domenica 19 agosto 2018

Avvertimento a Di Maio: si faccia spiegare dalla sua mamma, Dirigente Scolastico, cosa rischia se crolla la Scuola che dirige...

C'è una reponsabilità politica e istituzionale degli esecutivi di centro, destra e sinistra che non hanno visto, non hanno riflettuto e non hanno operato su alcune priorità come ad esempio, il rischio della vita delle persone
Parola di Antonio Di Pietro ex Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti dunque parla per sua competenza, e aggiunge:
"Il controllo spetta al concedente che a norma della convenzione firmata ha il diritto dovere di monitorare la buona esecuzione dei lavori, la perfetta manutenzione e i continui interventi di ripristino. Tutto ciò dal 2007 al 2012 è stato appannaggio dell'Anas. Ma dal 2013, stando a una norma di legge, è diventato direttamente compito del ministero delle Infrastrutture e in particolare è stata istituita una struttura ad hoc che si chiama Vigilanza sulla concessione autostradale". Antonio Di Pietro, in una intervista al Corriere della Sera, spiega così che se "è vero che c'è una responsabilità da parte diAutostrade sull'omessa manutenzione e sull'omesso ripristino, è anche vero che "c'è un omesso controllo da parte del ministero delle Infrastrutture".


Di Pietro ha studiato, ha fatto il magistrato, prima il commissario di Polizia di Stato, parla per le sue competenze e credo che, sulla responsabilità dell'omessa vigilanza da parte del Ministero abbia ragione. A meno che dalla summa delle carte non saltino fuori verbali che dicano il contrario, che la vigilanza è stata fatta... Ma allora forse è anche peggio perché è evidente dal crollo che è stata fatta male, giacché il ponte NON è stato preventivamente chiuso.

Di Maio invece ha scarsi studi alle spalle e, soprattutto, inconcludenti, e nessuna competenza. Deve riflettere che ci sono leggi, ad esempio, che mettono in capo a sua madre, che leggo essere Dirigente Scolastica, responsabilità tali che, alla luce della situazione degli edifici scolastici italiani, potrebbe ritrovarsi sulle spalle condanne penali anche se, sempre la legge, non le da alcuna possibilità di intervenire.
In Italia non solo i ponti crollano: sono crollate in passato anche le scuole, in tutto o in parte facendo anche lì vittime innocenti.
Sapesse quante scuole sono a rischio, che ci siano eventi sismici o meno.
Come per il ponte l'esperto Di Pietro l'avverte sulle maglie della legge che non è così lineare come lei crede e spera, né così logica, così è per gli edifici scolastici; perché se è vero che apparentemente della manutenzione sono competenti Comuni e Province, non è infrequente che gli ex Presidi, oggi Dirigenti Scolastici, sono finiti condannati penalmente per crolli e altri accidenti occorsi in detti edifici.
Questo penso che glielo potrà spiegare la sua mamma, sicuramente più preparata di lei sulle normative, in quanto ella è per la Legge n. 81/2008 assimilata alle responsabilità del datore di lavoro!

Da un mio post del 22 maggio 2017:
il Decreto Legislativo n. 81/2008 che costituisce il Testo Unico per la sicurezza sul Lavoro, che altro non è che la Legge 626/1994 aggiornata.
Va tutto bene, tranne che è applicata ai Dirigenti Scolastici come a qualsiasi altro datore di lavoro pubblico o privato.
Ora, non bisogna essere un esperto di Diritto per capire che, per dare una Responsabilità Penale ad una figura fisica, devi dare anche gli strumenti giuridicamente reali perché questa persona fisica possa discernere fra infrangere la legge a suo rischio e pericolo o se  adottare tutti i provvedimenti per non infrangerla.
La figura del Dirigente Scolastico, istituita con Art. 21 legge 15 marzo 1997 e n. 59 del regolamento emanato con DPR 8 marzo 1999 n. 275, ha di sbagliato che NON HA GLI STRUMENTI PER EVITARE DI FINIRE NEL PENALE PER QUEL CHE ATTIENE LA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO, responsabilità che le leggi istitutive di questa figura dirigenziale mettono in capo ad essa.
Persino una banale e veloce ricerca su Wikipedia lo dice:
Il dirigente in materia di sicurezza, assume il ruolo e i compiti che la legge assegna al datore del lavoro. Tuttavia non può intervenire direttamente, con interventi strutturali, sugli edifici, in quanto questi rimangono di competenza degli Enti Locali.

Preghi dunque Ministro Di Maio che nella Scuola che sua madre dirige non cada mai un controsoffitto dove un tubo invisibile agli occhi, per lavori fatti fare dal Comune o dalla Provincia (il discrimine è solo se si tratta di Scuola Primaria o Secondaria), si è rotto all'improvviso provocando il disastro, perché la sua mamma verrebbe sicuramente condannata penalmente perché datrice di lavoro senza possibilità, né per competenza né per portafoglio, di poter evitare il tragico evento, ma illogicamente però giuridicamente ella sarebbe colpevole!

La giurisprudenza ha già emesso tante sentenze in merito:
Da: Dirigentiscuola.org

Quello che le norme non dicono. Condannata una dirigente per non aver controllato la chiusura di un lucchetto mentre presiedeva gli esami di Stato in altra sede!


E’ dell’altro giorno la notizia della condanna di  una nostra collega, Franca Prencipe, e del suo RSPP, ad un mese di reclusione ed un risarcimento danni quantificato, in via provvisoria, in euro 15.000,00,  a seguito di un incidente occorso ad un alunno della sua scuola caduto da un lucernaio alto sette metri a  causa di  una porta d’accesso, fornita di lucchetto, ma impunemente lasciata aperta da una collaboratrice scolastica.
Un comportamento omissivo, secondo il Giudice,  costato caro alla dirigente scolastica, che è stata chiamata a risponderne penalmente in forza della sua qualificazione giuscivilistica e penalistica di datore di lavoro. A fronte, invece, di nessun capo d’imputazione a carico del funzionario responsabile dell’ente provincia!
E’ l’ultimo dei tantissimi casi di “mala sicurezza” che hanno caratterizzato le cronache degli ultimi anni, piene zeppe di episodi come questo che, oltre ad avere pesanti ripercussioni di natura penale sul malcapitato di turno (stiamo parlando di delitti e non di meri reati contravvenzionali),  espongono lo stesso ad una gogna mediatica che si protrarrà per tutti i gradi di giudizio, fino in Cassazione.
Alla gogna mediata si contrappone la solidarietà della categoria, che sta invadendo il MIUR (segreteria.ministro@istruzione.it)  con  “IO SONO FRANCA PRINCIPE” .
Già in passato esprimevamo solidarietà per l’accaduto, ma nel contempo anche rabbia e sconforto per la situazione nella quale si sono trovati a convivere tanti dirigenti scolastici, così come oggi la collega, rea di non aver controllato quel giorno la tenuta stagno della porta che dava accesso al lucernaio, quasi fosse suo compito farlo, e non invece della collaboratrice scolastica all’uopo preposta a quel reparto.
Da tempo chiediamo al governo un immediato intervento legislativo per dirimere gli aspetti più controversi del D.Lgs 81/08 nei suoi aspetti applicativi inerenti le istituzioni scolastiche, ed in particolar modo nei confronti dei dirigenti scolastici (rectius: datori di lavoro) titolari di pesanti responsabilità civili e penali, ma senza autonomi poteri decisionali e di spesa. E chiamiamo in causa il MIUR, ed i suoi uffici periferici, affinché prendano posizione a tutela della scuole richiamando gli enti locali alle loro responsabilità. Meglio ancora, per scuoterli dalle loro conclamate inefficienze e  ataviche inadempienze!
Nel contempo non siamo rimasti inermi nei confronti della categoria che quotidianamente convive con mille problemi legati alla messa in sicurezza delle scuole, fornendo alla stessa un supporto operativo che possa aiutarla nel gestire gli aspetti più controversi del D.Lgs. 81/08. Di qui l’idea di uno snello VADEMECUM al quale fare riferimento per verificare i numerosi adempimenti previsti dalla legislazione vigente.
Ma la questione di fondo resta sempre la stessa. Ed è quella che le norme non dicono! Nello specifico che:
  • i dirigenti scolastici non hanno autonomia decisionale in merito agli interventi manutentivi dell’edificio;
  • i dirigenti scolastici non hanno autonomia di spesa e risorse finanziarie adeguate per farvi fronte;
  • i dirigenti scolastici non hanno tutto il personale scolastico adeguatamente formato in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro. Personale che arriva nelle scuole in maniera indistinta e senza alcuna preventiva selezione di merito;
  • i dirigenti scolastici, per i suddetti motivi, non sempre possono mettere in atto quegli interventi sostitutivipur previsti dalla normativa vigente (comma 3, dell’art.16 del D.Lgs. 81/2008);
  • i dirigenti scolastici, alla luce delle suddette situazioni di fatto, pur non lesinando di reiterare missive al Comune o alla Provincia ad adempiere, e pur consci di dover garantire, obtorto collo, l’incolumità degli studenti e dei propri dipendenti, non sempre sono nelle condizioni fisiche di verificare, anche personalmente, il regolare assolvimento degli adempimenti in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro. Il giorno dell’incidente, per esempio, la collega non era presente a scuola: presiedeva gli esami di Stato in altro istituto!!!;
  • i dirigenti scolastici sono stretti nella tagliola da un lato dell’addebito per danno erariale, ove dovessero far fronte ai suddetti adempimenti attingendo a risorse diversamente vincolate, e dall’altro ad addebiti di natura penale per comportamenti omissivi, ove non dovessero adempiere e rimuovere situazioni potenzialmente lesive dell’incolumità della propria comunità scolastica;
  • i dirigenti hanno una sola arma: procedere con delibera in danno … se le risorse lo consentono, ovvero chiedere la chiusura delle scuole.

Ma in questo caso possono essere perseguibili per Interruzione di pubblico Servizio: sono dunque fra l'incudine e il martello! Una situazione vergognosa sul piano del Diritto, imponendo dei doveri senza dare gli strumenti per esercitarli! Indegna di un Paese civile! Ma possiamo noi dirci ormai un Paese civile?

I magistrati d’appello accerteranno sulla base di solide basi probatorie la dinamica dell’incidente verificando anche se il dirigente deve avere il dono dell’ubiquità. Intanto noi critichiamo e condanniamo la sentenza di primo grado convinti che le sentenze non vanno solo applicate e rispettate come se fossero vangelo.  L’involuzione della Giustizia Italiana né è la prova!
Nelle more la DIRIGENTISCUOLA, lunedì 22 p.v. – primo dei 5 giorni di sit-in –  alle ore 11, porterà all’attenzione del Ministro la situazione non più sostenibile e non più procrastinabile della sicurezza nelle scuole, chiedendo immediati interventi legislativi al riguardo e non mancando di evidenziare le palesi contraddizioni normative rivenienti dal vigente D.Lgs. 81/2008, pensate per tutto il comparto pubblico e privato, ma in molti passaggi di fatto inapplicabili alle istituzioni scolastiche.
Chiosa il Segretario Generale Fratta “I dirigenti dovrebbero prendere esempio dall’emblematico caso del Presidente della Provincia di Caserta. Dopo aver  paventato o minacciata  la chiusura di tre scuole superiori per problemi di staticità, la regione Campania ha fatto uscire dal cilindro immediatamente un milione di euro per interventi di ordinaria  e straordinaria manutenzione. Dimostrazione che le soluzioni quando si vuole si trovano, e le risorse pure! Questo dovrebbe fare da monito alla categoria impegnata sempre e comunque a garantire il funzionamento delle scuole, anche a discapito delle proprie responsabilità personali. Voglio augurarmi che i colleghi inizino a denunciare senza mezzi termini le inadempienze degli enti locali provando  a ragionare da dirigenti e non da ex-docenti!
Ai tanti colleghi che si stanno chiedendo sul web cosa fare o cosa possiamo fare, posso solo rispondere che dobbiamo agire uniti e compatti, passando dalle parole ai fatti. Dobbiamo far sentire forte e chiara la nostra voce a chi ha il dovere di ascoltarci. Se sarà necessario anche con azioni eclatanti, visto che le richieste, le segnalazioni e gli appelli civili e democratici finiscono nel dimenticatoio. Iniziamo con inviare la mail al MIUR e teniamoci pronti ad invadere l’aula della Corte d’Appello durante l’udienza.
I magistrati d’appello accerteranno sulla base di solide basi
In conclusione: lo Stato nella sua espressione più immediata e vicina al Governo SE NE LAVA LE MANI, nel Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti come  in quello dell'Istruzione Scolastica, aspettando i MORTI per poi cercare il capro espiatorio. Nel caso del ponte giravano tanti tanti soldi e forse ha ragione Di Pietro, la Società Autostrade non finirà del tutto nella polvere, nel caso delle Scuole invece è facile prendersela con chi guadagna poco più di 2000 euro l'anno gravandolo di responsabilità non sue e soprattutto che esulano totalmente dalle sue competenze e possibilità di intervento: i Dirigenti Scolastici.
Ci pensi Di Maio: potrebbe accadere anche a sua madre.

Rita Coltellese *** Scrivere: Ingiustizie italiane fuori dal Diritto e dalla Log...

sabato 18 agosto 2018

Ponte di Genova: paradigma dell'Italia

La gente innocente è morta: morta.
E non per caso o per fatalità, ma per inadempienze di una catena di persone, persone che venivano pagate per svolgere un lavoro, lavoro dove ciascuno aveva le proprie incombenze e responsabilità.
Eppure non c'è nessuno che si senta responsabile, nessuno che si senta male pensando che quella gente ignara è morta a tradimento, strappata alla vita mancandogli la terra sotto i piedi, e che lui può aver avuto la sua parte piccola o grande di responsabilità in quella morte atroce.
Nessuno. L'unica preoccupazione è togliersi il peso dalle spalle dando la colpa ad altri.
Ma che uomini e che donne sono costoro?
Nel mio lavoro ho sempre cercato di fare il mio dovere, andando anche oltre quello che mi competeva, giacché ho una coscienza, una dignità e prima di tutto rispondo a Rita.
Faccio un esempio per far capire cosa intendo per cercare di risolvere gli intoppi andando oltre le strette formali mansioni o competenze dietro le quali gente senza anima si trincera.
Negli ultimi due anni di lavoro, anche se non volevo, sono stata tirata per i capelli a fare un lavoro del tutto nuovo. Ad oltre 60 anni di età ho dovuto imparare da sola, senza il corso che mi era stato prospettato a parole, un software del tutto nuovo, per rimediare ad un inventario dipartimentale fermo da dieci anni. Visto che me la sono cavata mi è stato chiesto di imparare altri due software per altre due funzioni e una di queste era emettere ordinativi e pagare fatture. 
Al momento di procedere all'acquisto di una importante apparecchiatura scientifica del campo elettromedicale che un rappresentante aveva illustrato ad un ricercatore lasciandola poi in comodato d'uso, e di cui il ricercatore medico aveva necessità avendone testato le qualità, il sistema del software non mi consentiva di procedere alla formalizzazione dell'ordine perché la Ditta produttrice di tale apparecchiatura non era in ordine con il DURC. Quel documento che dimostra che Ditte e Società sono in ordine con tutti i versamenti di legge. Era una piccola Ditta, molto specializzata e direi coraggiosa, date le incombenze amministrative e le tasse che gravano in questo Paese su chiunque abbia capacità ed idee per mettersi in proprio. Evidentemente non ce l'aveva fatta a stare in regola con i versamenti INPS. Informai il ricercatore dell'intoppo: il sistema non consente di emettere ordini se la Ditta non è in regola. Egli dopo un anno in cui aveva provato quell'apparecchiatura come valida fu costernato, inoltre i fondi ottenuti per investimenti su materiale inventariabile andavano spesi entro l'anno, o almeno impegnati, altrimenti sarebbero andati in economia e dopo tanta fatica per ottenerli egli li avrebbe persi. Il rappresentante che tante volte era venuto spendendo il suo tempo, pagandosi il viaggio, cosa che io ben so avendo fatto anche la rappresentante di commercio nella mia vita,  telefonava chiedendomi quando sarebbe stato emesso l'ordine, giacché solo in quel momento egli avrebbe avuto la sua percentuale sulla vendita e dunque il suo guadagno e il rientro dalle spese... Vendere apparecchiature sofisticate non è come vendere pentole o detersivi, con tutto il rispetto per chi lo fa, servono anche competenze di un certo livello e mi immaginavo che quell'uomo di certo non aveva avuto altre possibilità di inserimento e si era messo coraggiosamente a fare il rappresentante di apparecchiature elettromedicali di nuova progettazione... Pensando a queste persone, alle loro aspettative, al loro impegno e lavoro, non mi sono trincerata dietro un: "Non posso farci niente. Il sistema non mi consente di emettere l'ordine, blocca tutta la procedura senza il DIRC.. Vedete voi (medico ricercatore e rappresentante) cosa potete fare.." 
Io invece ho telefonato alla Ditta che era in un'altra città, il titolare mi ha detto stancamente che non avanzandogli niente a fine mese era rimasto indietro con i versamenti INPS, ma aveva concordato una rateizzazione e pagato già una gran parte del suo debito contributivo. Ho chiesto della Sede INPS e se avevano un numero di telefono di quella sede. Ho telefonato ed appreso che la Ditta aveva chiesto una rateizzazione del debito (18.000 euro) e l'INPS glielo aveva accordato. Mi sono fatta mandare il documento con la firma del Dirigente di quella sede in cui appariva tutta la rateizzazione e le quote già pagate, nonché quelle delle future scadenze e con quel documento ho cercato di emettere l'ordine. Questo lavoro non previsto e che nessuno mi ha chiesto di fare mi ha occupato del tempo, ma il mio unico rammarico è che nemmeno così mi è stato consentito di emettere l'ordine da un sistema codificato e centralizzato. Il ricercatore non ha avuto la sua apparecchiatura, i soldi sono andati in economia forse, il rappresentante non ha raccolto il frutto del suo lavoro, la Ditta a cui la vendita di quell'apparecchiatura, da loro progettata e costruita a regola d'arte, avrebbe dato l'ossigeno necessario anche per versare i contributi che non aveva versato per mancanza di soldi, forse avrà chiuso o sarà fallita... Ma io ho la coscienza a posto giacché ho provato e sperato che quel documento, che non era il DURC richiesto dal sistema ma un'attestazione di correttezza e buona volontà della piccola Ditta,  potesse sbloccare la situazione. Il rappresentante e il medico mi hanno ringraziato per questo tentativo inusuale, e questo è quello che dovremmo fare tutti, pubblici amministratori e non: del nostro meglio.
Purtroppo ho avuto davanti agli occhi ed ho tutt'ora esempi contrari. Gente con il culo al caldo, come in fondo ero io pubblico funzionario, che non fa un'unghia di più di quello che gli compete, anzi, casomai un'unghia di meno, quando addirittura non mette con sottile perfidia i bastoni fra le ruote a semplici e banali pratiche.
Ho un elenco lunghissimo di esempi legati al MIUR, all'Ufficio Brevetti, all'Amministrazione di certi Ospedali Pubblici, alle Poste Italiane... Per non parlare di certi magistrati del lavoro...
Tutte mancanze fatte da singoli che lavorano senza coscienza, con cattiva volontà, con menefreghismo, quando non con sciatteria, creando problemi agli altri cittadini, e questo è così diffuso che la qualità della vita nel nostro Paese non è buona...
Dalle piccole cose alle grandi è tutto così...
E senti nelle gente ora rabbia, ora rassegnazione, SEMPRE uno scetticismo che va dal non credere più nel sistema Paese al cinismo.


giovedì 16 agosto 2018

Li chiamano Vigili del Fuoco ma sono Vigili di Tutto

Quando ero giovane io, mezzo secolo fa, i VV.FF. spegnevano incendi, oppure qualcuno li chiamava per bazzecole tipo riacchiappare un gatto fuggito su un albero da cui non voleva più scendere... Se si era a rischio di allagamento per una forte pioggia ai voglia ad aspettarli, ti rispondevano che erano in pochi e persino per un incendio, che spegnemmo per salvare la casa di una vicina, arrivarono a cose fatte.
Oggi tutto è cambiato, oggi è così:
Da: QUOTIDIANO.net



Ponte Genova, il pompiere sempre in prima linea. "Ho scavato con le mani, un incubo"

Il vigile del fuoco Patroni sul Ponte Morandi. Era tra i soccorritori la settimana scorsa a Bologna, così come due anni fa ad Amatrice. "Non so quest'anno cosa sta succedendo..."

di RITA BARTOLOMEI
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Genova, il ponte Morandi crollato. Le foto del disastro

Genova, 15 agosto 2018 -  Quelli come lui li riconosci dagli occhi – stanchi ma concentrati sull’obiettivo – e dal passo svelto, quasi di corsa. "Là sotto è l’inferno, chi dorme stanotte?". Giovanni Patroni, 54 anni, vigile del fuoco delle squadre Usar Lombardia ( Urban search and rescue ) è l’uomo delle tragedie. Oggi il ponte Morandi dell’A10 a Genova, il 6 agosto l’apocalisse sull’A14 a Bologna. È stato tra i soccorritori di Amatrice, ormai sono due anni dal terremoto. Ha recuperato i poveri morti di Rigopiano, l’hotel travolto dalla valanga sul Gran Sasso, era il 18 gennaio dell’anno scorso. La prova più dura, confida.
Voi, squadre specializzate in ricerca e soccorso.
"Cerchiamo sotto le macerie. Oggi, da questa parte del ponte abbiamo individuato due morti, credo lavorassero nell’azienda rifiuti, erano sui furgoncini che raccolgono l’immondizia. Noi segnaliamo, poi arrivano i colleghi per portare via le salme". Indica un punto alle sue spalle, lo sguardo racconta l’orrore e la pietà. Sono le sette di sera, un poliziotto chiede a tutti di allontanarsi, un elicottero ha appena sorvolato il ponte, passano le ore e con la folla di curiosi sembra aumentare il rischio di crolli.
Scavate a mano.
"Sì (guarda i guanti neri, polverosi come quelli da cantiere, ndr ). Anche, facciamo come si può. Abbiamo una zona delimitata, siamo divisi in squadre di 4-5 persone. Una delle vittime che abbiamo trovato era in una cabina schiacciata, si comincia a tirar via i massi e si prosegue".
Il primo pensiero, quando è arrivato.
"Un disastro. Mi sono detto: c’è da lavorare. Ma ci mettiamo il cuore".

Fa una pausa, dice come parlasse a se stesso.
"Non so quest’anno cosa stia succedendo... Abbiamo iniziato il 6 gennaio con Brescia, sono morte sei persone, eravamo di turno anche quel giorno. Montirone, c’era la coda, un camion cisterna ha tamponato un altro camion e una vettura".
Ricorda l’inferno di Bologna, una vittima, poteva essere una strage. Ha il volto tirato.
"Sono in servizio dalle otto di stamattina. Un po’ stanco ma andiamo avanti. A oltranza. Ci daranno il cambio domani, immagino. Devo fare la notte".
Testimone di cose che non si possono dimenticare.
"Faccio questo lavoro da ventotto anni, ormai è una missione. Non è che poi non ci pensi, quando torni a casa. Anche oggi ero in servizio, ho telefonato alla moglie, ciao non so quando torno. Quel che vedi ti rimane dentro".
Ogni volta disastri, morti, polemiche.
"La peggiore di tutte per me è stata Rigopiano. Siamo arrivati la domenica, per giorni abbiamo estratto le nove persone che erano nella stanza del fuoco. Secondo me, noi vigili questa missione ce l’abbiamo dentro. E non abbiamo neanche uno psicologo".
Servirebbe, invece.
"Come squadre Usar, dopo certi interventi ci ritroviamo. Così riesci a buttar fuori le cose. Però sarebbe bello poter parlare con uno psicologo. Invece siamo molto lasciati a noi stessi, tante volte provi rabbia".
Eppure fate un mestiere durissimo. Il ministro Salvini ha scritto, i vigili del fuoco sono eroi. Lo stipendio...
"Lasciamo stare, non lo fai certo per quello. Dopo ventotto anni prendo 1.500 euro al mese".
Squilla il telefono, "devo andare". Già, chi dorme stanotte?

Giovanni Patroni, 54 anni, vigile del fuoco

Non saranno tutti così, anche fra loro ci sono gli imboscati, i furbi che trovano il modo di non farsi coinvolgere più di tanto, di non rischiare più di tanto.. Ma certo il Corpo dei VV.FF. è diventato importantissimo in questo Paese dove non bastavano più gli incendi, per il 99% dolosi, ora ci sono le alluvioni per il cambiamento del clima che mette in evidenza le scelte dissennate dell'uomo, la cementificazione, l'abusivismo edilizio, quindi allagamenti e frane... Scelte dissennate tipo costruire in fondo ad un canalone da valanga, oppure continuare a tenere in piedi manufatti come il ponte di Genova per non fare un raccordo autostradale bypassandolo... E i VV.FF. corrono a raccogliere i cadaveri, specializzati in tutto, su tutto...
Vorrei ricordare la nave portata sugli scogli da Schettino, quello che ha dovuto fare il Corpo dei VV.FF. in alcune delle sue tante specializzazioni: anche i sub...
Che dire: grazie a questi uomini, grazie.