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sabato 7 gennaio 2017

Per i parenti delle vittime ergastolo del dolore

Da: Leggo.it 15 giugno 2016

"PAROLISI UN BUON PAPÀ? MENTRE SUA FIGLIA NASCEVA LUI ERA CON L'AMANTE"


"Parolisi, dopo aver chiesto uno sconto di pena, ora chiede addirittura di poter vedere la figlia e di poterla sentire al telefono. Davvero non c’è limite all’indignazione che sto provando in questi giorni. Ora si ricorda di essere un bravo genitore e per questo di avere diritto di vedere e sentire Vittoria. Ma stiamo scherzando? Ditemi che è uno scherzo, per favore". A riportare la notizia è il settimanale Giallo: proprio in questi giorni, infatti, Parolisi ha chiesto ai giudici della Cassazione uno sconto di pena che è stato rifiutato. Ora dovrà restare in carcere per i prossimi venti anni. Ma questa non è stata l'unica richiesta di Parolisi: il killer, infatti, ha chiesto al Tribunale dei Minori di Napoli che sia concessa la possibilità di incontrare sua figlia: "Parolisi continua a mentire e stavolta lo fa tirando in ballo i presunti sentimenti che dice di provare per sua figlia - continua a raccontare Michele Rea su Giallo -. Sostiene di essere un buon padre e di avere il diritto di genitorialità, che gli è stato revocato dai giudici che lo hanno condannato in via definitiva per l’assassinio della moglie. Non è vero:Parolisi non è mai stato un buon padre, nemmeno quando la piccola Vittoria doveva ancora nascere. Quando Melania venne ricoverata per il parto, lui, che oggi sostiene di essere un buon padre, anziché stare accanto alla moglie con una scusa se ne andò via dall’ospedale. Mia sorella durante la notte iniziò ad avere le doglie: era chiaro che di lì a poche ore avrebbe partorito. Telefonò subito a Salvatore, ma aveva il cellulare spento. Allora chiamammo un suo amico, che lo raggiunse a casa, scavalcò il balcone della casa di Salvatore e bussò alla finestra. Ma Parolisi non rispose". Il racconto di Michele Rea continua: "Intanto, alle 4 del mattino del 16 ottobre del 2010 venne al mondo la mia nipotina Vittoria. Il padre lo ha saputo il giorno seguente a mezzogiorno, quando si è degnato di accendere il telefonino che aveva spento il giorno prima, nonostante sapesse che la moglie stava per partorire. Gli inquirenti nel corso delle indagini hanno accertato che quella notte, mentre sua figlia nasceva, Parolisi era in compagnia dell’amante. Un buon padre non si perderebbe per nulla al mondo la nascita del proprio figlio: è la gioia più grande. Eppure Parolisi, quando è nata Vittoria, era a letto con l’amante: ha visto Vittoria, quella figlia che oggi vuole incontrare a tutti i costi, solo la sera successiva. Credo che questo episodio sia sufficiente per dimostrare chi è davvero SalvatoreParolisi", ha concluso Michele Rea su Giallo.

Da: Il Resto del Carlino 18 aprile 2016

il padre di Melania scrisse di proprio pugno una lettera indirizzata al ministro della Difesa, Roberta Pinotti. «Chi vi scrive è Gennaro Rea – scrive –, padre di Melania Rea, uccisa da 35 coltellate, dal marito, ma senza crudeltà, come dicono i giudici. Ebbene, ora lo stesso sembra essere stato trasferito dal carcere di Teramo a quello militare di S. Maria Capua Vetere. La cosa lascia perplessi non solo perché il reato commesso non ha nulla a che vedere con i reati militari ma perché la sentenza, dal punto di vista della responsabilità penale, è ormai definitiva. Non si comprende come un militare condannato per omicidio in via definitiva sulla responsabilità (e ora ormai anche sulla pena, dopo la sentenza della Corte di Assise di Appello di Perugia) possa ancora mantenere lo status di militare, persino godendo di qualche privilegio connesso alla suddetta condizione. Lo dico e lo penso, non solo da padre della vittima, ma da militare, quale sono io stato, avendo ricoperto la carica di 1° maresciallo dell’Aeronautica Militare prima del pensionamento. Vi prego pertanto di provvedere al più presto a far scontare la misera pena di Parolisi, al confronto dell’ergastolo del mio dolore, presso un normale carcere, con i delinquenti e gli assassini comuni, quale egli è».

Il dolore di un padre, di una madre, di un fratello non finirà per tutta la loro vita.
Non può finire. Non è solo la perdita per la morte, ma è come quella persona cara è morta: colpita a tradimento da chi aveva giurato di amarla e proteggerla.
Davvero non si capisce, e l'ho scritto, come abbiano potuto non dargli l'aggravante della crudeltà.. Considerando che l'ha uccisa a pochi passi dalla figlioletta innocente e che è tornato sul luogo del suo delitto operando vilipendio di cadavere, in una goffa e macabra messinscena per sviare il movente dell'assassinio.
Davvero non si capisce perché non l'abbiano degradato allo stato civile essendo un uxoricida con sentenza definitiva!
Mi chiedo cosa avrà risposto il Ministro della difesa Pinotti a questo povero padre ferito e dilaniato dal dolore che vede l'assassino spostato in un carcere militare, come se il suo fosse un reato militare e non il più bieco e sordido dei delitti comuni.