lunedì 7 ottobre 2013

Persone vere

Ogni tanto capita di parlare con persone vere: persone che non si atteggiano ad essere più di quello che sono, che dicono cose semplici e reali, che esprimono le loro opinioni con semplice umiltà... e se ne esce un poco arricchiti.
Una domenica d'ottobre sulla spiaggia di Sabaudia, con un mare calmo, un sole inaspettato, niente vento...  I miei figli maschi, le mie nuore, tre nipoti... amici simpatici di uno dei miei figli sparsi a godersi questo regalo di sole sulla bella spiaggia ed io che, per non riempirmi le scarpe di sabbia mi fermo sulla scaletta di legno e guardo loro, il mare, il bellissimo promontorio. Non c'è quasi nessuno alle cinque del pomeriggio. Sulla scaletta, un poco discosto da me, un bel vecchio si appoggia alla balaustra e guarda il mare. Ha un cappello chiaro a coppola, un viso invecchiato bene nelle sue profonde pieghe, i calzoni rigirati sulle caviglie che scoprono i piedi nudi dentro dei sandali aperti.
Qualcuno ha lasciato in un pianerottolo della scala di legno, che consente l'accesso al mare attraversando la splendida duna, una specie di carretto "fai-da te" ricavato da due ruote di bici su cui ha saldato un piano di ferro. Il piano è pieno di buste, lattine, alcune cassette con rifiuti vari. L'ho già guardato disgustata e desolata ad un tempo insieme ad altri rifiuti sparsi sulla sabbia bionda, così insultata, alle bottiglie di plastica che giacciono sulla duna, quando il vecchio con un sorriso dolce mi rivolge la parola in un italiano perfetto, senza inflessioni dialettali:
"Hanno lasciato anche il carbone."
Lo guardo senza capire e lui, con un gesto appena accennato del suo bastone di bambù, mi indica l'orribile carrello con la sua paccottiglia di rifiuti.
Finalmente capisco e sorrido anch'io, senza gioia: "Facevano fatica a portare tutta questa roba fino alla strada e gettarla nei cassonetti."
"E' tutto così, - dice lui pacatamente - io abito qui sopra - e accenna alla Litoranea - e se vede sotto il bosco: c'è immondizia che sta lì da anni. E non la leva nessuno, si accumula."
Il suo tono è pacato, senza rabbia: una pacata constatazione rassegnata.
"Parlano, parlano, ma nessuno fa niente." Dice con una smorfia dolce che vorrebbe essere un sorriso.
"E' sempre stato così. Non cambia niente. Parlano, parlano e non cambia niente."
Lo guardo ascoltandolo conquistata dal suo tono civile e rassegnato.
"Dove abita, in Via Sant'Andrea?" Chiedo.
"Sì. Abito là. Tutti i giorni faccio una passeggiata fino qui. Io ho quasi novant'anni." Sorride dolcemente nel farmi questa rivelazione.
"Complimenti!" Gli dico sinceramente. E' così lucido, pacato e presente come non sono persone molto più giovani di lui.
Gli dico anch'io qualcosa di me: che ho da nove anni due case lì, una mia ed una di mia figlia, che ne sto costruendo un'altra, ma che non sono di Sabaudia.
Lui mi dice che nemmeno lui lo è. "Sono di Frosinone." E nomina un paese di quella provincia. 
"Mi sono fermato qui dopo lo sconguasso della guerra. Qui era tutto distrutto: fra tedeschi e americani che ci bombardavano. Gli americani mi portarono via con loro. Avevano bisogno di braccia. Ho detto "Va bene..", mi hanno portato fino a Napoli, poi mi hanno lasciato libero. Da Napoli sono tornato a piedi fino qui. Eravamo un gruppo.. via via qualcuno prendeva una strada diversa verso il suo paese... alla fine ero rimasto solo. Mi sono fermato qui perché avevo uno zio qua." 
"Tanta gente è tornata a piedi: addirittura so di una persona che è tornata dalla Germania a piedi dove era prigioniero in un campo di concentramento..." Ricordo io.
"Qui era tutta una distruzione... Case, strade... Tutto distrutto." Parla senza enfasi, con una dolce malinconia.
Io penso alla forza titanica che deve aver avuto la gente per ricostruire tutto e dico qualcosa in proposito, commentando che ora si sta distruggendo tutta questa fatica con sperperi protratti per anni ed anni: opere che costano il triplo, il quadruplo di quello che dovrebbero... spesso lasciate a metà... peggio dunque... soldi buttati.
Parlo io per prima di Mussolini: il "pazzo" tanto odiato da mio padre. Parlo delle opere pubbliche avveniristiche che ha fatto, come l'Università oggi chiamata solo "Sapienza", per decreto del Rettore Giorgio Tecce pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
"Era sovradimensionata per quei tempi. Faceva opere per il futuro."
"E le faceva in poco tempo." Concorda il vecchio.
Non credo sia un nostalgico, si trova d'accordo con me sugli sbagli madornali del "pazzo", primo fra tutti l'alleanza con il "mostro" Hitler.
Con un sorriso di bonaria ironia dice: "Hitler disse che avrebbe invaso la Russia e l'avrebbe conquistata in otto settimane... Sono cinquantasei giorni... Se prendi un'auto oggi e fai un giro turistico della Russia non ce la fai a girarla in 56 giorni! Mi dica come poteva pensare di conquistarla!"
Ridiamo al pensiero di tanta follia.
Poi parliamo ancora di quel periodo storico e di nuovo di oggi, del rispetto della cosa pubblica che non c'è: la pensilina della fermata del bus fatta nuova e distrutta dopo pochi giorni, e così la scaletta di legno per giungere al mare, e gli imbrattamenti dei muri... Ci distanziano 20 anni eppure pensa come me o io penso come lui. Mi ha detto l'età precisa: 87 anni.
"Una volta non si studiava tanto, ora vanno a scuola tutti: dovrebbe esserci più educazione... invece.." Mi guarda quasi interrogativo, quasi aspettasse da me una spiegazione a questa cosa che, certo, logica non è.
La nostra bella e interessante conversazione viene interrotta da qualcosa di tiepido che mi preme dolcemente e lievemente dietro la spalla: mi giro e trovo il sorriso bellissimo del mio nipotino Marco che, silenzioso, mi è arrivato alle spalle per farmi uno scherzetto.
La nostra breve amicizia finisce qui. Ci salutiamo con un reciproco sorriso. Raramente mi capita di fare una conversazione così ricca di contenuti.
Lui ha parlato senza sbagliare un verbo, in italiano perfetto e con la sua splendida semplicità mi ha detto: "Io facevo il pastore...".   

A chi giova?




Incendio doloso nel Parco Nazionale del Circeo (by marco panista, published Domenica 06 Ottobre 2013 22:17)

ANCORA VILI ATTACCHI INCENDIARI AI DANNI DEL PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO

LEGAMBIENTE CONDANNA SENZA MEZZI TERMINI IL GRAVE ATTO INTIMIDATORIO CHE HA CAUSATO SERI DANNI AD UN TRATTO DEL LITORALE DI SABAUDIA

ASSICURARE IMMEDIATAMENTE ALLA GIUSTIZIA I PIROMANI, NON ABBASSARE LA GUARDIA SUL TEMA DELLA SORVEGLIANZA DEL TERRITORIO, CONTRASTARE CON OGNI MEZZO ILLEGALITA' ED ABUSIVISMO


Sabaudia, 06 Ottobre 2013

Ancora una volta il Parco Nazionale del Circeo si trova ad essere oggetto di vigliacchi attacchi da parte di piromani che, con pratiche pericolose che attentano alla incolumità dei cittadini e ai beni comuni, dimostrano una volta di più che non solo è necessario intensificare il controllo diretto di tutto il territorio, ma che è importante continuare a dare segnali forti contro ogni forma di illegalità e di abusivismo.
L'ultimo episodio, che ha visto il divampare di un incendio, dalle prime indagini di chiara origine dolosa, che ha colpito un tratto del litorale di Sabaudia in prossimità della Bufalara, mandando in fumo una porzione dell'importante vegetazione costituita da macchia mediterranea caratteristica della duna litoranea del Parco, ha tutto il sapore di un ennesimo atto intimidatorio da parte di chi non vuole rassegnarsi ad una cultura della legalità, del rispetto delle norme e dei beni collettivi.
Prendere di mira un ambiente particolarmente delicato ed importante qual è quello della duna litoranea significa mettere a repentaglio un immenso patrimonio di specie floristiche estremamente significative e strategiche alla sopravvivenza dell'intera area protetta. Gesti come questi, di chi cerca cioè di trarre profitti danneggiando e depauperando il proprio ambiente, in molti casi per fare spazio alla cementificazione selvaggia, risultano essere miopi soprattutto perché chi se ne rende responsabile non capisce che impoverire il proprio territorio significa impoverire se stessi in quanto tutte le prospettive legate alla vocazione vera dello stesso, e nel caso di un'area protetta costituita da rilevanti valori riconosciuti a livello internazionale, vanno in fumo per sempre e con essi tutto quell'indotto anche economico di servizi e di possibilità che rientrano nella sfera di uno sviluppo sostenibile e di qualità legato alla valorizzazione anche, e soprattutto, dei valori ambientali custoditi.
Ci aspettiamo pertanto un segnale forte da parte delle autorità e delle forze dell'ordine affinché i responsabili di tali reati vengano presto individuati ed assicurati alla giustizia, facendo contemporaneamente appello a tutte le rappresentanze della società civile, alle istituzioni ed alla cittadinanza tutta affinché si tenga fortemente dritta la barra della prevenzione e della repressione nei confronti di un crimine che non tardiamo a definire come ecocidio.


Il direttivo del circolo Larus Legambiente di Sabaudia


Mi sono già occupata di questo tema ed ho esplorato le leggi, tante, troppe e per questo forse non sufficientemente note ed applicate, che regolano sia le pene per i piromani sia l'uso successivo dei territori distrutti dagli incendi.
Catasto incendi
Incendio boschivo
La Legge n. 353/2000
La legge quadro in materia di incendi boschivi n. 353/2000 definisce divieti, prescrizioni e sanzioni sulle zone boschive e sui pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco prevedendo la possibilità da parte dei comuni di apporre, a seconda dei casi, vincoli di diversa natura sulle zone interessate.

In particolare la legge stabilisce vincoli temporali che regolano l’utilizzo dell’area interessata ad incendio: un vincolo quindicennale, un vincolo decennale ed un ulteriore vincolo di cinque anni. Innanzitutto le zone boschive ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni (vincolo quindicennale), è comunque consentita la costruzione di opere pubbliche necessarie alla salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente.

Inoltre, sulle zone boschive e sui pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco, è vietata per dieci anni la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive, fatti salvi i casi in cui per detta realizzazione sia stata già rilasciata, in data precedente l’incendio e sulla base degli strumenti urbanistici vigenti a tale data, la relativa autorizzazione o concessione.

Alla luce di codesta Legge è difficile che chi ha dato fuoco alla macchia mediterranea della Bufalara di Sabaudia possa pensare di potervi cementificare, come paventa Marco Panista nel suo post.
Propendo più per la diffusa barbarie e non trovo altra strada che chiedere più controlli, non soltanto al Comune, ma alla Guardia Forestale che ne ha i mezzi e l'obbligo!! Inoltre dovrebbero esistere anche le Guardie del Parco e, non guasterebbe, un'occhiatina anche da parte dell'Ente Bonifica. Non mi sembra, e forse sono cattiva nel dirlo, che si ammazzino di fatica!!