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domenica 27 ottobre 2013

Libro in omaggio

Recensione di: Rita Coltellese - 494 battute spazi compresi
La vita sognata di Ernesto G.
di
Jean Michel Guenassia
Editore: Salani

La prosa scivola via senza asperità, senza intoppi, il romanzo ti prende subito, una frase dietro l'altra e, mentre si legge, si delineano i personaggi: la loro fisicità: Christine immersa in un lago di sangue "color rosso scuro.." e, a poco a poco, le loro psicologie: "Joseph sentì delle onde salirgli dalle gambe". Tutto è reale, tutto è plausibile e il lettore entra nelle scene vive della narrazione come uno spettatore invisibile: è lì, con loro, i personaggi, così vivi, così veri.

Con questa breve recensione (come richiesto) mi sono aggiudicato il libro in omaggio di questo scrittore che non conoscevo.
Lo sto leggendo. Ancora una volta, leggendo note biografiche sull'Autore, scopro che la sua vita si lega in qualche modo a quel che scrive, soprattutto relativamente ai luoghi: Algeri, dove lui è nato, e Parigi.
Vado sempre a sbattere lì perché il mio peggior critico dice che bisognerebbe scrivere soltanto attingendo alla sola fantasia... Invece personalmente più invecchio più penso che la realtà è così ricca di spunti che va spalmata sulla carta per analizzarla meglio, magari con qualche artificio tecnico per poterla raccontare (altrimenti sarebbe un noioso diario), ma sempre la realtà, perché nella vita di ogni giorno molti la sfuggono, si applicano per negarla, per nasconderla, per confonderla fino a mistificarla non sempre per ingannare solo gli altri, ma anche sé stessi.
Quello che c'è di interessante in questo libro, comunque, non è solo l'amore per Algeri ma il far muovere i personaggi in uno dei momenti storici più orridi del secolo appena passato: la follia hitleriana con tutti coloro che hanno ritenuto giusto condividerla ed assecondarla.
Il protagonista è un medico cecoslovacco di formazione ebrea, che lascia Praga per andare a studiare a Parigi. Finisce poi ad Algeri, colonia francese, per lavorare in una succursale dell'Istituto Pasteur. Ed è qui, dopo l'invasione della dolce Francia da parte della mostruosità nazista, che lo coglieranno le leggi razziali di Pétain...
Ed ecco che leggendo guardo a quel periodo non più da dentro l'Italia o dall'Olanda attraverso Anna Frank, ma da un luogo africano apparentemente lontano dalla follia che aveva appestato l'Europa ed è sconvolgente come non si sia potuto sfuggire nemmeno da lì.
Ora Joseph deve "cancellarsi", scomparire, non ha più diritto a vivere: solo perché ebreo!
La pazzia fatta sistema, lo smarrimento della Ragione!
Fa paura calarsi nella lettura di quel buco nero della Storia, dove le scelte e le leggi non avevano nessun senso umano, civile. Potrebbe riaccadere, stabilendo che degli esseri umani non hanno il diritto di vivere perché ebrei... oppure perché cattolici... oppure perché buddisti... oppure perché atei.. oppure perché biondi e con gli occhi azzurri... oppure perché arabi...ecc. ecc. ecc.