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sabato 6 aprile 2013

Tutto il mondo è paese

Novella, dalla Raccolta: "Le verità nascoste, racconti comici ma non troppo"

Tutto il mondo è paese

Era convinta che certi popoli siano più civili e bene educati di altri. Forse aveva pure ragione, ma non era quello il caso. Quella gente era inglese e gli inglesi sono come noi: certi sono molto bene educati e altri sono molto maleducati. Dipende esclusivamente dalle persone. 
Lei aveva un’amica londinese e, a parte che parlava un poco a voce alta, ma questa poteva essere una sua caratteristica molto personale, era molto ben educata. Forse perché era figlia di un ufficiale di Sua Maestà, di cui conservava per ricordo la spada, ma Elizabeth, detta Liz, era un amore di donna e mai avrebbe fatto quello che facevano quei vicini di Roberta.
“Furbizia italiana?! Tentativo di fregarti? Ma questi sono anche peggio cara Liz!”
Pecché? Cosa fanno?” Chiese l’amica con quel suo simpatico accento.
“Hanno lasciato la potatura della siepe lungo tutto il loro muro di cinta per un mese! Un mese, capisci?”
“E come mai? Non li avete fatti richiamare dall’Amministratore?”
“Sì, ma prima mio marito li ha chiamati a casa, al telefono, pregandoli di raccogliere i rami e le foglie che il vento stava spargendo per tutto il viale, arrivando anche dentro casa nostra quando aprivamo il cancello per uscire con le auto. Dopo un mese che non la raccoglievano abbiamo capito che aspettavano che la raccogliesse la manutenzione del condominio, a spese di tutti!”
Quette pessone sono molto scorette , davvero!” Proferì Liz.
“Altroché! E dopo che l’Amministratore li ha chiamati ed ha parlato proprio con lei, Katy, pregandola di provvedere, il marito ha chiamato a casa nostra con un’arroganza ed una maleducazione incredibili ed ha detto a mio marito, che per età potrebbe essere suo padre, che non doveva permettersi!”
“Il marito è italiano però.” Precisò senza malizia Liz.
“Sì, certo, ma lei non è da meno. Ho preteso che l’Amministratore addebitasse a loro la raccolta della loro siepe! Che sfacciataggine, lasciarla lì aspettando la manutenzione condominiale! Comunque hanno speso meno che se l’avessero fatta raccogliere da un giardiniere pagato da loro appositamente. E sai come si è giustificata lei, la tua conterranea?”
“Beh… Non proprio. Mi hai detto che è gallese…”
“Comunque penso ci siano anche gallesi educati, invece lei mi ha detto: “Mio padre è stato poco bene e non ha potuto raccogliere la siepe, sa mio padre è anziano, ha sessanta anni.” E lì con malignità le ho detto che è giovane, perché mio marito ne ha sessantadue!”
“Fa potare e raccogliere la siepe al padre che lei valuta anziano?” Sottolineò con ironia Liz.
“Ma se fosse vero che è per questo allora poteva pensarci quel maleducato del marito, oppure poteva pagare qualcuno per farlo… E’ evidente che invece la ragione era un’altra: approfittare della manutenzione condominiale. E nel frattempo il vento ha sparso le foglie ovunque lungo il viale, fino al nostro ingresso ed io ho dovuto pulirlo.” Roberta era molto seccata.
All’assemblea condominiale si sentì apostrofare così da Katy: “Tuo marito è maleducato, non saluta.”
“Mio marito saluta chi lo saluta.” Le rispose Roberta, pensando: “Chi vuol capire capisca! Ma che cafona! Parla proprio lei che non saluta e dovrebbe farlo per prima data la nostra età: lei ha l’età di mia figlia! Poi dopo che suo marito si è permesso di fare quella telefonata villana a casa nostra!”
Katy criticò l’operato dell’Amministratore, si lamentò che una staccionata con relativo cancelletto del giardino condominiale erano costati troppo. Si focalizzò in particolare sul cancelletto e insinuò che era veramente una cifra esagerata quella inserita fra le spese. L’Amministratore, già seccato dagli assurdi attacchi di un altro condomino che delegava proprio Katy, cominciò a pensare seriamente di dare le dimissioni, cosa che attuò di lì a poco. Era un onesto e preciso geometra che seguiva diversi cantieri e si era stufato di sentire assurdità del tipo “che lui aveva lucrato su un cancelletto di legno”.
Il giorno dopo questa Assemblea  il cancelletto sparì! 

All’Assemblea successiva erano presenti solo tre condomini: Roberta, Katy ed una signora anziana ed un poco svampita: il resto erano tutte deleghe.
Roberta esordì dicendo con durezza che qualcuno “si era fregato il cancelletto”.
Katy: “Sarà stato qualcuno venuto da fuori…”
Roberta: “Mi sembra molto improbabile che qualcuno di notte entri dentro il nostro condominio e al buio, perché non abbiamo voluto l’illuminazione condominiale e ciascuno illumina il proprio cancello a proprie spese,  smonta il cancelletto e se lo porta via! Avrà fatto comodo a qualcuno per il proprio orto all’interno del proprio giardino…” Insinuò senza accusare nessuno di preciso.
L’indomani il cancelletto ricomparve: gettato accanto alla staccionata, sull’erba. Il condominio pagò un operaio per rimetterlo al suo posto. L’ignoto ladro si era improvvisamente pentito?
Qualche giorno dopo Roberta di buon mattino uscì per andare al lavoro e trovò la strada condominiale sbarrata dall’auto del sessantenne padre di Katy il quale con flemma puliva lo specchietto esterno della sua auto. Roberta si chiese sbalordita perché mai non lo facesse davanti al cancello della villa di sua figlia, oppure all’interno dello spazioso giardino in gran parte pavimentato… Attese qualche secondo che lui si accorgesse che c’era la sua auto ferma a mezzo metro dal suo sportello: non era certo invisibile e non poteva non aver sentito il rumore del motore… Ma quello senza guardarla passò a pulire l’altro specchietto dopo aver girato intorno all’auto con la stessa flemma. A questo punto Roberta suonò il clacson e quello, che non sapeva parlare in italiano, digrignando i denti proferì: “Uno momento!” 
Roberta timbrava l’orologio di entrata al lavoro e non poteva certo stare lì ad aspettare i comodi dell’assurdo gallese, dunque cercò di passare di lato sfiorando la siepe che delimitava la strada condominiale e rischiando di graffiare la carrozzeria della sua auto: nel farlo dovette passare pianissimo, per non urtare l’auto che il gallese aveva messo di traverso, in orizzontale rispetto al lume della strada. Quello allora con rabbia le aprì lo sportello di destra ringhiando:
“Uno momento, uno solo momento!”
Roberta esterrefatta da tanta prepotente cafonaggine gli rispose brevemente: “Ma io debbo andare al lavoro ed ho un orario da rispettare!”
L’anziano energumeno, che pur essendo di età più giovane di suo marito sembrava decisamente più vecchio, richiuse lo sportello sbattendolo e bofonchiando qualcosa di inintelligibile nella sua lingua e la donna corse via con la sua auto pensando, a buon diritto, “Questo è pazzo!”