mercoledì 6 aprile 2016

Petrolio

Oggi nella trasmissione di RAI 3 "Agorà" sono riusciti a fare informazione.
Non sempre ci riescono: spesso passano superficialmente da un commento all'altro dando i fatti su cui si discetta in modo fuorviante, elusivo e di parte.
Oggi, anche grazie al governatore della Puglia Emiliano, che a me non piace molto ma, siccome la penso come Voltaire, sono sempre pronta a riconoscere le cose giuste da qualsiasi bocca escano, ho capito un poco meglio come stanno le cose riguardo la legge sulle piattaforme petrolifere in mare in Italia, che vogliono abrogare con il referendum del 17 aprile 2016.

Da: INTERNAZIONALE S.p.a.

Cosa chiede il quesito referendario?

Nel quesito referendario si chiede: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa (22,2 chilometri).

Quali effetti può avere il sì al referendum?

Se vincerà il sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente. La vittoria del sì bloccherà tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, quando scadranno i contratti. Tra gli altri saranno interessati dalla misura: il giacimento Guendalina (Eni) nell’Adriatico, il giacimento Gospo (Edison) nell’Adriatico e il giacimento Vega (Edison) davanti a Ragusa, in Sicilia. Non saranno interessate dal referendum tutte le 106 piattaforme petrolifere presenti nel mare italiano per estrarre petrolio o metano.
Nella scheda sarà scritto:
“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ‘Norme in materia ambientale’, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)’, limitatamente alle seguenti parole: ‘per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale’?”

Da: LeggiOggi.it articolo di Giacomo Sacchetti
L’oggetto del referendum del 17 aprile sono solo le trivellazioni che effettuate entro le 12 miglia marine (che corrispondono a circa venti chilometri). 
Queste vengono effettuate da compagnie estrattive diverse, sulla base di una concessione che dura inizialmente 30 anni, poi prorogabile per due volte, cinque anni ciascuna. In totale: 40 anni. Più altri cinque possibili.
Cosa succede dopo i 40/45 anni? Secondo la normativa vigente oggi, scaduta la concessione, finisce la trivellazione.
Il provvedimento del governo Renzi, cioè la norma inserita nella legge di stabilità, dice che anche quando il periodo concesso finisce, l’attività può continuare fino a che il giacimento non si esaurisce.
I referendari chiedono che questa novità sia cancellata e si torni alla scadenza “naturale” delle concessioni.
Il quesito del referendum del 17 aprile oltre a non riguardare le trivellazioni oltre le 12 miglia, non riguarda neanche possibili nuove trivellazioni entro le 12 miglia che rimangono vietate per legge. Si decide il destino di 21 trivellazioni già esistenti e in funzione nel nostro mare, entro le 12 miglia. Il decreto legislativo 152 prevede già il divieto di avviare nuove attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi gassosi o liquidi entro le 12 miglia, per cui il referendum agisce solo su quelle già in essere.

Emiliano stamane ha detto qualcosa che fino ad ora non avevo sentito, e cioè che la norma inserita nella legge di stabilità, dando libertà alle Società titolari della concessione di continuare l'estrazione fino ad esaurimento del giacimento, concede loro la decisione di quando i pozzi possano essere chiusi e, dato che la chiusura è una fase delicatissima per il rischio ambientale e comporta considerevoli costi, non è accettabile lasciare questa discrezionalità nelle mani delle Società petrolifere interessate. 
A questo punto l'ardua sentenza a chi andrà a votare, perché io non ci andrò.
Mi sembra una questione importante ma che lascia comunque fuori molte piattaforme petrolifere: dunque a che serve? Non certo ad evitare altri paventati eventuali disastri ambientali.
C'è già una legge che vieta l'impianto di altre piattaforme entro le 12 miglia... Dunque?
Quanto alla polemica sul fatto che questo referendum si poteva accorpare alle elezioni amministrative e così invece spendiamo di più, ho esaminato la legge che NON CONSENTE che si possa votare per un referendum insieme alle amministrative:
è l’applicazione dell’attuale legge che concerne la questione elezioni, il Decreto Legge n. 98 del 6 Luglio 2011, articolo 7
Per accorpare, dunque, bisognava cambiare l'attuale Legge che regola le elezioni.
E' legittimo fare un decreto legge ad hoc per ogni questione sollevata da qualcuno? Io credo di no, e non mi meraviglio che il faccia tosta Antonio Di Pietro, invitato a dire la sua nella trasmissione da Gerardo Greco, abbia urlacchiato che "si poteva accorpare per far risparmiare gli italiani"! Come al solito contando sulle battute ad effetto e sul fatto che non tutti sanno che la legge ATTUALE NON lo CONSENTE. Ma lui lo DOVREBBE SAPERE però... non è egli un uomo di legge?
Infine, trovo allucinante che, dovendo importare petrolio, secondo certi ambientalisti (ricordo che io sono ambientalista) noi non si debba sfruttare quel poco che abbiamo nel nostro territorio; ma trovo stupefacente che non lo sfrutti solo l'ENI, che ha piattaforme in acque libiche ed egiziane con costi  che, le recenti vicende dei tecnici italiani e la triste storia di Giulio Regeni, comportano morte e il doversi barcamenare in rapporti diplomatici con Paesi che praticano la tortura.