lunedì 16 aprile 2018

I Racconti di una cattivissima vecchia 6° - Gregari


Gregari

Come si diventa cattivissimi? Non so degli altri.. C’è chi ci nasce.. Io ci sono diventata a poco a poco.. di carognata in carognata, di schifezza in schifezza, di falsità in falsità, di miseria in miseria del cosiddetto prossimo!
L’ho scritto nei racconti precedenti: ero buona, amavo il mio prossimo anche più di me stessa, le cattiverie non le capivo e quando le capivo ne rimanevo ferita ma non reagivo.
Poi si va per accumulo e si comincia a ripensare a ciò che ha vissuto chi ti ha preceduto, che era anche più buono di te, e capisci che da lì viene quello che sei, capisci perché amavi il tuo prossimo. E se ti viene il dubbio di sbagliarti, ripensando a quelle due persone che ti hanno educato, scopri che ne facevano di tutti i colori anche a loro.. per egoismo o per pura malvagità. E allora non hai più dubbi: la genìa umana si ripete nei suoi pessimi aspetti e non dipende sempre da come sei fatta tu.
Una categoria di persone mi ha sempre meravigliato da giovane e schifato da vecchia ed è quella dei gregari.
Sono quelle persone che pur non avendo con te quasi nessun rapporto, né in bene né in male, si aggregano a chi ce l’ha con te per i più svariati motivi: perché li hai evitati essendo persone squallide e perniciose, per invidia cattiva e feroce, per antipatia o vera avversione… Insomma per le ragioni più varie purché non dipendenti da tue cattive azioni, altrimenti il discorso si fa diverso, sia nell’impostazione che nelle conclusioni, perché se il tuo comportamento merita riprovazione può anche starci che qualcuno si aggreghi ad altri che ce l’hanno con te.
Mi riferisco dunque a quelle persone che senza passione e personali coinvolgimenti si aggregano a soggetti che ce l’hanno con voi per loro personali non commendevoli motivi.
Sono soggetti di uno squallore totale. Quasi peggio di chi, per suoi personalissimi motivi, ha nei vostri riguardi rabbia, rancore, avversione o invidia.. scegliete voi fra uno di questi brutti sentimenti.
Il gregario si aggrega e compie azioni nefande nei vostri riguardi e, a volte, nemmeno lo conoscete né avete mai scambiato neppure una parola con lui.
Che figure umane miserabili!
Ho, come esempio, ricordi che riguardano chi mi ha preceduto e anche accadimenti miei personali.
Morì, investita da un’automobile, una tizia del paese di mio padre. Giovane e di puri sentimenti, commentai con dispiacere il ferale accadimento. Mio padre mi stupì per la sua reazione. Lo conoscevo come un uomo che amava molto il suo prossimo, generoso ed umano, ma disse: “Era una donna cattiva e, non voglio dire che se lo è meritato, ma sai cosa mi disse senza ragione alcuna? Passò qui davanti per andare nella casa di suo fratello, io stavo scavando per fare la cantinetta che poi ho ricavato, e lei mi disse con immotivata cattiveria “Scavi, scavi, che ti scavi? La fossa?” Ci rimasi malissimo. Perché farmi un simile augurio?”
Anche mio padre, di fronte a tanta stupida e gratuita cattiveria, si era incattivito dunque.
Riflettei. Quella donna non aveva particolari motivi per avercela con mio padre, sempre gentile anche con il fratello di colei, definito da tutti pazzo, fino al punto che nel nominare il suo nome lo facevano sempre precedere da “quel matto di …”
Il motivo era lo spirito gregario verso una vicina di casa del suo pazzo fratello: era costei la suocera di un fratello di mio padre e l’aveva rabbiosamente con lui, insieme a sua figlia, per avere mio padre appoggiato sua madre nel tentativo di dissuadere il rispettivo figlio e fratello dallo sposare la figlia di colei. Il motivo di questo appoggio, dato da mio padre a sua madre, discendeva dal fatto che le due donne, madre e figlia, avevano una cattiva fama per il loro carattere litigioso ed aggressivo tanto da avere, come si usa nei paesi, un soprannome: “la jena e la jenetta”. Inoltre in passato c’era stato un brutto episodio in cui le due avevano ricoperto di insulti la madre di mio padre, mia nonna, e la sua unica sorella, allora adolescente. Insulti immeritati ed estremamente volgari, tanto che mia nonna le voleva querelare e se non lo fece fu solo per questioni di costo dell’avvocato.
Ma cosa poteva mai entrarci in tutto questo la donna ora morta investita da un’automobile? Assolutamente nulla. Ma la “jena”, ormai diventata suocera del fratello di mio padre, covava un rancore perenne verso mio padre, misto ad invidia per alcune sue sudate conquiste nella vita, e sfogava questo suo rodimento parlando male con questo e con quello del mio genitore, compiacendosi di eventuali suoi dispiaceri e cercando di sminuire alcune sue qualità. Non tutti la seguivano in questi suoi non nobili sentimenti ma i gregari si, e la donna morta sotto un’auto era fra questi. Dissi a mio padre che quella frase di malaugurio gliel’aveva detta sicuramente per compiacere la “jena” in ascolto lì, a pochi passi, affacciata sul terrazzino prospiciente la sua casa.
E gli raccontai un episodio, meno grave nella sua stupidità, di un’altra gregaria, che mi aveva meravigliato per l’incongruenza di un suo commento, il quale voleva essere una presa in giro del tutto immotivata e fuori luogo a me, mentre stavo scambiando qualche banale frase di circostanza con la  “jena” e con lei, la gregaria. Faceva freddo e stando ferma in strada a parlare con le due donne, per pura cortesia, ad un certo punto incrociai le braccia sul petto e dissi: “Certo fa proprio freddino.” La gregaria fece un inopinato sorriso derisorio ammiccando verso la “jena” e dicendo: “Mettiti un termosifone addosso!” La guardai senza capire, ma avvertendo l’intenzione malevola, mentre la “jena” le aveva posato una mano sull’avambraccio sorridendole malignamente compiaciuta e l’altra ricambiava lo sguardo di colei senza guardare me, a cui la frase era stata rivolta. Ecco, la miseria di quella donna trovava fiancheggiatori che nulla c’entravano con le vicende che avevano creato in lei un inestinguibile odio, appena velato da un minimo di ipocrita necessità di rapporti normali, che si riversava anche sulla inconsapevole discendenza di mio padre.
Queste figure squallide che si adattano alla maldicenza, allo sfottò, al malaugurio, quando non addirittura allo spargimento di calunnie in favore di qualcuno che l’ha con voi, sono quanto di più grigiamente vile.