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martedì 31 gennaio 2012

François Cheng - Elegia di Lerici, un altro pezzo della lunga poesia

Questa meravigliosa Poesia, che il Poeta mi ha inviato dopo la sua pubblicazione su una rivista letteraria francese, è molto lunga, per questo ho scelto di pubblicarla un poco per volta, non potendo immediatamente farne la traduzione per mancanza di tempo... I primi due pezzi li ho pubblicati il 10 dicembre 2011 e l'11 gennaio 2012.
La poesia è stata pubblicata sulla rivista letteraria "Po&Sie", n. 134 Editore Belin. 


François  Cheng

"Élégie de Lerici"


à Shelley
Ô  toi qui ressens, dis-nous ce que tu connais.
Dis-nous jusqu'à quel degré de l'atroce
L'homme est à même de creuser. Jusqu'au
Sans-fond? L'oubli n'étant plus de mise,
La mort  même n'y mettrait point fin?
Toi qui as vécu de quête en quête, et péri
Par les vagues en furie, ces hautes vagues
Qui ne sont que de ce globe sans pareil,
Dis-nous ce que tu as appris sur son destin.


Lieu clos de damnation au sein d'un cosmos
Infini? Lieu d'expérimentation sans fin
Pou la génie du mal? Terre nôtre, astre noir!
Ce qui pouvet, il y a deux siècles, habiter
Ton immaginaire? Arène aux lions où la chair vive,
Portée par les vivats, se laissait déchiqueter
En lambeaux; salle de torture et bûcher public
Où la chair vive, à bout de cris, se consumait
Sous le fer rouge ou la flamme; champ de bataille
Où, s'offrant aux armes blanches, la même chair
Se faisait taillader jusqu'aux os, puis livrer
Aux corbeaux. L'humanité, en constant progrès,
Progresse certes, trop souvent dans l'horreur!
Ce dont nous pouvons témoigner après toi:
Aux femmes enceintes éventrées voyant leurs bébés
Projetés en l'air, aux hommes contraints de creuser
Leur fosse pour y être enterrés vifs, se joignent
Les victimes sans nombre des monstres modernes,
Bombes à fractions, à neutrons... toujours plus superbes,
Armes Chimiques, bactériologiques... toujours plus subtiles,
Wagons à bestiaux propres à broyer toute face humaine,
Usines à mort pour réduire en cendres âmes et corps.
Poussières d'entre les  poussières, vanité
Des vanités? L'oubli nous est-il encore permis?
La mort peut-elle encore nous servir d'issue?
Nous sommes fils des damnés, nous sommes 
Fils des martyrs! Leur soif, leur faim
Sont les nôtres. Leurs sanglots ravalés
Sont les nôtres. Nous leur devons de respirer
Le printemps, d'expirer l'éternel étè,
Nous leur devons de vivre la vie d'ici, d'y
Chercher encore les possibles jades enfouis.



Per chi non conosce il francese tento qui una traduzione per la comprensione del testo:


Elegia di Lerici
a Shelley
O tu che senti, dicci quel che tu conosci.
Dicci fino a quale grado dell'atroce
L'uomo è in grado di scavare. Fino
al fondo estremo? Non essendo più l'oblio la veste,
Vi metterà fine la morte stessa?
Tu che hai vissuto cercando, e sei perito
Per le onde infuriate, queste alte onde 
Che sono solo di questo globo senza pari,
Dicci cosa hai appreso del suo destino. 


Luogo chiuso di dannazione o seno di un cosmo 
Infinito? Luogo di sperimentazione senza fine
Per il genio del male? Terra nostra, astro nero!
Poteva ciò due secoli fa abitare 
Il tuo immaginario? Arena dei leoni dove la carne viva
Portata dagli evviva, si lasciava dilaniare
in brandelli; sala di tortura e rogo pubblico
Dove la carne viva, all'estremo si consumava
Sotto il rosso ferro o la fiamma; campo di battaglia
Dove, offrendosi alle bianche armi, la stessa carne
Si faceva sfregiare fino alle ossa, poi consegnare
Ai corvi. L'umanità, in progresso costante,
Progredisce certamente, troppo spesso nell'orrore!
Quello di cui noi possiamo testimoniare dopo di te:
Alle donne incinte sventrate che vedono i loro piccoli
proiettati in aria, agli uomini costretti a scavare
Le loro fosse per esservi sotterrati vivi, si aggiungono
Le innumerevoli vittime dei mostri moderni,
Bombe a grappolo, a neutroni...sempre più superbe,
armi chimiche, batteriologiche, sempre più ingegnose
Carri bestiame atti a stritolare ogni faccia umana,
Fabbriche di morte per ridurre in cenere anime e corpi.
Polveri fra le polveri, vanità
Delle vanità? L'oblio è ancora permesso?
Può ancora la morte  servirci come uscita?
Siamo figli dei dannati, siamo 
Figli dei martiri! La loro sete, la loro brama
Sono le nostre. I loro singhiozzi umiliati
Sono i nostri. Dobbiamo loro il respirare
La primavera, espirare l'eterna estate,
Gli dobbiamo il vivere la vita qui, cercarvi
Ancora le possibili seppellite pietre.  

lunedì 30 gennaio 2012

Non lasciatelo solo

DA: Corriere della Sera.it

Cetraro, minacce al prete antimafia
Una testa di maiale mozzata davanti casa

Alla vittima, don Ennio Stamile, una settimana fa era stata sfregiata l'auto

Nel Cosentino, in un paese dove la 'ndrangheta non si nasconde Cetraro, minacce al prete antimafia
Una testa di maiale mozzata davanti casa
Alla vittima, don Ennio Stamile, una settimana fa era stata sfregiata l'auto


Don Ennio StamileDon Ennio Stamile
CETRARO - Nei giorni scorsi gli avevano danneggiato la macchina, parcheggiata nel centro storico del paese. Questa volta, invece, hanno deciso di mandargli un messaggio più esplicito, lasciandogli sul pianerottolo di casa una testa di maiale mozzata con un pezzo di stoffa a guisa di bavaglio. È successo a Cetraro, paese del Cosentino che s'affaccia sul Tirreno.
IL PRETE - Vittima degli atti intimidatori è un prete, don Ennio Stamile. Un parroco che negli anni non s'è mai sottratto al suo dovere morale di combattere la criminalità, in un paese dove la 'ndrangheta esiste e non si nasconde. Don Ennio per un periodo è stato anche presidente dell'Osservatorio sulla Legalità, e ha promosso numerose iniziative di sensibilizzazione, cercando di coinvolgere soprattutto i giovani. Lui, come Paolo Borsellino, è convinto che la lotta alla mafia sia soprattutto un fenomeno culturale. E anche per questo nelle sue omelie sa alzare la voce, quando serve. Lo aveva fatto nelle ultime settimane, ad esempio, perché a Cetraro è tornata quell'aria pesante che si respirava negli anni Ottanta. Erano gli anni in cui un consigliere comunale del Pci di nome Giannino Losardo denunciava l'avanzare incontrastato della 'ndrangheta sul territorio. Lo freddarono, il primo giorno dell'estate 1980. Erano anni bui, di faide e paure, in cui l'omertà la faceva da padrona. Per questo nelle sue ultime prediche, don Ennio, aveva esortato i fedeli a denunciare a non essere omertosi. Un messaggio che non deve essere piaciuto a tutti. Tanto che una settimana fa ignoti gli avevano sfregiato l'automobile. Proprio dopo questo episodio l'uomo aveva ribadito con forza il suo impegno per la legalità e la sua preoccupazione per la recrudescenza del crimine in paese. Poi due sere fa, tornando a casa da un incontro con un'associazione, don Ennio ha trovato sul pianerottolo una testa di maiale mozzata. In bocca un pezzo di stoffa, come un bavaglio. Qualcuno vuole che don Ennio taccia.
Biagio Simonetta   29 gennaio 2012

!!!!!!!!!!!!!!!! 


Don Giuseppe Puglisi

Ricordate Don Puglisi ucciso dalla mafia nel 1993? Un'anima pura e coraggiosa che si è battuta per la Giustizia.

Don Cesare Boschin

Ucciso nel 1995 probabilmente dalla camorra che sversava rifiuti tossici nella provincia di Latina. Vedere, quale pro-memoria, il mio post del 5 dicembre 2011 "Guardate il video". Cliccando sul link in esso riportato si ricorda nel servizio video la vicenda del coraggioso Don Boschin.

Non lasciate solo Don Ennio Stamile.

So, per informazione diretta di una persona che mi è cara ed è nata e cresciuta nel cosentino, che Cetraro è luogo inquinato dalla delinquenza da tanto tempo. Dunque la gente lo sa. Aspettiamo le Istituzioni, fra cui la Chiesa che DEVE proteggere i suoi figli migliori, quelli che VERAMENTE applicano il messaggio cristiano, con tutto il suo potere che, come sappiamo tutti, non è poco e viene usato spesso per cause meno nobili di questa.

domenica 29 gennaio 2012

Scalfaro muore a 93 anni

Da: ANSA.it, 29 gennaio 2012

Il caso del 'prendisole' sulle cronache del luglio 1950


Oscar Luigi Scalfaro

Oscar Luigi Scalfaro
ROMA - Oscar Luigi Scalfaro fu protagonista il 20 luglio del 1950 di un episodio che fece molto scalpore sulle cronache dell'epoca, il famoso "caso del prendisole". Il fatto ebbe luogo nel ristorante romano "da Chiarina", in via della Vite, quando insieme a due colleghi di partito, ebbe un alterco con una giovane signora, Edith Mingoni in Toussan, da lui pubblicamente ripresa in quanto il suo abbigliamento, a suo parere, era sconveniente poiché ne mostrava le spalle nude.
Secondo alcune ricostruzioni dell'epoca, la signora si sarebbe tolta un bolerino a causa del caldo e Scalfaro avrebbe attraversato la sala per gridarle: "E' uno schifo! Una cosa indegna e abominevole! Lei manca di rispetto al locale e alle persone presenti. Se è vestita a quel modo è una donna disonesta. Le ordino di rimettere il bolerino!" Sempre secondo alcune ricostruzioni, il futuro presidente della Repubblica avrebbe dato anche uno schiaffo alla signora, cosa che Scalfaro ha sempre smentito definendola una "leggenda". Sicuramente uscì dal locale e vi rientrò con due poliziotti. La vicenda finì in Questura dove la giovane donna, tra l'altro militante del Movimento Sociale Italiano, lo querelò per ingiurie.

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Da:Corriere della Sera.it , 29 gennaio 2012

Quel «portafoglio» targato Sisde

Scalfaro fu sfiorato dallo scandalo dei «fondi neri» del Servizio Segreto Civile. L'archiviazione fu disposta nel 2001



L'archiviazione, da parte del Tribunale dei ministri, arrivò il 18 luglio del 2001. Quel giorno Oscar Luigi Scalfaro si ritrovò finalmente libero dalla pesante accusa di aver approfittato, quando era ministro dell'Interno, di un «portafoglio» riservato alimentato con assegni mensili di 100 milioni di lire dal Sisde, il servizio segreto civile. Ma per lunghi anni l'ombra del sospetto aveva gravato sul presidente emerito della Repubblica, fin da quando era ancora inquilino del Quirinale. E fu proprio questa vicenda a ispirare il famoso discorso del «Non ci sto» (guarda il video)


Oscar Luigi Scalfaro con la figlia Marianna (Agf)Oscar Luigi Scalfaro con la figlia Marianna (Agf) 







La vicenda era scoppiata nel 1993, quando alcuni uomini del Sisde furono accusati di appropriazione indebita per aver sottratto centinaia di milioni dai «fondi neri» del servizio segreto. Interrogati, gli 007 (in seguito tutti condannati) avevano riferito di un portafoglio messo nella disponibilità di tutti i ministri dell'Interno (con l'eccezione di Amintore Fanfani) che si erano succeduti al Viminale nel decennio '80-'90, fino a Nicola Mancino. Scalfaro era stato ministro dell'Interno dal 1983 al 1987 e quindi rientrava in pieno nella vicenda. Lo scandalo fu grosso, con ripercussioni perfino sui mercati finanziari, sui quali la posizione dell'Italia era già debolissima (nel 1992 eravamo usciti dallo Sme, il sistema monetario europeo).
L'ARCHITETTO - Ad alimentare la confusione, circolò anche una fotografia scattata per la strada della figlia del presidente, Marianna Scalfaro, in compagnia dell'architetto Adolfo Salabè, poi condannato per violazione delle leggi tributarie, falso in bilancio e peculato (patteggiò 11 mesi di reclusione nel 1996), le cui ditte avevano eseguito molti lavori per il servizio segreto civile. «Il giorno di quella foto - raccontò poi nel 2002 Marianna Scalfaro a Marzio Breda del Corriere della Sera - andavo a scegliere dei tessuti per le tappezzerie del palazzo. Erano attacchi finalizzati a distruggere il presidente ma dopo due anni di puntigliose indagini si dimostrarono totalmente infondate».
MANCUSO - Scalfaro venne iscritto nel 1999 dalla Procura di Roma nel registro degli indagati per abuso di ufficio in seguito a un'interrogazione parlamentare e ad una denuncia presentata dall'ex ministro della Giustizia Filippo Mancuso di Forza Italia che aveva sollecitato accertamenti verso l'ex presidente della Repubblica «mai iniziati, durante la presidenza, in merito alla percezione, durante la sua titolarità del ministero dell'Interno, di un continuativo assegno mensile di 100 milioni di lire provenienti dai fondi Sisde». L'archiviazione disposta per Scalfaro non fu comunque un caso isolato: tutti i ministri dell'Interno coinvolti furono prosciolti dalle accuse perchè fu riconosciuto l'uso legittimo delle somme consegnate dal Sisde.

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La stampa e i media debbono dare le notizie, ma evitiamo i panegirici.


La battaglia dell'acqua

La riunione è stata ampiamente partecipata ma di Sindaci se ne sono visti pochi
il Sindaco di Grottaferrata ha aperto la riunione e di interessante ci sono state solo le testimonianze di due Assessori all'Ambiente: quello di Albano e quello di Ariccia.
Albano ha il problema dell'acqua all'arsenico e quello che ha detto l'Assessore è che non esiste soluzione, che il comune dipende dalle analisi fornite dall'ARPA e da ACEA ATO2, quest'ultima ritengo inaffidabile.
La sua inaffidabilità è altamente provata ed illustrata dalla testimonianza di migliaia di cittadini dei Castelli Romani che ne provano e ne subiscono di tutti i colori.
L'Assessore di Ariccia ha testimoniato che centinaia di cittadini non ricevevano le bollette ma, in compenso, ricevevano le ingiunzioni di pagamento con minaccia di distacco dell'acqua.
L'arcano è stato svelato perché si sono trovati interi pacchi di tali fatture (o bollette) gettate in giro in vari luoghi e non consegnate. Il Comune di Ariccia ha diffidato ACEA ATO2 dall'agire contro i propri cittadini dato che, è stato acclarato, tale società che gestisce le Acque e (in alcuni casi) le fognature, fa consegnare le fatture da un Corriere e non già dalle Poste Italiane. "Però - ha svelato l'Assessore - le ingiunzioni le invia tramite le Poste!"
Quello che ha detto l'Assessore di Ariccia mio marito ed io l'abbiamo personalmente sperimentato per ben tre volte, dunque sapevamo dalla Direzione dell' Ufficio Postale di Rocca Priora come stavano le cose. La terza volta che è accaduto non ci siamo limitati a scrivere ad ACEA ATO2 ma abbiamo sporto denuncia all'Autorità Giudiziaria. La sparizione fraudolenta di Posta è un reato. I Carabinieri di Rocca Priora, che hanno preso la denuncia, non erano molto fiduciosi che il magistrato a cui l'avrebbero trasmessa l'avrebbe presa nella giusta considerazione ma, alla luce di quanto detto dall'Assessore di Ariccia, si spera che la nostra denuncia vada a sommarsi alla diffida presentata dal Comune di Ariccia contro ACEA ATO2.

Ma non si fermano qui le nefandezze della pessima gestione di ACEA ATO2. Anche il Sindaco di Grottaferrata ha ricordato quello che vediamo tutti da quando questa scellerata gestione è subentrata al già scarso Consorzio Acquedotto Doganella: perdite d'acqua per le strade ovunque, che durano giorni e giorni, quando non si fa che parlare sui media di risparmio di acqua, di evitare gli sprechi... 

Ai reclami per i disservizi ACEA ATO2 non risponde. Gli impiegati dei rari sportelli danno le spiegazioni più fantasiose: una mi è stata riportata da una signora che abita nella mia strada alla quale, come a molti altri, avevo dato i volantini delle mie azioni per ottenere la legalità, spiegando le leggi ed i diritti, illustrando i primi tentativi da me fatti tramite Italia dei Valori, tutti andati a vuoto, ed infine i successivi sul Sindaco di Rocca Priora, ugualmente inefficaci; la signora mi ha riferito che una sua vicina, stimolata dal mio volantinaggio, era andata allo sportello di ACEA ATO2 di Frascati protestando perché LE FACEVANO PAGARE LA DEPURAZIONE FOGNATURE E LEI LE FOGNATURE NON LE AVEVA DOVE ABITAVA, E COSI' SI ERA SENTITA RISPONDERE DAL SOLERTE IMPIEGATO: "Noi l'acqua la depuriamo per questo pagate, perché senza fognature voi la inquinate." E la signora se ne era tornata a casa sconfitta da quella fantasiosa risposta.

La riunione non ha chiarito la ragione per cui non si può fare una class-action tutti insieme contro la fatturazione impropria di un Servizio non reso su cui si paga, beffa delle beffe, anche l'IVA al 10%.
Il singolo cittadino dovrebbe fare un'azione legale da solo senza speranza di giustizia.
Debbo dire che non mi è chiara la ragione di questo indirizzo, e quello che non è chiaro, visto che conosco tutti i risvolti legali della  faccenda, necessariamente ha qualcosa di fondo che non viene detto.
La Conferenza dei Sindaci di tutti i Comuni ha un potere che a mio avviso non esercita sufficientemente a beneficio reale dei cittadini.
Il Comitato che si è costituito ha fatto un benemerito lavoro di documentazione e di informazione, ma non se ne parla di azioni legali. Su questo punto, come ho già illustrato sui miei precedenti post su questo argomento, ho avuto due informazioni legali contrastanti:
l'avvocato, messomi a disposizione da Italia dei Valori e che incontrai nella sede Regionale del partito,  propose una class-action che io rifiutai, in quanto era un ossimoro ideologico: IdV contro IdV, essendo il Vicepresidente del C.d.A. di ACEA ATO2 un uomo dello stesso partito;
l'avvocato della sede di Federconsumatori di Frascati, invece, ha sconsigliato una simile azione motivandola con il fatto che il giudice che si fosse occupato della cosa sicuramente avrebbe, per prima cosa, fatto le richieste di conformità alle norme più recenti delle fosse biologiche alla ASL ...
Cosa che sa di ricatto, comunque.
Ben diversamente si è comportata un'altra Società partecipata dagli Enti Locali che gestisce le Acque e le fognature di una zona intorno a Monza: per situazione territoriale molto simile ai Castelli Romani in quanto costituita da tanti piccoli Comuni. Tale Società si chiama Brianzacque e, per i particolari, si rimanda ai miei 6 post precedenti a questo sulla materia.

  1. 09/12/2011 "ACEA ATO2 e BRIANZACQUE obbediscono a Leggi di Stati diversi o entrambe a Leggi Italiane? "
  2. 08/12/2011 "Tasse giuste, tasse inventate"
  3. 30/09/2011 "Acqua Pubblica, acqua privata"
  4. 20/09/2011 "Delusione"
  5. 19/07/2011 "Mancanza di coerenza"
  6. 02/07/2011 "Commento al post sul sito di Italia dei Valori sul decreto per i rifiuti di Napoli"

sabato 28 gennaio 2012

Governo Monti: rigore e difficoltà a rispettare le regole

Gian Antonio Stella
(26 gennaio 2012) - Corriere della Sera


Dopo più di 2 mesi Profumo è ancora presidente del Cnr


Immaginate il figurone che avrebbe fatto, dando le dimissioni subito. Coro di elogi: finalmente uno che non ci prova neanche a tenere i piedi in due scarpe! Non lo ha fatto, purtroppo. Anzi, ha chiesto all' Antitrust: devo proprio lasciare la presidenza del Cnr? Così, giorno dopo giorno, il ministro Francesco Profumo ha finito per dar l' impressione, gli piaccia o no, di volersi tenere quella sedia di riserva. Come si tiene di riserva la «morosa vecia», non si sa mai, in attesa di vedere come va la nuova. La legge 193 del 2004, in realtà, pare chiara. All' articolo 2 dice che «il titolare di cariche di governo, nello svolgimento del proprio incarico, non può (...) ricoprire cariche o uffici o svolgere altre funzioni comunque denominate in enti di diritto pubblico». E gli dà, all' articolo 5, scadenze precise: «entro trenta giorni dall' assunzione della carica di governo, il titolare dichiara all' Autorità garante della concorrenza e del mercato (...) le situazioni di incompatibilità». Dopo di che, se proprio ci fosse qualche dubbio interpretativo, «entro i trenta giorni successivi al ricevimento delle dichiarazioni di cui al presente articolo, l' Autorità garante della concorrenza e del mercato e l' Autorità per le garanzie nelle comunicazioni provvedono agli accertamenti...» eccetera eccetera. Profumo, accolto con dichiarazioni di pubblica stima da una larga parte del mondo della politica, della scuola e dell' università, ha giurato in Quirinale il 16 novembre. I primi 30 giorni sono scaduti il 16 dicembre, i secondi 30 giorni il 15 gennaio. Da allora ne sono passati un' altra decina. Senza che venisse fatta chiarezza. Un mucchio di tempo, per un governo così rapido e operativo in altre decisioni da riuscire, nel giro di un paio di settimane dall' insediamento, a cambiare la prospettiva di vita e di pensione a milioni di persone. Un mucchio di tempo. Trascorso senza che l' esecutivo mostrasse su questo punto (come sulla scelta della trasparenza assoluta delle ricchezze immobiliari e finanziarie, dei vitalizi e delle prebende, dei voli blu e altro ancora) la fretta e il decisionismo sventolati in altri settori. Al punto che lo stesso titolare della Pubblica istruzione e dell' Università, incalzato dai giornalisti dopo che il tempo era già scaduto e mentre sul Web divampava la protesta dell' Usi e altri sindacati del pubblico impiego e dei ricercatori che si riconoscono nel sito «articolo 33.it», ha insistito: «Sto aspettando la risposta dell' Antitrust». In ogni caso, ha aggiunto, «da quando sono stato nominato ministro è stato nominato un vicepresidente al Cnr che se ne occupa e c' è pure un sottosegretario che ha la delega». Peccato. Peccato perché, se anche non ci fosse una legge che ai comuni mortali sembra assolutamente ovvia, quelle due poltrone sono così platealmente incompatibili che pare perfino impossibile (e anche un po' umiliante) dovere ricordare come controllore e controllato, in un paese normale, non possano coincidere nella stessa persona non solo per due mesi abbondanti ma neanche per due minuti. E stupisce che un uomo di statura professionale e scientifica, non il solito vecchio occupatore sudaticcio di poltrone clientelari, possa immaginare che sia sufficiente la scelta di «autosospendersi» dalla presidenza del Consiglio nazionale delle ricerche. Come se non si rendesse conto di quanto la riluttanza a mollare la prestigiosa poltrona avuta soltanto pochi mesi prima di diventare ministro stia pericolosamente rosicchiando la sua credibilità agli occhi di chi cerca nella politica delle figure diverse, limpide e generose in cui credere e riconoscersi. Peccato per lui, peccato per il mondo della scuola affamato di punti di riferimento dopo la contestatissima stagione di Maria Stella Gelmini, peccato per il Cnr. Il quale, come spiegava giorni fa Massimo Sideri sul «Corriere» rivelando lo spinosissimo atto d' accusa della Corte dei conti contro gli sprechi del nostro massimo istituto di ricerca, ha bisogno di essere rovesciato come un calzino. Sono anni che, mentre ragazzi di genio come il romano Alessio Figalli erano costretti ad andare a conquistarsi a 26 anni una cattedra di matematica all' università texana di Austin o come il fisico milanese Alessandro Farsi erano spinti a trasferirsi nella newyorkese Cornell University per scoprire il «mantello dell' invisibilità», il Cnr continua a ingrigirsi e ingobbirsi. Basti ricordare gli stupefacenti rincorsi al Tar contro la decisione ministeriale di fissare un' età massima di 67 anni (sessantasette!) per quanti volevano concorrere per i rari posti di direttore d' istituto lasciati finalmente liberi dalla più stravecchia e imbullonata struttura dirigente che mai un ente di ricerca abbia avuto nella storia del pianeta. Una situazione inaccettabile. Possiamo rassegnarci, come ha denunciato mille volte Salvatore Settis, a regalare agli altri paesi i nostri figli migliori che vanno a vincere la maggior parte dei concorsi internazionali mentre il Cnr, a torto o a ragione, assomiglia pericolosamente sempre più a un carrozzone dove, dicono i giudici contabili, solo il 31% dei soldi finisce nelle strutture scientifiche e tutto il resto se ne va, scriveva Sideri, negli «stipendi del consiglio d' amministrazione, delle segreterie, dei dirigenti amministrativi e della burocrazia centrale»? No. Mai e poi mai. Francesco Profumo è restìo a mollare perché è convinto di avere lo spessore giusto per risanare, appena possibile, il Consiglio Nazionale delle Ricerche? Magari ha addirittura ragione. Ma certo la decisione di restare lì appeso come un caciocavallo a un parere dell' Antitrust non rafforza lui, né il CNR «decollato» (al di là delle perplessità su certe scelte squisitamente politiche ai vertici...) e men che meno il governo al quale appartiene. È impossibile, infatti, che la scelta non venga interpretata dai maliziosi così: si vede che in fondo in fondo non è poi sicuro che Monti duri a lungo...


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Non c'è molto da aggiungere alla penna di Gian Antonio Stella, solo che il rigore viene chiesto solo a noi popolo indifeso. I privilegi restano, le poltrone sicure e strapagate pure... Aspettiamo ancora di vedere che chi occupa le poltrone in Senato e a Montecitorio si cali graziosamente qualche prebenda, qualche privilegio... con cautela mi raccomando... altrimenti è mal di denti!!!
E mentre aspettiamo e stiamo a vedere mi viene in mente Samuel Beckett ed il suo "Aspettando Godot"...

venerdì 27 gennaio 2012

Per domenica 29 gennaio 2012

Tutto il mondo è paese (by Administrator, published Venerdì 27 Gennaio 2012 08:11)

“Tutto il mondo è paese: la strada d’oro del riciclaggio, tre storie da Sabaudia al Sud America passando per il terremoto dell’Aquila”.


E’ una domenica pomeriggio diversa, quella proposta dal presidio di Libera “Giancarlo Siani” di Sabaudia, un invito rivolto a tutti per parlare attraverso tre racconti, del territorio anche partendo da esperienze che vengono da lontano e che poi riportano in Italia, nella nostra regione, in provincia di Latina e a Sabaudia.

“Tutto il mondo è paese”, un detto ma anche una verità soprattutto se si affronta la tematica del riciclaggio del denaro sporco e di come la mafie piazzino i loro investimenti in una sorta di Risiko. All’incontro che si terrà domenica 29 gennaio 2012 a partire dalle 16.30 presso il salone parrocchiale della Santissima Annunziata a Sabaudia parteciperanno dei relatori d’eccezione.

Si comincerà con la testimonianza del coordinatore provinciale di Legambiente Marco Omizzolo, in anticipazione del dossier di Legambiente sui rifiuti ed in modo particolare sulla discarica di Borgo Montello. Un impegno che va avanti da anni quello di Omizzolo, come pure del Circolo Larus, una lente di ingrandimento sugli investimenti che vengono fatti a Sabaudia.

Seguirà il racconto del giornalista Angelo Venti autore di importanti inchieste sul terremoto dell’Aquila nonché del dossier sugli investimenti da parte delle mafie nel post ricostruzione. Conosciuto anche per la sua partecipazione nel film Draquila di Sabina Guzzanti, Angelo Venti traccerà una linea che dall’Aquila porterà anche a Sabaudia.

L’incontro si concluderà con la testimonianza di don Tonio Dell'Olio, membro dell'ufficio di presidenza e responsabile del settore internazionale di Libera.
È direttore della rivista Caposud. In passato è stato coordinatore nazionale (1993 - 2005) e membro del consiglio nazionale (1993 - 2009) di Pax Christi movimento cattolico internazionale per la pace. Attualmente è membro dei direttivi del CIPAX (Centro Interconfessionale per la pace) e della Tavola della pace. Racconti di narcos e di storie geograficamente lontane quelle di don Tonio ma anche di come le mafie, all’estero organizzino i traffici per l’Italia. Una figura importante quella di don Tonio, una sorta di ponte con altre culture. Ha coordinato, tra le altre, la mobilitazione per la difesa della legge 185/90 per il controllo del commercio delle armi, è stato portavoce della Campagna per la pace in Sudan, ha promosso la Rete Disarmo e tra i promotori della Campagna Italiana contro le Mine. Ha organizzato incontri e momenti di dialogo tra rappresentanti di diverse tradizioni religiose come contributo delle fedi alla costruzione della pace, fra cui il forum “Il cammino di liberazione delle fedi del Mediterraneo” tenutosi a Bari nel dicembre 2005. Ha contribuito all'organizzazione di molte mobilitazioni in difesa dei diritti umani, contro la guerra e per il disarmo. Come membro della Tavola della Pace, ha contribuito a organizzare le edizioni dell'Assemblea dell'ONU dei popoli.
Inoltre, don Tonio è stato cappellano del carcere di massima sicurezza di Trani e in quel contesto ha approfondito sul campo le dinamiche legate alla cultura delinquenziale e alle grandi famiglie criminali. Ha operato in quartieri segnati da degrado e marginalità come i Quartieri Spagnoli di Napoli, dedicandosi ai minori e al recupero dei tossicodipendenti, anche attraverso la fondazione del Centro Giovanile Metropòlis a Bisceglie. Il pomeriggio si concluderà con un aperitivo realizzato con i prodotti di Libera Terra dalle terre confiscate alle mafie.


L’ingresso è libero e aperto a tutti. 

Per "Der Spiegel" siamo un popolo di vigliacchi

DA: IL GIORNALE.IT
 Der Spiegel  «Ci definisce un popolo di codardi perché "gli italiani non sono una razza" - si legge nell'occhiello - . Loro sì, invece, e lo hanno dimostrato assieme ad Hitler». Una dura replica di Sallusti all'articolo sul naufragio contenuto nell'ultimo numero del principale settimanale tedesco, che assume un peso maggiore nel giorno in cui il mondo intero ricorda le vittime dell'Olocausto. «Mano sul cuore - aveva scritto qualche giorno fa lo Spiegel : qualcuno si è forse meravigliato del fatto che il capitano della Costa Concordia fosse italiano? Ci si può immaginare che a compiere una simile manovra, inclusa la fuga successiva, potesse essere un tedesco oppure, diciamo anche, un capitano di marina britannico?».
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DA: LA REPUBBLICA.IT
Spiegel online: "Ma vi sorprendete che il comandante fosse un italiano?"

Le pesantissime affermazioni di Jan Fleischhauer, uno dei columnist dell'edizione online del settimanale tedesco. Partendo dal naufragio, si lancia in un ragionamento sulle differenze tra le nazioni e arriva alla crisi dell'euro. "Quel che può succedere quando per motivi politici si ignora la psicologia dei popoli, ce lo mostra la crisi della valuta"
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DA: TUTTOGRATIS.IT
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E' senz'altro vero che gli italiani non hanno disciplina, non rispettano le regole e le norme: basta leggere il mio post precedente a questo, guidare un'auto per le nostre strade, vedere i rifiuti gettati per strada... Però quando ci si avventura in superficiali critiche come questa di Der Spiegel si rischia, appunto, di essere superficiali e qualunquisti e, soprattutto, non ci si può meravigliare se poi gli italiani reagiscono come Sallusti, che a me non piace, ma certo nel Giorno della Memoria ha ricordato ai tedeschi i campi di sterminio. E' anche vero che Mussolini firmò in Italia le vergognose Leggi Razziali e che il minuscolo (in tutti i sensi) Re che avevamo gliele avallò con il suo sigillo, ma è anche vero che Hitler si ammazzò da solo, mentre Mussolini ce lo siamo tolto di mezzo noi e così il Re. Rifletta Der Spiegel che è recidiva nel suo qualunquismo:
 Rifletta, perché l'Italia, contro uno Schettino ha tanti De Falco, che fanno il loro dovere senza clamori e, se finiscono casualmente e loro malgrado alla ribalta, se ne ritraggono con pudore dicendo: "Non sono un eroe" e citando tutti quelli che hanno fatto come lui e meglio di lui.
Come mai Der Spiegel non legge quello che ha detto De Falco del giovane della Guardia Costiera che era già sul posto mentre lui incitava Schettino a fare il suo dovere?
Come mai Der Spiegel non vede i meravigliosi uomini dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri, dei Sommozzatori della Marina Militare e tanti altri che stanno lavorando da giorni e giorni in condizioni durissime, con pericolo grave per la loro incolumità, per recuperare prima eventuali vivi ed ora i morti? 
SUB all'interno della Nave sommersa
Ha ascoltato il giornalista di Der Spiegel e quelli che hanno avallato un simile articolo il breve, asciutto racconto di un giovane SUB su come debbono recuperare i corpi delle vittime? A chi lo ha fermato per intervistarlo ha detto "i corpi galleggiano all'interno della nave inondata di acqua e per tirarli fuori dobbiamo abbracciarli   per poi condurli fuori dai varchi che abbiamo creato".
Sono tanti questi uomini coraggiosi, ma Der Spiegel preferisce scrivere che 60 milioni di italiani sono tutti come Schettino.
Con la stessa aberrante logica dovremmo dire che i tedeschi sono tutti come il boia di Marzabotto che, oltre al resto, spanzò una donna incinta: altro che la vigliaccheria di Schettino che a questo punto ci diventa pure simpatico nella sua povertà umana!   

Vergogna!!!


ASSENTEISMO

Al bar nell'orario di lavoro ecco i furbetti del Comune

Lavoratori che timbrano al posto dei colleghi, altri che se ne vanno. Le Iene documentano la truffa in ufficio all'Eur

Paolo Foschi
pfoschi@corriere.it 
26 gennaio 2012 (modifica il 27 gennaio 2012)


L'ufficio dell'Eur (foto Jpeg)L'ufficio dell'Eur (foto Jpeg)
ROMA - Il «fuoriclasse» è un impiegato che con eleganza e tecnica collaudata riesce a timbrare due badge contemporaneamente, uno per mano, il suo e quello di un collega. Ci sono poi gli abitudinari, cioè quelli che ogni mattina lasciano la macchina o lo scooter per qualche decina di secondi nello stesso posto davanti al portone: giusto il tempo per scendere velocemente, andare a timbrare il cartellino, altrettanto velocemente rimettere in moto e ripartire chissà per dove. E, ancora, c'è una donna che entra tenendo un bambino per mano, passa il badge, esce subito dopo e va ad accompagnare il piccolo a scuola, come se nulla fosse. Benvenuti nel mondo dei «furbetti dell'ufficio pubblico», dipendenti che nell'orario di servizio sono impegnati nelle più svariate attività, ma non nel lavoro per il quale sono pagati. I «furbetti» sono stati smascherati da un divertente servizio con telecamere nascoste realizzato dall'inviato della trasmissione le Iene show.
Le riprese sono state girate in ufficio comunale nella zona dell'Eur. I volti sono stati resi irriconoscibili in fase di montaggio. Ma il quadro che emerge è sconcertante. Una carrellata di persone, uomini e donne, che dopo aver timbrato per sé e spesso per colleghi presumibilmente assenti, in orario di lavoro passeggiano per la strada, vanno al bar dove si accomodano ai tavolini per lunghe colazioni oppure entrano al supermercato per fare la spesa con tutta calma. Non casi isolati, almeno all'apparenza, ma abitudini consolidate. «Può anche essere che qualcuno sia stato autorizzato», ha premesso l'inviato delle Iene . Sicuramente non può invece essere autorizzata la pratica della timbratura per conto degli assenti. Una vera e propria truffa ai danni dello Stato.
(foto Jpeg)(foto Jpeg)
Dopo aver documentato in video il via-vai dall'ufficio, l'inviato delle Iene si è presentato con il microfono in mano a chiedere spiegazioni ai «furbetti». E il servizio a quel punto diventa surreale. Una delle dipendenti colta in fallo non solo si è rifiutata si dare spiegazioni, ma con arroganza e con una buona dose di aggressività ha preteso dal giornalista nome, cognome e anche numero di telefono «perché io voglio identificarla». Un altro dipendente dello stesso ufficio ha provato ad allontanare l'inviato a spintoni e parolacce. Altri, più dignitosamente, si sono trincerati dietro un imbarazzato silenzio.
E non hanno fatto più belle figura nemmeno i due esponenti politici locali intercettati dal giornalista negli uffici comunali. «Dipendenti che entrano, timbrano e vanno via? Sicuramente non è possibile, figuriamoci», ha minimizzato Rocco Belfronte, consigliere comunale dell'Udc. «No, non è possibile», ha invece cercato di tagliare corto Antonio Gazzellone, vicecapogruppo capitolino del Pdl, che poi ha provato a correggere il tiro: «Se qualcuno lo fa, ci sono gli uffici preposti ai controlli». E fra i finti tonti è finito anche un sindacalista dell'Usb: «Queste cose non accadono né qui, né in nessun altro ufficio». Tutti smentiti dalle telecamere.


A fare gli spazzini!
27.01|09:26 Me_In_Heaven
Roma ha bisogno di essere ripulita.Bene,allora tutti questi furbetti dal posto fisso,dato che si sentono privilegiati (e lo sono) dovrebbero essere spostati dal Comune stesso a fare opere di pubblica utilità,alias gli spazzini.E il sindacalista?Beh,questo conferma che i sindacati spesso servono solo ad occupare le poltrone!Vergognatevi!

Indignato?
26.01|15:28 MARDOR
Dovrei essere indignato perché servono le iene per constatare ciò che è sotto gli occhi di tutti. Trovate un ufficio PAC o PAL dove queste cose non siano normali. Indignato perché questa gente non perderà il lavoro, nonostante le file chilometriche a cui ci costringono quando ci tocca avere a che fare con loro. Indignato perché qualcuno avrà il coraggio di parlare di diritti di questi farabutti Indignati perché in Italia manteniamo più dipendenti pubblici pro capite di ogni altra nazione civile. E le cose funzionano molto peggio che in ogni altra nazione civile E ce lo devono spiegare le iene il perché.
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Ho visto anch'io il servizio della benemerita trasmissione di Italia 1 e debbo dire che sono rimasta disgustata dall'arroganza sfacciata degli impiegati colti in fallo dalla telecamera delle "Iene Show".
Chi ha memoria ricorderà che questi fatti sono stati colti e documentati anche in passato, nelle Amministrazioni Pubbliche più svariate e non solo a Roma, non dalle telecamere di una trasmissione televisiva ma da quelle dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Quello che poi non si sa è come questi accertamenti vadano a finire, perché un giornalismo che sta sulla notizia fresca non si cura sempre di seguirne gli sviluppi come un buon giornalismo dovrebbe fare. Qualche volta accade, e ricordo che questi impiegati, denunciati per il reato di truffa ai danni dello Stato perché colti in flagranza di reato, al massimo sono stati sospesi per un po' di tempo, poi reintegrati. Ecco queste sono le cose che non si capiscono di questo nostro Paese oberato di problemi e di carenza di lavoro e di sviluppo. Perché?
Tutto è legato e tutto si riflette sull'intera economia di un Paese asfissiato non soltanto dalla speculazione finanziaria.
Si sta mettendo in discussione l'Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Ho dedicato un post all'argomento e penso che tale articolo vada benissimo come è, casomai sono i magistrati che reintegrano i lavoratori infedeli nel posto di lavoro che andrebbero riformati.
Note esplicative sulle norme:
"Il licenziamento per giusta causa scatta quando si verifica una circostanza così grave da non consentire la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto lavorativo (art. 2119 codice civile). Si tratta non solo di gravissimi inadempimenti relativi agli obblighi contrattuali ma anche quei comportamenti extraziendali che determinano il venir meno della fiducia posta alla base del rapporto di lavoro. Il giudice, chiamato ad accertare la presenza della giusta causa, dovrà pertanto valutare in concreto la violazione dell’elemento fiduciario,"

"Quali sono le differenze tra licenziamento per giusta causa e giustificato motivo?
A valutare l'applicabilità di una condotta all'una o all'altra nozione è il giudice del lavoro, che in tale valutazione dispone di ampia discrezionalità. Sul piano pratico, la differenza tra le due nozioni si basa sulla maggiore o minore gravità del comportamento: in caso di licenziamento per giustificato motivo, il datore è tenuto a dare un periodo di preavviso, stabilito dai contratti collettivi, oppure, se vuole estromettere subito il lavoratore dall'azienda, è tenuto a corrispondere al lavoratore una indennità di mancato preavviso, pari alla retribuzione complessiva che gli sarebbe spettata se avesse lavorato durante tale periodo. In caso di licenziamento per giusta causa, invece, il rapporto si interrompe immediatamente (cd. Licenziamento in tronco) e il datore non deve corrispondere alcuna indennità di mancato preavviso."

Dunque, se un impiegato truffa il datore di lavoro, in questo caso lo Stato, perché non viene licenziato?
La truffa non è reato sufficiente per certi, troppi giudici?
Ne consegue che, data la "comprensione" dimostrata da detti giudici che, invece di moralizzare il lavoro pubblico, reintegrano l'impiegato colto in flagranza di truffa, quello che va abolito secondo certuni è l'Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Che si applichi quello che in detto Statuto è scritto e si dia il giusto valore alla "giusta causa" ed "al giustificato motivo", che si licenzi chi commette abuso e si garantisca, invece, chi rispetta le regole. Invece, abolendolo, si rimette tutto sullo stesso piano: scorretti e corretti, tutti licenziabili.
Quindi tutto si lega. Ancora una volta sono colpevoli i giudici la cui ampia discrezionalità crea mostri.

Infatti, nonostante precedenti scandali simili a quelli evidenziati dalle  "Iene Show", quegli impiegati erano di un'arroganza che lascia esterrefatti.
La donna che chiedeva le generalità all'inviato delle Iene deve lei dare le sue generalità, ricordo a tutti che esiste una Legge, anche questa disattesa da molte pubbliche amministrazioni, che impone di portare un cartellino in vista con il nome dell'impiegato. In alcune  pubbliche amministrazioni, dopo aver sostenuto il costo dell'acquisto di detti cartellini, non ne è stato né imposto né controllato l'uso, creando solo una spesa di denaro pubblico in più ed un guadagno per le ditte a cui tali cartellini sono stati commissionati. E' evidente che, in questo caso, i colpevoli sono i Dirigenti Pubblici locali che consentono che l'applicazione della Legge si riduca alla spesa dell'acquisto dei cartellini.
Dunque mi aspetto che Guardia di Finanza o Carabinieri, acquisiti i filmati, accertino chi era l'arrogante ed assurda impiegata colta in fallo e perché chi stava sopra di lei non le ha imposto il cartellino identificativo del Pubblico dipendente, oltre ad accertare perché timbrava cartellini altrui.
Passano i decenni e nulla cambia. Tutto si ripete in questo Paese asfissiato dalla corruzione generalizzata.
Gli imprenditori puliti che non riescono a lavorare con le   pubbliche amministrazioni se non danno la "mazzetta" come quelli, magari meno bravi di loro, che invece si piegano alla corruzione.
I giovani valenti che vengono liquidati con la frase cretina "cervelli in fuga" perché non riescono a bucare la rete di connivenze e corruzione dei pubblici concorsi, mentre tanti di loro, per le ragioni più varie, sono costretti a restare nel Paese disoccupati o adattandosi a lavori inferiori alle loro capacità per sopravvivere.
L'analisi deve essere profonda e non superficiale perché tutto si lega e la parola ricorrente è sempre la stessa: illegalità. Una illegalità che è costume accettato, fino al punto che, come abbiamo visto nel servizio delle "Iene", viene difesa con omertosa ipocrisia anche da un rappresentante sindacale dei Sindacati di Base, sindacato che si ispira a idee di sinistra e che qui difende chi abusa e non chi lavora.
E l'impiegato più anziano che aggredisce il cronista non solo verbalmente (era stato beccato al bar esterno all'edificio in orario di servizio) e si rivolge con sicurezza aggressiva al Consigliere Comunale, che entra in scena mentre malmena l'inviato delle Iene, con fare sicuro della sua protezione... E' uno spaccato di cose che conosciamo tutti come utenti e come Pubblici dipendenti se lo siamo, ed è desolante perché dà un'immagine di questo Paese divisa in due: chi approfitta di tutto, come gli evasori fiscali, e chi vive nella provvisorietà di un lavoro privato non sicuro, nel gelo della disoccupazione, pur avendo capacità e meriti che i parassiti con il culo al caldo non hanno. 

giovedì 26 gennaio 2012

Invito

FORUM PONTINO DEI DIRITTI E DEI BENI COMUNI

Il forum pontino nasce per incontrare le diverse esperienze di impegno, di lotta e di elaborazione sui temi dei diritti e dei beni comuni diffuse in provincia di Latina e per sintetizzarle in un nuovo percorso comune, autorevole, coeso. Acqua pubblica, energie rinnovabili, la conoscenza in rete, agricoltura, democrazia partecipativa, giustizia sociale e legalità, salute e accesso al cibo, sono la cornice entro la quale si iscrive l'impegno del Forum e dei suoi iscritti, al fine di costruire un modello sociale ed economico equo, solidale, democratico ed ecosostenibile.

È nostra intenzione mettere al centro del nostro impegno, la materialità della vita e i diritti degli uomini e dell'ambiente, a partire dai diritti fondamentali e inalienabili della persona sanciti all’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei diritti umani (“tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignita’ e diritti. essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”), segnando quindi una distanza culturalmente orientata e incolmabile rispetto alle logiche speculative e affaristiche dello sfruttamento mercantile. In questa prospettiva vengono compresi anche i migranti e denunciate le condizioni sociali ed economiche alle quali sono costretti da un sistema neoschiavista che li sfrutta in settori economici tradizionali, quali, in particolare, l'agricoltura, l'attività di cura familiare e l'edilizia.

Le esperienze dalle quali il Forum intende partire sono la battaglia antimafia, le lotte per il lavoro, la difesa e valorizzazione delle aree protette, la difesa dei diritti civili e sociali, individuali e collettivi e il lavoro di informazione, ricerca, lotta e organizzazione che ha portato alla vittoria referendaria del giugno del 2011.

Tra i nostri obiettivi, prioritario è il ritorno all’acqua pubblica. Per questa ragione, nel marzo 2006, siamo stati parte costituente del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, abbiamo partecipato attivamente alla redazione della proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, sostenuta da 406.626 firme raccolte per la sua presentazione in Parlamento.

La nostra partecipazione diretta alla costituzione della Rete Europea per l'Acqua Pubblica, avvenuta a Napoli il 10 e 11 dicembre 2011, ha costituito un momento fondamentale per il Forum, sia per il contributo che abbiamo potuto fornire al processo costituente, sia per l'autorevolezza dei partecipanti e dei temi e impegni trattati. L'obiettivo è quello di avviare il processo di costituzione di una rete europea che metta assieme, in uno spazio comune, tutti i movimenti, le associazioni, i sindacati e gruppi sociali che lottano in Europa per l'Acqua Bene Comune. La prima scadenza della Rete è l'organizzazione del Forum Alternativo dell'Acqua a Marsiglia nel prossimo mese di marzo in contemporanea con World Water Forum che le multinazionali dell'acqua organizzeranno nella città francese.

Il rispetto della volontà popolare, che col voto referendario – 95,8% a favore della cancellazione del profitto - ha deciso in modo inequivocabile che la gestione dell’acqua non deve prevedere in alcun modo profitti, costituisce per noi un impegno assoluto. Per questa ragione, a soli sei mesi di distanza dalla vittoria referendaria contro la privatizzazione dell’acqua, prendendo atto che le istituzioni, alla pari dei gestori privati, hanno ampiamente dimostrato di non essere intenzionati a rispettare l’esito referendario, abbiamo aderito alla campagna nazionale “obbedienza civile”. Allo scopo verrà predisposto dal Forum uno sportello di assistenza tecnica e legale a disposizione dei cittadini che intendano prendere parte alla campagna di obbedienza civile, praticando l’autoriduzione del 7% dall’importo delle bollette dell’acqua.

Siamo convinti che al Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua pubblica, alle associazioni della società responsabile, alle organizzazioni sindacali e ai partiti che hanno condiviso la legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua e sostenuto convintamene la campagna referendaria, insieme all'impegno nella lotta per la legalità, la difesa e valorizzazione ambientale e del lavoro, competa il ruolo di lanciare la CAMPAGNA PER UNA NUOVA PRIMAVERA DEI DIRITTI E LA DEMOCRAZIA anche in Agro Pontino.

Nutriamo l’ambizione di dare inizio ad un percorso partecipato che dai beni comuni conduca a ridisegnare la fisionomia delle politiche di gestione dei servizi pubblici locali, attivando forme di democrazia diretta.
I soggetti promotori del Forum sono  le seguenti associazioni:
Circolo Larus Legambiente di Sabaudia
 Associazione Michele Mancino
 Coordinamento pontino A SUD (conflitti ambientali nei sud del mondo)
 RIGAS (Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale)

Hanno già aderito al Forum:
 CGIL provinciale
 Circolo Arcobaleno Legambiente Latina
 Comitato acqua Anzio-Nettuno
 Federazione provinciale di Rifondazione Comunista
 Sinistra Ecologia e Libertà di Latina
 Sinistra Ecologia e Libertà di Sezze
 Sinistra Ecologia e Libertà di Terracina
 Circolo Legambiente "Serra Andresone" Monte San Biagio
 Cantiere Creativo di Pontinia
 Associazione Ravenala
Anna Scalfati – giornalista e consigliere comunale al Comune di Sperlonga
 Giuseppe Casale - consigliere comunale lista civica "Il Bene Comune" - Monte San Biagio
 Eleonora Piccaro - consigliere comunale "Roccagorga cambia"
 Francesca Cocco - coordinatrice A SUD provincia di Latina
 Fabrizio Consalvi – Aprilia
 Angela Tedesco -  Spigno Saturnia
 Patrizio Lisi  -  Sezze
 Maria Concetta Talora – Latina
 Lino Bucci –  Terracina
 Di Capua Paolo  -  Sezze
 Nadia Biscossi – Cisterna
 Pietro Cefaly  -  Latina
 Antonella Di Muro  -  Latina
 Maurizio Cantafio  -  Spigno Saturnia
 Renato Malinconico  -  Latina
Diego Giliberti  -  Latina

Info: www.forumbenicomuni.it

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Invito
La S.V. è invitata a partecipare alla conferenza stampa di presentazione del Forum Pontino 
dei Diritti e dei Beni Comuni che si terrà il 28 gennaio c.a., alle ore 10.30, presso il Villaggio 
della Legalità di b.go Sabotino (LT). 

Alla conferenza stampa parteciperanno i rappresentanti delle associazioni, movimenti e partiti 
membri del Forum, i quali presenteranno il documento fondante, presupposti e obiettivi insieme 
al nuovo logo e al relativo sito internet. 

Cordialmente. 

Il Forum Pontino dei Diritti e dei Beni Comuni." 

Diritti &BeniComuni 
Forum Pontino