mercoledì 6 febbraio 2013

Speculazione ed inesattezze

Da: La Repubblica.it

"Beppe rispondimi", l'appello della superstite:
nell'81 si salvò dall'incidente d'auto con Grillo

Cristina Gilberti parla dopo trent'anni dopo la tragedia in cui perse la famiglia. Al volante c'era il leader M5S. "Ho provato a contattarlo, ma senza successo. Mi ha richiamato un nipote, spiegandomi che tutta la sua famiglia aveva sofferto". E aggiunge: "mi rifiuto di essere strumentalizzata dalla politica in cui non mi riconosco, e non tornerò  sull'argomento"

ROMA - "Grillo, ti devo parlare", c'è scritto sulla copertina di di Vanity Fair, che l'ha intervistata. Cristina Gilberti, la sopravvissuta della famiglia che nel 1981 perse la vita in un incidente mentre viaggiava nell'auto guidata dall'amico Beppe Grillo, dopo 30 anni parla. E lancia un appello al leader del MoVimento 5 Stelle: "Non cerco nulla, se non la verità "mi rifiuto di essere strumentalizzata da una politica in cui non mi riconosco, e dopo questa intervista non intendo tornare sull'argomento". E spiega: "Chiedo solo di incontrare il signor Grillo. E' un gesto che devo a me stessa, ma anche ai miei genitori e a mio fratello, che non possono più parlare".

Cristina Gilberti vuole la verità: "Non amo parlare di me, forse la vita mi ha resa introversa. Ma oggi - afferma - sono matura, ho fatto i conti con il passato e ho trovato il coraggio di guardare indietro". E spiega pure perchè ha deciso di rompere il silenzio proprio ora, alla vigilia delle elezioni. "La mia non è certo l'unica vita segnata da un lutto, mi guardo intorno e ne vedo tante di storie simili. La differenza è che nel mio caso - con i media che parlano continuamente di lui e del perchè non si candida, e ogni tanto fanno anche vaghi riferimenti alla morte dei miei cari - dimenticare è impossibile. Tutte le domande che ho cercato di seppellire - che mi tormentano con i loro "perchè" - sono tornate a galla. Ora ho bisogno delle risposte, una volta per

tutte, per guardare avanti". Prima di andare in stampa con questa storia, Beppe Grillo, informa Vanity Fair, è stato avvertito e gli è stata data la possibilità di commentare in qualsiasi modo, ma lui ha scelto di non farlo. E sui social network il dibattito è già acceso, tra chi dice che l'intervista è utile per formarsi un'opinione, e chi parla di opportunismo. Non mancano le battute, con il nome del giornale storpiato in  "Vanity Unfair" e "Vanity Fail".

Cristina spiega di aver provato a contattare privatamente il comico genovese, ma senza successo. "Mi ha richiamato un nipote di Grillo: mi ha spiegato che tutta la sua famiglia aveva sofferto per l'incidente, che non era il momento di ritornare sull'argomento". E "solo dopo quel 'no' ho accettato di parlare" spiega Cristina aggiungendo che mai Grillo, in tutti questi anni, l'ha cercata. "Non ho mai avuto occasione di sentirmi raccontare come sono andate le cose direttamente da lui, l'unico che possa davvero farlo". Conclude la donna: "Mi conosceva bene, era amico dei miei, frequentava la nostra casa: come è possibile che in tutti questi anni non abbia mai sentito l'esigenza di vedermi, di chiedermi scusa, almeno di telefonare ai miei genitori adottivi per sapere come stavo?"
(05 febbraio 2013)

Da: Vanity Fair

Il 7 dicembre 1981, Beppe Grillo è a Limone Piemonte, ospite dei Giberti. Renzo, suo vecchio amico, la moglie Rossana e i figli Francesco, 9 anni, e Cristina, 7. Dopo pranzo si decide di andare a godersi il sole, per un paio d'ore, su in quota, al Duemila, una baita raggiunta da una strada stretta e non asfaltata. Tutti salgono sulla Chevrolet di Grillo, tutti tranne Cristina, che insiste per restare a vedere un cartone a casa di un'amica. Quasi a destinazione, dietro una curva, il sole illumina un lungo lastrone di ghiaccio. L’auto slitta all’indietro, diventa ingovernabile, urta una roccia, si gira, cade con il muso nel burrone. All’ultimo momento Grillo riesce a spalancare la portiera e a buttarsi. Per i tre Giberti non c’è niente da fare. Il comico verrà infine condannato per omicidio colposo, e per questo non si candiderà, sulla base del regolamento del Movimento 5 Stelle che esclude i condannati.

Su Vanity Fair si può leggere l'intervista diretta: domanda e risposta, i cui contenuti Repubblica riporta fedelmente, dunque dell'articolo di Vanity Fair ho riportato solo il riassunto che fa dell'accaduto del 1981.
Nel 2008 ho iniziato a scrivere sul blog di Antonio Di Pietro che, all'epoca, era gestito da Casaleggio, come quello di Grillo. I commenti su Beppe Grillo, allora legato a Di Pietro politicamente, (si appoggiavano l'un l'altro), erano entusiastici da parte dei commentatori. Io fui una voce fuori dal coro perché scrissi e ricordai i due episodi in cui Grillo si era dimostrato un "guidatore" irresponsabile che aveva provocato disastri.
Ricordai il fatto ora qui riportato e quello assurdo di quando aveva fatto affondare la sua barca in pochissimo tempo portandola sugli scogli, noti a tutti i naviganti, delle Isole Camere, in Sardegna.
Questo non per sadismo, ma per amore di verità, rispondendo a chi scriveva cose che esaltavano Beppe Grillo senza tener conto di altri aspetti della sua personalità. Ad esempio che aveva iniziato la raccolta firme per un referendum il 25 aprile, data propagandisticamente ad effetto, senza tener conto della legge sui referendum che detta precise regole in caso di scioglimento delle Camere. Fatto che era avvenuto alcuni mesi prima... In quell'occasione già si rivelò ai miei occhi l'elusione da parte di Di Pietro di questo svarione di Grillo. Essendo un esperto, almeno, di legge, il Di Pietro non poteva ignorare che quella scelta vanificava tutta la raccolta di firme... Ma egli volle ignorare l'errore di Beppe Grillo e andò a firmare con tanto di telecamere al seguito. E lì si doveva capire che al personaggio interessava solo la propaganda e quanti ignari di leggi sarebbero andati a firmare, per misurare il potere di Grillo e suo che lo appoggiava.
Oggi le cose sono rapidamente cambiate. Di Pietro ha definitivamente fatto scoppiare il partito da lui creato e si è messo nel carrozzino (carrozzone è troppo) di Ingroia che, lo ribadisco, era meglio che avesse continuato a fare il suo dovere di magistrato... Grillo, invece, ha più seguito che mai, se non lui il Movimento 5 Stelle e, soprattutto, i giovani puliti e ancora idealisti che, si spera, entreranno in Parlamento per cambiare (si spera sempre) l'aria mefitica che vi si respira.
Molti, come me, disperati, hanno deciso che o non vanno a votare o votano Movimento 5 Stelle dappertutto... e poi stiamo a vedere cosa succede.
Quindi, dati i miei scritti trascorsi, non mi si può accusare di partigianeria se ora spezzo una lancia in favore di Beppe Grillo di fronte a questa uscita strana ed inopportuna della sventurata ex bambina, oggi donna e madre, che perse tutta la sua famiglia in quell'incidente.
Se Grillo non le ha mai parlato per raccontarle la sua versione dell'incidente in più di 30 anni come lei afferma, Grillo ha di molto sbagliato!
Ma sbaglia anche lei a parlare sotto elezioni, perché a più di una persona questo ha fatto una bruttissima impressione.
E non è bene dare una pessima impressione su un argomento così tragico che le ha cambiato per sempre la vita. 
Io ricordo molto bene tutto. Lei si salvò perché rimase a casa e non volle seguire la sua mamma, il suo papà e il fratellino in quella gita. Ricordo che c'era anche un'altra persona su quel fuoristrada guidato da Beppe Grillo, un uomo, che si salvò perché sbalzato fuori all'inizio della rovinosa scarpata in cui finì l'auto con la sventurata famigliola. Ricordo che i giornali scrissero che lei, la mamma, era la nipote del pittore Aligi Sassu... E ricordo che pensai che chi guida ha la responsabilità dei trasportati ma, pare, che quei luoghi li conoscessero bene i coniugi Gilberti e non lui, Beppe. Dunque, pensai, una parte di responsabilità su quanto accadde è ascrivibile anche a loro, povere vittime, le quali avrebbero dovuto pensare che lassù, in quella strada senza protezione, avrebbe potuto esserci del ghiaccio. Ci sono strade, dove io vivo da molto tempo, in cui in particolari condizioni di tempo non mi avventuro in auto e sconsiglio, a chi non le conosce come me, di passarci...
Infine, questa donna, Cristina Gilberti, non può non sapere come sono andati i fatti: ci sono stati due processi più la Cassazione, dunque negli atti c'è la ricostruzione totale di quel tragico incidente e i diretti interessati, e lei lo è come parte lesa, hanno diritto all'accesso a tutte le carte.
Immagine di Beppe Grillo poco tempo dopo l'incidente d'auto per il quale è stato condannato,  nei panni del protagonista del film diretto da Luigi Comencini "Cercasi Gesù" 1982.
Le cronache riportano che l'attore comico stette molto male dopo la tragedia. Altro dolore della sua vita è stata la malattia mentale di sua madre.

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