mercoledì 23 ottobre 2013

Cronache di pazzie quotidiane - Non sono razzista, ma ci sono gli indiani

Non sono razzista, ma ci sono gli indiani

All'ennesima telefonata dell'ennesimo possibile acquirente che chiedeva: "Ma ci sono gli indiani?" Rosanna si arrabbiò!
"Perché cosa le fanno gli indiani?"
"Niente, ma le case hanno minor valore perché vicino ci abitano gli indiani."
"Gli indiani lavorano nelle serre e servono agli imprenditori agricoli. Sono silenziosi e non danno alcun fastidio."
"Ammetterà che però stendono i panni non come noi!"
A Rosanna tornò l'immagine di una romanissima signora che aveva abitato per qualche tempo nella casa accanto alla sua e che stendeva le sue lenzuola e coperte su un filo tirato da un albero all'altro del giardino. Ma non era questo il suo peggior difetto bensì, dimostrando di amare tanto i gatti, aveva messo a ciascuno un collarino, anche ad una gattina in crescita di cui si dimenticò quando traslocò e il povero animale crescendo sarebbe sicuramente morto per soffocamento, se Rosanna non avesse provveduto a toglierglielo una volta che la povera gattina, abbandonata "dall'affettuosa padrona", era entrata nel suo giardino. 

Davanti al supermercato stazionavano ragazzi dalla nerissima pelle che insistevano per aiutarla a mettere a posto il carrello al prezzo di Lit. 2.000 (euro 1) e Rosanna rifiutava infastidita questo vero e proprio elemosinare spacciato per "lavoro", mentre vedeva che altri italiani si compiacevano, sentendosi molto buoni, di cedere a quell'insistente richiesta da parte di clandestini.

Quegli stessi italiani, però, non volevano abitare vicino a regolari lavoratori che, accontentandosi di una paga molto conveniente per gli imprenditori agricoli, erano una ricchezza per la zona.
Razzisti a singhiozzo?
Si sentivano degradati ad abitare non lontano da quelle belle signore che giravano con i loro bimbi bellissimi, con i loro coloratissimi sari? 
Gli uomini si vedevano passeggiare nei momenti di riposo pulitissimi, curatissimi, in pantaloni lunghi. Qualcuno portava il turbante.

I vicini italiani parlavano urlando, spesso proferivano bestemmie e parolacce, senza ritegno alcuno. Facevano dispetti tipo rigare le auto, far defecare il cane davanti agli ingressi delle case...
Però questo, secondo i possibili acquirenti, non deprezzava gli immobili...
Ogni simile ama il suo simile, dunque non può provarne fastidio.

Alcuni occupavano delle case senza pagare affitto, né acqua, né tasse di alcun genere: ma erano italiani, dunque non costituivano degrado per i possibili acquirenti.
Giravano vestiti come caricature: calzoni corti su gambe storte, cinture basse su ventri enormi...
Tutto un altro vedere rispetto ai dignitosi lavoratori agricoli indiani. 
Rosanna invece si sentiva degradata a vivere accanto ad energumeni che ritenevano un loro diritto fare chiasso fino a mezzanotte ed oltre insieme ai loro maleducatissimi figli. Soggetti che diventavano aggressivi qualora si richiedesse il rispetto delle regole di civiltà ed il silenzio.
Gente che non pagava il condominio facendo accumulare cifre considerevoli... Che dava continuo spettacolo della propria villania, che derideva chi si preoccupava di mantenere pulite le zone comuni...


Il sacco del territorio

Donzelli Editore

SINOSSI
Nel 1985, pochi mesi prima dell’approvazione della famosa legge Galasso sulla tutela del paesaggio italiano, il Parlamento approva la prima legge di condono edilizio proposta da uno degli ultimi governi di centrosinistra. Si disse che sarebbe stato il primo e l’ultimo. Dopo nove anni, nel 1994, il primo governo Berlusconi porta in approvazione il secondo condono edilizio. Anche allora si disse che sarebbe stato l’ultimo. Nel 2003 un altro condono proposto dalla stessa maggioranza. Finora sono tre le leggi di condono edilizio approvate dal Parlamento, e per quanto possa sembrare strano non è stato fornito all’opinione pubblica nessun rendiconto su quante domande siano state presentate, quanti edifici siano stati condonati, quanti ettari di terreno agricolo siano stati divorati dalle costruzioni, quale sia il bilancio economico delle tre leggi. Siamo un paese in cui lo Stato non ha la forza e l’autorità per far rispettare le leggi, a partire dai piani urbanistici, e cioè le regole che disegnano il futuro delle città. E la china rovinosa dell’Italia pare non arrestarsi: sembra che la cultura dell’abusivismo stia permeando le amministrazioni pubbliche. Dal primitivo abusivismo di «necessità», quello cioè di un paese povero che faticava a diventare moderno, siamo infatti passati all’iniziativa dello Stato stesso per cancellare ogni regola. Nel 2009 il governo Berlusconi annuncia il «piano casa» con cui si possono aumentare i volumi degli edifici a prescindere da qualsiasi regola urbanistica. Nello stesso periodo, per la preparazione Dei mondiali di nuoto e delG8 alla Maddalena, si sperimenta il modello di deroga persino rispetto alle regole paesaggistiche e di tutela dei corsi d’acqua. Fenomeni di questo tipo sono impensabili e sconosciuti in tutti gli altri paesi europei. Ed è urgente chiedersi quale sia il male oscuro che non permette all’Italia di divenire un paese in cui le regole sono rispettate.
L'AUTORE
Paolo Berdini, ingegnere, svolge attività di pianificazione urbanistica e consulenza per le pubbliche amministrazioni. Membro del consiglio nazionale del Wwf, collabora con il quotidiano «il manifesto». Per Donzelli ha pubblicato nel 2008 La città in vendita. Centri storici ...


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Dicono che il clima in Italia sia cambiato, può darsi, ma le continue alluvioni, le frane, gli smottamenti del terreno, non sono dovuti tutti al clima che si sta tropicalizzando, bensì al sacco del territorio fatto da una diffusa cultura insofferente alle Leggi ed ai Regolamenti e, soprattutto, alla criminale inadempienza dei Comuni ad applicare Leggi e Regolamenti.
Le scuse sono: "Non abbiamo sufficiente personale".
Conseguentemente chiedono pubblici concorsi per far entrare e "sistemare" figli e discendenti vari, quindi aumentare la spesa pubblica che, per le circostanze drammatiche dell'economia del Paese, al contrario va contenuta.
Ho già illustrato come un tecnico abbia detto di essere stato pagato dal mio comune per un programma che consentiva, tramite foto del non enorme territorio del comune in cui vivo, il raffronto automatico con il catasto. Bastando una persona, il programma ed un PC.
Quando il solerte ufficio ICI del medesimo comune ha inviato alla mia famiglia una corposa cartella di pagamento per il 50% della nostra casa di proprietà che doveva pagare l'aliquota del 7 per mille, in quanto mio marito aveva spostato la residenza in altro comune e, per la sua parte di proprietà, avevamo erroneamente pagato il 5 per mille, abbiamo anche dovuto pagare una corposa mora!
L'impiegata incaricata di chiudere la pratica dopo il nostro pagamento, ci ha informato che "il comune stava operando per ottenere foto aeree del territorio" in modo da far pagare le tasse a tutti e non solo ai soliti.
Non ho notizia se ciò sia stato fatto, dunque per il momento sospendo ogni giudizio, ma quando sapremo perbene cosa si dovrà pagare per il 2014 i comuni dovranno renderne conto ai cittadini paganti, in quanto, altrimenti, si configura connivenza con l'evasione fiscale!!

Per intanto assistiamo ad allagamenti e danni dovuti alla indiscriminata cementificazione abusiva priva di controllo.
Conseguenze di abusivismo