Cerca nel blog

mercoledì 25 febbraio 2015

Elena Ferrante: il mistero paga

Rita Coltellese rita.coltellese@gmail.com (31-01-2010)
Avevo sentito parlare vagamente di questa scrittrice; i films tratti dai suoi libri non mi avevano spinto a leggerli. Ora ho comperato "La figlia oscura" nella versione più economica e l'ho letta, presa dall'inizio alla fine. Un libro che ti piace ti fa compagnia: sai che non sei sola se hai un libro che ti prende. E' un libro sincero: Leda è una donna molto diversa da me, eppure mi ha colpito per la profondità della sua analisi su sé stessa e per il "coraggio" delle sue scelte. Ci vuole più coraggio ad abbandonare, affrontando i sensi di colpa, che a restare per non averne troppi: perchè le madri ne hanno sempre, anche quando spendono tutte sé stesse rinunciando alle proprie aspirazioni. L'unico appunto che posso fare a questo bellissimo racconto è il passaggio, che la Ferrante fa in diversi punti, dall'imperfetto al presente: bruscamente, senza ragione narrativa o stilistica, mi pare. Un esempio: "Avvampavo, mi ficcai sotto la doccia. Acqua fredda. Me la lascio scorrere addosso a lungo, fissando la sabbia che scivola giù nera dalle gambe, dai piedi, sullo smalto bianco della pedana. Il caldo passa quasi subito. ecc." Ecco non c'è motivazione a questi passaggi di tempo...
Voto: 5 / 5

Questo il mio commento su IBS sul libro "La figlia oscura", con i dovuti appunti su quelli che a scuola i professori di italiano segnerebbero come errori: il passaggio, descrivendo un'azione che si svolge in pochi momenti, dal tempo imperfetto "Avvampavo" al passato remoto "mi ficcai" (e passi, ci può stare), ma poi  "Me la lascio scorrere addosso " tempo presente... Insomma, pur con la licenza letteraria, un minimo di forma grammaticale e sintattica bisogna rispettarla.
Ora ricevo la Newsletter dell'Editore Neri Pozza che parla addirittura di una partecipazione della misteriosa Elena Ferrante al Premio Strega. Che sia misteriosa lo mette in risalto anche il critico letterario Silvio Perrella:  

La Ferrante candidata allo Strega? Io voterò il Gemito della Marasco 2015-02-24

Silvio Perrella, critico letterario e "Amico della Domenica", illustra sulle pagine de IlMattino i motivi per cui voterà Wanda Marasco
Qualora Elena Ferrante si dovesse davvero presentare al prossimo Premio Strega, sarei costretto a non votarla. Non perché non la stimi: ho seguito il suo lavoro con attenzione, recensendone con entusiasmo i libri (considero I giorni dell'abbandono un libro straordinario) e interrogandomi (su sollecitazione della stampa, non per mia vera curiosità) sulla sua reale identità.
Non la voterei, perché come «Amico della Domenica» avevo già scelto di presentare un altro libro di un'altra autrice. Si tratta de II genio dell'abbandono di Wanda Marasco, edito da Neri Pozza.

Ecco: chi è veramente Elena Ferrante?

Da Wikipedia:

Elena Ferrante è lo pseudonimo di una scrittrice o scrittore (c'è infatti chi crede che dietro la sua penna possa nascondersi addirittura un uomo, tra i nomi papabili emergono quelli di Domenico Starnone e Goffredo Fofi) di cui si ignora la vera identità. Di lei si sa solo che sarebbe nata a Napoli, città che avrebbe abbandonato presto per vivere all’estero, in Grecia. Qualcosa in più sul suo conto possiamo ipotizzarlo basandoci sulle storie delle protagoniste dei suoi romanzi e assumendo che queste siano tratte da episodi a lei realmente accaduti.
Dal suo primo romanzo, L'amore molesto, edito nel 1992, vincitore del premio Procida Isola di Arturo-Elsa Morante, del premio Oplonti d'argento e selezionato al Premio Stregae al premio Artemisia, è stato tratto l’omonimo film di Mario Martone, in concorso al 48º Festival di Cannes.
Dal romanzo successivo, I giorni dell'abbandono, edito nel 2002 e finalista al Premio Viareggio, è stata realizzata la pellicola di Roberto Faenza, in concorso alla 62ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
Nel volume La frantumaglia, edito nel 2003, racconta la sua esperienza di scrittrice.
Nel 2006 viene pubblicato il romanzo La figlia oscura, da cui nel 2007 la scrittrice ha tratto spunto per il racconto per bambini La spiaggia di notte.
Nel 2011 è stato pubblicato il primo volume del ciclo L'amica geniale, seguito nel 2012 dal secondo volume, Storia del nuovo cognome, nel 2013 dal terzo, Storia di chi fugge e di chi resta e nel 2014 dal quarto e conclusivo Storia della bambina perduta.
Nel 2012 le Edizioni e/o hanno riunito i primi tre romanzi della scrittrice (L'amore molestoI giorni dell'abbandonoLa figlia oscura), accomunati dal tema di un amore negativo, traumatico e destabilizzante, in un unico volume, Cronache del mal d'amore.
Nel novembre 2014 è stata inserita in una lista dei cento pensatori più influenti dalla rivista Foreign Policy per la categoria chronicler[1].

La scelta dell'anonimato[modifica | modifica wikitesto]

Senza aver mai svelato la propria identità, Elena Ferrante è a oggi una scrittrice apprezzata non solo in Italia, ma anche all'estero (in particolare in America, dove quattro suoi romanzi hanno trovato il favore del pubblico sotto la traduzione di Ann Goldstein, grazie alla casa editrice Europa Editions) e ha raccolto critiche più che positive oltreoceano da giornali prestigiosi, tra i quali anche il New Yorker.[2][3]
La frantumaglia è un volume nato per soddisfare la curiosità del pubblico nei confronti dell'anonima scrittrice, in esso sono raccolte le lettere dell'autrice al suo editore, le poche interviste da lei rilasciate e le sue corrispondenze con lettori d'eccezione. Sua funzione principale è far comprendere al lettore i motivi che spingono l'autrice a rimanere nell'oscurità. La scrittrice stessa parla di un desiderio di autoconservazione del proprio privato, un desiderio un po' nevrotico di intangibilità, di mantenere una certa distanza e non prestarsi ai giochi giornalistici che tipicamente spingono gli scrittori a mentire per apparire come ritengono che il pubblico si aspetti. Ferrante è fermamente convinta che i suoi libri non necessitino di una sua foto in copertina né di presentazioni promozionali: devono essere percepiti come “organismi autosufficienti”, a cui la presenza dell'autrice non potrebbe aggiungere nulla di decisivo.

Può essere una rispettabile scelta... ma anche una furba costruzione editoriale di chi sa scrivere e per vendere ha creato il mistero... che paga sempre, anche con i tempi dei verbi che lasciano un poco a desiderare...


Da: Panorama - di Stefania Vitulli 24 novembre 2014

Chi è veramente Elena Ferrante?

È celebrata come la scrittrice rivelazione del momento. Ma nessuno sa chi sia e se quello è il suo vero nome. Indagine su un'autrice misteriosa e sui sospettati che potrebbero nascondersi dietro la sua identità


Ultima voce in circolo: la partecipazione allo Strega. Impedimenti nel regolamento non ce ne sarebbero: l’autrice è senza volto e senza nome, a parte uno pseudonimo? Non importa, mica si specifica chi debba ritirare il premio e mica si può discutere sulle "insindacabili" decisioni del comitato. L’altra novità sul brand "Elena Ferrante" è il boom americano
Giusta definizione "brand", un prodotto, un marchio come un altro...
Un nome costruito a tavolino da una équipe editoriale... e che ci vuole in un simile investimento a trovare una traduttrice americana.. basta pagarla.
 
E ancora, dall'articolo di Stefania Vitulli
...Ma il supersegreto sta dando superfrutti: i primi quattro volumi della saga de L’amica geniale (Storia della bambina perduta è appena uscito in Italia per e/o) hanno venduto oltre 200 mila copie in Italia e i primi tre 130 mila negli Stati Uniti. Ferrante vende anche in Francia (con Gallimard), Danimarca, Svezia e Norvegia. Dopo i film di Martone e Faenza su L’amore molesto e I giorni dell’abbandono, è prevista una serie televisiva prodotta da Fandango e Rai Fiction: sei episodi sceneggiati da un team guidato dal premio Strega 2014 Francesco Piccolo (chissà che non porti bene). Fin qui il marketing, gli aridi numeri, le operazioni a tavolino. Niente di male. Ma non bisogna dirlo agli editori. Che il tavolino lo negano, sempre e comunque. E lasciano che TotoFerrante si autoalimenti. "Non è importante il nome, ma i libri" dicono.

Sempre dall'articolo di Stefania Vitulli
...Tra le ipotesi che si sono succedute dal 1992, il colpaccio lo fece Luigi Galella nel 2005 su La Stampa: usò il computer per stabilire sei coincidenze testuali schiaccianti tra L’amore molesto e Via Gemito di Domenico Starnone. Che da allora, nonostante smentite, non si è più tolto dalla spalla la scimmia di questo probabile doppio. L’altro sospettato, il giornalista Goffredo Fofi, rilanciò indicando Anita Raja, traduttrice dal tedesco, collaboratrice di e/o e moglie di Starnone. Altri ipotizzano una triangolazione o un collettivo alla Wu Ming, specie dopo che il livello di scrittura, è passato al "tutto plot", con una voce del tutto diversa da quella di Starnone.
...Nel tempo, altri candidati si sono succeduti: Guido Ceronetti, Fabrizia Ramondino, lo stesso Mario Martone, o addirittura la famiglia Ferri, compresa Linda, la scrittrice e sceneggiatrice de La stanza del figlio di Moretti e sorella di Sandro. La Napoli che tanto sta a cuore alle protagoniste della Ferrante, quella dei vicoli lontani dai party letterari di Manhattan, è perplessa: "Trovo onestamente un po’ forzato chiedersi chi e dove sia la Ferrante" commenta lo scrittore e blogger Amleto De Silva. "Conosco migliaia di persone a cui non frega nulla. In mancanza del personaggio, stanno provando a vendersi l’assenza del personaggio". E lo scrittore e giornalista Marco Ciriello ribatte: "A Napoli il problema non si pone, ce ne sono altri. Non si fanno domande sugli scrittori che esistono e si mostrano, figurati su quelli che non si mostrano".


Agorà con Flavio Briatore

Stamane alla trasmissione Agorà hanno invitato come ospite Flavio Briatore, da quello che ha detto il conduttore, Gerardo Greco, sembra che sia perché egli ha scritto sul suo sito che seguiva la trasmissione.
Sicuramente fa piacere avere uno spettatore noto ed importante, più che gente qualsiasi, e dunque l'hanno invitato per sentire la sua opinione.
Ha detto subito una cosa che mi ha colpita, perché l'ho scritta su questo blog poco tempo fa a proposito dei dibattiti nella trasmissione "L'Arena" sui temi di attualità:
3 febbraio 2015 Non basta più la catarsi di trasmissioni come "L'Arena" che trascina tutto questo in un dibattito....

Briatore ha detto proprio questo: che Agorà, come tutte le trasmissioni dibattito, serve come sfogo... ma non si risolve nulla.
Insomma ha messo l'accento su quanto anch'io ho percepito e quindi scritto: la gente vuole fatti, le chiacchiere, quali valvole di sfogo, non bastano più.
Un po' piccato Gerardo Greco ci ha tenuto a dire che "Noi facciamo informazione".

Giusto, serve senz'altro, ma Briatore è molto pragmatico e vede la realtà in quel modo, che a lui ha portato molta fortuna.

Fortuna che io, piccola borghese lontanissima da quel mondo, non ho mai capito come ha potuto nascere e crescere così tanto e così bene.

La biografia di Flavio Briatore da Wikipedia:


Nasce da genitori maestri di scuola elementare. Dopo il conseguimento da privatista del diploma di geometra inizia a lavorare come maestro di sci e gestore di ristoranti per poi arrivare ad aprirne uno suo, il locale "Tribüla"[2] (in piemontese, "tribülé" significa procedere con fatica, dover superare molti ostacoli), ristorante che in seguito fu chiuso per mancanza di risultati economici soddisfacenti.
Dopo aver fatto l'assicuratore a Saluzzo, negli anni settanta collabora con un finanziere e costruttore edile di CuneoAttilio Dutto, che aveva rilevato la Paramatti Vernici, azienda già di proprietà di Michele Sindona. Il 21 marzo del 1979 Dutto venne assassinato a Cuneo con una bomba collegata all'accensione della sua auto: la verità sul caso non fu mai accertata, ma che in base ad alcune testimonianze l'omicidio sembra essere stato eseguito dalla criminalità organizzata[4]. In seguito alla scomparsa di Dutto, Briatore si trasferì a Milano, dove iniziò a frequentare l'ambiente della Borsa. A Milano conobbe Achille Caproni (patron della Caproni Aeroplani), che gli affidò la gestione della CGI (Compagnia Generale Industriale), la holding del gruppo Caproni. I risultati ottenuti da Briatore però furono negativi: la Paramatti, acquistata nel frattempo da Caproni su consiglio dello stesso Briatore, finì in un "crac" ed il pacchetto azionario dell'impresa fu venduto alla statale Efim.
Conclusa la collaborazione con Caproni, Briatore si presentò per un breve periodo come agente discografico, spesso in compagnia di Iva Zanicchi, per poi dedicarsi ad affari connessi a bische clandestine e gioco d'azzardo, che lo portano ad essere condannato in primo grado ad un anno e sei mesi di reclusione dal Tribunale di Bergamo[5] e a tre anni dal Tribunale di Milano.[2][6] Briatore riuscì ad evitare il carcere rifugiandosi a Saint Thomas, nelle Isole Vergini, per poi tornare in Italia dopo un'amnistia. Durante la latitanza alle Isole Vergini, grazie all'amicizia con Luciano Benetton (conosciuto negli anni milanesi), aprì alcunifranchising Benetton, facendo poi rapidamente carriera nel gruppo dirigente dell'azienda di Ponzano Veneto.[1]
Rientrato in Italia Flavio Briatore iniziò ad interessarsi al mondo della Formula 1, di cui diceva «non è uno sport, è un business», impegnandosi direttamente nel circus a partire dal Gran Premio d'Australia del 1988 ancora grazie alla famiglia Benetton, che lo coinvolse nell'attività della scuderia Benetton di Formula 1, creata nel 1986 da Davide Paolini e Peter Collins sulle ceneri dellaToleman. Qui Briatore all'inizio degli anni novanta ottenne l'incarico di direttore commerciale e poi, dopo il licenziamento dei vertici della società, ne divenne direttore esecutivo, trasformando la scuderia in un team competitivo. Dopo aver assunto e licenziato in poco tempo l'ingegnere John Barnard, chiamò in squadra Tom Walkinshaw, che nel 1991 ebbe l'intuizione di ingaggiare dallaJordan il giovane pilota Michael Schumacher, malgrado questi avesse all'attivo una sola gara in F1 disputata in quella stessastagione.
Schumacher vinse una gara nel 1992 ed un'altra nel 1993, per poi diventare campione del mondo con la Benetton per due volte consecutive nel 1994 e nel 1995, anno in cui la Benetton vinse anche il titolo costruttori. Il 10 febbraio 1993, un ordigno esplose davanti all'ingresso della dimora londinese di Briatore, nell'elegante quartiere di Knightsbridge. L'attentato non causò vittime, ma solo danni al porticato, e le conclusioni degli inquirenti inglesi furono che si fosse trattato di un atto dell'IRA e che l'obiettivo non fosse Briatore.
Ribadisco che sono una piccolo-borghese e forse per questo mi sfuggono le capacità poliedriche di questo geometra, che dopo la disavventura con l'imprenditore ammazzato dalla criminalità organizzata con modalità viste nel film "Il Padrino", si sposta di città e là: subito gli offrono di lavorare negli ambienti della Borsa di Milano (mica pizza e fichi). Poi questo imprenditore di Aeroplani gli offre di lavorare con lui, poi accetta il suo consiglio... (chissà perché mi torna di nuovo in mente "Il Padrino", quando il boss diceva sempre "gli faremo un'offerta che non potrà rifiutare" e se la rifiutava qualcuno faceva la fine di quello che, girando la chiave dell'accensione dell'auto, zompava per aria...), poi il consiglio di Briatore, che Caproni segue, si rivela un fallimento che però viene sbolognato alla EFIM... e qui la cosa mi inquieta... perché sono proprio lontana da quel mondo di fallimenti che però non affossano mai il geometra Briatore... anzi! EFIM è  lo Stato, per questo la cosa mi inquieta... Che interesse poteva avere un ENTE FINANZIARIO PER LE PARTECIPAZIONI STATALI A RILEVARE IL PACCHETTO AZIONARIO DI UN FALLIMENTO? BOH?!
Poi il poliedrico geometra ricambia attività: discografia...
Poi però bische clandestine... Poi fuga dopo le condanne... Poi amnistie (come Carminati mi viene in mente, vedere l'articolo de Il Fatto Quotidiano da me pubblicato il 14 dicembre 2014), insomma è un imprenditore fortunato in cosa?
Come si può passare da un impresa all'altra attraverso fallimenti e condanne senza finire male?
Fortuna? Eh! Sono una piccola borghese ma sono molto pragmatica anch'io... Non credo che sia fortuna, né poliedrica abilità... Altrimenti imprenditori intelligenti e superlaureati sono tutti terribilmente sfortunati.. e forse un po' scemini...
Non vi fate ingannare dalle inchieste della Polizia inglese, a proposito della conclusione sulla presunta bomba dell'IRA del 1993, e ricordatevi che fu la Polizia inglese a concludere che Calvi si era impiccato da solo sotto il Ponte dei Frati Neri....