venerdì 18 gennaio 2019

Io e l'ebraismo

Io e l'ebraismo

Sto leggendo Amos Oz e credo che attraverso lui mi sto immergendo nell'ebraismo di Israele, del moderno Stato di Israele: ho acquistato 4 libri suoi e sto leggendo il primo: "Una storia di amore e di tenebra".
Non avevo mai acquistato suoi libri finché è stato in vita. Appreso della sua morte e delle notizie su di lui mi è venuta voglia di conoscerlo.

Non si possono leggere tutti gli scrittori del mondo viventi, giacché tanti ne leggiamo che sono vissuti prima di noi ma possono ancora parlarci attraverso i loro scritti..
Quindi a volte la nostra scelta è casuale. Di certo però a me l'ebraismo interessa da quando a 14 anni feci la traumatizzante scoperta che qualcuno, poco prima che io nascessi, aveva deciso che chi era ebreo non aveva diritto a vivere e doveva sparire dalla faccia della Terra.
L'ho già scritto in altri miei scritti: avevo 14 anni ed era di pomeriggio nella mia casa di Via Ottaviano, a Roma. Ero da sola, mio padre lavorava di turno pomeridiano quel giorno e mamma era uscita o per andare in Chiesa, dove si recava fino a tre volte al giorno, oppure per sbrigare qualche commissione. Guardavo la TV in bianco e nero, non ricordo se già ci fosse il secondo canale RAI o se fosse solo il primo, so che cominciarono a scorrere le immagini girate dagli statunitensi quando aprirono i campi di sterminio nazisti. Non sapevo nulla di quanto era accaduto appena prima che io nascessi: 1946. Provai un sentimento di tale smarrimento che pensai che non avrei mai voluto essere nata in un mondo in cui era stato fatto questo da uomini ad altri uomini. 
Per quei 14 anni i miei genitori mi avevano preservato dall'orrore: cattolici in modo diverso, comunque credenti che esista un Dio invisibile e soprannaturale che ha messo l'Uomo al centro della Creazione. Mio padre aveva una pessima idea della Chiesa Cattolica perché ne conosceva la nefanda Storia, ma diceva: "Credo ci sia un Ente Superiore a me." Indicando con il dito indice verso l'alto. Aveva un'idea di Gesù Cristo, l'ebreo, sublime e di grande rispetto, ma non credeva che fosse più figlio di Dio di quanto non lo fosse ciascuno di noi.
Mia madre, invece, era una cattolica perfetta: non c'era precetto della Chiesa di cui ella mettesse in dubbio la veridicità. Credeva dunque che Gesù fosse davvero Dio incarnato, credeva nella sua resurrezione dalla morte, credeva che Maria non fosse mai stata toccata da uomo, tantomeno da suo marito Giuseppe, e sapeva tutta la storia di questi ebrei, dei loro parenti, S. Anna, S. Gioacchino, S. Elisabetta, cugina di Maria e madre di Giovanni Battista, e della loro terra, la Galilea e la Giudea... Mia madre conosceva tutte le loro vicissitudini fino a trasmettermi una vera cultura storica su di loro, basata sul Vangelo dei 4 evangelisti riconosciuti dalla Chiesa Cattolica. Ma mi parlava anche della Bibbia, il libro storico in cui si parla solo del popolo ebraico. In particolare dei 10 comandamenti che i cattolici hanno adottato dagli ebrei che li ebbero da Dio tramite l'ebreo Mosè.
La divisione fra l'ebraismo e il cristianesimo ci fu perché gli ebrei non credettero affatto che Gesù fosse Dio incarnato, ma soltanto un predicatore come era stato suo cugino Giovanni Battista, che aveva fatto una brutta fine prima di lui.
Questo è quanto sapevo degli ebrei fino ai miei 14 anni.
Scoprire che qualcuno, seguendo un livido folle, un caporale, un imbianchino, avesse ritenuto come normale e giusto prendere casa per casa ogni ebreo: in fasce, fino al vecchio fragile, passando per le donne incinte, i bambini, gli adolescenti come ero io in quel momento che lo scoprivo, i giovani, uomini e donne, colti o meno che fossero e, strappandoli alle loro case, ai loro averi, trascinarli meno che animali in vagoni piombati, in campi per sterminarli.. fu scioccante.
Fino a quel momento, un po' a scuola dove si apprendeva poco o nulla della vera Storia, un po' a casa, un po' in parrocchia, essendo questi i luoghi che frequentavo, tutto quel che sapevo delle atrocità commesse dall'uomo era relegato in tempi di brutale ignoranza degli uomini, non in tempi così recenti e proprio nel secolo in cui l'Uomo aveva raggiunto la massima conoscenza scientifica della sua Storia.
Mi persi in un buco nero di scoperte che non davano alcun appiglio ad alcuna spiegazione di un simile orrore. La Germania aveva scienziati, musicisti, letterati.. Non era un primitivo villaggio sperduto in una parte isolata del mondo: era in mezzo all'Europa.
Fu una scoperta che, senza esagerare, posso dire che ha segnato il mio pensiero che allora era privo di vera conoscenza.
Non avevo amici ebrei e nemmeno ne ho ora. Ma la ferita inferta al mio concetto di Umanità è profonda e dolorosa. Vivendo poi ho scoperto che Dio non c'è come concepito dai cattolici, ma nemmeno dagli ebrei e nemmeno dai seguaci di Maometto. L'Uomo è una creazione biologica che fa parte del Creato. E nemmeno la più nobile. 
Proprio perché qualcuno si è permesso di perseguitarli con tanta dissennata ferocia ho per loro un particolare interesse. Ma già prima di apprendere questa orrenda pagina della Storia recente la piccola Rita aveva una sua peculiarità, come ciascuno di noi ne ha, che si estrinsecava in un sentimento di vergogna e di mortificazione per il modo in cui la maestra Lelli, nella Scuola Elementare "Luigi Pianciani" che frequentavo, si rivolgeva quasi ogni mattina all'unica bambina ebrea della mia classe: Disegni.
Ogni mattina dovevamo dire la preghiera in piedi, e rigorosamente cattolica, prima dell'inizio della lezione. La "Luigi Pianciani" era una scuola pubblica. Con il volto verso la maestra, la vedevo guardare verso il fondo della classe, con un'aria che mi metteva disagio, fredda, severa, si rivolgeva a Disegni con tono quasi di rimprovero, un atteggiamento di cui provavo vergogna e mi sentivo umiliata nel sentirle dire: "Disegni! Alzati in segno di rispetto!" Tutte ci giravamo a guardare Disegni che, essendo alta, era stata messa all'ultimo banco. Lei si tirava su in silenzio, strusciando la schiena lungo la parete di fondo, con un'espressione timida e vergognosa. Ed io sentivo tutto questo come sommamente ingiusto: per il tono con cui la maestra le si rivolgeva, per la richiesta che le faceva di alzarsi chiedendole un rispetto che, a me sembrava, a lei con quel gesto veniva negato, additandola come diversa da noi tutte. E questo mi dispiaceva. Non ho mai notato in nessun'altra il mio stesso sentimento. Una volta che provai ad esprimerlo con Silvestri, la "cocchetta" della maestra che sedeva come me ai primi banchi essendo come me piccoletta, lei mi rispose che era giusto: "Lei è ebrea e non prega come noi ma deve alzarsi per rispetto."
Silvestri era visibilmente la più ricca della classe: per i vestiti che portava e per gli oggetti che aveva. Era molto carina e anche molto cattiva visto che, sempre per questo mio strano cuore che mi sono trovata in sorte, arrabbiato per quello che stava facendo, non a Disegni, ma ad un'altra compagna di classe grande e grossa che non sapeva difendersi e piangeva, le strappai dalle mani il quaderno che lei le aveva sottratto sventolandolo per la classe dileggiandola: "Guardate, - diceva alle altre che ridevano - zero, zero, zero! Ha il quaderno pieno di zeri!" 
Piccola ma decisa, Rita, togliendoglielo dalle mani, le disse: "Ridaglielo! Questo non è tuo!" E anche la fiancheggiatrici ridanciane smisero di ridere, mentre io restituivo il quaderno alla compagna.
La maestra Lelli si faceva chiamare con il cognome del marito, quando nel posto di lavoro si dovrebbe usare il cognome di nascita, ed era molto orgogliosa di essere la vedova del generale Lelli. Come lo era di suo figlio che, ci informava, era laureato in Economia e Commercio. A me sottrasse le letterine di Natale che avevo ingenuamente portato a scuola per farle vedere alle mie compagne le quali non ne avevano di altrettanto belle, essendo le mie con la porporina e le finestrelle con disegni che si aprivano su altri disegni.. Non me le restituì più, dicendo compiaciuta: "Con queste farò giocare i miei nipotini!" L'aver distratto le compagne con quelle intime letterine scritte a mio padre negli anni mi costò il loro sequestro.
E' una scuola che non esiste più per fortuna.
Disegni se ne andò dopo la quarta elementare e la maestra Lelli disse:"Gli ebrei sono commercianti, a loro basta imparare a fare le somme, un po' di aritmetica, la cultura a loro non interessa".
La famiglia di Disegni aveva un negozio di abbigliamento a Piazza Risorgimento, la stessa Piazza dove affacciava la nostra scuola.
La rincontrai anni dopo proprio mentre passavo nei paraggi del suo negozio: lei era diventata una splendida adolescente, molto elegante e i passanti si giravano a guardarla.
La maestra Lelli non sapeva nulla di gente come Einstein ed altri per fare l'affermazione che fece...
Mio padre, uomo di sinistra, autodidatta, che mi parlava di poeti come Foscolo, Giuseppe Giusti e altri, che mi parlava di Storia come a scuola nessuno, facendomi riflettere sulla figura di Napoleone non come un eroe, ma come un ambizioso sanguinario che, per la sua gloria, aveva fatto morire tanti uomini unici ed irripetibili per le loro madri, mogli, figli, pure sugli ebrei dimostrò una certa ignoranza.
Un giorno che passavamo sul Lungotevere davanti alla Sinagoga disse che dentro era peccato entrare per i cattolici e che avevano sull'altare una testa di bue.
Ero un'adolescente che aveva i suoi 14 anni alle spalle da un po' e, indignata, gli risposi che non era vero e che era rimasto all'immagine biblica di quando Mosè, sceso dal Monte Sinai, li trovò che adoravano un bue tutto d'oro. "E' un'immagine simbolica, - dissi - per dire che adoravano le cose materiali. Lui però portò loro le Tavole della Legge per riportarli sulla buona strada, Tavole che anche i cattolici e i cristiani in genere hanno adottato."
Pensai che mio padre, che veniva da un piccolo paese di agricoltori, e che tanta fatica aveva fatto per crearsi un minimo di cultura, avendo dovuto iniziare a lavorare molto presto, era perdonato se aveva delle lacune.
Tornammo a parlare di ebrei solo una volta: ero ormai sposata e lui, socialista nenniano, deluso, si era messo a votare per il PCI, e parlava bene dell'U.R.S.S.. Sapendo che anche in Russia gli ebrei non avevano vita facile, obiettai che, senza arrivare agli orrori del nazismo, certo dal lato opposto i comunisti non si dimostravano tanto migliori su questo aspetto. E lui disse una cosa che mi dispiacque moltissimo, perché amavo mio padre, lo ritenevo un uomo intelligente, e tale era ritenuto da tutti coloro che lo conoscevano, dote riconosciutagli anche dai suoi detrattori, disse che gli ebrei facevano enclave fra di loro, escludendo gli altri, e mi raccontò dei tanti commercianti che lui conosceva nel quartiere Prati, dove avevamo la nostra casa: "Loro mettono regolarmente dei soldi in una cassa comune e se uno di loro fallisce con quei soldi lo aiutano a rimettersi in sesto. Così nessuno mai arriva ad un vero fallimento."
"A me sembra una cosa buona, - risposi - dovremmo prendere esempio da loro noi cattolici che ci riempiamo la bocca di solidarietà ma non ci aiutiamo affatto gli uni con gli altri."
"Ma così facendo loro danneggiano l'economia degli altri, in ogni Paese sono un'enclave chiusa. Per questo li perseguitano e lo fecero anche i nazisti."
La mia indignazione crebbe insieme al dispiacere di sentire mio padre cercare una qualsivoglia giustificazione anche ai nazisti: lui che odiava Mussolini!
"I bambini! Cosa c'entravano i bambini?!" Proferii verso quel nonno innamorato dei miei bambini. E lui mi rispose quanto di peggio io non mi aspettassi da lui: "Poi i bambini diventano adulti."
Poco tempo dopo mio padre morì all'improvviso e quindi non potei più ritornare sull'argomento per verificare che forse ci aveva ripensato e che ammettesse di aver detto cose sbagliate.
Ho il copione originale del film "Mosca Addio" che Liv Ullmann lasciò graziosamente in dono a mio marito quando girò una delle scene del film nella Stazione Osservativa che lui gestiva in quel momento. Il film è tratto dalla storia vera di un'Astrofisica ebrea russa e di come veniva vessata nel suo Paese, fino a che si trasferì in Israele. Leggendo quel copione mi si è chiusa la gola e ho pianto.

Oggi, leggendo Oz, scopro che al tempo dello Zar gli studi superiori erano preclusi agli ebrei.
La Storia della persecuzione è dunque lunga e sotto qualsivoglia regime.. 
Non mi è mai piaciuta la parola ghetto, e tantomeno che a Roma fosse chiamato così il quartiere dietro la Sinagoga.
Ma leggendo ho scoperto che in altre città e nella Storia esistevano quartieri in cui abitavano gli ebrei che erano chiamati Ghetto.
Non capisco e per me tutto questo non ha senso.
Eppure in anni recenti, parlando con un ingegnere polacco che lavorava, pagato stentatamente a parcelle professionali, presso l'Università dove lavoravo, egli mi disse che anche al suo Paese gli ebrei erano malvisti "perché si aiutavano fra di loro escludendo gli altri, quindi così danneggiandoli". Mi ritrovai davanti la teoria di mio padre, come una nemesi. Risposi, turbata, più o meno quello che avevo risposto a mio padre. 
L'ingegnere ed io stavamo parlando del professore ordinario della mia Università, di origini polacche, che lo aveva fatto venire in Italia per svolgere quel lavoro che, chi aveva avuto il finanziamento per farlo, non sapeva fare. L'ingegnere era stato studente del professore polacco, il quale se ne era andato in Gran Bretagna per poi approdare in una cattedra nella nostra Università. Egli spesso commentava i fatti che riguardavano Israele fino a dirmi a denti stretti che lui odiava gli ebrei. Gli rispondevo indignata sul fatto che, se veniva attaccata, Israele faceva bene a rispondere e, se lo sapeva fare meglio di chi la voleva distruggere, peggio per chi ci provava.
Ma parlando con il suo ex allievo feci una scoperta sorprendente: "Ma se lui è ebreo." Mi disse.
Rimasi di sasso. Quanto deve aver sofferto sotto il comunismo in Polonia per rifiutare la sua origine? Mi chiesi smarrita. E ripensai ad un librino che mi era capitato di leggere dal titolo "Ebraismo ed odio di sé" di Otto Weininger. Vale la pena ricordare che Weininger abbandonò definitivamente l'ebraismo facendosi battezzare protestante.
Cosa dire. Per me tutti gli uomini sono uguali e in questo la penso come Einstein: apparteniamo tutti alla razza umana.
Il resto per me è aberrazione del pensiero.
Oggi molti si riempiono la bocca della parola razzismo a totale sproposito quando si dice che non si possono accettare masse di gente che arriva dai più svariati Paesi del continente africano, togliendo la sostanza del problema, fin troppo ovvia, e sostituendola con il razzismo e, peggio, con il fascismo.
E' una deriva, una manipolazione della realtà oggettiva del pericolo che corre un Paese praticamente invaso, non con le armi come in passato, ma con la destabilizzazione sociale ed economica.
Sono i cattivi modi di pensare che, falsando la realtà oggettiva, creano disastri nella Storia.
Questa fissa storica, che vuole ghettizzare i cittadini di una qualsivoglia nazione di religione o semplice cultura ebraica, è un'aberrazione del pensiero.
Siamo tutti uguali e coloro che vogliono entrare a forza nel mio Paese, senza rispettarne le Leggi, non sono diversi da me in quanto razza, ma in quanto persone che pretendono di non rispettare le Leggi giuste e necessarie per ogni Paese che mantiene la propria economia chiedendo le giuste tasse ai suoi cittadini.  

martedì 15 gennaio 2019

Alba a Sabaudia e civetta morta



Alba del 13 gennaio a Sabaudia LT: una patina gelata ricopriva l'erba del prato e.. lei non ce l'ha fatta.. Non sentiremo più il suo canto la sera..









domenica 13 gennaio 2019

Gianluca Nicoletti sarebbe un Asperger

Da: Huffington Post - 7 maggio 2018

Intervista a Gianluca Nicoletti


"Mi hanno detto che sono crudele, sono disumano, ma io quando la gente parla mi annoio. Non riesco a essere formale. Dico le cose in faccia, come le penso. Se prima avevo dei sistemi di ammortamento sociale, adesso li ho abbandonati. Non ho più voglia di adeguarmi a delle regole che non hanno nessun senso. Fingersi amici, attenti alle vite degli altri, ma a che serve? Mi hanno anche detto che non so amare, ma amare è quello che faccio per mio figlio. Solo quello".
Quando Gianluca Nicoletti parla – e si inerpica fra neologismi e metafore, strutturando discorsi complicatissimi ed esponendoli come fossero rap – tutto si avvinghia alla disperazione che solo le cose vere e crudeli ancora posseggono.
Nicoletti nella sua vita è stato tante cose. Ha cominciato a lavorare nel 1983 alla RAI, prima come giornalista dunque inviato speciale, infine capostruttura della Divisione Radiofonia, arrivando a creare il primo portale internet dinamico della tv pubblica.
Adesso è editorialista e speaker radiofonico, in onda su Radio24 tutti i giorni all'ora di pranzo con Melog. Dopo due libri di successo, Una notte ho sognato che parlavi e Alla fine qualcosa ci inventeremo, entrambi pubblicati da Mondadori, è di nuovo in libreria con "Io, figlio di mio figlio". Il suo testo forse più personale, e più struggente, in cui si racconta in prima persona, dalla biografia alla diagnosi – pubblicata integralmente – che evidenzia come lui soffra della sindrome di Asperger.
Perché ha scelto di pubblicare integralmente dei documenti così personali?
Quando è arrivata la diagnosi, ho passato un mese veramente atroce. Ha mai sentito fare comingout di pazzia? Ma l'ho fatto, sfidando ogni cosa. Io non sono staccato da mio figlio. Io sono mio figlio, e lui è me. Se faccio una battaglia per mio figlio, la faccio anche per gli altri. Adesso la mia estrosità ha un nome. Mi sembrava inutile tenerlo nascosto. E allora ho fatto uno sforzo. Mi sono messo in gioco in prima persona. Anzi, mi sono segnato a vita per dimostrare al mondo che si può vivere con il cervello strano. Non è una cosa che ho fatto a cuor leggero. Se hai un problema così, come il mio, ti senti matto. Ma dovevo farlo.
Perché?
Perché non sono i vaccini. Se hai un figlio strano, un po' strano sei anche tu. In gran parte, l'autismo si passa da padre in figlio. Non sarà la causa unica, lo so, ma non ho mai visto una persona strana che non ha un figlio strano. Ad alcuni, lo leggi in faccia. Poi negli incroci genetici ci sono le mutazioni, certo, ma il cervello strano lo prendi.
Lei ha una posizione molto critica rispetto ai no-vax.
Sono dei poveracci. È come una religione che nasce da un'eresia. Nasce da una menzogna. Basta guardare 1000 autistici in una stanza, e ci si chiede: ma cosa centrano i vaccini? Se poi la scienza darà loro ragione, sono disposto a ricredermi.
"La tutela costante di un figlio autistico corrisponde al naufragio di ogni speranza e piacevolezza individuale. Siamo tante monache di Monza, costretti alla clausura da chi non vuole spartire con noi il patrimonio comune del benessere sociale". Nel suo libro ha scritto questo.
È esattamente così: con un figlio autistico non sei più padrone della tua vita. Lui diventa padrone del tuo tempo. Il tempo libero diventa contingentato, e ne usufruisci in modo imprevedibile.
Le relazioni sociali diventano complesse, se non impossibili.
Gli amici prima ti compatiscono, poi ti vogliono bene, poi ti dicono: fatti la tua vita, e occupati di tuo figlio. Intorno a tutto questo ci devi mettere il lavoro. E allora non hai più spazio per gestirti l'affettività, le amicizie. Questo ti isola, ti incattivisce, ti sfugge tutto intorno. Se non te ne fai una ragione.
Lei se ne è fatto una ragione?
Alla fine sto bene così. È quello che voglio. A volte mi mancano, un pochino, le cose che avevo primo. Cazzeggiare con degli amici, con delle persone simpatiche, andare a cena. Ma è difficile. Lavoro molto e il lavoro mi compensa.
In che modo?
Faccio un lavoro che implica relazione, e non mi posso lamentare. Mi sono costruito una macchina di sopravvivenza efficiente. Ammortizzo l'ansia nell'iperproduzione, nell'iperscrittura, nell'iperloquacità. Questo ti sfoga, come un cavallo che fai correre fino allo sfinimento. Se sto un giorno senza lavorare, soffoco. Il lavoro per me è la sopravvivenza.
Ma il lavoro, come ha raccontato sempre nel libro, non le ha lesinato sofferenze. Scrive: "Il 25 dicembre 2004 ogni traccia di me era stata cancellata dal sito della Rai. Come se non fossi mai esistito".
Sono stato allontanato in maniera vergognosa, e senza alcuna colpa. Nessuno ha fatto niente. È stato terribile, ma me ne sono fatto una ragione. Dovevo capire che non ero più funzionale al sistema, e il sistema ha reagito. Da un giorno all'altro non ti rivolge la parola più nessuno, è assurdo. Alla fine, però, non sarei potuto stare dietro la scrivania in RAI ad aspettare i giri di boa della politica.
Eppure è costretto all'ipergioventù.
(ride) I figli autistici ti costringono ad avere una capacità di reinventarti, di rimanere sulla breccia per un tempo infinito. Io vorrei diventare vecchio, ma mio figlio me lo impedisce. I figli autistici sono come i vampiri: ti succhiano il sangue, ma ti danno l'immortalità.
L'idea del futuro però si rivela un tormento.
Diventa fondamentale produrre qualcosa che abbia un senso, e si alimenti con il valore aggiunto di questi cervelli ribelli. È questo quello che sto provando a fare con il casale delle arti, che dovrebbe essere un progetto di vita per questo ragazzi, una microazienda che produce cose di valore per il mercato.
La scuola italiana come si dimostra?
Totalmente inadeguata. Il mio progetto lo sto facendo con la parte più avanzata del Miur.
E intanto mancano anche le nuove linee di indirizzo per l'assistenza agli autistici.
Ancora non le hanno fatte uscire. Non si sa perché. C'è una grande guerra, perché dalle linee guida nascono i trattamenti.
A 63 anni, come dicevamo, le hanno diagnosticato la sindrome di Asperger. Ma il cervello ribelle quando ha capito di averlo?
L'ho sempre saputo. Mi sentivo diverso.
Mi spieghi.
Ti ricordi minimi particolari della tua infanzia, vuoi stare da solo, non vedi l'ora di stare da solo. E poi io costruivo le capanne e le casette, mi ricordavo le luci e gli odori. Il mio problema era la famiglia: genitori dappertutto, fratelli dappertutto, famigliari ovunque. A un certo punto della mia vita, mi sono accorto che mi trovo sempre ai margini, in qualsiasi gruppo. Gli altri erano gli altri, e io non entravo in sintonia con loro. Cose da suicidarmi, appena sentivo di una festa di compleanno. E tutt'ora mi riesce difficile.
Una curiosità: ma quando uno le parla e lei si annoia, come si comporta?
Tergiverso. Dico cose mie. Distruggo nell'altro ogni possibilità di continuare. Non ho paura di radicalizzare il mio rifiuto, la mia volontà oppositivo. Dico: "Adesso mi sono rotto, ho capito". Una volta ero meno tranchant. Adesso no. A volte cambio argomento. Vado di palo in frasca. Anche in radio, non tolgo la parola come mi rimproverano, ma quando qualcuno dice qualcosa che non mi interessa, cambio piano. La mia è una ricerca di sopravvivenza. È la ricerca di appagamento. La relazione diventa una ricerca continua del punto G: se non arriva quello, è un eterno frigido relazionale.
Prima era altrettanto insofferente?
Da bambino tantissimo. Ho avuto un'adolescenza terribile. Alle feste ero sempre diverso. Sempre una montagna da scalare. Ma quando ho cominciato a fare della diversità la mia forza, tutto è cambiato.
Come?
Mi sono laureato, ho fatto un concorso ministeriale, l'ho vinto, sono andato in Spagna a insegnare. Per puro caso capitai in Rai e per caso ho fatto questo lavoro, che è stato la mia fortuna. Il mio cervello ribelle si è rivelato il mio motivo di sopravvivenza.
In che modo?
Grazie a uno sguardo laterale rispetto agli altri. Poi man mano ti aggiusti, e vai avanti. Adesso, da quando è uscito il libro, i colleghi mi guardano come un malato terminale.
E lei come reagisce?
Mi piace avere un cervello che produce sempre qualcosa. Non sto mai senza idee. Sono sopraffatto, dalle mie idee. Così non ho tempo per i pensieri cupi, per l'ansia. Quando mi vengono, cerco di riderci su.
La società, così chiusa alle diversità, come risponde?
La società si autodifende abbassandosi sul livello medio comune a tutti. Il bullismo è in piccolo la metafora della società. I bulli sono i mediocri. Una società basata sull'eccellenza non si potrebbe reggere. Forse è giusto che l'equilibrio sia questo: non puoi pensare che una persona accetti che sei diverso.
Perché?
Perché il diverso demolisce gli ammortizzatori di sicurezza: che Dio c'è e ci assiste, che la mamma e il papà sono buoni, che il cuore è la sede dell'amore... Il diverso demolisce la lettura superficiale delle cose. Ma la realtà non è mai bianco o nero. Guarda il successo del pensiero nei social network: un pensiero basico. O la pensi come me, o devi morire. Ma non c'è da stupirsi. Una realtà basata su un pensiero binario, deve e può esprimere solo un pensiero binario.
Pensa dunque che non ci sarà mai integrazione?
Non lo so, credo però sia molto difficile. Non dobbiamo dimenticarci che le grandi innovazioni, da Bill Gates a Mark Zuckerberg a Steve Jobs, sono state portate avanti da persone che hanno sospetto di autismo. E sono persone che hanno cambiato il mondo delle relazioni perché ciò che è facile per le loro menti ribelli diventasse semplice per tutti.
Perché il futuro ha bisogno degli autistici?
Le relazioni stanno cambiando. La società si sta articolando diversamente. E il lavoro richiederà delle capacità di multitasking assolute. Ci siamo evoluti tante volte, abbiamo perso il pelo e creato il riscaldamento e i vestiti, ci trasformeremo di nuovo. E gli autistici saranno all'avanguardia.
AUTRICE DELL'INTERVISTA:
profile imageFlavia Piccinni, scrittrice e giornalista
Flavia Piccinni. Scrittrice e giornalista, ha pubblicato tre romanzi (Quel Fiume è la notte, Fandango; Lo Sbaglio, Rizzoli; Adesso Tienimi, Fazi) e un saggio sulla ‘ndrangheta (La malavita, Sperling&Kupfer). Ha vinto numerosi premi letterari (fra cui il Campiello Giovani) e radiofonici (l’ultimo è il Marco Rossi). È coordinatrice editoriale della casa editrice Atlantide. Collabora con diversi giornali. E' autrice di documentari per Radio3 Rai e Rai1. Il suo ultimo libro è "Bellissime" (Fandango Libri, 2017), che ha prodotto due interrogazioni parlamentari e un DDL, ed è finalista al Premio Benedetto Croce e al Premio Alessandro Leogrande.
Di DSM in DSM siamo arrivati al V mi pare.
Chi non sa cosa sia può farsi una cultura su Wikipedia.
Comunque a fronte del fatto che è un logorroico, con un cervello molto produttivo e multifunzionale può darsi che Nicoletti sia un Asperger e che, nel gioco del crossing-over che avviene nella meiosi per la formazione dei gameti, la mancanza di equilibrio, che in lui si traduce in eccesso, in Tommy abbia sconfinato nel lato opposto.
Ma questo non vuol dire che Nicoletti, sempre estremo, si possa dire, come fa lui in questa intervista, matto.
Nei miei 72 anni di vita di persone anormali senza alcuna diagnosi, perché mai hanno pensato di sottoporsi a visita psichiatrica, ne ho incontrate tante. Da giovane le subivo, esterrefatta, oggi le mando metaforicamente affanculo. Anche perché, costoro, difendono strenuamente la loro anormalità cercando, per di più, di far passare da matti gli altri.
Dunque, caro Nicoletti, lei è sanissimo e Tommy è soltanto indifeso in una società cattiva, come fatti recenti ne hanno dato ennesima prova, e lei da sempre mi piace moltissimo.
A proposito poi di quello che si ricorda nell'intervista, il suo congelamento in RAI, dato che ho visto molto soffrire una persona che amo nel suo ambiente di lavoro, e dunque conosco quante carogne si possono incontrare in qualsiasi ambiente di lavoro e quanto questo possa essere spietato anche se di alto livello culturale, sono andata a vedere come abbiano potuto farla fuori Nicoletti.
Da: Il Libro nero della RAI Milano, BUR, 2007. ISBN 978-88-17-01919-4. di Loris Mazzetti 
Loris Mazzetti

Loris Mazzetti è un giornalista e dirigente RAI e tante altre cose.
Il libro non l'ho letto ma chi l'ha letto sul caso Nicoletti riferisce più o meno i seguenti fatti:
"Ci sono fatti accaduti in RAI,passati attraverso il silenzio generale,che sono difficili sia da raccontare che da credere.

  • Alla vigilia di Natale 2004 arrivò una sua telefonata e non era per farmi gli auguri: "Loris,sono disperato, sono costretto ad andarmene dalla Rai, non ho alternativa. L’amministratore delegato di Rainet, Alberto Contri, mi ha mandato una lettera su cui c’è scritto che sono responsabile del fatto che sono stati trovati dei links sul sito della mia trasmissione Golem, che è inserito nel portale Rai, di cui sono curatore e responsabile, che portano a siti porno. Io non c’entro nulla. Ho fatto leggere la lettera al mio avvocato. Mi ha detto che non devo farmi illusioni: è l’inizio di un procedimento disciplinare."

Immediatamente Nicoletti predispose una memoria difensiva molto dettagliata smontando tutte le accuse, e in particolare sottolineando che "Internet è per sua natura un sistema aperto, si fonda sulle connessioni e sull’ipertesto. Qualunque approccio a questo sistema deve naturalmente tener conto del fatto che non sarà mai possibile avere l’assoluta certezza di un controllo del materiale che si pubblica se questo materiale è sottoposto alla condivisione e contaminazione di altri navigatori".
Durante la fase istruttoria,la vicenda avrebbe dovuto rimanere riservata, invece la notizia non solo circolò all’interno di Rainet, ma fu fatta trapelare anche all’esterno: fu pubblicata su un seguitissimo sito di gossip. Questo causò a Nicoletti un notevole imbarazzato nei confronti di quanti gli chiedevano se era vero quello che si diceva in giro. Ci fu un effetto tam tam accentuato dall’improvvisa sparizione del sito Golem dalla rete.
Gianluca era disperato,era in gioco la sua onorabilità.Qualsiasi decisione avesse preso, davanti a sé vedeva solo il baratro: vent’anni di carriera buttati al vento, fango su di lui, sulla famiglia e sopratutto sui figli. Io lo conosco troppo bene per poter soltanto dubitare, e per quello che potevo fare mi misi a disposizione. Quel mese,fatto di incontri con avvocati e di memorie difensive, lo aveva distrutto. Chi non lo sarebbe stato al suo posto? Capii che la decisione di combattere era stata abbandonata per una soluzione che,secondo lui,avrebbe limitato i danni.
Nicoletti proseguì: "Mi sono trovato di fronte a un bivio: portare Contri e Rainet in tribunale, affrontando un lunghissimo iter giudiziario di almeno quattro o cinque anni, facendo diventare la mia vicenda un caso pubblico e leggere cosi tutte quelle nefandezze, di cui mi si accusa, sui giornali, e dover sempre essere sottoposto alla gogna di spiegare e giustificarmi su argomenti che ti sporcano anche solo a parlarne. Con questa prospettiva e la convinzione che una causa mi porterebbe a diventare pubblicamente, per anni, quello che già si dice per i corridoi di viale Mazzini, uno sospettato di essere un pornografo, peggio, uno che si diverte a mettere links a siti osceni o addirittura pedofili. In cambio delle mie dimissioni mi propongono una cifra consistente come buona uscita, oltre alla liquidazione. Loris,non ce la faccio più nemmeno a vedere le loro facce. Anche se le accuse sono ridicole e chiunque abbia un po' di dimestichezza con Internet sorriderebbe, preferisco cambiare aziende e lavoro. In questo mese sono stato trattato come un pericoloso maniaco, incontro colleghi che fanno finta di non vedermi".
Rimasi esterrefatto.Gianluca un pericoloso maniaco?
Lo conoscevo troppo bene.Il racconto era da incubo. Lui così attaccato alla Rai, un culo di piombo, quindici ore di lavoro al giorno, stava buttando via tutto, ma la sua reazione era spiegabile, anche se io al suo posto avrei lottato fino in fondo; ma non ero al suo posto e stavo per passare un Natale in famiglia, contrariamente al suo, molto sereno.
Cosa aveva fatto Gianluca perché qualcuno ce l’avesse tanto con lui?
L’obiettivo era chiaro: farlo saltare dalla poltrona.
Un pretesto di una assurdità e di una bassezza incommensurabili.
Nel mio piccolo è capitato anche a me che, cercando sul web un post del mio blog in cui parlavo di Beppe Grillo e mettendo sulla barra del motore di ricerca Google il nome di Grillo e il mio, apparisse un osceno sito porno. Non sapendo spiegarmi come questo potesse essere avvenuto ho provveduto a fare una ricerca all'interno del mio blog, scoprendo un commento in lingua inglese che io non avevo cancellato come spam e che rimandava a siti osceni. Ho immediatamente cancellato il commento ma, per cautelarmi, ho anche fatto denuncia alla Polizia Postale con la procedura on-line, ratificandola successivamente recandomi al più vicino Commissariato dove mi hanno tranquillizzato e spiegato la frequenza di queste intrusioni.
Questo dimostra quanto miserabile e meschino sia stato il pretesto per far fuori l'ottimo Nicoletti.

giovedì 10 gennaio 2019

Quando Claudio Baglioni venne all'Università "Tor Vergata" a Roma con Isabella Rauti, allora moglie del Sindaco di Roma Alemanno

Questo articolo lo scrissi nel 2009 per una rivista sponsorizzata da un Consigliere Regionale di Italia dei Valori: la Direttrice Editoriale ne rifiutò la pubblicazione perché, mi disse, Claudio Baglioni era ritenuto un uomo di destra! 

"Gli Uomini della Storia accanto....."
                                                           di Rita Coltellese

Il 21 settembre 2009 alle h. 15.00, presso l'Aula Magna della Facoltà di Economia dell'Università degli Studi Roma "Tor Vergata", si è tenuta una Tavola Rotonda sul tema "Gli Uomini della Storia accanto: Integrazione, dialogo, solidarietà e diritti".
L'incontro, fortemente voluto dal Rettore Prof. Renato Lauro, è stato organizzato dall'Università ospitante e dalla Fondazione O'Scià   (Odori, Suoni, Colori d' Incontri d' Arte), nata nel 2003 da un'idea del cantautore Claudio Baglioni.
Dopo il saluto del Magnifico Rettore, che ha aperto i lavori, ha preso la parola Claudio Baglioni, Socio fondatore e promotore della Fondazione O'Scià, che fungeva anche da moderatore.
"Nessun uomo è un'isola ogni respiro è un uomo", citiamo un verso di Claudio Baglioni per introdurre l'argomento della discussione che si prefiggeva la sensibilizzazione culturale verso "l'altro", il diverso.
Claudio, in giacca bianca su una "mise" nera, ha ricordato l'ispirazione che ebbe a Lampedusa, dove era in vacanza, di creare la Fondazione vedendo arrivare i barconi dei disperati del continente africano. Quella visione gli creò "un sentimento di colpa" dal quale non si è  mai ripreso, ma che lo spinge a "fare" qualcosa per il problema clandestini. In passato, insieme ad altri colleghi, ha dato concerti per raccogliere fondi e per sensibilizzare la gente nei riguardi di chi è più sfortunato di noi.
Fra gli ospiti che hanno parlato del problema dell'immigrazione clandestina, ricordiamo Riccardo Noury, portavoce della Sezione Italiana di "Amnesty International" e la Rappresentante della Sezione Italiana di "Save the Children" che, insieme a dati e statistiche, hanno messo l'accento sulla difficoltà di mettere a fuoco la figura del "rifugiato politico" per, a volte, mancanza dei dovuti riscontri e, in particolare, la giovane rappresentante di "Save the Children" ha riconosciuto che in Europa è ben visibile la situazione dei Paesi più esposti al problema e che questi sono l'Italia e Malta. Ha inoltre evidenziato la necessità di coinvolgere responsabilmente tutta l'Europa per non lasciare soli questi Paesi.
Ha partecipato anche Isabella Rauti, in qualità di Capo Dipartimento del Ministero Pari Opportunità, illustrando cosa ha fatto per i rifugiati la struttura di cui è responsabile . Dopo il suo intervento, richiamata da altri impegni, la moglie del Sindaco Alemanno ha lasciato la tavola Rotonda.
Le prossime iniziative della Fondazione O'Scià presentano il seguente calendario di Eventi della Settima Edizione Lampedusa 2009: 30 settembre ore 21.00 Serata di intrattenimento Spiaggia della Guitgia, 1° ottobre idem alla stessa ora, 2 ottobre sempre ore 21.00 Concerto Artisti stesso luogo ed il  3 ottobre si replica.    
Concludiamo questo resoconto con una citazione di Francis Bacon: "Se un uomo è gentile con uno straniero, mostra di essere cittadino del mondo e in cuor suo non è un'isola staccata dalle altre, ma un continente che le riunisce". 


lunedì 7 gennaio 2019

Si ride per non piangere. 1° Episodio: "Articolo 3 della Costituzione Italiana"

Professore di Diritto ed Economia: "Oggi vi parlerò dell'articolo 3 della Costituzione Italiana.
Costituzione della Repubblica italiana
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

Studenti della V A dell'I.T.E.
Studentessa:"Scusi, professore, una domanda.. Si, si è attinente.. è anche attuale ... diremmo. Ha sentito che la nave battente bandiera tedesca, ma Organizzazione Non Governativa, vuole far sbarcare 49 persone provenienti dall'Africa.. Si quelle che erano su un gommone dei criminali, che si fanno dare i soldi da gente proveniente dai più svariati Paesi africani, appena partito dalla Libia.. e che quando sono arrivate le motovodette della Guardia Costiera Libica la nave ONG ha rifiutato di consegnarli e se li è presi.. e, dicevo, vuole farli sbarcare in Italia perché Malta non li vuole.. Si, lo so, nessuno li vuole, ma il Presidente del Consiglio dei Ministri ha detto che se prendiamo donne e bambini, come ha detto il Viceministro Di Maio, "prendiamo anche i padri perché noi non siamo gente che smembra le famiglie"..
Studente: "Professore, vogliamo dire che.. insomma.. lei sta qui, e a noi ci fa piacere, ma la sua famiglia, come sappiamo tutti qui, sta a 700 chilometri da qua.. e lei ha un figlio piccolo.. Nel suo caso le Leggi di questo Paese non tengono conto che così la sua famiglia è smembrata!
Altro Studente: "E un'altra cosa professore volevamo dire, a proposito della Legge sul reddito di cittadinanza.. I TG hanno detto che, dopo un anno che uno ne ha avuto diritto e lo percepisce, deve accettare anche un lavoro a 250 chilometri da casa, ma con l'eccezione che può rifiutarlo se ha un figlio minore... Insomma, Professore, lei ha studiato, ha vinto un concorso e nessuno si è preoccupato di assegnarla tanto lontano dalla sua famiglia senza possibilità di scelta.. Dove sta allora l'uguaglianza? Le famiglie dei migranti clandestini non si possono smembrare, chi non ha lavoro e lo mantengono e alla fine glielo trovano pure può rifiutarlo se sta più lontano di 250 Km. se ha un figlio minore.. L'Art. 3 della Costituzione questi che ci governano se lo mettono sotto i piedi..., a noi sembra così."

Professore di Diritto ed Economia: "Mi imbarazza il vostro esempio. Posso solo dirvi che capiterà ancora e molte volte di scoprire che la concretezza dei fatti smentisce il dettato Costituzionale... Nel senso che non lo rispetta purtroppo."

Studenti della V A dell'I.T.E.
Studentessa:"Ma scusi, allora a cosa serve studiare la Costituzione? Per scoprire che è una presa i giro visto come vanno i fatti?" 
Studente: "Scusi Professore, ma a me da fastidio che si riempiono la bocca di incostituzionalità solo per le cose che piacciono a loro. Nessuno mette in risalto quello che le abbiamo detto prima, e lei non è l'unico, ci sono madri di famiglia sbattute a 1000 chilometri da casa e non possono dare le dimissioni dopo che sono anni che aspettano il ruolo, nessuno parla di smembramento di nuclei familiari, nessuno dice che oltre i 250 chilometri non si può andare se si hanno figli minori, però Leoluca Orlando parla di non rispetto della Costituzione se non si fanno sbarcare dei clandestini, oppure se si vieta di dare residenza anagrafica a gente che sta qua senza alcun titolo!  Ma questi fanno diventare la Costituzione una cosa che usano secondo il loro comodo!"
Altro Studente:"Se è per questo oggi Leoluca Orlando ha detto in televisione che lui è Professore di Diritto Costituzionale.. Si vede che, siccome facendo il politico diserta le Aule dell'Università, il Diritto Costituzionale se lo è un po' dimenticato!"

Professore di Diritto ed Economia: (triste e un po' avvilito) "Avete ragione ragazzi.. Vi spiego una cosa tanto bella ma tanto non rispettata e invocata a sproposito."