giovedì 25 ottobre 2018

San Lorenzo: dai bombardamenti al degrado

Abitare a San Lorenzo, anche se oggi si può considerare quasi centro, è da poveri o da originali.
Si trova vicino al Cimitero del Verano, dunque non può essere ambito un quartiere collocato nelle adiacenze di un luogo dove sono i morti.
Ed era povero pure allora, quando gli anglo-americani lo bombardarono perché nelle adiacenze c'era lo Scalo San Lorenzo, snodo ferroviario importante durante la Seconda Guerra Mondiale.


Bombardamento di San Lorenzo, Roma, 19 giugno 1943
Ma poco distante sorge anche la cittadella universitaria "Sapienza", una delle opere ben fatte del ventennio fascista.


La Città Universitaria di Roma, realizzata su progetto urbanistico di Marcello Piacentini e inaugurata nel 1935, in una foto del 1938.




Fino agli anni '80 del secolo scorso San Lorenzo era un quartiere tranquillo. Ad esempio in via dei Ramni vi abitava il Direttore della Scuola Elementare che frequentavano due dei miei figli: media borghesia. La vicinanza dell'università faceva sì che vi abitassero parecchi studenti fuori sede. Il quartiere inoltre ospitava diverse sedi di Istituzioni, come l'Ufficio di Collocamento per gli Invalidi Civili e il famoso Centro di Neuropsichiatria Infantile creato dal Prof. Bollea. Aveva iniziato allora anche ad avere una fama di luogo caratteristico per la vita serale con apertura di trattorie caratteristiche: una era famosa per il pesce e per i prezzi accessibili, tanto da avere la fila fuori dalla porta. Ma nulla faceva ancora intravedere quello che è diventato poi... Certo molto per i Centri Sociali di estrema sinistra, portatori della trasgressione alle regole spacciata per libertà.
L'ondata straniera immessa senza regole, la clandestinità accettata come accoglienza da correnti di pensiero ufficiali come la Chiesa Cattolica, con l'ingombrante presenza dello Stato Pontificio dentro la Capitale d'Italia, e la sinistra per la prima volta nella Storia perfettamente d'accordo con il Clero, ha comportato che San Lorenzo si trasformasse per quella che è, con sofferenza degli inascoltati abitanti normali. 
Nella circostanza di questo fatto orribile accaduto nel cuore di Roma, la morte con stupro di una adolescente, le immagini televisive ci hanno mostrato una serie di edifici fatiscenti, a formare quasi una cittadella di degrado, ed io mi sono chiesta cosa si aspetta a demolire quelle ormai inutili costruzioni per creare spazi tanto necessari ovunque a Roma. Leggo poi che il progetto di bonificare quel luogo esiste da anni!
Inanità delle varie amministrazioni che non pagano mai la loro costosa inefficienza!

venerdì 19 ottobre 2018

Esperimenti sulla vita umana

E' una storia vecchia accaduta negli USA. Come si può vedere dalla foto dei due superstiti:

Robert e David: fratelli gemelli superstiti di un parto quadrigemellare. Oggi hanno 57 anni.
Il quarto gemello presumibilmente non sopravvisse e la madre, ebrea, li abbandonò per lasciarli in adozione, operazione di cui si occupò un'Agenzia di adozioni: "Louise Wise".
I tre furono dati in adozione a tre famiglie ebree, non si sa se per desiderio di chi li ha messi al mondo o se per scelta delle Istituzioni che seguirono le adozioni perché crescessero nella stessa cultura della madre.
Furono però scelte tre famiglie di ambiente diverso: Robert finì in una famiglia ricca, David in una famiglia di operai e Edward in una famiglia della media borghesia.


I tre fratelli gemelli quando si ritrovarono, del tutto casualmente, e furono protagonisti di spettacoli televisivi e al centro dell'attenzione dei media americani.



Questo è Edward che purtroppo si suicidò nel 1995, lasciando una moglie e una figlia.
L'incontro con i fratelli e la scoperta della loro vicenda avvenne nel 1980.



La loro straordinaria storia è il soggetto di un nuovo affascinante documentario, Three Identical Strangers, che spiega dettagliatamente come la gioia della riunione ebbe una svolta più cupa: i tre fratelli hanno scoperto di essere stati utilizzati per un cinico esperimento sociologico.

L’agenzia di adozione ha rifiutato di dare delle spiegazioni ma i ricercatori che studiano il background dei tre gemelli, hanno scoperto che l’agenzia, specializzata nella ricerca di famiglie per figli di donne ebree per lo più single, dopo aver consultato uno psichiatra, aveva introdotto una politica di separazione tra coppie e terzetti di gemelli, poiché i bambini non dovevano entrare in competizione per ottenere l’attenzione dei genitori adottivi.

I genitori adottivi di Robert, David e Eddy hanno detto che facevano parte di uno studio intensivo sullo sviluppo del bambino che avrebbe dovuto continuare come condizione per l’adozione. Consapevoli della difficoltà di trovare bambini ebrei da adottare, i genitori furono tutti d’accordo.

Inizialmente l’agenzia aveva sostenuto che i genitori erano stati scelti a caso, ma quando è emerso che ogni famiglia aveva una figlia adottiva di circa due anni al momento dell’adozione dei tre gemelli, ha suscitato ancora più domande.

È emerso che i tre gemelli erano il fulcro di uno studio segreto, ma legale, diretto da Peter Neubauer, uno psicoanalista che gestiva il Child Development Center di Manhattan.

Voleva esaminare fino a che punto l’essere umano sia plasmato dai geni e in che misura dall’ambiente. I tre fratelli identici separati alla nascita gli hanno fornito un’opportunità sbalorditiva. Il suo studio, finanziato dall’American National Institutes of Health, ha avuto la piena collaborazione dell’agenzia di adozione e quasi ogni mese per 12 anni le famiglie, una all’insaputa dell’altra, sono andate a Manhattan per sottoporre i tre ragazzini a test di intelligenza, comportamento e personalità.

Ogni fase della loro vita, anche il momento in cui hanno imparato ad andare in bicicletta, è stata filmata e registrata. Gli psicologi passavano ore a osservarli mentre giocavano e parlavano con loro, interrogando le sorelle e genitori.

A volte i ricercatori andavano a trovare i ragazzi a casa ma nemmeno una volta hanno menzionato l’esistenza di altri gemelli che vivevano a 100 km l’uno dall’altro.

Per valutare gli effetti dell’ambiente socio-economico sullo sviluppo dei ragazzi, Neubauer aveva collocato ciascun ragazzo in famiglie ebraiche di classi sociali molto diverse.

Il padre di Robert Shafran era un medico, la madre un avvocato e vivevano a Scarsdale, nella contea di Westchester.

La famiglia di Eddy (Edward) Galland viveva in un sobborgo borghese di Long Island, il padre era insegnante, mentre i genitori di David Kellman, di classe operaia, vivevano nel Queens.

Eppure proprio Robert, il più socialmente privilegiato, era stato condannato per omicidio colposo: nel corso di una rapina una 83enne era stata picchiata a morte con un piede di porco. Il giudice tuttavia ritenne che Robert avesse avuto un ruolo “marginale” e lo condannò a lavorare per cinque anni in un istituto per bambini disabili.

Secondo gli standard odierni, il comportamento dei ricercatori è considerato agghiacciante, ma lo stato di New York ha iniziato a raccomandare alle agenzie di adozione di non separare i fratelli, soltanto nel 1981. Anche allora era consigliato ma non obbligatorio.

Fino alla sua morte, avvenuta nel 2008, Neubauer ha insistito di aver fatto la cosa giusta, ma oggi i due fratelli sopravvissuti sono arrabbiati per essere stati usati come pedine in quell’esperimento che Robert ha definito “da incubo, nazista”, probabilmente riferendosi a Josef Mengele, che ad ad Auschwitz conduceva esperimenti, torturava e uccideva le coppie di gemelli. Un paragone particolarmente ironico, visto che Neubauer era un rifugiato austriaco, vittima ebrea dell’Olocausto.



Episodio V - Elena e Gregorio-Furio "Mele cotte"

La “Maschera” Furio.


Carlo Verdone è un genio e nel suo attento studio dei caratteri umani ha saputo cogliere un aspetto che riguarda molti tipi umani e l’ha raffigurato caricaturalmente nella figura di “Furio”.

“Furio” può avere varie facce e svolgere professioni o mestieri diversi, ma sempre ha una connotazione ossessiva, paradossale che, in percentuale diversa, da un’impronta inconfondibile al suo agire: da lì nasce il personaggio di Verdone che suscita il riso e lo sconcerto perché il suo Autore ne fa, appunto, un’immagine caricaturale, quindi estrema.

Quello che fa ridere di più è il rapporto di Furio con la malcapitata che lo ha sposato, dipinta come una vittima che, nel caso estremo interpretato da Veronica Pivetti, si getta in mare suicida per sfuggire al suo inconsapevole aguzzino.

Oppure, come in un altro episodio, fugge con un bel tenebroso che la insidia lasciando persino i figli o, anche, in una delle prime scenette in cui Verdone abbozzava il personaggio, egli parla alla moglie che non gli risponde ormai più, annichilita dalla sua incapacità di percepire le esigenze dell’altro, e lui si risponde per lei, ottusamente inconsapevole dello stato di depressione in cui l’ha gettata e, in tale scenetta, Verdone interpreta anche il figlio di Furio il quale, uscito il padre, si rivolge con lo stesso metodo alla sempre più annichilita madre che, tristissima, continua a sferruzzare muta, e le dice con foga: “Io con quell’uomo non voglio parlare più, capito? Io quell’uomo non lo sopporto più!” Poi, senza aspettare risposta, esce dimostrando in sostanza di essere “Furio” anche lui.

Ora, come dicevo, ci sono tantissimi tipi umani che hanno in sé in percentuali diverse “Furio”: io conosco una moglie di un “Furio” il quale è posseduto da questa maschera fortunatamente in minima percentuale, ma è anche lui inconfutabilmente un “Furio” !

Vorrei prendere spunto dagli innumerevoli episodi che “La Moglie di Furio”, che io conosco, vive e racconta per scrivere delle gustose scenette comiche, a volte anche un po’ amarognole, per riderne insieme.

Li chiamerò “Episodi” e darò loro solo un numero progressivo.

La moglie del nostro  “Furio” si chiama Elena e lui Gregorio.

Episodio V

"Ciao Elena! Come stai?" Inizio allegramente la telefonata.
"Bene Rita, non mi lamento. E tu?"
"Anch'io. Lavoro molto.. Sai con due case grandi e poco aiuto domestico.. Ma finché ce la faccio va bene così."
"Te l'ho detto che fai male a risparmiare sull'aiuto. Alla nostra età dobbiamo farci aiutare. Le forze non sono più come quelle di una volta.. Vabbè che parlo proprio io che ho due case come te e quasi nessun aiuto!"
"E Gregorio come sta?"
"Bene! Sicuramente meglio di me!"
Avverto la solita nota polemica. "E' ancora in gamba anche se ha qualche annetto più di noi due eh?"
"Sì, e ne sono felice, perché gli voglio bene, ma mentre io lo stimolo a farsi aiutare, e lo fa e molto per il giardino di una delle due case, lui ha sempre qualche ideuzza infantile e pretenderebbe che io lo assecondassi, altrimenti si offende e... litigio!"
Penso che ora comincia il solito sfogo sulla "furiaggine" di Gregorio. "Non ha sensibilità per la tua fatica?"
"A chiacchiere si! Ma poi si fa venire idee che per me significano lavoro e io proprio oggi mi sono arrabbiata per questo!"
"Sai i "Furio" hanno di queste insensibilità... - dico - Anzi il tuo "Furio" non è come le caricature estreme di Verdone!"
"No, altrimenti sarebbe da scappare! Ti ricordi con quanta ostinazione ha voluto piantare un albero di mele proprio davanti alla casa? Io gliel'ho detto che le mele avrebbero sporcato inevitabilmente cadendo dall'albero..."
"Si, mi ricordo, glielo chiesi pure io perché aveva voluto piantarlo proprio lì e non con gli altri alberi da frutta più lontano dalla casa e lui mi rispose che gli piaceva vedere i fiori del melo bianchi e rosa quando si affacciava alla finestra. Che romantico però!"
Elena non si commuove né punto né poco. "I fiori durano una settimana si e no e per vedere i romantici fiori bianchi e rosa io devo raccogliere e spazzare mele per un mese almeno perché mica cadono tutte insieme!"
"Capisco." Dico desolata, perché quando vado a trovare Elena nel periodo in cui le mele maturano vedo che non le può raccogliere tutte, anche per questo ci vuole tempo e fatica, alcune poi sono troppo in alto e cadono sul vialetto di ingresso dove mi è capitato anche di inciamparvi rischiando di cadere.
"Poi, visto che non usiamo anticrittogamici, sono tutte con il verme!" Sbotta Elena.
"E vabbé, - sdrammatizzo anche se penso che ha ragione - quelle migliori le pulisci dal verme e ne mangi la parte buona."
"Infatti. Però maturano tutte insieme e non possiamo mangiarle tutte. Darle ai figli non se ne parla, ce le tirano, visto che tutte hanno il buchino nero dell'entrata del verme. Lui ne ha raccolte un po', le ha lavate e messe in una terrina, ma poi mangiare a pranzo e cena mele... Sono anche del tipo un poco asprino.. Restano lì per giorni, ogni tanto ne butto una perché diventa nera.. Così, visto che le aveva raccolte e lavate lui, un giorno che lui non c'era le ho sbucciate tutte, fatte a fettine, messo un po' di zucchero e limone e messe in forno."
"Brava!"
"Era l'unico modo di farle cotte: per intero mangiavi pure il verme... cotto."
"Lui è stato contento?"
"Contentissimo! Gli sono piaciute molto! - Sospira. - E' proprio lì ora il problema..."
"Ti ha chiesto di fargli una torta di mele?"
"No, questo no. Ormai siamo in due, cicciottelli, dobbiamo dimagrire, dicono i medici, per il diabete senile, per il cuore... per tutto! Ci mancano le torte che sempre abbisognano di burro, uova, farina... No, no!"
"Allora qual'è il problema?"
Una pausa, un altro sospiro, poi: "Si è presentato a casa con un chilo di mele e pretendeva di farmele  fare cotte a fettine come le altre!"
"Ma le altre erano finite? Ora ci spendete pure i soldi dopo aver buttato quelle dell'albero?"
"Di quelle dell'albero ne abbiamo potute salvare poche:  molte, oltre all'immancabile verme, sono piccole, stortignaccole, tutto torso e poca polpa.. Ma ormai erano finite, io le avevo utilizzate al meglio, dunque basta!"
"Lui invece voleva continuare con le mele più belle: quelle comperate?"
Elena con voce ora esasperata: " Come i bambini, anzi "il bambino Furio" voleva che io mi mettessi a sbucciare, tagliare a fettine ecc. ecc. "perché a lui erano piaciute tanto"!
"Porello, - dico ingenuamente - gli erano piaciute però e ne voleva ancora!"
"Mi sono rifiutata e lui si è offeso e abbiamo cominciato a litigare perché ha detto che allora lo faceva lui! Una cosa senza senso. Gli ho spiegato che tutto quel lavoro l'ho fatto perché non si poteva fare altrimenti per utilizzarle, avendo dentro il verme.  Ma queste che lui aveva comperato si potevano fare cotte intere, se proprio gli piacevano le mele cotte che, lui dice, la mamma gli faceva quando era bambino!"
"Ma che ti importa, se lui voleva farle a fettine come gliele avevi fatte tu potevi lasciarglielo fare, visto che gli erano piaciute tanto!"
"Altro lavoro, la cucina impicciata! Io sono stanca Rita! Sono vecchia e stanca!"
"Capisco, - dico comprensiva verso entrambi - come è finita?"
"E' finita che gli ho fatto la mele cotte al forno: ma intere!!!" Dice aspra Elena.




mercoledì 17 ottobre 2018

Lo sapevate che.....





Confesso che io non lo sapevo che anche gli stranieri  extracomunitari IRREGOLARMENTE presenti sul territorio nazionale hanno diritto alle cure sanitarie totali, farmaci compresi gratis.
Leggete in base a quali Leggi e l'elenco delle prestazioni.
Ma quello che mi colpisce ancora di più ed ha colpito chi me lo ha segnalato è: a parità di trattamento con i cittadini italiani
giacché così NON è a tutto svantaggio nostro però, cittadini italiani.
Cittadini Italiani su cui grava tutta la spesa sanitaria, enorme!
Qui nel Lazio, ad esempio, mio marito ha finito di pagare da poco il sovraticket di euro 14 a prestazione ambulatoriale o esami clinici vari, applicato a chi è al di sopra di un certo reddito, per ripianare il disavanzo della spesa sanitaria.
Calcolando che mio marito ha versamenti INPS per anni 48 ma la sua pensione è ferma ai versamenti fino a 40 anni, come prescrive la Legge, egli ha già regalato 8 anni di versamenti a questo Stato che forse li utilizza per chi non ha versato nulla, dato che le casse INPS erogano assegni sociali (ex pensione sociale) a chi risulta nullatenente e senza contributi.
E, restando sugli stranieri, eroga anche pensioni ai parenti degli stranieri regolari richiamati per ricongiungimento familiare in Italia, in base ad una Legge voluta e varata da Romano Prodi. 
Noi, cittadini Italiani, se prenotiamo una visita specialistica aspettiamo anche mesi per ottenerla, e la salute non può aspettare ed è inutile spiegare il perché.
Se siamo in bancarotta, come i corvi continuano ogni giorno a gracchiare, forse è dovuto a scelte antiche, come le date delle Leggi rivelano.
Abbiamo elargito a piene mani agli altri e continuiamo a farlo.
Una forma di protezione sociale di lusso direi quella che elargiamo a chi è sul nostro suolo IRREGOLARMENTE.
Se penso che ci sono formazioni politiche a cui questo non basta, che avrebbero continuato a far entrare IRREGOLARI, e ancora vorrebbero farlo se potessero, gonfiando a dismisura la spesa sanitaria, mi viene l'angoscia e penso che ha ragione chi mi dice che forse c'è un disegno per distruggere l'Italia e gli Italiani.  




Straniero temporaneamente presente

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Il codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) è lo strumento[1] per l'applicazione del diritto all'assistenza sanitaria da parte dei cittadini extra-UE irregolarmente presenti sul territorio[2].
Il codice STP è rilasciato dalle Aziende sanitarie locali, all'atto della richiesta di cure oppure su richiesta dell'interessato. L'accesso alle strutture di cura non può comportare alcuna segnalazione all'autorità[3].
I ricoveri erogati a favore degli aventi diritto sono remunerati attraverso apposito fondo del Ministero dell'Interno, mentre le spese connesse alle prestazioni ambulatoriali, ai farmaci e alle altre prestazioni restano a carico delle Regioni.

Prestazioni assicurate[modifica | modifica wikitesto]

Al possessore di codice STP vengono garantite le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva, ed in particolare[2]:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Decreto del presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, articolo 43, in materia di "Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell'articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286"
  2. ^ a b commi 3 e 4 del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, articolo 35, in materia di "Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero"
  3. ^ comma 5 del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, articolo 35, in materia di "Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero"

Sagge Parole

Regala la tua assenza a chi non da valore alla tua presenza..

Oscar Wilde      

sabato 13 ottobre 2018

Storie dal Paese di Babiloburo - Una Scuola a Babiloburo

Storie dal Paese di Babiloburo


Una Scuola a Babiloburo


Babiloburo è un Paese che è stato chiamato così giacché è governato da una Babilonia Burocratica costituita da burocrati inamovibili, impunibili, insensati, che applicano regole contraddittorie, irrazionali in modo perentorio a cui tutto il popolo deve attenersi, sballottato da un ufficio all'altro, da un burocrate all'altro. I babiloburi escono di casa con il cuore stretto dalla più assoluta incertezza quando debbono affrontare una qualsivoglia pratica che regola la loro vita. Spesso i babiloburi non hanno un lavoro, oppure ce l'hanno ma il futuro è incerto, potrebbero essere licenziati, sono per questo sfruttati, lavorano anche 14, 15, 16 ore al giorno! Mentre i burocrati che comandano l'organizzazione della vita del Paese lavorano solo in alcune ore, in alcuni casi non più di 36 ore settimanali, e il loro lavoro è garantito per tutta la vita.
Questo rende i burocrati di Babiloburo potentissimi e neppure il sistema politico riesce a toccarli.

A Babiloburo non solo i burocrati non pagano ma neppure i politici se fanno danni all'erario. Ci sono categorie preposte a pagare per gli errori dei burocrati e dei politici. Queste categorie sono lo sfogatoio del popolo ignorante che denuncia e vuole un responsabile a tutti i costi e il comodo scarico di loro colpe dei burocrati e dei politici.
Capisco che è difficile per noi Italiani capire un simile Paese burocratizzato insensatamente e in cui paga qualcuno a posto di un altro. In Italia questo non potrebbe mai accadere!
Avevamo già illustrato il funzionamento della Scuola a Babiloburo e sotto riportiamo il link del nostro articolo per chi volesse rileggerselo. Ma oggi vogliamo raccontare la storia di una Scuola qualsiasi di Babiloburo, una storia che farà capire meglio la commistione fra burocrazia e politica e come né l'una né l'altra paghino mai e le pseudo regole di questa Babilonia di Paese scaraventino tutto sui capri espiatori incolpevoli.
Esiste a Babiloburo una Religione-Stato molto potente, che predica la povertà ma è immensamente ricca. La politica cerca di andarci d'accordo perché tale religione ha molti seguaci. In una ridente cittadina di Babiloburo tale Religione-Stato gestiva una scuola dove anche genitori atei iscrivevano i propri figli per status symbol. Questo da conto della sua potenza! Un bel giorno fu eletto un sindaco, era il farmacista della cittadina, molto prono agli interessi della Religione-Stato, e i monaci che gestivano la scuola decisero di venderla allo Stato di Babiloburo e in particolare al sindaco che l'avrebbe pagata con le casse del comune. 
L'edificio che ospitava la Scuola, che tanti soldi aveva fruttato ai monaci, grazie alle esose rette che anche gli atei pagavano per sentire i propri figli accolti in quella che loro ritenevano una scuola di élite, era un ex convento risalente all'immediato dopoguerra, 70 anni prima, e al momento della vendita presentava alcuni problemi strutturali e di capienza, dunque avrebbe avuto bisogno di corpose e costose ristrutturazioni. La Religione-Stato, a cui i monaci versavano gran parte dei proventi, non era disponibile a spendere alcunché e il carico di quell'edificio se lo prese il comune della ridente cittadina a spese dei contribuenti babiloburi. Qualcuno protestò di fronte all'enorme cifra pagata per un palazzo da ristrutturare: 17 miliardi di lire babiloburensi!  Ma il Sindaco, prono alla Religione-Stato, pagò e iniziò anche a spendere ancora sull'edificio per adibirlo a Scuola per i bambini dai 3 ai 13 anni.
Nessuno si accorse di alcune mancanze di Legge o, se se ne accorse, fece finta di non vedere. Le porte-finestre che davano sulla stretta strada dove transitavano automobili erano senza maniglie antincendio e venivano tenute chiuse per evitare malaugurate uscite dei bambini. Nessuno si chiedeva in caso di incendio cosa sarebbe accaduto. Solo il portone di ingresso aveva la sorveglianza essendo ormai la Scuola diventata statale e quindi con il personale ridotto all'osso. Le scale antincendio invece di uscire sul retro, dove c'era un vasto terreno erboso in cui  in caso di evacuazione avrebbero potuto essere ospitate agevolmente 1.500 persone, fra Direttore, Insegnanti, personale dipendente vario e studenti, finivano in uno stretto cortile laterale il cui cancello d'ingresso dava sulla stretta strada trafficata.
Tutto procedette senza scosse finché non arrivò una Direttrice del Ministero di Babiloburo che applicava alla lettera la norma scritta.
La donna si accorse subito che da un locale avevano ricavato un'aula contravvenendo a quanto scritto sulle mappe e contro i verbali dei Vigili del Fuoco. Allarmata fece immediatamente spostare gli alunni in locali più sicuri. Non vogliamo annoiare il lettore con il lungo elenco delle anomalie che la nuova Direttrice trovò e segnalò al Comune che, intanto, aveva cambiato molti Sindaci. Nessuno chiese conto al farmacista che aveva fatto questo grande favore alla Religione-Stato di accollare sulle spalle dei contribuenti un simile stabile! Così va a Babiloburo! Mica è l'Italia! 
La Direttrice che applicava la Legge e le norme fu vista un po' come una scocciatrice. Ma nonostante il suo rigore, siccome siamo a Babiloburo, qualcosa le sfuggì!
Ci fu un terremoto. Soprattutto i piani alti, dove la Direttrice aveva i suoi Uffici, tremarono da morire, avendo anch'essi seri problemi strutturali. La donna fece evacuare tutti, ma non potendo farlo dove sarebbe stato logico e normale, nel grande terreno sul retro, fece scendere tutti dove finiva la scala antincendio: nello stretto cortile a lato dell'edificio, pur rendendosi perfettamente conto che dai cornicioni poteva staccarsi qualcosa o, peggio, il muro della scuola crollare sugli sfollati. Inutile chiedersi chi e perché non aveva previsto l'evacuazione nel terreno sul retro, dove le persone avrebbero potuto stare più discoste dall'edificio... La donna dovette usare i mezzi che qualcuno aveva approntato in un modo non comprensibile.  
Alla scossa di terremoto nella cittadina si era scatenato il panico. Frotte di genitori si precipitarono a reclamare i propri figli. Le insegnanti dovevano consegnarli con grano salis e tornare nelle classi a prendere le cartelle ivi lasciate per l'ovvia necessità di raggiungere prima possibile l'esterno; ma alcuni genitori isterici pretendevano di averli subito, senza indugio, qualcuno dette in escandescenze e chiamò i Carabinieri. Ebbene si, anche Babiloburo ha dei militi simili ai nostri Carabinieri. Venne uno dalla vicina caserma che era anche padre di uno degli studenti e fece un verbale, perché non si sa, dato che la scuola aveva quella scala antincendio, aveva quel cortile, e che le insegnanti non potevano gettare i bambini in mezzo alla stretta e trafficata via senza i dovuti controlli.
Risultato, a seguito di detto verbale, arrivarono l'ispettore della Sanità e i Vigili del Fuoco. L'edificio era a rischio sismico, ma questo non poterono attribuirlo alla Direttrice dato che degli edifici scolastici a Babiloburo si occupano Comuni ed altri Enti Territoriali. Né se la presero con il sindaco che aveva fatto ricca la già ricchissima Religione-Stato, ma scoprirono all'improvviso che le porte a due battenti, che davano sulla stretta via trafficata, non avevano le maniglie antincendio che consentissero una rapida uscita come da legge. Il Comune fu multato per questo con l'obbligo di ottemperare al più presto! Erano anni che quelle porte stavano così! I Vigili del Fuoco perché non lo avevano segnalato? Come avevano potuto dare il permesso di agibilità alla scuola?
Domande senza risposta a Babiloburo.
Il Comune pagò la multa con le casse comunali. Nessuna legge o regola babiloburense stabiliva che dovesse pagarla il Sindaco di tasca propria! Eppure il comune era inadempiente, ma anche i Vigili del Fuoco lo erano dato che era loro compito rilasciare l'agibilità dopo ispezione. 
Ed ecco l'anomalia più grossa, tenetevi perché in Italia questo non potrebbe accadere mai!
Fu multata la Direttrice per 1.300 lire babiloburensi equivalenti più o meno a 1.300 euro italiani! Con le casse della Scuola? Nooo!! Con il suo stipendio! La Direttrice ha pochi soldi nelle casse della Scuola e mai potrebbe toccarli per cose diverse da quelle stabilite nei capitoli di spesa! E la multa l'ispettore l'ha elevata a lei personalmente, così dicono le regole a Babiloburo!
Vi chiederete esterrefatti perché visto che i maniglioni li doveva mettere il Comune e i Direttori delle Scuole a Babiloburo non possono fare nulla sull'edificio scolastico: non è di loro competenza e sarebbero denunciati!
Ma allora? Perché in mancanza dei maniglioni inesistenti ella avrebbe dovuto tenere il paletto che tiene la mezza porta, delle porte a due battenti prospicienti la strada, alzato!!! Avete capito bene! Alzato! Inutile obiettare che a questo punto tanta richiamata sicurezza sull'incolumità dei bambini non esisteva più, potendo questi catapultarsi in mezzo alla strada bastando un'uscita dalla classe sul corridoio! Per non parlare del fatto che, non avendo un sorvegliante su ogni porta ma solo sul portone di ingresso, chiunque, ladri, pedofili, chi vi pare, poteva introdursi indisturbato! E che dire dei giorni di pioggia e vento, per non parlare della neve? Si ammaleranno tutti pensò la Direttrice... Ma poi pensò che era veramente troppo doversi preoccupare tanto visto che avevano punito lei che si era dovuta togliere dallo stipendio 1.300 euro!
Lei che nulla aveva fatto. 




Rita Coltellese *** Scrivere: Storie dal Paese di Babiloburo - La Scuola a Babil...

domenica 7 ottobre 2018

Charles Aznavour


Il Presidente della Francia rende omaggio a Charles Aznavour, musicista e poeta di canzoni stupende, nato a Parigi nel 1924 da una famiglia fuggita dall'Armenia per sfuggire al genocidio di quel popolo da parte dei turchi.





Le Autorità, fra cui il Presidente dell'Armenia, rendono omaggio al grande uomo che ha usato la fama mondiale conquistata con la sua Arte per aiutare sempre il popolo Armeno da cui originava la sua famiglia.



Il Popolo Francese ai funerali di Stato di Charles Aznavour gli dimostra il suo affetto.



Edith Piaf, la grande cantautrice francese, poggia la mano sulla spalla del giovane Charles Aznavour con cui ebbe una storia d'amore e che aiutò ad entrare nel mondo della musica.

Charles non poteva dirsi bello nel senso di lineamenti regolari, o un fisico aitante, eppure per me che scrivo era bellissimo, mi piaceva molto, anche da vecchio, essendo la bellezza anche nei gesti, nei modi, nelle espressioni del volto, in tutto ciò che traspare dall'interno di una persona nella sua esteriorità.

Adieu Charles...

lunedì 1 ottobre 2018

Responsabilità Civile dei Giudici: risultato referendum circa l'80% dei SI

Da Wikipedia:

Dopo la scelta degli italiani circa la responsabilità civile dei magistrati, il Parlamento approvava (13 aprile 1988) la legge n. 117 sul «Risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati», nota come «legge Vassalli», (votata da DC, PCI e PSI) il cui disposto, secondo i radicali, si allontanava decisamente dalla decisione presa dagli italiani nel referendum, facendo ricadere la responsabilità di eventuali errori non sul magistrato ma sullo Stato, che successivamente poteva rivalersi sullo stesso, entro il limite di un terzo di annualità dello stipendio



Dal sito dell'Avv. Francesco Miraglia

Anna Giulia adottata: il suo calvario inizia ora 14/06/2017


L’avvocato Miraglia: “I genitori li ha, è il Tribunale dei Minori di Bologna che l’ha resa orfana”




REGGIO EMILIA. «Non c’è da cantare vittoria, non c’è nulla da festeggiare: l’adottabilità di Anna Giulia 
Camparini è la sconfitta per la giustizia». L’avvocato Francesco Miraglia interviene sulla vicenda legata 
alla piccola di Reggio Emilia, ormai quasi dodicenne, da dieci anni allontanata dai
genitori per una serie di errori e sentenze emesse non certamente per garantire il benessere dellapiccola. 
Il legale si è sempre battuto a fianco dei genitori per riportare Anna Giulia a casa propria, tra le loro braccia. 
«La sentenza di adottabilità ha soltanto una valenza politica» sostiene Miraglia, «emessa dal Tribunale 
dei Minori di Bologna solo per salvare se stesso e la propria faccia, in un caso in cui chiaramente si è fatto 
gli interessi di tutti tranne quelli di Anna Giulia». La piccola erastata allontanata da casa dopo una 
perquisizione, dall’esito tra l’altro negativo, alla ricerca di droga a casa dei genitori. Dopo un primo 
allontanamento, i Servizi sociali non riscontrarono motivi ostativi al suo rientro a casa, e la Procura della 
Repubblica era ugualmente  d’accordo. Ma Anna Giulia a casa da  mamma Gilda e papà Massimiliano non 
è tornata più. Collocata in un istituto prima, presso una famiglia affidataria poi. Tanto che i genitori, 
disperati, arrivarono a rapirla in ben due occasionie conobbero il carcere pur di averla con sé. 
«Dichiarando adottabile Anna Giulia» prosegue l’avvocato Miraglia «il Tribunale dei Minori di Bologna ha 
voluto salvare solo se sesso, non potendo ammettere di aver commesso un clamoroso errore giudiziario, 
che ha suscitato grande clamore, anche mediatico. Senza minimamente  pensare al benessere della ragazzina, 
che adesso ormai è adolescente e come tuttii giovani che sono stati adottati sicuramente se non oggi, 
tra qualche anno, si porrà delle domande sulla sua famiglia di origine, cercherà in internet e scoprirà 
cosa hanno fatto i genitori per lei, arrivando pure ad assaggiare il carcere pur di riabbracciarla, ascoltando 
il suo grido di dolore: fu la piccola, ricordiamolo bene, a chiedere ai genitori di tornare a casa. 
Con loro stava bene, erano la sua mamma e il suo papà. Con loro era felice. Perché dunque strappargliela? 
Il lavoro del tribunale non fu certo egregio, il presidente poco dopo venne allontanato e mai si fece chiarezza 
sul sistema degli allontanamenti e dei successivi affidamenti familiari che avvenivano a quel tempo. 
Per una volta che Procura della Repubblica e Servizi sociali erano d’accordo e in linea con la famiglia 
e chiedevano quindi il reintegro della piccola, non si è voluto ascoltarli e si è andati dritti per una strada 
completamente errata. No, il calvario di Anna Giulia non finisce con la sua adozione, semmai comincia 
proprio ora  e quando scoprirà che è stata una pedina in un intreccio di interessi che nulla hanno a che 
vedere con il benessere suo e degli altri bambini,  a chi andrà a chiedere conto se non al tribunale che 
l’ha resa orfana, pur avendo lei due genitori amorevoli?».
La mia esperienza di spettatrice attenta 
della trasmissione "Chi l'ha visto" fin dal
suo inizio, mi ha fatto vedere innumerevoli
casi di persone adottate da genitori 
amorevoli che cercavano comunque i
loro genitori biologici che li avevano 
abbandonati rendendoli adottabili.
Ho ascoltato parole d'amore verso chi
li aveva messi al mondo, che ribadivano di non portare
alcun rancore per l'abbandono, rendendosi in molti casi 
disponibili ad aiutare i genitori naturali che li avevano
rifiutati. Qui, a me sembra, che si sia andati oltre il
diritto naturale di vivere con i propri genitori, ancorché
imperfetti.
Anna Giulia Camparini cancellata all'anagrafe nel nome
e nel cognome, con genitori viventi che si sono disperati
per riaverla, forse un giorno saprà che aveva un'altra 
identità che questo Stato Democratico le ha cancellato, 
che ha dei genitori "desaparecidos" ma vivi e forse ricorrerà
alla troppo tenera Legge Vassalli e pagheremo noi 
contribuenti eventuali errori dei giudici.