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mercoledì 6 febbraio 2013

Gli Orchi escono di galera

Belgio: Marc Dutroux ha chiesto gli arresti domiciliari
 Marc Dutroux all'epoca dell'arresto


(AGI) - Bruxelles, 4 feb. 2013 - Dopo 16 anni e mezzo gia' trascorsi di carcere a vita il 'mostro' di Marcinelle, Marc Dutroux, si e' presentato stamane presto davanti ai giudici del Palazzo di Giustizia di Bruxelles. Il detenuto ha chiesto di accedere alla liberta' condizionata, arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, e questo ha gia' suscitato l'indignazione di tutto il Belgio. Dutroux e' stato condannato all'ergastolo nel 2004 per il rapimento, lo stupro e l'assassinio di numerose ragazze adolescenti. Le misure di sicurezza davanti al Palazzo, dove si trova il Tribunale di applicazione delle pene di Bruxelles, sono ingenti, cosi' come sono accorsi in massa all'evento giornalisti e fotografi. Molti anche i manifestanti che chiedono la testa dell'assassino Dutroux. L'appello di Dutroux segue di tre mesi la sentenza applicata alla sua ex moglie e complice, Michelle Martin, condannata inizialmente a 30 anni e autorizzata a uscire dal carcere e a ritirarsi in un convento di suore Clarisse. Una decisione del tribunale sulle richieste di Dutroux dovrebbe arrivare non prima del 18 febbraio prossimo per essere eventualmente applicata prima del 30 aprile.
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Mons (Belgio), 31 lug.2012 (LaPresse/AP) - Michelle Martin, ex moglie del pedofilo belga Marc Dutroux che aiutò il marito, è stata rilasciata di prigione in anticipo, innescando forti proteste. La Martin, 52 anni, venne condannata a 30 anni di carcere nel 2004 per non avere liberato delle bambine che l'ex marito teneva segregate in cantina. Dutroux, 55 anni, sta scontando l'ergastolo per avere rapito, torturato e abusato sessualmente di sei bambine fra il 1995 e il 1996. In quel periodo trascorse quattro mesi in cella per furto, lasciando la moglie con due bambine a cui non diede da mangiare e lasciò morire. Oggi, però, il tribunale della città di Mons ha accettato la richiesta della Martin di essere rilasciata. Un convento belga si è offerto di accogliere la donna. I genitori delle due bambine uccise hanno espresso tutta la loro rabbia nei confronti delle decisione della corte, affermando che la Martin è malvagia tanto quanto il suo ex marito.

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Malvagia è poco: è un mostro, una pervertita, un essere che, come ho già scritto per i nazisti aguzzini, per il mostro, che tenta di fingersi pazzo per sfangarla, della bomba davanti alla scuola di Brindisi, e per tutti quelli che nulla hanno di umano se non l'aspetto esteriore che inganna, purtroppo esiste ed è una tipologia che è sempre esistita e dunque sempre esisterà!

Michelle Martin, ex moglie del pedofilo belga Marc Dutroux : assisteva agli stupri che il marito compiva sulle bambine, ha riferito in tribunale una fanciulla che si è salvata.

Le favole altro non sono che un modo camuffato per non evidenziare l'orrore di avvertire i bimbi che esistono gli Orchi.
Chi non ricorda la favola di Pollicino con l'Orco e l'Orchessa e lo spostamento dei figli dei due Orchi nei letti in modo che mangiassero quelli e non Pollicino ed i suoi fratelli.
Ricordo che la mia mente bambina si chiedeva come potessero degli Orchi che mangiavano i bambini avere anche loro dei bimbi. Ora so che possono avere figli, essere genitori come la coppia Dutroux, e compiere atti tanto mostruosi. Sappiamo che c'è chi li compie anche sui propri figli: un caso scoperto negli ultimi anni in Austria riguarda quel padre-Orco che teneva segregata la propria figlia in cantina da anni ed anni, facendole fare pure dei figli frutto dello stupro incestuoso.

Un commento va per la Giustizia. L'ho scritto e lo ripeto assumendomene tutta la responsabilità: la pena di morte per casi accertati ed orridi come questi dovrebbe essere comminata.
Se c'è da lamentarsi della Giustizia italiana, mi pare che in Belgio non stanno meglio. Per non parlare della Norvegia dove al mostro che ha ucciso decine e decine di giovani innocenti hanno dato circa 20 anni in carceri che sembrano graziosi ostelli!
Dutroux oggi

Parabola sul "Sistema Italia"

Dal sito Facebook della mia amica Dott.ssa Paola Conedera 
Favoletta della sera per il 25 febbraio
C’era una volta una squadra italiana di canottaggio, sponsorizzata da un’azienda di prodotti sportivi.
La squadra italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara, con equipaggio di otto uomini.
Le squadre si allenarono e quando arrivò il giorno della gara ciascun equipaggio era al meglio della forma, i giapponesi però vinsero con un grande vantaggio.
Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra.
L'azienda sponsor decise che si sarebbe dovuto vincere l’anno successivo e
mise in piedi un gruppo di progetto per investigare il problema.
Il gruppo di progetto scoprì (dopo molte analisi) che i giapponesi avevano sette uomini ai remi e uno che comandava, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano.
In questa situazione di crisi il management dette una chiara prova di capacità gestionale ed ingaggiò immediatamente una società di consulenza per investigare la struttura della squadra italiana.
Dopo molti mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra c’erano troppe persone a comandare e troppe poche a remare.
In base al rapporto degli esperti fu deciso di cambiare immediatamente la struttura della squadra.
Ci sarebbero stati quattro comandanti, due supervisori di comandanti, un capo dei supervisori e un uomo ai remi.
Inoltre si introdusse una serie di punti per motivare il rematore:
“Dobbiamo ampliare il suo ambito lavorativo e dargli più responsabilità!”.
L’anno dopo i giapponesi vinsero con un vantaggio ancor più grande.
La società italiana licenziò immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sul lavoro, ma nonostante ciò pagò un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno che la squadra aveva dimostrato.
L'azienda di consulenza preparò una nuova analisi, dove si dimostrò che era stata scelta la giusta tattica, anche la motivazione era buona, ma il materiale usato
doveva essere migliorato.
Al momento l'azienda italiana è impegnata a progettare una nuova barca.......

Speculazione ed inesattezze

Da: La Repubblica.it

"Beppe rispondimi", l'appello della superstite:
nell'81 si salvò dall'incidente d'auto con Grillo

Cristina Gilberti parla dopo trent'anni dopo la tragedia in cui perse la famiglia. Al volante c'era il leader M5S. "Ho provato a contattarlo, ma senza successo. Mi ha richiamato un nipote, spiegandomi che tutta la sua famiglia aveva sofferto". E aggiunge: "mi rifiuto di essere strumentalizzata dalla politica in cui non mi riconosco, e non tornerò  sull'argomento"

ROMA - "Grillo, ti devo parlare", c'è scritto sulla copertina di di Vanity Fair, che l'ha intervistata. Cristina Gilberti, la sopravvissuta della famiglia che nel 1981 perse la vita in un incidente mentre viaggiava nell'auto guidata dall'amico Beppe Grillo, dopo 30 anni parla. E lancia un appello al leader del MoVimento 5 Stelle: "Non cerco nulla, se non la verità "mi rifiuto di essere strumentalizzata da una politica in cui non mi riconosco, e dopo questa intervista non intendo tornare sull'argomento". E spiega: "Chiedo solo di incontrare il signor Grillo. E' un gesto che devo a me stessa, ma anche ai miei genitori e a mio fratello, che non possono più parlare".

Cristina Gilberti vuole la verità: "Non amo parlare di me, forse la vita mi ha resa introversa. Ma oggi - afferma - sono matura, ho fatto i conti con il passato e ho trovato il coraggio di guardare indietro". E spiega pure perchè ha deciso di rompere il silenzio proprio ora, alla vigilia delle elezioni. "La mia non è certo l'unica vita segnata da un lutto, mi guardo intorno e ne vedo tante di storie simili. La differenza è che nel mio caso - con i media che parlano continuamente di lui e del perchè non si candida, e ogni tanto fanno anche vaghi riferimenti alla morte dei miei cari - dimenticare è impossibile. Tutte le domande che ho cercato di seppellire - che mi tormentano con i loro "perchè" - sono tornate a galla. Ora ho bisogno delle risposte, una volta per

tutte, per guardare avanti". Prima di andare in stampa con questa storia, Beppe Grillo, informa Vanity Fair, è stato avvertito e gli è stata data la possibilità di commentare in qualsiasi modo, ma lui ha scelto di non farlo. E sui social network il dibattito è già acceso, tra chi dice che l'intervista è utile per formarsi un'opinione, e chi parla di opportunismo. Non mancano le battute, con il nome del giornale storpiato in  "Vanity Unfair" e "Vanity Fail".

Cristina spiega di aver provato a contattare privatamente il comico genovese, ma senza successo. "Mi ha richiamato un nipote di Grillo: mi ha spiegato che tutta la sua famiglia aveva sofferto per l'incidente, che non era il momento di ritornare sull'argomento". E "solo dopo quel 'no' ho accettato di parlare" spiega Cristina aggiungendo che mai Grillo, in tutti questi anni, l'ha cercata. "Non ho mai avuto occasione di sentirmi raccontare come sono andate le cose direttamente da lui, l'unico che possa davvero farlo". Conclude la donna: "Mi conosceva bene, era amico dei miei, frequentava la nostra casa: come è possibile che in tutti questi anni non abbia mai sentito l'esigenza di vedermi, di chiedermi scusa, almeno di telefonare ai miei genitori adottivi per sapere come stavo?"
(05 febbraio 2013)

Da: Vanity Fair

Il 7 dicembre 1981, Beppe Grillo è a Limone Piemonte, ospite dei Giberti. Renzo, suo vecchio amico, la moglie Rossana e i figli Francesco, 9 anni, e Cristina, 7. Dopo pranzo si decide di andare a godersi il sole, per un paio d'ore, su in quota, al Duemila, una baita raggiunta da una strada stretta e non asfaltata. Tutti salgono sulla Chevrolet di Grillo, tutti tranne Cristina, che insiste per restare a vedere un cartone a casa di un'amica. Quasi a destinazione, dietro una curva, il sole illumina un lungo lastrone di ghiaccio. L’auto slitta all’indietro, diventa ingovernabile, urta una roccia, si gira, cade con il muso nel burrone. All’ultimo momento Grillo riesce a spalancare la portiera e a buttarsi. Per i tre Giberti non c’è niente da fare. Il comico verrà infine condannato per omicidio colposo, e per questo non si candiderà, sulla base del regolamento del Movimento 5 Stelle che esclude i condannati.

Su Vanity Fair si può leggere l'intervista diretta: domanda e risposta, i cui contenuti Repubblica riporta fedelmente, dunque dell'articolo di Vanity Fair ho riportato solo il riassunto che fa dell'accaduto del 1981.
Nel 2008 ho iniziato a scrivere sul blog di Antonio Di Pietro che, all'epoca, era gestito da Casaleggio, come quello di Grillo. I commenti su Beppe Grillo, allora legato a Di Pietro politicamente, (si appoggiavano l'un l'altro), erano entusiastici da parte dei commentatori. Io fui una voce fuori dal coro perché scrissi e ricordai i due episodi in cui Grillo si era dimostrato un "guidatore" irresponsabile che aveva provocato disastri.
Ricordai il fatto ora qui riportato e quello assurdo di quando aveva fatto affondare la sua barca in pochissimo tempo portandola sugli scogli, noti a tutti i naviganti, delle Isole Camere, in Sardegna.
Questo non per sadismo, ma per amore di verità, rispondendo a chi scriveva cose che esaltavano Beppe Grillo senza tener conto di altri aspetti della sua personalità. Ad esempio che aveva iniziato la raccolta firme per un referendum il 25 aprile, data propagandisticamente ad effetto, senza tener conto della legge sui referendum che detta precise regole in caso di scioglimento delle Camere. Fatto che era avvenuto alcuni mesi prima... In quell'occasione già si rivelò ai miei occhi l'elusione da parte di Di Pietro di questo svarione di Grillo. Essendo un esperto, almeno, di legge, il Di Pietro non poteva ignorare che quella scelta vanificava tutta la raccolta di firme... Ma egli volle ignorare l'errore di Beppe Grillo e andò a firmare con tanto di telecamere al seguito. E lì si doveva capire che al personaggio interessava solo la propaganda e quanti ignari di leggi sarebbero andati a firmare, per misurare il potere di Grillo e suo che lo appoggiava.
Oggi le cose sono rapidamente cambiate. Di Pietro ha definitivamente fatto scoppiare il partito da lui creato e si è messo nel carrozzino (carrozzone è troppo) di Ingroia che, lo ribadisco, era meglio che avesse continuato a fare il suo dovere di magistrato... Grillo, invece, ha più seguito che mai, se non lui il Movimento 5 Stelle e, soprattutto, i giovani puliti e ancora idealisti che, si spera, entreranno in Parlamento per cambiare (si spera sempre) l'aria mefitica che vi si respira.
Molti, come me, disperati, hanno deciso che o non vanno a votare o votano Movimento 5 Stelle dappertutto... e poi stiamo a vedere cosa succede.
Quindi, dati i miei scritti trascorsi, non mi si può accusare di partigianeria se ora spezzo una lancia in favore di Beppe Grillo di fronte a questa uscita strana ed inopportuna della sventurata ex bambina, oggi donna e madre, che perse tutta la sua famiglia in quell'incidente.
Se Grillo non le ha mai parlato per raccontarle la sua versione dell'incidente in più di 30 anni come lei afferma, Grillo ha di molto sbagliato!
Ma sbaglia anche lei a parlare sotto elezioni, perché a più di una persona questo ha fatto una bruttissima impressione.
E non è bene dare una pessima impressione su un argomento così tragico che le ha cambiato per sempre la vita. 
Io ricordo molto bene tutto. Lei si salvò perché rimase a casa e non volle seguire la sua mamma, il suo papà e il fratellino in quella gita. Ricordo che c'era anche un'altra persona su quel fuoristrada guidato da Beppe Grillo, un uomo, che si salvò perché sbalzato fuori all'inizio della rovinosa scarpata in cui finì l'auto con la sventurata famigliola. Ricordo che i giornali scrissero che lei, la mamma, era la nipote del pittore Aligi Sassu... E ricordo che pensai che chi guida ha la responsabilità dei trasportati ma, pare, che quei luoghi li conoscessero bene i coniugi Gilberti e non lui, Beppe. Dunque, pensai, una parte di responsabilità su quanto accadde è ascrivibile anche a loro, povere vittime, le quali avrebbero dovuto pensare che lassù, in quella strada senza protezione, avrebbe potuto esserci del ghiaccio. Ci sono strade, dove io vivo da molto tempo, in cui in particolari condizioni di tempo non mi avventuro in auto e sconsiglio, a chi non le conosce come me, di passarci...
Infine, questa donna, Cristina Gilberti, non può non sapere come sono andati i fatti: ci sono stati due processi più la Cassazione, dunque negli atti c'è la ricostruzione totale di quel tragico incidente e i diretti interessati, e lei lo è come parte lesa, hanno diritto all'accesso a tutte le carte.
Immagine di Beppe Grillo poco tempo dopo l'incidente d'auto per il quale è stato condannato,  nei panni del protagonista del film diretto da Luigi Comencini "Cercasi Gesù" 1982.
Le cronache riportano che l'attore comico stette molto male dopo la tragedia. Altro dolore della sua vita è stata la malattia mentale di sua madre.