giovedì 5 aprile 2012

Questo articolo avrei voluto scriverlo io!

Da: Il Giornale.it

Compensi onorevoli Nessuno sa tagliarli

Dovevano studiare il taglio delle retribuzioni ai deputati italiani, per ridurle ai livelli dell’Europa. Mesi di "intenso lavoro" poi il responso: "Impossibile". Ma non si poteva fare come per le pensioni?

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Non ce l’hanno fatta a tagliare gli stipendi dei parlamentari. Proprio non ci sono riusciti. Hanno messo insieme un gruppo di professoroni, roba da Pico della Mirandola e Archimede Pitagorico, cervelloni con curriculum lunghi come la quaresima, prof.avv.cav.grand.uff, ordinari di università due e tre, titolari di cattedre e saperi dottorali, giuristi, economisti, bocconiani, hanno trasformato il gruppo in una commissione, hanno dato la poltrona di presidente della commissione al capo dell’Istat, Enrico Giovannini e poi hanno dato loro 7 mesi di tempo (per la precisione 7 mesi e 4 giorni). E alla fine questo grumo di intelligenza riunito, questo concentrato di sapienza universale, che cosa ha prodotto? Niente. La resa. Bandiera bianca. «Gettiamo la spugna». Gli stipendi dei parlamentari sono i più alti d’Europa ma non si possono tagliare, hanno concluso. E hanno sciolto la commissione. Roba che verrebbe da sciogliere anche la loro laurea. Nell’acido, però.
Dico io: ci volevano il presidente dell’Istat e la laurea alla Bocconi per dire come tagliare gli stipendi dei parlamentari? Bastava andare ai giardinetti pubblici, prendere il primo pensionato sulla panchina e domandarlo. Non al pensionato, che sarebbe fin troppo: bastava la panchina. L’avrebbe saputo dire anche una sedia sdraio: si prendono le forbici, zac, oplà, e gli stipendi si tagliano. Invece no: i professoroni si sono riuniti per 7 mesi e 4 giorni, hanno sudato sette camicie, hanno elaborato formule astruse (VRt=VGt*PILGt+VFt*PILFt+VSt*PILSt+VBt*PILBt+VOt*PILOt… e vi risparmio il resto), hanno emesso documenti di decine di pagine, note a margine, codici, codici a barre, allegati, collegati, e poi… Poi, alla fine, hanno salvato il portafoglio all’amata casta, che fra l’altro è quella che garantisce ai medesimi professoroni prebende e incarichi d’oro. Ma guarda un po’ che sorpresa. A ben pensarci è andata quasi di lusso: se stavano ancora un po’ lì a studiare, in effetti, c’era il rischio che questi ai parlamentari regalassero pure un aumento…
Per giustificare il loro fallimento i professoroni si sono attaccati un po’ a tutto. Nel loro comunicato finale, dopo essersi elogiati per «l’intenso lavoro», fanno riferimento all’«eterogeneità delle situazioni riscontrate negli altri Paesi» e alla «difficoltà incontrate nella raccolta dei dati». Qualsiasi studente al primo anno di università sarebbe mandato a casa con un calcio nel sedere se si presentasse all’esame con una preparazione così modesta. Ma loro, i professoroni capeggiati dal presidente dell’Istat, invece no: loro dominano la statistica nazionale, loro maneggiano i numeri della contabilità pubblica, fanno da docenti e consulenti. Avete capito bene: consulenti. Consulenti de che? Non riescono nemmeno a raccogliere due dati sugli stipendi dei parlamentari europei, mi dite voi come diavolo fanno a presiedere l’Istat?
Dio solo lo sa. Fra l’altro anche sull’«intenso lavoro» ci sarebbe da dire. Risulta che dal 1° settembre al 31 dicembre (data della prima resa) si siano riuniti 5 volte in tutto. E risulta che dal 31 dicembre ad oggi (data della resa finale) non si siano riuniti più. Magari sbagliamo, ma questo «intenso lavoro», be’, un po’ ci è sfuggito. E se ci fosse stato sarebbe ancora più grave: in sette mesi si costruiscono edifici, si scalano montagne, si vola nello spazio. Come mai in sette mesi (e con cotanto impegno) non si riesce a dare una onorevole sforbiciatina ai parlamentari? Fra l’altro, come è noto, in questo Paese si sta tagliando tutto, ma proprio tutto: le pensioni, i risparmi, i consumi, i servizi… Possibile che l’unica cosa che non si taglia sia lo stipendio di Montecitorio e dintorni? Dicono i tecnici che era complicato. Eh già, in effetti. Complicato. Ma riformare il sistema previdenziale non era complicato? E la riforma del catasto con conseguente maggiorazione dell’Imu? Non era complicato? E che cos’era allora? Un gioco da ragazzi? Ma sì dai, divertiamoci: «un due tre stella» e la riforma del fisco, «strega tocca color» e cambiamo le pensioni. E gli stipendi dei parlamentari? No, quello no: è complicato. Ci vuole come minimo la laurea in astrofisica, visto che quella in Bocconi non basta…
La legge, fra l’altro, aveva buone intenzioni: prevedeva di ridurre gli stipendi dei parlamentari italiani a quelli della media europea.
Peccato che la commissione del presidente dell’Istat non sia riuscita a stabilire la media statistica. Che è un po’ come se il Papa non riuscisse a stabilire quando cade la Pasqua. Singolare no? Così l’Europa, almeno in questo campo, resta lontana. Ma sicuro: ci stanno sfracassando i cosiddetti con il fatto che dobbiamo essere europei, e l’Europa ci chiede l’articolo 18, e l’Europa vuole il taglio delle pensioni, l’Europa di qua e di là, possibile che l’unica cosa in cui non siamo europei sono gli stipendi dei parlamentari? Non solo non siamo europei: non lo vogliamo diventare. Anzi no, mi correggo: non ci riusciamo. Non ci riusciamo perché il prof Giovannini e i suoi quattro cavalieri dell’aritmetica perduta non sanno far di conto. E il risultato finale qual è? Una beffa nella beffa: i parlamentari conservano il loro stipendio, la politica conserva i suoi costi e Giovannini conserva la sua poltrona. Non solo quella dell’Istat, cosa già di per sé ingiustificabile, ma anche quella della Commissione. Che, come tutte le cose inutili, si scioglie ma mantiene in carica, cioè in poltrona, il suo presidente. Perfetto, no? Giovannini incarna il miracolo italiano: doveva ridurre gli sprechi del Paese. È riuscito solo ad aggiungerne uno. Se stesso.

Un articolo impeccabile! Sottoscrivo ogni parola!
Continuano a beffarci mentre vanno avanti con provvedimenti che spremono solo i più deboli.
Una nota sull'IMU: mi avevano detto che avevano esonerato le Fondazioni Bancarie ma l'avevano messa con aliquota seconda casa alle case dei vecchietti che, non potendo vivere da soli, erano costretti a ricoverarsi in una Casa di Riposo.
Non volevo crederci! Stamane ad "Agorà" ne hanno parlato e c'è chi in Parlamento cercherà di far cambiare questa bella pensata!! Ma c'è anche chi ha detto quello che sbalorditi pensiamo tutti: ma come gli è venuto in mente?
MA GLI E' VENUTO IN MENTE! Ed è ormai fuori di dubbio che Monti NON è quello che pensavo: mi debbo arrendere ai peggiori giudizi!

Oltre ogni limite

Da: Corriere della sera.it

Le intercettazioni / Spuntano elargizioni a favore dei figli del segretario e di Rosy Mauro

Case, Porsche, lauree. La lista dei soldi ai Bossi

Le telefonate tra una segretaria del Senatur e Belsito: «Dillo a Umberto: se io parlo, finite in manette»


Francesco Belsito e Renzo Bossi insieme a Camogli  per il «Raduno nautico padano» del 2011 (Cavicchi)Francesco Belsito e Renzo Bossi insieme a Camogli per il «Raduno nautico padano» del 2011 (Cavicchi)



MILANO - È una fitta sequela di telefonate, intercettate dai carabinieri del Noe per la Procura di Napoli, a cogliere l'indagato tesoriere leghista Francesco Belsito mentre, sfogandosi al telefono in febbraio con la non indagata impiegata amministrativa leghista Nadia Dagrada, «rievoca tutte le elargizioni fatte ai Bossi e alla vicepresidente del Senato Rosy Mauro»; si vede consigliare di «fare tutte le copie dei documenti che dimostrano i pagamenti fatti a loro favore e di nascondere gli originali in una cassetta di sicurezza»; e «riferisce di essere in possesso di copiosa documentazione e di una registrazione compromettente per la Lega».
Dillo a Bossi: se io parlo, voi finite in manette
Il contesto delle conversazioni è la vigilia della convocazione che Belsito riceve da Bossi a Roma e che, anche sulla base del gelido commento di Rosy Mauro («la vedo brutta»), interpreta come anticipo della propria defenestrazione da tesoriere leghista, a causa delle spinte che dentro il partito (a suo dire specie da Castelli e Stiffoni) lo vorrebbero estromettere in seguito alle prime notizie giornalistiche sui milioni di euro di rimborsi elettorali investiti da Belsito in Tanzania.
Ma altro che Tanzania, prospetta la responsabile leghista dei gadget nel suggerire a Belsito: «Gli dici (a Bossi, ndr): capo, guarda che è meglio sia ben chiaro: se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli, e a questo punto salta la Lega (...). Papale papale glielo devi dire: ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega».
L'elenco che i due riassumono al telefono poco prima di mezzogiorno del 26 febbraio (e che viene riassunto dai carabinieri) comprende «i costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega», «i soldi per il diploma (Renzo Bossi)»; «i 670.000 euro per il 2011 e Nadia dice che non ha giustificativi, oltre ad altre somme ingenti per gli altri anni»; «le autovetture affittate per Riccardo Bossi, tra cui una Porsche»; «i costi per pagare i decreti ingiuntivi di Riccardo Bossi»; «le fatture pagate per l'avvocato di Riccardo Bossi»; «altre spese pagate anche ai tempi del precedente tesoriere Balocchi»; «una casa in affitto pagata a Brescia»; «i 300.000 euro destinati alla scuola Bosina di Varese per Manuela Marrone (moglie di Bossi, ndr), che Belsito non sa come giustificare, presi nel 2011 per far fare loro un mutuo e che lui ha da parte in una cassetta di sicurezza».
I «costi liquidi» dei ragazzi di Renzo
In altre telefonate la lista si allunga con «l'ultima macchina del Principe, 50.000 euro... e certo che c'ho la fattura!». Oppure con «i costi liquidi dei ragazzi di Renzo» (forse gli uomini di scorta), che Belsito ricorda in «151.000» euro ma Dagrada corregge in «no, un momento, 251mila euro sono i ragazzi, ma sono fuori gli alberghi, che non ti riesco a scindere quando girano con lui, mi entrano nel cumulo e riprendere tutte le fatture è impossibile». Poi c'è la casa di Gemonio, e più precisamente «i soldi ancora da dare per le ristrutturazioni del terrazzo»: «Che io sappia, pare che siano 5-6.000 euro», ridimensiona Belsito alla Dagrada, che teme invece la somma sia molto più alta anche a causa di minacce di azioni legali dai fornitori, e che sprona Belsito: «Gli devi dire poi: capo (Bossi, ndr), c'è da aggiungere l'auto di tuo figlio».
I franchi e gli euro per Rosy Mauro
Spesso Belsito ironizza su chi nel partito lo avversa ma non sarebbe in condizione di farlo perché parimenti da lui beneficato: «Sai quanto gli ho dato l'altro giorno alla nera? (Rosy Mauro, ndr)? Quasi 29mila, 29.142 in franchi eh... vuoi che ti dica tutti gli altri di prima?»: ovvero quelle che poi gli inquirenti traducono come «altre somme che le dà mensilmente», e come i «200.000-300.000 euro dati al sindacato padano Sinpa» che avrebbe «bilanci truccati».
La dipendente leghista Dagrada raccoglie lo spunto sull'atteggiamento di Rosy Mauro e rilancia, invitando Belsito a dire alla vicepresidente del Senato: «Se apro bocca io, il capo salta e se salta il capo tu sei morta...Perché se lei non c'ha il capo a difenderla, lei domani è in mezzo a una strada, e non è detto con le gambe intere». A Bossi, la donna auspica che il tesoriere dica chiaramente: «Gli devi dire: noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Renzo, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed è da quando sei stato male. Gli devi dire: capo, io so queste cose e finché io sono qui io non tradirò mai, ma ricordati cosa c'è in ballo, perché se viene fuori lo capisci che cosa può succedere, altro che barbari sognanti».
«Ho una registrazione e documenti come prova»
Si prepara un ricatto al Senatur? No, questo no, almeno a sentire i due che parlano al telefono la notte dell'8 febbraio. Nadia Dagrada suggerisce: «Non è che tu glielo metti come ricatto», piuttosto si tratterebbe di informare Bossi che «i militanti si spaventano di più se esce fuori Rosy che non la Tanzania».
Belsito si prepara a giocare le proprie carte se il partito lo metterà al muro. E dice di poterlo provare : «Dico cosa mi volevano far fare, glielo dico della Fondazione e... che dovevo portargli dei soldi». Dagrada gli domanda: «Giusto! Ma tu quello poi ce l'hai registrato?». Belsito: «Sì». Dagrada: «Dopodiché si affrontano le due signore (Rosy Mauro e Manuela Marrone, ndr) ....altro che la Tanzania se vanno in mano ai militanti! Non vengono a prendere me, le dici eh, vengono a prendere voi!».
Luigi Ferrarella, Giuseppe Guastella5 aprile 2012 | 9:08

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Stamane nella trasmissione di Rai 3 "Agorà" si parlava dell'"affare" Lega Nord. Un rappresentante di tale partito, di cui non ricordo il nome ma non è importante, un uomo giovane, ha detto che il partito farà chiarezza su dove sono finiti i soldi che ha pagato il POPOLO PADANO!!!
In studio c'è stato un coro di proteste e io da casa ho detto:".... a str..zo! E che i soldi del rimborso elettorale te l'hanno pagato solo quelli che ti votano?!!!"
In studio c'erano Fassina, Livia Turco ed altri che hanno detto più o meno la stessa cosa a parte str..zo, che però secondo me l'hanno pensato!
Volente o nolente anch'io romana di Roma Ladrona debbo pagare questi scellerati anche se non vado a votare
Solo perché sono cittadina italiana ed ho diritto al voto e nonostante un Referendum che ha detto NO!
Ma di cosa stiamo a parlare? Di cosa parlano? Vogliamo che si applichi il referendum e venga abolita una legge antireferendaria, quindi incostituzionale! Ma quali altre carte dobbiamo portare per dimostrare che gli italiani si sono pronunciati e che loro, la Casta, hanno emanato una legge sopra la testa degli italiani!
Trovo patetico Antonio Di Pietro che parte con un altro Referendum in cui gli italiani, secondo lui e chi scioccamente andrà a mettere la sua firma, dovrebbero pronunciarsi di nuovo per abolire una legge che, applicando la Costituzione, è di per sé nulla!
Tutto questo sa di teatrino tragicomico e spero che gli italiani NON vadano a votare in massa, in modo che i Partiti capiscano che senza il voto di chi è stanco di farsi prendere in giro sono solo dei palloni sgonfi!
Lo stesso Di Pietro, che ricorda che i partiti sono previsti nella Costituzione, dovrebbe ricordarsi che mettersi sotto i piedi un risultato inequivocabile di un Referendum calpesta la Costituzione. Non possiamo tirare fuori la Carta Costituzionale solo quando ci fa comodo perché non è carta igienica! Anche se la Casta la usa come tale.
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Ed ora un commento in salsa verde su quello che ha detto il "Trota" a proposito della ristrutturazione della villona di famiglia: papà stava in ospedale, poverino, quindi non c'entra nulla, ma era il 2004 e nel 2012 il genio di famiglia dice che "debbono ancora finire di pagare chi l'ha ristrutturata"!!!
8 anni per saldare un lavoro?!!! Ma a quest'ora qualunque ditta avrebbe intentato un'azione legale per recupero del credito!!
Ma tant'è: il furbetto "Trota" pensa che chi ascolta quel che dice sia come lui, sullo stesso piano intellettivo, e per quelli che lo hanno votato ha sicuramente ragione!!
Questa persona prende sui 10.000 euro al mese. Laureati superspecializzati debbono accontentarsi dei call-center. Cosa pensano di fare gli italiani ?
Questo signore con questa pettinatura "a cresta" è un altro figlio di Bossi. I cervelli italiani in fuga e questi rimangono tanto ci sono i soldi nostri dei rimborsi elettorali da scialacquare!