Cerca nel blog

mercoledì 30 aprile 2014

Il PD contro se stesso

Da: Il Messaggero.it

Renzi: «O mi fanno fare le cose, o prendano un altro. Voto sul Senato il 10 giugno»


«Se posso fare le cose che posso fare le faccio, se hanno bisogno di uno che nasconde le cose, prendano un altro», non resto qui «a tutti costi». Lo ha affermato il premier Matteo Renzi a "Porta a Porta", soffermandosi sull'assemblea con i senatori Pd sul tema delle riforme. «Vado avanti perchè penso che questo Paese se risolve questioncine come il fisco e la giustizia diventa un Paese leader mondiale». Se non riesco «mi fanno fuori politicamente, più di così non posso fare».

Senza Matteo il PD, a parte Giachetti e quelli che seguono la sua linea, non è niente.
Meno di niente.
Alle Europee non vado a votare a questo punto.
Volevo rafforzare la linea del Segretario dando il mio voto turandomi il naso... Solo per lui lo avrei fatto.
Ma visto che questi..... (meglio che non scrivo cosa sono) lo boicottano, si facessero votare dagli illusi che gli sono rimasti.
Mi dispiace per Matteo e per noi tutti perché lui era l'ultima speranza.

Passi per le scaramucce di Berlusconi, da uno come lui c'è da aspettarselo che gli metta i bastoni fra le ruote, ma da quelli del suo partito... che dire... sono quelli che sono e che, giustamente, hanno perso voti a rotta di collo... Lui è "il diversamente abile" che piace anche a chi del PD non è mai stato, tanto da conquistare il voto di un ex-liberale, ex-repubblicano come mio marito.

Il mio voto no, l'ho dato per due volte a lui, Matteo, prima alle primarie con Bersani, poi per il Segretariato PD, pagando i 2 euro per le spese, ma a loro che gli mettono i bastoni fra le ruote non lo do. Morissero con i loro fedelissimi, con le loro Finocchiaro, D'Alema, Veltroni, Marini ecc. ecc...

Mi spiace per gente di valore come Giachetti.

Da: Il Fatto Quotidiano

Giachetti scrive a Renzi: “Chi te lo fa fare? Chi ce lo fa fare? Andiamo a votare subito”

Già, chi glielo fa fare? Forse la passione politica per il Paese e dunque l'attuazione di un'idea. Quella che quelli del PD non hanno più: solo potere, privilegi e denaro!
Cambiare questo Paese è difficilissimo. Gli rimproverano di aver fatto un accordo con Berlusconi per le Riforme che non gli fanno fare... Ma l'accordo Matteo Renzi non l'ha fatto con Berlusconi, bensì, con lucido pragmatismo, con i 10 milioni circa di italiani che lo votano!! 
Questo è il suo consenso e questa è la sua forza!
Stamane la trasmissione Agorà su RAI3 ha fatto vedere un campionario di italiani che votano Berlusconi: si era ad Ostia, cittadina del litorale laziale, con il candidato alle Europee per Forza Italia Armando Cusani. Chi è Cusani l'ha ricordato in studio soltanto Antonello Caporale, giornalista. Io lo ricordo con questo post che potete trovare in Archivio tramite la data di pubblicazione:

mercoledì 13 febbraio 2013


Sentenza depositata

Da: Circolo Larus Legambiente Sabaudia
Sentenza Cusani
Scritto da Administrator   
Martedì 12 Febbraio 2013 15:33
Questa gente esiste, vota per queste persone. 
Proprio lunedì passato parlavo con un avvocato, donna preparata ed intelligente, assolutamente del PD, che accennando a Renzi ed alle difficoltà che incontra per FARE ha ammesso che: "Non c'è niente da fare, abbiamo la classe politica che ci rappresenta, perché noi siamo così, come loro."
Dunque siamo noi italiani che creiamo il nostro male, da soli.
Basta vedere come abbiamo votato alle ultime politiche.
Il mio voto ai rappresentanti del Movimento 5 Stelle è stato sprecato solo per la Regione Lazio, con prove del nulla che ho votato, ma non per i rappresentanti del Parlamento. E non è affatto vero quello che dice la giovane opportunista oggi renziana Pina Picierno, che il M5S non ha fatto nulla fino ad oggi: vero è, al contrario, che tutte le leggi, emendamenti e mozioni ottimi vengono regolarmente bocciati, respinti dall'Aula.
Persone come Renzi e Giachetti vengono respinte da un Sistema Paese che ci porterà a fondo e, purtroppo, anche chi non è d'accordo con tale storto sistema annegherà con tutta l'Italia.
Ecco un esempio di stortume:

Da: 06 Blog - Il magazine romano di 

I vigili e Giachetti: no allo scooter, sì all'autoblu

Roberto Giachetti arriva in scooter per le celebrazioni del 25 aprile, ma i vigili lo fermano: "si passa solo in auto blu".

Dal sito Facebook di:
Roberto Giachetti
 · Seguito/a da 4.927 persone
 ·25 aprile alle ore 10.36 · 
Altro che cambia verso…
Questa mattina prendo la moto per recarmi a Piazza Venezia per rappresentare la Camera dei Deputati alla celebrazione per il 25 Aprile con il Presidente della Repubblica. Arrivo a Piazza della Bocca della Verità e c'è un blocco dei vigili urbani. Mi accosto ed educatamente dico loro: buongiorno sono il vicepresidente della Camera e dovrei andare a Piazza Venezia per la cerimonia con il Presidente della Repubblica. Risposta del primo vigile: qui possono 
passare solo auto di servizio, lei con la moto privata no. Provo a replicare:si ma guardi io ho rinunciato all'auto di servizio giro solo ed esclusivamente con la mia moto. Insorge il secondo vigile: e ha fatto male, se vuole va a piedi qui passano solo le auto di servizio. 
Così solo per raccontare come vanno le cose in questo meraviglioso Paese. Buona giornata a tutti!

Avevano degli ordini, certo!! Ma non l'elasticità mentale e civile di accettare un cambiamento logico, visto che si trattava di un rappresentante delle Istituzioni che dava un esempio che dovrebbero seguire tutti.
Quando vogliono chiudono un occhio ed anche tutti e due in alcune circostanze, dunque una certa discrezionalità viene loro lasciata, potevano usarla per un esempio di fresco cambiamento delle abitudini della Casta: non l'hanno fatto, e con questa scelta hanno qualificato il loro pensiero.
L'Italia andrà a fondo anche a causa di questo tipo di pensiero, di modo di essere e di pensare.  

martedì 29 aprile 2014

Rivedere la Legge Merlin

Da: Il Messaggero.it - Sabato 26 Aprile 2014 - 10:17

Prostituzione, il racket con 5mila schiave del sesso. Un giro alimentato da centomila clienti

Romene e nigeriane sono le più numerose. In aumento le cinesi nei centri massaggi. Una su cinque è minorenne Oltre un miliardo l’anno il guadagno degli sfruttatori delle ragazze


Centomila clienti l'anno, cinquemila ragazze schiavizzate. I numeri del racket del sesso nella Capitale crescono di anno in anno. Un mercato florido che non conosce crisi. E una prostituta su cinque è minorenne quando mette piede per la prima volta a Roma. Un giro d'affari che a livello romano muove oltre un miliardo di euro l'anno.

La maggior parte delle squillo, circa il 65 per cento, si prostituisce in strada, secondo l'ultimo rapporto della comunità Giovanni XXIII. Dalla Salaria alla Tiburtina, dalla Palmiro Togliatti all’Eur. Strade dove il mercato del sesso non si accende più con le luci dei lampioni, ma molto prima. Perché i primi clienti ormai arrivano già durante la pausa pranzo.

LE BANDE
Le ragazze ridotte in schiavitù provengono per il 60% dall’Est Europa. Quasi tutte dalla Romania. Dopo l'ingresso nell'Unione europea nel 2007, le ragazze di Bucarest hanno sostituito le albanesi. Non hanno problemi di passaporto, nessuno le può mandare via. Il racket in genere è gestito da micro-bande, quasi tutte formate da connazionali, che sfruttano dalle 5 alle 15 ragazze. In alcuni casi, spiegano dalla Questura, lo sfruttatore è lo stesso fidanzato della prostituta. E la dinamica del fidanzamento-sfruttamento è anche la più difficile da disarcionare a livello legale.

RITI VOODOO
Subito dopo le romene ci sono le nigeriane. Sono il 35% delle lucciole da marciapiede. In questo caso la struttura che gestisce la tratta è di tipo matriarcale. C'è sempre una “madame” a capo della banda.

Queste organizzazioni clandestine si accollano le spese del viaggio delle ragazze dalla Nigeria e poi, quando sono arrivate in Italia, le costringono a prostituirsi per riscattare il debito. In genere le lasciano libere dopo che hanno “restituito” una cifra che va dai 20 ai 30mila euro. In alcuni casi anche le famiglie in patria sanno che le ragazze si prostituiscono. Di più: questi viaggi sono anticipati da una serie di riti voodoo compiuti dallo stregone del villaggio. Ecco perché, oltre alla questione economica, c'è un altro grottesco “debito” che le ragazze sentono di dover estinguere: quello con il rito magico.

RISCATTI D'ORO
In aumento anche le ragazze che vengono dalla Cina: oggi sono il 5%, ma sono in forte crescita. Le ragazze asiatiche non si prostituiscono in strada, ma quasi sempre nei centri massaggi, dove spesso si pratica una prostituzione soft. Oppure in appartamento - stesso discorso per le ragazze del Sud America - con il racket che organizza gli incontri e amministra le case. Anche in questo caso, come per le nigeriane, spesso le ragazze sfruttate devono riscattare il debito per il viaggio che le ha portate in Italia, pagato da chi le sfrutta. Anche qui per essere libere devono dare a chi le schiavizza intorno ai 30 mila euro.

E i clienti chi sono? Quasi sempre di ceto piuttosto elevato: reddito medio alto nel 56% dei casi, età fra i 40 e i 55 anni nel 43%. In genere professionisti e spesso sposati, oltre il 70%. Il cliente romano poi è piuttosto abitudinario: nel 75% dei casi va a caccia di sesso in cambio di soldi una volta ogni due settimane. E il 70% chiede una prestazione non protetta.


Ricordo quanto già scritto nel sottostante post di poco tempo fa, di cui riporto solo il titolo e l'immagine, che potete rileggere prendendolo dall'Archivio di questo blog.

L'unico Partito che ha recepito questo problema è stata la Lega Nord di Salvini.

Tutti si lamentano e nessuno agisce per paura di critiche.

Siamo chiusi in un'"impasse" permanente: guai a chi prova a fare cose di buonsenso!

lunedì 9 settembre 2013

Legge Merlin superata dai fatti

7 settembre 2013 - SP 215 dal Km. 34 al 38 - Foto fatta da Rita Coltellese


Inviai questo post alla Presidente della Camera dei Deputati, Boldrini, con una nota sulla fine che fanno molte emigrate e/o rifugiate anche minorenni.
Poche settimane fa forse c'era stato qualche controllo perché le più giovani erano sparite e le poche più grandi (ma di poco) si tenevano in dentro rispetto al margine della strada.
E' durato poco: pochi giorni fa sono ricomparse e ce ne era una che sembrava una bambina.
Ma è inutile documentare con foto visto che lo fanno illustri giornali e nulla cambia.
Bisogna inasprire le pene per gli sfruttatori e vietare la prostituzione in strada recisamente, consentendola in zone limitate e controllate: vere e proprie "zone a luci rosse".
Voglio vedere quali saranno i partiti che si opporranno ad un simile iter legislativo.

lunedì 28 aprile 2014

Italiani dovete subire e pagare

Ho firmato per la petizione voluta dalla sfortunata ma coraggiosa mamma di questo ragazzo, Carlo, ucciso da un indiano a cui la Comunità di S.Egidio aveva dato una roulotte sistemata al Gianicolo (neanche fosse un campeggio) che, ritenendo di essere disturbato da Carlo e da suo fratello che si erano fermati alle 2 di notte, di ritorno da una serata insieme, proprio lì, ha ficcato un lungo cacciavite nella pancia di questo giovane davanti agli occhi sgomenti e orripilati del fratello.

Ciao Rita,

Sono qui per annunciarvi che grazie alle vostre firme avremo un albero per Carlo. Grazie! 
Due giorni dopo il lancio della petizione sono stata contattata dal Sindaco Marino, il quale sabato mattina è venuto a visitarmi a casa. È stata una visita ufficiale, nella quale il Sindaco ci ha annunciato che l’amministrazione capitolina è al nostro fianco. E tutto grazie alla petizione. 
L'assessore all'urbanistica Caudo ha effettuato con me un sopralluogo in Piazza di San Pietro in Vincoli per stabilire dove mettere a dimora un albero in memoria di Carlo. In attesa dei passaggi burocratici, il professor Giovanni Longobardi dell’Università di Roma Tre si è già messo al lavoro per un nuovo disegno della piazza, che preveda il posizionamento dell’albero. Inoltre una targa ricorderà Carlo nel luogo dove ha perso la vita
Il nostro avvocato infine sarà contattato dall’avvocatura comunale per capire quale tipo di sostegno l'amministrazione potrà dare nel percorso giudiziario. 
Cinquantaduemila grazie. 
Giuliana
++++++++++++++++++++++++++++++++

Questa la petizione dal mio sito su facebook:

Rita Coltellese
24 aprile tramite Change.org

Sono tutt'altro che razzista ma l'accoglienza non 

vuol dire SOCCOMBENZA.

Ai politici dico: diamoci una regolata!

A tutte queste organizzazioni cattoliche che si 

danno tanto da fare per gente che qui non

dovrebbe starci perché senza lavoro, senza

cittadinanza italiana, senza permesso di

soggiorno, dico metteteli tutti dentro il Vaticano 

se siete tanto caritatevoli.

Il Vaticano, Stato che non accoglie nessuno, che 

mantiene le sue strade ed i suoi giardini pulitini,

perfetti! Ma dice a noi di accogliere gente che

non ha motivo di risiedere nel nostro disastrato

Paese: pieno di immondizia nei giardini, nelle 

strade... senza soldi neppure per chi ci è nato e 

paga le tasse da 4 generazioni! 



venerdì 25 aprile 2014

Religione, misticismo, superstizione

Alla figura di Padre Guida Spirituale di Francesco si oppone l'Apparato della Chiesa con la sua storia millenaria fatta di pagine buie che tutti conosciamo. Il suo tentativo di rinnovarsi, di essere al passo con i tempi, cosa in cui ha dimostrato di essere maestra, non trova spazio nel misticismo se non presso alcuni spiriti eletti, misconosciuti, nascosti nei conventi o nelle missioni, oppure che si spendono nelle parrocchie per guidare gli spiriti smarriti. 

Il resto è Apparato Economico perché elargisce speranza alla superstizione.
La canonizzazione del Papa polacco ne è un esempio. Santo dovrebbe essere considerato chi nella vita ha vissuto come tale ed il Papa Karol Wojtyla ha vissuto in modo pulito svolgendo la sua missione ma non vi è stato nulla di santo e di mistico nel suo agire. Egli, è documentato, ha aiutato Solidarnosc:

Mafia, finanziamenti a Solidarność, il crack dell'Ambrosiano e lo IOR - Da: Wikipedia

Il giornalista Ferruccio Pinotti nel libro Poteri forti (BUR, 2005) ha indagato sulla morte di Roberto Calvi, dopo avere ripetutamente ascoltato il figlio di Calvi, che per anni ha ricostruito le vicende legate alla carriera e alla misteriosa morte del padre. Pinotti descrive le operazioni finanziarie con le quali Calvi riuscì a rendere il Banco Ambrosiano padrone di se stesso, così da poterlo gestire in piena autonomia. Operazioni tuttavia che rendono Calvi ricattabile e lo costringono a erogare cospicui finanziamenti a società dipendenti dallo IOR guidato dal vescovo Paul Marcinkus.
Quando si manifestano difficoltà finanziarie, l'Ambrosiano cerca, senza riuscirvi, di recuperare il denaro prestato all'Istituto vaticano, che presumibilmente usa il denaro ricevuto per aiutare in tutto il mondo e in particolare in Polonia gruppi religiosi e politici vicini alla Santa Sede. Calvi allora proverebbe a rivolgersi ad ambienti religiosi vicini all'Opus Dei, che sarebbero stati disponibili a coprire i debiti dello IOR per ottenere maggior peso in Vaticano. Tentativo senza successo, perché ostacolato da quanti, in Vaticano, temono che il potere dell'Opus Dei possa crescere e per impedirlo sono disposti a lasciare fallire il Banco Ambrosiano.
In una lettera del 5 giugno 1982 rilasciata dal figlio diversi anni dopo e pubblicata nel libro di Pinotti, Calvi scrive anche apapa Giovanni Paolo II cercando aiuto:
« Santità sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello IOR, comprese le malefatte di Sindona...; sono stato io che, su preciso incarico dei Suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti Paesi e associazioni politico-religiose dell'Est e dell'Ovest...; sono stato io in tutto il Centro-Sudamerica che ho coordinato la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l'espandersi di ideologie filomarxiste; e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato... »
I segreti e gli interessi economici legati alla mancata restituzione da parte dello IOR del denaro ricevuto dal Banco Ambrosiano a sua volta provenienti da Cosa Nostra per via del suo "banchiere" Pippo Calò e connessi alle operazioni finanziarie che lo IOR realizzava per conto di propri clienti italiani desiderosi di esportare valuta aggirando le norme bancarie sarebbero quindi all'origine della decisione di uccidere Roberto Calvi, che, disperato e temendo di finire in carcere, avrebbe potuto rivelare quanto sapeva ai magistrati. Roberto Calvi fu trovato impiccato in un ponte di Londra, per la sua morte rimane ancora imputato il mafioso Pippo calò.
Il Vaticano si oppose all'estradizione di Marcinkus e secondo quanto riportato nel libro "Wojtyla segreto" il motivo risiedeva nel fatto che Marcinkus aveva in pugno il papa in quanto da lui dipendevano i finanziamenti a Solidarność[16].
Secondo la moglie di Calvi
« Woityla aveva bisogno di distruggere il comunismo... per farlo aveva bisogno di soldi, così Marcinkus teneva in pugno il papa[16] »
Licio Gelli disse
« Nel settembre 1980 Calvi mi confidò di essere preoccupato perché doveva pagare una somma di 80 milioni di dollari al movimento Solidarność e aveva solo una settimana per versare il denaro[16] »

Come si vede di santità in tutto questo ce ne è poca.

Quello che sa di pensiero medievale, comunque, è che l'Apparato Chiesa mantiene in piedi il carrozzone dei miracoli per poter dichiarare un uomo Santo!
Come si possa credere che Giovanni Paolo II, intercedendo presso l'Altissimo che glielo concede, abbia salvato la vita ad una madre di 4 figli, mentre tante madri disperate nel mondo pregano che si salvino i loro bambini, affetti dalle malattie più crudeli e dolorose che li portano regolarmente a morte, non si sa. 

Comunque nei miei quasi 68 anni di vita ho sperimentato che la gente crede a qualsiasi cosa, purché lo voglia.
La paura, l'insicurezza del vivere, fa sì che l'autoinganno funzioni molto bene.
I credenti vedono segnali e simboli in ogni cosa, ma lo adattano a quello che più a loro piace.
Se così non fosse dovrebbero vedere nell'enorme Croce crollata su un ragazzo disabile ed innocente in gita con l'oratorio, voluta proprio per il Papa che canonizzano domenica prossima, un segno divino di dissenso su tale santificazione da parte dell'Apparato Chiesa corredata dalla cartella clinica della piacente signora miracolata!!


Il Cristo in pezzi della Croce voluta per Karol Wojtyla in Valcamonica

Uno Stato che se ne infischia dei risultati referendari

Da: elisabetta63@libero.it <elisabetta63@libero.it>
Date: 24 aprile 2014 22:36
Oggetto: [Comitatiterritorialiacqua] c.s. 25 aprile - la resistenza dell'acqua
A: comitatiterritorialiacqua@inventati.org





25 APRILE 2014
LA RESISTENZA DELL’ACQUA CONTINUA!

Circa 3 anni fa i referendum del 12 e 13 giugno 2011, con legge Costituzionale, sancirono che  l’acqua doveva rimanere  fuori dal mercato  e gestita  senza profitti.
Tale volontà popolare venne ribadita un anno dopo con un’ulteriore  sentenza della Corte Costituzionale, la  199/2012.
Con un colpo di spugna,  il decreto Monti – SalvaItalia, ha riportato  l’acqua nel regime di libera concorrenza, tale da poter essere oggetto di commercializzazione  dei privati, in primis Veolia e GdF Suez, ma anche noti imprenditori italiani come Caltagirone,  presenti all’interno dei principali gestori italiani, come ACEA di Roma, socio al 40% di Umbra Acque SPA.
Sono bastate poche righe, dell'art.21, commi 13 e 19, del decreto legge 201/2012, ed il “governo delle banche” ha trasferito “le funzioni di regolazione e controllo dei servizi idrici” all’Autorità dell’Energia Elettrica e Gas (AEEG),  autorità con il compito di favorire lo sviluppo del mercato e della libera concorrenza, già di elettricità e gas, ora anche dell’acqua, attraverso meccanismi di  regolazione dei  prezzi che riconoscono come “costi finanziari”  gli interessi  ed altri elementi di  copertura della rischiosità, dell’“investimento del capitale proprio”, nonchè svariate altre forme di profitti come il fondo nuovi investimenti (FOni), vero e proprio finanziamento a fondo perduto al gestore,  oneri fiscali in aggiunta al costo delle imposte già riconosciuto, sopravalutazioni del patrimonio.
Le recenti sentenze del TAR Lombardia confermano questa logica e, come se il referendum non ci fosse mai stato, parlano della remunerazione del capitale investito abrogata dal referendum come una  “componente a copertura del costo .. rappresentata da un tasso fisso pari al 7%” e, riguardo al tasso di rendimento previsto nel metodo tariffario AEEG di una “metodologia ........(che) determina un riconoscimento del costo variabile”.
A livello locale, la spinta verso la privatizzazione è continuata con la legge regionale  di istituzione dell’AURI (Autorità Umbra per i Rifiuti e risorse Idriche) che, ignorando le diverse delibere dei comuni e della provincia di Perugia in merito alla dichiarazione dell’”acqua bene comune”  e “servizio idrico privo di rilevanza economica”  ha espressamente previsto un metodo tariffario in linea con quello dell’AEEG, mentre Umbra Acque SPA, società principale gestore della regione, non contenta dei profitti garantiti dal metodo AEEG, ne ha ottenuti degli altri dal TAR Lombardia a seguito di ricorso contro la delibera dell’Assemblea dei Sindaci degli ATI 1 e 2.
In occasione del 25 aprile vogliamo  rilanciare  la campagna di “Obbedienza Civile”, come forma di resistenza alla palese violazione del diritto umano fondamentale e saremo presenti nelle piazze (domani pomeriggio a Perugia - Pian di Massiano) per invitare tutte e tutti alla riduzione della  bolletta dell’acqua in osservanza al referendum.
L’autoriduzione della bolletta sarà la pratica di resistenza del comitato umbro  fino alla “liberazione dell’acqua” dalle oligarchie dei privati  all’interno dei gestori e fino a non si tornerà ad una gestione  totalmente pubblica e partecipata da cittadini e lavoratori, una gestione che ponga l'Acqua definitivamente fuori dal mercato nel  rispetto dei referendum del giugno 2011.
Il Comitato Umbro Acqua Pubblica
Elisabetta De Persio 333.7826433
Michel Drouin 338.1912990
Può uno Stato di Diritto, uno Stato Democratico infischiarsene del risultato della consultazione popolare?
Nei fatti la risposta è sì.
E' già accaduto, ad esempio, per la Responsabilità Civile dei Giudici: hanno fatto una leggina che fa pagare ai cittadini i loro eventuali errori e, solo secondariamente e con una procedura che lo Stato deve attuare ad hoc, si chiede al magistrato che ha errato di pagare di tasca sua.
Mentre altre categorie, ad esempio i medici del SSN, sono protette da ormai innumerevoli denunce, spesso infondate, solo in parte dalla struttura per la quale lavorano, obbligando tale categoria, per sicurezza, a pagarsi con il proprio stipendio un'assicurazione che copra eventuali spese legali di difesa.
Per i magistrati non è bastato neppure un referendum, sono blindati, eppure i cittadini italiani erano scontenti di questa magistratura, altrimenti non avrebbero votato quasi in modo plebiscitario per una vera assunzione di Responsabilità nel loro agire.
In Italia il Diritto, anche quello più elementare, viene calpestato continuamente da Apparati burocratici che agiscono anche al di sopra della Legge scritta e al cittadino rimangono solo due vie: la rassegnazione al sopruso oppure il ricorso ad un legale.
Ovvio che così la Magistratura ha ragione a lamentarsi di avere tante scartoffie da smaltire!
Intanto manteniamo delle Autorità di controllo che non servono a nulla e tutto fanno tranne che difendere l'utenza. Un esempio è l'AEEG e recentemente ho portato un caso emblematico in un mio post del  4 aprile 2014 che riguarda l'ENEL.

giovedì 24 aprile 2014

Francesco come Matteo contro l'ipocrisia farisaica



Il Cardinale Tarcisio Bertone


Da: La Repubblica.it - 20 aprile 2014 - Città del Vaticano.
 
Papa Francesco abita a Casa Santa Marta in un bilocale di circa 70 metri quadrati. Il cardinale Tarcisio Bertone, da 6 mesi non più Segretario di Stato, inaugurerà presto il suo attico a Palazzo San Carlo, la cui ampiezza viene data di poco inferiore ai 700 metri quadrati. Circa 10 volte in più, comunque, di Sua Santità.

In Vaticano, entrando dalla Porta del Perugino, la Domus Sanctae Marthae e il Palazzo San Carlo sono edifici vicini. La prima di dimensioni ridotte, il secondo imponente. Quando Bergoglio, dopo aver osservato i complessi lavori di ristrutturazione nella struttura a fianco, è stato informato su chi sarebbe stato il suo vicino di casa, si è arrabbiato non poco. Ora non può certo cacciare di casa l'inquilino. Ma la sua ira su chi in Curia ancora resiste al suo titanico tentativo di cambiamento non è passata inosservata il Giovedì santo prima di Pasqua quando, davanti al clero riunito in San Pietro, si è scagliato contro i preti "untuosi, sontuosi e presuntuosi", che devono avere invece "come sorella la povertà".

La casa dove presto, prima dell'estate, il cardinale Bertone si trasferirà, ha dimensioni sontuose perché unisce due appartamenti: quello un tempo assegnato a Camillo Cibin, capo della Gendarmeria per tutto il pontificato di Karol Wojtyla, fra i 300 e i 400 metri, da cui è stata infine sloggiata la vedova; e quello di monsignor Bruno Bertagna, vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi, deceduto alla fine del 2013, di metratura intorno ai 200. A questi metri interni vanno però aggiunti circa 100 di terrazzo.

In epoca ante Francesco l'assegnazione di alloggi di tutto rispetto per i prìncipi della Chiesa era una prassi consueta. Molti ricordano quando Bertone fu scelto come Segretario di Stato da Benedetto XVI, e dovette attendere quasi un anno prima che il suo predecessore, il cardinal Sodano, piccato per la rimozione, gli lasciasse l'appartamento nella Prima loggia del Palazzo Apostolico, dovendosi così l'altro accomodare nella Torre di San Giovanni. Sodano si trasferì poi in una casa di vaste proporzioni al Collegio Etiopico. Lì, il cardinale americano Szoka, presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, dimessosi dall'incarico lo stesso giorno di Sodano (15 settembre 2006), ottenne guarda caso l'appartamento gemello di quest'ultimo sempre al Collegio.

Così quando Bertone, nel vortice delle polemiche su Vatileaks e la seguente rinuncia di Benedetto XVI al pontificato, fu in odore di lasciare la Segreteria di Stato - proposito realizzato solo dopo l'arrivo di Bergoglio - e si cominciò a parlare di dove si sarebbe trasferito lasciando la casa nella Prima loggia, furono avviate le pratiche per l'assegnazione di un altro appartamento. L'éra di Francesco è cominciata solo dopo. Ora, nella maxi casa, il cardinale non vivrà comunque solo: con lui abiteranno le tre suore che lo seguono da quando aveva assunto l'incarico di Segretario di Stato. Il suo successore, il neo cardinale Pietro Parolin, si è conformato al nuovo corso di Bergoglio, andando ad abitare come il Papa in un bilocale nella Domus Sanctae Marthae.

L'assegnazione di appartamenti di ampia metratura agli ex Segretari di Stato, tuttavia, mostra con evidenza come in Vaticano il nuovo fatichi ancora ad avanzare, e il vecchio resista. Facile capire dunque il disappunto di Francesco, e l'opposizione di una Curia lenta a spogliarsi degli antichi privilegi. A meno che il Papa "venuto dalla fine del mondo" non prenda posizione, oltre le parole già pronunciate contro "i preti sontuosi". 



Grande Papa! Pure lui trova ostacoli

mercoledì 23 aprile 2014

Matteo sotto assedio

E' arrivato uno che vuole FARE e tutti contro. Compresi quelli del PD.
Per me il PD può andare ramengo con i suoi D'Alema, che girava in eschimo quando gli faceva comodo fare il comunista per poi portare scarpe da un milione di lire una volta salito nella scala partitocratica, Veltroni che pensa solo al cinema e a scrivere libri, Finocchiaro che gira come una principessa con tre stipendiati dallo stato per scegliere le padelle ad IKEA, gente come l'ambizioso Marini che con il predellino del sindacato è arrivato a sistemarsi bene, anche con casa su due piani ai Parioli vendutagli a prezzo agevolato dopo averla occupata per anni ad affitto altrettanto sottomercato ecc. ecc..
Renzi vorrebbe riportare questo Paese alla normalità ma, l'ho scritto, l'impresa è ardua in quanto trattasi di un Paese depredato dalla corruzione e dal parassitismo, dunque difficile riformarlo senza trovare resistenze da parte di chi ci viveva bene.
Mio marito quando lo sente parlare ed agire dice: "E' una ventata di freschezza."
Grillo non gli crede e cerca di distruggerlo con critiche sarcastiche, soprannomi tipo "Renzie" parafrasando il bulletto-buono Fonzie dei telefilm della sua e mia gioventù... Ma non mi convince, perché anche lui ha imbrancato gente inutile nel suo Movimento, gente che non combina un bel nulla e che dei problemi reali e concreti del territorio se ne impippa, preferendo cazzeggiare come i ragazzini ripetendo cose viete, inutili, quando non addirittura sciocche, tanto per far vedere che fa qualcosa.
Il nanetto vero di Forza Italia, non Silvio, ma quello che è molto più basso di lui, il Professore Ordinario (ahimé!!) di Economia all'Università Tor Vergata di Roma, quello con il capoccione... non mi viene il nome ma tanto è uguale... quello lì critica Matteo Renzi ed il suo operato. Ma lui oltre a leccare a destra e a manca Berlusconi cosa ha fatto nella vita? Ah, sì.. ho letto su qualche giornale che ha fatto avere un sacco di soldi, pubblici ovviamente, nella zona della costa amalfitana dove ha una villa... ed un suo feudo umano...
Brunetta, ecco sì, ricordo... si chiama Brunetta, come quella dei Ricchi e Poveri.

Ma, caro Matteo, chi te lo ha fatto fare di abbassare l'aliquota IRPEF sugli stipendi bassi in modo che gli restasse in busta paga il prelievo fiscale? Mica l'hanno capito tutti sai? Hai voglia a spiegare! Nel gran polverone del bla bla bla televisivo se ne sentono di tutti i colori. Ieri sera, mi sembra fosse "Ballarò", hanno intervistato una signora che, nonostante la presenza della giornalista inviata che avrebbe potuto spiegarle come stavano le cose, ha detto: "A me che guadagno di meno mi danno un bonus minore e a chi guadagna di più gli danno un bonus maggiore. Non è giusto!" 
Cara signora è un prelievo fiscale alleggerito: non l'ha capito?
Se guadagna poco il suo prelievo sarà minore di colui che guadagna un poco di più.. Dunque la restituzione pure è di importo minore.
Purtroppo la gente ha dei grossi limiti a capire, si accontenta della superficiale informazione televisiva... Non ha tempo e voglia di capire di più.
Parlo con la gente di Renzi, l'ho scritto. Oltre a: "Ma che lo lascino lavorare." "Spero, ma non credo più. Non glielo lasceranno fare... Loro che non hanno fatto mai niente e ci hanno portati fino a qui." L'ultima è: "E' Robin Hood!" "Bene - faccio io - ci voleva finalmente!" E quello mi fa:"Toglie ai ricchi per dare ai poveri! Ma poi i poveri diventano ricchi e quelli ricchi diventano poveri!" "Eeeeh!!! Ma allora non siete mai contenti!" Mi allontano pensando che quell'uomo si preoccupa dei ricchi e lui non lo è: un semplice dipendente comunale... dunque? Valla a capire la gente!
Matteo con la moglie Agnese, insegnante

venerdì 18 aprile 2014

Legge Regionale Lazio per l'acqua pubblica

L’acqua fa gola, torna l’assedio

— Andrea Palladino, ROMA, 17.4.2014
Acea. Il Messaggero (Caltagirone): per risanare i conti di Roma vendere il 21% di azioni. All'assemblea del 5 giugno andrà in scena lo scontro sulla natura sociale del gruppo: il sindaco Marino aveva chiesto il ricambio del management
La curva delle azioni della mul­ti­na­zio­nale romana Acea è il vero ter­mo­me­tro delle inten­zioni poli­ti­che sulle pri­va­tiz­za­zioni. Nel giu­gno del 2011 — dopo i refe­ren­dum sull’acqua — le azioni ini­ziano una repen­tina discesa verso i minimi sto­rici. Il mana­ge­ment nomi­nato dai soci pri­vati era nel panico, il pro­getto di allar­gare a dismi­sura la gestione dei beni comuni rischiava di sal­tare defi­ni­ti­va­mente. La prima rea­zione fu dura: bloc­care tutti gli inve­sti­menti, creando una pres­sione, discreta ma sof­fo­cante, per cor­rere ai ripari.
La prima mossa fu la richie­sta di un parere legale a un avvo­cato di ecce­zione, il figlio del pre­si­dente Napo­li­tano, Giu­lio, che pre­sentò una rela­zione su come recu­pe­rare almeno una parte di quel pro­fitto garan­tito abro­gato dai refe­ren­dum. La pre­oc­cu­pa­zione degli inve­sti­tori d’altra parte era evi­dente. Nei mesi pre­ce­denti il voto dell’articolo 23 bis della legge Ron­chi — poi abro­gato — che avrebbe obbli­gato il comune di Roma a cedere buona parte di quel pac­chetto del 51% delle azioni ancora in mano pub­blica, aveva risve­gliato l’interesse dei grandi gruppi finan­ziari. Con Cal­ta­gi­rone in prima fila. Erano gli anni della gestione Ale­manno, il sin­daco che aveva in tasca il pro­getto di ces­sione di quel poco di sovra­nità sui ser­vizi pub­blici ai suoi grandi elet­tori. Poi, per i soci pri­vati del colosso dell’acqua, primo ope­ra­tore del set­tore idrico in Ita­lia, ini­zia­rono mesi dif­fi­cili. Con il cam­bio della guar­dia al comune di Roma.
Oggi — a tre anni dal voto popo­lare del giu­gno 2011 — Acea torna a sca­lare le vette della Borsa di Milano, con un nuovo record sto­rico. La curva delle azioni ha ripreso a salire spinta da due asset: l’arrivo di Mat­teo Renzi e la discus­sione sui conti romani, appesi al decreto che dovrebbe sal­vare il sin­daco Marino dal crack. Qual­cosa si muove per gli ideo­logi della gestione pri­vata a tutti i costi, par­titi alla ricon­qui­sta delle posi­zioni per­dute. Par­tendo pro­prio da Roma. Ovvero dalla madre di tutte le privatizzazioni.
La porta d’ingresso oggi si chiama bilan­cio comu­nale, e il suggerimento-diktat per Igna­zio Marino è arri­vato pun­tuale dal gior­nale romano il Mes­sag­gero, con­trol­lato da Fran­ce­sco Gae­tano Cal­ta­gi­rone, il prin­ci­pale socio della hol­ding romana, con in mano il 16% delle quote. «Ven­dere il 21% delle azioni di Acea» è la solu­zione per sanare i conti, spie­gava ieri il quo­ti­diano, dedi­cando ampio spa­zio alle dimis­sioni dell’assessora capi­to­lina al bilan­cio Daniela Mor­gante. Nei mesi scorsi Marino aveva pro­vato a imporre il suo peso di prin­ci­pale azio­ni­sta ad Acea, scon­tran­dosi con un muro. E l’impressione è che Renzi non stia pro­prio dalla sua parte. L’ex sin­daco Acea la cono­sce bene: da anni Firenze è il socio di rife­ri­mento di Publiac­que, il gestore degli acque­dotti di buona parte della Toscana e l’attuale pre­si­dente Era­smo D’Angelis — vici­nis­simo al pre­mier — è un fer­vido soste­ni­tore della pre­senza dei pri­vati nella gestione del sistema idrico inte­grato. Una tem­pe­sta per­fetta, pre­an­nun­ciata da un emen­da­mento — poi caduto — di Linda Lan­zil­lotta (asses­sora all’epoca Rutelli, quando il Cam­pi­do­glio firmò la prima pri­va­tiz­za­zione alla fine degli anni ’90) che ten­tava di imporre la ces­sione delle quote di Acea sul mercato.
Poche ore dopo la moral sua­sion del Mes­sag­gero, sono arri­vate le parole del pre­si­dente della hol­ding romana Gian­carlo Cre­mo­nesi, uomo del cer­chio magico di Cal­ta­gi­rone: «Io temo che una par­te­ci­pa­zione pub­blica impor­tante nelle società ero­ga­trici dei ser­vizi pub­blici locali — ha com­men­tato durante un incon­tro alla Camera di com­mer­cio — fac­cia dimi­nuire il grado di atten­zione e di veri­fica sulla qua­lità dei ser­vizi: è come se il con­ce­dente veri­fi­casse se stesso. Quanta voglia ha il con­ce­dente di deci­dere se la società in que­stione dev’essere san­zio­nata o meno?». Parole che anti­ci­pano quale sarà la stra­te­gia del gruppo Cal­ta­gi­rone nei pros­simi giorni, che si annun­ciano di fuoco. Il 5 giu­gno l’assemblea dei soci si dovrà con­fron­tare con la posi­zione di Marino, che nei mesi scorsi aveva chie­sto un ricam­bio deciso del management.
-------------------------------------
08/04/2014 - BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE LAZIO - N. 28 Pag. 16 di 696

Leggi Regionali
Legge Regionale 4 aprile 2014, n. 5
Tutela, governo e gestione pubblica delle acque.



IL CONSIGLIO REGIONALE
ha approvato
IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
p r o m u l g a
la seguente legge:
Art. 1
(Finalità)
1. La presente legge in conformità ai principi costituzionali e comunitari ed in ossequio alla volontà popolare espressa nel referendum del 2011 detta, nel rispetto dei principi di cui alla legislazione statale in materia, le disposizioni con cui deve essere governato il patrimonio idrico della Regione.
2. A tale scopo, la presente legge si prefigge l’obiettivo di favorire le condizioni per la definizione e lo sviluppo di un governo pubblico e partecipativo dell’intero ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale.
Art. 2
(Principi generali)
1. L’acqua è un bene comune naturale e un diritto umano universale. La disponibilitàe l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile, in attuazione dei principi costituzionali, sono garantiti in quanto diritti inalienabili e inviolabili della persona.
2. L’acqua è un bene finito, indispensabile e necessario all’esistenza di tutti gli esseri viventi e devono essere rispettati i parametri fisici, chimici e microbiologici delle acque comunque destinate al consumo umano secondo le norme vigenti. Ai sensi dell’articolo 144, commi 1, 2 e 3 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili e costituiscono una risorsa che è salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà.
Qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale. Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell’ambiente, l’agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrologici.
3. L’uso dell’acqua per l’alimentazione, l’igiene e la cura umana è prioritario
rispetto agli altri usi del medesimo corpo idrico superficiale o sotterraneo. Come tale, deve essere sempre garantito, secondo le disposizioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), anche attraverso politiche di pianificazione degli interventi che consentano reciprocità e mutuo aiuto tra bacini idrografici con disparità di disponibilità della risorsa. Ai sensi dell’articolo 144, comma 4 del d.lgs. 152/2006, gli altri usi sono
ammessi quando la risorsa risulta sufficiente e a condizione che non ledano la qualità dell’acqua per il consumo umano.
4. L’uso dell’acqua per l’agricoltura e l’alimentazione animale è prioritario rispetto agli altri usi, ad eccezione di quello di cui al comma 3.
5. Tutti i prelievi di acqua devono essere misurati a mezzo di un contatore in
conformità all’articolo 146, comma 1, lettera f) del d.lgs. 152/2006.
6. Attraverso le misurazioni dei prelievi di acqua ai sensi del comma 5, viene altresì redatto dall’Autorità degli ambiti di bacino definiti ai sensi dell’articolo 5, con cadenza annuale, un report sulle perdite idriche delle reti di distribuzione e sprechi effettivi presenti nel bacino idrografico. Tali report dovranno essere pubblicati sui siti istituzionali delle Autorità degli ambiti di bacino.
7. Al fine di garantire, in linea di fatto e di diritto, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 106, paragrafo 2 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), il conseguimento dei principi e delle finalità enunciate e il raggiungimento della missione affidata, ciascuna Autorità, sentite le comunità di riferimento ed i comuni interessati, all’interno degli ambiti di bacino idrografico, decide, nell’ambito delle funzioni di organizzazione del servizio idrico integrato e di scelta della forma di gestione, in merito all’applicazione delle regole della concorrenza.
Art. 3
(Principi relativi alla tutela e alla pianificazione)
1. Per ogni bacino idrografico di cui all’articolo 5 è predisposto, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un bilancio idrico partecipato di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 8 gennaio 1997, n. 99 (Regolamento sui criteri e sul metodo in base ai quali valutare le perdite degli acquedotti e delle fognature) e successive modifiche, da valutarsi anche secondo i criteri dell’international water association. Il bilancio idrico partecipato è recepito negli atti e negli strumenti di pianificazione e programmazione concernenti la gestione dell’acqua e del territorio e deve essere aggiornato periodicamente, con cadenza almeno quinquennale. Al bilancio idrico è allegato il Piano di destinazione d’uso delle risorse idriche.
2. I bilanci idrici partecipati di bacino e i criteri per la loro redazione si basano sui principi contenuti nella direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2000 relativa all’istituzione di un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque, al fine di assicurare:
a) il diritto all’acqua;
b) l’equilibrio tra prelievi e capacità naturale di ricostituzione del patrimonio idrico;
c) la presenza di una quantità minima di acqua, in relazione anche alla naturale dinamica idrogeologica ed ecologica, necessaria a permettere il mantenimento di biocenosi autoctone e il conseguimento degli obiettivi di qualità ambientale, per garantire la tutela e la funzionalità degli ecosistemi acquatici naturali.
3. Al fine di favorire la partecipazione democratica, la Regione e gli enti locali applicano nella redazione degli strumenti di pianificazione quanto previsto dall’articolo 14 della direttiva 2000/60/CE in materia di informazione e consultazione pubblica ed i principi della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico al processo decisionale e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, approvata dalla Comunità europea con decisione 2005/370/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005.
4. Il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque deve essere vincolato al rispetto delle priorità di cui all’articolo 2, commi 3 e 4 ed alla definizione del bilancio idrico partecipato di bacino, corredato da una pianificazione delle destinazioni d’uso delle risorse idriche e di quanto previsto dall’articolo 12 bis, comma 1 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 (Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici) e successive modifiche.
5. Fatti salvi i prelievi destinati al consumo umano per il soddisfacimento del dirittoall’acqua, il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque deve considerare il principio del recupero dei costi relativi ai servizi idrici, compresi i costi ambientali e relativi alle risorse, soddisfacendo in particolare il principio “chi inquina paga”, così come previsto dall’articolo 9 della direttiva 2000/60/CE. Per esigenze ambientali o sociali, la Regione e gli enti preposti alla pianificazione della gestione dell’acqua possono comunque disporre limiti al rilascio o al rinnovo delle concessioni di prelievo dell’acqua anche in presenza di remunerazione dell’intero costo.
6. In assenza di quanto previsto dai commi 1, 2, 3 e 4 non possono essere rilasciate nuove concessioni e quelle esistenti devono essere sottoposte a revisione annuale.
7. Le acque che, per le loro caratteristiche qualitative, sono definite “destinabili all’uso umano” non devono di norma essere utilizzate per usi diversi. Possono essere destinate ad usi diversi solo se non siano presenti altre risorse idriche, nel qual caso l’ammontare del relativo canone di concessione è decuplicato.
8. Per tutti i corpi idrici deve essere garantita la conservazione o il raggiungimento di uno stato di qualità vicino a quello naturale entro l’anno 2015, come previsto dalla direttiva 2000/60/CE, attraverso:
a) il controllo e la regolazione degli scarichi idrici;
b) l’uso corretto e razionale delle acque;
c) l’uso corretto e razionale del territorio.
9. Le concessioni al prelievo e le autorizzazioni allo scarico per gli usi differenti da quello potabile possono essere revocate dall’autorità competente, anche prima della loro scadenza amministrativa, se è verificata l’esistenza di gravi problemi qualitativi e quantitativi al corpo idrico interessato. In tali casi non sono dovuti risarcimenti di alcun genere, salvo il rimborso degli oneri per il canone di concessione delle acque non prelevate.
10. I piani d’ambito di cui all’articolo 149 del d.lgs. 152/2006 devono essere
aggiornati adeguandoli ai principi della presente legge e alle indicazioni degli specifici strumenti pianificatori di cui ai commi precedenti.
11. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, nessuna nuova concessione per sfruttamento, imbottigliamento e utilizzazione di sorgenti, fonti, acque minerali o corpi idrici idonei all’uso potabile può essere rilasciata se in contrasto con quanto previsto nel presente articolo.
Art. 4
(Principi relativi alla gestione del servizio idrico)
1. Il servizio idrico integrato è da considerarsi servizio di interesse generale.
2. Al fine di garantire, in linea di fatto e di diritto, l’affermazione dei principi
enunciati, la gestione del servizio idrico integrato deve essere svolta nel rispetto dei principi costituzionali, degli esiti referendari e della legislazione statale vigente, nonchésecondo quanto disposto dall’articolo 106, paragrafo 2 del TFUE. Inoltre la medesima gestione deve essere svolta senza finalità lucrative e ha come obiettivo il pareggio di bilancio, persegue finalità di carattere sociale e ambientale ed è finanziata attraverso risorse regionali e meccanismi tariffari.
Art. 5
(Ambiti di bacino idrografico)
1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Regione individua con apposita legge gli ambiti di bacino idrografico e, al fine di costituire formalmente le Autorità di detti ambiti, disciplina le forme e i modi della cooperazionefra gli enti locali e le modalità per l’organizzazione e la gestione del servizio idrico integrato, costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua, di fognatura e di depurazione delle acque reflue.
2. Le Autorità degli ambiti di bacino idrografico concorrono, in coordinamento tra loro e con la Regione, al conseguimento dei principi di cui agli articoli 2 e 3. A tal fine, la Regione deve rilasciare alle Autorità di ambito di bacino idrografico le concessioni per le grandi derivazioni di acque sotterranee e superficiali affioranti nei rispettivi bacini idrografici. Tali concessioni possono eventualmente essere rilasciate anche in modalità cointestata con altre Autorità di bacino idrografico interferenti che, alla data di entrata in vigore della presente legge, abbiano in uso prevalente la risorsa idrica captata a scopi idropotabili.
3. Le interferenze relative ai servizi idrici integrati intercorrenti tra i diversi Ambiti di bacino idrografico all’interno della Regione sono disciplinate dalla Giunta regionale che, nel rispetto di quanto stabilito al comma 2, definisce con propria deliberazione gli schemi delle convenzioni obbligatorie che debbono essere stipulate tra le Autorità d’ambito interessate. Nella regolazione delle interferenze che prevedono il trasferimento di risorse e l’uso comune di infrastrutture, in modo particolare quelle connesse agli schemi acquedottistici del Peschiera e del Simbrivio nonché quelli intercorrenti tra gli ambiti numero 4 e 5, rispettivamente di Latina e Frosinone, deve essere assicurato il mantenimento dell’unitarietà gestionale degli schemi medesimi senza tuttavia violare i principi di cui agli articoli 2 e 3 che sono sempre assicurati di concerto con tutte le Autorità di bacino concessionarie delle derivazioni.
4. Ad ogni ambito di bacino idrografico partecipano gli enti locali il cui territorio ricade, anche parzialmente, all’interno del bacino idrografico.
5. Gli ambiti di bacino idrografico si organizzano sulla base di una convenzione di cooperazione tipo da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di cui al comma 1 e che contiene comunque i seguenti principi:
a) alle assemblee decisionali dell’ambito di bacino idrografico, per quanto attiene la determinazione e la revisione dei piani d’ambito, la determinazione e la revisione delle tariffe e l’esame a consuntivo della gestione del servizio idrico integrato, i delegati degli enti partecipano col vincolo di mandato delle assemblee elettive del proprio ente di appartenenza;
b) ogni determinazione delle assemblee decisionali dell’ambito di bacino
idrografico, diversa da quelle di cui alla lettera a), è soggetta a ratifica da parte delle assemblee elettive dei singoli enti facenti parte dell’ambito di bacino idrografico;
c) in attuazione di quanto stabilito all’articolo 8, vengono individuate le forme e le modalità di partecipazione dei cittadini e dei lavoratori del servizio idrico integrato alla pianificazione, alla programmazione, alla gestione e al controllo della gestione del servizio idrico integrato;
d) fermi restando il diritto alla disponibilità e all’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile, la salvaguardia della risorsa e la sua utilizzazione secondo criteri di solidarietà, pur nell’ambito di una gestione coordinata della risorsa a livello di bacino idrografico, resta in capo ad ogni singolo ente il diritto a provvedere direttamente alla gestione del servizio idrico integrato sul proprio territorio.
Art. 6
(Principi di governo pubblico del ciclo integrato dell’acqua)
1. Al fine di salvaguardare l’unitarietà e la qualità del servizio, fermo restando quanto stabilito all’articolo 5, comma 5, lettera d), la gestione delle acque avviene mediante servizio idrico integrato, così come definito dalla parte terza del d.lgs. 152/2006 e successive modifiche.
2. Le opere di captazione, gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture e dotazioni patrimoniali afferenti al servizio idrico integrato costituiscono il capitale tecnico necessario e indispensabile per lo svolgimento di un pubblico servizio e sono proprietà degli enti locali, i quali non possono cederla. Tali beni sono assoggettati al regime proprio del demanio pubblico ai sensi dell’articolo 822 del codice civile e a essi si applica la disposizione dell’articolo 824 del codice civile.
Essi, pertanto, sono inalienabili e gravati dal vincolo perpetuo di destinazione a uso pubblico.
3. La gestione e l’erogazione del servizio idrico integrato non possono essere
separate e sono affidate sulla base della normativa europea. Il controllo sul servizio idrico integrato viene svolto dalle Autorità degli ambiti di bacino idrografico.
Art. 7
(Fondo regionale per la ripubblicizzazione)
1. Al fine di favorire, nel rispetto del diritto comunitario, segnatamente in presenza delle condizioni di cui all’articolo 106, paragrafo 2 del TFUE, della legislazione statale vigente e dell’autonoma scelta delle istituende Autorità amministrative di bacino, la gestione del servizio idrico integrato tramite soggetti di diritto pubblico, è istituito, nell’ambito del programma 04 “Servizio idrico integrato” della missione 09 “Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente”, un “Fondo regionale per la ripubblicizzazione”.
2. Possono beneficiare delle risorse del Fondo di cui al comma 1, in presenza delle condizioni di cui al medesimo comma, le aziende speciali e i consorzi tra comuni che subentrano alle precedenti gestioni del servizio idrico integrato effettuate tramite società di capitale.
3. I criteri e le modalità di assegnazione delle risorse di cui al comma 2 sono definite con regolamento della Giunta regionale, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
4. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge si provvede mediante le risorse iscritte in bilancio, disponibili a legislazione vigente a valere sul triennio 2014-2016, nell’ambito del programma 04 “Servizio idrico integrato” della missione 09 “Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente”. A decorrere dall’anno 2015, si provvede mediante le risorse preordinate nell’ambito della legge di stabilità regionale, ai sensi dell’articolo 11, comma 3, lettera c), della legge regionale 20 novembre 2001, n. 25 (Norme in materia di programmazione, bilancio e contabilità
della Regione).
Art. 8
(Governo partecipativo del servizio idrico integrato)
1. Al fine di assicurare un governo democratico della gestione del servizio idrico integrato, anche in attuazione dei principi di cui alla convenzione di Aarhus, gli enti locali adottano forme di democrazia partecipativa che conferiscano strumenti di partecipazione attiva alle decisioni sugli atti fondamentali di pianificazione, programmazione, gestione e controllo ai lavoratori del servizio idrico integrato e agli abitanti del territorio. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Regione definisce, attraverso una normativa di indirizzo, le forme e le modalità più idonee ad assicurare l’esercizio di questo diritto.
2. Ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), gli strumenti di democrazia partecipativadi cui al comma 1 devono essere disciplinati negli statuti e regolamenti dei comuni.
3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, previo parere obbligatorio e vincolante della commissione consiliare permanente competente in materia di ambiente, definisce la Carta regionale del servizio idrico integrato, al fine di riconoscere il diritto all’acqua e fissare i livelli e gli standard minimi di qualità del servizio idrico integrato. La Carta regionale del servizio idrico integrato disciplina, altresì, le modalità di vigilanza sulla corretta applicazione della stessa, definendo le eventuali sanzioni applicabili.
Art. 9
(Fondo regionale di solidarietà internazionale)
1. Al fine di concorrere ad assicurare l’accesso all’acqua potabile a tutti gli abitanti del pianeta e di contribuire alla costituzione di una fiscalità generale universale che lo garantisca, è istituito il Fondo regionale di solidarietà internazionale da destinare a progetti di sostegno all’accesso all’acqua, gestiti attraverso forme di cooperazione decentrata e partecipata dalle comunità locali dei paesi di erogazione e dei paesi di destinazione, con l’esclusione di qualsivoglia profitto o interesse privatistico.
2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la
Regione emana un apposito regolamento per disciplinare le modalità di accesso al Fondo di cui al comma 1.
Art. 10
(Disposizione transitoria)
1. Ferma restando l’operatività delle convenzioni di cooperazione in essere di cuiall’articolo 4 della legge regionale 22 gennaio 1996, n. 6 (Individuazione degli ambiti territoriali ottimali e organizzazione del servizio idrico integrato in attuazione della legge 5 gennaio 1994, n. 36) e successive modifiche, le gestioni provvisorie non rientranti nelle convenzioni di cooperazione operano fino all’individuazione degli ambiti di bacino idrografico di cui all’articolo 5, comma 1.
Art. 11
(Abrogazioni)
1. Sono abrogate tutte le disposizioni incompatibili con la presente legge.
Art. 12
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione.
La presente legge regionale sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione.
E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Lazio.
Roma, lì 4 Aprile 2014
Il Presidente

Nicola Zingaretti