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lunedì 26 novembre 2018

seguito: Album: uno, nessuno e centomila


13 anni - Accumoli, estate. Qui già ho messo un tacchetto di 3 cm. alle scarpe.

14 anni - La foto che mi andai a fare da sola per l'iscrizione alla Scuola Media Secondaria di secondo grado.


15 anni - Tino di Accumoli, fiume Tronto, estate.


17 anni - Tino di Accumoli, estate. Non ricordo se il cane dal manto marrone fosse Bobby, il padre, o Bricco, il figlio. La capostipite si chiamava Diana ed aveva il manto nero ed una macchia bianca in fronte. Una cacciatrice leggendaria come il suo nome, nota in tutto il comune di Accumoli dove quasi tutti possedevano una doppietta e praticavano la caccia. Uscire in battuta con Diana significava avere la certezza che avrebbe stanato la lepre.

17 anni - Tino di Accumoli, estate: mucchi di grano dopo la trebbiatura.

Album: Uno nessuno e centomila...

Nascere e morire... il titolo di un mio racconto lungo inedito. In questo blog ne ho pubblicato alcuni pezzi..
Non tutti hanno la fortuna di percorrere un lungo tempo fra questi due punti, io ho avuto questa fortuna e qui ne raccolgo frammenti di immagini che mostrano i cambiamenti visibili, ma non quelli interiori, quelli che non solo il tempo ha forgiato ma l'esperienza
A 3 anni - Può, per chi non ha ricordi precoci, non sembrare credibile, ma io ho ricordo di quel giorno sotto forma di sensazioni, di pensieri e di immagini. Mi teneva per mano mio padre, io mi sentivo un fuscellino fragile, e lo ero, mamma mi aveva vestita con cura prima di uscire e la borsetta che mi pendeva dalla piccola spalla era di colore rosso. Il luogo era la Casa  Madre dei Mutilati ed  Invalidi di Guerra, davanti scorreva il fiume, si vedevano i muraglioni, intorno il verde, fra i giardini della Mole Adriana e Castel Sant'Angelo, accanto c'è il "Palazzaccio", così chiamano i romani il Palazzo di Giustizia. Non era la prima volta che entravo in quel luogo di assistenza a chi dalla guerra aveva ricevuto un danno permanente alla sua salute. Mio padre l'aveva ricevuto e tutto quello che lo Stato poteva fare per quelli come lui egli intendeva prenderselo quale risarcimento di una guerra che non avrebbe mai voluto combattere.
Quel giorno mi aveva condotta lì per fare una foto, probabilmente era gratuita o a prezzo scontato per chi aveva la tessera di Invalido, dato che c'erano varie provvidenze per il tesserato e per i suoi familiari. Era il 1949 e si viveva in un'economia spartana. Per un impiegato del Ministero delle Poste e Telegrafi anche farsi fare una foto dal fotografo era un lusso: dunque aveva condotto lì la sua bambina per farle la foto.
Ero tranquilla, il fotografo gentile, mi mise accanto una graziosa "conchetta" in rame che rese piacevole il mio starmene ferma a guardare l'obiettivo dove lui mi chiedeva di guardare dicendomi che da lì sarebbe uscito un uccellino. Ricordo che credevo che davvero dovesse uscire e guardai aspettando, ma non uscì. Il fotografo aveva una macchina a soffietto montata su un trespolo. La macchina era di colore marrone e il trespolo di legno a tre zampe.
Di quel luogo ricordo che ci davano anche dei pacchi di pasta, non quel giorno, ma ho un'altra immagine di un pacco di spaghetti, e ci fornivano anche visite mediche, perché ho un altro ricordo legato ad un mio sentimento di dispiacere per il modo in cui una persona addetta trattò un ragazzo. Ero in braccio a mia madre che forse mi aveva portato lì per una visita, entrò un ragazzo e una donna addetta, non so con quale ruolo, gli disse concitata: "Non ti avvicinare alla bambina tu hai la rogna!" Il ragazzo ebbe un'espressione mortificata, disse  qualcosa su  quando poteva tornare e se ne andò.
Provai dispiacere per quel ragazzo, un sentimento nato dentro di me, così piccola... 
E pensai che la rogna doveva essere una cosa molto grave e molto contagiosa!


11 anni - Foto fatta in gruppo per una Prima Comunione in Via Germanico, quartiere Prati dove sono cresciuta. Mio padre faceva da padrino al figlio di nostri conoscenti. Qui cominciavo ad essere un po' "fanatichella", un poco per carattere ed un poco perché mio padre mi comperava bei vestiti. Ricordo un cappottino blù con cappellino blù scarpette e borsetta blù. Poi un cappottino color cammello con cappello dello stesso colore e accessori marrone. In questo ero una bambina fortunata.

CONTINUA...