un poco per volta, non potendo immediatamente farne la traduzione per mancanza di tempo... I primi due pezzi li ho pubblicati il 10 dicembre 2011 e l'11 gennaio 2012.
La poesia è stata pubblicata sulla rivista letteraria "Po&Sie", n. 134 Editore Belin. 


François  Cheng

"Élégie de Lerici"


à Shelley
Ô  toi qui ressens, dis-nous ce que tu connais.
Dis-nous jusqu'à quel degré de l'atroce
L'homme est à même de creuser. Jusqu'au
Sans-fond? L'oubli n'étant plus de mise,
La mort  même n'y mettrait point fin?
Toi qui as vécu de quête en quête, et péri
Par les vagues en furie, ces hautes vagues
Qui ne sont que de ce globe sans pareil,
Dis-nous ce que tu as appris sur son destin.


Lieu clos de damnation au sein d'un cosmos
Infini? Lieu d'expérimentation sans fin
Pou la génie du mal? Terre nôtre, astre noir!
Ce qui pouvet, il y a deux siècles, habiter
Ton immaginaire? Arène aux lions où la chair vive,
Portée par les vivats, se laissait déchiqueter
En lambeaux; salle de torture et bûcher public
Où la chair vive, à bout de cris, se consumait
Sous le fer rouge ou la flamme; champ de bataille
Où, s'offrant aux armes blanches, la même chair
Se faisait taillader jusqu'aux os, puis livrer
Aux corbeaux. L'humanité, en constant progrès,
Progresse certes, trop souvent dans l'horreur!
Ce dont nous pouvons témoigner après toi:
Aux femmes enceintes éventrées voyant leurs bébés
Projetés en l'air, aux hommes contraints de creuser
Leur fosse pour y être enterrés vifs, se joignent
Les victimes sans nombre des monstres modernes,
Bombes à fractions, à neutrons... toujours plus superbes,
Armes Chimiques, bactériologiques... toujours plus subtiles,
Wagons à bestiaux propres à broyer toute face humaine,
Usines à mort pour réduire en cendres âmes et corps.
Poussières d'entre les  poussières, vanité
Des vanités? L'oubli nous est-il encore permis?
La mort peut-elle encore nous servir d'issue?
Nous sommes fils des damnés, nous sommes 
Fils des martyrs! Leur soif, leur faim
Sont les nôtres. Leurs sanglots ravalés
Sont les nôtres. Nous leur devons de respirer
Le printemps, d'expirer l'éternel étè,
Nous leur devons de vivre la vie d'ici, d'y
Chercher encore les possibles jades enfouis.



Per chi non conosce il francese tento qui una traduzione per la comprensione del testo:


Elegia di Lerici
a Shelley
O tu che senti, dicci quel che tu conosci.
Dicci fino a quale grado dell'atroce
L'uomo è in grado di scavare. Fino
al fondo estremo? Non essendo più l'oblio la veste,
Vi metterà fine la morte stessa?
Tu che hai vissuto cercando, e sei perito
Per le onde infuriate, queste alte onde 
Che sono solo di questo globo senza pari,
Dicci cosa hai appreso del suo destino. 


Luogo chiuso di dannazione o seno di un cosmo 
Infinito? Luogo di sperimentazione senza fine
Per il genio del male? Terra nostra, astro nero!
Poteva ciò due secoli fa abitare 
Il tuo immaginario? Arena dei leoni dove la carne viva
Portata dagli evviva, si lasciava dilaniare
in brandelli; sala di tortura e rogo pubblico
Dove la carne viva, all'estremo si consumava
Sotto il rosso ferro o la fiamma; campo di battaglia
Dove, offrendosi alle bianche armi, la stessa carne
Si faceva sfregiare fino alle ossa, poi consegnare
Ai corvi. L'umanità, in progresso costante,
Progredisce certamente, troppo spesso nell'orrore!
Quello di cui noi possiamo testimoniare dopo di te:
Alle donne incinte sventrate che vedono i loro piccoli
proiettati in aria, agli uomini costretti a scavare
Le loro fosse per esservi sotterrati vivi, si aggiungono
Le innumerevoli vittime dei mostri moderni,
Bombe a grappolo, a neutroni...sempre più superbe,
armi chimiche, batteriologiche, sempre più ingegnose
Carri bestiame atti a stritolare ogni faccia umana,
Fabbriche di morte per ridurre in cenere anime e corpi.
Polveri fra le polveri, vanità
Delle vanità? L'oblio è ancora permesso?
Può ancora la morte  servirci come uscita?
Siamo figli dei dannati, siamo 
Figli dei martiri! La loro sete, la loro brama
Sono le nostre. I loro singhiozzi umiliati
Sono i nostri. Dobbiamo loro il respirare
La primavera, espirare l'eterna estate,
Gli dobbiamo il vivere la vita qui, cercarvi
Ancora le possibili seppellite pietre.