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lunedì 19 febbraio 2018

Basta la logica per votare bene


Chi vota ancora per ideologia è fuori dalla realtà di questo tempo.
La disavventura del fascismo è finita prima che io nascessi: 1946.
A me l'ha raccontato mio padre che non ha mai voluto prendere la tessera del partito unico. Il suo lavoro faceva sì che rientrasse ad ora tarda e le ronde delle camicie nere lo fermavano e gli chiedevano i documenti, lui mostrava la carta d'identità e loro gli chiedevano la tessera del fascio, lui non l'aveva e loro gli strappavano i documenti perché per loro non erano validi e lo mandavano a dormire "sul tavolaccio" per una notte. Dopo un giorno di lavoro, senza aver fatto nulla, doveva dormire in prigione. Ma la tessera non se l'è mai fatta. Odiava quel regime che privava della libertà personale, che di giorno, se parlava il Duce sul famoso balcone di Piazza Venezia e passavi nei dintorni, sempre le camicie nere: "Via, via , via!" Ti  spingevano in malo modo dicendo: "Tutti a Piazza Venezia! Parla il Duce!" Qualsiasi fosse la tua meta, la tua libertà personale, il rispetto per la tua persona non esistevano, e tu dovevi assecondare quell'imposizione se non volevi essere malmenato e rimandato in prigione, senza aver fatto nulla, solo per esserti rifiutato. 
Poi la guerra scatenata da lui, d'accordo con il mostro più mostro di tutti i tempi, il tuo destino non più nelle tue mani e mio padre è stato fortunato perché è ritornato ma, come diceva lui: "Sono partito che ero un uomo, sono tornato che ero mezz'uomo."
Mio padre votava socialista, nenniano, poi negli ultimi anni di vita per il PCI.
Eppure, via via che viveva i fasti della Repubblica Italiana, ricordava le cose buone che aveva fatto quell'uomo che odiava perché, insieme all'altrettanto odiato Re, aveva distrutto l'Italia. Mi elencava così le Leggi e le Istituzioni Sociali che aveva fatto in quei pochi anni: soltanto 20. Per non parlare delle Opere Pubbliche, che io stessa ora vedevo, stupita di quante ne avesse realizzate in poco tempo.
Mio padre è morto nel 1971. Non ha potuto vedere che l'inizio di una guerra civile, fatta di stragi nere in combutta con i Servizi deviati manovrati presumibilmente dalla CIA, giacché il PCI stava quasi per arrivare al governo del Paese grazie alle "convergenze parallele" di Aldo Moro. Allora sono cominciate le Brigate Rosse, le gambizzazioni le uccisioni... Fino al sequestro di Aldo Moro. Il pericolo del PCI al governo era scongiurato. Il passaggio dell'Italia, Paese dalla posizione geografica strategica, dal Patto Atlantico al Patto di Varsavia era scongiurato.
Ci fu in quegli anni un pericolo neofascista eccome!
Il tentato Golpe Borghese mi è passato vicino: due persone le ho conosciute da molto vicino.
Uno si faceva chiamare "il Maestro" da un gruppo di neofascisti che comprendeva anche casalinghe; andavano a fare escursioni con la copertura di "gruppo di amanti della montagna": in realtà uno di loro confidò dopo che andavano a nascondere armi in posti prestabiliti pronti per l'Azione. La notte del famoso, fallito Golpe, la stessa persona che faceva parte del gruppo del "Maestro" confidò: "Stavamo con le armi pronte."
Contemporaneamente il mondo di sinistra era meno sommerso. Nel posto di lavoro di un mio familiare ho visto con i miei occhi un tizio che veniva al lavoro con elmetto e manganello professando idee di estrema sinistra e irridendo e minacciando chi non era della stessa idea. Nessuno gli faceva nulla. Nemmeno "il Maestro", fascista vero che, pur professando quelle idee e facendo parte dell'Organizzazione "Gladio", (ma questo lo si è dedotto tempo dopo quando parlò Cossiga confessando di averne fatto parte), lasciava che gente estremista di sinistra tenesse simili comportamenti nel posto di lavoro, dove allora la prevalenza dominante e manifesta, quanto intimidatoria, era di sinistra. Eppure "il Maestro" dirigeva la struttura dove lavorava il mio familiare.
Le persone perbene, che non tramavano nell'ombra e che non avevano atteggiamenti minacciosi verso chi non la pensava come loro, subivano e temevano ritorsioni nel lavoro. Questi anni io li ho vissuti. Queste cose le ho viste da vicino.
Sono stati anni brutti fino al sequestro Moro. Dopo la sua uccisione la mitraglietta che l'aveva ucciso fu ritrovata nel soppalco della casa della moglie di quel tizio che veniva al lavoro con l'elmetto ed il manganello. Separati, lui seppi che era fuggito in Monzambico.. Lei l'ha sfangata come molti di loro.

Oggi c'è chi agita il fantasma del fascismo! Sono rimasti pochi nostalgici di bassa scolarizzazione. Altrimenti guarderebbero al futuro e al pericolo di oggi: globalizzazione e invasione.
Agitano il fantasma di un razzismo che nella cultura italiana non c'è. Appartenne al pazzo Mussolini influenzato dal mostro Hitler, e al Pippetto Savoia.
Vergogna condannata dalla Storia.
Ma il popolo Italiano non si è mai sentito diverso da uno di pelle nera, né ha considerato gli Italiani diversi perché ebrei.
A parte i pregiudizi di basso popolino sugli ebrei e i loro leggendari difetti, erano e sono commenti, su questi conterranei, ironici ed affettuosi insieme, nulla che si possa apparentare al razzismo.
Oggi che parlo di insopportabile situazione italiana dovuta a centinaia di migliaia di persone di pelle nera e non, entrata non richiesta nel nostro Paese, il cui mantenimento pesa sulle nostre spalle per 5 miliardi l'anno, di cui gli aiuti europei corrispondono a circa 60 milioni, posso essere tacciata di essere razzista da chi non ha capito il disegno destabilizzante che c'è sotto.
Ma io a 5 anni, quando a Roma ed in Italia in genere, le persone di pelle nera erano rare, giocavo con un'amichetta nera di due anni più grande di me, con una testa di riccioli neri, e non vedevo in lei alcuna differenza, se non che era molto più giudiziosa di me, seria, calma ed educata più di me. Suo padre, nero, mi disse il mio papà che aveva combattuto nel nostro esercito e per questo era stato ferito ed aveva una gamba che era rimasta tesa, ed era invalido di guerra di prima categoria, mentre lui lo era solo di seconda categoria. Me lo diceva con rispetto per quell'uomo distinto che leggeva il giornale seduto su una panchina di pietra di fronte a Fontana di Trevi, dove io e la mia amichetta ci trovavamo a giocare insieme. 

Ma se si riempie il Paese di gente che arriva dai più disparati Paesi africani, molti ex colonie inglesi o francesi, che invadono le nostre strade, senza controllo alcuno, come non aspettarsi reazioni da un popolo, l'Italiano, violentato.
Abbiamo i nostri mali, e tanti, costoro aggravano soltanto la nostra situazione.
Ma c'è chi non lo capisce o, se al potere, finge di non capire, e le scuse sono sempre più assurde e fantasiose per farci accettare una situazione inaccettabile.
Le reazioni inconsulte sparse vengono esaltate come "pericoloso ritorno del fascismo"!
Mentre i cosiddetti Centri Sociali si scagliano contro rappresentanti di partiti della destra Parlamentare per farli tacere, picchiano i Tutori dell'Ordine, da loro sempre aborriti, sfasciano proprietà private come le vetrine dei negozi, o pubbliche come i cassonetti, gridando contro i fascisti, senza rendersi conto che il loro è un comportamento fascista.
Accusano la dolce e dura ad un tempo Giorgia Meloni di essere fascista. 

Giorgia è nata nel 1977! Erano finite quasi le lotte fra rossi e neri per strada e dentro le Università. Quando Giorgia avrà cominciato a capire qualcosa di politica eravamo agli inizi del 1990: aveva 13 anni!
Nel delirio che leggo nei commenti sotto gli articoli di giornale sento che le si attribuisce "l'errore" di essere andata a Livorno! La rossa Livorno! La 5Stelle Livorno! "Che credeva di stare ad Ostia dagli Spada?!" Ha scritto uno.
A me risulta che almeno uno degli Spada professava altri interessi politici che nulla hanno a che fare con Giorgia Meloni, ma bensì con il partito del Sindaco di Livorno...
Dunque è impossibile convincere questi soggetti del pericolo vero che corre l'Italia in questo momento storico e voteranno senza logica pragmatica condannando le generazioni future ad una triste esistenza.