giovedì 14 maggio 2020

Rileggendo Alberto Bevilacqua

In mancanza di nuove letture ho preso dalla libreria "Questa Specie d'Amore" di Alberto Bevilacqua. 
Molti anni fa ho letto molti suoi libri che sono lì sullo scaffale accanto a questo che lo rese celebre perché vinse il Premio Campiello nel 1966.
Si cambia, si cresce e certe riletture ci fanno apprezzare di più o di meno quello che ci piacque.
Bevilacqua oggi mi piace di meno.
Ricordo che già tanti anni fa notai che nei suoi libri successivi, a parte la Califfa, il suo stile si era fatto faticoso e, in uno degli ultimi libri, quasi incomprensibile, anche nel senso del messaggio che voleva dare.
Essenzialmente Bevilacqua mi appare, un po' come Moravia, permeato dal sesso a cui non sa resistere. 
Su Wikipedia ho cercato notizie della sua vita che potessero in qualche modo arricchire alcuni aspetti del libro in rilettura che ho trovato interessanti, pensando ad un autobiografismo che sempre c'è nelle creazioni di chi scrive romanzi. 
Non ricordavo le descrizioni dei ricordi infantili del protagonista che tanto somigliano, per come li descrive, ai ricordi di me bambina, per gli episodi che riguardano la mia vita beninteso.. Scene viste con gli occhi di un bambino in cui si intuisce la realtà dei fatti che si stanno svolgendo.
Ma nella sua biografia la figura del padre è tutt'altro che una figura perseguitata dai fascisti, come il bambino del libro che sente suo padre venir chiamato "sovversivo", al contrario egli è un fascista, un aviatore... I "sovversivi" erano i comunisti.
Né in detta biografia si fa cenno ad una moglie, tanto che ho pensato che una conversazione da me avuta con una bella giovane che l'aveva conosciuto e frequentato forse la ricordavo male...
Poi scopro che invece ricordavo bene, perché una moglie l'ha avuta e come e che il loro matrimonio è durato 30 anni.
Ero giovane, allora, e la bella e sofisticata amica di una mia cara amica dai tempi della scuola fino ad oggi, seduta a parlare di lui nel suo abito di seta che scopriva le belle gambe abbronzate, diceva con dolcezza che lui tradiva la moglie, e senza dirlo esplicitamente fece capire anche con lei, e alla mia domanda rispose: "Ora non ne soffrono più..." Avvolta nel suo profumo di classe non mi convinse che si possa vivere con le corna un rapporto sereno.
Ecco, Bevilacqua era questo, un uomo depresso perché incapace di essere forte di fronte alle sue debolezze.





Da: PRAMZAMBLOG  18 DICEMBRE 2008 INTERVISTA di Achille Mezzadri
Le è dispiaciuto lasciare Parma nel '61, quando si è sposata?
Ero felice, innamorata, non mi rendevo conto, ma a Parma ho comunque lasciato un pezzo di cuore. Parma mi è sempre rimasta qui e fino a due anni fa, quando mia sorella era ancora viva, ci tornavo tutti gli anni.
Perché è fallito il suo matrimonio con Bevilacqua?Dopo trent'anni il matrimonio si è spezzato perché Alberto era cambiato, non era più la persona della quale mi ero innamorata e con a quale ero stata bene per tanti anni. L'episodio decisivo fu un litigio per una questione di bozze. Sì, io gli correggevo le bozze e quella volta lì lui si arrabbiò perché mi considerava in ritardo. Io uscii di casa così com'ero. E il giorno dopo lui aveva già cambiato la serratura.Ma lei non era stata la sua "musa ispiratrice"?
Non esattamente, però posso dire che i suoi libri migliori li ha scritti quando ero al suo fianco. E la Giovanna di "Questa specie d'amore" era senz'altro io.
Com'è stato il vostro rapporto dopo la separazione e il divorzio?
È peggiorato con il passare del tempo. Per un po' io ho cercato di mantenere rapporti di amicizia, almeno di cordialità. Ma senza successo. Da un certo momento in poi si è sempre andati per avvocati. E pensi che qui a Vigna Clara, viviamo vicinissimi... Però non lo vedo mai.

Guarda un po', proprio Vigna Clara, la zona dove abita la mia amica e dove c'era e c'è il suo giro di amicizie: fra la Cassia e Corso Francia... La bella profumatissima era di quel giro lì...

lunedì 20 aprile 2020

Episodio VI - Elena e Gregorio-Furio "COVID-19"

La “Maschera” Furio.


Carlo Verdone è un genio e nel suo attento studio dei caratteri umani ha saputo cogliere un aspetto che riguarda molti tipi umani e l’ha raffigurato caricaturalmente nella figura di “Furio”.

“Furio” può avere varie facce e svolgere professioni o mestieri diversi, ma sempre ha una connotazione ossessiva, paradossale che, in percentuale diversa, da un’impronta inconfondibile al suo agire: da lì nasce il personaggio di Verdone che suscita il riso e lo sconcerto perché il suo Autore ne fa, appunto, un’immagine caricaturale, quindi estrema.

Quello che fa ridere di più è il rapporto di Furio con la malcapitata che lo ha sposato, dipinta come una vittima che, nel caso estremo interpretato da Veronica Pivetti, si getta in mare suicida per sfuggire al suo inconsapevole aguzzino.

Oppure, come in un altro episodio, fugge con un bel tenebroso che la insidia lasciando persino i figli o, anche, in una delle prime scenette in cui Verdone abbozzava il personaggio, egli parla alla moglie che non gli risponde ormai più, annichilita dalla sua incapacità di percepire le esigenze dell’altro, e lui si risponde per lei, ottusamente inconsapevole dello stato di depressione in cui l’ha gettata e, in tale scenetta, Verdone interpreta anche il figlio di Furio il quale, uscito il padre, si rivolge con lo stesso metodo alla sempre più annichilita madre che, tristissima, continua a sferruzzare muta, e le dice con foga: “Io con quell’uomo non voglio parlare più, capito? Io quell’uomo non lo sopporto più!” Poi, senza aspettare risposta, esce dimostrando in sostanza di essere “Furio” anche lui.

Ora, come dicevo, ci sono tantissimi tipi umani che hanno in sé in percentuali diverse “Furio”: io conosco una moglie di un “Furio” il quale è posseduto da questa maschera fortunatamente in minima percentuale, ma è anche lui inconfutabilmente un “Furio” !

Vorrei prendere spunto dagli innumerevoli episodi che “La Moglie di Furio”, che io conosco, vive e racconta per scrivere delle gustose scenette comiche, a volte anche un po’ amarognole, per riderne insieme.

Li chiamerò “Episodi” e darò loro solo un numero progressivo.

La moglie del nostro  “Furio” si chiama Elena e lui Gregorio.

Episodio VI

Elena chiama al telefono la sua amica storica Rita: "Ciao Rita, come te la passi chiusa in casa?"
Rita: "Cara Elena! Benino.. Cosa dobbiamo fare? Siamo costretti.. Tu ed io siamo fortunate perché viviamo in ville con grandi giardini.. Pensa ai poveretti che stanno in appartamento, magari alcuni senza neppure un balcone. Non lamentiamoci. Tu come vai?"
Elena, sospira: "Sopporto la situazione, ma in certi momenti mi diventa insopportabile e fuggirei via! Un paio di volte l'ho anche strillato." Capisco a cosa allude e mi preparo a sentire l'ennesimo sfogo. Non serve a questo l'amicizia?
Dico: "Il tuo Furio?"
"Chiamalo "il mio Furio" se vuoi, ma è insopportabile!"
"Lui è un poco fobico, immagino..."
Elena: "Un poco?!!!! E passi per le fobie, le ipocondrie, che peraltro nega e si offende pure, ma mi assilla! E nega pure quello! E se reagisco esasperata dice che sono io che urlo e voglio sempre litigare con lui!"
"In cosa consiste l'assillarti?"
La voce di Elena denuncia un tono esasperato: "Non si fa che parlare di questo virus, non si fa che ascoltare ogni telegiornale possibile, ogni talk-show possibile in cui si parla di come comportarsi nelle regole igieniche e lui si permette di bloccarmi in ogni gesto che faccio, ricordandomi come si deve fare!" 
"Immagino che tu sappia bene come comportarti anche nel tuo stesso interesse."
"Ma certo, Rita, mica sono scema! Ma Gregorio blocca ogni mio gesto anche quando non ve ne è  ragione alcuna, in continuazione, anche su cose dette e ribadite! Ad esempio ha sentito anche lui che più di un esperto ha detto che è meglio usare le mani e poi lavarle, piuttosto che i guanti che non puoi lavare e devi poi gettarli."
"Per andare in giro però bisogna usare i guanti." Provo a dire.
"Ma chi ci va in giro? Io non esco più di casa dal 6 marzo!!! Ci portano la spesa i volontari del Comune e lui vorrebbe che mettessi i guanti anche per prendere da terra le buste della spesa che loro, con guanti e mascherina, ci lasciano al cancello!"
"Ma.. Perché?"
"Perché è pazzo! Ecco perché! Poi il tono di rimprovero di chi ti riprende senza motivo mi esaspera! Tu stai facendo qualcosa che sa anche lui che suggeriscono di fare, ma mentre stai serenamente facendolo ecco che con tono furiesco fa: "No! Magda! Non si fa così!"
"Vuoi dire Elena.."
"Ma certo! Ma ti assicuro che è identico! Di diverso c'è solo il nome della povera disgraziata!"
"E tu scatti."
"Eh!! Mi conosci, io non sono come la povera Magda che soffriva in silenzio, ma ti giuro che in questa prigionia e con lui così, compresi i suoi rituali ossessivi, sto pensando al suicidio come la moglie di un Furio interpretato da Veronica Pivetti!"
"Ma dai Elena! Non dirai sul serio?!!" Faccio seria e un poco preoccupata.
"Giuro Rita che, sia pure di sfuggita, ci ho pensato! Mi sento in prigione e lui ci mette un carico in più!"
"Cara, capisco, ma lui non lo cambi e devi sopravvivere comunque... Certo è esasperante uno che ti riprende senza motivo. Ma poi ti spiega il perché? Gli hai detto che, posate le buste, vai a lavarti le mani?"
"Ma certo! Ma non te lo dice il perché! Non ammette la sua follia e dice che glielo chiedo perché voglio litigare! Ma, se è lui che rompe le scatole  a me senza motivo, sono io che voglio litigare?"
"Fai una cosa Elena, fagli lo stesso tu: ogni momento digli "no, non si fa così", pure quando non ha fatto niente di scorretto sul piano della prevenzione, oppure chiedigli "ti sei lavato le mani?" pure quando sai che l'ha fatto, e così via!"
"Vendetta, insomma..." E sento che si è rasserenata e sorride.


sabato 11 aprile 2020

Pillole di ricordi... "Il cugino"

Siamo a cena. Un po' parliamo, un po' seguiamo la televisione accesa.
Ad un tratto mio marito, con tono misurato mi dice brevemente: "Tuo cugino è morto".
Dico solo lievemente sorpresa: "Chi?" Mentre alla mente mi si affaccia già l'unica possibile risposta e dico il nome.
Sì certo, non può che essere "quel" nome, perché io non ho rapporti con nessun parente, a parte una cugina più anziana di me, l'unica a cui in quasi 74 anni di vita non posso rimproverare nulla.
In fondo quello con questa unica cugina è stato un rapporto di parentela normale: un affetto sempre presente, un senso di appartenenza biologica, momenti in cui non ci siamo viste e sentite prese ciascuna dalla propria vita, ma sempre rispettate...e per questo ritrovate..
Ma il cugino, più piccolo di me di ben 12 anni, fa parte di quel nutrito gruppo di parenti che, senza colpa alcuna mia o dei miei santi genitori, si è nutrito dell'astio nato da una di quelle persone che vivono usando i propri legami familiari come un potere da esercitare allontanando le persone, anche se fra queste non vi è stato mai nessuno screzio, nessuna questione...
Ma la persona che nutre in sé l'astio, l'avversione, per motivi suoi, che possono essere i più svariati quanto ingiustificati, se non spiegati da un animo meschino, cattivo, non accontentandosi di odiare per sé, usa le persone su cui ha un potere affettivo per instillargli le ragioni del suo odio, impedendo così i rapporti normali e sereni all'interno dei rapporti parentali. 
Sono persone distruttive che invece di far crescere i legami li frantumano.
Il cugino morto aveva in sua madre una persona di questo genere.
Ella, scoprii che ero già adulta, odiava mio padre e mia nonna, colpevoli di aver cercato di dissuadere mio zio dallo sposarla.
Mia nonna aveva validi motivi, scoprii, e si servì di mio padre, essendo ella vedova, per convincere il figlio, ricordandogli certi fatti che avevano riguardato l'aspirante nuora e la di lei madre. 
Purtroppo per lei suo figlio, peraltro il suo preferito (mia nonna era di quelle madri che hanno i figli preferiti e, come diceva mio padre che non lo era e ci soffriva, era per questo una donna stupida) sposò questa donna che l'aveva pesantemente insultata, unitamente all'unica figlia femmina, tanto che avrebbe voluto trascinare in tribunale sia la giovane molto aggresssiva che sua madre per il medesimo episodio.
Avuta la presa sul suo sposo ella fece buon viso a cattivo gioco e nei rapporti con la famiglia di suo marito sorrideva, ma il sorriso non copriva l'ostilità sempre presente. L'astio poi lo spargeva anche su altri elementi della famiglia, come la sottoscritta, che ne restava sempre stupita, non essendo a conoscenza di nulla ed avendo appreso solo da adulta i motivi per i quali nonna non la voleva.
Impossibile dunque era stato vivere quegli affetti. I figli non furono mai veri, mai spontanei, chiusi nell'ostilità in eterno. Fino alla morte.
I suoi figli, se negli anni giovanili mantenevano almeno una facciata, con il passare del tempo arrivarono a non salutare, ignorando anche che ci si conoscesse se ci si incontrava...
Un comportamento per me assurdo, stupefacente, come stupefacente mi era sempre sembrato il muro di ostilità che avvertivo nei tentativi di instaurare un minimo di rapporto affettivo.
Lo zio era morto senza che loro facessero sapere nulla.
La vita intera era finita racchiusa in quell'odio.
Ora non provavo nulla per quell'uomo di cui possedevo l'immagine di lui bambino in un filmino in cui c'era anche mia nonna e che ogni tanto rivedevo. 
L'aveva girato il padre di una mia amica storica che, ospite mia un'estate nel paesino natio dei miei genitori, ci aveva girato quella breve sequenza in cui era anche lui, il cuginetto curioso che si era avvicinato al nostro gruppo. Non perché ci fosse la nostra comune nonna, egli tornava in vacanza a casa della nonna materna, nel medesimo paesetto, ma perché era un bambino un po' agitato e curioso.
Ora avevo capito quale cugino fosse morto solo perché sua madre, ancora viva, abita nello stesso palazzo dove abita la sorella di mio marito.
Lei sa tutto di questi miei parenti, ha anche assistito ad una scena in cui la mia famiglia al completo usciva da casa sua e incrociava nel piccolo androne del palazzo proprio lui, il morto, che rientrava e, terreo in volto, passava senza guardarmi in faccia: impossibile salutarlo.
"Mia sorella ha detto.. se glielo vuoi dire.." Dice mio marito.
Certo capisco. Si ripete quello che  avvenne quando morì lo zio, il fratello di mio padre. 
Mia cognata me lo disse come se dovessi comunque saperlo..
Perché mai? Nulla hanno voluto essere per me in vita e allora ancora meno in morte. Noi siamo vita e il tempo fra i due punti è trascorso. Che miseria!
Provo solo una leggera pietà.. Per quell'immagine che rivedo ogni tanto nel filmino: è arrivato 12 anni dopo di me. Ricordo ancora quando il padre ci svegliò alle 5 del mattino perché gli era nato un maschio. Ricordo il pudore stupito di mio padre che gli faceva le congratulazioni.. Non era mai contento nel rapporto con suo fratello, lo conosceva, sapeva che era un egoista, un narcisista e che non gli voleva bene: era per il trionfo della sua vanità che lo svegliava all'alba, per dirgli che lui aveva avuto il maschio che mio padre non ebbe mai e che forse aveva desiderato..
Poi mi giunsero voci su una presunta omosessualità di quel vantato maschio...
Di certo né lui né la sventurata e cattiva madre superstite divennero mai nonni.. Non solo da lui non ebbero frutti, ma nemmeno dall'altra figlia.
Che tristezza donna piena di ostilità e di rancore spalmato su tutta la famiglia di tuo marito...
Ora lui è morto da tempo e un amaro destino ti ha tolto anche tuo figlio..

giovedì 9 aprile 2020

Nonostante tutto è PASQUA, festa degli Ebrei e dei Cristiani

I Cristiani festeggiano la Resurrezione di Cristo

Gli Ebrei la Liberazione dalla schiavitù sotto l'Egitto
I cibi della Pasqua ebraica in cui ogni pietanza ha un significato legato alla tradizione della sofferenza e poi della Liberazione del popolo ebreo dalla schiavitù sotto l'Egitto

Per tutti è la Festa della Primavera delle scampagnate, delle gite, del buon cibo.

Quest'anno niente gite, niente riunioni familiari: rimane il cibo..

Auguri a tutti comunque... 

martedì 31 marzo 2020

Bella da Morire sceneggiatura rozza

Cristiana Capotondi
Rita Coltellese *** Scrivere: Cristiana Capotondi in cerca di Mr. Goodbar

Peccato, dice mio marito a cui piace molto Cristiana Capotondi, peccato sì, concordo io, sacrificata dentro un personaggio psicologicamente inattendibile di una donna che mette annunci per dare appuntamenti a sconosciuti con cui, appena visti, va a copulare dicendo "Andiamo a casa tua". La stessa psicologia, secondo gli sceneggiatori, avrebbe slanci affettuosi verso il collega, ben interpretato da Matteo Martari.
Matteo Martari in uno dei personaggi da lui interpretati

Anche nella terza e penultima puntata si son viste ridicole approssimazioni della realtà che rendono la storia non credibile:
il Medico Legale e Anatomo Patologo, secondo chi ha scritto la sceneggiatura ma anche secondo la regia che non ha corretto in nulla le assurdità, oltre ad esaminare il corpo del cadavere fa anche l'esame della vernice del muro trovato sotto le unghie della morta..
Non so in che mondo di ignoranza vivano questi sceneggiatori, a quanto pare anche premiati nel passato a dimostrazione dello scadimento della categoria, ma un Medico Legale e Anatomo Patologo fa un esame autoptico del cadavere, che vuol dire esaminare il corpo dal punto di vista Anatomo Patologico Legale riscontrandone le lesioni causa della morte e, quello che trova sul corpo, esempio reperti organici o inorganici, lo passa ai Laboratori Chimico-Biologici preposti della Polizia Scientifica.
Qui invece si vede un Medico Legale che si mette ad esaminare una vernice con tanto di ingrandimento comparando i due campioni come se fosse un Chimico...
Penoso.
Pare che la puntata abbia avuto molti spettatori: la gente è di bocca buona e in questo periodo anche costretta a casa e si può capire.



venerdì 27 marzo 2020

Non complottismo ma pragmatismo

Il video del Servizio mandato in onda dal TGR "Leonardo" il 16 novembre 2015 su RAI 3 ha risvegliato le smentite dei virologi accreditati dal giornalismo "serio" delle TV e dei media, nonché dal Governo italiano al potere in questo delicato momento che il nostro Paese sta attraversando.

Ho sentito di nuovo la parola "complottismo" pronunciata da uno di questi seri uomini di Scienza che ha escluso categoricamente che il coronavirus che ha causato la pandemia sia frutto di manipolazioni di Laboratorio.
Ha aggiunto anche una spiegazione psicologica al credito che alcuni hanno voluto dare alla tesi del virus fabbricato in Laboratorio: la paura di qualcosa che viene dalla Natura, quindi non controllabile, farebbe accettare la più rassicurante spiegazione che il virus sarebbe frutto di una cosa voluta dall'Uomo, quindi addebitandolo al cattivo agire dell'Uomo tale flagello sarebbe più controllabile.

Ora nulla è più lontano da me del complottismo. Sono una persona estremamente pragmatica in tutti gli aspetti della mia vita e nel mio pensiero. Aiutata inoltre dall'ambiente che mi circonda da quando avevo 18 anni. Un ambiente fatto di Fisici, Chimici, Medici, Biologi, vissuto quotidianamente sia per lavoro di chi mi vive accanto, sia per lavoro mio, sia per frequenza privata di queste figure professionali, tutte inserite in Organismi Statali: Università Italiane e straniere, Istituti di Ricerca italiani e stranieri, Ospedali Statali italiani. Insomma non Professionisti della Scienza che operano nel privato.
Possono essere più o meno bravi, più o meno intelligenti, geniali e non, ma certo le materie di cui si occupano le conoscono almeno nei loro meccanismi fondamentali, leggi fisiche ed eventuali tecniche e procedure di applicazione di procedimenti biologici, chimici, medici.

Nessun complottismo, anzi mio marito ed io abbiamo riso quando un dentista, che è anche Medico di Base, ha detto che "sono stati gli USA che hanno messo in giro questo virus".
Dovunque ho contestato i folli che hanno detto che il COVID-19 altro non era che una banale influenza: su facebook come nei commenti vari sotto gli articoli di giornale on-line.

Ma il Servizio della seria trasmissione "Leonardo" della RAI è rigoroso e prende spunto da un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale "Nature".
Non esistono maghi e astrologi, non esiste predizione del futuro, esiste la descrizione di un fatto: nel Laboratorio cinese si è fatto un lavoro di bioingegneria genetica prendendo il virus Sars2 del topo legando ad esso la proteina del coronavirus dei pipistrelli denominata SHCO14 e inoculando il virus ottenuto nei topi per vederne gli effetti.
La rivista "Nature" descriveva il lavoro biologico fatto mettendo in guardia sulla sua pericolosità.
Il virus Sars2  appartiene al tipo dei coronavirus e dà la polmonite acuta nei topi, non nell'Uomo.
Ma cosa ci garantisce che questo coronavirus Sars2  di origine murina non possa essere uscito dai laboratori involontariamente o volontariamente subendo mutazioni come accade ai virus?

I TG si affannano a far parlare i Virologi accreditati dalla politica e invitano a credere solo ai giornali seri accreditati dalla politica.
Questi escludono categoricamente che il virus che ha creato la pandemia possa avere origine di Laboratorio: esso è di origine, come detto dalla Dott.ssa Capua, "selvatica".

Avendo intorno tanti scienziati non accreditati dal sistema e che dunque non si espongono, temendo ritorsioni sia nel lavoro sia legali nel dire quello che non possono negare a sé stessi di non sapere, ho posto loro poche pragmatiche domande:
ad una Biologa che lavora da 30 anni in uno dei più prestigiosi ed autorevoli Laboratori di un Istituto di Ricerca Statale Italiano e che so che ha lavorato anche sui virus, quindi penso sappia rispondere alla mia domanda su un semplice dato tecnico, ho chiesto: "Potete voi distinguere se un virus è di origine naturale o di costruzione in Laboratorio?" 
La risposta sicura e secca è stata: "No".
Ad un Medico con 25 anni di esperienza in grandi Ospedali Italiani e tutt'ora presente in Servizio quale Dirigente del SSN, con esperienze di stage in USA e in U.K., ho posto la domanda su cosa ne pensasse di ciò che viene detto dai Virologi accreditati nei servizi giornalistici approvati dal Governo e sulla risposta da me avuta dalla Biologa che ha lavorato sui virus: la sua risposta è stata lunga ed articolata, usando termini scientifici sulla genetica dei virus che non riporto per tema di non essere precisa, non capendo fino in fondo gli aspetti scientifici non avendo la cultura necessaria, ma la sintesi della conclusione è stata: "Non lo sapremo mai se è di origine naturale o se è sfuggito da un Laboratorio, anche se propendo per un'origine naturale."

Dunque non v'è certezza e le certezze categoricamente affermate dai Virologi accreditati dal Governo farebbero pensare alla volontà di tranquillizzare il popolo.

Coronavirus e Sars2 - Puntata di TGR Leonardo RAI3 del 16/11/2015

mercoledì 25 marzo 2020

Pillole di ricordi... "Il Gabbiano"

In questi giorni capita che mi sieda davanti al televisore anche di pomeriggio e così, girando di canale in canale, ecco apparire una commedia in bianco e nero, una di quelle splendide commedie che tanti anni fa andavano in onda il venerdì sera, con splendidi attori di Teatro!
Il lavoro teatrale era già cominciato e sulla scena ho riconosciuto subito Giancarlo Sbragia. Come era bello! Almeno per me, che della bellezza maschile amo quello che da dentro la mente si manifesta fuori: nell'espressione del viso, nell'intelligenza dello sguardo, nell'eleganza contenuta del gesto...
Giancarlo Sbragia mi capitò di incontrarlo tanti anni fa in Via del Corso: era fermo sul marciapiede, forse aspettava l'autobus. La gente sciamava intorno senza riconoscerlo giacchè aveva un'aria defilata, grigia direi, senza nulla del narcisismo di tanti attori che ne svela la presenza perché vogliono apparire. Lui non voleva apparire affatto nel suo abito qualsiasi, lo sguardo anonimo, una mano in tasca a cercare qualcosa nella tasca della giacca di un abito non perfettamente stirato... qualsiasi. Ma il viso dai tratti sensibili rivelava un quid che poi in Teatro lo avrebbe trasformato in uno dei tanti personaggi che ha interpretato.
Il figlio, Mattia, bravo anche lui, mi spiace ma non è bravo come era lui.
Nella commedia, che non ho riconosciuto subito, recitava nel suo modo perfetto e misurato  e la telecamera consentiva, a differenza del Teatro in cui gli attori sono sempre un poco distanti dallo spettatore, di vederne il volto da vicino e l'espressione.
L'attrice che recitava in quella scena con lui era un viso per me già visto, ma non mi è noto il nome.
Dopo poco ho detto: "E' Cechov..." Ma ancora non avevo ricordato il titolo della commedia. Poi mi è venuto: Il Gabbiano. Che non è una commedia, ma un dramma.
E' apparsa poi in scena una giovanissima e bellissima Ilaria Occhini.
Anche questa attrice mi è capitato di incontrarla per caso: era buio, circa le h. 20:00, in una stradina mal illuminata del centro di Roma dalle parti di Largo Argentina; con una mia nuora stavo recandomi al Teatro Flaiano, dove non ero mai stata, per assistere ad uno spettacolo a cui tenevo molto di Lucia Poli ispirato a Dorothy Parker, giornalista e scrittrice di cui avevo letto un libro di racconti e che mi aveva colpito per lo stile con cui narrava la verità di certe tipologie umane.
Camminando faticosamente in fretta sui sampietrini con i tacchi, cercavamo il Teatro temendo di non arrivare in tempo per lo spettacolo. La strada era deserta, ma ecco che ad un tratto una signora che portava a spasso il cane veniva in senso contrario al nostro: subito le ho chiesto cortesemente se mi sapeva indicare dove era il Teatro Flaiano ed ella, una donna fine e più anziana di me il cui viso rimaneva un poco in ombra per la fioca luce della via, mi ha risposto con voce chiara e tono alto: "Più avanti a destra signora!" Ho frettolosamente ringraziato girandomi verso il mio cammino, mentre lei riprendeva la sua passeggiata tenendo il guinzaglio del suo cane nel senso opposto al mio, e in un istante l'ho riconosciuta, un istante dopo aver sentito la sua bella chiara voce avermi risposto quasi declamando.
Ed eccola nel dramma Il Gabbiano recitare il personaggio di Nina, colei che allegoricamente è Il Gabbiano, simbolo del volo libero..
Ma Nina, nel suo anelito di libertà, riuscirà si a fare l'attrice come desiderava, ma finirà vittima di sé stessa prigioniera di un sentimento umiliante per un uomo falso ed egoista.
Ed ecco Gianrico Tedeschi nella parte del Consigliere Effettivo e zio di Konstantin, interpretato da un giovane Gabriele Lavia, sempre perfetto nelle parti di personaggi tormentati.
Che meraviglia di interpreti! Che Teatro! Ma ecco che le scritte mi ricordano che la Regia di questo allestimento del 1969 è di Orazio Costa Giovangigli! Eh! Ti credo che è una meraviglia!
Entra in scena nientemeno che Mario Feliciani! Che voce stupenda! Che recitazione perfetta! Quanti lavori ho visto in TV interpretati da questo grandissimo attore!
In Teatro non mi è mai capitato di veder recitare né Gianrico Tedeschi, altro attore inconfondibile ed unico, né Mario Feliciani. Mentre Gabriele Lavia l'ho visto in Teatro nell'allestimento di un suo "Amleto" di cui curava anche la regia. Un "Amleto" edipico, che si rotolava sulle tavole del palcoscenico in preda alla sua pena per l'immonda figura materna che tormenta la sua psiche.
Infine una bravissima Proclemer vista sia da molto vicino, andare verso il bar dell'ormai scomparso cinema Mazzini, dove andavano tutti gli attori e i lavoratori della sede RAI di via Asiago a Roma e noi studenti del "Francesco Ferrara" di via Caposile, sia in Teatro con uno stupendo Gabriele Ferzetti in "Chi ha paura di Virginia Wolf?". 
La RAI non aveva un bar interno credo, perché attori, cantanti e presentatori, in quegli anni in cui frequentavo la Scuola Superiore di Secondo Grado, venivano tutti in questo bar, soprattutto la mattina e all'ora dell'uscita dalla scuola.
Proclemer vista da vicino era piccolina anche se portava tacchi all'italiana di almeno 8 cm., come Giancarlo Sbragia, anch'egli un uomo di circa m. 1,67 di altezza, mentre Ilaria Occhini era una donna sul m. 1,65. 
E con questi ricordi vi lascio...


lunedì 23 marzo 2020

Sapiens con svarioni

Sapiens - Un solo pianeta è un programma televisivo di divulgazione scientifica condotto da Mario Tozzi. Va in onda su Rai 3 il sabato in prima serata dal 16 marzo 2019. Il conduttore, geologo e primo ricercatore del CNR

Stando confinati in casa è ovvio che si passino più ore davanti alla TV, anche se io cerco di farlo il meno possibile, così insieme a mio marito siamo capitati davanti alla trasmissione di questo Geologo che un tempo girava con picozza per far capire meglio che lo era, ma ora non più.

La TV è così: da spazio a chiunque risponda alla chiamata e più sei narcisista e ti rendi disponibile più ti chiama come ospite per dare la tua opinione anche se sei una nullità come Mughini o Alba Parietti.

Se poi riesci a farti degli amici perché sei un abile tessitore di rapporti che servono, ti chiameranno anche a fare il divulgatore come è accaduto a Tozzi .
Niente di male finché parla della Terra dal punto di vista geologico, è la sua materia, ma ora si è allargato, anzi, l'ignoranza dei Dirigenti RAI gli ha permesso di allargarsi e parla di tutto.
In pochi minuti mio marito, Fisico del CNR in pensione, e persino io che ho solo una buona cultura generale, abbiamo rivelato ben due svarioni.

Tozzi, parlando a raffica e mangiandosi le parole, stava illustrando il generatore elettrostatico di Van de Graaff , quando al posto di Volts ha detto Watt!
Dato che la trasmissione non era in diretta avrebbe potuto rimediare tagliando quel pezzo della registrazione una volta resosi conto dello svarione. Ma se ne è reso conto?
Per capire lo svarione prendiamo la semplice definizione del generatore elettrostatico di Van de Graaff da Wikipedia: 
Il generatore di Van de Graaff è un generatore elettrostatico in grado di accumulare una notevole quantità di carica elettrica in un conduttore, creando tra questo ed un elettrodo di riferimento, solitamente messo a terra, un'altissima tensione (si può arrivare fino a milioni di Volt).
Volt, appunto, non Watt.
Il Volt è l'unità di misura della differenza di potenziale, il Watt è l'unità di misura della potenza.
Non è errore da poco se vuoi fare il divulgatore scientifico, altrimenti divulghi errori, inesattezze, non Scienza.

L'altro svarione c'è stato quando in questa furia divulgatrice Tozzi non si è voluto togliere niente e si è lanciato anche nella famosa formula di Einstein 

peccato che invece di dire massa ha detto materia: due concetti fisici diversi che un Geologo dovrebbe conoscere bene.
Cosa divulga Tozzi così?
Debbo dire che sorridendo ho detto: "Se non sta attento rischia di diventare anche lui "cazzanger"".


Questa trasmissione, condotta da Roberto Giacobbo, ha attirato la satira del simpatico Crozza per la sua roboante inattendibilità scientifica




Roberto Giacobbo
Il comico Crozza e la sua costruzione satirica sulla  ridicola trasmissione Voyager

sabato 21 marzo 2020

1920 influenza "spagnola" 2020 infezione COVID-19

https://www.fanpage.it/attualita/coronavirus-lallarme-di-ilaria-capua-in-lombardia-sta-succedendo-qualcosa-che-non-si-spiega/

L'intervista, il cui link riporto sopra, dice tutto quanto sia possibile dire in questo momento su questa pandemia che sia certo e serio nei suoi dubbi e nelle sue domande.

La Scienziata Ilaria Capua ricorda che l'influenza denominata "spagnola" che nel 1920 fece 50 milioni di morti si diffuse nell'arco di 2 anni.
La differenza con il COVID-19 sta in questo: i mezzi di comunicazione e spostamento rapidi del tempo che viviamo hanno consentito la sua diffusione in poche settimane.

Quanti morti potrà fare?

Mia madre, parlando di persone scomparse, ogni tanto citava che quella tale persona "morì di spagnola". Persone che avevano attraversato il suo tempo: lei era nata nel 1909.
Per me, nata nel 1946, era un tempo remoto, in cui non vi erano le cure di oggi, la Scienza aveva fatto passi avanti...
Invece ha ragione la mia amica dai tempi della scuola, con cui abbiamo attraversato il tempo fino ad oggi, senza interruzione alcuna, Paola, che pur avendo una figlia Biologa che vive nei Laboratori dell'Istituto Superiore di Sanità di cui è dipendente, inveisce contro la Scienza che oggi altro non può fare se non confinare in isolamento le persone, come ai tempi del Boccaccio e del suo Decamerone.
L'ascolto nel suo sconcerto mentre cerco di difendere sua figlia, scienziata, e mio figlio medico...
E alla fine eccoci qua, come ai tempi della "spagnola" che portò via anche una zia materna di mio marito, allora appena 18enne... Di cui mia suocera parlava sempre con immensa tristezza...

All'improvviso siamo stati catapultati in un tempo remoto, in cui tutta la nostra civiltà deve fermarsi in un tempo sospeso, in attesa di vedere se il nemico invisibile ma fortissimo si fermerà nella sua implacabile invasione.

Pur essendo una privilegiata nel mio confinamento in una villa grande e comoda, con un giardino di 2.500 mq. in cui stiamo solo in 2, comincio a sentire una stanchezza psicologica per questa situazione, non tanto per la limitazione personale che vivo, quanto per l'intera situazione del mio Paese, per la gente che muore, per quella che vede andare in rovina le sue economie paralizzata nell'inevitabile isolamento. 
Inoltre ho paura dell'incertezza in cui ci mette questo nemico invisibile perché sento che ancora nessuno ha la soluzione. Il mio figlio medico, esperto nel polmone, dice che il micidiale COVID-19 potrebbe morire insufflando aria molto calda nei polmoni... I suoi colleghi a cui ha espresso la sua idea obiettano che tale aria calda potrebbe danneggiare le ciglia:
Le ciglia, microscopiche proiezioni vibratili simili a capelli presenti sulle cellule che rivestono le vie aeree, costituiscono uno dei meccanismi di difesa del sistema respiratorio. Con il loro movimento, le ciglia sospingono lo strato di muco liquido che ricopre le vie respiratorie.


Lo strato di muco intrappola gli agenti patogeni (microorganismi potenzialmente infettivi) e altre particelle, impedendo loro di raggiungere i polmoni.
Le ciglia vibrano a una frequenza superiore a 1.000 volte al minuto, spingendo verso l’alto il muco che riveste la trachea di circa 0,5-1 cm al minuto. I patogeni e le particelle intrappolati in questo strato mucoso vengono espulsi tramite la tosse o trasportati nella bocca e quindi ingeriti.

macrofagi alveolari, un tipo di globuli bianchi presente sulla superficie degli alveoli, costituiscono un altro meccanismo di difesa dei polmoni. Date le modalità dello scambio gassoso, gli alveoli non sono protetti da muco e ciglia, poiché la densità del muco ostacolerebbe il movimento dell’ossigeno e dell’anidride carbonica. In sostituzione di tali protezioni, i macrofagi alveolari individuano le particelle depositate, vi aderiscono, le fagocitano, uccidendo quelle vive, e le digeriscono. Quando i polmoni sono esposti a serie minacce, possono giungervi ulteriori globuli bianchi dalla circolazione sanguigna, specialmente i granulociti neutrofili, per contribuire alla fagocitosi e all’uccisione dei patogeni. Per esempio, quando un soggetto inspira un’elevata quantità di polvere o lotta contro un’infezione polmonare, vengono prodotti più macrofagi e viene reclutato un numero maggiore di neutrofili.
Non so se l'idea di mio figlio possa essere applicata adattando apparecchiature elettromedicali già esistenti alla bisogna... Non so se le perplessità dei suoi colleghi siano giuste.. E' giusto però che chi è addetto ai lavori come mio figlio si sprema le meningi cercando soluzioni di vario tipo.
Tentativi di cure ai tempi della "spagnola"