sabato 29 luglio 2017

Famiglie allargate - dalla Raccolta di Novelle Parentopoli

 Famiglie allargate

Era stata felice con suo marito ed era stato come in una favola... finché era durato.

Sandra era bellissima, avrebbe potuto fare la modella: alta, slanciata, con un corpo perfetto. Il viso dai tratti fini, bello il sorriso: quando entrava in un locale pubblico tutti si giravano a guardarla.
All'epoca portava i capelli lunghi fino alla cintola.
Si era laureata con il massimo dei voti e, non essendole sufficiente lavorare come avvocato, aveva dato sfogo anche alla sua vena artistica seguendo una scuola di disegno. Con i disegni che faceva riusciva anche a guadagnare benino ed aveva conosciuto gente importante alle sue mostre. Ma erano guadagni estemporanei e lei aveva le mani un poco bucate e spendeva tutto subito. Il suo primo fidanzato, un tipo che l'amava ma con i piedi ben piantati per terra, trovava insopportabile questa sua leggerezza.
Mentre lui nel suo lavoro di commercialista si andava inserendo molto bene, lei stentava nel suo lavoro di avvocato. Si appoggiava ad uno studio retto da una coppia di coniugi che le lasciavano solo un ridotto guadagno. E' anche vero che lei non aveva molta iniziativa in tal senso, né era spinta da una benché minima ambizione...
I contrasti caratteriali con Mario si fecero sempre più evidenti, soprattutto per la differenza fra la formazione familiare di Sandra e quella di Mario. Scriteriata quella di lei e molto pragmatica quella di lui.
I genitori di Sandra avevano eroso un ricco patrimonio creato dai suoi nonni con una superficiale incoscienza che suscitava il disprezzo malcelato di Mario.
La sua famiglia, per contro, era attaccatissima al denaro e non disdegnava di fare investimenti anche immobiliari.
Augusta, la madre di Sandra, sembrava non accorgersi dell'effetto negativo che il suo comportamento irresponsabile, insieme a quello di suo marito, aveva sulla vita sentimentale della figlia, né era capace di giusta indignazione se la madre di Mario si permetteva inaccettabili mancanze di rispetto, come quella volta che, dovendo Sandra partire con un organizzatore di una mostra di suoi disegni, disse: "Ma siamo sicuri che non ci va a letto?"
Qualsiasi persona con un minimo di dignità si sarebbe indignata redarguendo la futura suocera di sua figlia. Invece Augusta, superficialmente, si fece scivolare tutto sopra, come si faceva scivolare addosso il fatto che, nonostante la disistima, la madre di Mario e il fratello di lui non disdegnassero di farsi pagare il pranzo al ristorante dove, generosamente, i genitori di Sandra spesso li invitavano.
Chi aveva più soldi approfittava di chi ne aveva di meno.
Ciò nonostante Sandra e Mario arrivarono alle soglie del matrimonio. Ma anche qui i suoi genitori giocarono un ruolo negativo non indifferente.
La loro superficialità, unita all'incoscienza del danno che potevano arrecare al rapporto sentimentale della loro figlia, li spinse ad offrire un appartamento per gli sposi. Era un residuo dell'eredità dei nonni e Mario ci sperò.
Poi iniziarono, un poco per volta, a venire fuori impicci di vario genere, non si sa perché fino ad allora taciuti.
Ci sono persone che non affrontano la realtà ma la evitano, come se non dovessero prima o poi farci i conti, preferendo galleggiare sulla superficie dell'acqua ignorando quanti metri hanno sotto di loro e come fare in caso non ce la facciano più a nuotare.
"C'è un piccolo mutuo sopra... mi sembra." Se ne uscì Augusta. Mario, che ormai li conosceva essendo fidanzato con Sandra da diversi anni, pensò che come al solito quelle persone non dicevano mai tutta la verità e come stavano le cose, nascondendo a sé stessi e agli altri la realtà che non volevano affrontare. Ma ci volle mettere tutta la buona volontà perché amava Sandra e l'idea di poter salvare qualcosa di quello che avevano costruito i suoi nonni gli piaceva. Essendo molto occupato con il suo lavoro chiese al fratello più giovane, che lavorava in studio con lui, di esaminare la situazione dell'appartamento essendo in una zona di grande valore, con la vista su uno dei più celebri siti archeologici di Roma.
Il giovane si mise al lavoro ma la matassa si presentò più ingarbugliata del previsto: l'immobile era gravato da varie ipoteche. Mario si rabbuiò ma non si arrese, esaminata la situazione e valutato il pregio dell'appartamento tutto sommato pensò che valeva la pena tentare di liberarlo dai lacci e lacciuoli per salvarlo per Sandra. Quando questa si presentò tutta felice dai genitori con il piano messo a punto da Mario, Augusta, visto quello che rimaneva tolti i debiti, la freddò: "E no. I soldi che posso ricavarne vendendolo mi servono, i debiti invece di accollarseli Mario se li accollerà chi lo compera."
Tutto il tempo perso dal futuro cognato di Sandra per studiare l'ingarbugliata pratica, sottratto al lavoro che doveva svolgere comunque nello studio, gettarono un'ennesima macchia sul comportamento a dir poco irresponsabile dei genitori della futura sposa. Inevitabilmente Mario e la sua famiglia ebbero commenti aspri sul comportamento di Augusta, sul vivere di quella famiglia alla giornata, senza trarre profitto dall'esperienza di vita, lanciandosi in superficiali promesse che, davanti alla possibilità di avere di nuovo del denaro liquido da spendere e volatilizzare, non avevano la dignità di mantenere nemmeno davanti alla loro figlia, senza porsi il problema del danno che potevano arrecare alla sua vita affettiva.
Sandra amava i suoi sciagurati genitori che non riuscivano ad essere chiari e sinceri nemmeno con lei sui loro disastrosi affari, come i bambini che nascondono i danni che la loro immatura scempiaggine li porta a compiere. Anche se erano indifendibili comunque li difese e ne nacquero contrasti e discussioni con il suo fidanzato.
I rapporti si raffreddarono sempre più. Mario, che vedeva Sandra non perseguire un impegno lavorativo costante e nel contempo dimostrare ambizioni modeste, mentre spendeva tutto ciò che guadagnava in sciocchezze, cominciò a preoccuparsi per il suo futuro. "E se avesse ripreso dei genitori? Cosa sarebbe stato il loro futuro?"
Confidò le sue pene ad una collega. Lei si mostrò molto comprensiva... Finì per tradire la pur bellissima Sandra.. che lo seppe da amicizie comuni. Tutto finì.
Sandra provò a nascondersi che soffriva, ma il suo corpo smagrito, sempre bellissimo, parlò per lei.

Fu allora che apparve Sergio. E sembrava una consolazione. Ma così non fu e dopo due anni lei capì di aver perso tempo con una persona egoista.
Infine arrivò Gilberto. Andò a vivere con lui nella casa che l'ennesima futura suocera aveva messo a disposizione per loro.
Gli anni erano passati e lei sentiva il desiderio di un figlio. Ne parlò con Gilberto e lui si disse favorevole ma non al matrimonio. Sandra, nonostante la sfortuna sentimentale, aveva conservato dei valori e gli disse che non voleva "fare la ragazza madre convivente", anche se una società sempre più senza regole intorno a loro vedeva figli nati fra accoppiati, più o meno conviventi, che poi arrivavano al matrimonio successivamente, oppure la coppia scoppiava senza mai arrivarci e i figli esistenti non avevano mai una vera famiglia che desse loro una stabilità necessaria nella fase delicata della loro formazione e crescita.
Finché un giorno lui le disse che non l'amava più. Lei tornò a vivere con i suoi genitori, non avendo un reddito sufficiente per pagarsi un affitto.
Il lavoro su cui si era adagiata presso lo studio dei due avvocati marito e moglie le consentiva a malapena di sopravvivere. Fu il marito di sua sorella che la incitò a cercare di meglio, non capendo la ragione della sua stasi. Era rimasta al primo lavoro che aveva trovato subito dopo la laurea.
Cercando capitò nello studio legale di un brillante avvocato, molto affascinante, che, rimasto folgorato dalla bellezza di lei, le dette il lavoro e le offrì anche la possibilità di alloggiare in un piccolo quartierino, adiacente allo studio, dove lui di solito si tratteneva a dormire quando il tanto lavoro non gli consentiva di attraversare tutta la città per tornare a casa.
Fu così che per Sandra iniziò un nuovo amore e fu quello che aveva atteso da sempre.
Lui aveva già una famiglia, due bellissimi figli che gli aveva dato una signora con cui aveva convissuto. Lei, proveniente da una famiglia importante, non aveva voluto sposarsi, pur accettando che lui acquistasse un appartamento dove lei era rimasta a vivere con i figli quando la loro storia era finita.
Alessio guadagnava molto bene, il suo studio gestiva clienti di livello internazionale. Ma Sandra scoprì solo dopo che l'ebbe sposato che egli manteneva anche un suo fratello, più grande di lui, senza un vero lavoro, al quale aveva affidato la contabilità dei suoi affari pur essendo costui un Biologo fallito e non un contabile.
Nonostante la sua incapacità a mettere a frutto gli studi fatti questo fratello aveva messo su famiglia e, avuta una figlia, si era separato dalla moglie ed aveva intrapreso una convivenza con una donna più giovane dalla quale aveva avuto altri due figli. L'incosciente contava su un unico reddito: quello che gli passava suo fratello.
Sandra subiva tutto questo collaborando nel lavoro di avvocato nello studio del marito.
La famiglia di lui le dimostrò affetto, i suoceri erano deliziosi e lei fu grandiosa con i figli di Alessio facendoli stare spesso in casa con loro e occupandosi di loro come una vera mamma. Tanto che Alessio, un poco distante e distratto dalla vita dei suoi figli, grazie a Sandra riprese un filo interrotto da quando se ne era andato dalla casa dove ora essi vivevano con la madre.
A questo punto il desiderio di maternità mai sopito in lei tornò legittimamente a vivere. E nacque Niccolò. I fratellastri gli volevano molto bene, non vi erano gelosie, ed erano molto protettivi con il più piccolo della nidiata del padre.
Sandra aveva conservato un candore di sentimenti che gli anni e le delusioni non avevano intaccato. Aveva un'anima pura e traspariva la sua bontà dal fatto che vedeva tutti buoni, valutava tutti senza malignità alcuna, al punto da non avvertire la malignità altrui.
Non si era accorta della disistima che serpeggiava intorno alle sue capacità lavorative nella famiglia di origine del marito. Non si sa basata su cosa di a loro visibile oppure di qualcosa che trapelava da osservazioni dello stesso Alessio.
Certo anche il marito di sua sorella diceva che nello studio faceva tutto Alessio. Dunque era qualcosa di così visibile da arrivare anche ai parenti di parte sua?
Ma lei non avvertiva nulla di tutto ciò. Finché un giorno, in una festa familiare allargata ai parenti di suo marito quanto ai suoi, ad una sua zia, che vantava le sue qualità parlando con suo suocero, questi, invece di accordarsi a tali lodi, con un sorriso compassionevole disse: "Sandra è come suo padre..."
La zia ci rimase malissimo dato che Luigi, il padre di Sandra, era una perfetta nullità che nella sua vita non aveva combinato niente! Non poteva certo essere ritenuto un complimento dunque! Soprattutto nel contesto in cui la zia stava parlando delle qualità di Sandra.
L'anziana donna non disse a nessuno della scoperta fatta sulla disistima dimostrata dal padre di Alessio nei confronti della nuora.
Poco tempo dopo ella apprese che Sandra era stata abbandonata dal marito che aveva intrecciato una relazione con una donna più giovane.
Questa volta la sofferenza dell'ingenua Sandra fu totale.
Mentre i suoceri si dimostrarono dispiaciuti per l'ennesimo cambio di compagna del loro prestigioso figlio, il cognato, in pratica mantenuto dall'attività del fratello, si mostrò sogghignante ed espresse la sua scarsa considerazione su Sandra, sulle sue capacità lavorative, senza guardare a sé stesso e al nulla che era egli stesso.
Caddero le maschere dei sentimenti meschini che però non erano sfuggiti alla zia di Sandra, più acuta e realista della sua bella nipote, ora rimasta sola con il piccolo Niccolò e senza lavoro. Alessio, infatti, le disse brutalmente di cercarsi un'occupazione altrove, giacché non la voleva più collaboratrice nel suo studio. Dimostrando così che non teneva granché al suo apporto professionale.
Luigi, il padre di Sandra a cui suo suocero l'aveva accomunata, nella sua cieca superficialità, aveva tessuto le lodi del fratello fallito di Alessio: ad ogni occasione di qualsivoglia riunione familiare lo si sentiva dire che il cognato di Sandra "era un cervellone", "aveva una gran testa", suscitando la meravigliata perplessità dell'anziana zia, qualora presente, silenziosa spettatrice di tanta ottusità.

venerdì 28 luglio 2017

Vaccini: governo in contraddizione

 Nel 1966 nasce la legge sull'obbligatorietà della vaccinazione anti-polio di massa per i nuovi nati nel primo anno con vaccino tipo Sabin, anche in considerazione della frequenza della malattia in questi anni.


E' l'anno in cui nasce la mia prima figlia dunque ho vissuto in prima persona tale Legge obbligatoria sommamente giusta.
Bisogna dire, però, che la vaccinazione antipolio l'avevo fatta anch'io nel 1957, anche se la legge non c'era ma c'era soltanto, nelle scuole, la possibilità di vaccinarsi gratuitamente facendo l'iniezione intramuscolo del vaccino Salk. Ricordo che mio padre insistette perché facessi la quinta iniezione di richiamo ma io non la volli fare.
Dunque mio padre, anche se non c'era l'obbligatorietà per legge, pensò intelligentemente di proteggermi visto che lo Stato me ne dava comunque la possibilità.
I miei figli hanno tutti fatto il vaccino Sabin.
Ora apprendo che sono tornati al Salk dato che quello orale, il Sabin, non garantiva dal prendersi la polio da vaccino.

Da: Il Corriere della Sera
VACCINI

Siria: epidemia di poliomielite, già 17 bambini paralizzati

Primi casi dal 2014 nel Paese dilaniato dalla guerra. L’Oms: «Caso molto serio vaccino-derivato» in aree sotto il tasso di immunizzazione dal virus e a basso livello igienico

Epidemia derivata
Il vaccino orale contro la poliomielite (Opv) contiene piccole quantità attenuate di virus attivo, che si riproduce nell’intestino per un breve periodo facendo sviluppare la risposta immunitaria nell’organismo. Però in zone dove il livello igienico è scarso, spiega l’Oms, il virus può essere trasmesso tramite cibo o acqua contaminati da materiale fecale ai non vaccinati, allargando il fenomeno chiamato «immunizzazione passiva». In rari casi, tuttavia, se una popolazione si trova molto al di sotto del livello minimo di immunizzazione, il virus escreto dai vaccinati può continuare a sopravvivere e a circolare. Più a lungo sopravvive, più mutazioni genetiche subisce e, in casi ancora più rari, il virus derivato dal vaccino può modificarsi in una forma che porta a paralisi chiamata cVDPV (circulating vaccine-derived poliovirus). Per svilupparsi occorrono almeno 12 mesi in una zona sotto- o non vaccinata. In questi casi, conclude la nota dell’Oms, il problema non consiste nel vaccino in   sé, ma nella bassa copertura vaccinale. Se la popolazione fosse completamente immunizzata, sarebbe protetta sia dal cVDPV sia dal virus “selvaggio” della poliomielite. 

Il vaccino orale dunque non è diventato più sicuro nemmeno in Italia, eppure i miei figli, nati nel momento chiamato del "baby boom" in Italia, ne hanno usufruito come milioni di altri bambini senza problemi. Ma negli anni dal 1966 al 1970 in Italia non circolavano masse di stranieri provenienti da Paesi dove la popolazione  NON fosse completamente immunizzata, né da zone dove il livello igienico è scarso, essendo allora l'Italia un Paese che faceva rispettare le frontiere e che applicava la legge in modo severo quanto a permessi di soggiorno, e l'ho testimoniato in altri post su questo blog riportando la mia esperienza di lavoro in una Università statale, dove mi sono occupata per 10 anni, dal 1990 al 2000, di un Accordo Culturale fra il nostro Paese e l'allora Cecoslovacchia che proprio in quegli anni si divise in due Repubbliche distinte. 
Gli studiosi che venivano in Italia, pur essendo coperti economicamente dall'Accordo e rimanendo qui solo per brevi periodi di studio e ricerca di qualche mese, dovevano immediatamente, a loro arrivo, essere segnalati alla Questura che rilasciava, previo invio dei dovuti documenti, il breve permesso di soggiorno senza il quale non potevano circolare.
Oggi si può ben dire che viviamo in un'altra Italia. Appena 17 anni dopo.
In questi anni l'Italia ha iniziato a sprofondare nel Mediterraneo, l'Italia, non solo i barconi pieni di nerissimi che la propaganda falsa e pietista dei nostri governi spacciavano nei TG per "siriani".
Sono arrivati anche i siriani, ma sono stati una minoranza.
L'ho scritto: i nostri governi, soprattutto da Renzi in poi, ogni giorno, usando la guerra in Siria, hanno provato a farci digerire africani provenienti da una decina di Nazioni diverse, secondo la propaganda, TUTTE IN GUERRA.
Senza alcun cordone sanitario!

Per farci digerire lo jus soli sono arrivati a martellarci con l'esempio degli USA! Guardandosi bene dal portare tale Paese, grande circa 50 Italie, ad esempio per quel che riguarda la sicurezza sanitaria: Ellis Island, quarantena... 
Ellis Island: controlli sanitari e quarantena per tutti.


All'improvviso, il medesimo governo (Renzi o Gentiloni non fa differenza) che predica l'ecumenica accoglienza di gente proveniente dal Continente Africano, notoriamente pieno di malattie di ogni genere dovute al clima e alle condizioni di vita, sente la necessità, non solo di ripristinare per legge l'obbligo vaccinale, ma di legiferare minacciosamente su sanzioni onerose, e addirittura perdita della patria potestà! Quest'ultima ritenuta follia persino da loro stessi, ormai fuori di testa, e fortunatamente rientrata!

Da: ANSA.it
L'obbligo di vaccinarsi per poter essere iscritto a scuola decadde nel 1999, dopo che per oltre trent'anni, e cioe' dal 1967, era stato invece indispensabile per l'iscrizione. Di conseguenza oggi e' possibile frequentare la scuola anche senza essere vaccinati. L'accordo appena raggiunto tra ministero e Regioni punta però ora a reintrodurre con una legge nazionale l'obbligatorietà delle vaccinazioni per l'iscrizione alla scuola materna su tutto il territorio nazionale. Dopo 18 anni, l'obiettivo è dunque quello di ripristinare l'obbligo delle vaccinazioni a tutela della salute della popolazione.
LEGGETE CHI FURONO GLI AUTORI DELL'ABOLIZIONE
DELL'OBBLIGATORIETA', oggi urgentemente e dittatorialmente
rimessa in auge.
Irresponsabili quelli di allora o irresponsabili quelli di adesso?
Oppure, terza possibilità, si sono accorti che gira troppa gente
sparsa per l'Italia senza controllo? 
Allora chi paga pegno sono i nostri bimbi!


Da: Gazzetta Ufficiale
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 26 gennaio 1999, n. 355 
Regolamento recante  modificazioni al decreto del  Presidente della
Repubblica 22  dicembre 1967, n.  1518, in materia  di certificazioni
relative alle vaccinazioni obbligatorie.
(GU n.243 del 15-10-1999)

 Vigente al: 30-10-1999  

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  Visto l'articolo 87 della Costituzione;
  Visto il decreto del Presidente  della Repubblica 22 dicembre 1967,
n. 1518,  concernente regolamento  per l'applicazione del  titolo III
del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264,
relativo  ai  servizi  di  medicina  scolastica,  ed  in  particolare
l'articolo 47;
  Visto l'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
  Udito il  parere del  Consiglio superiore  di sanita',  espresso in
data 30 settembre 1998;
  Udito  il parere  del Consiglio  di Stato,  espresso dalla  sezione
consultiva  per gli  atti  normativi nell'adunanza  del 28  settembre
1998;
  Vista la  deliberazione del Consiglio dei  Ministri, adottata nella
riunione del 5 novembre 1998;
  Sulla  proposta del  Ministro  della sanita',  di  concerto con  il
Ministro della pubblica istruzione;
                              E m a n a
                      il seguente regolamento:
                               Art. 1.
  1. L'articolo  47 del  decreto del  Presidente della  Repubblica 22
dicembre 1967, n. 1518, e' sostituito dal seguente:
  "Art. 47. - 1. I direttori delle  scuole e i capi degli istituti di
istruzione pubblica  o privata sono tenuti,  all'atto dell'ammissione
alla scuola o agli esami, ad  accertare se siano state praticate agli
alunni le vaccinazioni e  le rivaccinazioni obbligatorie, richiedendo
la   presentazione   da   parte   dell'interessato   della   relativa
certificazione, ovvero  di dichiarazione sostitutiva, ai  sensi della
legge  4   gennaio  1968,  n.   15,  e  successive   modificazioni  e
integrazioni,  e  del  decreto  del Presidente  della  Repubblica  20
ottobre 1998, n. 403,  comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni
e delle rivaccinazioni  predette, accompagnata dall'indicazione della
struttura del Servizio sanitario  nazionale competente ad emettere la
certificazione.
  2. Nel caso  di mancata presentazione della  certificazione o della
dichiarazione di cui al comma 1,  il direttore della scuola o il capo
dell'istituto  comunica  il  fatto   entro  cinque  giorni,  per  gli
opportuni  e  tempestivi  interventi,  all'azienda  unita'  sanitaria
locale di appartenenza dell'alunno ed  al Ministero della sanita'. La
mancata  certificazione   non  comporta  il  rifiuto   di  ammissione
dell'alunno alla scuola dell'obbligo o agli esami.
  3.  E' fatta  salva  l'eventuale adozione  da parte  dell'autorita'
sanitaria di  interventi di  urgenza ai  sensi dell'articolo  117 del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.".
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
   Dato a Roma, addi' 26 gennaio 1999
                              SCALFARO
                                  D'Alema,  Presidente  del Consiglio
                                     dei Ministri
                                  Bindi, Ministro della sanita'
                                  Berlinguer, Ministro della pubblica
                                     istruzione
  Visto, il Guardasigilli: Diliberto
  Registrato alla Corte dei conti il 6 ottobre 1999
  Atti di Governo, registro n. 117, foglio n. 24
Ammesso  a  visto e  alla  conseguente  registrazione in  conformita'
  alla  deliberazione  n.  33/99/E  delle  sezioni  riunite  adottata
  nell'adunanza del 20 settembre 1999.



Francia Italia: no a Fincantieri, non è la prima volta


27-02-2006, 18:34
Tensioni Italia-Francia sul caso Enel
Richieste di intervento all'Ue dopo lo stop nella conquista di Suez-Electrabel. Non escluse misure di ritorsione o di difesa


ROMA - Il governo è intenzionato a chiedere l’intervento dell’Unione Europea sulla Francia, accusata di protezionismo per gli ostacoli posti all’Enel, ma non esclude, a priori, misure di ritorsione o di difesa. «Se Bruxelles c’è, batta un colpo, la Commissione deve essere in grado di far rispettare le regole», ha detto il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola, che nei prossimi giorni convocherà tutte le imprese italiane del settore per elaborare un nuovo piano italiano per l’energia. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha contattato il collega francese e quello belga per esprimere loro l’irritazione del governo italiano, e da oggi inizierà a valutare le possibili contromisure.

27-02-2006, 18:40
Prodi interviene sul caso Enel-Suez: «Quello che è successo in questi giorni dimostra mancanza di reciprocità»
ROMA - «Non è possibile avere in Europa mancanza di reciprocità e quello che è successo in questi giorni dimostra mancanza di reciprocità». Lo dice Romano Prodi parlando della vicenda che ha stoppato la scalata di Suez da parte di Enel. «Non è mica solo un problema di violazioni di legge - ha aggiunto il leader dell'Unione - reciprocità vuol dire leggi che siano rispettose dei diritti di tutti e comportamenti che siano rispettosi dei diritti di tutti i paesi. Non c'è mica solo al violazione di legge...». Anzi, su un eventuale violazione- puntualizza il leader dell'Unione- «non mi pronuncio perchè non è la mia funzione, ma non è possibile avere sempre una situazione in cui un paese sia oggetto di acquisizioni e l'altro invece protagonista di acquisizioni».

Da: Il Piccolo 6 aprile 2017

Fincantieri conquista i cantieri di Francia

Via libera di Parigi all’acquisizione di Saint Nazaire. I triestini avranno il 48%. Nell’operazione entra anche la Fondazione CrTrieste con il 7%

Caso Fincantieri, Italia contro la decisione della Francia: "Nazionalismo inaccettabile"

"Eʼ solo una decisione transitoria", fa sapere Parigi. Il ministro dellʼEconomia francese, Bruno Le Maire: "Nessun sospetto sugli italiani, martedì vedrò i ministri Padoan e Calenda"

giovedì 27 luglio 2017

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domenica 23 luglio 2017

Roma e l'acqua

Gli acquedotti di Roma sono gli acquedotti che, a partire dall'età romana, rifornivano e tuttora riforniscono di acqua la città di Roma. Essi sono in totale 16.


L'acquedotto del Peschiera-Capore è il principale acquedotto di Roma, che convoglia le acque delle sorgenti del Peschiera e delle Capore, in provincia di Rieti. È gestito dal grande gruppo di capitali Acea, che dal 1996 attinge abusivamente dalle sorgenti senza alcuna concessione.[1]
È uno dei più grandi acquedotti del mondo a trasportare soltanto acqua di sorgente. La portata media complessivamente addotta alla città di Roma è di approssimativamente 14 m³/s (14 000 litri/s), pari a circa l'85% dell'acqua consumata a Roma,[2] mentre la sua lunghezza totale è di quasi 130 km, il 90% dei quali è sotterraneo.

L'Acqua Marcia (in latino Aqua Marcia) è il terzo acquedotto di Roma antica, costruito nel 144 a.C. e lungo circa 90 km, dal pretore Quinto Marcio Re al quale, per la realizzazione dell'opera, fu anche prorogata la naturale scadenza della magistratura. In realtà la sua costruzione fu deliberata già nel 179 a.C., ma la realizzazione del progetto dovette essere rinviata a causa del veto di Marco Licinio Crasso, che si opponeva al passaggio delle condutture sul terreno di sua proprietà.

L'abbondanza e l'ottima qualità dell'acqua spinsero in tempi recenti papa Pio IX a ripristinare l'acquedotto, che fu nuovamente inaugurato l'11 settembre 1870.

Da: ADNKRONOS

Roma senz'acqua, Raggi: "Regione e Acea facciano il possibile"


Roma ne ha viste tante: gloria e cadute.
Ora siamo in discesa. Tutta l'Italia è in discesa. Qualche illuminato Sindaco riesce ad organizzare la sua città, cittadina o paese in modo efficiente, nonostante il governo centrale non solo non l'aiuti in tal senso, ma spinge per il massimo degrado.
Roma senz'acqua. E una Sindaco che si augura, auspica, implora Regione e ACEA!
Dov'è la responsabilità del comando?
Dove la sanzione per chi non lo esercita bene o per una ragione o per l'altra?
Siamo arrivati a livelli tali che solo la follia o l'imbecillità più spinta può spiegare come siamo ridotti.
Roma pompa acqua dal Lago di Bracciano?
E il Peschiera? Leggo che l'acqua arriva da Rieti. Cosa c'entra Bracciano?
Per non parlare del resto delle sorgenti sopra riportate.
Ci dicono che dipende dalla siccità e da Bracciano.
All'epoca dei Romani ci saranno stati momenti di siccità?
Chissà! E chissà perché Zingaretti parla di Bracciano ma non delle altre sorgenti che alimentano la Capitale.
E chissà perché ACEA pompa l'acqua del Peschiera dal 1996 SENZA ALCUNA CONCESSIONE.
E chissà perché gestisce tutto ACEA dopo il referendum: MALE.

mercoledì 19 luglio 2017

I Cattivi maestri (volutamente "maestri" in minuscolo)

profile image

Mario Marazziti





Mario Marazziti è il presidente della Commissione Affari Sociali, dopo 
essere stato il presidente del Comitato per i Diritti Umani, della Camera 
dei deputati. Con la Comunità di Sant’Egidio, portavoce “storico” ha 
partecipato alle molte iniziative di dialogo inter-religioso e per la pace, 
dal Burundi al Mozambico, è stato tra i fondatori e vicepresidente della 
Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte, autore di vari saggi sociali, 
tra cui “LIFE. Da Caino al Califfato. Verso un mondo senza pena di morte” 
(Milano 2016). Tra i suoi disegni di legge a prima firma l’abolizione 
dell’ergastolo ostativo, il nuovo diritto di asilo, la legge sulla cittadinanza 
dei bambini figli di immigrati, la legge sulle lobby, sulle DAT.

Ha scritto su Huffington Post il seguente articolo:

Ok Gentiloni, ma non toccare lo ius soli


Adriano Sofri
24 GIU 2015 17:27 Marco Travaglio per il “Fatto quotidiano”

PERCHÉ DOBBIAMO SOFRI-RE? - TRAVAGLIO: “PECCATO 

CHE SOFRI NON PARTECIPI AGLI STATI GENERALI 

SULL’ESECUZIONE DELLA PENA. NESSUNO MEGLIO DI LUI,

CHE DEI 22 ANNI DI PENA NE HA SCONTATI A MALAPENA

SETTE, POTREBBE ILLUSTRARE IL CONCETTO DI ‘

CERTEZZA DELLA PENA’”


“Sofri e Pietrostefani, potrebbero insegnare alle giovani generazioni come 

ordinare un omicidio, scontare meno di un terzo della pena e al contempo 

tirarsela da intellettuali e da vittime innocenti della malagiustizia, e venire 

persino creduti; previa iscrizione alla lobby giusta, si capisce”…

È con sincero rammarico che apprendiamo la notizia della rinuncia di Adriano Sofri 
– ex leader di Lotta continua condannato a 22 anni in quanto mandante dell’assassinio 
del commissario Luigi Calabresi – a partecipare agli Stati Generali sull’Esecuzione della 
Pena, organizzati dal ministero della Giustizia, in qualità di esperto di “Cultura, istruzione 
e sport nel carcere” (soprattutto sport).

Rinuncia seguita alle polemiche dei soliti sofistici, tipo alcuni sindacati di polizia e 
Mario Calabresi, figlio del commissario assassinato e direttore de La Stampa, 
che si è addirittura permesso di chiedere spiegazioni al ministro Andrea Orlando, come se
in Italia le vittime dei reati e i loro parenti avessero diritto di parola. Rinuncia 
comunicata dal noto mandante pregiudicato con una nota giustamente risentita 
contro chi ha “sollevato un piccolo chiasso attorno alla mia ‘nomina’” e 
motivata col fatto che lui ne ha “abbastanza delle fesserie in genere e delle fesserie 
promozionali in particolare”.

La Storia è piena di Cattivi "maestri" e qui ne porto 
due esempi recenti e attuali. Ma ne potrei portare
altri...
Ognuno ha diritto ad avere le proprie opinioni e
solo persone incivili reagiscono a idee diverse 
dalle proprie con insulti e volgare sarcasmo.
Rispetto il pensiero altrui, ma molto meno quando
questo puzza di opportunismo o tiene conto di
una sola parte della Società dimenticandone 
un'altra che, da quelle idee, riceve 
nocumento o, nel caso migliore, 
indifferenza.
I due esempi che porto sono solo apparentemente
di opposta ideologia: l'appartenenza di Marazziti alla Comunità di 
S. Egidio dice quale sia la sua e quella di Adriano Sofri è troppo
nota per stare qui a ridefinirla.

In entrambi i casi spargono argomenti a senso unico che poi 
convergono nella medesima contraddizione. Malgrado questo
le loro idee trovano proseliti che poi solo il tempo metterà
davanti all'errore, ma i  Cattivi "maestri" non pagano mai, avendo,
dalle loro dottrine-dogmi sempre tratto beneficio, o in un modo
o nell'altro.

Marazziti difende i Diritti Umani, ma non di tutti gli Umani.
Le sue battaglie contro la Pena di Morte, che va abolita
in assoluto, mi trovano d'accordo soprattutto per quei
Paesi in cui viene usata per tacitare la dissidenza o 
l'opinione scomoda per il Potere di quel momento.
E' un comodo e cruento mezzo per chiudere la bocca per
sempre a chi pensa.
Ma personalmente io non avrei questa sicurezza assoluta
che ha Marazziti che, in certi casi, la Pena di Morte non 
sia giusta: penso agli immondi pedofili che, dopo aver
sudiciamente abusato di bimbi innocenti, li uccidono.
Né le idee vestite di apparente nobiltà morale di Marazziti
sull'abolizione dell'ergastolo ostativo tengono conto di
chi è colui che in Italia arriva a meritarselo. L'Italia è
notoriamente un Paese dal sistema carcerario lasso,
con pene sempre accorciabili con mille cavilli... L'ergastolo
ostativo ha, a differenza dell'ergastolo puro e semplice,
l'impossibilità di poter chiedere la Grazia. Vuol dire
carcere a vita e fine pena mai.
In Italia si dà solo a chi ha  ucciso per fini abietti legati
all'appartenenza alla CRIMINALITA' ORGANIZZATA.
Abolendolo si lascia a chi ha ucciso al fine di lucrare tramite
attività criminali la possibilità di riemergere nella Società.
Questo "nobile" scopo di Marazziti e di quelli come lui
non tiene in alcun conto le vittime, non solo degli omicidi,
ma anche della droga, delle imposizioni e intimidazioni 
del racket, tutto perseguito per il fine NON nobile di
accumulare ricchezze con i mezzi più nefandi aborriti 
da ogni Società Civile.
Dunque i fini nobili non lo sono affatto, se non per 
promuovere sé stessi su un piedistallo al si sopra degli
altri perché ci si occupa "degli altri", dimenticando
tanti, tanti ALTRI: le vittime, vive e morte.

Su Sofri ha scritto mirabilmente Marco Travaglio 
mettendone in risalto le marchiane contraddizioni.
Quest'uomo si è bardato del suo orgoglioso NON
pentimento e continua a galleggiare spalleggiato e
omaggiato da "compagni" più o meno ben 
sistemati come lui, mentre le pecore del gregge che 
andavano sotto il suo palco ad ascoltare i suoi comizi 
e giravano con "Lotta continua" sotto il braccio, se 
non si sono imborghesite e ben sistemate pure loro, 
si sono ritrovate a meditare sulla dignitosa tuta blù di 
operaio, persa per la rabbia stimolata dal Cattivo 
maestro, e sul dubbio che, forse, dopo l'ubriacatura 
delle manifestazioni di piazza e i furti chiamati 
"espropri proletari" la loro vita non è migliorata
grazie alle idee di Sofri, anzi.. Ma quella di Sofri
sì che è migliorata: va in TV onorato da Fabio Fazio, 
vola all'estero, scrive articoli e certo non gli mancano 
i soldi.
Le vittime, vive o morte.. Peggio per loro! 

Un giorno nel futuro... sul Plateau Rosa

Da: agi.it  18 luglio 2017
ESTERO

E 75 anni dopo il ghiacciaio restituì i corpi dei coniugi Domoulin

di Francesco Palmieri  
L’ignoto comune svizzero di Chandolin, Canton Vallese, sarebbe stato l’angolo di paradiso con cui milioni di persone avrebbero scambiato il proprio posto a Ferragosto del 1942. Quel giorno, nel Mediterraneo centrale galleggiavano centinaia di cadaveri della battaglia aeronavale per Malta. Sul fronte orientale avanzavano i sovietici.
La mattina del 15 agosto, mentre il maresciallo Montgomery s’insediava in Africa al comando dell’VIII Armata, nel villaggio di Chandolin – dove la guerra era una notizia – il ciabattino Marcelin Domoulin, 40 anni, e la moglie Francine, maestra di 37, s’avviavano al massiccio dei Diablerets per mungere le vacche nell’alpeggio. Solo quando annottò, e il buio non restituì la coppia ai sette figli che aspettavano a casa, Chandolin si accomunò al resto del mondo nella ricerca dei dispersi, che risultata vana si trasformò nel lutto senza corpi e nella dispersione di cinque maschi e due femmine da allora in poi classificati orfani.
Sono trascorsi 75 anni prima che la montagna restituisse i signori Domoulin alle cronache e al ricordo di troppo sparuti superstiti. E’ rimasta la figlia più piccola Marceline, quattro anni quel giorno, settantanove adesso. I corpi, conservati benissimo alle basse temperature, sono stati ritrovati per caso sul ghiacciaio Tsanfleuron a 2.615 metri, con la loro sacca, un libro, una bottiglia, vestiti ancora di tutto punto per l’escursione estiva. Come agognando il riconoscimento, avevano addosso i documenti di identità.
I coniugi scomparsi 75 anni fa nel Ghiacciaio in Svizzera



Da: Il Corriere della Sera 8 luglio 2014 

Alpinista scomparso 32

anni fa, ritrovato tra i

ghiacci del Bianco

L’aspirante guida alpina di Chamonix aveva 23 anni quando era stato sorpreso dalla tempesta in quota. Il corpo ritrovato da un gruppo di alpinisti sul ghiacciaio del Telefre




Si chiamava Patrice Hyvert, aveva 23 anni e voleva fare la guida alpina. Nessuno per 32 anni aveva più saputo nulla di lui, inghiottito dalla neve e dal ghiaccio sul versante francese del Massiccio del Monte Bianco. Fino a giovedì scorso, quando il suo corpo è stato restituito dalla montagna e recuperato dai soccorritori francesi. A trovarlo è stato il Peloton d’haute montagne di Chamonix: gli alpinisti-soccorritori erano impegnati lungo la via sul ghiacciaio del Telefre quando non lontano da un rifugio, a 2.697 metri, hanno intravisto il corpo del giovane alpinista, subito identificato grazie agli abiti e ai documenti.
Il maltempo improvviso
Patrice era scomparso il primo marzo del 1982, quando aveva affrontato in solitaria il Nant-blanc (4.122 metri) con l’intenzione di sciare lungo il canalone del Couturier. Ma qualcosa era andato storto. Un’improvvisa e inaspettata nevicata aveva bloccato la giovane aspirante guida in quota. Un altro alpinista bloccato sempre nella stessa zona era stato salvato grazie ai soccorsi in elicottero. Ma Patrice non era stato individuato, poi il maltempo aveva fatto il resto, i soccorsi non avevano potuto proseguire. Gli ultimi ad averlo visto vivo erano stati alcuni amici che lo avevano accompagnato alla partenza e lo avevano seguito coi binocoli fino in cima. Poi il silenzio. Solo quattro giorni dopo l’elicottero aveva potuto sollevarsi ancora in volo e sorvolare la zona, altri soccorritori si erano mossi a piedi, ma del ragazzo più nessuna traccia, quasi certamente caduto in un crepaccio diventato invisibile con la neve fresca. Il mistero è durato per oltre trenta anni, ora l’esame dei resti forse potrà dare qualche risposta sulle ultime ore di Patrice. Dal 1950 sono scomparse circa 130 persone sul Massiccio del Monte Bianco e con il disgelo ogni anno la montagna restituisce i corpi.

Da: La Repubblica (Archivio)


Un tredicenne di Torino, Guido Coen Castellino, 
sparito il 22 marzo 1986 mentre stava sciando 
con la famiglia su una pista del Plateau Rosa...

Il mare a volte restituisce i corpi 
umani che ha inghiottito, a volte 
lo fa anche la montagna. La 
differenza sta nel fatto che il ghiaccio
conserva i corpi e gli oggetti e i 
ritrovamenti sono, per questo, più
turbanti e commoventi.
Una storia mi colpì, uno dei primi casi di cui si occupò
la trasmissione "Chi l'ha visto" al suo esordio: la 
sparizione del piccolo Guido Coen sul  Plateau Rosa.
Quel giorno il tredicenne Guido  ci teneva molto a
sciare con il papà. Ma in cima alla pista il fratellino
più piccolo, 8 anni circa, fu preso da mal di pancia,
forse per il freddo. Al padre non bastò che ci fosse
la madre accanto al figlio più piccolo e si preoccupò
di rimanere con la moglie e accanto al figlio minore
aspettando la fine del mal di pancia, dicendo 
a Guido, che lo aspettava per scendere insieme, "Vai
tu, io scendo dopo."
Deluso il ragazzo iniziò la discesa da solo.
Quando il padre scese non lo trovò: né a fine pista, 
né mai più. Neppure al disgelo: lo cercò a lungo
sperando di ritrovarne almeno il corpo...
Nacquero leggende, supposizioni... Che fosse finito
in Svizzera scendendo e sbagliando pista...
Ma il ragazzo non fu mai ritrovato.
Chi mai poteva aver trattenuto o rapito un
ragazzo sveglio di 13 anni?
Forse.. in futuro.. da un crepaccio verrà fuori
il corpo mai invecchiato di Guido.. che quel giorno
voleva sciare con il suo papà il quale, per tutta la sua
vita l'ha cercato invano, pentito e devastato dal senso 
di colpa per non aver fatto la discesa con lui quel
giorno, lui che ci teneva tanto.. 

TRIBUNALE DI TORINO (GU Parte Seconda n.59 del 23
Richiesta di dichiarazione di morte presunta
2ª pubblicazione Dalla G.U. n. 54
Presso il Tribunale di Torino, con ricorso 19 marzo 
2009, e' stata chiesta la dichiarazione di morte 
presunta di 
Guido Giovanni Coen Castellino, 
nato a Torino il 29 dicembre 1972, 
scomparso il 22 marzo 1986 in Breuil, Cervinia 
di Valtournenche (AO).
Chiunque abbia notizie dello scomparso e' invitato 
a farle pervenire al Tribunale di Torino entro 6 mesi.
Avv. Sergio Icardi
 
C-096548bis (A pagamento).