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sabato 29 agosto 2015

Nessuna Giustizia per il giovane Mohamed Sow

Da: Chi l'ha visto?

Mohamed Sow: Assoluzione definitiva per i datori di lavoro


Torino, 25/8/2015 - La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della procura di Verbania contro la sentenza della Corte d'Assise d'appello di Torino che il 9 luglio 2014 ha assolto dall'accusa di omicidio i titolari della ditta in cui lavorava Mohamed Sow, Domenico Rettura e Rocco Fedele. Determinate per la Cassazione "il mancato accertamento del movente". Prescritto il reato di occultamento del cadavere. 
Mohamed Sow



Mohamed è morto, non è scomparso, è stato ucciso ed il suo corpo fatto sparire. Lavorava regolarmente in Italia, era venuto dal Senegal. L'unica cosa che la Giustizia Italiana è stata capace di accertare è che il datore di lavoro gli aveva fatto firmare un foglio in bianco, dove poi aveva fatto scrivere una finta lettera di dimissioni. Ma questo e il fatto che egli aveva mentito nel dire che il ragazzo il giorno della sua scomparsa si era presentato al lavoro dando le dimissioni, non sono state prove sufficienti per la giustizia (il minuscolo non è casuale). Questa la sua triste storia di lavoratore sfruttato:Mohamed Sow, 28 anni, giovane cittadino senegalese da tre anni in Italia, è misteriosamente scomparso da Invorio, un piccolo paese della provincia di Novara, poco distante dal lago Maggiore. La mattina del 16 maggio 2001 Mohamed è uscito, come sempre, per andare a lavorare a Paruzzano, un paese distante circa dieci chilometri. Lavorava in una ditta di rubinetti da bagno, e questa per lui era l'unica fonte di sussistenza. Quel giorno stesso però Mohamed avrebbe deciso di licenziarsi, firmando una lettera che lo stesso datore di lavoro gli aveva già preparato. Una decisione importante, della quale stranamente il ragazzo non aveva parlato con nessuno. Qualcuno racconta di aver sentito litigare i due uomini, una circostanza smentita dal datore di lavoro. Un operaio dello stabilimento ha dichiarato di aver accompagnato Mohamed ad Invorio in macchina alle 18,30, lasciandolo a circa cento metri dalla sua abitazione. Non solo il giovane non è mai arrivato a casa, quello che è davvero incredibile è che nessuno lo ha visto passare. Eppure a quell'ora, nel paese, c'è sempre molta gente, e tutti lo conoscono perfettamente. Svanito nel nulla, dunque, con indosso la tuta da lavoro e senza il passaporto, che è rimasto a casa. Tra chi lo conosce, non c'è una sola persona che creda a un suo allontanamento volontario.

8 gennaio 2002

Le indagini condotte dalla procura di Verbania sulla scomparsa di Mohamed Sow hanno svelato una terribile verità. Il suo datore di lavoro, Domenico Rettura, aveva raccontato che il giovane aveva firmato spontaneamente una lettera di dimissioni. Ma con un approfondito esame tecnico si è scoperto che si trattava di un falso: il giorno dopo la scomparsa di Mohamed, Rettura si era infatti recato allo studio che teneva la contabilità della ditta con un foglio bianco firmato dal ragazzo senegalese, per farselo "completare" con una falsa lettera di dimissioni. I rilievi della polizia scientifica hanno successivamente portato a una drammatica scoperta. Nella fabbrica sono state trovate evidenti tracce di sangue: con la prova del Dna si è arrivati alla conclusione che si trattava proprio del sangue del povero Mohamed. "Quel 16 maggio - spiega Fabrizio Argentieri, sostituto procuratore del tribunale di Verbania - il ragazzo probabilmente è stato trattenuto con una scusa, ed è stato ucciso. Il suo corpo è stato poi occultato da qualche parte dove è molto difficile che venga trovato. La molla scatenante dell'omicidio sarebbe stata una discussione avvenuta perché Mohamed si era lamentato per dei soldi - poche decine di migliaia di lire - che non gli erano stati riconosciuti in busta paga". Domenico Rettura, e il suo dipendente Fedele Rocco - quello che aveva raccontato di aver accompagnato Mohamed ad Invorio il giorno della scomparsa - sono indagati per omicidio volontario. Il datore di lavoro e l'operaio hanno sempre respinto con decisione ogni accusa nei loro riguardi. Attualmente si trovano in libertà perché l'ordine di carcerazione del tribunale di Torino è sospeso in attesa che diventi esecutivo.

12 luglio 2004

Il 23 giugno scorso il Giudice per l'Udienza Preliminare ha disposto il rinvio a giudizio di Domenico Rettura e Fedele Rocco, attualmente latitanti, per il 7 ottobre prossimo presso Corte d'Assise di Novara. Il corpo di Mohamed Sow non è stato ancora ritrovato.

21 febbraio 2005

Dopo oltre tre mesi di udienze, la Corte d'Assise di Novara ha assolto Domenico Rettura e Rocco Fedele, accusati di omicidio volontario aggravato. La Corte ha anche revocato l'ordinanza di custodia cautelare a suo tempo emessa e alla quale i due erano sfuggiti rendendosi latitanti dal 2002. E' stato assolto dall'accusa di favoreggiamento anche un terzo imputato, Massimiliano Surace (Ansa).

Il 6 marzo 2009 la Corte d’Appello di Torino ha ribaltato la sentenza della Corte d’Assise di Novara ed ha condannato a 16 anni di carcere Domenico Rettura e Rocco Fedele per omicidio preterintenzionale. A questa conclusione si e’ giunti grazie alle indagini condotte dal RIS di Parma.

19 giugno 2010

E' stata annullata dalla Cassazione la condanna per omicidio inflitta dalla Corte d'Appello ai due imprenditori processati per il giallo della scomparsa di Mohamed Sow. Sarà necessario un nuovo processo. A dare notizia della pronuncia della Suprema  Corte è l'avvocato Antonino Napoli, difensore degli imputati insieme al collega Alessandro Gamberini. Domenico Rettura e Rocco Fedele erano stati condannati a sedici anni per omicidio preterintenzionale. La tesi era che Sow fosse stato aggredito durante una discussione per delle somme di denaro non presenti nella busta paga. Il corpo, poi, venne nascosto. Rettura e Fedele, però, hanno sempre negato questa ricostruzione dei fatti.

9 luglio 2014

Sono stati assolti dalla Corte d'Assise d'appello Domenico Rettura e Rocco Fedele, originari di Taurianova (Reggio Calabria), i due imprenditori processati per la scomparsa di Mohamed Sow, l’operaio senegalese scomparso il 16 maggio 2001 da Invorio (Novara).I titolari della ditta di lucidatura metalli di Paruzzaro dove lavorava il senegalese erano accusati di omicidio preterintenzionale.

25 agosto 2015

La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della procura di Verbania contro la sentenza della Corte d'Assise d'appello di Torino che il 9 luglio 2014 ha assolto dall'accusa di omicidio i titolari della ditta in cui lavorava Mohamed Sow, Domenico Rettura e Rocco Fedele. Determinante per la Cassazione "il mancato accertamento del movente". Prescritto il reato di occultamento del cadavere.

Questa è la giustizia che un Paese, che vuole dirsi civile, ha riservato a questo giovane che lavorava e che si era ribellato per quello che dalla paga gli era stato sottratto. Dopo aver reclamato un suo diritto egli è scomparso.
Dopo 14 anni la giustizia fallimentare italiana si conclude con un nulla di fatto.

Usurai ed usurati, cravattari ed incravattati: due facce della stessa medaglia - "Novelle Nuove"

Da: "Novelle Nuove"

Usurai ed usurati, cravattari ed incravattati: due facce della stessa medaglia

            Come fu, come non fu, fatto sta che si ritrovò incravattata. Molto era dovuto alla sua totale inesperienza di vita, era così giovane! Ma moltissimo alla sua intelligenza di scarsa qualità. Eh, sì! Perché chi finisce nelle grinfie degli usurai è sempre persona di scarsa intelligenza. Si può essere in difficoltà economiche quanto si vuole, ma se si ha cervello si sa che chiedere i soldi "a strozzo" fa stare anche peggio di come ci si trova. Dunque perché farlo? Ma perché, appunto, il futuro usurato non ha una bella intelligenza mai! Crede sempre di potersela cavare in qualche modo, vago, futuro.. Dunque non sa valutare bene la realtà, non sa essere padrone della propria vita, asseconda le proprie debolezze.. Dalla voglia di acquistare quello che non ci si può permettere, al cedimento al vizio del gioco... Sono tutte strade che portano all'indebitamento.
            Chi si ripete intimamente il detto "Non fare il passo più lungo della gamba" non finirà mai nelle mani di nessuno, sarà sempre padrone della sua vita. Una vita risicata? Una vita con scarsità di mezzi? Ma una vita libera da padroni ignobili quali sono gli usurai. Una vita dignitosa e linda anche se con poveri mezzi. Si possono chiedere aiuti alla Società se non si riesce più a sostentarsi: Caritas, Servizi Sociali ed assistenziali dei Comuni, Associazioni laiche e religiose, ormai sovrabbondanti, dedite all'aiuto dei socialmente più deboli.
            Ma il futuro usurato, che spesso finisce per diventare a sua volta braccio dell'usuraio che gli procura clienti, non è quasi mai persona totalmente priva di mezzi, tanto da dover chiedere aiuto alle Istituzioni che offre la Società, egli è una persona poco intelligente, dal carattere debole, non padrona di sé stessa ma trascinata dalla propria testa stolta piena di debolezze e di voglie.
            Lei, Sabrina, si era sposata giovanissima con un operaio specializzato che aveva uno stipendio sicuro: statale! Ma il marito, non molto intelligente neppure lui, era però attento ai soldi e si accorse quasi subito che Sabrina spendeva in modo incontrollato il non ricco stipendio, ma sufficiente ad arrivare alla fine del mese qualora amministrato con oculatezza.
            "Come hai già finito tutti i soldi che ti ho dato? Ma che ci hai fatto?" Le chiedeva il marito.
            "Ma non lo so! Costa tutto molto! I soldi non bastano mai..." Si confondeva lei.
        In realtà comperava di tutto: cose inutili, paccottiglia che vedeva sui banchi del mercato, vestitucci, trucchi, creme, bigiotterie... In una pulsione irrefrenabile all'acquisto.
         Il marito se ne lamentò con sua madre: "Sabrina non sa amministrare i soldi. Sembra una bambina, compera tutto quello che vede! Questo mese ha finito lo stipendio il 20 e per i giorni rimanenti ho dovuto prendere da quei pochi soldi che stanno sul libretto postale.."
            "Come?! Quelli che vi abbiamo regalato quando vi siete sposati? Ma quelli vi servono per gli imprevisti! Non li devi toccare!" Si allarmò sua madre.
            "E dimmi tu come faccio allora?" Chiese il figlio con una punta di esasperazione nella voce.
          La madre ci pensò un po' e, in presenza anche del padre che rimaneva in silenzio, disse: "Ci penso io. Dai i soldi a me e io le darò giorno per giorno quello che le serve, così dovrà farseli bastare per le cose essenziali. Alla fine del mese, se avanza qualcosa, te li do e li metti sul libretto postale."
           Così fecero.
        Ma la cosa non piacque a Sabrina che continuava ad avere la testa che aveva e che non dipendeva solo dalla giovane età...
         Si lamentava con la vicina di casa, con le amiche, con la gente del quartiere... Lei non poteva disporre di nulla, teneva tutto sua suocera!
        Provò anche a lavorare, ma siccome non era andata oltre la licenza di scuola media inferiore, tutto quello che trovò fu un lavoretto di vendita porta a porta di detersivi per la casa.
       Poi un giorno che si stava lamentando per l'ennesima volta con una anziana conoscente del quartiere, sul marciapiede davanti ad una vetrina dove stava sbirciando vogliosa dei vestiti, si sentì fare la proposta: "Ma bella mia comprateli i vestiti, comprateli! Sei giovane e carina adesso! Quando te li vuoi mettere addosso? Quando sarai vecchia come me?! - Fece con un sorriso accattivante. - Quando non figureranno più perché avrai le rughe e la pancia?" E si toccò la pancetta sempre con quell'aria piena di bonomia quasi familiare.
        "E come faccio?! - Sbottò la sciocchina sgranando gli occhi. - "Mia suocera mi dà i soldi per fare la spesa e basta! Gestisce tutto lei quella disgraziata! Se mi voglio comperare un vestito mi dice "che ci fai?", "che non ce l'hai i vestiti?", "non è mica il cambio di stagione"..."  Concluse con esasperazione.
         "Ma guarda quanto è carino questo che sta in vetrina sul manichino! E' un amore! Ti starebbe un incanto! Ma pure quello con quei fiori sul verde ti starebbe proprio bene! Sembri una bambolina! Sai quanto saresti carina!"
        Alla stupidina quasi venivano le lacrime agli occhi: "Eh, lo so! Ma ha visto quanto costano? Cinquantamila lire l'uno! E chi ce l'ha?! Centomila lire!"
          "Ma amore mio comprateli, te li presto io! Mi fai quasi pena! Me li ridarai quando potrai, non ti preoccupare!"
         La scemetta la guardò attonita a quella inattesa ed insperata proposta e disse con meraviglia:                "Ma... perché .. tu..?"
            "Ma perché te  lo meriti! Sei così caruccia! Io quando ti incontro mi dico sempre "Quanto è carina Sabrina! Sembra una bamboletta! Peccato che va vestita..." Scusa.. non lo vorrei dire.. ma co' questi straccetti!"  
            Alla stupidina si stringeva la gola per la pena di sé stessa che quelle parole le suscitavano e per la voglia che le si stava accendendo in cuore. "Ma io non so quando potrò ridarteli.." Fece combattuta fra il desiderio che le si era acceso di poter avere una chiave per soddisfare i suoi desideri e l'incertezza che le dava l'impossibilità momentanea di poter disporre di denaro.
            "Ma non stare a preoccuparti?! Te l'ho detto che me li ridarai quando puoi! Mica tuo marito lo farà sempre gestire a sua madre lo stipendio no?! Adesso è perché siete sposati da poco... Vedrai, vedrai che poi lo farà gestire tutto a te e me li potrai ridare con comodo!" Il tono era accattivante, amichevole, quasi protettivo e la donna sorrideva intimamente soddisfatta del pesciolino che aveva abboccato all'amo.  
           Al marito iniziò a dire bugie, cosa che le veniva facile: i vestiti li aveva comperati al banco del mercato pagandoli poche lire, forse erano rubati, forse erano un usato quasi nuovo.. Così i vestitini per la bimba che intanto le era nata, così tutto... L'aiutava in questo la dabbenaggine di suo marito, decisamente un poco tardo... Ma dopo tre anni di questa storia i nodi vennero drammaticamente al pettine. Nel frattempo era nata una seconda bambina e le esigenze erano aumentate: si lasciava trascinare ad ogni sorta di spesa seguendo i consigli della sua anziana "amica" e "benefattrice". La bimba stava poco bene? Ma perché accontentarsi del pediatra della mutua?
        "Ma portala dal privato no? C'è un maggior riguardo! Che fai? Risparmi sulla salute di tua figlia?" Consigliava il braccio dell'usuraio.
         Finalmente, l'ignaro ed ottuso marito, decise che ora i soldi li poteva gestire lei: ormai era madre assennata ed attenta e le bambine le teneva così bene con quei soldi che lui guadagnava!
          Appena tutta trionfante disse all'"amica" che ora poteva gestire l'intero stipendio del marito, quella tirò la rete in barca: "Bella mia, te lo avevo detto che prima o poi i soldi dello stipendio sarebbero tornati a te! Sono proprio contenta, proprio contenta! Adesso, magari un po' per volta... mi ridarai i soldi che ti ho prestato cocca!"
           "Ma certo Assunta! Però te li do, come hai detto tu, un poco per volta. Ho tenuto i conti: mi hai dato tre milioni in tre anni... Te li posso ridare a... 100.. 150.000 lire al mese?"
            "Come ti pare cocca. Però non sono più tre milioni, ci sono gli interessi." Il tono era ora dolce ma secco, e l'espressione degli occhi strana: fredda, quasi dura.
            La scema ebbe una prima stretta al cuore: "E.. quanto sono gli interessi?"
            "Tesoro mio, - fece quella con tono sbrigativo - in tre anni, tu capisci, la cifra è raddoppiata: mi devi sei milioni di lire."
            L'inconsapevole, incosciente usurata quasi stramazzò a terra.
            "Ma, ma... come è possibile.. non capisco.."
         "Bella mia, non capisci? Tre milioni congelati per tre anni! Tutti chiedono gli interessi! Più tardi li ridai, più tempo passa e più corrono! Si sa!"
            "Ma come faccio?!" Fece la squinternata disperata.
           A questo punto il tono di Assunta si fece ancora più duro e sbrigativo: "Parlane con tuo marito. Ha uno stipendio e potrà fare fronte al tuo debito. Te l'ho detto "Me li ridarai con comodo, quando tuo marito ritornerà a farti gestire lo stipendio", e tu hai accettato, hai firmato le ricevute ricordi?"
            Mezzo svenuta dal trauma e dalla paura che suo marito potesse venire a sapere qualcosa tornò a casa. Inventò che doveva pagare una visita privata per una delle bambine e prese duecentomila lire pensando così di tenere buona l'usuraia.
         Quella prese i soldi ma ribatté che aspettava in tempo breve gli altri, altrimenti gli interessi sarebbero cresciuti: "Il tempo Sabrina, ricordi? Il tempo scorre e più scorre più gli interessi crescono!"
         La fragile intelligenza di Sabrina iniziò a vacillare e il marito si accorse che qualcosa non andava. La interrogò e alla fine, vinta dall'angoscia, l'incosciente gli scaricò addosso il carico che non riusciva a sostenere da sola. L'uomo crollò su una sedia con la testa fra le mani. Disperato informò i suoi genitori del disastro. La madre andò su tutte le furie: "Hai sposato una matta! Questa donna è una rovina! Ah, ma i suoi genitori debbono saperlo, lo debbono sapere che razza di scema è la loro figlia! Debbono rimediare loro a questo guaio!"
            Ci fu una drammatica riunione familiare in cui ognuno riversò la propria angoscia in una lite collegiale e in cui i genitori di Sabrina tentarono di difendere la loro figlia non riuscendoci.
            "Lo pagate voi il debito che ha fatto vostra figlia! Lo pagate voi!" Urlava la suocera sostenuta dal marito. Il figlio era attonito e assente in mezzo a quell'urlìo. Sabrina piangeva cercando con le lacrime di lavare il disastro che aveva fatto.
           Quando fu sola con i suoi, per levarsi dalle spalle la sua colpa, accusò la suocera di essere stata lei ad accumulare quel debito: "Che ne so io, che ne so io! - Diceva continuando a piangere - Era lei che gestiva i soldi del figlio negli ultimi tre anni e chissà che ha fatto!"
         E' tipico dei deboli che finiscono nella rete degli usurai dire bugie e inventare accuse e scuse fantasiose per coprire le loro malefatte.
       Giustamente malefatte, giacché lo sono, anche se non possono essere invocate a detrazione dell'enorme carico di merda che ricopre gli usurai: insetti più che esseri umani, perché non hanno remore né ritegno nel lucrare sulle malefatte altrui. Una delle peggiori genìe umane è la specie usuraia.
          Il debito di Sabrina fu pagato in parte dai suoi genitori, in parte dal marito, in parte dai suoceri, ma ci fu una inevitabile, tristissima coda.  
        Quando Sabrina consegnò il denaro alla sua aguzzina era passato un poco di tempo da quando quella le aveva comunicato l'ammontare del suo debito di tre milioni gravato dagli interessi usurari e l'accolse così: "Per me va bene bambolina mia, ma da quando me li dovevi dare sono passati due mesi e...."
         "Il tempo di metterli insieme!" L'interruppe Sabrina con affanno.
        "Va bene. Ma ora non dipende più da me, - fece quella con arida e fredda indifferenza - ma da chi mi passava i soldi per darteli e quello vuole di più. Te la vedi con lui."
        La povera sventurata si sentì diventare un nulla, più di quanto già non fosse nella sua umana realtà, e chiese: “ Come?... N..non erano soldi tuoi?"
          "Noooo! Bella mia, io sono una pensionata! E chi me li dava? E' il Sig. Casali che me li dava e tu hai tardato e ora tutta la faccenda è lievitata a venticinque milioni di lire! Io li do tutti a lui questi, trattengo solo una piccola percentuale per l'incomodo. Veditela con lui."
          "Ma chi me la da la differenza fino a venticinque milioni?!!! - Proruppe la giovane disperata. - Questi me li hanno dati i miei, mio marito e i miei suoceri! Non posso chiedere più niente!"
          "Vai da Casali, - disse calma e sicura il braccio dell'usuraio - vai e parlaci."
        Questo Casali era un vecchio pensionato fra i 60 e i 70 anni, noto nel quartiere per essere uno che, su richiesta, prestava soldi. C'era chi diceva che lo faceva per aiutare la gente e chi, non tanto a bassa voce, che era un usuraio. L'aspetto era incolore e mite, dunque non si sapeva quale fosse la verità. Chi aveva ricevuto da lui prestiti aveva tutto l'interesse a rimanere zitto e dunque nessuno sapeva dire cosa accadeva se chi aveva ricevuto il prestito non restituiva i soldi. Apparentemente tutto si svolgeva regolarmente: Casali prestava e riaveva sempre indietro i soldi dalle persone a cui aveva fatto quel favore.
        Quando Sabrina andò da lui senza aver detto nulla a suo marito, quello la ricevette nella sua casa grigia e senza lussi e l'ascoltò. Quando lei ebbe finito di piangere e di supplicare lui con estrema calma e indifferenza le disse: "Vieni a letto con me qualche volta e il tuo debito sarà estinto." La poveretta non credeva ai suoi orecchi. Guardò interdetta quell'ometto freddo ed incolore che apparentemente non aveva nulla del satiro o dello sporcaccione, ma non fece in tempo a riaversi dallo stupore che quello le stava già addosso con una insospettata forza infilandole una mano fra le gambe. La vittima rispose con ripulsa a quell'assalto e respinse il vecchio con tutte le sue forze. Quello si ritrasse senza insistere dicendole: "Domani mi devi portare la differenza di quello che mi devi oppure manderò gli esattori a casa tua, o dei tuoi suoceri o dei tuoi genitori."
         "E chi sono?" Chiese tremante.
         "Gente come te che per ripagarmi mi fa di questi favori." La gelida indifferenza con cui lo disse annichilì la poveretta che, come una lepre presa alla tagliola, cedette alle schifose voglie dell'usuraio.
       Ma da quel momento non fu più la stessa. Stupida rimaneva stupida ma senza più candore e iniziò a ripagarsi infliggendo agli altri quello che aveva ricevuto.
        Da sola non sarebbe mai riuscita ma fu il vecchio usuraio stesso ad instradarla. Le fece conoscere persone insospettabili, con mestieri inseriti nel tessuto sociale, che erano fra loro complici di un giro infame e semplice al tempo stesso. La tecnica era sempre la stessa: la ricerca delle vittime. Individuarle era semplice: o giocavano e perdevano a qualsivoglia gioco, molti al Totonero, le scommesse clandestine, oppure bastava stimolare certe donne a spendere facendo apparire che le cose costose erano necessarie, oppure qualcuno che, volendo acquistare o ristrutturare una casa, avendo delle difficoltà con la banca, si sentiva suggerire di rivolgersi ad una finanziaria che faceva condizioni ottimali.

         Le vittime ringraziavano pure per il prestito che alla lunga però si rivelava sempre con un cavillo che faceva scattare gli interessi in su... Allora si rivolgevano al gentile conoscente che aveva dato loro il suggerimento di rivolgersi a quella certa Finanziaria chiedendo se poteva fare qualcosa, ma quello diceva che non poteva fare niente, che avrebbero dovuto leggersi meglio il contratto che avevano sottoscritto, che gli dispiaceva, però se avevano bisogno di denaro lui poteva prestarglielo.. Oppure, fingendo di volerli aiutare, li indirizzava a qualche lavoro saltuario da gente a cui faceva vedere che li raccomandava: ad esempio a ristoratori, magazzini, commercianti... Poi gran parte di quei soldi, pagati rigorosamente in nero, prendevano la via delle tasche di chi riscuoteva gli interessi.        
           Sabrina era ormai dentro un giro del genere e procedeva con un cinismo che aveva preso piede dentro la sua testolina bacata. Cadevano nella sua rete, ovviamente, persone senza intelligenza, che si rendevano conto sempre troppo tardi di chi era quella donnetta sempre pronta a proporre favori.
        Non vi erano rischi di denuncia perché le vittime si vergognavano di rendere palese la loro dabbenaggine, le loro debolezze.
            Nella sua limitata e disturbata mente Sabrina a volte ci provava con persone intelligenti che la osservavano proporre spese faraoniche per una borsa, ad esempio, millantando che lei ne aveva una uguale che costava cinque milioni di lire. Nella sua recita furbetta si spingeva ad entrare con grande faccia tosta nei negozi più costosi per dimostrare a chi sperava di abbindolare che la borsa l'aveva comperata proprio lì, chiedendo se potevano venderle la chiusura di ricambio perché si era rotta! Avuto il diniego dai sorpresi ma gentili commessi usciva, dicendo a chi l'accompagnava in una passeggiata, da lei richiesta con insistenza alla conoscente che sperava di acchiappare nella rete, che quella chiusura costava trecentomila lire, peccato che non l'avevano!
         Con questo genere di persone non le andava bene, ovviamente, ma con quelle stupide stimolava una voglia di emulazione e, per non essere da meno e per far vedere che potevano permettersi anche loro oggetti di lusso, si davano alle spese esagerate ritrovandosi poi in difficoltà.
         Oltre i tipi come Sabrina c'erano dei commercianti con avviate e floride attività commerciali che, per stupidità e noia, si davano al gioco, soprattutto scommesse al Totonero.
            Uno, il Rosso, aveva un negozio di articoli sportivi e viveva nell'agiatezza, finito nel giro dei prestiti usurari per rimediare alle perdite del gioco, arrivò a perdere il negozio e finì su tutti i giornali per una brutta storia di minacce: lo avevano beccato che inseguiva un probabile debitore di usurai per conto di questi. Fu denunciato per aggressione e minacce, arrestato e messo ai domiciliari. Da commerciante benestante si era ridotto a fare il braccio armato degli usurai.
        Un altro, tale Del Re, aveva un negozio di ferramenta ricchissimo di clienti e viveva nel benessere. Finito in mano agli usurai per il vizio del gioco cominciò a fare discorsi riconoscibili a chi ha intelligenza per capire: se si andava nel suo fornitissimo, grandissimo e bellissimo negozio per acquistare, ad esempio, gli alari per il caminetto, ci si sentiva proporre solo oggetti costosissimi e non una gamma di tutti i prezzi, come un tempo.
            "Ma ha solo questi da Lit. 500.000 in ottone?" Chiedeva il cliente un po' stupito.
         "La gente ha ville da miliardari e camini adeguati! Tutti comperano alari e parascintille in ottone!" Rispondeva con sufficienza. Doveva alimentare i suoi aguzzini.

         Poco dopo queste affermazioni magniloquenti il suo negozio storico, situato al centro della città, chiuse i battenti. Dopo poco riaprì in una stradina laterale un bugigattolo ad una sola porta in cui vendeva le rimanenze del suo grande, sfumato, bellissimo Ferramenta.