giovedì 29 novembre 2018

...seguito: Album: Uno, nessuno e centomila

Da una e-mail ad un'amica:
...non sono tanto i cambiamenti esteriori quelli che mi fanno pensare e riflettere in questo periodo finale della mia vita, quanto quelli interiori avvenuti malgrado me... Per la cattiveria e spietatezza del mondo a cui, per non finire distrutti, devi contrapporre degli indurimenti e.. anche una cattiveria reattiva.
Rita
23 anni - Sabaudia LT, estate


24 anni 

25 anni - Con un abito che era appartenuto a Gabriella Farinon, che l'aveva indossato per presentare una serata del Festival di S. Remo, acquistato a pochissimo da una mia cara amica che aveva messo su un commercio di abiti usati da celebrità che, a quei tempi, davano via non potendo indossarli più volte perché già visti...

26 anni - Con i cuccioli di 6, 4 e 2 anni nei giardini di Piazza Crati a Roma.

41 anni - Isola D'Elba, estate. Anno della maturità del mio secondogenito (ha ripetuto un anno di liceo), in vacanza con me, il fratello ed il padre. La tutina che indosso la comprai ad una bancarella del mercato per Lit. 10.000. E' durata più di 10 anni.

Le foto che vado pubblicando le ho prese da una selezione fatta da mio marito fra quelle che gli piacciono di più.


mercoledì 28 novembre 2018

..seguito: Album: uno, nessuno e centomila

18 anni - Amatrice, estate, Lago Scandarello.


19 anni - Basilica di SS. Cosma e Damiano Via dei Fori Imperiali a Roma.

21 anni - Foto per patente

22 anni
e siccome sono stata fortunata ce ne sono altri 50....




Per capire Bernardo Bertolucci bisogna partire dalla Luna

La luna
Anno: 1979
Regista: Bernardo Bertolucci;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: ItaliaUSA;
Data inserimento nel database: 23-06-2011
“Perché andiamo al cinema?” “ Perché devo pisciare.” Bertolucci dopo le sue storie rivoluzionarie si dedica alla psicanalisi. Si impossessa di Freud e lo manovra indiscriminatamente. Bertolucci prende la pellicola la stende sul lettino di Freud ed inizia a psicanalizzarla. Per renderlo analizzabile lo riempie di simboli: fallici, vaginali, sessuali. Inizia con la luna. Una luna piena stupenda, in un cielo azzurro marino. La ritroveremo sempre, in tutti i momenti topici, vera oppure finta come nella scenografia dell’opera. Oppure disegnata da Joe e riempita di occhi, naso e bocca nel planetario abbozzato da un gruppo di bambini. “E’ opinione popolare, a proposito della pulsione sessuale, che essa manchi nell’infanzia … Ma questo è un puro semplice errore … gravido di conseguenze…” Sarà Freud a parlarci per primo di sessualità infantile, come base e formazione della nostra futura vita. Caterina Silveri è una cantante lirica. Joe è suo figlio, avuto con un maestro italiano. Dopo un breve periodo vissuto insieme alla nonna e al bambino, in una bellissima casa sul litorale di Roma, si lasceranno. Nelle prime scene Joe è nudo, il bambino ha una suzione del dito della madre in modo sensuale. Poi discinto si alza piangendo e corre verso la nonna, con un filo di lana impigliato. In seguito sotto una luce brillante, la madre è in bicicletta e porta un felice bambino. Basta rileggere le affermazioni sul dondolare, sul cullare di Freud per comprendere il significato della partenza del La luna. Ci ritroviamo a New York, con Caterina sempre in viaggio per lavoro, sposata ora con un americano. Joe è diventato un adolescente. Si sente solo ed abbandonato dai genitori in questi lunghi viaggi. Con la morte del marito, Caterina e il figlio si trasferiscono a Roma. Joe è sempre più confuso ed incerto. La madre è lontana, distante, nonostante il grande amore per il ragazzo. Joe trova conforto nell’amico Mustafa e nella droga che l’arabo gli vende. In scena entra la droga. Prepotentemente, senza appiglio umano. E’ facile comprendere il disagio della madre, i suoi forti sensi di colpa. Il figlio gli getterà in faccia tutte le sue miserie, le sue debolezze, alimentando il fuoco del fallimento della madre. La famiglia è senza regole, sconfitta. La madre è distante, cerca di essere sua amica, cerca di essere gioviale e divertirsi con gli compagni del figlio alla sua festa di compleanno. In realtà è imbarazzante. Il figlio disgustato corre a bucarsi. Non ha bisogna di una amica, ha bisogno di una madre, forte ed energica. Ed avrebbe bisogno di un padre. La madre è sempre più patetica e sconvolta. Accetta le pressioni del figlio ed acconsentirà di avere con lui delle relazioni sessuali. In scena entra l’incesto. Violento, sensuale ma pure ironico. L’immaturità della crescita spinge Joe a scegliere come oggetto sessuale la madre, la persona che più lo ha amato nella sua vita. Joe, per assenza del padre per la debolezza della madre, non ha saputo costruire un muro contro l’incesto, andando completamente contro alle esigenze della società civile. Con il complesso di Edipo, l’innamoramento del figlio della madre e del loro accoppiarsi abbiamo realizzato il cerchio freudiano. Come uscirne? Semplice con un trauma. L’arrivo alle Terme di Caracolla del padre vero di Joe. Come un deus ex machina compie il gesto rivoluzionario, inaspettato, ma liberatorio: un forte schiaffo al figlio. E’ ora di riportare ordine, regole e rispettare i ruoli. Noi siamo la famiglia ed è inutile cercare surrogati nella droga. Bertolucci esce con un colpo di teatro, ben architettato perché accaduto durante le prove del suo beneamato Giuseppe Verdi, il quale riempie la colonna sonora con la sua Traviata, il Trovatore. Utilizzando l’opera per lunghi momenti Bertolucci conferma la sua predisposizione alla recitazione affettata. Come dei cantanti lirici i suoi attori urlano di partire ma in realtà stanno sempre sul posto. Gli interpreti si pongono di fronte alla camera con ordine, la madre a volte con il suo sguardo stupefatto sembra una Madonna di un pittore manierista. Per questo il figlio si innamora di lei. Tutto è limpido nelle immagini, pulito, immacolato. Nulla fuori posto. La stazione di benzina ha un colore rosso esagerato, senza una sfumatura. La tavola dove madre e figlio cenano come due innamorati è perfetta. Loro sono agli estremi, il tavolo è apparecchiato lussuosamente, solo loro due, eventualmente ci può essere una luna nel cielo. E’ Caterina a riempire sempre la scena. Il suo carattere deve essere femminile, debole, bisognosa. Avrebbe necessità di una frustata e di essere accudita, vera regina solitaria del film. Lei è sempre centrale alla scena, come piace a Bertolucci. I piani sono lenti e flemmatici, quasi indolenti, il viso è artefatto, finto. La finzione prevale. La casa di Mustafa è sintetica, artificiale, come poco credibile è lo stesso arabo. E’ la mano forte del regista. Tutti obbediscono ai suoi ordini, compresi gli alberi e le spighe di grano della campagna nei pressi di Parma. Anche loro sono in posizione di fronte alla camera e mai si permetterebbero di muoversi. Il filo di lana incastrato sul bambino all’inizio appare di nuovo impigliato nelle gambe della nonna – Alida Valli – a segnare un lungo legame tra i due. La nonna e la madre, entrambe con figli innamorati di loro. L’unico accenno politico è dello sbruffone Renato Salvatori, altro non c’è. Però la rappresentazione pacata di Bertolucci pare esaurirsi. Visto il successo della scena del burro, vuole ripetersi con scandalo ancora più gridato. Deve utilizzare scene acute per distrarre l’attenzione. Joe, come un samurai ubriaco che tenta un seppuku fallito, si dà una forchettata nella vena per drogarsi. La madre masturba il figlio come Cucciolina e Moana ai mondiali. Bisogna spostare l’interesse dalla storia lunga ed artificiale, sono necessari dei correttivi. Si può utilizzare una posata o una masturbazione da vestiti oppure utilizzare tanti famosi attori in camei brevi e leggeri. Roberto Benigni è un goffo montatore di tende. Carlo Verdone è il direttore delle Terme di Caracalla. Roberto Salvatori è il finto amico di Fidel Castro. Merita una citazione Franco Citti, un gay, per il quale Joe ballerà Night Fever dei Bee Gees. E poi c’è ovviamente l’autore dello schiaffo più celebre, dopo quello Sciarra Colonna a Bonifacio VIII: il mitico Nico Girardi detto Mondezza. Cioè Tomas Milian, capace di smollare uno sganassone sonoro sulla faccia di Joe per arricchirlo e salvarlo. Tanta esperienza fatta sul bel faccione simpatico di Bombolo è pur servita a qualcosa.


Quando uscì questo film le cronache riportarono che la madre di Bernardo Bertolucci nell'assistere alla proiezione del film avendo il figlio accanto, alla scena in cui la madre masturba il figlio per distrarlo dal bisogno di assumere droga, gli abbia detto: "Era proprio necessario introdurre questa scena?" 
Il tema affrontato da Bertolucci è scabroso e affonda l'analisi nei rapporti freudiani quando questi non sono compensati da una ratio morale che faccia da schermo fra l'es e l'Io cosciente.
La Luna è la madre, edipicamente desiderata e irraggiungibile come la Luna.
Questo sentimento incestuoso riappare ne "L'Ultimo Imperatore" nel rapporto fra l'adolescente imperatore e colei che gli ha fatto da madre anche allattandolo, dato che la madre Imperatrice non poteva per tradizione occuparsi del figlio direttamente e in prima persona.
Geniale ma, come ha scritto qualcuno, osceno, come a volte è oscena la verità di tante persone che viene tenuta celata e nascosta, e nella quale Bertolucci ha voluto scavare. 
La madre fu una insegnante della Scuola Pubblica, il padre un intellettuale e poeta prolifico che, nonostante la ricchezza di lavori e di impegni fu ricoverato in clinica psichiatrica per una grave depressione all'età di 46 anni. Si riebbe dalla fase acuta trascinando però il problema depressivo per anni.
Molto di ciò che siamo viene dalle persone che ci hanno cresciuto.

lunedì 26 novembre 2018

seguito: Album: uno, nessuno e centomila


13 anni - Accumoli, estate. Qui già ho messo un tacchetto di 3 cm. alle scarpe.

14 anni - La foto che mi andai a fare da sola per l'iscrizione alla Scuola Media Secondaria di secondo grado.


15 anni - Tino di Accumoli, fiume Tronto, estate.


17 anni - Tino di Accumoli, estate. Non ricordo se il cane dal manto marrone fosse Bobby, il padre, o Bricco, il figlio. La capostipite si chiamava Diana ed aveva il manto nero ed una macchia bianca in fronte. Una cacciatrice leggendaria come il suo nome, nota in tutto il comune di Accumoli dove quasi tutti possedevano una doppietta e praticavano la caccia. Uscire in battuta con Diana significava avere la certezza che avrebbe stanato la lepre.

17 anni - Tino di Accumoli, estate: mucchi di grano dopo la trebbiatura.

Album: Uno nessuno e centomila...

Nascere e morire... il titolo di un mio racconto lungo inedito. In questo blog ne ho pubblicato alcuni pezzi..
Non tutti hanno la fortuna di percorrere un lungo tempo fra questi due punti, io ho avuto questa fortuna e qui ne raccolgo frammenti di immagini che mostrano i cambiamenti visibili, ma non quelli interiori, quelli che non solo il tempo ha forgiato ma l'esperienza
A 3 anni - Può, per chi non ha ricordi precoci, non sembrare credibile, ma io ho ricordo di quel giorno sotto forma di sensazioni, di pensieri e di immagini. Mi teneva per mano mio padre, io mi sentivo un fuscellino fragile, e lo ero, mamma mi aveva vestita con cura prima di uscire e la borsetta che mi pendeva dalla piccola spalla era di colore rosso. Il luogo era la Casa  Madre dei Mutilati ed  Invalidi di Guerra, davanti scorreva il fiume, si vedevano i muraglioni, intorno il verde, fra i giardini della Mole Adriana e Castel Sant'Angelo, accanto c'è il "Palazzaccio", così chiamano i romani il Palazzo di Giustizia. Non era la prima volta che entravo in quel luogo di assistenza a chi dalla guerra aveva ricevuto un danno permanente alla sua salute. Mio padre l'aveva ricevuto e tutto quello che lo Stato poteva fare per quelli come lui egli intendeva prenderselo quale risarcimento di una guerra che non avrebbe mai voluto combattere.
Quel giorno mi aveva condotta lì per fare una foto, probabilmente era gratuita o a prezzo scontato per chi aveva la tessera di Invalido, dato che c'erano varie provvidenze per il tesserato e per i suoi familiari. Era il 1949 e si viveva in un'economia spartana. Per un impiegato del Ministero delle Poste e Telegrafi anche farsi fare una foto dal fotografo era un lusso: dunque aveva condotto lì la sua bambina per farle la foto.
Ero tranquilla, il fotografo gentile, mi mise accanto una graziosa "conchetta" in rame che rese piacevole il mio starmene ferma a guardare l'obiettivo dove lui mi chiedeva di guardare dicendomi che da lì sarebbe uscito un uccellino. Ricordo che credevo che davvero dovesse uscire e guardai aspettando, ma non uscì. Il fotografo aveva una macchina a soffietto montata su un trespolo. La macchina era di colore marrone e il trespolo di legno a tre zampe.
Di quel luogo ricordo che ci davano anche dei pacchi di pasta, non quel giorno, ma ho un'altra immagine di un pacco di spaghetti, e ci fornivano anche visite mediche, perché ho un altro ricordo legato ad un mio sentimento di dispiacere per il modo in cui una persona addetta trattò un ragazzo. Ero in braccio a mia madre che forse mi aveva portato lì per una visita, entrò un ragazzo e una donna addetta, non so con quale ruolo, gli disse concitata: "Non ti avvicinare alla bambina tu hai la rogna!" Il ragazzo ebbe un'espressione mortificata, disse  qualcosa su  quando poteva tornare e se ne andò.
Provai dispiacere per quel ragazzo, un sentimento nato dentro di me, così piccola... 
E pensai che la rogna doveva essere una cosa molto grave e molto contagiosa!


11 anni - Foto fatta in gruppo per una Prima Comunione in Via Germanico, quartiere Prati dove sono cresciuta. Mio padre faceva da padrino al figlio di nostri conoscenti. Qui cominciavo ad essere un po' "fanatichella", un poco per carattere ed un poco perché mio padre mi comperava bei vestiti. Ricordo un cappottino blù con cappellino blù scarpette e borsetta blù. Poi un cappottino color cammello con cappello dello stesso colore e accessori marrone. In questo ero una bambina fortunata.

CONTINUA...

mercoledì 14 novembre 2018

Le ossa della Nunziatura e il DNA

Ossa Nunziatura Apostolica, non solo Orlandi e Gregori: "Tante famiglie attendono risposte da anni"

Così la polizia scientifica analizza il Dna

Quando vengono trovati dei reperti ossei, come quelli ritrovati nella Nunziatura apostolica di via Po 27 a Roma, per identificare la persona è necessario estrapolare il Dna e poi compararlo. Ma se il dna delle ossa è "totalmente deteriorato" c'è il rischio di un "risultato zero", ovvero nessun Dna comparabile. Come si lavora per cercare di arrivare ad un risultato lo spiega Alessandra La Rosa, genetista forense della polizia scientifica, ad Askanews: "Su delega dell'autorità giudiziaria si procede prima alla pulitura delle ossa, poi all'estrapolazione di un profilo genetico, operazione non sempre possibile se il Dna è troppo deteriorato, poi alla comparazione con il profilo genetico della persona scomparsa, se è stato estrapolato da oggetti in uso esclusivo, o con il profilo genetico dei familiari, preferibilmente genitori ma anche fratelli".

http://www.today.it/cronaca/ossa-nunziatura-apostolica-esame-dna.html
Da: Faro di Roma - Quotidiano di informazione
A occuparsi delle analisi sulle ossa non è solo la Polizia scientifica ma anche il professor Gianni Arcudi, direttore della Medicina legale dell’Università di Roma Tor Vergata. “Le ossa, proprio come il Dna, parlano e raccontano una storia. A patto però di trattarle con cura, altrimenti restano mute. So che c’è attesa su quello che potranno dirci le ossa della Nunziatura. Da parte nostra cercheremo di avere delle risposte da dare nei prossimi giorni. Inizieremo a impostare il lavoro: per prima cosa bisognerà pulire le ossa, che erano interrate“. In secondo luogo, ha proseguito, “dovremmo classificare tutto quello che abbiamo stabilendo quali ossa sono presenti e quali mancano. Quindi inizieremo l’analisi vera e propria: le caratteristiche delle ossa ci permetteranno di stabilire il sesso, l’età, l’altezza” dei soggetti a cui appartenevano. E, possibilmente, le probabili cause del decesso. “Si tratta di un processo che richiederà qualche giorno”, conclude Arcudi, ben consapevole dell’attesa che circonda il suo lavoro. “Ci sono risposte da dare. E le ossa parlano”.
Da: ANSA.it
le ossa, dicono due diverse e qualificate fonti, non sono state ritrovare nella giornata di lunedì 29 ottobre nel sottoscala dell'abitazione del custode della Nunziatura, quando in serata fu avvertita la polizia italiana, ma 72 ore prima, vale a dire nella giornata di venerdì 26 ottobre. Cosa sia successo in quei tre giorni solo il Vaticano può dirlo.
Il Prof. Giovanni Arcudi è stato incaricato dal Vaticano quale consulente di parte.
A parte la mia personale visione del professore come persona gentile che sempre mi salutava con un sorriso quando ci incrociavamo negli spazi comuni della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi Tor Vergata, dove ho lavorato per tanti anni, cosa non comune a tutti i professori, alcuni dei quali inalberano indifferenza, distrazione, oblìo, anche quando hai risolto loro dei problemi, egli ha un curriculum di tutto rispetto in cui si legge che ha conseguito una Laurea in Giurisprudenza prima di conseguire quella in Medicina e Chirurgia, specializzandosi poi in Medicina Legale e in specifiche branche di essa: nell'Annuario dell'Ateneo di Tor Vergata dell'A.A. 2001-2002 si legge che i suoi campi di attività sono Patologia forense, Antropologia ed odontoiatria forense, Criminalistica, Identificazione personale - impronte digitali - cronologia della morte. Non a caso il Prof. Arcudi appare di sovente in televisione e sui quotidiani quale esperto per risolvere problematiche legate a cruenti omicidi. Appare perché citato e ripreso dalle telecamere, ma egli è un uomo gentile ma schivo, tipico del vero uomo di Scienza.
Nel sito dell'Università Cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio” nell'anno 2004 appare quale Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Sarà per questi suoi rapporti con il mondo universitario cattolico che il Vaticano ha voluto lui quale consulente in questa delicatissima faccenda?
Certo, al di là di ciò che si scoprirà dalle analisi delle ossa, la faccenda è inquietante peggio di un giallo di Agata Christie, giacché non di sepoltura si tratta, come inizialmente ipotizzato dai media, non essendo né una cappella né una chiesa dove erano occultati i poveri resti sotto il pavimento, ma la costruzione all'interno della Nunziatura Apostolica che fungeva da casa del custode.
Qualche TG ha detto che l'estrazione del DNA si presenta difficile perché le ossa sono state troppo tempo sotto il pavimento...
Ho ripreso dalla mia libreria un libro che comperai molti anni fa quando, avendo pubblicato qualche libro di narrativa, frequentavo la mostra annuale della piccola e media editoria qui a Roma e allo stand della Casa Editrice EDIZIONI PLUS - Università di Pisa questo libro attirò la mia attenzione, il titolo è: "Il Conte Ugolino Della Gherardesca tra antropologia e storia" a cura di Francesco Mallegni e Maria Ceccarelli Lemut.
La cosa interessante di questa lettura è come le analisi biologiche di antichi resti umani possano svelare o confermare la Storia. Dal titolo è evidente su quali resti siano state condotte dette analisi e nello specifico non ci interessa, quello che mi ha fatto andare a rivedere quanto avevo letto era come avviene l'estrazione del DNA, anche da resti così antichi e che, dunque, mi sembrava strana la notizia data dai TG sulla quasi impossibilità ad arrivare ad una estrazione dalle ossa ritrovate sotto il pavimento della Nunziatura.
Nel libro si legge: "La natura dei costituenti del dente (smalto sulla corona, dentina nella corona e nella radice e cemento sulla radice) fa sì che a tutti gli effetti un dente sia uno scrigno chiuso che può non solo preservare residui di DNA ma anche proteggerli da eventuali inquinamenti dell'ambiente, durante la permanenza nel terreno dello scheletro e dai ricercatori, durante le manipolazioni che un dente può subire nella preparazione alle analisi".
Ora sembra che fra le ossa rinvenute ci sia un teschio e relative parti di una mandibola e dei denti.
Nel mio libro ci sono tantissime cose interessanti sul DNA e sulla sua conservazione nel tempo, sulle difficoltà di estrazione, sull'incidenza di vari fattori per la sua conservazione, ma alla fine lo studio di altissimo livello dimostra che non è impossibile, nemmeno andando molto indietro nel tempo...
Confidiamo dunque sia nella Polizia Scientifica dello Stato Italiano sia nel Prof. Giovanni Arcudi che ci svelino con certezza scientifica di chi sono i poveri resti. 

martedì 13 novembre 2018

Non pagate e sarete premiati, abusate e sarete condonati

Il colpo di spugna è un regalo per i contribuenti che negli anni dal 2000 al 2010 hanno ricevuto cartelle di pagamento per importi non superiore a mille euro e non le hanno pagate, fidando nel vecchio detto che “per pagare e per morire, c'è sempre tempo”
I contribuenti che non hanno pagato dal 2000 al 2010 centinaia di cartelle di singoli carichi di ammontare non superiore a mille euro, per tassa rifiuti, Ici, Imu, Irpef, addizionali regionali e comunali, o altri tributi e balzelli vari. Grazie alla cosiddetta “pulizia del magazzino” disposta dal nuovo Governo, essi si vedranno cancellati tutti i debiti .
Il Sole 24 Ore 


La morale che discende dalle decisioni dei governi italiani è che si premia il furbo e si gabba la persona ligia alle leggi.
Quindi conviene non pagare.
L'Italia disattende continuamente quanto scritto nella Costituzione.
Non è vero che i cittadini sono tutti uguali davanti alla legge, i governi condonano chi trasgredisce facendo di fatto diventare stupidi e fessi coloro che pagano regolarmente le tasse e costruiscono case rispettando le leggi.
Io sono fra questi ultimi e provo una rabbia terribile verso questo governo che ci tratta da imbecilli: gli scemi che pagano sempre e mantengono i parassiti.
Va da sé che il Movimento 5 Stelle può ormai essere definito il partito a favore dei parassiti, che se la ride alle spalle di quelli come me.
Salvini è il male necessario per arginare il male fatto da gente come Renzi + Gentiloni che hanno riempito l'Italia di clandestini con la pretesa che, sempre quelli che pagano le tasse, li mantengano.
Questo è un Diritto alla rovescia e i governi abusano dei cittadini corretti comportandosi, verso di essi, scorrettamente.
Passiamo agli esempi concreti: l'Ente Locale dove risiedo ha sbagliato, come altri, il calcolo della TARI facendomi pagare circa euro 275 in più del dovuto. Il MEF ha spiegato con una circolare come doveva essere fatto il calcolo e dunque molti cittadini come me hanno chiesto i loro soldi indietro. Volendo basterebbe che i Comuni sanassero con una compensazione sulle nuove emissioni.
Ho chiesto consiglio ad una gentile avvocatessa che ha uno studio a Rocca Priora la quale mi ha confermata nel diritto di fare richiesta di rimborso delle cifre erroneamente conteggiate, valida anche tramite semplice e-mail, e si è offerta di scrivermi la domanda, offerta che ho declinato ringraziandola. Costo della consultazione zero: gratuita. Sotto pubblico la richiesta da me stilata ed inviata datata 5 dicembre 2017.

L'Avv. Gianluca Mastrella, con cui ho l'amicizia facebook, consultato per questa via ha detto che il Comune facendo passare del tempo si avvale del "silenzio rifiuto" e che si può fare ricorso alla Commissione Tributaria.
Da:Il Quotidiano della Pubblica Amministrazione
Il giudizio sul silenzio inadempimento (o rifiuto) disciplinato dagli artt. 117 e 31 del Codice del processo amministrativo ha per oggetto l’accertamento dell’illegittimità del silenzio serbato dall’Amministrazione sull’istanza che le è stata presentata e sulla quale doveva provvedere.
Il primo comma dell’art. 31 del codice prevede che "decorsi i termini per la conclusione del procedimento amministrativo, chi vi ha interesse può chiedere l’accertamento dell’obbligo dell’amministrazione di provvedere". Il secondo comma della citata norma prevede poi che «l’azione può essere proposta fintanto che perdura l’inadempimento e, comunque, non oltre un anno dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento. È fatta salva la riproponibilità dell’istanza di avvio del procedimento ove ne ricorrano i presupposti».
Tale disposizione stabilisce che l’azione contro il silenzio dell’Amministrazione può essere proposta fintanto che perdura l’inadempimento e cioè fino a quando l’Amministrazione non ha (anche se tardivamente) provveduto, non avendo la legge assegnato al silenzio il significato di accoglimento o di rigetto della domanda.
La Terza Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 3.3.2015, n. 1050 ha evidenziato come tale disposizioni confermi la natura non perentoria del termine di conclusione del procedimento, fatte salve le possibili conseguenze per il ritardo a provvedere, non essendo stata prevista la consumazione del potere amministrativo allo scadere del termine assegnato per la conclusione del procedimento.
Tuttavia, per evitare una indefinita protrazione della possibilità di proporre la relativa azione davanti al giudice amministrativo, è stato previsto il termine massimo di un anno entro il quale deve essere contestata l’inerzia illegittima dell’amministrazione.
Il legislatore, infatti, al fine di attenuare il rischio che, eliminato l’onere della diffida, il silenzio inadempimento potesse divenire inoppugnabile dopo il decorso del termine (normalmente) più breve previsto per proposizione dei ricorsi davanti al giudice amministrativo, ha ritenuto congruo assegnare alla parte istante il termine di un anno (dal termine assegnato all’Amministrazione per la conclusione del procedimento) per esercitare l’azione tendente ad accertare l’illegittimità dell’inerzia.

Decorso tale termine la parte, se ha ancora interesse ad ottenere una pronuncia dall’Amministrazione, può rivolgere alla stessa una nuova istanza ed eventualmente, se l’Amministrazione non provvede nel termine procedimentale assegnato, può impugnare tempestivamente il nuovo silenzio inadempimento formatosi.
Qui apro una parentesi sulla giungla illogica e direi truffaldina dell'Apparato Statale e delle Leggi di cui si avvale avverso il cittadino. Abbiamo una legge sulla trasparenza della P.A. poi le consentiamo di non essere trasparente affatto barricandosi dietro il "silenzio rifiuto".
Avvicinandosi la data di un anno dalla mia richiesta di avere i miei soldi, carpiti per un loro errore, indietro, mi sono rivolta ad un avvocato della Federconsumatori a cui sono iscritta dal 2010 e grazie alla quale ho vinto tante battaglie di Diritto leso.
Ieri è partita la loro richiesta via PEC con allegata la mia originaria richiesta del 5 dicembre 2017.
Ho chiesto alla brava avvocatessa della Federconsumatori lumi su quanto avevo appreso dall'Avv. Mastrella e lei ha confermato che, qualora il Comune perseveri nel non restituirmi i miei soldi carpiti per un loro errore l'unica via è il ricorso alla Commissione Tributaria, dicendomi, nel contempo, che per sua esperienza di solito le Commissioni compensano le spese di giudizio!
Vuol dire che se le spese di giudizio sono, ad esempio, 100 euro, 50 li paga il comune e 50 il contribuente a cui è stato sottratto del denaro per errore del comune medesimo!!!
Se sarà così, come i casi numerosi prospettano, vuol dire che anche quell'Apparato dello Stato perpetua l'ingiustizia, facendo pagare al creditore le stesse spese del debitore inadempiente!
Di fronte al condono che va a varare questo governo del "cambiamento" (in peggio!) si delinea l'uccisione del Diritto nei confronti del cittadino che rispetta le leggi e le regole, in una situazione direi paradigmatica:
chi non ha pagato viene graziato
chi non solo ha pagato, ma gli è stato fatto pagare in più per errore dell'Ente statale, deve spendere soldi e tempo per recuperare i suoi soldi indebitamente trattenuti dallo Stato senza sapere se mai li riavrà!
Siamo alle beffa, alla rapina senza punizione, il punito è il rapinato, non con la pistola ma con la Legge che imponeva il pagamento della cartella così come emessa! Chi paga per l'errore dell'Ente dello Stato sei tu cittadino onesto, mentre ai cittadini evasori viene dato il premio dell'abbuono dei loro debiti!
Come si può non adattarsi ad un simile indirizzo dato da chi ci governa?

Virginia Raggi: ma ha davvero motivo di essere contenta?

Sporcizia e incuria degli alberi
12 novembre 2018 - Roma - Via di Villa Massimo, strada una volta elegante, a ridosso della Via Nomentana e vicina a Piazza Bologna e Viale XXI Aprile...




Aiuola rialzata, che non vede cura dell'erba incolta da tempo immemorabile, in cui stazionano sacchi di plastica contenenti rifiuti

Sporcizia annosa + cassette di frutta a pochi passi dalla Clinica Villa Margherita

Rifiuti annosi a ridosso dei cassonetti in una delle vie residenziali più eleganti e costose di Roma
Quanti secoli sono che l'AMA non passa per questa Via, un tempo elegante, del Centro della Capitale d'Italia?
Rifiuti senza soluzione di continuità





Giardinetto a lato della Via senza cura del verde e nemmeno svuotamento dei cestini...

Giardinetto che su Google Maps viene definito Parco...
Questo il desolante ed ingiustificabile spettacolo che si è presentato ai miei occhi questa mattina.

Non siamo nelle abbandonate periferie, ma per una ragione di equità sociale il Sindaco, Virginia Raggi, tiene i quartieri eleganti allo stesso modo!
Chi questi luoghi li ha conosciuti in tempi migliori sente dentro di sé un sentimento di rabbia e di frustrazione. Ma perché, perché Raggi? Ma lei esce mai a farsi un giro per vedere come è ridotta la Città dove anche lei è nata? Ma non sente il mio stesso sentimento di rabbia e di frustrazione e, nel suo caso, anche di vergogna? Perché la nostra città è ridotta così?
Lei è felice di essere stata assolta per aver triplicato lo stipendio ad un funzionario del Comune, non badando certo al decantato risparmio dei soldi pubblici, ed ora per una nomina, che a questo punto deve essere valida, del fratello di Marra che è a tutti i termini di legge il Capo del Dipartimento del Turismo..
Ma come può sentirsi felice vedendo una città ridotta così?
Ma la vede?
A scanso di equivoci su ostilità politica da parte di questa blogger riporto il link di quanto scrivevo su di lei sotto elezioni: 

lunedì 12 novembre 2018

L'Unità a Lele Mora!!!

Dopo il TG c'è un vuoto e allora mio marito, mentre finiamo di cenare, gira a cercare un intrattenimento televisivo che faccia compagnia fino al termine della cena. Stasera si è attestato sulla Rete 4 di Mediaset dove Barbara Palombelli, in un ruolo giornalistico e non più di conduttrice di finte liti in cause finte, conduce un dibattito sui temi del giorno invitando persone del mondo politico, giornalisti, economisti ed altro. 
Stasera c'era Giulio Sapelli, economista, storico ed accademico, più giovane di me di un anno: classe 1947, il quale si è guadagnato, per quanto ha detto, il mio rispetto.
Giulio Sapelli
La Palombelli aveva invitato Lele Mora, noto per la cronaca giudiziaria che lo ha coinvolto fino alla galera e per essere una persona dai vari mestieri: dal parrucchiere al sistematore negli spettacoli televisivi di giovani procaci fanciulle affamate di luccicante fama. Volutamente non ho usato il termine serio di Agente dello spettacolo. Lele Mora è noto anche per le sue pubbliche dichiarazioni di aver avuto una relazione sessuale con Fabrizio Corona, pur essendo stato sposato e padre di un figlio (ma questi sono affari suoi).
Quello che ha colpito il desolato Giulio Sapelli, che con garbo voleva defilarsi dal "dibattito", è stata la triste notizia che Lele Mora vuole acquistare l'agonizzante, quasi morto, L'Unità per farne un giornaletto rosa o non si sa cosa d'altro.
Ora io non sono comunista, ma in passato, per bilanciare le decisioni, in Parlamento votavo a sinistra per il Senato e al Centro per la Camera. Penso che il comunismo ha fatto dei danni nei Paesi dell'Est soprattutto, ma è stato necessario in Cina e in tempi lontani ha difeso veramente la classe operaia in Italia. Insomma merita rispetto. Come con pudico sconforto ha detto Giulio Sapelli nel congedarsi anticipatamente da una trasmissione dove, ha detto chiaramente alla finta Palombelli, era stato attirato senza sapere a cosa andava incontro.
Anche in chi comunista non è mai stato neppure un po', mio marito, che in tempi recenti aveva votato per il PD per speranza in Renzi (poi delusa, quindi recentissimamente ha votato tutt'altro), è nato un certo disgusto per un simile agguato a Sapelli messo a confronto con un Lele Mora!!! Un insulto. Con dignità Sapelli si è ritirato dalla discussione non volendo assolutamente confrontarsi con un simile personaggio, a piena ragione!
L'Unità è alla fame? Pazienza, ma nessuno venda una gloriosa testata giornalistica. La gente andrà a fare altri lavori per campare! Ma c'è un limite a tutto! Resterà nella Storia come molte cose che nascono e muoiono, ma dignitosamente se dignitosamente hanno vissuto! 

venerdì 9 novembre 2018

Roberta Bruzzone


Roberta Bruzzone nel 2014.

Biografia

Psicologa forense[1] e criminologa, è stata docente presso la Libera Università Mediterranea"Jean Monnet" di Casamassima e l'Università degli studi "Niccolò Cusano" telematica di Roma[2]. È divenuta nota principalmente per il suo coinvolgimento nelle indagini sul delitto di Avetrana, quando le fu affidato il ruolo di consulente della difesa di Michele Misseri.[3][4][5] In seguito fu chiamata a testimoniare proprio contro Misseri, dichiarando che l'uomo durante un colloquio in carcere aveva accusato dell'omicidio la propria figlia Sabrina.[6] Misseri ha poi accusato la psicologa e il suo legale Galoppa di avergli esercitato pressioni per spingerlo ad attribuire la responsabilità dell'accaduto alla figlia.[7] In precedenza, la Bruzzone era stata consulente per altri casi di cronaca nera, fra cui la strage di Erba[8].
Nel 2010 alcuni quotidiani riferirono di aver ricevuto comunicazioni in cui veniva messa in dubbio la veridicità del suo curriculum. Bruzzone spiegò che i contenuti citati non appartenevano in effetti al suo curriculum e che alla base della vicenda c'erano le azioni di stalking di un suo ex compagno, finalizzate a danneggiare la sua immagine professionale.[9]
Oltre a presenziare come ospite in programmi televisivi, Bruzzone è stata autrice e conduttrice della trasmissione La scena del crimine, andata in onda sulla rete locale GBR – Teleroma 56, nonché conduttrice di Donne mortali, andata in onda per tre edizioni[10] sull'emittente Real Time[11]. Nel 2012 ha pubblicato il libro Chi è l'assassino. Diario di una criminologa, edito Mondadori[12]. Dal 2017 è opinionista del programma di varietà Ballando con le stelle.
Roberta Bruzzone è direttore scientifico e vicepresidente de “La Caramella Buona Onlus” (associazione di volontariato contro la pedocriminalità).

Roberta Bruzzone mi piace molto, non solo perché è una bella donna (ho sempre ammirato le donne belle, al contrario di tante mie consimili che invece sono invidiose) ma anche perché è una donna intelligente, dal carattere deciso e molto onesta intellettualmente.
C'è tanta gente che pur avendo lauree e titoli vari o non è molto intelligente o è disonesta intellettualmente ed aggira ed evita la verità tangibile mentendo agli altri e a sé stessa, non sempre per interesse (anche se spesso è questo il vero motivo) quanto per una intrinseca incapacità psicologica ad accettare la realtà nei suoi fatti concreti, preferendo svicolare in artifizi ed immaginazioni forse anche, a volte, per crearsi semplicemente uno spazio di importanza. Solo che questo è molto nocivo quando a queste persone si da spazio e voce in TV, perché il volgo che ascolta non sempre ha una preparazione culturale per capire le assurdità che "l'esperto" di turno dice con sicurezza e si ingenera in questo modo il dubbio in persone che non hanno gli strumenti culturali per capire tutto.
La TV così si fa veicolo di vera e propria disinformazione, alimentando una sottocultura di ipotesi senza fondamento di realtà, creando confusione nella mente della gente, quando una buona televisione dovrebbe fare l'esatto contrario.
Ma se c'è Bruzzone state tranquilli. Anche lei vive di presenze in TV e di consulenze nel suo campo: la Criminologia, ma non mesta nel torbido, Bruzzone è lucida ed analitica nell'esame dei fatti reali, nell'accettazione delle prove scientifiche certe nel risultato per la serietà di chi le porta in dibattimento, Bruzzone accetta onestamente i dati inconfutabili, non indulge, come certe tristi figure, a costruire dubbi sul nulla contando sull'ignoranza della gente, per soddisfare il popolino, che così aumenterà l'audience in una catena infinita di supposizioni e dunque di inevitabili inviti, da parte di conduttori senza molti scrupoli, dell' "esperto" in perfetta malafede.
Brava Bruzzone: una onesta professionista che non teme di affrontare la realtà, anzi la cerca a fronte alta e l'ha dimostrato tante volte. 
La prima volta io neppure capii quando, in una trasmissione, disse che il suo cliente, Michele Misseri, era una vittima e che stava facendo del male a sé stesso... Non poteva dire molto, ma capii che c'era sotto qualcosa che, data la situazione in fieri, era diversa da quella che le indagini avevano al momento acclarato. Preferì perdere il cliente, essere da lui pubblicamente accusata, piuttosto che mistificare la realtà che indagando era saltata ai suoi occhi.
Grande donna che non ha paura di dire la verità.

domenica 4 novembre 2018

Storie dal Paese di Babiloburo - Un brevetto a Babiloburo

Storie dal Paese di Babiloburo


Un brevetto a Babiloburo.

Babiloburo è un Paese che è stato chiamato così giacché è governato da una Babilonia Burocratica costituita da burocrati inamovibili, impunibili, insensati, che applicano regole contraddittorie, irrazionali in modo perentorio a cui tutto il popolo deve attenersi, sballottato da un ufficio all'altro, da un burocrate all'altro. I babiloburi escono di casa con il cuore stretto dalla più assoluta incertezza quando debbono affrontare una qualsivoglia pratica che regola la loro vita. Spesso i babiloburi non hanno un lavoro, oppure ce l'hanno ma il futuro è incerto, potrebbero essere licenziati, sono per questo sfruttati, lavorano anche 14, 15, 16 ore al giorno! Mentre i burocrati che comandano l'organizzazione della vita del Paese lavorano solo in alcune ore, in alcuni casi non più di 36 ore settimanali, e il loro lavoro è garantito per tutta la vita.
Questo rende i burocrati di Babiloburo potentissimi e neppure il sistema politico riesce a toccarli.
Anche fare un brevetto a Babiloburo è diventato arduo a causa della burocrazia. 
Un anziano scienziato, che aveva lavorato tutta la vita nella Ricerca Scientifica Statale e aveva fatto diversi brevetti, anche oltre i confini di Babiloburo ma registrati anche in altri Paesi, dunque internazionali, ormai in pensione, ma non con il cervello, presentò la richiesta per un nuovo brevetto su un'apparecchiatura elettromedicale.
Un ingegnere burocrate lo sorprese perché gli disse che scritto così non andava bene, richiesto dall'anziano professore su cosa non andasse bene quello gli fece degli appunti sul fatto che una frase doveva essere scritta in un altro modo, che in pratica però diceva la stessa cosa.
Anche se seccato da un appunto che gli apparve privo di senso il professore cambiò la frase e tornò all'Ufficio Brevetti. Ma il medesimo ingegnere gli disse che un'altra frase non doveva essere scritta su quel rigo ma su un altro e che così non andava bene.
Il professore era una persona molto ben educata ma molto intelligente e di grande esperienza, dunque pur molto seccato si mise a cercare di capire cosa l'ingegnere volesse. Quello ripeteva che la sintassi doveva essere sempre uguale e richiamare le parole delle righe sopra... Il professore, pur con tutta la pazienza possibile, fece notare che la Legge per ottenere il brevetto, che lui ben conosceva avendone già fatti, non richiedeva particolari costruzioni sintattiche, di certo non quelle che pedissequamente ripeteva l'ingegnere burocrate.
La terza volta che aveva cercato di accontentare le strane richieste del burocrate si sentì dire che ancora non andava bene.
A questo punto il professore si sentì ostacolato senza senso ma, cosa mai accaduta le volte precedenti, non sapeva come venirne a capo, dato che quello non accettava la domanda di brevetto richiedendo ogni volta cose non logiche e dunque non comprensibili. 
"Si faccia aiutare da qualcuno che sia esperto di compilazioni di domande di brevetti." Gli disse il burocrate impiegato dell'Ufficio Brevetti di Babiloburo.
A questo punto il professore si sentì giustamente insultato e gli ricordò quanto già detto: aveva quaranta anni di Ricerca Scientifica sulle spalle ed aveva fatto numerosi brevetti, solo ora non sapeva più come si scriveva una domanda?!
Uscì arrabbiato e nel disappunto consapevole che quel tanghero era un ostacolo incomprensibile ma non superabile!
La moglie, a casa, gli disse: "Questo vuole la mazzetta. Denuncialo!"
"Con quali prove? - Obiettò il professore. - Non mi ha chiesto soldi."
"No, - rispose la moglie - ma conoscendo come vanno le cose a Babiloburo quello si aspetta che tu glieli offra.. Qui mica siamo in Italia! Lo sai come vanno le cose. Ogni pidocchioso burocrate corrotto vuole lucrare sul suo lavoro frapponendo ostacoli!"
"Ora che mi dici così, - fece l'uomo di Scienza - credo di aver capito il meccanismo. Quando mi ha detto si faccia aiutare da qualcuno esperto.. Appena fuori dall'Ufficio c'erano attaccati ai muri pubblicità di Studi Legali che si dicevano esperti nella presentazione di brevetti. La mazzetta viaggia così: lui crea ostacoli con motivi pretestuosi spingendo le persone a rivolgersi a questi Studi, i quali poi hanno un corridoio preferenziale e il burocrate accetta la domanda presentata da loro e loro lo remunerano."
Il professore cercò di cedere in parte a quello che appariva un pretesto messo ad hoc e andò a sentire uno di questi Studi Legali specializzati nelle pratiche di brevetti. L'avvocatessa che lo ricevette sentendo le difficoltà e l'oggetto del brevetto, uno strumento con specifiche per lei non comprensibili, insomma non un oggetto di semplice meccanica come "la forchetta che gira da sola", disse al professore che per questi brevetti più sofisticati avrebbe dovuto parlare con l'Ingegnere della cui consulenza lo studio si serviva. 
Lo scienziato, volendo andare fino in fondo, perse dell'altro tempo e si presentò all'appuntamento presso lo Studio Legale con questo ingegnere.
Se lo scienziato era anziano costui sembrava Matusalemme. Nascondendo educatamente lo sconcerto il professore espose al vecchio quanto detto dal burocrate dell'Ufficio Brevetti laureato in Ingegneria (Laurea breve? Non si sa. Nella Babilonia ormai chiamano ingegnere anche uno con un corso triennale!). Il vecchio aveva parlato con l'avvocatessa e si era preparato alla consulenza. Tirò fuori un foglio stampato su cui campeggiava la scritta Wikipedia. Ebbene si, anche a Babiloburo si può consultare la facile Wikipedia! Quando il vecchio Ingegnere cominciò ad illustrare il suo sapere declamando: "E' scritto pure su Wikipedia..." Lo scienziato sbalordito lo interruppe: "Ma cosa dice?! Wikipedia?" In una frazione di secondo pensò a chi era e a cosa ci faceva lì! Per gli intoppi incomprensibili messi da un burocrate ottuso e forse corrotto lui che si era occupato di Scienza tutta la vita, creando innovazioni nel suo campo di studio presso l'organismo statale dove aveva prestato la sua opera di ricerca, lui che aveva assegnato tante tesi di laurea sperimentali a studenti mandatigli da due università diverse, seguendo e guidando gli esperimenti legati a più di 20 tesi diverse e portando altrettanti giovani alla laurea, giovani che, diventati a loro volta scienziati anche di fama, lo cercavano ancora per un consiglio, per un parere... lui.. era lì, in uno squallido studio di praticoni che lucravano sulle domande di brevetto elargendo consulenze, parlando di fonti di informazione prese da Wikipedia!!!
Si alzò e se ne andò indignato!
Raccontò a sua moglie la sua per certi versi esilarante esperienza e ne risero insieme. Lui si disse stanco di provare ancora ad ottenere l'ennesimo brevetto, i tempi erano cambiati ed era buffonesco che il politico di turno alla Presidenza del Consiglio di Babiloburo parlasse di innovazione tecnologica,  senza sapere chi c'era negli Uffici dove si presentavano le domande di brevetto per vera innovazione, oltre a quelli tipo forchetta che gira da sola, naturalmente!
La moglie era iscritta ad una Associazione di consumatori, una delle poche cose buone rimaste in un Paese in Babilonia totale, e incitò il marito a parlare con uno degli avvocati di detta Associazione; dato che lui era riottoso si offrì di accompagnarlo e insieme illustrarono gli intoppi messi dal burocrate dell'Ufficio Brevetti ad una intelligente avvocatessa, che già aveva risolto molte questioni poste dall'intraprendente moglie del professore, dato che a Babiloburo non funziona quasi niente e l'infingardaggine dei burocrati sfiora ormai la delinquenza.
L'avvocatessa non solo scrisse a tale Ufficio chiedendo lumi, ma vi si recò di persona e, dal medesimo burocrate responsabile di quello sportello dove si presentavano le domande, si fece scrivere esattamente cosa voleva. Dopo ne rise anche lei con il professore e sua moglie dato che le fu chiaro, dal suo punto di vista di Legale, che si trattava di pedestre ragione per creare ostacolo.
"Scriva come ha scritto lui sul mio foglio, lo assecondi, ora non potrà più inventarsene un'altra come faceva con lei, io sono un avvocato di un'Associazione che difende l'utenza e lei in questo momento è un utente che si rivolge, come suo diritto, ad un Ufficio dello Stato per presentare una domanda per un brevetto. Ora ha scritto quello che vuole e non potrà più cambiare le carte in tavola dicendo che è lei che ha capito male."
Il professore, sia pur seccato e riluttante per la miseria di tutta quella storia, rinviò il suo brevetto.
Questa volta non tornò indietro con il solito appunto sempre nuovo a pretesto, ma anche passarono i mesi e nessuno si fece più vivo.
Il professore non sollecitò, stanco da tanta miseria.
Nel frattempo una segretarietta dall'accento un po' burino telefonò dicendo che "l'ingegnere" dello Studio Legale esperto in domande di brevetto aveva preparato la fattura della sua consulenza: euro 3.000.
Qui il professore, per quanto superiore alle miserie e perso dietro la sua Scienza, diventò freddamente raziocinante: "Come no? Consulenza la chiama? Un foglio stampato da Wikipedia? Mandi, mandi tutto per iscritto poi vedremo. Con i miei titoli l'ingegnere dovrà dimostrare perché e come io possa aver avuto bisogno di Wikipedia, per di più attraverso lui!"
Inutile dire che non si fece più vivo nessuno, né "il consulente" né l'avvocatessa titolare dello Studio Legale "esperto in brevetti".
Stranamente un giorno arrivò la lettera di una ignara dottoressa dell'Ufficio Brevetti, la quale annunciava l'archiviazione della domanda per brevettare la sofisticata apparecchiatura elettromedicale entro 60 giorni dato che il richiedente non aveva risposto alla raccomandata che l'Ufficio aveva inviato. Prese in mano la situazione l'intraprendente moglie del professore appurando che effettivamente una raccomandata era stata inviata ma trascorsa la giacenza era stata rinviata indietro e la giacenza trascorsa era comunque come una notifica, dunque i termini stavano scadendo.
Qui neppure la tendenza della moglie dello scienziato a fare il segugio riuscì a fare luce sul fatto che loro, pur avendo una cassetta della posta da cui non era sparito mai nulla, non avevano mai ricevuto alcun avviso di giacenza... Richiesti lumi sia alla postina sia all'Ufficio Postale restò il mistero.