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giovedì 25 maggio 2017

Il malessere dei Dirigenti Scolastici

Da: La Tecnica della Scuola

Duemila ds a Roma per protestare e ottenere risposte a molti problemi


Da: Repubblica.it sede di Bologna

La goccia, l’ultima almeno in ordine di tempo, è stato l’obbligo sui vaccini nelle scuole: saranno i presidi a controllare. "Ma certo, anche questa", sono sbottati i più. Prima c’era stato il fronte del panino libero in mensa, poi gli infiniti e contradditori adempimenti sull’anticorruzione e la trasparenza, la privacy e i contratti. Insomma, presidi sempre di corsa su più scuole, talvolta dalla città al “plesso” fin sull’Appennino, con segreterie al collasso e famiglie che assediano i loro uffici, travolti da un mare di burocrazia, responsabili di tutto e di tutti a stipendio che si aggira intorno ai 2.600 euro al mese. Non proprio una busta paga da dirigenti. Per questo oggi saranno a Roma a protestare, alla manifestazione indetta dall’associazione nazionale presidi (Anp). Non tutti, a partire coi pullman saranno un’ottantina di presidi emiliano romagnoli (una ventina da Bologna). Altri andranno all’assemblea indetta dai Confederali stamattina al liceo Sabin e poi al presidio sotto le finestre del direttore scolastico regionale Stefano Versari. Qualcuno sciopererà con l’Udir, nuova sigla.


 Nelle scuole bolognesi sta girando una raccolta di firme su un documento che rappresenta il malessere dei dirigenti, pronti per protesta a non compilare il “portfolio” introdotto dalla Buona scuola per valutarli o a non rendersi più disponibili a guidare più scuole. Quella di un solo preside su due istituti è un’altra emergenza: il prossimo anno su 533 istituti scolastici in regione le reggenze saranno 153, quasi un terzo, destinate a salire a 180 dopo i pensionamenti e i trasferimenti.

Sul piatto c’è anche il rinnovo del contratto dei dirigenti scolastici. Cgil, Cisl, Uil e Snals, vogliono «aprire immediatamente il confronto». E chiedono di «escludere

 dalle responsabilità della dirigenza scolastica i compiti impropri ed estranei al servizio educativo». Lamberto Montanari, presidente regionale Anp, mette in fila i problemi: «Contestiamo la burocrazia inetta e inutile che ci travolge, abbiamo una retribuzione che è la metà di qualsiasi altro dirigente statale, con una media di 150 dipendenti da seguire, oltre agli studenti, per i quali siamo responsabili".

Dal sito dello SNALS Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori della Scuola

Nel corso della manifestazione, una delegazione rappresentativa delle provenienze territoriali dei manifestanti è stata ricevuta dai Capi Dipartimento dott.ssa Bono e dott. Chiappetta che hanno preso atto delle legittime richieste dei dirigenti, rispetto alle quali il MIUR ha espresso la sua valutazione positiva scontrandosi con il veto ostativo dell'organo di controllo del MEF.
Hanno ribadito che la decisione sulla questione è di competenza politica 

Gli articoli comparsi sui quotidiani sono necessariamente frammentari sui vari problemi che investono la figura del Dirigente Scolastico, dato che sono ormai un coacervo e per poter scriverne bisognerebbe fare un'inchiesta. Bisognerebbe vivere per alcuni giorni accanto ad un Dirigente Scolastico che illustri le problematiche, mentre il giornalista VEDE con i sui occhi e sente con le sue orecchie l'assurdità della situazione.
Pseudo giornalisti scrivono cavolate senza saperne nulla, da ciò che scrivono si capisce che vanno per sentito dire, portando pochi esempi di veri e propri "matti" come ce ne sono purtroppo in tutte le categorie... In particolare mi riferisco ad un articolo su Il Fatto Quotidiano scritto da un tizio due giorni fa in cui costui scrive di Dirigenti Scolastici che lavorano mezza giornata! Fantascienza!  
Gli adempimenti e le responsabilità non lo consentono, anche volendo.
Poi parla di selezione. Tanti in passato sono diventati Presidi provenendo dalla carica di Direttore Didattico, ma i nuovi Dirigenti Scolastici, coloro che hanno affrontato il Concorso quando già la Legge aveva definito la nuova figura dirigenziale, hanno superato delle prove concorsuali durissime. 
Mi dicono alcuni di costoro che fra i professori e, per chi dirige Istituti Comprensivi, fra i maestri, esiste una ignoranza totale delle leggi, delle normative e delle procedure che il loro Dirigente Scolastico ha sulle spalle. Mi sembra di aver letto che l'autore di quell'articolo si definisce "maestro"...
L'aspetto della retribuzione poi è importante, ma non quanto le responsabilità penali di cui ho parlato in un precedente post.
Non sono i 2600 euro netti al mese, che in alcuni casi sono anche meno giacché c'è una quota variabile, quanto il fatto che gli imbucati nelle sedi del Ministero, grazie alle raccomandazioni, prendono il doppio senza avere le responsabilità di chi dirige un Istituto con 1500 o 1200 persone sotto la propria responsabilità penale e civile: come ha detto a chiare lettere il Presidente dell'Associazione Nazionale Presidi. 

Riflessioni sulla Riforma Madia

Da: Il Sussidiario.net

da un articolo di Sergio Luciano

Prima di ogni valutazione di merito va detto che, come già a proposito dell’abolizione dell’articolo 18 con la sua storica protezione contro il licenziamento individuale economico e disciplinare, è all’inefficienza di una supercasta del pubblico impiego, quella dei magistrati, che dobbiamo dir grazie se adesso sembrano essere inevitabili regole più cattive. È all’inefficienza e infingardaggine delle toghe che si deve l’esistenza di una prassi giudiziaria lassista e scombinata, in base alla quale per decenni in Italia è stato impossibile licenziare perfino i ladri colti in flagrante, in base alla quale i detenuti in attesa di giudizio per reati contro lo Stato e scarcerati per scadenza termini non solo venivano riassunti e riammessi allo stipendio, ma ricollocati nelle funzioni statali violando le quali erano finiti in galera, senza che nessun giudice del lavoro riconoscesse mai le ragioni del datore di lavoro, amministrazione pubblica o azienda privata che fosse. Oltretutto, “l’esproprio” di giurisdizione che la magistratura ha subito con il Jobs Act non è stato oggetto della benchè minima protesta da parte della casta dei giudici perché era diventata materia ormai irrilevante per le cronache e per il prestigio e per il progresso delle loro carriere, quindi ben lieti di spogliarsene, proprio loro, così pronti alla mobilitazione appena gli si sfiora una prerogativa… Ma tant’è.
Nella riforma Madia qualche briciola di opportune “strette” disciplinari s’intravede. Ma proprio qualche briciola, mista a vari detriti che creeranno fatalmente pasticci e confusione. Innanzitutto salgono da sei a dieci i casi che possono condurre alla sanzione più grave, il licenziamento: false timbrature, assenze ingiustificate, false dichiarazioni per ottenere promozioni eccetera. C’è sempre il legalese che complica, quando si dice che la violazione dei codici dev’essere “grave e reiterata”, come se potesse essere “non grave” farsi timbrare il cartellino da un collega, magari a Carnevale. Ma fin qui ci sta.
Il nodo è e sarà, operativamente, la questione delle “costanti valutazioni negative”, quelle che annualmente ogni statale riceve da sempre dal suo superiore e che da sempre non sono mai servite a niente. Per licenziarne uno, con la riforma, basteranno tre anni consecutivi di valutazioni negative. Ma chi accerterà che il giudicante sia meritevole? E non sia mosso, magari, da astio, livore, rancore? O che non si accanisca, hai visto mai, contro un subordinato che lo contrasta su un proposito illecito?
Inoltre, ha precisato la ministra, per dare massimo vigore alle sanzioni, loro eventuali “vizi formali” non basteranno ad annullarle se un dipendente avrà sbagliato. E qui c’è un po’ da sorprendersi, perché un “vizio formale” in una procedura così delicata com’è un licenziamento discredita chi la conduce: non sanzionare una simile anomalia è come permettere al vigile urbano che ci mette la multa per divieto di sosta di parcheggiare davanti al passo carraio. Ma non si è sempre detto che la moglie di Cesare dev’essere al di sopra di ogni sospetto?
Inoltre, che succede se scatta il licenziamento? Come per i privati, succede che il giudice al quale il licenziato si appella potrà al massimo assegnargli un indennizzo ma non il reintegro, e questo indennizzo potrà essere al massimo di 24 mesi. Domandona: ma se un dirigente licenzia un dipendente che poi chiede e ottiene il reintegro, ovvero l’indennizzo, non dovrà - il dirigente - rispondere di danno erariale? Ma certo che dovrà, quindi - è sperabile - si guarderà bene dal licenziare chi non se lo strameriti…Ovvero, non licenzierà nessuno: per non rischiare.
Al di là delle materie contrattuali che la riforma regola, l’ulteriore elemento di moralizzazione potrebbe arrivare dalla concentrazione sull’Inps, e non più sulle Asl, delle visite fiscali: “Dal primo settembre ci sarà un polo unico per le visite fiscali, con le competenze sui controlli che passeranno dalle Asl all’Inps, omologando il settore pubblico a quello privato”. Questo è un bene, sempre ammesso e non concesso che l’Inps abbia le strutture per fronteggiare il nuovo onere operativo: il ministero ha emanato infatti una direttiva che prevede controlli a campione sulle assenze. E i controlli si fanno col personale.
Le riforme si fanno per raddrizzare il sistema che non va e ben dice l'articolo di Sergio Luciano: per anni l'ho pensato anch'io che il danno lo facevano i magistrati. E non era l'articolo 18 il problema, in quanto anche con esso si poteva licenziare chi truffava il datore di lavoro timbrando la presenza ma andando poi altrove a svolgere altre attività, che fossero ludiche o addirittura altro lavoro non importa.  

Programmi idioti

Torto o ragione? Il verdetto finale

Era da un po' che volevo scrivere un post su certi programmi che costano ai contribuenti e non danno NULLA.
Forse, negli intenti di chi li fabbrica e poi li manda in onda, servono a far passare solo il tempo davanti al televisore a qualche vecchietto rimbambito da tenere buono, perché non legge libri per via degli occhi o non ha mai avuto l'abitudine a leggere e non ce la fa più a muoversi tanto da dedicarsi ad altre e varie attività, dunque sta seduto inerme davanti ad una sequenza di immagini forse senza neppure capirne il senso...
Uno di questi inutili e fasulli programmi era "Torto o ragione? Il verdetto finale": un tribunale finto, contendenti finti, una storia mai accaduta, testimoni finti... Praticamente un "Forum" di Mediaset con qualche variante.
Ma mentre Mediaset mantiene codesti insulsi programmi con la pubblicità, RAI 1 è mantenuta dal canone (imposta) che la mia famiglia paga dal lontano 1970: 47 anni!!! A differenza di chi evadeva l'imposta che, con un sistema "ad accetta" e non "a bisturi", Renzi ha pensato bene di recuperare su ogni contratto di energia elettrica.
Ma anche per codesti insulsi programmi la RAI pretende di interrompere la trasmissione in continuazione per infilarci spot pubblicitari a raffica sempre più demenziali.
Prima di scrivere questo post sulla trasmissione condotta da Monica Leofreddi
sono andata a documentarmi su alcuni aspetti del programma ed ho scoperto che proprio ieri è stato dato l'annuncio che è stato soppresso dalla RAI.
Dunque come sempre i miei pensieri sono abbastanza nella media e la gente è meno stupida di come i dirigenti superpagati della RAI suppongono.
Gli ascolti erano bassissimi per l'insulsa, inutile sceneggiata che era "Torto o ragione? Il verdetto finale".
Forse le menti superpagate che siedono nelle privilegiate poltrone RAI capiranno finalmente che la gente, persino i vecchietti rimbambiti, vogliono AUTENTICITA'?
Se si manda uno sceneggiato (oggi all'inglese "fiction") la gente sa che è una finzione, ma sfugge il senso di fingere un tribunale con improbabili storie senza che sia una storia romanzata, ma un ibrido né carne né pesce.
Allora, se si vuole intrattenere gente inerme che non può fare altro che stare passivamente davanti ad un televisore, mandassero dei bei documentari, che costano molto meno di tutte quelle figure utilizzate per i finti tribunali, non ultimi i personaggi a vario titolo "famosi", la cui opinione non interessa a nessuno, ma usufruiscono del gettone di presenza con cui campano girando per gli studi televisivi a gettare aria dalla bocca; i documentari fanno vedere il mondo a chi non può viaggiare e istruiscono, cosa non da poco anche per chi è ormai vecchio.