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domenica 1 maggio 2011

Nessuna speculazione

Roma, 30 apr. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Il reparto di neurochirurgia dell'ospedale Santo Spirito di Roma, dove e' stato inizialmente portato ieri il giornalista Lamberto Sposini dopo il grave malore che l'aveva colpito, "e' chiuso da gennaio di quest'anno, come previsto dal Piano di rientro dal deficit della sanita' laziale". Lo sottolinea Domenico Iscaro, presidente dell'Anaao Assomed e medico al Santo Spirito, aggiungendo pero' che "la sala operatoria chiusa e' ancora attrezzata, le apparecchiature sono al loro posto ma inutilizzate e il personale prende lo stipendio senza essere operativo".

"Non voglio speculare - premette il medico - Sposini e' apparso sin dall'inizio un caso molto grave: certo e' che se fosse arrivato a dicembre 2010, quando ancora il reparto era funzionante, sarebbe stato sottoposto al drenaggio nell'arco di mezz'ora, un'ora al massimo", senza dover essere trasferito in un altro ospedale.

Il punto e', secondo Iscaro, "che si e' accentrata l'attenzione sui ritardi nei soccorsi e sui malfunzionamenti del 118, quando in un grosso e importante ospedale come il santo Spirito - rimasto l'unico punto di riferimento per il centro della capitale dopo la chiusura del San Giacomo - si decide di chiudere un reparto, lasciando apparecchiature e personale inutilizzato, che gira per l'ospedale senza poter operare. Dov'e' il risparmio che si voleva ottenere? Di questo dovrebbe occuparsi la presidente Polverini, perche' a pagare sono ancora una volta i cittadini".

Nessuna speculazione, anzi, il Dott. Iscaro dice semplicemente la VERITA' che non deve essere taciuta e che viene alla ribalta solo quando ci incappa un paziente noto, come nel caso dello sfortunato e bravo giornalista televisivo.
A Roma c'è un detto antico: "I risparmi di Maria Calzetta", per mettere in ridicolo, con saggezza popolare, risparmi inutili che non sono tali. E' quello che si sta facendo e si è fatto per riparare a ruberie operate da politici e pubblici amministratori che, invece di pagare loro con i propri beni ed il sequestro dei loro guadagni fino alla fine della riparazione del buco creato nei conti della Sanità Pubblica, come sarebbe sacrosanto e giusto, debbono pagare i pazienti a rischio di vita, come nel caso di Sposini, e professionalità di medici acquisite con anni ed anni di una severa preparazione, che ha un costo per loro e per la nazione, e deve pagare il cittadino che con le sue tasse  ha permesso l'acquisto di attrezzature chirurgiche ora lasciate alla polvere. A Roma tutti parlano della nuovissima Rianimazione del S. Giacomo chiusa e mai usata per "I risparmi di Maria Calzetta". Non tutta la gente sa che i medici chirurghi, deprofessionalizzati da queste scellerate scelte, debbono essere pagati ugualmente, essendo vincitori di un pubblico concorso e assunti nel SSN a tempo indeterminato. 
Nel caso di Sposini, come in mille altri casi come il suo, la tempestività di un drenaggio, che diminuisca la pressione del sangue all'interno del cranio, è importantissima per evitare danni peggiori alle delicate strutture del cervello.