sabato 19 ottobre 2019

Sisma - Romanzo Capitolo IX

Sisma
Romanzo inedito di Rita Coltellese
pubblicato a puntate su questo sito con Amministratore Unico Rita Coltellese su contratto con Google Blogger
Il tuo nome di dominio G Suite, ritacoltelleselibripoesie.com, è stato rinnovato correttamente con godaddy per un anno. Puoi continuare a utilizzare G Suite fino alla data 26 dicembre 2019. L'acquisto verrà addebitato sul tuo conto.
Il team di G Suite © 2018 Google LLC Google e il logo di Google sono marchi registrati di Google Inc.

Il Romanzo viene pubblicato per capitoli, ad ogni nuovo capitolo verrà scritta la data di pubblicazione del precedente in modo che il lettore possa, tramite il calendario che appare a destra, ritrovare facilmente il precedente.


SISMA

Capitolo IX
 (Il Capitolo VIII è stato pubblicato il 12 ottobre 2019)

Tommaso rispose con aria stanca: "Non si potrebbe entrare, ma ormai chi controlla? Se ne sono andati tutti: militari, Vigili del Fuoco... Dopo tanto tempo.. Mica potevano stare qui a presidiare in eterno."
La donna allora lo salutò, sollevata di poter tornare alla sua esplorazione in solitudine, abbandonandosi ai suoi ricordi e ai suoi pensieri.
Nell'avviarsi nella prima strada che, in leggera discesa, portava nel cuore del paese, cominciò a sentire un turbamento più forte.
Avanzava camminando piano, con estrema cautela e qualche timore che potesse caderle qualche pietra, rimasta in bilico, sulla testa.
Il terremoto era stato spaventoso nella sua forza distruttiva. Era quella una zona sismica, ma per un secolo almeno non vi era stato nulla di distruttivo: ogni tanto qualche tremito della terra, ma poi le antiche case restavano salde, come prima.
Con emozione si avvicinò alla casa che era stata delle sue vacanze: ora era  distrutta, pietre giacevano ammassate davanti a quelle che erano state le scale di accesso, dopo tanto tempo non erano state ancora rimosse. 
L'aveva venduta molti anni prima, ma lì aveva passato le estati con sua madre e suo padre.. Pensò che quella distruzione era avvenuta ad un secolo esatto dalla nascita di suo padre.. Poco distante sorgeva la casa natale di sua madre, che uno degli eredi di un suo fratello aveva ristrutturato spendendoci molti soldi. "Poveretto!" Pensò Sara. "Un investimento non recuperabile.."
Molte di quelle case erano ormai solo seconde case, dove amanti di quei borghi tornavano in vacanza. Giornali e televisioni che parlavano di quei territori non chiarivano se i possessori di seconde case sarebbero stati risarciti dallo Stato, essendo ancora molto confusi anche gli aiuti a chi vi risiedeva stabilmente.
Volse lo sguardo dove la strada proseguiva in sempre più rapida discesa ma non si sentì di proseguire: le sembrava di stare in un cimitero, scendere ancora in quella solitudine, in un silenzio di morte, per vedere altre rovine le creò timore, quasi paura.
Tornò sui suoi passi verso la piazza, ricordando la sua scelta di non lasciare nel locale cimiterino suo padre, che era morto proprio in quella casa che poi lei aveva venduta.
Molti dei nativi lasciavano detto ai loro discendenti di voler tornare al paese da morti. Così il viaggio dai luoghi dove erano vissuti per lavoro lo facevano al contrario di quello che Sara fece fare al cadavere di suo padre.
Sarebbe stato economico e comprensibile sul piano etico e sentimentale se semplicemente lo avesse fatto tumulare lì, dove era morto. Invece lei aveva affrontato una spesa per fargli fare il percorso al contrario: lo aveva riportato dove aveva vissuto e lavorato per gran parte della sua breve e sofferta esistenza, perché lo voleva vicino, voleva andare a portargli un fiore senza dover affrontare un viaggio di chilometri.
Ora quella scelta si rivelava ancora più giusta dati i drammatici eventi: anche i cimiteri di quei paesetti avevano subito gli effetti del sisma e scene macabre erano passate davanti agli occhi dei soccorritori. Fornetti distrutti avevano vomitato fuori le bare che, cadendo rovinosamente, in alcuni casi si erano aperte.
L'orrore si era aggiunto all'orrore. Sara rabbrividì al pensiero che questo avrebbe potuto accadere alla salma di suo padre.
"Chissà se qui hanno risistemato il cimitero.." Si chiese, presa da quei pensieri lugubri. Sapeva che lì c'erano i suoi nonni, ma non potendo farci nulla allontanò ogni altra domanda da sé.
Era ritornata sulla piazzetta. Gettò uno sguardo là dove aveva lasciato Tommaso, ma non c'era più. Ne fu sollevata e, affrettando il passo, si diresse decisa verso la sua auto.
Salì e avviò il motore. Iniziò a ridiscendere verso la statale lentamente mentre i ricordi sentimentali, soprattutto legati al ricordo dei suoi genitori che lì erano nati, cominciavano a sfumare in sentimenti diversi.
Il rivedere dopo tanto tempo quei luoghi così distrutti le aveva si suscitato emozioni passate, poi una desolante pietà, ma infine se ne era sottratta quasi con paura e aveva sentito che la sua personale missione verso quei luoghi feriti era finita. Lo doveva a quella parte di sé legata alle sue radici, ma era lì che aveva iniziato a scoprire quella parte della vita che riguardava i sentimenti negativi, cattivi del prossimo, senza che allora capisse fino in fondo che quella realtà l'avrebbe ritrovata ovunque e in forme peggiori, fino a giungere, in un'età matura, alla conclusione che l'Uomo, in gran parte, è soltanto un animale malvagio e stupidamente superbo. 
Quella gente, le cui case ora erano solo rovina e addolorate piangevano sui loro beni che non valevano più nulla, in gran parte aveva covato uno dei sentimenti più miserabili e più diffusi: l'invidia. Da tale cattivo sentimento poi era scaturita la maldicenza sogghignante e financo la calunnia.

sabato 12 ottobre 2019

Sisma - Romanzo Capitolo VIII

Sisma
Romanzo inedito di Rita Coltellese
pubblicato a puntate su questo sito con Amministratore Unico Rita Coltellese su contratto con Google Blogger
Il tuo nome di dominio G Suite, ritacoltelleselibripoesie.com, è stato rinnovato correttamente con godaddy per un anno. Puoi continuare a utilizzare G Suite fino alla data 26 dicembre 2019. L'acquisto verrà addebitato sul tuo conto.
Il team di G Suite © 2018 Google LLC Google e il logo di Google sono marchi registrati di Google Inc.

Il Romanzo viene pubblicato per capitoli, ad ogni nuovo capitolo verrà scritta la data di pubblicazione del precedente in modo che il lettore possa, tramite il calendario che appare a destra, ritrovare facilmente il precedente.


SISMA

Capitolo VIII
 (Il Capitolo VII è stato pubblicato il 28 settembre 2019)

Da quella piazza si dipartivano due sentieri, due tratturi in terra battuta: partivano con un'unica apertura ampia per poi restringersi là dove si biforcavano, uno che saliva il fianco della collina, per poi tornare quasi pianeggiante ma avendo su un lato il terreno digradante con ripida pendenza verso la valle, l'altro che proseguiva dritto costeggiando un orto segreto agli sguardi esterni, protetto da un cancelletto di fitti rami intrecciati e da una spessa siepe da cui traboccavano in profumo e in rosea bellezza delle rose canine.
Sara gettò uno sguardo all'imbocco di quei sentieri che conducevano entrambi ad una valle interna della collina in cui sorgeva quel paesino. Era una valle in dolce pendenza in cui gli abitanti di quel borgo avevano ciascuno un piccolo appezzamento di terreno, giacché la mancanza di elasticità mentale, quando non la grettezza, aveva indotto le famiglie a frammentare i terreni vasti dividendoseli ad ogni successione. Piuttosto che dire: "A te quel podere e a me quest'altro", avevano preferito dividerne ciascuno a striscie più piccole, giacché ogni terreno poteva avere qualcosa in più o qualcosa in meno rispetto all'altro...
Il sentiero in salita portava alla parte più alta di quella valletta fertile e quello dritto alla parte bassa; Sara ricordò i suoi percorsi estivi su quei sentieri e il profumo acuto e dolcissimo ad un tempo della rosa canina... Poi a metà del percorso del tratturo che proseguiva dritto c'era a lato di esso un sorbo: non apparteneva a nessuno, era sorto rigoglioso sul ciglio della strada e Sara non aveva mai più mangiato frutta più buona di quelle sorbe...
Lasciò quei dolci ricordi e girò lo sguardo sulla piazza. L'edificio bianco costruito dal marito di Natalina era ancora lì, in piedi, segno che era stato costruito bene, nonostante fosse il primo edificio nuovo costruito in quel borgo almeno sessanta anni prima.
Un uomo di piccola statura sedeva desolato sul sedile di pietra esterno addossato alle mura.
Si guardarono in silenzio, studiandosi nel tentativo di riconoscersi.
Lei era favorita dal fatto che, se lui era lì, doveva essere uno dei numerosi figli di Natalina... Ma quale? Mentre la donna frugava nella sua mente, cercando di riconoscere con lo sguardo quel volto necessariamente invecchiato per dargli un nome, lui faceva altrettanto senza riuscirci.
"Buongiorno." Salutò lei per prima.
"Buongiorno." Rispose l'uomo scrutandola con timida diffidenza.
"Immagino che sei uno dei figli di Tommaso e Natalina?" Chiese con un gentile sorriso la donna.
"E lei chi è?"
Rispose l'uomo senza rispondere alla domanda.
"Sono la figlia di  Giovanni Cassini... "Nanni".." Aggiunse il nomignolo con il quale suo padre era universalmente conosciuto nel suo paese natale.
Il volto dell'uomo si schiarì un poco mantenendo però una patina di malinconia: "Ah! Ho capito! Come ti chiami? Non mi ricordo..."
"Sara." Disse prontamente la donna, mentre percepiva che quello non poteva essere uno dei figli di Natalina, tutti nati prima di lei, perché era un uomo che dimostrava un'età intorno ai cinquanta anni, anche se i tratti del suo volto ne ricordavano altri, in particolare quelli di un figlio di Natalina che una volta era stato in visita nella casa dove lei, bambina, viveva con i suoi genitori in un bel quartiere di Roma. Era venuto con la sua fresca sposa, una bella ragazza un po' in carne, piena di salute e di sorriso. Forse poteva essere suo figlio.
"Io sono Tommaso, sono il figlio di Giuseppe."
Sara capì. L'uomo del suo ricordo era dunque lo zio della persona con cui stava parlando, dato che Giuseppe era l'unico della numerosa prole di Tommaso e Natalina che era rimasto lì a vivere ed a gestire l'attività commerciale della famiglia.
"Hai il nome di tuo nonno." Osservò con un sorriso Sara.
"Come mai sei venuta?" Domandò l'uomo sempre rimanendo seduto sul sedile con l'aria stanca. Poi, senza attendere risposta, fece un gesto ampio del braccio verso il centro del paese: "Qui è tutto distrutto.. Non c'è più niente.."
Sara si sentì stringere il cuore davanti a quella tristezza che leggeva nei gesti e nel viso dell'uomo. Era giustamente annichilito da tanta potenza della natura che aveva distrutto tutto e si sentiva inerme di fronte a tutto questo.
Non osava dirgli nulla perché ogni parola sapeva che sarebbe suonata vana, ma qualcosa doveva pur dire: "Ora chi è rimasto in paese?"
"Nessuno, - disse sempre più desolato Tommaso - due o tre persone perché è tutto zona rossa."
"Certo la vostra attività..." Provò a dire quasi con pudore la donna, dato che la situazione era visibilmente disperata.
"Eh!" Proferì con rattenuta e rassegnata desolazione l'uomo alzando le spalle e scrollando la testa.
Non c'era nulla da dire. Cosa poteva chiedere a quell'uomo: "Come fai a vivere? Vi danno qualcosa?" Era improponibile. 
Aveva sperato di non incontrare nessuno ma era inevitabile che, sia pure in una zona desertificata dal terremoto, qualcuno ci poteva essere.
Girando la testa verso la strada che portava al centro del borgo chiese: "Ma si può entrare nella zona rossa?"

mercoledì 9 ottobre 2019

Il mondo cambia...

Il mondo cambia ogni dì... cantava Renato Rascel, ed è ovvio. Solo che ora sta cambiando molto in fretta e certe cose mi sorprendono.
La popolazione sta invecchiando in Italia come in altri Paesi che hanno raggiunto un po' di benessere, dunque il mercato dovrebbe vendere di più prodotti per noi anziani. Invece no.
Oggi avevo deciso di comperarmi una gonna di colore blù, perché ho due giacche che richiamano quel colore e nella mezza stagione volevo abbinarle.
Prima di fare la spesa nel Centro Commerciale Tor Vergata di Roma sono entrata dunque in un negozio di abbigliamento femminile di cui mi hanno fatto anche la tessera (non so a cosa serva, ma tant'è).
Mi guardo intorno e non vedo stand di gonne, mi rivolgo dunque alla commessa: "Scusi, dove posso trovare delle gonne?"
"Come la vuole? Come quella che porta?"
La gonna che indosso ferma la sua lunghezza un palmo sotto il ginocchio.
"Si ma va anche bene lunga al ginocchio, purché non lunga alla caviglia."
Mi mostra uno stand minimo e defilato vicino agli spogliatoi e ne trae una bella gonna nera di lunghezza appena sotto il ginocchio.
"Bella. Avete altri colori?"
"No, solo questa, solo nero."
Sorpresa dalla scarsa scelta dico: "Peccato, grazie lo stesso."
Spiritosamente lei fa: "Ne abbiamo ma a minigonna e non credo.."
Sorrido: "Beh, no, sono anziana ma il cervello ancora mi funziona bene!" Sorridiamo insieme. Mentre esco penso a tutte quelle poverette, vecchie come me, e magari piene delle rughe che io non ho, che si vestono come delle ragazzine risultando grottesche.  
Passo ad un secondo negozio, poi ad un terzo, un quarto... Infine li ho girati tutti quelli di abbigliamento e tutti hanno solo gonne o corte e rigorosamente nere o "longhette" a pieghe, con improbabili rifiniture in tulle, nere o, eccezione, grigie.
Conclusione: i giovani si vestono da funerale!!

Noi anziani non veniamo considerati dal mercato.
Non ho voglia di andare in giro, ho già mal di piedi così...
Fatta la spesa, mentre spingo il carrello pieno verso il parcheggio, passo davanti al negozio dei telefonini e vedo un'offerta: "Se hai TIM da un anno in regalo uno smartphone".
Mi fermo dato che è un negozio a stand aperto sul passaggio e chiedo lumi: "L'offerta è che può pagarlo a rate." Mi fa il ragazzo allo stand.
"A rate?! No, e che a rate? Lo pago subito. Ma quanto costa?"
"Dipende, ci sono da 100 euro fino a 1000 ecc.!"
"A me serve per metterci la scheda che ho su questo vecchio cellulare." E mostro il piccolo cellulare a tastiera che ho.
"Ma deve metterci subito Internet. Tutti i cellulari che abbiamo sono abilitati per Internet."
"Ma non si può avere un telefono solo per telefonare?"
"No, noi vendiamo solo telefoni già con il collegamento Internet."
"Grazie." E mi avvio verso il parcheggio sotterraneo...
Penso che non c'è scelta, altri hanno scelto per noi: tutti vestiti di nero... tutti con Internet sul cellulare... Che tristezza!

sabato 28 settembre 2019

Sisma - Romanzo Capitolo VII

Sisma
Romanzo inedito di Rita Coltellese
pubblicato a puntate su questo sito con Amministratore Unico Rita Coltellese su contratto con Google Blogger
Il tuo nome di dominio G Suite, ritacoltelleselibripoesie.com, è stato rinnovato correttamente con godaddy per un anno. Puoi continuare a utilizzare G Suite fino alla data 26 dicembre 2019. L'acquisto verrà addebitato sul tuo conto.
Il team di G Suite © 2018 Google LLC Google e il logo di Google sono marchi registrati di Google Inc.

Il Romanzo viene pubblicato per capitoli, ad ogni nuovo capitolo verrà scritta la data di pubblicazione del precedente in modo che il lettore possa, tramite il calendario che appare a destra, ritrovare facilmente il precedente.


SISMA

Capitolo VII
 (Il Capitolo VI è stato pubblicato il 19 settembre 2019)

Ora era giunta all'imbocco dell'aia grande poi diventata la piazza del Paese. Piazza poi! Era una parola grossa per un largo spiazzo appena pianeggiante che subito digradava in leggera pendenza verso le strette strade del borgo, da lì tutte in discesa o nel tornare indietro in inevitabile salita.
Eppure a quel borgo chi vi nasceva vi rimaneva così sentimentalmente attaccato da ritornarci e starci bene respirando quell'aria fina e gli odori e i profumi noti.
Eppure esso era inesorabilmente cambiato, come tutto quel territorio fatto di paesini e paesetti sparsi sulle alte colline. Non vi si respirava più l'odore del pane fatto in casa, né il fumo dei camini.
Per il riscaldamento delle case a poco a poco tutti avevano messo termosifoni e stufe: a gas, a cherosene, qualcuno più tradizionalmente aveva acquistato delle belle stufe di ceramica a legna che abbellivano le antiche case ormai quasi tutte ristrutturate all'interno e qualcuna anche all'esterno. Pochi nel fare codesti lavori si erano rivolti a geometri presentando le dovute richieste al Comune per avere i permessi di legge.
Eppure sapevano che le loro case erano in zona sismica...
Ma un'inguaribile pensiero anarchico radicato non faceva accettare a tutti l'esistenza di regole a cui attenersi, preferendo arrangiarsi appena in possesso di un po' di soldi facendo il muratore anche da soli, pur avendo fatto nella vita tutt'altro: magari al massimo il manovale, ma più spesso il cameriere, il custode in qualche palazzo in città, o una qualsiasi altra attività operaia..
Alla sua destra, là dove era stata la scuola del paese, crollata da decenni e non più ricostruita per mancanza di scolari, ora avevano messo qualche panchina pallidamente abbellita da alberelli a rappresentare un improbabile giardinetto. A sinistra si ergeva un parallelepipedo cubico, la prima "villa" costruita da Amedeo con grande orgoglio di Filomena. Quell'edificio esprimeva tutta la rozzezza del gusto della coppia. Un casone squadrato ma nuovo, in un borgo in cui gli altri tiravano giù tramezzi e ripavimentavano le rustiche case del 1300! 
Gli occhi di Sara sfiorarono le finestre serrate dove poche volte si erano viste delle persone. Alla fine tutto era fatto per orgoglio e mai veramente goduto. La casa cubo era in piedi, probabilmente, almeno quella, costruita con i dovuti permessi e dunque in quelle zone avevano dovuto rispettare le regole per le costruzioni antisismiche.
Il crescere dei figli, in particolare la prima figlia, aveva fatto prendere coscienza ad Amedeo e Filomena che quella "villa" al massimo poteva ritenersi una casa di campagna... E, anche per le critiche della figlia, Amedeo aveva dato mandato ad un ingegnere di fargli il progetto di una vera villetta.
La figlia era una vanesia senza molte qualità di cui vantarsi, ma era arrivata all'università, aveva fatto qualche viaggio e si era resa conto che i suoi genitori "erano degli ignoranti": così si era espressa su di loro le rare volte che aveva parlato con la cugina Sara, la quale ne era rimasta sgradevolmente sorpresa ascoltando l'idea che quella giovane donna aveva di chi l'aveva messa al mondo.
Di tutt'altro tenore era il pensiero di Sara sui suoi genitori che, pure, non avevano fatto maggiori studi di Filomena ed Amedeo ed essendo nati nello stesso paesino rurale si erano formati nello stesso ambiente agreste.
Sara stimava entrambi i suoi genitori: suo padre aveva studiato anche da adulto ma non aveva mai conseguito un diploma. Al di fuori degli studi regolari però aveva interessi e curiosità, in particolare leggeva di Storia e Poesia. Da lui Sara aveva appreso cose che a scuola non le aveva mai detto nessuno. Ai suoi tempi erano studi paludati di invalicabili pudori, la Storia dalle cattedre arrivava ai discenti edulcorata di una vera analisi per la censura operata dal potere politico sui programmi ministeriali.
Da suo padre aveva appreso di poeti che a scuola venivano trascurati, appena accennati, ad esempio Giuseppe Giusti che egli citava spesso amandolo molto.
Sua madre era una donna molto religiosa dato che la sua vera vocazione sarebbe stata chiudersi in convento. Se non era diventata suora lo doveva alla tirchieria della sua famiglia che, dopo che lei aveva scritto al convento più vicino ed averne avuta risposta positiva per il noviziato, le aveva rifiutato ogni aiuto economico per il corredo richiestole dal convento per essere ammessa.
Lei non aveva mezzi. La sua era una famiglia patriarcale ottocentesca anche se ormai il nuovo secolo era iniziato da qualche decennio. 
Alla fine si era innamorata di suo padre ed aveva rinunciato alla vocazione, ma era comunque un pozzo di conoscenza nel campo della religione cattolica e da lei Sara apprendeva la Storia Biblica e le biografie dei Santi. Non c'era chiesa di cui non sapesse illustrare le vicende del santo che vi era ricordato. Ad esempio davanti ad un bassorilievo in marmo nella Basilica di S. Agnese a Piazza Navona, con accento commosso, le spiegò per filo e per segno cosa esso rappresentava e la storia della fanciulla Agnese denudata dai soldati romani che, per miracolo, fu ricoperta da lunghi capelli che salvaguardarono il suo pudore offeso...
Sara ormai aveva compreso che non c'è nessun Dio invisibile ed interessato all'Uomo più di qualsiasi altro essere vivente... Però la Storia della religione in cui sua madre aveva creduto ciecamente era fatta di persone che erano vissute con un ideale di purezza che era edificante, in mezzo a tante sozzure e bassezze che vivendo ella era andata scoprendo sugli esseri umani.
Ed ecco la seconda villetta che Amedeo aveva fatto costruire poco distante: questa con un disegno accettabile. Chissà se aveva riportato lesioni dallo scuotimento della terra... Apparentemente era in piedi.
Tutto intorno un silenzio di morte.
In quel luogo però non vi erano state vittime.

sabato 21 settembre 2019

Natura casalinga

Alcune sere, fa sul marciapiedino che circonda la mia casa di Sabaudia ad ovest, ho visto una macchia scura accanto alla fontanella. Dapprima ho pensato ad un "regalino" lasciato da uno dei cani di mia figlia: "Lampo ha quasi 16 anni, - ho pensato - è vecchio e non si controlla più..." Ma poi mi sono accorta che la massa scura, poco avvertibile nella luce del crepuscolo,  aveva una strana appendice con dei ditini, spinta davanti a sè alla sua destra... E allora ho capito... Memore di una grossa rospa, almeno io ritenevo fosse femmina dato che trovavo rospetti ovunque quell'estate, che si metteva tutte le sere accanto alla fontanella a prendere il fresco. Aveva una massa ragguardevole e la salutavo con rispetto quando andavo ad usare l'acqua della fontanella nel buio della sera. Rimaneva ferma e tranquilla mentre io facevo le mie cose presso la fontanella. Poi sparì e non l'ho vista più. Questo avveniva due estati fa... Questo rospotto non aveva quella taglia ma era grandicello.
Ci siamo studiati per un breve tempo: credo che lui fosse terrorizzato. Io gli ho parlato, come faccio da un po' di tempo con gli animali, molto più di quanto non facessi quando ero più giovane: "Sei un discendente della signora Rospa?"
Ma nonostante il tono dolce della mia voce si è spostato sul lato ovest-nord cercando riparo accanto ad un vaso.
Ho chiamato mia figlia e mio genero perché lo ammirassero e lui si è dato alla fuga saltellando  nel piccolo spazio di giardino prospiciente la camera da letto matrimoniale destinata ai figli maschi quando vengono a trovarci..
La nostra casa marinara ci offre incontri con la Natura come l'altra di collina, ma con qualcosa in più.
Ad esempio le rondini. Consentiamo loro di fare il nido dove vogliono e loro ritornano ogni anno allietandoci con i loro voli rapidi e allegri.
In fondo alla scala che porta al garage di mia figlia ecco due nidi di rondini. Qui ogni anno vediamo nidiate anche di 5 rondinini diventare adulti e prendere il volo.


In fondo alla mia scala che conduce al garage altri due nidi rafforzati amorevolmente da mio marito per timore che cadano.
All'esterno della basculante del garage di mia figlia un altro nido e un altro accanto all'apertura del mio garage, dove, anche qui, mio marito ha voluto mettere un rinforzo.


Questa è la Flora che circonda questo piccolo mondo animale
Frutta

Questi fiori crescono spontanei sulla spiaggia. Non è facile farli vivere in vaso.


Il prato e cespugli fioriti









giovedì 19 settembre 2019

Sisma - Romanzo Capitolo VI

Sisma
Romanzo inedito di Rita Coltellese
pubblicato a puntate su questo sito con Amministratore Unico Rita Coltellese su contratto con Google Blogger
Il tuo nome di dominio G Suite, ritacoltelleselibripoesie.com, è stato rinnovato correttamente con godaddy per un anno. Puoi continuare a utilizzare G Suite fino alla data 26 dicembre 2019. L'acquisto verrà addebitato sul tuo conto.
Il team di G Suite © 2018 Google LLC Google e il logo di Google sono marchi registrati di Google Inc.

Il Romanzo viene pubblicato per capitoli, ad ogni nuovo capitolo verrà scritta la data di pubblicazione del precedente in modo che il lettore possa, tramite il calendario che appare a destra, ritrovare facilmente il precedente.


SISMA

Capitolo VI
 (Il Capitolo V è stato pubblicato il 31 agosto 2019)


"Tua nonna, - le disse - mia madre, mi scrisse una lunga lettera mentre stavo facendo il servizio militare raccontandomi un increscioso episodio di cui si erano rese protagoniste Filomena, allora una adolescente, e sua madre Clara: per futili motivi avevano aggredito verbalmente mia madre e mia sorella Amelia, anche lei all'epoca era una ragazzina, urlando loro insulti grevi infanganti l'onore di donne. Tua nonna voleva querelare Clara, essendo Filomena minorenne, ma mio padre le aveva detto che non aveva soldi per l'avvocato e allora lei li chiese a me."
Sara, pur giovane quando suo padre le raccontò quel fatto avvenuto molto tempo prima che lei nascesse, pensò alla condizione di suo padre all'interno della sua famiglia d'origine, condizione che lei aveva iniziato ad avvertire fin da piccola, con una particolare sensibilità ed empatia che a lui sembravano mancare, o forse si difendeva soltanto da quella triste realtà per non soffrirne intimamente più di quanto già non ne soffrisse.
Alla luce di quel tassello le fu più chiara la scena a cui aveva assistito da bambina: suo padre che parlava ad Amedeo severamente sconsigliandolo dall'intenzione di sposare Filomena, cieco davanti all'espressione buia di suo fratello, non avvertendo affatto quello che la sua eccezionale bambina aveva invece autonomamente pensato e, ancora più eccezionalmente, ricordato fino all'età adulta. Chiuso nel suo ruolo, richiestogli da sua madre, che se ne stava però vilmente muta, aveva continuato sicuro di quel che andava dicendo, interpretando forse il corruccio di suo fratello come qualcosa di scontato e momentaneo.
Sara, si stupiva lei stessa nel ricordare quel pensiero che aveva fatto quella bambina che era in quel momento: quanto poteva avere? Quattro anni, non molti di più visto che fra lei e la prima figlia di Amedeo e Filomena passavano solo cinque anni e mezzo.. Forse si erano sposati poco dopo quell'episodio e forse lei era rimasta incinta subito.. Ma comunque quel ricordo era nitidissimo, come altri dei suoi primissimi anni di vita.
Fu franca con suo padre. Si erano sempre detti tutto.. Quasi tutto..
"Ora capisco perché anche nonna non la voleva come nuora. Ti chiese lei di parlare a zio Amedeo?"
"Sì, - le rispose suo padre - papà era morto ed io ero il fratello maggiore."
"Tu non sei il "fratello maggiore", papà..." Disse Sara con tono intenzionale, perché suo padre aprisse gli occhi su una realtà che non voleva vedere.
"Ma tu sai "chi" e "cosa" è il fratello maggiore! Dunque!"
Sara pensò, senza insistere, che tutti avevano una motivazione in quella famiglia e l'unico che si preoccupava di tutti era lui, suo padre. Ma forse era colpa sua se non sapeva opporre un sano distacco per difendersi da quegli egoismi così palesi.
Il primo figlio vivente, perché a sua nonna ne erano morti tre in tenerissima età, come spesso avveniva a quel tempo, era un debosciato, ormai alcoolizzato.
Amedeo doveva conoscere l'episodio di cui erano state vittime sua madre e sua sorella e, a quanto pare, non doveva importargliene granché dell'onore offeso delle donne di famiglia.
Suo nonno, che Sara non aveva mai conosciuto essendo morto prima che lei nascesse, non aveva avuto i soldi per pagare l'avvocato per punire le due volgarone, dunque restava solo suo padre a risentirsi per quell'offesa. Infatti aveva racimolato i soldi per l'avvocato e li aveva inviati a sua madre.
Sara sapeva come aveva fatto pur essendo un giovane senza mezzi che stava prestando servizio militare.
Prima della cartolina del richiamo egli lavorava come cameriere in un ristorante. Era una vera formichina e uno che si dava da fare.. Su sé stesso risparmiava su tutto: era di parchi bisogni e metteva da parte per inviare i suoi soldi a sua madre, sempre con il pensiero rivolto con amore ai bisogni dei suoi fratelli minori. Eppure c'erano suo padre e Narciso, il fratello maggiore..
Durante il servizio militare, oltre la risicata paga di soldato, in virtù della sua esperienza l'avevano assegnato alla mensa ufficiali. E lì riusciva a racimolare un altro po' di denari.
Sua madre sapeva approfittare delle modeste risorse di quel figlio dal cuore generoso..
Sara ora pensava con amarezza alle delusioni familiari di suo padre... Quella non fu la sola.
Le disse: "Poi non le ha querelate più.."
"Perché?"
"I soldi le sono serviti per qualcos'altro." E lo aveva detto quasi con pudore, sorvolando sulla consapevolezza che non le era venuto in mente di restituirli a quel figlio che già gliene aveva inviati tanti strappandoli ai suoi bisogni e facendo una vita risicata.
Ora era triste ancora di più per i ricordi che quei luoghi disastrati le ispiravano.
Ma doveva immaginarlo, in fondo lo sapeva che non sarebbero state solo le macerie a rattristarla e l'aveva messo in conto affrontando quel viaggio.

domenica 15 settembre 2019

Per ridere un po': Le comiche: "Facciamo sto' salto dai terremotati"

 "Facciamo sto' salto dai terremotati"

Il Presidente di un unico governo "non disponibile per altri": "Allora siamo pronti? Avete preso le telecamere? Aspettate che mi tolgo la cravatta.. Fa più vicino al popolo, più informale.. Ma avete messo le transenne? Eh! Mi raccomando, hai visto mai che qualcuno si ricorda quello che ho detto l'anno scorso, quando ero Presidente dell'altro governo.. Fate avvicinare solo qualche vecchietta così le sorrido e faccio tanta tenerezza.." 

"Bene, così, ora scattate.. Sono nella posa giusta? Indico i fiori della terremotata, mi interesso ad essi, chiedo che fiori sono.. Ma sbrigatevi a riprendere perché l'ho fatta sorridere un attimo.. L'altra non la riprendete perché non sorride..."

Il Presidente di un unico governo "non disponibile per altri":  "Andiamo? V'ho fatto cenno con le mani.. Le riprese le avete fatte, mo' andiamocene.."


sabato 14 settembre 2019

CARABINIERI demotivati?

Ho scelto volutamente questa foto in cui i Carabinieri sono ripresi di spalle. Se ce le voltano loro è la fine.
I miei scritti ovunque testimoniano della stima e del rispetto che porto all'Arma.
Il cittadino che rispetta le leggi e le regole ha solo loro e la Polizia di Stato a difesa: null'altro.
Fatta questa debita premessa che toglie ogni dubbio di critica alla Benemerita, vado a raccontare i semplici fatti, come dovrebbe fare ogni VERO giornalista e che io faccio come blogger, senza dovere soggiacere a partiti o soldi pagati da qualcuno, ma soltanto nel rispetto della verità.
Su questo blog ho riportato in vari post, di cui sotto questo ennesimo metterò i link di rimando, il caso emblematico di una situazione, diffusa ormai in Italia, di prostituzione oscena, in particolare ad opera di prostitute di pelle nera e di nazionalità nigeriana.
Nel 2017 presentavo a mia firma, seguita da altre 104 di altrettanti cittadini, denuncia ai Carabinieri del Comando Stazione di Artena RM per la prostituzione oscena, per gesti di adescamento e nudità, che avveniva sulla SP 215 ricadente nel territorio di Artena RM.
I Castelli Romani sono luoghi in cui i confini di vari Comuni si intersecano e in pochi metri si passa da un Comune all'altro.
E' inevitabile dunque che in quel tratto di strada passi spesso gente dei Comuni vicini. Le firme sono infatti di cittadini del Comune di Rocca Priora, in cui risiedo, e del Comune di Montecompatri.
Questo non vuol dire che altri che transitano su quella strada siano felici di vedere tanto degrado in pieno giorno di una zona anche bella per la sua Natura, giacché al triste fenomeno  umano si lega in quel tratto una voluta sozzura di rifiuti abbondantemente sparsi e riuniti in alcuni punti in vere e proprie discariche.
I Carabinieri di Artena e il Sindaco, di concerto con la Città Metropolitana che ha bonificato il manto stradale, hanno riportato quel bel tratto di strada alla normalità nell'arco di 2 anni, a poco a poco.
Ora, martedì 10 settembre, percorrendo il tratto di strada dove fortunatamente le prostitute di pelle nera nude erano scomparse, ecco che constato che il fenomeno è ricominciato.
Ne avevo avuto un vago timore vedendo il riaumentare dei rifiuti, quasi si preparasse lo scenario, il fondale, per l'osceno spettacolo quotidiano fin dalle ore del mattino.
Ho preparato quindi un esposto con allegati e mercoledì 11 in tarda mattinata ho telefonato ai Carabinieri del mio Comune chiedendo fino a che ora prendevano gli esposti.
Il Carabiniere che ha risposto: "Fino alle h. 17:00. Ma cosa è successo?"
Rita: (sorridendo e con tono rassicurante) "Niente. E' una cosa per la quale già era stato fatto un esposto. Sarebbe troppo lungo ora parlarne al telefono. E' tutto scritto lo vedrà oggi pomeriggio." 
Alle h. 16:10 uscivo di casa per arrivare per tempo sull'orario datomi conducendo con me il mio nipotino di 10 anni non potendo attendere, data l'ora che mi è stata detta dal Carabiniere, l'arrivo di mio figlio o di mio marito a cui lasciarlo.
Il giovane Carabiniere che mi accoglieva era lo stesso che mi aveva risposto al telefono in mattinata. Era gentile, prima di prendere l'esposto andava un momento nella stanza successiva da dove arrivavano delle voci. Tornava, prendeva il breve esposto senza guardare gli allegati (copia delle firme già presentate, foto dei cartelli fatti mettere sulla strada dal Sindaco di Artena, lettera autografa di una Dirigente della Città Metropolitana, fotocopia di un articolo del Quotidiano del Lazio sull'argomento) e esordiva: "Se lei mi avesse detto l'argomento dell'esposto come le avevo chiesto al telefono si sarebbe risparmiata di salire fin quassù. Io questo esposto non lo posso prendere."
Rita: (sorpresa) "Perché scusi?"
Carabiniere: "Lei questo esposto lo deve presentare al Sindaco."
Rita: "Perché?"
Carabiniere: "Perché il Sindaco è l'Autorità di Pubblica Sicurezza."
Rita: "Va bene, ma non capisco perché non potete prenderlo voi, guardi c'è allegata la copia del precedente esposto presentato ai Carabinieri di Artena RM, perché quel tratto di strada ricade sotto il loro territorio, ma sono 20 Km. da qui, andata e ritorno sono 40 ed io ho il mio nipotino.. Due anni fa l'ho dovuto fare 2 volte quel percorso, perché la mattina ho trovato la Stazione dei Carabinieri chiusa, mai successo qui a Rocca Priora in 40 anni che vi abito, giacché, mi hanno detto quando vi sono dovuta ritornare, erano saliti in paese per delle demolizioni di casa abusive."
Carabiniere: "Capisco ma io non lo posso prendere."
Rita: "Scusi ma proprio non comprendo."
Carabiniere: "Gliel'ho detto, o va dal Sindaco di Rocca Priora che è l'Autorità di Pubblica Sicurezza o va a Frascati alla Legione dove c'è un Capitano, un Capitano lo può prendere. Qui è una Stazione e un Capitano non c'è."
Rita: "Ma quando ho presentato l'esposto ad Artena l'ha preso un Maresciallo, vede la firma? Allora la legge è cambiata da due anni fa?"
Carabiniere: "No, la legge è la stessa..."
Rita: "Allora?"
Ora il Carabiniere è in evidente imbarazzo, deve obbedire credo ad un ordine e non sa più con quali argomenti rispondere alle mie legittime e logiche obiezioni.
Entrano altri due Carabinieri giovani pronti ad uscire per Servizio esterno. Uno dei due interviene: "Ma questo mi sembra riguardi il territorio di Artena, no?"
Rita: "Si, ma so che voi poi trasmettete alla sede di competenza."
Carabiniere: "La signora è dovuta andare due volte a suo tempo perché non erano in sede per delle demolizioni di case abusive."
I due colleghi escono dopo che hanno appoggiato l'indicazione, ripetuta dal Carabiniere che ha in mano l'esposto, di andare alla Legione a Frascati dove c'è un Capitano che lì non c'è.
Chiedo: "Ma il Comandante di questa Stazione cosa è?"
Risposta: "Maresciallo e luogotenente."
Tralascio le parole di rimpianto per il maresciallo che ha comandato questa Stazione per tanti anni, non so se andato ad altro incarico o se in pensione. Il giovane Carabiniere prova a difendere le posizioni del suo Comandante.
Il giorno dopo vado a Frascati. Spiego tutto e il gentilissimo Carabiniere anziano che è al ricevimento quando dico la storia del Capitano mi dice secco e sicuro: "Non è vero." E lo ripete guardandomi negli occhi. Si stupisce più di un Carabiniere che il Comando Stazione di Rocca Priora non abbia voluto ricevere l'esposto. 
Dopo 2 ore di anticamera (per fortuna il mio nipotino è con mio marito) mi riceve un Maresciallo che mi esprime il suo sconcerto per il fatto che i Carabinieri di Rocca Priora si siano rifiutati di prendere l'esposto. Mi dice che se quello è il motivo, secondo loro, anche lui, addetto a ricevere gli esposti, è un Maresciallo, allora debbo prendere appuntamento con il Capitano. E' presente un altro Carabiniere molto gentile che su ordine del Maresciallo mi scrive il numero del loro centralino che debbo chiamare per prendere appuntamento per l'indomani con il Capitano. Faccio solo notare che per un atto di civiltà, e non per qualcosa di personale, mi stanno rendendo questo gesto difficile. Il Maresciallo mi esprime la sua ammirazione per quel che faccio e mi stringe la mano.
Tornata a casa chiamo subito i numeri che mi hanno dato per avere l'appuntamento con il Capitano. Sono informati. Mi chiedono di richiamare dopo 10 minuti per fissarlo. Dopo 10 minuti l'appuntamento è fissato per il giorno dopo (siamo arrivati a venerdì mattina 13 settembre) dalle h. 9:00 alle h. 12:00 con il Maresciallo Altamura.
Obietto: "Ma mi hanno detto non più di mezz'ora fa che doveva essere il Capitano."
Ribadiscono, con molta cortesia, che quello è l'appuntamento e quello il nome.
Per la terza volta entro dentro una caserma della Benemerita, vengo ricevuta subito e, con mio stupore, il  Maresciallo Altamura è la stessa persona che mi aveva detto di prendere appuntamento con il Capitano.
Penso, senza dire nulla, che avrà parlato con il superiore e quello gli ha detto di prendere comunque lui l'esposto. Cosa che avviene.

Ora guai a chi mi tocca l'Arma, ma cosa c'è nell'aria per  cui tanta reticenza a prendere un esposto che riguarda la decenza per tanti cittadini là dove c'è la palese violazione di più leggi, da quelle sull'adescamento a quelle sui rifiuti abbandonati sul ciglio della strada?
Chi vuole farci vivere in questo degrado tanto da intimidire il Primo Soccorso per i cittadini onesti: cioè le Forze dell'Ordine?
E' mancanza di voglia di lavorare? E' consapevolezza di fare un lavoro duro poi vanificato dalla troppo indulgente magistratura per certo genere di reati?



mercoledì 4 settembre 2019

La Scuola Pubblica e gli errori continui degli ex Provveditorati: nouvelle cuisine "Professori in spezzatino"

Da: La Repubblica
Lorenzo Fioramonti, ora ministro di Istruzione, Università e Ricerca nel precedente governo era viceministro con delega sull’accademia
laurea in Filosofia all’Università di Siena, professore in aspettativa all’Università di Pretoria (Sudafrica)

Sul fronte scolastico, che gli è meno affine e dove ha dovuto battere la concorrenza interna dell’altro sottosegretario uscente, Salvatore Giuliano, del deputato Luigi Gallo e del senatore Nicola Morra, Fioramonti ha già detto che bisogna combattere le classi pollaio: “I miei figli studiano in Germania e lì non si superano i ventun posti per aula”, ha detto. Sarà interessante capire perché preferisce l’istruzione tedesca a quella che ora dovrà dirigere. Crede nell’assorbimento del precariato docente e individua in due miliardi le necessità di bilancio aggiuntive della scuola italiana. Vuole, ancora, una forte virata al decreto sull’autonomia differenziata, cavallo di battaglia leghista: sistema scolastico e stipendi degli insegnanti devono restare nazionali. Se le Regioni vorranno aggiungere, a casa loro, benefit individuali e affitti calmierati per i docenti in trasferta, saranno applaudite.


Altro giro altro Ministro all'Istruzione. Leggo che come vice ministro del governo appena chiuso aveva la delega per occuparsi di Università, ma sembra che il mondo della Scuola gli sia meno affine.
Di nuovo, dunque, il mondo che è il vivaio delle intelligenze del futuro sarà trascurato perché da lontano se non ci sei dentro non capisci niente.
E' il mondo della Scuola un luogo vivo e palpitante, delicatissimo, perché ogni adempimento tocca la vita delle persone: ad iniziare da chi dirige i plessi scolastici, i Dirigenti, che nonostante la nuova qualifica si continuano a chiamare Presidi, i Professori, i discenti e, per le classi della Primaria, le loro famiglie spesso malamente interferenti nella vita scolastica dei loro figli.
Dietro questo mondo vivo e sotto gli occhi di tutti si muove il mondo ministeriale, fatto dei suoi impiegati nelle varie strutture che dovrebbero organizzare al meglio la vita che si svolge negli Istituti Scolastici e che, invece, sembrano ostacolarla complicandola con continui errori che non paga nessuno: né gli impiegati che sbagliano, né i loro Capi Servizio che, secondo una vecchia legge, dovrebbero rispondere di codesti continui errori che creano un lavoro immane ai Presidi, i quali debbono organizzare tutto quel che riguarda la didattica (e non solo), e sconvolgono la vita dei Professori e delle loro famiglie.
Lo sa il nuovo Ministro precedentemente Vice?
Deve saperlo. Qualcuno lo informi come lavorano gli uffici che una volta si chiamavano Provveditorati e oggi Ambiti Territoriali, peggio ancora sigle (AT) oppure USR (Uffici Scolastici Regionali).
Non mi illudo che questo mio post che riporta semplici fatti reali possa essere preso in considerazione da chi potrebbe fare realmente qualcosa per cambiare le cose, in primis imponendo a impiegati e chi li dirige di fare il loro lavoro bene!
Ho lavorato 26 anni nella Pubblica Amministrazione e sempre con coscienza. Tenendo ben presente che in ogni adempimento amministrativo erano coinvolte vite umane.
Lo sciattume con cui lavorano tanti amministrativi del Ministero dell'Istruzione crea inenarrabili sofferenze a tanta gente.
Da: Wikipedia
L'ufficio scolastico regionale è un ufficio periferico del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca italiano, presente in 18 capoluoghi di regione (non c'è in Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige, dove vige una disciplina separata).
Istituito con d.P.R. 6 novembre 2000, n. 347, la sua disciplina è attualmente contenuta nel d.P.R. 21 dicembre 2007, n. 260, e segnatamente nell'art. 7. Ha sostituito il precedente provveditorato agli studi.
L'ufficio scolastico regionale, al quale è preposto un direttore generale, dipende funzionalmente dai capi dei dipartimenti del Ministero, in relazione alle specifiche materie da trattare. Si articola sia per funzioni che per ambiti territoriali in uffici ai quali sono preposti dirigenti di seconda fascia.
L'articolazione territoriale è solitamente a livello provinciale, in centri di erogazione di servizi amministrativi, di monitoraggio e di supporto alle scuole, denominati fino al 2006 centri servizi amministrativi (CSA), ridenominati uffici scolastici provinciali (USP) dal 2006 e uffici con competenza per ambiti territoriali (AT) dal 2010.
Mi sono occupata di vari aspetti della Scuola su questo blog, ora vorrei mettere l'accento sull'aspetto delle assegnazioni provvisorie, che sono le collocazioni annuali dei Professori che ne fanno richiesta per la necessità di avvicinarsi quanto più possibile alle famiglie, avendo la titolarità di cattedra a centinaia di chilometri anche dai figli minori. Queste assegnazioni fatte dalle varie strutture degli ex Provveditorati offrono ogni anno delle sorprese per il modo caotico ed oscuro con cui vengono assegnate. E' così caotico ed oscuro che si è portati a pensare che alcune cattedre libere nell'ambito territoriale richiesto vengano occultate per favorire i soliti "segnalati". Sicuramente dato il costume italico che non muore mai questo avverrà pure in molti casi, ma si scopre inconfutabilmente che spesso le cattedre vengono frammentate in spezzoni di ore, lasciando le Scuole scoperte di Professori che vagano distribuiti anche su tre scuole diverse afferenti a tre comuni diversi... Spiego meglio perché è un mondo folle difficile da capire: un Professore ottiene l'assegnazione provvisoria nell'ambito territoriale dove ha un figlio minore, condizione che dai regolamenti viene considerata, ma la ottiene su 3 scuole diverse, in 3 comuni differenti! Primo errore dell'impiegato dissestato che ha fatto ciò: non  si possono dare cattedre frammentate in 3 comuni diversi! Al massimo su 2. Come ha fatto dunque il dissestato a fare un simile errore? Ne risponderà? Ne risponderà chi controlla o dovrebbe controllare il suo lavoro? Pongo il quesito al Ministro.
Chi deve rimediare a tanta follia? 
La risposta è: le 3 Scuole coinvolte che dovrebbero dividersi il Professore a pezzetti. Tanto lavoro in più per gli impiegati amministrativi delle 3 Scuole, per i Presidi che debbono assicurare la copertura delle cattedre indi sistemare gli orari delle lezioni.
Nell'esempio reale che riporto (e che non è certo l'unico ma è paradigmatico) il Professore si è presentato diligentemente in tutte e 3 le Scuole percorrendo in un giorno Km. 102!
In una Scuola si sono meravigliati che glielo avessero assegnato per sole 7 ore su una cattedra che così rimaneva incompleta avendo la Scuola bisogno di almeno altre 14 ore. Si sarebbero attivati per chiederlo all'Ufficio preposto il cui operato è per loro incomprensibile.
Nella seconda Scuola, dove il pezzetto di Professore avrebbe dovuto coprire solo 2 ore hanno detto che loro quelle due ore non le avevano richieste dato che il Preside aveva provveduto ad accorparle ad altro. Avrebbero fatto la dovuta comunicazione all'Ufficio preposto il cui operato è per loro incomprensibile.
Nella terza Scuola hanno accolto il Professore a braccia aperte non spiegandosi perché mai a loro avevano assegnato solo un pezzetto di lui che copriva solo 9 ore quando avevano bisogno di coprire un'intera cattedra di 18 ore ed altre che risultavano ancora scoperte. Si sono immediatamente attivati per accaparrarsi il Professore almeno su 1 cattedra intera!
Ora, non è che ad inizio anno scolastico le Segreterie degli Istituti non abbiano niente da fare! TUTTO QUESTO E' LAVORO IN PIU' PER GLI IMPIEGATI e debbono ringraziare il collega dell'ex Provveditorato, oggi AT USR o quello che vi pare, a cui piace lo spezzatino!
Ma altra cosa assurda oppure oscura, fate voi, è che il Professore dell'esempio che sto illustrando, ha un corridoio preferenziale nel comune di residenza del suo figlio minore, e nessuna delle 3 scuole coinvolte si trova in quel comune!
Si vede che non c'erano cattedre, direte voi, invece in quel comune c'è una Scuola con una cattedra totalmente scoperta nella disciplina d'insegnamento di detto Professore!
Giallo!
E' inutile dunque che il Ministro parli solo delle classi "pollaio" portando ad esempio i suoi figli che vanno a scuola in Germania dove le classi non possono superare i 21 alunni!
Anche qui ci sono precise regole che stabiliscono il tetto massimo!
Ma consiglio il Ministro di andare nelle Scuole dove anche volendo i Dirigenti Scolastici non riescono a stare dentro quel numero fissato anche in Italia dai Regolamenti. 
E lo consiglio di farsi un giro negli Ambiti Territoriali, Provinciali, Regionali e chiedere conto di follie come questa da me illustrata dato che ormai tutto è digitalizzato fra le Scuole e il Ministero, ma forse qualcuno lavora con i piedi.