lunedì 25 dicembre 2017

Tre uomini, un suicidio ed un cadavere

Da: La Tribuna di Treviso

Cornuda, il giallo di Sofiya ruota attorno a tre uomini

Giallo di Cornuda. A “Chi l’ha visto?” parla un geologo che la conosceva: «Sto con lei da nove anni ma ora si era innamorata di un medico»
La donna ritrovata morta stamane, 24 dicembre 2017, scomparsa il 15 novembre scorso, giorno in cui presumibilmente è stata uccisa. Accanto a lei il convivente Pascal che si è ucciso il 26 novembre scorso.



Giallo di Cornuda, il cadavere di Sofiya trovato sul Grappa

La vigilia di Natale ritrovato un cadavere di donna sulla strada che porta da Romano d'Ezzelino al Grappa. E' quasi certamente il corpo di Sofiya Melnyk, l'ucraina scomparsa a Cornuda a metà novembre

BORSO DEL GRAPPA. La vigilia di Natale il cadavere di una donna è stato trovato sulla strada che da Romano d'Ezzelino porta al Monte Grappa, all'altezza del terzo tornante.
Si tratta, quasi sicuramente (per l'ufficialità è necessaria l'autopsia, che sarà nei prossimi giorni) di Sofiya Melnyk, la 43enne ucraina scomparsa a novembre da Cornuda. La sua sparizione era un giallo che da oltre un mese stava tenendo con il fiato sospeso la Marca.

Gli inquirenti sono certi che si tratti di Sofiya Melnik, la donna di cui non si avevano più notizie dal 15 novembre e il cui convivente, Pascal Daniel Albanese, si era ucciso il 26 novembre.
Il Ris, nelle scorse settimane, aveva setacciato l'abitazione di Cornuda in cui viveva la coppia, alla ricerca di prove. 
Il giallo di Cornuda: il Ris nella villetta dove si è impiccato Pascal
CORNUDA. I carabinieri del Reparto di Investigazioni Scientifiche (Ris) di Parma hanno setacciato palmo a palmo la villetta diPascal Daniel Albanese, il cinquantenne trovato morto il 26 novembre scorso nella casa. Al civico 15 di via Jona, dove Albanese viveva con la compagna Sofiya Melnik, scomparsa dieci giorni prima, il 15 novembre i Ris sono arrivati a metà mattinata e ne sono usciti solo a sera. In casa avrebbero trovato anche quattro computer, che sono stati sequestrati.«Ci sono vari elementi che hanno destato interesse - ha spiegato l'avvocato Chiara Rinaldi - tra questi i personal computer che chiederemo vengano periziati».
Il corpo era in posizione fetale, vestito, coperto da un sacchetto nero. Sulla dinamica delle ultime ore di vita di Sofiya, indagano gli inquirenti. Sul Grappa la polizia scientifica. A recuperare il corpo hanno provveduto i vigili del fuoco di Vicenza, dopodiché la salma è stata accompagnata all'obitorio di Treviso, dove resta a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Il luogo del ritrovamento sul Monte...
Il luogo del ritrovamento sul Monte Grappa
Sul posto i carabinieri del nucleo operativo e della scientifica di Treviso e i carabinieri di Vicenza e di Romano d'Ezzelino.
Dopo il recupero del corpo, l'area dove è stato trovato il corpo senza vita della 43enne ucraina è stato passato al setaccio dagli uomini della scientifica.
Il luogo del ritrovamento (foto...
Il luogo del ritrovamento (foto Ferrazza)
La donna è stata al centro di un vero e proprio giallo. Tre uomini sono stati al centro della sua vita negli ultimi tempi, prima della scomparsa.
Il marito, Pascal, si è tolto la vita subito dopo la scomparsa della donna, ed è finito da subito al centro dei sospetti.
Giallo a Cornuda, le ricerche: lui si suicida, lei scompare
CORNUDA. Il suo compagno, Daniel Pascal Albanese, è stato trovato morto domenica notte: si è suicidato in casa. Di lei, la sua ex compagna, non si hanno notizie da una decina di giorni. E' un giallo la scomparsa di Sophiya Melnyk, 43 anni, dinazionalità ucraina. I carabinieri la stanno cercando nei boschi tra Cornuda a Maser. La sua auto è stata ritrovata nel parcheggio ai piedi della forcella Mostaccin. I militari non escludono alcuna ipotesi. 
Oltre a Pascal Daniel Albanese, il 50enne trovato morto domenica 26 novembre nella sua villetta di via Jona a Cornuda, ci sono anche un geologo emiliano di 70 anni e un medico di Treviso, conosciuto poche settimane prima della scomparsa.
I tre sono stati convocati dai militari dell’Arma per ricostruire le ultime giornate in cui hanno visto e frequentato Sofiya. Il ritrovamento cambia la storia della vicenda.
Nelle prossime ore l'autopsia dirà come è morta Sofiya.
La bella ucraina di cui oggi si è ritrovato il cadavere in avanzato stato di decomposizione

Nella sempre benemerita trasmissione di RAI 3 "Chi l'ha visto?" hanno trattato il caso e hanno trasmesso un filmato-intervista con il geologo 70enne, oscurandone il viso per comprensibili ragioni di privacy, immagino da lui richiesta. Egli ha dichiarato che da nove anni la bella, ora morta, lo andava a trovare nella sua città e che con lei aveva una relazione sentimental-sessuale che lui, uomo di esperienza, sapeva essere di un certo tipo, avendo egli ben presente la presenza di Pascal, il suo convivente, che lei dichiarava essere suo cugino, ma che lui capiva benissimo non essere vero, ma che accettava, arrivando a dire che egli aveva dato molto denaro alla bella per quello che lei gli dava, denaro che era servito all'acquisto della bella villetta in cui lei e "il cugino" vivevano e, ha aggiunto il geologo, metà della proprietà la donna l'aveva intestata a Pascal e questo non gli sembrava proprio giusto, visto che il denaro lo aveva fornito lui, l'amante che non viveva con lei...
Certo ci si chiede come abbia potuto il convivente Pascal, che qualche quotidiano definisce "marito", accettare di farsi intestare metà di una casa nella quale viveva pur essendo, scrivono diversi giornali, disoccupato da molto tempo.
Sembra che egli fosse a conoscenza della presenza del geologo. Inoltre la bella, ora morta, sembra che non facesse l'interprete come diceva a tutti, sembra che ai Carabinieri che indagano non risulti.. Sembra facesse l'accompagnatrice di uomini ricchi... L'inchiesta chiarirà tutto e si delineerà meglio la verità dei fatti. Da notare che la strada fra la bella villetta, dove l'avvenente ucraina viveva con Pascal, e il luogo dove è stato ritrovato il suo cadavere si percorre in solo mezz'ora di automobile.
La famiglia di Pascal non sapeva nulla di quanto sta emergendo.
Nel corso della mia vita mi è capitato due volte di conoscere, per vicinato in case dove ho abitato, persone che millantavano professioni inesistenti, stranamente in entrambi i casi erano donne con qualche problema psichico, non so se per la vita che conducevano o se per fatto genetico, e in entrambi i casi confidavano lamentele nei riguardi dei mariti che facevano da paravento a situazioni per me incomprensibili...
Non sempre tali storie evolvono in un delitto, in questo caso forse qualcosa si è rotto quando lei ha pensato di affrancarsi da una situazione in cui lei era il collettore del denaro che entrava in casa e che consentiva, scrivono i quotidiani, un elevato tenore di vita. Aveva conosciuto un medico 50enne che, forse, poteva mantenerla e voleva andare a vivere con lui rompendo uno stato di cose che avrebbe frantumato la vita di qualcuno e quel qualcuno l'ha uccisa. 



Posta alice.it e posta gmail a confronto

Mi chiedo come possa TIM/TELECOM industriarsi a dare un servizio così scadente chiunque ne sia diventato il padrone (maggiore azionista).
Risultati immagini per 2017 azionariato TIM

A parte le continue interruzioni di linea, alternativamente solo telefonica o solo ADSL quando non entrambe, la posta è una cosa penosa.
Una mia precisa ed attenta amica mi segnalò che mentre sul mio indirizzo e-mail gmail compariva il simbolo di sicurezza non avveniva altrettanto nei miei messaggi inviati con il mio indirizzo alice.it.
E pensare che io pensavo la posta di alice più sicura, in quanto fornita per un contratto telefonico a pagamento, mentre l'indirizzo gmail è gratis.
Infatti il mio account di posta alice l'ho potuto avere solo perché ho sottoscritto un contratto telefonico con TIM/TELECOM per linea ADSL, avendo precedentemente un contratto per la sola linea telefonica.
Notato dunque che l'appunto della mia attenta amica era veritiero, ho iniziato a capire perché nel mio indirizzo di posta alice.it arrivasse tanta robaccia, non solo pubblicitaria, ma offerte e avvisi farlocchi di banche con cui non ho alcun rapporto, offerte di mirabolanti facili strade per arricchirmi, offerte sessuali penose e rivoltanti... Nel contempo ho notato che nell'indirizzo di posta gmail questo NON AVVENIVA!
E' evidente che Google mette dei filtri di sicurezza che TIM/TELECOM ritiene di non dover installare!
Oggi ho constatato inoltre che inviare per e-mail 3 foto in allegato con alice.it è stato impossibile (avvisi che il server non riconosceva l'altro server tiscali.it)... Cambiato l'indirizzo di spedizione con il mio account gmail le 3 foto sono state spedite all'istante.
Cosa osta a TIM/TELECOM a diventare un colosso efficiente visto che non fa certo pagare poco il suo scadente servizio?
Misteri d'Italia che nemmeno l'investimento estero, pur consistente, riesce a raddrizzare.

sabato 23 dicembre 2017

Calunnia e diffamazione

Ho messo in evidenza a destra della Home Page un post che scrissi tempo fa dopo aver scoperto che si deve rispondere anche di ciò che scrivono gli altri, dunque nel riportare articoli di giornale bisogna stare attenti a non diffondere notizie non veritiere. 
Riporto una frase della sentenza di Cassazione che ho pubblicato nel post che vi invito a leggere:
quando il giornalista riporti dichiarazioni di terzi di rilevante interesse pubblico, egli è sempre tenuto a rendere ben chiaro al lettore che sta riferendo opinioni o dichiarazioni di terzi, e non verità oggettive

Ho creato questo blog per pubblicizzare i libri che ho scritto ma anche per mettere in risalto il mio amore per la verità in ogni argomento che tratto.
E' singolare dunque che qualcuno possa sentirsi calunniato o diffamato da ciò che scrivo.
Per quello che riguarda i terzi sono attenta a citare le fonti delle notizie dopo averle verificate esaminando la notizia su vari giornali.
Le mie personali opinioni non possono essere calunniose giacché per esserlo dovrebbero essere mie personali invenzioni, e non invento nulla su alcuno né qui né altrove.

Anzi, se qualcuno ritenesse che su questo blog si scrivono menzogne, sarei io a querelarlo.
Dunque se non ci sono mie affermazioni false non può esserci nemmeno diffamazione.
E qualora qualcuno ravvisasse in articoli di giornale da me riportati notizie false e diffamatorie, prima di avventurarsi in denunce e querele, deve farmi scrivere dal suo avvocato che mi diffidi a cancellarle.
Solo nel caso io non ottemperassi a tale richiesta sarebbe legittima la denuncia-querela.
Altrimenti si rischia di ottenere l'effetto contrario, come è accaduto nella sentenza di Cassazione pubblicata a lato, e cioè che la Corte respinge e chi si è avventurato in simile denuncia paga le spese di giudizio.

mercoledì 20 dicembre 2017

Sondaggi e voto

Qualcuno in radio o in TV, non ricordo bene visto il bombardamento a cui siamo sottoposti dai media nella globalità delle notizie e commenti, diceva una cosa a cui non avevo mai pensato: i sondaggi influenzano il voto.
Sentire che un partito è ritenuto nei sondaggi in crescita, che è il primo partito e un altro è invece in discesa ed è in una posizione più in basso rispetto ad un altro, influenza la gente a votare per quello che appare nei sondaggi vincente.
Bisognerebbe dunque, diceva l'esperto, imporre ai media di comunicare, insieme alle "grida" sul sondaggio sparato, anche il metodo usato dalla Società che ha effettuato il sondaggio, della quale dare sempre il nome, ma soprattutto il metodo con cui è stato fatto il sondaggio, in quanto il risultato è fortemente influenzato dall'impostazione data al rilevamento statistico.

Ho riflettuto che sicuramente questa è una verità tecnica importante, ma ho pensato anche al perché la gente possa essere influenzata nella scelta per chi votare dai sondaggi.
Ebbene in questo non posso prendere me stessa a campione, giacché il mio voto è sempre stato frutto di ragionamento, tanto è vero che è cambiato nel tempo e, deluso, è ancora suscettibile di cambiamento, ma non certo perché un partito viene dato in crescita!
Però debbo accettare che la massa è soggetta a questo fenomeno che io chiamo "il fenomeno della pecora", che porta un individuo ad andare dove va il gregge.
Tante volte mi sono sentita dire al momento di un acquisto: "Va molto, lo comperano tutti!"
Ed io ho pensato regolarmente che allora era un buon motivo per non comperare quell'oggetto. 
Oppure di qualcosa che mi si presentava come scelta inevitabile: "Eh! Ma lo fanno tutti!" Rispondevo che non era un motivo per farlo, anzi!
Però, evidentemente, la gente va dove va la truppa e sono io che ragiono così che costituisco minoranza.
E lo debbono sapere bene gli studiosi della massa e quindi usano questo sistema anche per orientare il voto.
Di certo non voterò per nessun partito che non difenda i nostri confini.
Di certo non voterò per nessun partito che consenta una presenza massiccia di individui venuti da ogni dove in Italia senza alcuna regola, e a cui qualcuno ha dato la sensazione che qui tutto si può fare impunemente e tutto si può pretendere, anche la casa che gli Italiani si sono pagati e ci pagano sopra anche salate tasse, tanto che il mercato immobiliare è fermo ed in crisi.
Di certo non voterò per uno che dice di aumentare il parassitismo portando le pensioni basse a mille euro, quando per guadagnarmi la mia ho messo più di 26 anni di contributi e, grazie all'IRPEF comunale e regionale, si riduce ad una cifra di poco superiore ai promessi 1.000 euro.
Né voterò per NESSUNO che voglia aumentare il parassitismo.
Voterò per chi imponga il riconoscimento del merito paziente (per citare Shakespeare in una bella traduzione di Salvatore Quasimodo), per chi raddrizzi questa magistratura ondivaga incapace di fare Giustizia.
Non voterò di certo per chi ritiene che ormai l'Italia è così disperata da poter mettere alla sua guida anche il portinaio di casa, purché sia onesto... Una torma di disperati c'è, però, e mi fa paura che con essi non si può parlare, se non accettando di osannare ogni componente del "partito dei soli onesti"! La loro mancanza di critica ed autocritica ne fa degli estremisti che non ho trovato nemmeno fra i seguaci di Casapound scrivendo, in uno spazio in cui commentavano anche costoro, una pacata critica a Mussolini per le Leggi Razziali e la guerra insieme ad Hitler!
Mentre un giornale più che simpatizzante per il "partito dei soli onesti" ha paura dei miei civili commenti fino al punto di non farmi più entrare pur se da tempo registrata!
Ostia, Roberto Spada: “Se non mi candido, voto M5S. E' l'unico ...
Il Fatto Quotidiano480 × 269Ricerca tramite immagine
Ostia, Roberto Spada: “Se non mi candido, voto M5S. E' l'unico partito pulito” - Il Fatto Quotidiano


lunedì 18 dicembre 2017

Giulio Occhionero e MPS

Da: DAGOSPIA
Camilla Conti per il Giornale
Tutte le strade, anche quelle meno «pulite», portano a Siena. Che negli ultimi vent'anni sembra essere diventato l'occhio di qualsiasi ciclone non solo finanziario.

I grovigli armoniosi fra politica e banca hanno avuto diramazioni insospettabili che vanno oltre i primi cento debitori insolventi cui l'istituto ha prestato incautamente fiori di milioni senza vederli più tornare indietro. Perché ricostruendo la storia di Giulio e Francesca Occhionero che odora di massoneria, di apparati militari e istituzioni finanziarie americane, spunta - puntuale come un orologio svizzero - il Monte dei Paschi.

L'ascesa e la caduta di Giulio Occhionero - considerato l'«hacker» fra i due fratelli, mago dell'informatica e ingegnere nucleare - passa per le consulenze con società americane ma anche per il Monte. Giulio un tempo era parecchio conosciuto nel mondo dei trader finanziari. Si occupava sostanzialmente di trading veloce, la compravendita giornaliera di titoli finanziari (azioni e derivati) e - come ha riportato qualche giorno fa Il Messaggero - a un giornalista che era casualmente entrato in contatto con lui, aveva raccontato di un contenzioso con Mps, banca per la quale aveva lavorato come consulente e che avrebbe conseguito robusti guadagni proprio grazie al suo metodo.

Nelle carte dell'inchiesta si legge che «nel 2002 il Monte dei Paschi (ai tempi presieduto da Pier Luigi Fabrizi e guidato da Vincenzo De Bustis, ndr) ha adottato la sua metodologia di trading giornaliero implementando un'apposita linea dedicata ai clienti high-net-worth». Ovvero con un patrimonio netto elevato. La consulenza era però finita in mano agli avvocati: Occhionero avrebbe fatto causa a Mps perché per la sua collaborazione gli avevano offerto una cifra che riteneva troppo modesta (qualche centinaia di migliaia di euro), a fronte di guadagni straordinari che il Monte aveva - secondo lui - realizzato.

Nella città del Palio, fonti locali riferiscono al Giornale che in realtà quel software creato da Giulio era stato fornito alla banca dall'Università La Sapienza di Roma. In effetti, Occhionero nel 2000 ha fondato il Quantitative Finance Group, joint venture tra la sua società Westland Securities e l'ateneo capitolino dove lo stesso esperto informatico si era laureato. E dal marzo 2001 avrebbe fatto parte per due anni, come unico membro esterno alla banca, del comitato investimenti del Monte nel business del private banking come consulente nella selezione dei portafogli di investimenti. Non solo. Anche la sorella Francesca, prima di puntare al mondo dell'alta finanza, ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienze chimiche proprio alla Sapienza, poi ha cambiato vita.

Ma c'è un altro fil rouge che lega i due fratelli Occhionero a Siena ed è la massoneria. Nell'ordinanza di custodia cautelare si legge anche che Giulio Occhionero è legato con gli ambienti della massoneria italiana, in quanto membro della loggia «Paolo Ungari Nicola Ricciotti Pensiero e Azione» di Roma, della quale in passato ha ricoperto il ruolo di maestro venerabile, parte delle logge de Grande Oriente d'Italia».

L'attuale Gran Maestro del Goi, Stefano Bisi, in un'intervista rilasciata nei giorni scorsi si è definito una «vittima, non conoscevo Giulio Occhionero, ma appena letta la notizia dell'inchiesta ho provveduto a sospenderlo dal Grande Oriente d'Italia». Il nome di Bisi compare tra quelli spiati dagli Occhionero, insieme ad altri 337 «fratelli».

Ma soprattutto è molto noto a Siena. È suo il copyright del «groviglio armonioso» fra finanza e politica che ha scandito la storia della città e della sua banca di riferimento. Bisi è stato caporedattore e poi vicedirettore del Corriere di Siena, amico dell'ex presidente di Mps Giuseppe Mussari nonché il più importante massone della città toscana. E di recente è finito nel registro degli indagati della Procura di Siena nell'ambito dell'inchiesta «Time Out» sul fallimento per bancarotta fraudolenta della Mens Sana Basket.

Chi tocca MPS "muore"? Chi sa troppe cose o salta dalla finestra o marcisce in galera per un anno nemmeno avesse ucciso più persone?

Guai a chi è troppo intelligente e troppo audace ma non è stato assorbito dal Sistema.

Ho paura di questa Italia: cosa è diventata?
Ricordo a chi mi legge che essere iscritto ad una Loggia massonica non è reato, molte persone importanti sono massoni, iscritte a varie Logge. L'importante è non creare un potere a latere dello Stato, come fu il caso della Loggia P2.

Massimo Giletti: bravo, elegante, bello. Troppo persona seria per la RAI

Eh, sì! Non ha la falsa simpatia leccona di Fazio, né di Vespa, non si respira aria finta nella trasmissione da lui condotta su La 7, dunque non andava bene per la RAI.
Stasera per la prima volta, con l'aria un po' spaesata, invece dell'onnipresente Sindaco di Amatrice, c'era Stefano Petrucci: Sindaco di Accumoli.
Egli era quanto di più vero si potesse vedere. Ve lo assicuro perché lo conosco personalmente e lo conosco per la sua parte professionale di Geometra e Perito che si è occupato con rigorosa professionalità ed altrettanto rigorosa onestà di diverse pratiche che hanno riguardato alcune mie proprietà di quei luoghi, non facili anche quando la terra non trema. Raggiungendo a piedi i miei terreni, misurando, valutando e facendo le quote di alcune eredità pervenutemi da un mio zio materno. Occupandosi di tutti i rilievi catastali, con una precisione e correttezza adamantine. Infine ho dato lui l'incarico di vendere tutto quello che mi era ancora rimasto di quei luoghi. L'ultima volta che ci siamo visti è stato a Rieti presso lo studio di un notaio.
Vederlo lì, dopo averlo visto piangere per Accumoli distrutta, in mezzo a mille affanni, poi nel freddo di un container in mezzo a mille scartoffie, mentre altre erano irraggiungibili sotto cumuli di macerie, mi fece scrivere su questo blog che dovevano dargli del supporto umano per quell'immaginabile gigantesco lavoro amministrativo che gli si era scaraventato addosso e che doveva svolgere in mezzo a mille difficoltà pratiche. 
Sentire dunque le banalizzazioni della saccente Costamagna mi ha irritato profondamente e mi è venuto da dire più volte: "Vacce tu, stronza, a svolgere quel lavoro in quelle condizioni!"
Chi ha fatto lavoro amministrativo senza sbagliare maneggiando carte pubbliche sa che certe pratiche vanno fatte con grano salis e la prima cosa è avere ordine intorno e concentrazione. 
La Costamagna evidentemente non ha immaginazione, non sa minimamente che una pratica pubblica in cui c'è di mezzo denaro pubblico non è come "ti do una mela, ora ridammi la mela".. Evidentemente per lei è difficile capire che, se uno fa una richiesta scritta dichiarando il falso in autocertificazione, anche se io Sindaco so che tu non risiedi qui, debbo comunque dimostrarlo per denunciarti poi per certificazione falsa. E dato che non è difficile intuire, ma per la Costamagna lo è, che non c'è più alcun PC o carta del Comune in ordine  e consultabile perché tutto è finito sotto le macerie, questo riscontro non può essere immediato, anche perché ci sono infinite pratiche che riguardano innumerevoli aspetti del terremoto. Petrucci ha provato a fare alcuni esempi, debolmente, come quella persona grandemente educata che è: l'organizzazione della Scuola, i concittadini sistemati negli alberghi della costa... Ma la parolaia Costamagna continuava a buttare fiato dalla bocca, l'unica cosa che sa fare. 
Petrucci rispondeva pacatamente, non si giustificava né si sentiva colpito da quegli appunti, perché lui sta dentro la situazione in cui bisogna fare, fare e fare e l'ha detto a Giletti, che si preoccupava che lui si sentisse messo a fare il bersaglio, no, che non si preoccupasse, perché lui sa quanto ha fatto e sta facendo, con l'onestà che io conosco, dunque quelle persone credo che gli apparissero per quelle che sono: gente che non si rende conto, mentre lui deve lavorare e lavorare bene per non essere impalato e lo fa con coscienza come fa il suo lavoro di professionista.
Tranquillo, sa che, verificate le autocertificazioni false chiederà i soldi indietro, ma con le carte, perché la pubblica amministrazione non funziona come un mercato "ti do una mela, ora ridammi la mela"...
Bravo Giletti. Bravo e la tua trasmissione va benissimo. Mentre non vedo quasi più la RAI: eccezion fatta per "Chi l'ha visto". Sono finti, come marionette, non c'è alcuna verità in nessuna trasmissione salotto della RAI: recitano la loro piaggeria stucchevole che è stancante.
Infine, per la prima volta nella mia vita, ho dovuto dare ragione a quella volgarona della Mussolini, Alessandra.
Ma che ci è andato a fare quel tizio dell'ANPI dentro la cappella della Famiglia Mussolini? Chi ce l'ha chiamato? Mica l'ha costruita il Comune di Predappio a sue spese la Cappella. Non c'è solo il famoso nonno là dentro. C'è anche quel gran signore del padre dell'Alessandra, che a differenza di sua figlia era un signore e un ottimo musicista, di cui ho goduto un concerto gratis a Piazzetta S. Marco a Portorotondo a tre mesi dall'operazione che aveva subito al cuore. Dunque mi sembra che Alessandra abbia proprio ragione da vendere! Ma... poi.. questo tizio, che mi sembra anche più giovane di me, che ci fa nell'Associazione Nazionale Partigiani? Come ha fatto a fare il partigiano? E' un miracolo della natura o ha fatto il bagno nella fontana della giovinezza? Io, nata nel 1946, quando tutto era già finito, sono vecchia e lui... che ha fatto il partigiano è ancora così giovane? Oppure NON ha fatto il partigiano, dunque allora cosa è?

sabato 16 dicembre 2017

venerdì 15 dicembre 2017

Il buonsenso di Giorgia



Saltate la demenziale pubblicità che, purtroppo, non si può cancellare, e ascoltate con quanto leggero, intelligente ed ironico garbo Giorgia dice una cosa che trovo giusta nella sua semplicità.
Non sono più religiosa perché non sono più credente, ma lo Stato Laico non può fare a meno della sua cultura. E la cultura italiana non è formata da immagini del Budda e della sua filosofia (anche se ciascuno, se crede, può farsene conquistare), né da immagini di scimitarre per combattere la guerra contro gli infedeli.. Gli Italiani si sono formati dietro un racconto di 2000 anni fa e lo rappresentano in un Presepe che tanto piace ai bambini. Anch'io l'ho fatto per i miei bambini con mio marito.
Siamo in Italia e nelle scuole di questo Paese, costruite con le tasse di generazioni di Italiani, i simboli della cultura italiana non offendono nessuno! Solo le menti masochiste ed autolesioniste di qualche persona più realista del re. 

Aggiornamento: il filmato di Giorgia che avevo pubblicato lo avevo preso da La Repubblica che l'ha reso indisponibile...
Ma dato che è per fortuna pubblico l'ho ripreso da You tube...
Mi accorgo, con un poco di meraviglia, che questo piccolo blog da fastidio a gente molto più importante di me, persona qualsiasi che semplicemente ama la scrittura e cerca la verità, senza la quale non c'è Letteratura.

mercoledì 13 dicembre 2017

Novità sui figli di Franco Occhionero

Rita Coltellese *** Scrivere: Un bel passato, un presente angoscioso


Parto da quanto scrissi nell'immediatezza della notizia dell'arresto dei figli di quello che è stato un caro amico e di cui, insieme a sua moglie Marisa, ho un ottimo ricordo, e sopra metto il link di quel post del gennaio di quest'anno che rende l'idea dei miei sentimenti.
Mi sono chiesta più volte quale fosse la loro sorte, non volendo più disturbare una loro parente all'epoca sconvolta più di me. Giorni scorsi ho sentito, all'autoradio prima e in TG dopo, il loro nome. 
Al di là di quello che si contesta loro in una materia per me ostica e complessa, è un dato di fatto che in questo Paese si mandano ai domiciliari gli assassini acclarati come tali, dunque a me appare molto strana una così lunga e severa detenzione.
Forse sarà per un antico affetto che avevo per questa famiglia, che l'assenza di frequentazione di decenni non ha cancellato giacché davvero nulla avevo da rimproverare loro, a differenza di tanta altra gente, che sento dentro di me tristezza per la sorte toccata ai figli di Franco. Lui non c'è più e non lo sa e questa è l'unica consolazione.
Credo che forse dietro tutto questo ci siano degli intoccabili
Da: Il Dubbio
15 Jul 2017 

«Cronaca da una cella di Rebibbia: qui si vive all’inferno»


La dichiarazione spontanea di Francesca Occhionero, reclusa nel carcere di Rebibbia dal 9 gennaio del 2017 con l’accusa di cyberspionaggio

Ritengo che sia assolutamente infondato ed ingiusto quanto sostenuto per la custodia cautelare che sto subendo: ma ciò è stato e sarà trattato nelle opportune sedi.
Quel che, invece, ora mi preme evidenziare riguarda il fatto che la detenzione avviene in condizioni generali di assoluta, evidente e nota illegalità, e ciò rischia di essere strettamente collegato con i fatti di causa.
Sono note le condanne inflitte dalla Cedu all’Italia per lo stato di illegalità delle carceri ( per le dimensioni delle celle e per il sovraffollamento, che dovrebbe far pensare ad un ricorso eccessivo alla custodia cautelare in carcere).
Ma sono altrettanto ben note le condizioni concrete nelle quali i detenuti sono costretti a “sopravvivere”, così come mi trovo io, letteralmente a “sopravvivere”.
Qualche cenno:
1) Nel cortile della mia sezione c’è una fogna a cielo aperto, con odori insopportabili, tra sterpi da cui fuoriescono topi di varie dimensioni; ebbene, qui si svolge l’ora d’aria!
2) Detenute che hanno piaghe e sfoghi cutanei sono chiuse in “isolamento sanitario” per giorni, senza che si presenti un dermatologo, nonostante il sospetto ( arguibile dall’isolamento) del trattarsi di malattie infettive. Infatti, il reparto Nido è stato isolato in quarantena per “scabbia”.
3) Io stessa, ormai piena di sfoghi e punture di insetti, il 7 giugno scorso chiedevo di avere un parere medico. La risposta dell’infermiere di turno in ambulatorio è stata che il medico sarebbe stato disponibile per il mio settore solo il martedì successivo.
Insomma, ci si può ammalare solo di martedì, ovviamente iscrizione nella lista permettendo. Cosa analoga era successa a maggio, quando sono rimasta bloccata per un colpo della strega dovuto a cinque mesi passati su un letto con un materasso di cui dirò.
Per i miei ponfi, non sono riuscita ad avere neanche una crema cortisonica, in quanto, a detta dei vari infermieri di turno, sarebbe terminata da tempo. Ho assistito io stessa un infermiere mettere del Voltaren gel su un ponfo derivante dalla puntura di un’ape.
4) Una ragazza, che lamentava da tempo l’insorgenza di piaghe sulle gambe, dopo un mese ha finalmente ricevuto una visita medica e le è stata diagnosticata una micosi infettiva ( si è parlato di tigna).
La stessa ragazza ha continuato a condividere i 9 mq. di cella con la sua concellina ed a frequentare gli spazi comuni.
5) Condivido una cella di meno di 9 mq ( magari lo fossero!) con un’altra persona che dorme sul letto superiore di un letto a castello dotato di materassi di gommapiuma usurati, bucati, bruciati, pieni di acari e pulci, ormai scaduti da oltre 10 anni. Alla richiesta di sostituzione mi sono sentita rispondere, con il visibile sconcerto della stessa polizia penitenziaria, che non ci sono materassi a sufficienza.
6) Sono obbligata a nutrirmi mediante il vitto passato dal carrello del carcere, ma con grande disgusto e sofferenza fisica. Ne ho capito il motivo quando altre detenute che hanno lavorato in cucina me ne hanno riferito le pessime condizioni igieniche. Pentole, teglie, mestoli e tutto il resto viene infatti “lavato” con spugnette bisunte e praticamente senza detersivi.
Non vi è mancata la presenza di scarafaggi e persino un grosso topo. I grandi scolapasta vengono sfilati dalle pentole in ebollizione e, con tutta la pasta, trascinati sul pavimento anziché essere sollevati. E questo solo un cenno.
7) Il congelatore non funziona, col risultato che è impossibile conservare alcunché. Nella cella la temperatura è infatti ormai prossima a quella di un forno.
Il cibo si scongela e ricongela.
Per non dire che, ovviamene, gli approvvigionamenti interni sono fuori di qualsiasi logica: i prodotti sono limitati ed i prezzi raddoppiati e triplicati.
8) Il cortile, le grate delle finestre e i davanzali sono preda di piccioni ( e dei loro escrementi) e di gabbiani.
Sovente i gabbiani attaccano i piccioni lasciando i cadaveri a marcire sui davanzali delle finestre. Facile immaginare gli odori ed il vomitevole panorama.
9) Il carcere è teatro di continue risse e scontri tra le detenute a causa della difficile convivenza nelle celle, la cui assegnazione avviene inevitabilmente in funzione della scarsa disponibilità; e così vengono fatti convivere soggetti assolutamente incompatibili tra loro e con il carcere ( molti di loro dovrebbero essere indirizzati presso altre strutture, idonee per adeguati trattamenti psichiatrici).
10) Il bagno presente in cella è in condizioni pietose. Lo sciacquone perde acqua ininterrottamente, la cipolla della doccia, completamente intasata dal calcare, è un proiettile pronto a partire con la pressione dell’acqua. Dopo esserne stata colpita una volta, d’intesa con la mia concellina, mi faccio la doccia usando il solo tubo.
Il filtro/ riduttore del lavandino è analogamente “esploso” a causa del calcare e, data l’assenza di tappi, è finito nello scarico. Il water è privo di coperchio.
11) Una mattina mi sono svegliata con la cella completamente allagata a causa di un’enorme perdita dal muro del bagno ( problema che aveva già interessato la cella a fianco). Tutto galleggiava, sia nel bagno che nella cella, le lenzuola del letto del piano di sotto erano zuppe, così come le scarpe e tutto ciò che poggiava in terra.
A nulla sono valsi i solleciti alle assistenti di sezione, che ben poco potevano fare, se non a loro volta sollecitare la manutenzione. L’idraulico si è presentato solo tre giorni dopo.
Nel mentre, il bagno, il water e il bidet erano del tutto inutilizzabili, e quindi ci è stato dato l’unico suggerimento pratico possibile: «Chiudete tutti i rubinetti dell’acqua e … usate i secchi».
Tutto ciò, anche in estrema sintesi, era la necessaria premessa per OSSERVARE che le condanne inflitte dalla CEDU sono ben note, ma altrettanto note sono le concrete condizioni, come quelle da me vissute, nelle quali i detenuti e le detenute si trovano a “sopravvivere”, spesso in condizioni davvero disumane ed inaccettabili per una società civile.
Ebbene, poiché tutto ciò è ben noto, è mio libero pensiero ritenere che continuare a fare uso della custodia cautelare sia una forzatura inammissibile, un abuso del diritto, una ingiustizia.
Tanto più nei casi come il mio, nel quale il rischio di fuga è formalmente escluso, quello di inquinamento è riconosciuto come scemato, residuando, nei provvedimenti che mi hanno negato una attenuazione della misura, solo il rischio di reiterazione, il quale però resta escluso dalla assoluta mancanza di elementi circa i fatti di insussistenti e non provate esfiltrazioni informatiche.
Mi sembra, quindi, evidente la forzatura del mantenimento della mia custodia cautelare in carcere, che nei vari provvedimenti, in modo significativamente seriale, viene espressamente ancorata alla mia ( asserita) mancata resipiscenza ed alla mia mancata collaborazione, come se una qualche norma la ponesse a buon motivo della misura cautelare!
Tralascio le altre evidenti forzature contenute nei vari provvedimenti ( nei quali, ad esempio, si fa riferimento a dati informatici esfiltrati: ma da dove risultano tali esfiltrazioni? ma dove sono indicate negli atti di Pg?). Prima o poi inevitabilmente emergerà che dette forzature sono solo l’evidente segno della debolezza dell’impianto accusatorio, cui evidentemente il giudice avverte il bisogno di porre rimedio.
Tutto ciò premesso e considerato, la CONCLUSIONE appare evidente.
Infatti, quanto sopra sintetizzato induce a sospettare che le ben note, illegali e talvolta disumane condizioni carcerarie, rispetto alle quali non coglie il segno di alcuna reazione, vadano a conciliarsi perfettamente con l’aspettativa che il detenuto “collabori”, anche se per legge una collaborazione non è dovuta ed anche se ( come nel mio caso) una collaborazione è persino impossibile.
Ovvio che non posso minimamente accettare l’idea che tale sospetto possa avere un lontano fondo di verità: sarebbe a dir poco avvilente ed irrispettoso della intelligenza e della dignità umana e professionale di chi dovesse far uso di simili strategie.
Per cui, ferma restando la incomprensibile inerzia che accompagna le note condizioni carcerarie, voglio tenere del tutto lontano il sospetto di un uso strumentale e distorto dello strumento carcerario, che, diversamente ragionando, a ben vedere, si tradurrebbe in una vera e propria tortura.
Dovendo e volendo escludere l’indicato sospetto, debbo però aggiungere che nel mio caso non ritengo si possa in alcun modo ipotizzare la attuale sussistenza dei presupposti di legge per il mantenimento del mio stato di detenzione. Come ho già detto, fuga ed inquinamento sono esclusi; e il pericolo di reiterazione non ha ragione d’essere. Ed ovviamente la mancanza di tali presupposti non può essere colmata con riferimento ad insussistenti e non provati fatti di esfiltrazioni informatiche ( che peraltro non sarebbero a me riferibili): nel fascicolo non ve ne è la minima traccia e non capisco perché si continui meccanicamente ad invocarle.
Al riguardo non posso e non voglio trattare profili tecnici, ma ritengo significativo che, salvo errori nelle notizie di cui dispongono, io e mio fratello siamo, almeno in Italia, gli unici imputati per “tentati” reati informatici attualmente in carcere e certamente siamo i detentori di un record assoluto di durata di custodia cautelare carceraria per tali reati.
In conclusione, quindi, CHIEDO, in primo luogo, che ognuno per quanto di propria competenza si attivi affinché cessino le denunciate illegalità in ambito carcerario e, in secondo luogo, che, considerata la insussistenza almeno attuale – dei presupposti di legge, venga rimossa o attenuata la misura cautelare a me applicata.

Da: Il Dubbio 
18 Aug 2017 

«Vi racconto la fantasiosa montatura sui fratelli Occhionero»


Parla l’avvocato Roberto Bottacchiari
Qualche settimana fa abbiamo pubblicato in esclusiva la lettera integrale che Francesca Occhionero ha scritto dal carcere romano di Rebibbia per denunciare le condizioni disumane di detenzione che sta vivendo insieme alle altre detenute. Oggi, mentre è in corso anche una petizione su Change. org rivolta al Presidente Mattarella per chiedere di porre fine alla detenzione preventiva della donna, torniamo sulla vicenda dei fratelli Occhionero, accusati dalla Procura di Roma di aver creato una centrale di cyberspionaggio per monitorare istituzioni, pubbliche amministrazioni, studi professionali, imprenditori, politici di primo piano e massoni. Sentiamo il punto di vista della difesa.
Avvocato Roberto Bottacchiari, sulla stampa è emerso che i fratelli Occhionero sapevano di essere indagati e per questo avrebbero sistematicamente cancellato file compromettenti. Addirittura avrebbero negato di fornire le password e bloccato l’accesso ai loro pc lanciandosi sui computer appena gli agenti sono entrati a casa loro.
Si tratta di una fantasiosa ricostruzione giornalistica. Gli investigatori sono entrati per arrestare Giulio con un provvedimento che prevedeva anche il sequestro dei pc, non l’accesso agli stessi, ma la polizia insisteva nel voler accedere. Questa cosa ha indisposto Giulio che si è rifiutato di fornire le credenziali di accesso anche per proteggere i dati dei suoi clienti. I computer devono essere analizzati nel rispetto di tutte le regole del contraddittorio, in base alla metodica forense che preserva dal rischio di contaminazione e cancellazione dati. Cosa analoga è accaduta con Francesca: in maniera insistente, con fortissima pressione, le chiedevano la password di accesso, lei rispondeva che non aveva la password perché lavorava con la smart card. Loro l’hanno costretta a digitare la password ma non è servito a nulla e gli investigatori hanno sostenuto che lei abbia sfilato di proposito la smart card. Il fatto di averla sfilata è stata una reazione di autodifesa rispetto a quello che stava accadendo. Non è che Francesca non ha collaborato, sono gli investigatori che sono andati contro le regole. E poi in assenza dell’avvocato: ero stato avvisato ma nessuno mi aveva parlato di accesso ai computer.
Sta dicendo che la polizia ha operato in maniera illegale?
Quantomeno con dubbia legalità: d’altronde basti pensare che la polizia postale ha inoculato, qualche mese prima dell’arresto, un malware nel computer di Giulio. Sono entrati con un falso aggiornamento Microsoft. Da intercettazione passiva si è trasformata in attiva: hanno compiuto una attività di perquisizione e sequestro e non lo hanno comunicato. Giulio comunque ha presentato una denuncia alla Procura di Perugia che ha avviato le conseguenti indagini.
Passiamo al cuore dell’indagine: gli Occhionero sono accusati di essersi introdotti in oltre 18000 profili e di aver conservato in server americani i dati acquisiti illecitamente.
Punto primo: sul fatto che il malware appartenga a Giulio non esiste alcuna prova. Inoltre sono state fatte anche indagini patrimoniali e non sono stati trovati soldi estorti a qualcuno dei possibili soggetti spiati. Poi sfatiamo subito un altro aspetto che è stato urlato dalla stampa: il computer di Matteo Renzi non poteva essere infettato perché usava Apple mentre il software che avrebbe usato Giulio è Microsoft. Inoltre dall’analisi dei nostri periti solo 1935 ( 8,2%) username recano anche la password ma non risultano essere stati mai utilizzati; all’interno dei 1.935 indirizzi, solo 11 ( 0,5%) sono relativi ad Enti; da essi, non risultano essere mai state utilizzate le credenziali; nessun elemento risulta transitato verso Giulio Occhionero: nessuna esfiltrazione. Rispetto a quest’ultimo punto un grave errore è stato commesso dal Tribunale del Riesame che scrive di dati esfiltrati. Il pm Albamonte ci ha confermato che invece nelle contestazioni manca l’esfiltrazione.
Però addirittura nelle indagini sarebbe intervenuta l’Fbi con i suoi potenti mezzi.
Come si legge espressamente nel documento che vi ho fornito, il 21 marzo 2016 la Polizia Postale Italiana chiedeva agli americani di sapere dove Giulio avesse comprato la licenza di un software ( Afterlogic Corporation) che sarebbe servita, a parer loro, per comporre il malware. L’Fbi ha risposto, specificando che tutto quello che aveva comunicato non poteva essere usato dall’Italia in nessun procedimento legale. E invece ce lo troviamo nell’ordinanza di custodia cautelare. Ma poi secondo il buon senso Giulio andava a comprare la licenza dando il suo nome e la sua carta di credito se avesse avuto intenzioni illegali? Per non dire del fatto che mai un hacker collocherebbe i propri server nel Paese – gli Usa – con la più severa legislazione in materia di crimini informatici. Insomma, tutto stride con la linea dell’accusa.
Si è scritto anche che Giulio Occhionero spiasse il pm Albamonte.
Non è affatto così. Semplicemente aveva incaricato una persona di procurargli gli appunti di un intervento che Albamonte aveva tenuto in un convegno sui reati informatici.
La sua cliente è in custodia cautelare da ormai quasi otto mesi.
Purtroppo, come ha ben descritto nella sua lettera Francesca, le condizioni di detenzione sono difficili. Contro di lei sembra esserci una sorta di accanimento. Alcuni esempi: la precedente udienza è stata segnata da un episodio che lascia quantomeno perplessi: i fratelli Occhionero sono stati condotti in Tribunale con le manette ai polsi, con un caldo afoso, e senza poter bere dell’acqua dalla bottiglietta che gli volevamo offrire noi avvocati. Ma la cosa drammatica è che la giudice era in ferie e nessuno ci aveva avvisato! Per non parlare delle vessazioni che subisce: circa un mese fa una detenuta si è infiltrata tra i visitatori tentando la fuga. Hanno dato la colpa a Francesca chiedendole perché non avesse avvisato le guardie che la detenuta voleva fuggire. Dopo questo le è stato dimezzato il piazzale dove corre. Questa cosa è fuori da ogni regolamento.
Secondo gli inquirenti ad incastrarla sarebbero sostanzialmente due intercettazioni telefoniche: in una lei rispondendo al fratello dice ‘ Giulio ti prego di non coinvolgere mamma nei nostri problemi…… come vedi sono dei falsi allarmi’ e la seconda in cui lei, parlando con un tecnico informatico, dice che ha necessità di connettersi ai server Usa, dove, secondo la relazione della Mentat, sarebbero custoditi i dati esfiltrati.
Nel primo caso quell’espressione è mal collocata nel contesto investigativo, non è oggetto di acquisizione agli atti del processo e si riferiva ai problemi economici per superare i quali la mamma aveva ampiamente contribuito, ad esempio vendendo un villino a Santa Marinella per dividere il ricavato tra i due figli. Come si legge chiaramente dalla trascrizione della seconda telefonata la mia cliente dice espressamente ‘ non sono un tecnico informatico’ e chiede aiuto per entrare nel dominio dell’azienda che dirige, ossia la Westlands. com a cui specifica che accedono anche altri dipendenti. Quindi di quale oscuro server stiamo parlando? Ci tengo però a dire che a riguardo della mia cliente è avvenuto un fatto gravissimo: a Francesca il Tribunale del Riesame ha negato i domiciliari perché si rifiuta di collaborare. Quale norma prevede questo? Un’altra motivazione è che potrebbe reiterare il reato utilizzando lo smartphone ma i periti hanno già stabilito che dal cellulare quel malware non può essere utilizzato.
Avvocato ascoltando la sua versione, quella dei fratelli Occhionero sembrerebbe una montatura gigante.
Senza il reato di esfiltrazione di dati, di cui ripeto non si hanno prove, il reato minore che così rimarrebbe sarebbe quello di aver tentato di utilizzare una email con relativa password. Questa è cosa ben diversa dall’aver danneggiato il computer di qualcuno, che è l’aggravante che giustifica la custodia cautelare, ma non vi è stato nessuno che abbia potuto dire una simile cosa. L’Acea ha persino rinunciato a costituirsi parte civile per non aver subito danni.
Da: La Repubblica.it  25 settembre 2017

Roma, cyberspionaggio: torna libera Francesca Occhionero

Con il fratello Giulio, che resta in carcere, sospettati di aver spiato diversi politici. I due erano stati arrestati il 9 gennaio
In carcere per otto mesi Francesca Maria Occhionero,sospettata assieme al fratello Giulio di cyberspionaggio, torna libera ma con l'obbligo della firma. La decisione è del giudice monocratico del tribunale di Roma che ha, invece, respinto l'istanza presentata dal fratello che resta in carcere, a Regina Coeli.

Il magistrato, accogliendo la richiesta avanzata dall' avvocato Roberto Bottachiari difensore della donna, ha disposto per la Occhionero l'obbligo di firma. Secondo il giudice nel corso dell'istruttoria dibattimentale è emerso un "chiaro ridimensionamento"
del ruolo di Francesca Maria nella vicenda mentre per il fratello, ingegnere nucleare, il quadro probatorio resta immutato.

Da: Il Dubbio 

29 Sep 2017 Francesca Occhionero: «Pensavo che in cella ci andasse chi commette dei reati. Invece…»



Francesca Occhionero, scarcerata lo scorso 25 settembre, dopo circa 9 mesi di detenzione preventiva nel carcere romano di Rebibbia si racconta al Dubbio




«Mi preparavo a trascorrere un’altra notte in cella. Un’ora dopo mi sento chiamare dall’altoparlante “Occhionero scendi a piano terra” e la guardia “prepara la tua roba e vattene perché sei libera”». Comincia così il racconto al Dubbio di Francesca Occhionero, scarcerata lo scorso 25 settembre, dopo circa 9 mesi di detenzione preventiva nel carcere romano di Rebibbia, nel quale era rinchiusa perché accusata di cyber spionaggio col fratello Giulio, che rimane a Regina Coeli. Nel provvedimento firmato dal giudice Bencivinni si legge che viene concesso alla Occhionero l’obbligo di firma e dimora a Roma, oltre il parere favorevole per i domiciliari del pm Albamonte, per questi due motivi: la “condotta rispettosa” tenuta in carcere e gli elementi emersi dall’incipit dell’istruttoria dibattimentale “consentono di ritenere che vi sia stato un parziale ridimensionamento” della posizione della donna.


«Ho sempre avuto l’impressione di essere stata arrestata sulla base di un fumus che non si è mai concretizzato in una serie di prove ci racconta nello studio del suo avvocato Roberto Bottacchiari. Al giudice è bastato da un lato che le intercettazioni fossero chiarite e dall’altro sentire paradossalmente solo il primo teste dell’accusa, il dottor Pereno del Cnaipic ( Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche della Polizia postale), per capire che contro di me non ci sono elementi probanti: nessuna esfiltrazione di dati, nessun collegamento con il malware e i server». E sul perché abbia fatto nove mesi di carcere preventivo Francesca Occhionero si dà due spiegazioni: «Avendo avuto molto tempo di pensare in cella, temo che abbiano strumentalizzato la mia detenzione per fare leva su Giulio, e per acquisire conoscenza di elementi da poter poi contestare in maniera specifica, anche se ad oggi manca ancora l’individuazione di un fatto criminale». E sul rapporto con suo fratello, che i giornali hanno descritto talvolta come in crisi, ci risponde: «Assolutamente, il rapporto tra me e mio fratello è solidissimo».
Tornando al 25 settembre, le chiediamo cosa ha fatto appena saputo di dover lasciare Rebibbia: «In pochissimo tempo ho preparato la mia roba. Poi grandi abbracci più o meno sinceri: ho stretto amicizie profonde che mi hanno fatto trascorrere domeniche normali. Prima di uscire mi hanno prelevato il dna. E poi l’incontro con mio marito fuori dal carcere. Ero emozionata ma anche tesa perché credevo che qualcuno potesse cambiare idea e rispedirmi dentro. La prima notte non ho dormito, ero adrenalinica, carica, non sapevo cosa fare». Il mattino invece sono subentrati sentimenti contrastanti: «Da un lato avevo una grande voglia di uscire, di tirare subito su le tapparelle e di andare a correre lungo il Tevere, ma poi è subentrata l’ansia del giudizio popolare. Sono entrata in banca e mi sono sentita gli occhi addosso di chi sussurrava nelle orecchie il mio nome, guardandomi e pensando di non essere visto. Mi sono resa conto di avere una popolarità negativa».
E sulla celebrità che il caso ha suscitato: «Non mi ero resa conto subito di quello che riportavano i giornali e le televisioni, perché nei primi giorni di detenzione non mi era stato permesso di accedere a nulla. Poi ho notato due cose: che per la stampa mio fratello era ingegnere nucleare, io semplicemente ‘ la sorella di’ o la runner. Tutti avevano omesso il mio dottorato di ricerca in chimica. Poi ho letto che mi dipingevano come “lady hacker”, “la bella spia” e mi sono resa conto che si trattava di una montatura, di una enorme bufala che si smonterà. Ma purtroppo qualcuno dentro e fuori il carcere ha goduto nel vedermi rinchiusa». Qualche mese fa il Dubbiopubblicò in esclusiva una lettera dal carcere di Francesca Occhionero in cui denunciava le pessime condizioni di detenzione: «Le prime notti ho pianto, poi alla disperazione è subentrata la rabbia per una situazione così surreale e shockante. Ho passato i primi venti giorni nella sezione Camerotti, dove ci sono quelli in attesa di giudizio. Avevo paura ad uscire dalla cella fredda e spoglia per farmi la doccia, temevo di essere aggredita. Non capivo perché le guardie mi davano del “tu” e si rivolgevano a me con “questa”, “quella”, palesando una chiaro atteggiamento di insufficienza. Poi sono stata trasferita in un reparto migliore. Comunque non sono mai riuscita ad abituarmi alla condizione di detenzione perché per me ogni giorno era l’ultimo psicologicamente, non riuscivo a entrare nel sistema, lo rigettavo, pensavo di uscire subito. Passavo il tempo leggendo e scrivendo, anche un libro sulla mia vicenda, e facendo sudoku. E poi nell’ultimo mese sono riuscita a far riaprire una palestra donata al carcere da De Rossi e Totti e ho insegnato fitness a oltre 50 detenute». Sarà il processo a mettere un punto a questa storia ma concludiamo chiedendo a Francesca Occhionero che idea in generale si sia fatta di questa vicenda: «All’inizio pensavo che qualcuno doveva far carriera sulla nostra pelle. Adesso credo che siamo un perfetto capro espiatorio, il soggetto giusto a cui dare la colpa di qualcosa messo in piedi da altri nel passato, essendoci altri sei malware in circolazione». Un ultimo pensiero sul carcere: «È un mondo che non mi aveva mai incuriosita. Confesso di aver avuto un pregiudizio, per cui se qualcuno entrava in carcere doveva aver fatto qualcosa. Il classico luogo comune su cui mi sono dovuta ricredere. Ora dico che bisogna pregare di non incappare nella giustizia; purtroppo si è incrinata la mia fiducia in alcuni ambiti delle istituzioni e delle forze dell’ordine».
Da: Il Sole 24 Ore 




  • di  
  •  
  • Movimenti finanziari esteri ed email della P4 In chiusura il filone bis sull’ingegnere-hacker Occhionero

    Movimentazioni finanziarie su conti correnti esteri riconducibili a Giulio Occhionero, l’ingegnere-hacker sotto processo per «accesso abusivo» ai sistemi informatici di Camera, Senato, ministeri, del sito personale di Matteo Renzi (matteorenzi.it) e dell’ex casella di posta di Mario Draghi alla Banca d’Italia. Un particolare di non poco conto nel secondo maxi filone d’indagine che sta conducendo il sostituto procuratore di Roma Eugenio Albamonte. 
    L’accesso abusivo ai sistemi informatici pubblici Gli accertamenti del Centro nazionale anticrimine informatico (Cnaipic) e della polizia postale hanno consentito di individuare i presunti accessi ai sistemi informatici istituzionali (vicenda ad oggi sotto processo a Roma). L’accesso però avrebbe avuto il presunto scopo di carpire informazioni e documenti riservati, che poi sarebbero finiti in server custoditi negli Stati Uniti d’America. Gli inquirenti, però, hanno scoperto che parte di questo materiale «riservato» sarebbe finito anche su email che i magistrati avevano già individuato. Nei documenti investigativi, infatti, si legge che queste caselle di posta elettronica «risultavano essere già emerse nel luglio 2011 nel corso del procedimento della cosiddetta P4». 
     Le email emerse nell’inchiesta sull’associazione a delinquere detta P4 Stando agli atti, sono molteplici gli indizi probatori che «lasciano intendere che la vicenda non sia una isolata iniziativa dei due fratelli ma che, al contrario, si collochi in un più ampio contesto dove più soggetti operano nel settore della politica e della finanza secondo le modalità sin qui descritte (carpire informazioni segrete, ndr)». I documenti fanno riferimento all’esistenza di quattro diverse caselle di posta elettronica utilizzate da Giulio Occhionero per le sue operazioni (purge626@gmail.com, tip848 @gmail.com, dude626 @gmail.com e octo424@gmail. com): stando agli investigatori, le stesse email sono state individuate in un’altra indagine, quella sulla P4 della Procura della Repubblica di Napoli, che ha portato al coinvolgimento di Luigi Bisignani. 
    La rete di società estere di Giulio Occhionero Un’inchiesta giornalistica de Il Sole24Ore ha dato un contributo alle indagini della magistratura. In particolare è stata ricostruita la rete di società riferibili a Giulio Occhionero e alla sorella Francesca Maria, tutte domiciliate al civico 207 di Regent Street, nel cuore della capitale britannica. Si tratta delle società “gemelle” Westlands Securities Limited e Westland Securities srl Limited, entrambe ora inattive. Francesca Maria ha ricoperto incarichi in otto società, tra le quali la Westlands Securities Srl, cancellata dal registro delle imprese nel 2015 e trasferita a Londra. Fino ad allora, azionisti della Westlands risultavano la Westlands Securities Limited di Londra con il 49% delle azioni, la Owl Investments (Tci) Limited, domiciliata nelle isole Turks & Caicos, con un altro 49% e Marisa Ferrari, madre di Giulio e Francesca Maria, con una quota del 2%. Ad amministrare l’entità londinese, inoltre, erano un cittadino maltese, John Galea, e una società delle Turks & Caicos, la Carlton Directors Limited. Ma chi controllava la Westlands, che è stata sciolta nel giugno 2014? Se si sale al piano superiore si arriva ancora una volta nelle isole delle Indie occidentali britanniche, fino alla Icsl Trust Corporation. La Westlands Securities Srl Limited, società “gemella” della prima, aveva tre amministratori: uno è Giulio Occhionero, gli altri sono la International Company Services di Malta e la Marashen Corporation del Delaware. Se si sale ancora una volta al al livello superiore, si arriva proprio nel Delaware, dove ha sede la Westlands Securities Llc. Impossibile risalire al reale beneficiario e quindi a chi controlla la società.