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lunedì 22 febbraio 2016

Due donne tanto diverse, entrambe prede di assassini

Nessuna trasmissione che si occupa di fatti di cronaca nera può stare all'altezza dell'utilità e della seria asciuttezza della trasmissione "Chi l'ha visto?" così come impostata da Federica Sciarelli ora ma, anche da prima, da Pino Rinaldi.
Non vi si indulge a nessun ricamo, nessun compiacimento con ospiti pagati per ciarlare o per farsi un curriculum spendibile altrove: si presentano i fatti così come sono e i fatti parlano. Vediamo due fatti recentissimi: quello della sprovvedutissima professoressa di Castellamonte e quello della sveglia segretaria di Albignasego, entrambe finite vittime di malagente, nonostante l'una fosse mentalmente indifesa e l'altra no. 
"Chi l'ha visto?" fa capire la realtà via via che arrivano informazioni attraverso testimonianze e le stesse dichiarazioni dei protagonisti di queste tragiche scomparse.
Per quel che attiene la Segretaria scomparsa nel padovano è stato subito evidente che le immagini delle telecamere riprendevano qualcuno che non era Isabella Noventa: il fratello lo ha detto immediatamente. Su questa base i Carabinieri o la Polizia hanno interrogato persone legate all'amico ed ex-amante della scomparsa, in modo da indagare su una eventuale messinscena, e la donna con cui questo amico della Noventa intratteneva una relazione ha confessato di essere stata lei ad indossare la giacca di Isabella e a fare quella ingannevole passeggiata sotto le telecamere della piazza di Padova, dove l'assassino diceva di averla lasciata.
E' educativo vedere come mentono gli assassini, con quali espressioni disinvoltamente sincere, addirittura ingenue. In questi 20 anni di "Chi l'ha visto?" ne ho visti tanti: intervistati nell'immediato mostravano tutta la loro abilità nell'eloquio e nella mimica facciale nel mentire spudoratamente, in seguito poi si apprendeva che si trattava proprio dell'assassino della persona scomparsa. Gente falsa che però è facilmente scopribile da tanti segnali che persone acute ed intelligenti sanno cogliere.
Quando vengono messi con le spalle al muro cercano scappatoie che possano alleggerire i loro misfatti, e anche lì i bravi inquirenti, a poco a poco, sfrondano le coperture mettendo in evidenza le contraddizioni fino a svelare chi sono veramente .
Questa sotto è la casa di Freddy Sorgato (ma si chiamerà così anche all'anagrafe?), un camionista, maestro di ballo e di massaggi per donne forse troppo sole...






La villetta di Freddy vista dal droneFreddy Sorgato ha confessato l'omicidio di Isabella Noventa e ha detto di averne gettato il cadavere nel Piovego, vicino a casa sua. Ecco dove abita il camionista, nel video del drone

Niente male come "villetta". Ma leggete sotto come le bugie abbiano le gambe corte:
Da: Il Mattino di Padova 21 febbraio 2016

Omicidio di Isabella, scatta un'indagine parallela sui soldi e le proprietà dei Sorgato

La procura ha disposto accertamenti su Freddy e Debora, i fratelli che potrebbero essere complici nel delitto, e sulla tabaccaia Manuela Cacco
di Enrico Ferro

PADOVA. Segui i soldi e troverai la mafia. E se non trovi quella, almeno capirai chi hai di fronte. La Procura di Padova ha deciso di avviare un’indagine patrimoniale su Freddy Sorgato, sulla sorella Debora e sulla tabaccaia Manuela Cacco. Bisogna individuare i flussi di denaro e analizzare i possedimenti. Soprattutto bisogna capire da dove arrivano tutti quei soldi.
Il primo della lista è chiaramente lui, Freddy: il ballerino di salsa e merengue, maestro shiatsu e autotrasportatore. Da quando è finito sotto i riflettori per la scomparsa di Isabella Noventa, si parla di una fantomatica eredità che avrebbe ricevuto dal padre. Ma quell’eredità non esiste. La circostanza è facilmente intuibile analizzando lo stile di vita degli altri componenti della famiglia.
La mamma Dolores lavora come colf in una famiglia di Noventa e la sorella Debora lavora in un’impresa di pulizie. Se davvero ci fosse stata un’eredità, avrebbe inciso anche sul loro stile di vita. Invece no. La prima vive in un appartamentino al piano terra di un condominio in una zona residenziale di Noventa Padovana, l’altra invece risiede in un modesto bilocale su via Vigonovese.
Solo Freddy vive “da boss” con la sua villa enorme in mezzo alla campagna e l’Audi A6 fiammante. Ufficialmente lavora come autotrasportatore ma come può un semplice autotrasportatore (con un solo camion) guadagnare così tanti soldi? Freddy è proprietario della Maison Srl, società proprietaria di cinque immobili con un capitale sociale dichiarato di 119 mila euro.
Con il mandato della Procura di Padova ora saranno eseguiti appositi accertamenti all’Agenzia delle Entrate. Si comincia con le dichiarazioni dei redditi per capire se sono congruenti con lo stile di vita. Vanno individuati poi anche gli introiti derivanti dal lavoro di massaggino. In queste ultime settimane è emerso che Freddy fosse molto quotato come maestro shiatsu e che alla tariffa di 30 euro l’ora ricevesse sia a casa che a domicilio. Insomma, gli esperti del settore stanno per radiografare ricchezze e conti in banca dei tre arrestati per il delitto della segretaria di 55 anni.
Il dubbio è che ci sia un filo che lega Freddy e Debora a Manuela Cacco. Se Debora odiava Isabella perché temeva che dilapidasse il patrimonio del fratello, come faceva a tollerare che lui avesse regalato a Manuela una tabaccheria da gestire? Fare luce su questo aspetto probabilmente aiuterà a capire il vero movente dell’omicidio.
e.ferro@mattinopadova.it


Ed ora passiamo all'altro caso seguito da "Chi l'ha visto?", quello della indifesa insegnante del torinese di cui si è ritrovato il cadavere dentro un pozzo, dove i suoi assassini l'avevano gettata dopo averla strangolata. Mentre quello della Noventa ancora non si è trovato, ma l'autotrasportatore, continuando a mentire, ha indotto gli inquirenti a cercarlo vicino ad una chiusa del Brenta, dove dice di essersene disfatto e, per cercarlo lì, un ispettore di polizia sub è morto.
Riguardo al cadavere ritrovato dell'insegnante, è sconcertante come una donna di 49 anni possa aver creduto ad un giovane di 22 anni non rendendosi conto della sua finzione.
Nella sua inchiesta "Chi l'ha visto?" ha rintracciato un uomo che aveva conosciuto il futuro assassino su facebook. Dalla breve intervista, che egli ha accettato di rilasciare all'inviato della benemerita trasmissione, è apparso evidente che egli era un omosessuale, "momentaneamente" senza impegni sentimentali, come ha dichiarato, dunque si era visto qualche volta con Gabriele Defilippi, il quale non aveva mancato di chiedergli se poteva farlo entrare nella ditta nella quale egli lavora. 
Questo cinico assassino cercava sempre di ricavare qualcosa da tutti quelli che circuiva, maschi o femmine,  fingendo affetto ed interesse.
Quando i media hanno dato la notizia che un amico lo aveva aiutato a far sparire l'insegnante che lui aveva raggirato, in virtù di quanto appreso tramite "Chi l'ha visto?", ho pensato potesse trattarsi di un omosessuale come quello conosciuto su facebook, giacché doveva essere forte l'ascendente sull'amico per farsi aiutare in una simile rischiosa impresa. E così era infatti. Accusarsi a vicenda dell'esecuzione materiale dello strangolamento è una tecnica difensiva nota, ma non credo che li salverà dalla condanna per omicidio premeditato. L'esecuzione può essere stata benissimo  portata a termine da entrambi: uno dietro che stringeva la striscia di tessuto e un altro accanto alla poveretta che l'ha aiutato, distraendola, a fargliela passare intorno al collo.
Ora gli avvocati dicono che "Gabriele si sta rendendo conto solo ora di quello che ha fatto"... No, troppi fatti della sua breve vita criminale dicono che è un abile dissimulatore, freddo nel premeditare i suoi scopi portandoli a termine. Quello di cui si sta rendendo conto è che gli è andata male, perché l'hanno scoperto e incastrato, per questo "sta giù"... Ora cercheranno di trovargli delle anomalie psichiche per attenuargli la pena che invece merita. La sua bisessualità, usata per farsi spazio nella vita, non è una turba psichiatrica, né lo è il suo calcolato cinismo, né il suo gusto del travestimento che aveva indotto il padre, che non viveva con la madre a quanto è dato sapere, a portarlo dallo psicologo. Poco gli è servito. Questo giovane è solo una mente criminale, banalmente, come ce ne sono e ce ne saranno sempre. 


Da: Il Secolo XIX 22 febbraio 2016

Passo per passo, ecco come è stato risolto il delitto di Gloria Rosboch

Massimo Numa
Torino - Il caso Rosboch è stato risolto soprattutto grazie allo sviluppo dei tabulati telefonici delle schede sim di Gabriele Defilippi, Roberto Obert e CaterinaAbbattista. Abbiamo chiesto al comandante del reparto investigativo di Torino, il colonnello Domenico Mascoli, quali sono stati i passaggi tecnici più importanti.
«Un mese fa avevamo un numero notevole di tabulati da controllare, cioè le sim della famiglia Defilippi-Abbattista più quelli di Gloria Rosboch. Scopriamo che il telefono accoppiato con la scheda di Defilippi, il 13 gennaio viene spento alle 12. Qui c’è il primo errore: in tempo per essere agganciato dalla cella di Busano. Resta spento sino alle 21.54, quando raccoglie le telefonate perse, sms e altro. In quel momento non sappiamo nemmeno chi è Roberto Obert».
Come compare?«Gli operatori utilizzano un software che evidenzia i numeri più frequenti contattati dalle sim sotto controllo. In quella di Caterina Abbattista,quello di Obert compare numerose volte. Ma soprattutto compare nel pomeriggio dell’11 gennaio, registrato dalla cella di Volpiano (dove Gabriele ha avuto un incidente e si mette in contatto con l’amico Obert, ndr) Obert, con la sua scheda che noi definiamo come Obert1, chiama il carro-attrezzi. Così accertiamo che è in stretto contatto con Gabriele. Il secondo passaggio è l’identificazione della scheda dedicata, come accerteremo poi, solo al delitto: la Obert2. Scopriamo che l’impulso delle Sim 1 e 2 vengono agganciate contemporaneamente dalla cella. Deduzione: l’apparecchio con Obert2 l’ha in mano un’altra persona: Gabriele Defilippi».
Dopo cosa succede?«Torniamo al 13 gennaio. Le Sim Obert1 e 2 cominciano a generare traffico. Gabriele-Obert2, a Rivarolo dove lo ha accompagnato la madre in auto, chiama Obert1 perché lo venga a prendere. I due vanno a recuperare la seconda auto, una Twingo, e vanno a Castellamonte. Obert con laMini gialla. Defilippi con la Twingo. Incontra Gloria e le dice che alle 15 sarebbe stato lì con l’uomo, più grande, che aveva i suoi soldi per restituirglieli. Lei accetta. Lui, con la sim 2 informa il complice che Gloria ha accettato e di tornare alle 15. Lui resta lì, in attesa».
Se Defilippi avesse utilizzato una sim intestata a una persona inesistente, l’avreste scoperta?«Forse sì, sarebbe stato ancora più complicato. Alle 15, quando la Rosboch viene fatta salire sull’auto, Obert1 non genera più traffico, mentre la 2 viene agganciata dalle celle sino a Rivara. Alle 16 la 2 non è più attiva. Sappiamo che le viene dato fuoco. Mentre la Obert1 riprende a raccogliere dati. Sul telefono Lg che ha utilizzato Gabriele, invece di distruggerlo come sarebbe stato logico, viene inserita una terza scheda di Obert. Quando abbiamo convocato in caserma Roberto Obert, ero sicuro di arrestarlo, anche se non avesse confessato».
Gabriele Defilippi, il suo maturo amante, che l'ha aiutato ad eliminare la povera donna che rivoleva i suoi soldi, e la madre del truffatore e assassino che ha cercato in tutti i modi di aiutarlo e di coprirlo, ed ora piange perché la Polizia li ha sgamati. Credo che chi ha vuotato il sacco sia l'omosessuale usato e manovrato dal Defilippi, il quale si mostrava superbamente indignato, quando il giornalista di  "Chi l'ha visto" ha osato suonare al citofono della casa in cui lui e sua madre si sono trasferiti dopo la truffa, dicendo "di aver avvertito l'Autorità Giudiziaria e che stava arrivando".
Stava arrivando infatti, ma per altre vie, e per ingabbiare lui.
La scheda di Caterina Abbattista viene agganciata dalla cella di Montalenghe, che copre anche Rivarolo, dove potrebbe esserci ancora Gabriele. Si sono incontrati dopo il delitto? «Possibile. L’impulso risale alle 19. A quell’ora Abbattista afferma di essere stata in servizio, come infermiera, in ospedale a Ivrea. Potrebbe essere uscita senza bollare. All’inizio pensavamo che il cadavere di Gloria potesse essere finito nel lago di Candia o dintorni. La madre potrebbe avere incontrato il figlio per discutere dell’ultima fase del delitto, la distruzione dei vestiti e della borsa blu di Gloria, o per aiutarlo psicologicamente dopo l’accaduto. Poi la scheda della madre viene di nuovo agganciata ad Ivrea, zona ospedale».

Consiglieri del Trentino Alto Adige ricchi con i soldi Italiani

Da: Corriere della Sera

Eva Klotz, o dell’incoerenza


La vicenda è nota. Eva Klotz, 64 anni, nota come “la pasionaria del Sud Tirolo”, ha gentilmente accettato un vitalizio di 945mila euro dall’Italia: quell’Italia che, per trent’anni, ha più volte dimostrato di disprezzare. Questo, infatti, prevede la (generosa) legge per i consiglieri provinciali di Bolzano. E, poiché l’incoerenza non è un reato, dobbiamo accettarlo.



La signora Klotz non è certo l’unica ad averci dimostrato che, in politica, parole e portafoglio hanno vite indipendenti. Per anni i leghisti bossiani –  gli adoratori dell’inesistente Padania, i portatori dell’ampolla fluviale – hanno accettato poltrone, stipendi e rimborsi da parte di quell’Italia di cui fischiavano l’inno nazionale. Anzi: l’hanno munta più del dovuto, come lasciano intendere diverse vicende giudiziarie.



Ma il caso altoatesino colpisce di più. Eva Klotz non è Francesco Belsito, per intenderci. La signora aveva dimostrato di avere uno stile, idee, convinzione. E quando, scuotendo la trecciona, girava tra le montagne ripetendo “Süd-Tirol ist nicht Italien!” si limitava, in fondo, a esprimere un’opinione, a differenza del padre Georg, detto “il martellatore della Val Passiria”, aderente al Befreiungsausschuss Südtirol, il Comitato per la liberazione del Sudtirolo, responsabile di molti attentati dinamitardi negli anni Sessanta.



La signora, ora, difende la decisione di passare all’incasso: “Non è un gesto di generosità dell’Italia verso di noi e non mi sento di avere rubato niente. In realtà avrei potuto anche prendere molti più soldi perché dopo quattro legislature avevo già maturato il diritto alla pensione”. Anche questo ci sta. Ognuno è responsabile delle sue azioni e per queste verrà ricordato.



Resta, a questo proposito, una domanda: cosa pensano i sostenitori di Eva Klotz?  Non sono rimasti in molti, dopo che la signora è uscita nel 1983 dal Südtiroler Volkspartei, favorevole a un’autonomia sudtirolese all’interno dello Stato italiano. Ma ci sono.  La festeggeranno perché ha sfilato quasi un milione di euro agli odiosi italiani? O le ricorderanno che il tuffo sul vitalizio è uno sport molto romano?



Sarebbe bello se qualcuno, in un soprassalto di dignità, le dicesse:  “Eva, è ridicolo”. Lächerlich.  Anche in tedesco va bene.



(dal Corriere della Sera)

Beppe Severgnini

Eva Klotz è una politica italiana appartenente alla comunità germanofona dell'Alto Adige. Porta avanti la causa di quella parte della popolazione della provincia di Bolzano che, riconoscendosi nella comunità germanofona, ne desidera l'autodeterminazione, nonché la secessione del Südtirol dall'Italia e la sua annessione all'Austria.
Eva Klotz, se ne andasse in Austria e ci restituisse il quasi 1 milione di euro che generosamente lo Stato Italiano le ha elargito.
Andasse a ricoprire identiche cariche in quel Paese: sono sicura che lo Stato Austriaco non ha varato le stesse Leggi scialacquatrici dell'Italia per le prebende degli equivalenti rappresentanti Austriaci!
Ma guarda chi dobbiamo mantenere, per sentirci sputare in faccia!!