mercoledì 31 gennaio 2024

La Sig.ra Anteri e altre mille vite - Romanzo - Cap. X

 La Sig.ra Anteri e altre mille vite

Capitolo X

Giulia Anteri
Via Sette Colli, 101
00100 Roma
Tel. 06-38625
e-mail: Giulia.Anteri@univ.it

Roma, 15 ottobre 2009

Preg.ma Signora Miriam Mauri
c/o il quotidiano “La Ragione”


Carissima e stimatissima Miriam Mauri,

        mia figlia Federica mi aveva segnalato la Sua citazione, di tale Samanta Salieri, nel Suo editoriale sul quotidiano “La Ragione” del 4 agosto u.s. quale modello da portare ad esempio, insieme ad altri nomi di cui non posso dire nulla, in contrapposizione a donne che usano il loro corpo per farsi spazio nella vita.
Federica compera ogni giorno “La Ragione” e dice che lo fa come uno dei  piccoli piaceri della vita, io le ho detto di fare l’abbonamento, così risparmia, ma invece lei mi ha detto che non vuole perché le piace proprio andare all’edicola e comperarlo.
        Federica si è laureata in Fisica, ha soggiornato al CERN di Ginevra per fare esperimenti per la sua tesi di laurea, poi ha scelto di fare un Dottorato in Astronomia all’Università “Tor Sapienza” di Roma. Aveva la possibilità di andare all’estero, se suo padre avesse chiesto a due suoi ex allievi, Riccardo Gigliozzi oppure Ubaldo Guidonauta di farla lavorare con loro. Ma Federica aveva il marito che lavorava a Roma ed ha tentato di inserirsi a Roma, perché per lei la realizzazione della vita privata è importante tanto quanto il lavoro. Ha lavorato per un anno gratis all’Istituto Aereospaziale di Roma lavorando su dati astronomici presi dal suo ex-tutore di Dottorato, ha dato 5 concorsi stimolata anche dal Direttore dell’Istituto il quale le diceva testualmente: “Questo concorso non è per te, sappiamo già a chi deve andare il posto, però intanto ti fai conoscere, dunque studia, preparati bene.”
        Finalmente è arrivato il suo concorso, quello con l’etichetta della ricerca di cui si stava occupando. Intanto si era inserita molto bene presso l’Istituto, per la sua umiltà nella dedizione al lavoro e per la sua socievolezza. E’ stata la prima in graduatoria con il tema scritto di Astronomia. Sullo scritto è difficile cambiare le carte. L’orale è stato rinviato. Il padre, Fisico anche lui, ha chiesto al Direttore cosa stesse accadendo. Il Direttore gli ha detto che la Commissione di Concorso aspettava il ritorno della Salieri, seconda in graduatoria, dagli USA dove stava, come altri, per una borsa.
        Subito il padre ha sentito puzza di bruciato: non avviene mai che si aspetti che qualcuno che ha partecipato ad un concorso finisca i suoi impegni per fare la prova orale. La commissione fissa la data della prova orale in epoca non molto distante da quella scritta e i concorrenti tornano dai luoghi dove stanno svolgendo altri impegni  per sottoporsi alla prova concorsuale.
        In ansioso allarme il padre ha chiesto al Direttore altri particolari ed è venuto fuori che la signorina Salieri aveva un concorso pronto per lei a Torino con il fidanzato, astrofisico anche lui, ma aveva rotto il fidanzamento e, protetta da un Fisico molto potente all’EAI (European Aerospatial Institut), uomo di mezza età, separato dalla moglie e con una relazione fissa con una signora di adeguata età, voleva il posto a Roma. Questo signore poteva decidere dei finanziamenti europei a chi, come i Professori Universitari della Commissione di Concorso, ne avesse fatto richiesta. Il padre di Federica ha capito che la signorina Salieri avrebbe avuto la meglio su sua figlia anche se il suo tema di Astronomia era di qualità inferiore. Il dolore, lo smarrimento sono stati grandi: di nuovo la persona onesta veniva calpestata, una sorte che già era toccata a lui ed ora toccava a sua figlia. Capì che avrebbe dovuto denunciare prima la Salieri, quando sua figlia stava all’ultimo anno di Dottorato.
        Questi i fatti: mio marito chiede una borsa CRN annuale per uno dei suoi studenti, gli rispondono: “Ma tu per quest’anno già ne hai chiesta una.” Ne davano solo una a nominativo di professore richiedente. Mio marito, smarrito, chiede di vedere la richiesta, perché a lui non risulta. Con grande stupore scopre che tale Dott.ssa Samanta Salieri aveva fatto richiesta di Borsa usando il nominativo di mio marito ed indicando la ricerca che avrebbe svolto con lui. La Salieri, arrivata da Torino, era stata raccomandata dal potente dell’EAI al Professore che era anche Tutore di dottorato di mia figlia. Mio marito si rivolse a lui chiedendo spiegazioni. Colui rispose che non sapeva niente ma che, comunque, la signorina Salieri non aveva borse in quel momento e se a mio marito non dispiaceva…
        La situazione era altamente imbarazzante, perché l’ignara Federica era nelle mani di quest’uomo per concludere il suo dottorato. Il padre disse: “Non ho problemi, ma potevate informarmi, ora ho il mio studente senza borsa.” Poi chiese alla Salieri quando voleva iniziare a lavorare con lui e lei, con arroganza, forte delle protezioni che aveva e sapendo che mia figlia non era protetta da nessuno, rispose a mio marito, di cui aveva usato il nome senza avvertirlo: ”Non ci penso per niente.” E si prese lo stesso la borsa.
Le persone oneste in questo Paese, cara e stimata Signora Mauri, sono calpestate e senza difesa alcuna.
Tornando sul concorso: la signorina finì la sua borsa USA, la data fu fissata sulla base del suo comodo ritorno. Alla prova orale assistette tutto l’Istituto: dottorandi, ricercatori… perché è pubblica. Mia figlia, incinta di cinque mesi, fu tenuta alla lavagna a sviluppare le domande postele per un’ora. Se la cavò brillantemente. Parere di tutti i Fisici presenti. La Salieri fu fatta accomodare su una sedia davanti alla scrivania dove era la commissione e le furono poste tre domande a cui graziosamente lei rispose avendo le gambe accavallate. La prova durò dieci minuti.
L’indomani, davanti agli occhi feriti di Federica, apparve la graduatoria con la Salieri prima, Federica seconda. Il bando del concorso non prevedeva idonei, ma un unico vincitore.
Abbiamo fatto ricorso, spendendo dieci milioni delle vecchie lire, perché siamo andati dal miglior avvocato amministrativista di Roma. Abbiamo vinto perché una delle tre domande poste alla Salieri era stata già posta a Federica, la quale aveva ampiamente spiegata e sviluppata la risposta poco prima alla lavagna. Il Tribunale ha annullato la prova orale e ritenuta valida la prova scritta. Giustizia è stata fatta. Ma i meccanismi perversi della nostra società hanno dei sistemi di compensazione: la prova orale è stata ripetuta due anni dopo, dalla medesima commissione che era stata sanzionata grazie al ricorso firmato da Federica, la quale, proprio per questo, aveva dovuto allontanarsi dall’Istituto dove lavorava da un anno senza alcun compenso, mentre la Salieri vi era rimasta. Come un agnello sacrificale mia figlia, con grande forza d’animo, si è sottoposta al giudizio di quella commissione sapendone lo scontato risultato.
Altri non ci sarebbero nemmeno andati per evitarsi l’umiliazione.
    Credo di doverLe queste informazioni che certo Lei non poteva avere. Le veline, a volte, sono più scoperte nei loro atti e nelle loro intenzioni di signore che, usando gli stessi mezzi, si ammantano di altre carriere rivendicando solo i meriti del cervello.
    La ringrazio per la pazienza fin qui avuta e credo inutile, e me ne scuso, precisarLe che ritengo queste informazioni date ad una Grande Giornalista tratta, forse, in inganno da un’arrivista senza molti scrupoli.
Con tutta la mia stima, Le porgo
I miei migliori saluti 

       Giulia Anteri




La Sig.ra Anteri e altre mille vite - Romanzo - Cap. IX

 La Sig.ra Anteri e altre mille vite

Capitolo IX

Non ebbero modo di parlare con nessuno di quella famiglia per capire cosa fosse successo. I giornali parlavano di indagini che andavano avanti da tempo e il trambusto che avevano sentito quella sera era dovuto al blitz che Carabinieri e Guardia di Finanza avevano preparato per sorprendere i trafficanti che, proprio quella sera, avevano appuntamento per scaricare in un capannone della fattoria un grosso quantitativo di droga. 
Tempo dopo Carmine si aprì un poco con il marito di Giulia Anteri. Si erano incontrati sulla strada e il pacato uomo di Scienza stette ad ascoltare senza pregiudizi il padre dell'arrestato Felice.
"Sai come è lui, - disse il padre - sempre aperto a tutti! Un amico gli ha detto che doveva appoggiare un carico a Roma proveniente dalla Calabria. Lui gli ha detto vieni pure! Nemmeno gli ha chiesto cosa trasportava! Vieni pure, gli ha detto, porta dentro, di spazio ce ne è tanto, all'aperto e dentro i capannoni... Adesso paga gli avvocati!"
Giulia dovette stare a sentire i commenti della solita collaboratrice domestica che raccoglieva in giro tutte le voci.
"Dicono che è sempre stato un delinquente, rubava nelle case."
Giulia ascoltava senza pensare che tale notizia fosse vera. Potevano esserci mille ragioni perché chi diceva questo lo dicesse, e queste ragioni Giulia non poteva conoscerle, dunque il suo pensiero rimaneva neutro. Quello che era reale era ciò che era accaduto: l'indagine che aveva portato al blitz di cui gli Anteri avevano sentito il trambusto quella sera, la presenza l'indomani delle Forze dell'Ordine presso la Fattoria, le notizie sui giornali che definivano Felice un trafficante insieme ad un elenco di persone con nome e cognome.
"Prendono in affitto terreni e poi non pagano l'affitto. Perché il padre fa questo? Disonesto il padre e disonesto il figlio." Continuava la collaboratrice.
Giulia si limitava a commentare: "Hanno molti ettari di terreno e non capisco che bisogno abbiano di affittarne altri..."
Un giorno incontrò Gigliola sulla strada e fu inevitabile chiederle come andasse la faccenda di Felice sul piano legale, dando per scontato che lei sapesse di quanto Carmine aveva detto a suo marito. Gigliola, un tempo loquace e aperta, si mostrò in tutta la sua reale natura proferendo poche frasi: "Niente, lui ha spiegato tutto ed è tutto a posto."
Per Giulia ormai era chiaro che quell'amicizia non lo era mai stata e non provò nessun dispiacere, come non ne provava per l'amicizia di una vita interrotta bruscamente da Fabrizia.
Entrambe quelle persone avevano spazi di insincerità dentro di loro che non la riguardavano. Lei era in pace con sé stessa.
La vita non era trascorsa invano per Giulia Anteri, sempre presente alla realtà, lucida, chiara e leale, fino a rendersi spettatrice di certi spettacoli che certa gente aveva comunque voluto dare di sé, storditamente, come se non si rendesse conto delle azioni scorrette che compiva e delle conseguenze che queste sempre hanno.
Giulia registrava nella mente senza reagire quando la bassezza dell'azione era palesemente voluta. Lasciava che l'attore agisse fino in fondo. Perché mai reagire a qualcosa fatta in perfetta coscienza di voler colpire, oppure offendere, o sminuire, o denigrare, ogni reazione è inutile verso chi è in perfetta malafede, pienamente cosciente che ciò che sta dicendo o che sta facendo è falso, scorretto, ma lo fa anche per provocare una reazione da cui trarrebbe maggiore soddisfazione dal suo mal agire. 
A volte la giustizia avveniva per una strana legge che non esiste se non nella mente dell'Uomo e dunque può dirsi una costruzione filosofica: la legge del contrappasso. Non a caso se ne è servito anche Seneca per descrivere questa giustizia degli eventi, dunque è un pensiero sulle umane cose che l'Uomo ha avvertito già in antico.
Giulia si limitava a non dimenticare e a fare in modo che chi agiva male non avesse più nulla da lei lasciandolo avvoltolarsi nei suoi stessi errori.
Nel caso in cui il male era stato fatto ai suoi figli però aveva anche agito. Dopo aver sopportato, diremmo cristianamente, molto male su di sé e suo marito fatto da gente disonesta e sconsiderata, vedere azioni ignobili nei riguardi dei suoi figli le fu insopportabile.
Leggendo su un quotidiano nazionale cartaceo, che lei amava leggere, le lodi di una nota giornalista per una persona di cui lei conosceva le trame e le falsità al fine di farsi raccomandare ad un pubblico concorso vinto da sua figlia, dopo tanta fatica, sacrificio e lavoro, ed essere riuscita costei vergognosamente a rubarglielo, prese carta e penna e scrisse alla giornalista.