venerdì 1 gennaio 2016

Quando si è capito il giuoco

E' il titolo di una novella di PIRANDELLO, quel grande indagatore della psicologia umana, anzi, il titolo che lui scrisse è: Quando s'è capito il giuoco.
Come ha fatto anche con altre Novelle egli poi ne ha tratto una commedia, un poco ironica, un poco amara, sempre intrisa di una logica stringente fino al cavillo che discende dall'applicazione implacabile della ragione.
La commedia è : Il giuoco delle parti che vidi in televisione, in bianco e nero, in una memorabile interpretazione di Gabriele Ferzetti, uomo bello e pieno di intelligente fascino, che dette al personaggio del marito una vita tale che mai più potrei vederlo interpretato da altri con uguale o superiore bravura. Lui era il marito così come io l'ho capito nella sua essenza, nemmeno come lo stesso Pirandello forse lo ha pensato, inquadrandolo nella sua logica e visione della vita, che è un Leone il quale vede la vita ormai dall'esterno, con distaccato cinismo, per difendersi dal dolore, ma lo vedo come un assertore, direi paradigmatico, di una giustizia che si crea sulla base delle azioni sbagliate e cattive di coloro che agiscono superficialmente, come la moglie Silia, senza curarsi delle conseguenze sugli altri. E che poi fanno come se gli altri fossero rimasti sempre lì, fermi, là dove la loro cattiva superficialità li ha collocati, pensando di riprendere il filo della vita da lì, come se niente fosse stato.
Gabriele Ferzetti dette alle parole scritte da Pirandello qualcosa di così creativo nelle sue espressioni di voce, dei gesti e del viso, che mi trasmise un concetto diverso dal semplice cinico distacco dai fatti, bensì una intelligenza nell'aver capito dalle azioni degli altri tutte le loro intenzioni malevole ed ingiuste, volte a prendere soddisfazione dal male altrui inferto senza pensiero delle conseguenze. Ma le conseguenze ci sono e non sono quelle che chi agisce male pensa, infliggere una umiliazione, affermare un trionfo di sé, una vittoria sull'altro, se l'altro è lucido ed intelligente come il personaggio del marito, Leone, il quale vede tutto, registra, analizza e con fredda logica mette la moglie di fronte alla responsabilità delle sue scelte.
Trovo giusto Leone, qualcuno forse lo vedrà vendicativo, ma se lo è la sua è una vendetta dell'intelletto che mette gli sconsiderati, in questo caso la moglie, davanti alla conseguenza delle sue azioni.

Il titolo del mio post è volutamente scritto come è scritto e non ricalca perfettamente il titolo della novella di Pirandello, giacché vuole riferirsi a chiunque abbia capito il gioco che si gioca fra le parti: qualsiasi esse siano. In ogni rapporto umano si stabilisce un gioco delle parti e chi non si comporta bene, pensando di essere più furbo, di ottenere un qualsivoglia vantaggio immediato, non importa se morale o materiale, può trovarsi di fronte l'altro che capisce tutto e accetta, prende atto di quel mal agire, tenendone conto però, per poi mettere, chi pensava di essere più furbo, di fronte alle sue scelte, quando verrà a reclamare qualcosa che non gli spetta più in conseguenza del suo agire.
Così ho preso per me il messaggio del personaggio pirandelliano, giacché credo che ciascuno di noi afferri quello che in parte ha già dentro di sé e il messaggio è solo una luce che si accende in noi e ci rivela a noi stessi. Mi sono accorta di essere come Leone di fronte al mal agire di persone con cui ho intrattenuto i più svariati rapporti umani, giacché per natura mai ho pensato qualcosa di cattivo di chi avevo di fronte a me, e allora è stato ancora più evidente l'agire malevolo dell'altro, quando c'era, e la sua dissennata volontà di farmi male senza ragione alcuna se non una stupida affermazione del proprio sé.

Morto Giovanni Bossetti: padre solo all'anagrafe

Da: Quotidiano.net
Bossetti, i misteri della madre Ester: «Illegittimo anche il terzo figlio»I pm: il padre naturale non è il marito di Ester né Guerinoni. Il pubblico ministero chiede a Bossetti: «Lo sa che suo fratello non è figlio del padre?». «Non ci credo», è la risposta pacata ma secca

di Gabriele Moroni
Bergamo, 4 ottobre 2014 - «Ma lei lo sa che anche suo fratello non è figlio di Giovanni Bossetti?». Le 11 del mattino del 6 agosto, un agosto rugiadoso, che dalle parti del carcere di via Gleno a Bergamo sembra ancora più malinconico. A quell’ora viene registrata la domanda del pubblico ministero Letizia Ruggeri all’uomo biondo, snello, che le sta di fronte. «Non ci credo», è la rispostapacata ma secca di Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di Mapello in cella per l’omicidio di Yara Gambirasio. Una domanda che il magistrato formula per quella che è: non un interrogativo ipotetico ma una certezza acquisita.
Menzogne e pochi sortilegi. Bugie che coinvolgono e sconvolgono, con un effetto domino, grappoli di famiglie. Storie di provincia, dove il peccato è segreto e nello stesso tempo pubblico e amplificato. E più ci si addentra in questa riedizione orobica di Beautiful, e più si ha l’impressione che una buona parte ruoti attorno ad Ester Arzuffi. Alta, slanciata, aspetto curato, che non ha dimenticato come si fa ad essere belle nonostante le 67 non facili primavere.

La genetica ha già svelato con l’assoluta e spietata certezza di un 99,9 per cento infinitamente periodico che i suoi figli gemelli, Massimo Giuseppe e Laura Letizia, venuti al mondo a Clusone il 28 ottobre del 1970, non sono figli del marito Giovanni. Ester li ha avuti dalla relazione con Giuseppe Guerinoni (il secondo nome di Massimo), autista di corriere che non disdegnava di fare il piacione con le passeggere sopratuttto in vista del capolinea. Con Ester erano vicini di casa in quel di Parre. Guerinoni guidava il «tramino», il pullman arancione che si muoveva nella modesta toponomastica della zona, fra Parre, Piario, Ponte Selva. La mattina dava un passaggio alla Ester insieme con il collega e amico Vincenzo Bigoni, il primo che poi racconterà ai giornali le scappatelle del Giuseppe.

Nel 1975 viene al mondo il terzo figlio, Fabio, che oggi è titolare di una piccola impresa di materiale elettrico a Brembate di Sopra, il paese di Yara. Anche l’ultimo dei ragazzi Bossetti, stando alle sicurezze degli inquirenti, avrebbe un padre naturale. Figlio di un altro uomo, che non è il Giovanni e neppure il Giuseppe. Ester e le bugie. Ester e i segreti. Quando Massimo viene blindato, sua moglie Marita affronta la suocera con i pugni al cielo. Ester nega come non ha smesso di negare. Decisa, tetragona.
È andata in carcere dal figlio, gli ha parlato. Il legame è forte. Lo è molto. Tanto da far pensare che Ester possa nascondere altri segreti.

Da: L'Unione Sarda Venerdì 03 Ottobre 2014 
Yara, dramma in casa Bossetti "Tutti i figli sono illegittimi"
Crolla il castello di bugie raccontate da Ester Arzuffi, la madre di Massimo Giuseppe Bossetti, il carpentiere in carcere dal 16 giugno con l'accusa di aver ucciso la 13enne Yara Gambirasio. In seguito agli esami del Dna per identificare "Ignoto 1", le cui tracce biologiche sono state trovate sugli indumenti della ragazzina, si era scoperto che Massimo e la sua gemella non sono figli naturali di quel padre che hanno sempre considerato tale, il marito di Ester Arzuffi, ma di Giovanni Guerinoni, autista di Gorno (Bergamo). La madre continua a negare, dice che lei e Guerinoni non c'è mai stato nulla, e che Massimo e Laura Letizia sono figlie di Giovanni Bossetti. Ora però viene fuori che anche il terzo figlio, Fabio, 39 anni, non ha un Dna compatibile con il suo padre legittimo. E lei ancora nega. Per gli inquirenti si tratta di un mondo di bugie, venuto fuori solo e soltanto perché legato a un omicidio, ma la donna non ha ritenuto opportuno, in tutti questi anni, rivelare la verità ai suoi figli e a suo marito.

Da: Il Giornale.it
L'ultima bugia di una madre che nega l'evidenza
Ester Arzuffi sostiene ancora di non aver tradito il marito. Ma la famiglia non le crede più
 - Sab, 21/06/2014

Piera Bossetti, sorella di Giovanni, non ha dimenticato le voci che si rincorrevano lungo la Val Seriana su Ester Arzuffi prima che diventasse sua cognata. «Eh, andava...», ammicca in un'intervista trasmessa dal programma «Matrix». Andava dove? «Con gli uomini andava, da giovane andava anche in giù di là, a Seriate. Avevo sentito voci che andava con gli uomini, cose sue, che faceva lei. Poi non ho più saputo niente perché non siamo mai stati a contatto». «Mio fratello era un po' così - sospira Piera Bossetti - sempre stato così, non diceva mai niente, gli andava bene tutto». I ricordi si intrecciano con le malelingue, segreti mai detti trovano sfogo nella tragedia. Amori clandestini, figli della colpa, misteri sepolti nelle valli bergamasche. E questa donna di 67 anni che nega di avere avuto una doppia vita, come il figlio dagli occhi di ghiaccio nega di essere un killer nascosto dietro una vita irreprensibile.


Codeste situazioni sono sempre esistite e spesso la "vittima" è perfettamente cosciente della sua disgrazia, ciò nondimeno, per ragioni legate alla sua personalità, egli finge di non sapere e arriva anche ad odiare chi voglia aprirgli gli occhi traendolo dalla sua finzione.
Ha detto bene il giornalista che ha scritto che senza questo orribile delitto tutto sarebbe rimasto coperto come era sempre stato. Coperto a chi sta lontano, giacché la sorella di lui dice esplicitamente che questa Ester era conosciuta fin da prima che sposasse suo fratello come un certo tipo di persona. Per non parlare di altri articoli che riportano racconti dei vicini di casa, dove abitavano quando i figli erano piccoli, in cui la signora riceveva dei "signori" e, quando c'erano, i bambini non potevano risalire in casa ma dovevano rimanere a giocare in strada. Altri hanno scritto che colui che ora è morto a volte l'hanno visto fumare in balcone mentre dentro c'erano questi misteriosi signori che la signora riceveva. Nel caso migliore si può pensare che faceva la sarta e forse riparava i vestiti di questi "signori".
Ricordo un professore di Genetica, molto prestigioso quanto esplicito, che ho conosciuto nella Facoltà di Medicina dove ho lavorato molti anni, il quale diceva che il mondo era pieno di cornuti  più di quanto la gente non pensasse. Questo prima che prendesse piede l'esame del DNA, ma solo con l'esame dei gruppi sanguigni, che non potevano dare la certezza della paternità ma, in casi di palese incompatibilità  genetica, potevano certificare che quel figlio non poteva proprio essere di quel padre.
Faccio un esempio: madre con gruppo AB, marito con gruppo 00. Se un figlio ha AB, AA, BB il marito è certamente cornuto giacché egli non può che dare l'allele 0, dunque i suoi figli potranno essere solo del gruppo A (che vuol dire A0 ma abitualmente si indica così), oppure B (che vuol dire B0). Ma se la moglie ha avuto un amante con il gruppo 00 egli non potrà comunque avere la certezza che quel figlio sia suo o dell'altro. Per questo si poteva escludere la paternità in alcuni casi di evidente incompatibilità ma non avere la certezza che, pur essendo il gruppo compatibile, la paternità fosse certa. Con la mappatura del DNA non ci sono più dubbi.
Oltre la propensione alla finzione più spinta e alla menzogna però per negare l'evidenza scientifica bisogna anche avere una crassa ignoranza.