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venerdì 8 maggio 2015

Vitalizi: presa per i fondelli degli italiani che hanno versato contributi per 40 anni ed oltre.

Da: TGCOM24

Vitalizi, in tanti ce la fanno: nomi eccellenti di ex parlamentari, tra graziati e puniti

Niente più assegno per Dell'Utri, Previti e Pomicino, mentre mantengono la loro pensione da ex parlamentari Martelli, De Michelis, Pomicino e La Malfa


Niente più vitalizio per Cesare Previti e Giuseppe Ciarrapico, mentre continuerà a incassarlo Paolo Cirino Pomicino. Lo perderà Totò Cuffaro, lo manterrà Gianni De Michelis. Le nuove regole sui vitalizi dividono in due la schiera degli ex parlamentari.

Nonostante sia stato condannato per la maxitangente Enimont, le nuove normative non tolgono a Pomicino i suoi 5.231 euro al mese: a salvarlo è il fatto di aver scontato un anno e otto mesi, meno del minimo di due anni. 

Niente più assegno invece a Giuseppe Ciarrapico, ex senatore Pdl: la sua condanna a tre anni per il crac della Casina Valadier lo obbliga a rinunciare ai suoi 1.500 euro mensili. Continuerà invece a incassare i suoi 5.691 euro al mese Arnaldo Forlani nonostante l'ex segretario Dc sia stato condannato a due anni e quattro mesi per finanziamento illecito dei partiti ancora nell'inchiesta Enimont: il reato non rientra infatti tra quelli che prevedono la revoca della pensione.

Perde il privilegio Cesare Previti (3.979 euro) per corruzione in atti giudiziari, come ancheMarcello Dell'Utri (4.424), detenuto a Parma per concorso esterno in associazione mafiosa. 

La condanna per frode fiscale a 4 anni avrà l'effetto di togliere la pensione a Silvio Berlusconi, che dovrà rinunciare a 8mila euro. Tra i graziati il parlamentare di Alleanza nazionale Domenico Nania: condannato a 7 mesi per lesioni personali collegate a violenze nei gruppi giovanili di estrema destra, non perderà i suoi 5.900 euro mensili. Non cambia nulla neanche per l'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli: la condanna con sentenza definitiva a otto mesi per il coinvolgimento nell'inchiesta Enimont non gli toglierà i suoi 4.684 euro. 

Assegno intatto per Gianni De Michelis, che può continuare a contare sui suoi 5.174 euro mensili nonostante sia stato condannato a un anno e sei mesi nell'inchiesta sulle tangenti per le autostrade del Veneto, più sei mesi ancora per Enimont. Vitalizio confermato perGiorgio La Malfa (5.759 euro), sei mesi per finanziamento illecito.

Infine, c'è il caso dell'ex sindaco di Milano, e cognato di Bettino Craxi, Paolo Pillitteri: per lui la condanna fu a quattro anni e sei mesi per ricettazione e finanziamento illecito ai partiti e il vitalizio è di 2.906 euro. E' stato riabilitato e quindi continuerà a percepire quei soldi.

Poveri marpioni, come faranno a campare!!!
Porto ad esempio un lavoratore italiano della classe media, uno che ha conseguito la laurea lavorando contemporaneamente in fabbrica dall'età di 21 anni! (Non tutti sono figli di papà e c'è chi ai papà ha dovuto dare lo stipendio, detraendo i soldi per le tasse universitarie e i libri di testo)... Con la laurea e tanto lavoro e concorsi ha fatto parte della classe culturale di questo Paese. Dopo 40 anni di contributi regolarmente versati nelle casse dell'INPS, visto che la pensione si sarebbe fermata lì e non poteva per legge aumentare, ha chiesto che le ritenute non fossero più operate (all'epoca era stata ventilata la possibilità che chi aveva superato i 40 anni di versamenti potesse richiedere che il prelievo venisse interrotto), invece no, solo ventilata...  Questo lavoratore nel campo culturale poteva restare ancora in servizio, dato che il ruolo che aveva glielo consentiva. Arrivato a 43 anni di prelievi non ce l'ha fatta più a vedere schifezze e a subire soprusi e ha dato le dimissioni. Ha intrapreso altre attività che però richiedevano sempre contributi pensionistici arrivando a 48 anni di versamenti!! La pensione però è sempre ferma a 40 anni!! Ed è fra quelle bloccate dal Governo Monti e sbloccate ora dalla Corte Costituzionale!
E' comunque una pensione ben lontana dai vitalizi con scarsi versamenti di questi marpioni!
Hanno fatto un provvedimento che è un "contentino" per noi fessi che manteniamo tutti e che siamo i più tartassati da questo Stato che non ci soddisfa.

Massimo Fini su Giorgio Bocca e gli altri

Ho finito di leggere il libro di Massimo Fini "Una vita".
Mi è piaciuto molto. Ho riso spesso mentre lo leggevo. E' stato molto interessante, mi ha dato tanti spunti di riflessione e, strano per un uomo che ha tanto sofferto di depressione, non è mai stato triste, nemmeno quando parla della morte. E' un uomo molto intelligente, forse è per questo.
Ci sono tanti commenti da fare su tanto materiale, ma in questo post voglio soffermarmi solo su uno dei tanti personaggi che Massimo Fini ha avuto modo di conoscere e di frequentare: Giorgio Bocca. Su questo grande giornalista avevo scritto un post il 25 dicembre 2011, giorno della sua morte. Segno che destava il mio interesse. 
Quello che non perdono a chi scrive, dunque ha una grande responsabilità di influenzare gli altri, è l'imprecisione. Quando è voluta non la prendo neppure in considerazione: è gente venduta a qualcosa o a qualcuno; ma a volte è solo superficialità e non va bene se si vuole fare informazione.
Sono severa soprattutto e prima di tutto con me stessa, anche se non sono giornalista professionista ma tengo solo un blog senza alcuna pubblicità, dunque senza guadagnarci nulla.
Massimo Fini su Bocca è sincerissimo, come su tutto quello che scrive: si avverte correlando i fatti e le persone di cui scrive. Altri suoi colleghi meno. L'unico appunto che gli faccio è quando scrive che "Uno dei suoi figli si era sposato da poco..." Che egli potesse volere bene come se fossero suoi ai figli della sua compagna Silvia Giacomoni lo trovo normale, ma non è corretto che Fini ne scriva come se fossero stati proprio suoi figli. E' una disinformazione, giacché Giorgio Bocca di figlia ne ha avuta solo una come illustro qui di seguito: 


21 giugno 1994 Giorgio Bocca con la figlia Nicoletta,  nata dall’amore  tra Vivienne Stapleton Henthorne, danzatrice della Scala dello Yorkshire, e l’Antitaliano


Da: Corriere della sera
di: Giulia Borgese su Giorgio Bocca
26 dicembre 2011
Il buon mangiare e il buon vino facevano parte integrante della sua vita, per esempio una delle ultime volte che ho pranzato a casa sua nella via privata Giovannino De Grassi, tra via San Vittore e corso Magenta, mi aveva attirato con la promessa di assaggiare un forma del famoso formaggio Castelmagno che gli avevano appena regalato. Aveva sposato nel 1972 o ’73 una mia amica della Valtellina, Silvia Giacomoni. Anzi ero proprio stata io a presentarli, tutti e due da poco abbandonati dai loro rispettivi coniugi, tutti e due un po’ tristi e soli. Incredibile, in un attimo il carattere valtellinese di lei e quello piemontese di lui si sono accordati, e loro si sono proprio innamorati, di un amore che è durato fino ad oggi. Giorgio aveva una figlia, Nicoletta, la Silvia due bambini Guido e Davide: in breve hanno messo su casa insieme, in via Bagutta, dando vita a una grande e nuova famiglia. 
L'unica figlia di Giorgio Bocca al suo funerale con accanto, presumibilmente, la sua nipotina.
Giorgio Bocca è morto a 91 anni


Da: Tempi
di:  Daniele Ciacci
30 gennaio 2012

Giorgio Bocca si è sposato in chiesa poco prima di morire. Repubblica si guarda bene dal dirlo


Giorgio Bocca, fondatore nel 1976 insieme a Eugenio Scalfari de la Repubblica, è venuto a mancare lo scorso Natale. Tutti i quotidiani hanno pubblicato un laico elogio dell’icona di sinistra, ma solo il Giornale ha dato notizia del suo matrimonio cattolico a poche settimane dalla morte. La voce è poi caduta nel vuoto. Tempi.it ha intervistato Maurizio Caverzan, giornalista de Il Giornale e autore della scoperta.


...Omissis...


La conversione di Bocca è maturata nel tempo o è stata influenzata dalla morte imminente?
Io non userei il termine “conversione”. La parola “avvicinamento” è più corretta. Bocca ero curioso nei confronti degli interrogativi essenziali, decisivi, dettati non tanto dalla prossima fine quanto dalla testimonianza della moglie. Nella sua ultima intervista a Lettera43 dice di preferire il Vangelo alla Costituzione, perché «mi sembra qualcosa di più commovente, più umano, più vero. È ciò di cui gli uomini hanno più bisogno». Vorrebbe incontrare il divino nella sua vita. Si definisce «un po’ vigliacco, molto cattolico: la penitenza, la confessione». Sono le parole di un’anima inquieta. In una lunga intervista di Maria Pace Ottieri e Luca Musella ammette di aver avuto un’educazione cattolica, benché superstiziosa. «Adesso che mia moglie è molto religiosa, vedo che essere religiosi è una cosa molto diversa». A mio parere, il rapporto con la moglie – una mangiapreti che si è convertita conoscendo il cardinale Carlo Maria Martini – è stato il cuore delle sue domande. Altrimenti, perché sposarsi in Chiesa dopo un matrimonio civile che durava da 35 anni?
twitter: @DanieleCiacci


Da questi due articoli si deduce che quando Fini scrive "moglie" per Silvia Giacomoni scrive correttamente, in quanto i due erano sposati civilmente. Anche se si nota una discordanza fra quello che scrive Giulia Borgese "Aveva sposato nel 1972 o ’73" (immagino matrimonio civile) e quello che scrive Daniele Ciacci  "perché sposarsi in Chiesa dopo un matrimonio civile che durava da 35 anni?" giacché fra le due date di anni ce ne sono di più: 38 per l'esattezza. 
Sulla scelta di sposarsi anche in Chiesa non commento, essendo la vita un continuo divenire che comporta anche cambiamento di pensiero.

Infatti Giorgio Bocca, come si legge in Wikipedia, Il 4 agosto 1942 firmò un articolo sul settimanale "La Provincia Grande" nel quale imputava il disastro della guerra alla "congiura ebraica".
Non è poco per uno che diventerà un'icona della sinistra e che al suo funerale è stato onorato anche dalla presenza di Gad Lerner, ebreo.
E a proposito del suo funerale e degli svarioni di chi si occupa di informazione sia come giornalista sia come blogger, riporto qui sotto una foto presa da DAGOSPIA, di Roberto D'Agostino, in cui la didascalia riporta che si tratta di: "de bortoli con la moglie di indro montanelli", uno svarione enorme essendo, Colette Rosselli,  morta prima di Indro nel 1996 (Montanelli morì nel 2001, appena 5 anni dopo) e Bocca nel 2011!!!


Chissà chi è la bella, anche se anziana, signora che De Bortoli tiene per mano.
Di certo non la rediviva Colette Rosselli Montanelli come recita la didascalia su Dagospia!!!
Azzardo un'ipotesi: la sua ultima amante convivente?
Chiamiamo le cose con il giusto nome per non ingenerare confusione.