lunedì 3 giugno 2024

BLOGGER DI GOOGLE NON SI PUO' PIU' USARE!

 NON UNA TELENOVELA E' DIVENTATO GOOGLE WORKSPACE A CUI GOOGLE HA PASSATO BLOGGER!
MA UNA RAPINA!
Riassunto delle puntate precedenti nei post con titolo Google Workspace.
NON ACCETTAVA CARTA VISA PREPAGATA, NEMMENO CARTA MASTERCARD, INTANTO DA DICEMBRE, QUANDO HANNO INIZIATO A MANDARE NEWSLETTERS PER IL RINNOVO COME TUTTI GLI ANNI DAL 2010, LA CIFRA DA PAGARE AUMENTAVA.
QUALCUNO DEVE AVER LETTO I MIEI POST  DI CRITICA E ORA ACCEDERE ALLA CONSOLE DI AMMINISTRAZIONE E' MENO FOLLE E SONO RIUSCITA AD ENTRARE PIU' AGEVOLMENTE, MA HO SCOPERTO CHE DOPO AVER PAGATO CON AMERICAN EXPRESS EURO 38,50 AL 1° GIUGNO HANNO PRELEVATO UNA QUOTA MENSILE DI EURO 7,51!
NEL PAGARE QUELLO CHE CHIEDEVANO HANNO ANCHE ATTIVATO UN ABBONAMENTO GOOGLE WORKSPACE BUSINESS!
DOVEVO SOLO PAGARE LA QUOTA ANNUALE CHE ERA DI CIRCA USD 12,50!
PENSAVO AD UN AUMENTO! INVECE QUESTI HANNO ATTIVATO UN ABBONAMENTO AZIENDALE!
IO CHE NON VOGLIO NEPPURE FARE LA PUBBLICITA' SU QUESTO BLOG PER NON STARE DIETRO ALLE LORO PAZZIE AMMINISTRATIVE DA INCUBO!
HO TOLTO TUTTO MA NON RIESCO A RIMUOVERE LA CARTA AMERICAN EXPRESS E SE NON ME LA FARANNO RIMUOVERE DALLA CONSOLE DI AMMINISTRAZIONE ANDRO' A FARE DENUNCIA ALLA GUARDIA DI FINANZA!
Conosco gli Statunitensi da esperienze di lavoro: quando amministravo i soldi dello Stato era per me come se fossero i miei e pure di più!
L'università dove lavoravo emise un ordine alla Springer Verlag per una pubblicazione scientifica: mi arrivò la prova della Banca americana che avevano incassato i 20 dollari dovuti ma non mandarono mai la pubblicazione. Inutili furono le e-mail all'indirizzo dove avevano accettato l'ordine in USA. Rintracciai la sede Springer Verlag per l'Italia, era a Milano, l'incaricata ebbe mail, copia della prova dell'incasso, ma mi rispose che lei non poteva fare niente! Pur dandomi tutte le ragioni del mondo; in pratica la sede italiana non era operativa, solo di rappresentanza!
EBBENE L'ESTRATTO CONTO DELLA CARTA AMERICAN EXPRESS RIPORTA CHE L'INCASSO L'HA FATTO GOOGLE SEDE DI MILANO!
E' LA PRIMA VOLTA IN 14 ANNI!
COME HO ILLUSTRATO NEI PRECEDENTI POST LE RICEVUTE (QUANDO LE HANNO MANDATE!) VENIVANO DAI VARI RAMI DI QUESTO GIGANTE CHIUSO NELLA SUA TORRE: GOOGLE DADDY, GOOGLE WALLET ecc. 
Ho tutti i documenti bancari per dimostrare ciò che scrivo, naturalmente, e se non mi fanno togliere dalla console di amministrazione gli estremi della Carta American Express la denuncia alla G.d.F. è doverosa.

mercoledì 29 maggio 2024

"La vedova" di José Saramago

 Ho iniziato la lettura di questo libro che pare sia il primo romanzo che Saramago ha scritto.

Non ho mai letto nulla di questo Autore portoghese, e scopro che anche lui è un Premio Nobel per la Letteratura.
Ho già scritto della mia delusione nel leggere Autori insigniti del prestigioso Premio e dunque non mi stupisco più di tanto se queste prime 75 pagine non mi abbiano colpito né entusiasmato, né tantomeno trasmesso emozioni o che vi abbia trovato frasi che contengano verità universali...
Forse più avanti scoprirò che invece vale e mi ricrederò. Per il momento si tratta di una scrittura quasi da novellista che racconta di un proprietario terriero che muore ancor giovane, ma la descrizione della sua morte non ha nulla di particolarmente triste, non vi sono atmosfere che tocchino la corda dei sentimenti, è una descrizione piatta di scene senza particolari atmosfere, in cui i personaggi non riescono ad esprimere sentimenti autentici: la giovane vedova esprime il suo dolore come se perdesse la ragione, senza nessun ancoraggio di realtà con il suo ruolo di madre di due bambini piccoli. Mentre la servitù che lavora in casa e nella tenuta viene descritta come individui senza un proprio io, senza sentimenti se non quelli di riflesso dei padroni, essi esistono solo in funzione dei padroni e sono felici o tristi solo in funzione dei sentimenti di chi dà loro lavoro. Figure umane svuotate del loro "io", servili fin nei sentimenti anch'essi al servizio di chi è ricco e padrone.
Assurdo.
Le uniche brevi pagine di un qualche vago valore sono quelle in cui Saramago descrive la natura in cui si muovono i due bambini rimasti orfani e la cui madre si è messa a letto dimentica dei suoi doveri verso di loro. Descrive una natura in cui piove sempre. Non conosco il clima del Portogallo, dove lo scrittore ambienta questo suo primo romanzo, ma tanta pioggia non l'ho trovata nemmeno in romanzi la cui storia si svolge in Gran Bretagna!
José Saramago con la seconda moglie


domenica 19 maggio 2024

La Sig.ra Anteri e altre mille vite - Romanzo - Cap. XIII

La Sig.ra Anteri e altre mille vite

Capitolo XIII

Questa inclinazione agli affetti non era forse stata sempre delusa? Pensava nel presente la Sig.ra Anteri.
La sua disponibilità ad amare parenti e amici non aveva sempre incontrato il muro della disillusione?
E non aveva tutto questo radici antiche nell'esperienza dei suoi genitori?
Dunque questa era la natura umana.
Giulia Anteri era alla fine della sua vita il frutto di un'anima buona per natura, dotata di una forte empatia, ma anche di tutte le vite che l'avevano attraversata lasciandole impresso il segno delle loro azioni.
Fabrizia le aveva tolta l'ultima umana illusione che anche una amicizia durata sessanta anni non possa finire, senza nessuna sua azione cattiva.
I parenti che aveva ricevuto in dote dai suoi genitori erano stati tutti, tranne uno o due, persone disaffettive, indifferenti, invidiose quando non malvage.
Quelli che aveva acquisito tramite suo marito altrettanto.
Infine quelli che le erano giunti tramite i suoi figli e i loro legami sentimentali aveva cercato di curarli in modo particolare attingendo a tutta la sua esperienza di vita...
E lì i rapporti erano stati i migliori in assoluto, ma limitati sempre alla fine dall'agire altrui.
Non aveva potuto ignorare la glaciale indifferenza di Regina di fronte ad una sua angoscia e il suo mancato aiuto che invece era stato concesso abbondantemente ad una persona amica di sua figlia... 
Non si può che prendere atto di certi fatti concreti che parlano meglio di ogni esplicito discorso.
E Giulia Anteri ne prendeva atto cambiando irreversibilmente i suoi sentimenti.
Ogni gesto che compiamo, se ripetuto nel tempo, come ogni parola, sono confessioni dei nostri reali sentimenti.
Non c'è ipocrisia di facciata che tenga di fronte a tali rivelazioni.
Non si può che prenderne atto.
Giulia Anteri aveva visto e vedeva tutt'ora gente vivere nella più totale falsità, più o meno inconsapevole, rapporti umani che per questo non potevano che portare a patologie psicologiche e alla alienazione.
Cercavano poi l'aiuto di Psicologi a volte. Quando sarebbe bastato il coraggio di ammettere la verità di quei rapporti e accettarne l'infelicità.
Giulia si era accorta che Fabrizia non era leale come lei, che soffriva di non nobili invidie, ma pensava che, non potendo cambiare la natura di Fabrizia, volendole bene ed accettandola così come era la loro amicizia non sarebbe finita mai.
Invece vi aveva posto fine lei, bruscamente. Allora qualcosa di profondamente scompensato, che lei non poteva comprendere, era nella sua antica amica.
Fabrizia non aveva invidiato i successi delle vite felici dei due figli della donna che, slealmente, aveva tradito la sua amicizia e il legame di parentela portandosi a letto suo marito sotto i suoi occhi. Ma le faceva invidia quello che avevano conquistato i figli di Giulia:  un'amica leale.
La parente e amica si era approfittata della amarezza del marito di Fabrizia, fatto di cui si era accorta anche Giulia, tanto da pensare: "Quest'uomo è così infelice e in cerca di consolazione che mi basterebbe allungare una mano per prendermelo."
Ma era stata soltanto una constatazione mentale affiorata parlando un giorno con lui di cose banali. La sua natura empatica e sensibile le aveva fatto avvertire lo stato in cui era l'uomo dati i rapporti infelici con la moglie.
Ma Giulia aveva la lealtà verso chiunque a fare da diga ad ogni azione misera e sbagliata, a parte il fatto che era profondamente innamorata di suo marito.
Questa diga non l'aveva la parente amica a cui Fabrizia dimostrava di tenere tanto.
Eppure in seguito raccontava a Giulia dei successi economici e sentimentali dei figli di quella donna sciagurata senza invidie né risentimenti.
La vita, dunque, avrebbe continuato a meravigliare le certezze di Giula Anteri fino all'ultimo giorno al punto che ormai aveva una sola certezza: sé stessa e la serenità raggiunta.

lunedì 6 maggio 2024

"Tempi duri" di Mario Vargas LLosa

Sono alle ultimissime pagine di questo libro e di nuovo mi trovo ad essere perplessa leggendo un Premio Nobel della Letteratura.
Di Doris Lessing ho già detto, di Philip Roth, non Premio Nobel ma, a detta di certi giornalisti, quasi, da cui sarebbe sfuggito solo perché morto prima... Non mi sono piaciuti al punto che non li leggerò più.
Di questo scrittore sudamericano non avevo mai letto niente ed ho voluto provare. Non vado in cerca di Premi Nobel da leggere, ma se scegliendo un libro scopro che chi l'ha scritto è stato insignito del massimo riconoscimento per la propria Opera Letteraria mi aspetto qualcosa di speciale. Ebbene Vargas LLosa racconta, romanzandoli un po', fatti storici del Guatemala nel secolo appena trascorso.
Una narrazione interessante per me che non conoscevo nulla di tali accadimenti, ma zeppa fino all'inverosimile di nomi dei numerosissimi personaggi coinvolti nella Storia. Questo, che già rende arduo seguire il susseguirsi convulso dei fatti, è reso dallo scrittore ancora più faticoso per la comprensione di essi dal tipo di narrazione scelta dall'Autore. Egli non segue un racconto cronologico della Storia e nemmeno usa l'escamotage del flash-back, ma inizia un capitolo narrando una serie di avvenimenti intorno ad un personaggio in un preciso momento della Storia per poi concluderlo e nel capitolo successivo inizia a narrare intorno ad un altro personaggio in fatti che coinvolgono anche il personaggio del capitolo precedente, ma localizzandolo in un tempo successivo o, in alcuni casi, precedente. Mi ci è voluto un po' per capire questo strano modo di narrare, che non giova alla chiarezza della narrazione, nè all'eventuale messaggio che ciascuno può trovare in questa Opera.
E' uno scorrere continuo avanti e indietro, senza nesso cronologico, saltando da un personaggio all'altro, a volte chiamando uno stesso personaggio con un nome o nomignolo diverso.. Un capitolo fra gli ultimi inizia senza neppure palesare di quale personaggio sta parlando, ma raccontando cosa sta facendo nel momento del tempo in cui l'ha collocato, il lettore così capisce chi è il personaggio solo dopo due pagine del capitolo...
Mi spiace ma nessun Premio Nobel mi esimerà dal criticare questo modo confuso di narrare una Storia politica complicata. Non c'è una motivazione stilistica nel costruire una tale narrazione, ma a me sembra che lo scrittore sia stato sopraffatto da tanto materiale narrativo da non saperlo gestire, e di scrivere via via gli avvenimenti, che un poco apprendeva con la sua ricerca storica e un poco arricchiva con la sua fantasia, così come invadevano di volta in volta la sua mente.
Al di là dunque del valore letterario dell'Opera ho appreso di fatti storici, che poi ho verificato, che vedono un popolo oppresso e rapinato da uomini che si possono definire mostri, non diversi da mostri del nostro continente europeo che ben conosciamo.
Nell'effettuare tale verifica ho appreso fatti recenti: nel 2024 è al potere in Guatemala un figlio di colui che aveva voluto la riforma agraria: dare ai contadini le terre incolte del latifondo. Riforma cancellata nel sangue da schifosi esseri che si sono succeduti dopo colui e chi l'ha sostituito nell'immediato quando lui è stato cacciato dalla Presidenza.

Bernardo Arévalo, attuale Presidente del Guatemala, è nato il 7 ottobre 1954 a Montevideo, capitale dell'Uruguay; suo padre era Juan José ArévaloPresidente del Guatemala dal 1945 al 1951, in esilio nel Paese sudamericano dopo il colpo di Stato del 1954[

HA LA POSSIBILITA' DOPO DECENNI DI COMPIERE QUELLA RIFORMA AGRARIA CHE SUO PADRE E IL SUO IMMEDIATO SUCCESSORE NON RIUSCIRONO A PORTARE A TERMINE.

Il 2% dei proprietari terrieri possiede il 62% della terra coltivabile del Guatemala. Le popolazioni indigene, storicamente espropriate delle loro terre dalla colonizzazione spagnola e poi dalle nuove élite dopo l'indipendenza, sono relegate sulle montagne, dove la terra è sterile, costringendole a vivere in estrema povertà. Il tasso di malnutrizione del Guatemala, pari a circa il 65%, è tra i più alti dell'emisfero occidentale.

QUESTI SONO I VERI PERSONAGGI STORICI DI QUESTE VICENDE DI SOPRAFFAZIONE E DI ASSASSINI NARRATE DA MARIO VARGAS LLOSA


Jacobo Arbenz da l'annuncio delle sue dimissioni da Presidente del Guatemala dopo essere succeduto a Juan José Arévalo e aver tentato di continuare la sua politica della riforma agraria.

Jacobo Arbenz in partenza per l'esilio con tutta la sua famiglia





 Jacobo Arbenz 





Carlos Castillo Armas con l'aiuto del dittatore della Repubblica Dominicana e della CIA prese il posto di Jacobo Arbenz diventando il Presidente del Guatemala e cancellò la Riforma agraria appena iniziata facendo uccidere i contadini e togliendo loro le terre a loro assegnate da Arbenz. Venne ucciso tre anni dopo in un agguato. Nella foto sopra è con l'arcivescovo cattolico Mariano Rossell y Arellano ostile al governo di Jacobo Arbenz, che aveva assegnato le terre incolte del latifondo in proprietà ai contadini, e favorevole alla repressione sanguinosa di Castillo Armas.




Il sanguinario dittatore della Repubblica Dominicana Trujillo con il capo della sua sicurezza il torturatore Abbes Garcìa



Presumibilmente Marta Borrero Parra. Alla fine del libro Mario Vargas LLosa riporta la sua intervista alla donna ormai ottantenne a cui gli USA hanno dato la cittadinanza: alla domanda se l'abbia avuta per la sua collaborazione con la CIA la donna si è irrigidita e ha parlato dei suoi avvocati. Qualche tempo fa si trovavano sul WEB sue foto invecchiata, da quando il libro che parla di lei, tradotto in molte lingue, ha messo in risalto la sua storia, le foto sono sparite.

domenica 5 maggio 2024

Ultima comunicazione sul rinnovo abbonamento annuale del Blog

 http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2024/02/questo-blog-esiste-da-piu-di-10-anni.html

http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2024/02/workspace-di-google-chiusa-in-una-torre.html

http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2024/02/messaggio-per-google-workspace.html

http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2024/02/google-workspace-continua-mandare.html

http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2024/03/google-e-riuscita-finalmente-prendersi.html

http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2024/04/google-continua-ad-essere.html

Questi i 6 post, che potete rileggere cliccando sui link, dedicati al rapporto kafkiano con Google.
Come scritto nel primo di questi post il rapporto si è complicato da quando il Blog è stato passato al ramo Workspace.
Per questo anno la faccenda ora sembra risolta: abbiamo pagato con la Carta American Express e sembra che questa volta gli sia andata bene.
Ma va da sé che non mi diverto più a dover combattere con le loro paranoiche disposizioni di pagamento: scrivevano che il pagamento con Pay Pal finalmente gli andava bene poi invece no...
Per questo anno dunque riprenderò a pubblicare a puntate l'ultimo Romanzo La Sig.ra Anteri e altre mille vite.
"Normalità apparente" e "Il Romanzo dell'Università" sono pubblicizzati nelle librerie on-line ma potete ordinarli soltanto scrivendo a: rita.coltellese@gmail.com.
La raccolta di Novelle "Mostri e Ritratti" e il libro Giallo "L'uomo cane" sono ordinabili dalle librerie on-line.




domenica 21 aprile 2024

SCRITTORI STATUNITENSI

 Ho scritto più volte che gli scrittori statunitensi non sono nelle mie corde.

Ho letto moltissimo i russi, i francesi, meno gli inglesi... Pochissimo i sudamericani.
Devo ritrovarci un'anima simile ed evidentemente hanno una mentalità in cui non ritrovo nulla di me, nessuna verità che riguardi la mia esperienza di vita interiore. 
Insopportabile "Il grande Gatsby" e la scrittura di Scott Fitzgerald, disgustoso Philip Roth, noioso Hemingway...
Ma dato che leggo molto e a volte rileggo letture giovanili alle volte mi avventuro a cercare scrittori che non conosco e questa volta ho acquistato un libro di una donna, una scrittrice americana degli USA e più esattamente del Maine.
Cerco sempre di conoscere chi leggo e quindi sono andata ad esplorare il Maine giacché nel libro che sto leggendo si parla dello Stato dove lei è nata.
Ho scoperto che c'è una città che si chiama Portland, come quella dove è stato per un anno a studiare in quarta Liceo un mio nipote: ma quella Portland è nell'Oregon, sul Pacifico, mentre la Portland del Maine affaccia sull'Atlantico, dalla parte opposta.
E già scoprendo questo capisci la differenza di quel mondo geografico rispetto al mio di europea...
La scrittrice si chiama Elizabeth Strout e la protagonista del libro è una scrittrice... Alla faccia di mio marito che mi accusa di autobiografismo nelle mie creazioni...
Il titolo è "Oh William!" e non prometteva niente di buono, temevo superficialità e noia. Invece...
Invece con tono colloquiale, lieve, Strout descrive panorami, ambienti, caratteri e dalla normalità che racconta vengono fuori drammi passati e altro...
Quello che ne traggo io è comunque un confronto fra me lettrice, inevitabilmente, e il mondo che la scrittrice descrive, un mondo che oggi appartiene anche alla società italiana, sempre pronta a scimmiottare quella statunitense: famiglie sfilacciate, altre che se ne creano, figli che si adattano facendo finta che tutto sia normale ma normale non è e chi paga in sofferenza sono proprio i figli.
Quello che di orginale c'è nella storia di questo libro è l'assenza di miseria e rancore, soprattutto per merito della protagonista che, lungi dall'odiare e portare risentimento al marito che l'ha tradita abbondantemente con altre donne, pur non essendo coinvolto affettivametne con nessuna, ha per lui un sentimento protettivo, direi materno e comprensivo, e non solo perché sono genitori di due donne a cui li lega l'affetto, ma perché hanno saputo mantenere un affetto familiare che li unisce in modo in fondo esemplare.
Nella mia esperienza di vita qui in Italia ormai è normale aver visto famiglie divise ma difficilmente che abbiano anche mantenuto rapporti civili ed affettuosi. Forse solo una: la famiglia di miei consuoceri.
Per me è difficile capire come si possa dopo un fallimento coniugale avere rapporti con altri uomini. Questo è dovuto alla mia formazione cattolica che nulla ha a che vedere con la consapevolezza raggiunta che non c'è alcun dio antropomorfo, ma è una forma mentis sessuofoba che mi fa rifiutare il rapporto sessuale se non è unito ad un sentimento di amore duraturo, ad un progetto di vita serio ed impegnativo.
Ma questa è una mia caratteristica personalissima, perché constato che non tutte le donne che conosco e che hanno ricevuta uguale educazione sono come me...
Dunque è per questa mia forma mentis che non riesco a capire la protagonista del libro, che ho quasi finito di leggere, che se ne va di casa delusa dai troppi tradimenti del marito ma si rifà avendo rapporti sessuali superficiali con uomini. Non capisco cosa si risolve così... Lo trovo un degrado, proprio per il gran valore che attribuisco alla mia intimità di donna.
Ma poi arriva un uomo che ama e che sposa e di cui rimarrà tristemente vedova.
Quante vite si vivono così? Io ne concepisco solo una...
Ma posso accettare un secondo marito, non le avventure intermedie fra due mariti. Per i motivi per me svilenti la femminilità dignitosa che ho illustrato.
E' giusto cercare di continuare a vivere se il progetto nel quale ci si è impegnati è fallito non per colpa nostra.
Un altro aspetto che risalta in questo racconto, e che non riguarda soltanto la società USA, è il non dirsi mai la verità nelle famiglie. Questo ho sempre pensato che è alienante. Se non c'è sincerità nei rapporti umani non esiste rapporto.
Che rapporto hai con un familiare di cui non sai cose importanti, fondamentali? Hai relazione con uno sconosciuto che è tuo fratello, tuo padre o quello che vuoi sulla carta, ma non con la persona che egli è.
E' quello che si verifica fra William e sua madre, perché lei non si è mai svelata con lui, lasciandogli l'amaro smarrimento di aver avuto per madre una sconosciuta, dato che è morta e non potrà mai più stabilire con lei un vero rapporto madre-figlio.

sabato 20 aprile 2024

GOOGLE CONTINUA AD ESSERE INCOMPRENSIBILE

 NONOSTANTE SIA ADDIVENUTA A QUANTO NUMEROSI MESSAGGI DI GOOGLE WORKSPACE CHIEDEVANO, INSERENDO QUALE SISTEMA DI PAGAMENTO PAYPAL SU CARTA PREPAGATA, E NONOSTANTE ABBIA ACCETTATO L'ULTIMO ADDEBITO DI OLTRE USD 28, CONTINUANO AD ARRIVARMI MESSAGGI INCOMPRENSIBILI A CUI NON SI PUO' RISPONDERE, RIMANE DUNQUE UNA COMUNICAZIONE ASSOLUTAMETNE UNILATERALE.

COSA VUOLE GOOGLE WORKSPACE OLTRE AD ESSERE PAGATO?
NON SI SA.
PAY PAL E' UN SISTEMA USATO IN GRAN PARTE DEL MONDO CREDO.
LA CARTA PREPAGATA HA DENTRO SEMPRE DEL DENARO QUINDI DOVE SONO I RISCHI PER GOOGLE?
NON SI SA.
LA PRETESA DI VOLERE IL MIO IBAN PER ACCEDERE AD UN CONTO CORRENTE IN CUI STANNO TANTI MIEI SOLDI E' FOLLIA PURA: NON METTO IL MIO IBAN E I 3 NUMERI DEL CODICE DI CONTROLLO SU UN SITO COME QUELLO CHE METTE A DISPOSIZIONE GOOGLE PER GLI AMMINISTRATORI DI BLOGGER.
ACCEDERE ALLA CONSOLLE DI AMMINISTRAZIONE E' UN ENIGMA DI NON FACILE SOLUZIONE.
UN SISTEMA ME LO HA INSEGNATO L'OTTIMO FABRIZIO CASTELLI CHE HA LAVORATO E FORSE LAVORA ANCORA PER GOOGLE: ENTRARVI IN NAVIGAZIONE IN INCOGNITO.
E GIA' QUESTO NON SI SPIEGA.
PERCHE' SE PROVO AD ENTRARE PER LA VIA NORMALE MI FA ENTRARE IN UN CIRCOLO VIZIOSO IN CUI MI CHIEDE LA PASSWORD DELL'ACCOUNT GOOGLE PER RICONOSCERMI, MA POI NON MI DA LA POSSIBILITA' DI INSERIRE LA PASSWORD DI AMMINISTRATORE E MI RICHIEDE LA PASSWORD DELL'ACCOUNT GOOGLE, CHE POI E' LA STESSA DELLA MIA POSTA GMAIL....

PER QUESTA RAGIONE NON TROVO PIU' AFFIDABILE GOOGLE WORKSPACE DOPO 13 ANNI CHE ESISTE QUESTO BLOG.
HO GIA' SPIEGATO IN UN POST PRECEDENTE I PASSAGGI CHE HA FATTO IN QUESTI ANNI LA GESTIONE DI BLOGGER SENZA CHE CI FOSSERO PROBLEMI: I PRIMI ANNI BASTAVA PAGARE E ARRIVAVA ANCHE UNA RICEVUTA DEL PAGAMENTO.
E non trovando più affidabile chi gestisce questa piattaforma non posso continuare a publicare il Romanzo a puntate La Sig.ra Anteri e altre mille vite, giacché non posso garantirne la continuazione visto l'ultimo messaggio che mi è arrivato da Google Workspace dopo che nel penultimo sembrava tutto a posto:
Google Workspace

È stato programmato l'annullamento del tuo abbonamento a Google Workspace Business Starter

Un saluto da Google,

Sembra che il tuo abbonamento a Google Workspace Business Starter sia stato sospeso il giorno 4 aprile 2024.

Per non perderlo, completa i passaggi indicati di seguito. In caso contrario, Google annullerà l'abbonamento il giorno 3 giugno 2024 o in una data successiva.

Attivare l'abbonamento

  1. Accedi alla Console di amministrazione Google prima del giorno 3 giugno 2024.
  2. Vai alla pagina Fatturazione > Abbonamenti e segui i passaggi per l'attivazione.
  3. Entro le 48 ore successive, Google ti invierà un'email per informarti che il tuo abbonamento non sarà più eliminato.

lunedì 8 aprile 2024

Deportazione

 Deportazione

Non si dimentica la Terra di Caino.
Il tempo frana nei vagoni rappresi
nel fitto silenzio di anime rivolte
ad un Dio lontano.
Viaggio di sola andata.
La Terra finisce là....
Oltre Auschwitz il nulla...
Si contrae il tempo con lo spazio
in un unico attimo:il presente...
Sui binari segnati dal Male s'inseguono
barbagli di luce e lunghissime ombre.
Caronte attende.
Traghetta i giusti nel fango dell'insana follia.
Corpi denudati,defraudati,
disumanizzati,numerati,marchiati.
Avanzano folle senza Età,
senza Nome,senza Voce,
senza più Speranza.
Affondano gli zoccoli all'Ignoto.
Fievoli note di un violino errante si perdono
nell'aria sommessa e fumante di ceneri
o nelle fosse dove pietisce solo il cielo
e si flette.
Silenzio nel campo della Morte
Silenzio nei corpi lacerati
Silenzio nel grembo delle madri
Silenzio negli occhi dei bambini.

Nadia Vinci
Cenni biografici: Nadia Vinci, Maestra di Scuola Primaria, artista dalla poliedrica creatività, è Poetessa faconda e feconda.


giovedì 4 aprile 2024

Primo Levi

 Di Primo Levi so tutto: la sua vita, quello che ha scritto, la sua morte...



L'ho già scritto da qualche parte: la sua morte mi ha colpito e mi sono sentita tradita da lui che tanto ha scritto e scrivendo pensavo avesse vinto su quei mostri, così invece ho provato il dolore di una sconfitta sua e mia che non sono ebrea ma è come se lo fossi, perché sto dalla loro parte, la parte dei perseguitati senza ragione se non la malvagità umana che cerca sempre qualcuno da piegare usando la menzogna per giustificare il proprio immondo agire.



E ho letto molto sui suoi libri ma non me la sento di entrare nel racconto della vita nel lager... Mi fa troppo male. Evito anche i film. E' la sconfitta del genere umano e non voglio ricordarmene soffrendo. Lo so che esiste quell'umanità e il nazismo ne è stata la faccia estrema. Ma il male è dentro la specie umana e si esprime in tanti modi, cercando scuse per estrinsecarsi.



A 77 anni per la prima volta leggo un libro suo: "Il Sistema Periodico" ed è un libro bellissimo che, legando agli Elementi della Tavola Periodica fatti anche della sua esistenza, da pure cenni di "quella" parte della sua vita che gli è stata rubata lasciandogli una ferita indelebile, quindi un danno fatale. Ed è questo che mi fa male: che gli sia stato fatale.. 



Di questo bel libro una parte mi ha colpito ed è la parte che si riallaccia alla sua tragica esperienza ad AuschwitzLa vita ci sorprende con i suoi effetti speciali, così è avvenuto che, nel suo lavoro di Dirigente di una Ditta di Vernici, Primo si è trovato a gestire un contenzioso con un fornitore tedesco di una resina che la Ditta usava per produrre un certo tipo di vernice. Le lettere di spiegazione e di tentata giustificazione dei difetti presentati da tale resina da parte della Ditta tedesca erano firmate da un certo Müller. Un errore ripetuto nella scrittura di una parola in tali lettere smosse nelle mente di Primo un'ansiosa sensazione.
Conosco quella sensazione... Avverti qualcosa che non è palese se non a te. E' un'intuizione che ti inquieta perché sai nel profondo che non ti sbagli, anche se fatti corposi e concreti per pensare che così sia non ne hai.
Nel caso di Primo non si sbagliava: quel Müller era il Müller che nel lager di Auschwitz dirigeva il Laboratorio di Chimica dove il deportato Primo Levi era stato messo a lavorare per i fini del Reich. 
E qui c'è tutto Primo Levi, quello che di lui ritrovo in me stessa, come tante volte ho scritto dell'incontro fra anime diverse, distanti nel tempo e nello spazio eppure uguali nel sentire, nei sentimenti, nelle reazioni ai fatti della vita: l'incontro del lettore con lo scrittore, due anime che si incontrano a distanza di tempo e di spazio.
Non mi è certo accaduto con tutti, ad esempio assolutamente non mi è accaduto con Philip Roth, di cui parlerò più avanti, dato che nel libro c'è in appendice la riproduzione di un'intervista che Roth fece a Primo Levi: da scrittore a scrittore e da ebreo ad ebreo. E in quel dialogo ritrovo tutto quello che di differente esiste fra questi due esseri umani che mi fa amare l'uno quanto repellere l'altro.
Tornando a Primo egli scrive: "L'incontro che io aspettavo, con tanta intensità da sognarlo (in tedesco) di notte, era un incontro con uno di quelli laggiù, che avevano disposto di noi, che non ci avevano guardati negli occhi, come se noi non avessimo avuto occhi." 
Capisco la voglia di confronto con chi ti ha fatto del male, senza motivo, nel suo caso un male estremo.
Non ho incontrato quel male, per mia fortuna, ma il male insensato fatto solo per il gusto di farlo, nella totale consapevolezza di essere nella menzogna ma proprio per questo provandoci più gusto, fingendo fino alla follia che quello che si vuole dimostrare sia vero, nella totale e consapevole manipolazione della realtà, non volendo riconoscerti ciò che tu sei negando la realtà tangibile, costruendone un'altra visibilmente non possibile, non vera, quello si, l'ho incontrato e data la mia giovane età è stata una scoperta traumatizzante. Sono uscita da quel trauma dicendomi: "Se questo sta accadendo, se c'è gente così, capace di questo, debbo solo accettare che esiste e tenerne conto per il futuro."
Primo ha dovuto superare ben altre prove che il semplice cambiare di casa come feci io per allontanarmi da un ambiente non recuperabile se non ricorrendo a vie legali, nelle quali non volli inoltrarmi per non avere nulla a che vedere con tale melma umana. 
Ma Primo ha voluto confrontarsi con la melma ed ha scritto a Müller inviandogli però quello che rappresenta sé stesso e per Müller uno specchio in cui specchiarsi, lui e la sua specie: una copia di "Se questo è un uomo" nell'edizione tedesca.
La reazione è stata in parte prevedibile ed in parte no.
Una pletora di tentativi di giustificazione del suo agire: prevedile.
Una richiesta di perdono non prevedibile che Levi così riporta: "Percepiva nel mio libro un superamento del Giudaismo, un compimento del precetto cristiano di amare i propri nemici ed una testimonianza di fede nell'Uomo, e concludeva insistendo sulla necessità di un incontro,..."
Incontro di cui Primo sentiva il ribrezzo insieme al pudore e ritegno suoi, e da cui lo salvò la morte improvvisa dell'ex-nazista, anche lui Chimico, che ora, davanti al conto che la Storia gli presentava, era entrato in crisi.
Ma a me ha colpito la bontà di Primo Levi, il suo aver cercato il confronto per gettare in faccia ad uno dei rappresentanti di quella infamia l'ingiustizia del loro agire, per poi però riconoscergli in fondo una dimensione di umanità fino a non rifiutargli drasticamente l'incontro fisico richiestogli.
Mentre il nazista osa dirgli che "Percepiva nel mio libro un superamento del Giudaismo, un compimento del precetto cristiano di amare i propri nemici"!
Ebbene, io nasco cattolica, sono stata educata in ambiente cattolicissimo: iscritta all'Azione Cattolica fin dall'età di 11 anni frequentandola assiduamente fino ai miei 18 anni; mia madre era cattolica credente in tutti i precetti della Chiesa Cattolica e mi ripeteva come un mantra "La miglior vendetta è il perdono". Ma non ho mai accettato il mantra di mia madre e ancor di meno lo accetto ora che ho 77 anni ed ho attraversato la vita.
Trovo nelle parole del nazista Müller il suo pregiudizio sugli ebrei: superamento del Giudaismo!
E' evidente che egli attribuisce alla religione ebraica, o solo alla mentalità ebraica per i laici, una connotazione negativa in confronto al cattolicesimo che discende dalla predicazione dell'ebreo Cristo, il quale prescrive di perdonare, mentre il Dio della Bibbia giudica e punisce. 
"superamento del Giudaismo!" E perché mai?! Non so come Levi non abbia sentito l'offesa nelle parole di questo vigliacco sconfitto nella sua aberrante ideologia dai russi e dagli americani!
Egli, ebreo, è molto più "buono" di me educata nel cattolicesimo ed oggi serenamente atea.
Altro gli avrei risposto al posto di Levi a Müller!!!

Ed eccomi all'appendice, all'intervista che lo scrittore americano Philip Roth fa a Levi.
Di Roth comperai un libro dopo che, morto, ne scrissero che se fosse vissuto ancora sarebbe stato sicuramente designato per il Premio Nobel per la Letteratura.
Fra vari titoli decisi di iniziare da "Il teatro di Sabbath": e lì ho finito. Nulla c'è nella scrittura di costui che mi attragga e che io condivida. Non mi stupisco delle lodi di chi pensava che meritasse il Premio Nobel per la Letteratura giacché una che il Nobel l'ha preso, Doris Lessing, ha fatto per me la stessa fine: un libro "Il Diario di Jane Somers" e basta mai più!
Non mi stupisco dunque delle domande di un uomo come Roth per il quale il sesso, anche depravato, è argomento del suo raccontare la vita, che chiede a Primo di Giulia, la compagna di lavoro per la quale egli ha provato un timido sentimento mai a lei svelato e che poi sarà una cara amica di famiglia per il resto della vita. 
Come capisco invece l'animo di Primo e come mi piace, lo amo, lo comprendo, tanto quanto Roth mostra di non poterlo proprio comprendere dalle domande che gli pone e non può nemmeno capire le risposte educate che Primo Levi gli da.
E all'ultima domanda che Roth gli pone, quella sugli scrittori che hanno fatto i Dirigenti in fabbriche di vernici, Levi gli ricorda quello che io avevo in mente e che Roth non ha citato dimostrando una lacuna: Italo Svevo.
E all'esempio di Anderson che abbandonò il lavoro per poter scrivere Primo Levi oppone il suo pensiero che è anche il mio: "..no, a me non sarebbe mai venuto in mente di abbandonare la famiglia e la fabbrica per mettermi a fare lo scrittore a tempo pieno come ha fatto lui; avrei avuto paura del salto nel buio, ed oltre a tutto avrei perso il diritto alla pensione".



martedì 26 marzo 2024

La Sig.ra Anteri e altre mille vite - Romanzo - Cap. XII

 La Sig.ra Anteri e altre mille vite

Capitolo XII

Regina era molto aperta e sincera nel parlare del suo matrimonio fallito e Giulia la capiva perché sentiva la sua sofferenza. La sua non era stata una decisione avventata ma frutto finale di una lunga insoddisfazione protrattasi negli anni.
Anche Luigi si aprì un giorno con Giulia e suo marito. Ancora sperava che lei si ravvedesse ed era disposto a riprendere il suo rapporto con la moglie anche se ormai aveva una relazione con Rosario, non ancora convivente con lei.
"Questa donna io non sono mai riuscito a farla parlare." Disse. E Giulia capì, perché lei non ammetteva la chiusura ed il silenzio con le persone che amava.
I primi tempi suo marito si chiudeva in un'altra stanza se c'era uno screzio di qualsiasi natura, ma per lei era insopportabile. Dunque andava di là, spalancava la porta e gli gridava di dire quello che non gli andava bene. Ne seguiva una discussione ma poi tutto si chiariva e tornavano a far la pace nel modo migliore in cui due che si amano sanno farla.
Per questo capiva quello che Luigi diceva con rimpianto.
Ma scoprì lati caratteriali aridi e quasi di sottile sadismo in Regina.
Stava Giulia vivendo un momento di vero smarrimento e dolore perché il suo figlio minore dopo la laurea non riusciva a trovare una sistemazione lavorativa nonostante la versatilità, l'umiltà all'adattamento, la grande buona volontà. Per un anno aveva inviato domande ovunque. Era andato a fare colloqui nel nord del Paese, nel Centro e nel Sud, sobbarcandosi di viaggi estenuanti tutto in un giorno per non far spendere soldi di albergo ai suoi genitori, non avendo egli un reddito. Un muro impenetrabile respingeva ogni sforzo di buona volontà.
Dapprima sua figlia pensò che esistevano borse che lo Stato pagava per degli stage e serviva  solo una Ditta, una Società che ne facesse richiesta, così suo fratello avrebbe potuto crearsi un curriculum post-laurea, guadagnando poco, ma per un inizio... Chiese al suo fidanzato se era possibile nella Società di famiglia. Ma Gigi disse un secco no, cosa che la giovane incassò male dato che alla Ditta di Luigi questa borsa in Economia non costava nulla, essendo una legge che lo Stato aveva fatto per l'avvio nel mondo del lavoro dei neolaureati.
Il suo futuro suocero avrebbe avuto uno stagista che lavorava presso la sua Ditta senza sborsare un soldo e guadagnando una persona corretta e onesta, oltre che preparata.
Regina rilevò con Giulia che "Questo era Gigi". Ora si rendeva conto della sua durezza di cuore. Lei ormai era fuori dagli affari del marito da cui si stava separando.
Ma capitò che fra i numerosi colloqui su e giù per il Paese che il giovane figlio di Giulia aveva sostenuto una Ditta aveva offerto un breve stage di tre mesi a Milano. Era uno stage che avrebbe potuto essere finalizzato ad una assunzione. Subito Giulia cercò una sistemazione abitativa non troppo dispendiosa in quella città a loro così lontana. Le venne in mente che i suoi consuoceri avevano un appartamento a Milano che usavano come foresteria quando per affari della loro società dovevano recarsi in quella città, dove peraltro avevano anche una filiale.
Chiese dunque a Regina se, pagando le spese naturalmente, suo figlio poteva occupare una stanza di quell'appartamento per i tre mesi necessari per fare questo stage. La risposta fu la seguente: "In questo periodo ci abita provvisoriamente il fratello di Gigi."
Giulia: "Ci conosciamo, lui è solo, e un giovane come mio figlio non gli darebbe alcun fastidio. Pagherebbe tutte le spese dei consumi naturalmente!" 
Regina: "Ma nei fine settimana capita a Milano anche Gigi con la donna con cui ora ha una relazione e dormono lì." Concluse quella senza lasciarle alcuna speranza di interessarsi alla cosa. Poi, con lo stesso tono di voce lieve e superficiale, disse: "Se vuoi chiedo alla mia amica Marisa che è di Milano se ti trova una sistemazione, lei conosce tante Agenzie Immobiliari e..."
"Grazie, - troncò educatamente quella deludente conversazione Giulia Anteri - ma alle Agenzie di Milano posso telefonare anch'io da qui."
Regina non dette segno di aver capito in nulla il dolore di Giulia. Suo figlio perse quella tenue possibilità di lavoro non potendo lei affrontare la spesa di un affitto per quei tre mesi.
Un anno dopo, suo figlio aveva trovato un lavoro nella loro città con un contratto a termine, seppe che in quell'appartamento di Milano occupava una stanza un'amica della figlia di Regina che, perso il lavoro nella loro città, ne aveva trovato uno a Milano e le avevano fatto il favore che a suo figlio era stato negato per soli tre mesi.
"Una presenza femminile non è imbarazzante per il fratello di Gigi? E' sicuramente una convivenza più limitante per lui rispetto ad un giovane uomo come tuo fratello." Chiese Giulia a sua figlia.
"Se è per questo devi sapere che sere fa abbiamo cenato con Regina e Rosario e lei si è messa a parlarmi del fratello di una sua conoscente che cercava lavoro con una partecipazione piena di comprensione per i suoi problemi.. Ero sbalordita, non ho detto niente naturalmente, ma il mio viso deve aver fatto trapelare qualcosa perché si è interrotta di colpo."
"Incommentabile." Disse Giulia, dispiacendosi per sua figlia perché era toccata per prima da quell'indifferenza quasi offensiva.
Essendoci degli affetti di mezzo, il fidanzato poi marito di sua figlia, queste persone non furono depennate dalla sua esistenza, ma Giulia, dopo il fatto dell'indifferenza di fronte ai suoi problemi e alla punta di sadismo dimostrata per quei risvolti, non sentì più per quelle persone i sentimenti di affetto di prima.
Aveva invitato nella sua villetta Regina anche insieme a suoi amici come quella Marisa e il compagno di lei, un critico d'arte che girava guardando con interesse alcuni quadri e stampe antiche regalate a suo marito da amici e studenti.. Pensava ci fosse amicizia fra loro oltre il legame parentale... Ma non era così.