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giovedì 31 ottobre 2013

Vivere ancora di rendita con "Mani Pulite"?

Ho appena assistito ad una esilarante intervista che il TG3 delle h. 14:30 ha inteso dedicare a quello che rimane del partito fondato da Antonio Di Pietro. Il nuovo numero uno è tale Ignazio Messina.
Domanda: Vi presenterete alle Europee?
Risposta: Sì.
Domanda: Se ne sentiva il bisogno?
Risposta: Certamente sì!
Domanda: State facendo una raccolta firme per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. (n.d.r. Più che altro è un'affermazione in quanto Di Pietro la sta pubblicizzando da tempo).  
Risposta: Sì.
Domanda: Allora restituirete i finanziamenti che avete preso?
Risposta: No... i finanziamenti verranno usati per continuare l'attività politica. (n.d.r. raccolgono firme su una cosa già referendata, ma si tengono i soldi che sono stati estorti con una legge truffa che è andata contro la volontà popolare).

L'intervista si è chiusa con il rispolvero, da parte del Messina, di "Mani Pulite" a cui ha contribuito il magistrato Di Pietro, che così bene ha messo a frutto la notorietà allora conquistata fondando un partito che "tante cose ha fatto per cambiare l'Italia" (???????????).

Boh?! Non ce ne siamo accorti. Anzi... Leggete la Rassegna Stampa quale pro-memoria:

Da: Libero 24x7

'Compravendita' di voti alla Camera: indagati i parlamentari Razzi e Scilipotit

5-3-2013
Politica - Il fascicolo aperto dalla procura della Repubblica di Roma con l'ipotesi di corruzione a carico dei due deputati passati dal gruppo Idv che era all'opposizione...
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Questo video dà conto della orribile capacità di mentire di certi soggetti e dunque della disperazione di chi sceglie di non votare più per non essere partecipe di questo orrore morale.



Da: La Repubblica (n.d.r. appena un anno fa)
Scicchitano story: cariche, inchieste e Idv

ecco l'avvocato che "creò" Maruccio

Il presidente del Collegio nazionale di garanzia dell'Italia dei valori rischia il rinvio a giudizio per il caso Pambianchi. Guidò Lazioservice

di PAOLO BOCCACCI

È Lui, il potente Sergio Scicchitano, dal suo mega studio, blindato per gli indesiderati cronisti, in un elegante palazzo umbertino di via Emilio Faa di Bruno, nel cuore di Prati, il vero punto di riferimento dell'Idv a Roma, l'uomo del partito che da sempre sceglie i candidati del Lazio.

Classe 1955, un ciuffo di capelli neri, un debole per le auto sportive, la sua foto spunta sul sito personale e su Facebook, dove ci sono anche quelle di tanti amici, tra cui lo storico socialista consigliere comunale e assessore delle giunte del Campidoglio ai tempi di Sbardella, prima dell'era Rutelli, Oscar Tortosa, e, naturalmente, l'ex capogruppo dell'Italia dei Valori Vincenzo Maruccio, che ha cominciato a fare pratica di avvocato per poi sbarcare in politica proprio nelle stanze dello studio di via Faa di Bruno.

E ieri le agenzie battono la notizia del deposito degli atti per la chiusura dell'inchiesta che vede accusato l'avvocato di riciclaggio e che coinvolge anche l'ex presidente della Confcommercio del Lazio Cesare Pambianchi e l'ex tesoriere dell'Idv della regione Norberto Spinucci. In particolare Scicchitano, presidente del Collegio nazionale di garanzia dell'Idv, deve rispondere di sei fatture da 140mila euro l'una, emesse dalla società Minor nel 2008 tra giugno e novembre. Secondo i pm l'esponente Idv se ne sarebbe avvalso "al fine di evadere le imposte sui 
redditi e sul valore aggiunto". Poi nel provvedimento di chiusa indagine è detto che il professionista "indicava nelle prescritte dichiarazioni annuali passivi fittizi per un importo pari ad 1.120mila euro oltre Iva". Non solo. Secondo gli atti depositati dalla Procura l'ex tesoriere dell'Idv, che sarà presto ascoltato dai pm dell'inchiesta su Maruccio, avrebbe versato sul conto corrente della madre di Scicchitano assegni per un importo complessivo di 1 milione e 100mila euro. Successivamente una cifra molto vicina, 1 milione e 52 mila euro, il 12 maggio 2010 è stata versato dalla donna su un altro conto "appositamente acceso" in favore del figlio. Insomma due inchieste che potrebbero avere punti di contatto e terremotare l'Idv del Lazio.

L'avvocato tuona: "Apprendo oggi dagli organi di stampa di un mio presunto coinvolgimento in affari, non meglio specificati, di ripulitura di soldi di provenienza illecita o di opache operazioni, anche queste imprecisate, di occultamento di flussi finanziari. Tengo a precisare fermamente: 1) di essere del tutto estraneo a circostanze di tal genere 2) che la vicenda giudiziaria che mi ha riguardato è relativa a fatti inerenti la mia personale e presunta fraudolenta dichiarazione dei redditi e, pertanto, in alcun modo collegata alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto l'ex presidente di Confcommercio Roma". E minaccia querele.

Ma chi è questo potente e ricco legale personale del segretario dell'Idv Di Pietro, nel cui studio si è fatto le ossa Vincenzo Maruccio, dal 2001 a quando, a soli 31 anni, viene nominato dall'ex governatore Marrazzo assessore regionale con delega alla Tutela dei consumatori e poi, a 32, assessore ai Lavori Pubblici?

A Ballarò un siparietto si aperto all'improvviso su di lui, quando l'ex governatrice Renata Polverini attacca stizzita Di Pietro con un perentorio: "Abbiamo denunciato un tuo ex assessore alla Corte dei Conti perché fece prendere un arbitrato sulla RomaLatina ad un socio del suo studio legale". Chi è il socio? Proprio Sergio Scicchitano, da sempre e per sempre nel cuore di Maruccio, che, da assessore della giunta Marrazzo spinge e ottiene per il suo ex datore di lavoro, che Di Pietro nominò anche nel cda dell'Anas quando era ministro dei Lavori Pubblici, la presidenza di una società regionale, la Lazioservice, dalla quale però Scicchitano si dimette dopo il coinvolgimento nell'inchiesta sulle false fatturazioni e sul caso Pambianchi.

Calabrese di Isca sullo Ionio, gran cumulatore di arbitrati e di gestioni di fallimenti, dalla Cirio alla Aiazzone, Scicchitano è stato liquidatore della Federconsorzi dal 2003 al 2011 tra tante polemiche. Di che cosa è più orgoglioso? "Tra le altre nomine che ho ricevuto" racconta sul suo blog "c'è quella di presidente della Commissione antiusura della Federazione internazionale dei diritti dell'uomo, nel 2001". Ancora: l'allora sindaco di Roma Walter Veltroni lo nomina nell'agosto 2002 Delegato per la tutela dei Diritti dei Consumatori e degli Utenti.
Sempre sul suo blog così commentava le vicende di Batman Fiorito: "Non c'è davvero limite alla vergogna. Dopo lo scandalo alla Regione Lazio, comprovato e sotto gli occhi di tutto il Paese, Franco Fiorito ha annunciato di volersi ricandidare". Quindi: "Lo ha detto bene Maruccio: i soldi spesi dall'Idv, invece che in ostriche e champagne, sono andati, in "incontri con i cittadini per parlare di sanità, di lavoro, di rifiuti e di politica"".

Poi la doccia fredda dell'indagine sul suo pupillo. "Ieri" scrive "abbiamo appreso la notizia che Maruccio è indagato, lui si è subito dimesso da ogni carica politica. In questo modo potrà difendersi e dimostrare ai magistrati la propria innocenza". Esattamente le stesse parole che Maruccio aveva speso per l'amato avvocato dopo la vicenda Pambianchi e le sue dimissioni da tutti gli incarichi.
(13 ottobre 2012)






 Da: Giornalettismo (n.d.r. una più che esauriente cronaca del presente partito Italia dei Valori

Ignazio Messina, l’Italia dei Valori e il segretario che non risponde

di  - 11/07/2013 - Doveva essere il Congresso della svolta, eppure dopo la vittoria di Ignazio Messina sono ripresi gli scontri interni. Le ombre sull'assise, dopo le denunce di Borghesi. Ma la trasparenza rimane un mito

Doveva essere il Congresso della svolta, il ritorno alle origini per l’Italia dei Valori. L’ultima occasione per poter ripartire, dopo la debacle delle elezioni politiche di febbraio, con il fallimento del progetto di Rivoluzione Civiledell’ex pm Antonio Ingroia. Eppure, dopo l’assise che ha eletto l’ex responsabile nazionale degli enti locali, Ignazio Messina, come successore di Antonio Di Pietro, è partita una lotta quasi fratricida tra le diverse anime del partito. Con in testa Antonio Borghesi, l’ex capogruppo Idv alla Camera dei deputati, inizialmente uno dei cinque candidati che correva per la segreteria. Alla fine a sfidare Messina è rimasto soltanto l’europarlamentareNiccolò Rinaldi, dato che l’ex leghista Borghesi, insieme al giovane Matteo Castellarin, più orientato a sinistra, e a Nicola Scalera (un ingegnere di Capua) hanno deciso di far convergere la proprio mozione con quella dello stesso Rinaldi, vicepresidente del gruppo dell’Alde a Bruxelles. Tutti insieme contro Messina, che è però riuscito a trionfare al Congresso con il 69,11% dei voti, con l’avversario fermo al 30,89% dei consensi, su un totale di 7957 votanti (gli aventi diritto erano 14145, ndr). Un risultato sul quale, però, Borghesi ha lanciato alcune ombre: già prima del congresso straordinario di fine giugno aveva denunciato pubblicamente i propri sospetti sul presuntotesseramento falso e gonfiato, dopo che “gli stessi garanti – ricorda – avevano certificato l’impossibilità di dare autenticità alla platea dei votanti”. A Congresso finito, è tornato a segnalare nuove anomalie, questa volta durante le operazioni di voto.
IGNAZIO-MESSINA-CONGRESSO-IDV
Il neo segretario di Italia dei Valori Ignazio Messina
ITALIA DEI VALORI E IL PASSATO CHE NON C’È PIÙ – Borghesi non si è limitato a denunciare la scarsa trasparenza della competizione interna. Ha anche attaccato il neo segretario, definito come un simbolo di continuità con la vecchia classe dirigente. Dal proprio blog ha anche svelato come Messina lo avesse minacciato di querela, prima di proporre la suaespulsione. Tutto per  “colpa” di un’intervista “sgradita” andata in onda su Ballarò, secondo Borghesi. Scontri che, di fatto, hanno riaperto tensioni che nemmeno il congresso è riuscito a sopire. A rimetterci la stessa Idv, con la svolta auspicata che sembra allontanarsi. Azzoppato dalle domande diReport sul patrimonio immobiliare e dagli scandali interni dell’ultimo anno – compreso il caso del consigliere regionale del Lazio Vincenzo Maruccio,che si giocava alle slot i fondi dei rimborsi elettorali, ndr –  il partito diAntonio Di Pietro era già scomparso dal Parlamento. Di quel movimento che aveva fatto le proprie fortune sui tentennamenti del Pd (sia in versione veltroniana, che quello targato Bersani, in perenne corteggiamento del centro e dell’Agenda Monti)  né è rimasto ben poco. L’elettorato dell’Italia dei Valoriè trasmigrato verso il Movimento 5 Stelle, con il quale la stessa Idv aveva cercato un dialogo, invano, dopo che la foto di Vasto, con i democratici e Sel di Nichi Vendola, era stata di fatto stracciata. Il motivo? Colpa dei continui attriti con il partito dell’allora segretario Bersani. Ma non solo: il Pd aveva criticato le accuse di Di Pietro al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella partita sulle intercettazioni con Nicola Mancino, legate alla trattativa Stato-mafia, dopo il conflitto d’attribuzione sollevato dal capo dello Stato nei confronti della Procura di Palermo.  Un lontano ricordo sembrano i tempi in cui l’Italia dei Valori era protagonista delle vittorie dei referendum del giugno 2011 su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento. In poco tempo, il partito che fu il “feudo personale” di Antonio Di Pietro, confermato nel 2010 nel primo Congresso nazionale, è riuscito a passare dall’8 per centodelle elezioni europee del 2009 ai risultati magri di oggi. Quando in pochi scommetterebbero qualche centesimo sulla capacità dell’Idv di raggiungere appena l’1% dei consensi.
LE  OMBRE SUL CONGRESSO – Dopo il flop delle politiche in compagnia di Antonio Ingroia, l’ex pm di Mani Pulite Di Pietro aveva rassegnato le propriedimissioni irrevocabili dalla presidenza del partito. Il 26 marzo scorso lo stesso ufficio di presidenza dell’Idv aveva proposto lo scioglimento del partito, con lo scopo di dare vita a una nuovo  soggetto politico di  carattere liberaldemocratico. Passano soltanto due settimane e tutto cambia: si annuncia il congresso straordinario di fine giugno, l’Idv dichiara di voler riallacciare i rapporti con Pd e Sel, le dimissioni del “padre nobile” vengono “congelate”. Tutto in attesa di quello che doveva essere il Congresso della svolta, con l’eliminazione del nome di Di Pietro (poi nominato durante il Congresso presidente onorario, ndr) dal simbolo. Già un mese prima del congresso, sono state lanciate accuse, con Antonio Borghesi che ha inviato una lettera aperta agli iscritti dell’Italia dei Valori nel quale denunciava: “Siamo stati il partito della legalità. Ma se non riusciamo a farla rispettare neanche dentro casa nostra, allora niente ha più senso”. Un duro attacco che spiega, contattato da Giornalettismo, rievocando le anomalie riscontrate dalComitato dei garanti – dal quale si era intanto dimesso Luigi Li Gotti, ndr – durante le operazioni di tesseramento. Iscrizioni terminate il 25 maggio scorso, termine ultimo per potersi esprimere al Congresso di fine giugno: “Quanto abbiano inciso sul risultato non è possibile dirlo. Quel che è sicuro è che dal 12 al 25 maggio, ultimo giorno utile, si è registrato un aumento considerevole delle tessere, passate da 3700 a 14 mila circa”, spiega. Una crescita, tra l’altro, non uniforme nelle differenti regioni italiane: “In alcune regioni – spiega, indicando Sicilia, Puglia, Calabria, Campania, Umbria, Molise, Piemonte e in misura minore nel Lazio -  c’è stato un incremento che ha lasciato non pochi dubbi e sospetti. Il collegio dei Garanti ha fatto alcune verifiche e ha messo a verbale quanto risultava dai test statistici”. In pratica, da un piccolo campione di schede a caso in una delle regioni sospettate di tesseramenti falsi e gonfiati, è stato verificato come “su un pacco di 75/80 schede, 18 fossero indicate come anomale o irregolari”, denuncia Antonio Borghesi.  In alcuni casi si parlava di firme cancellate e riscritte, in altre di firme omografe (sospettate di essere state fatte con la stessa mano, ndr). “Io stesso, facendo un numero di telefono collegato a una delle schede contestate, ho constatato come l’interessato nemmeno sapesse cosa fosse l’Italia dei Valori”, ha aggiunto l’ex deputato, dal passato nella Lega Nord, con la quale entrò in rotta nel 1998 dopo alcune divergenze politiche.  “Fatte la verifica a campione, i garanti hanno sottolineato l’incapacità di dare autenticità alla platea dei votanti. Hanno invitato il partito a prendere una decisione, che non poteva che essere di carattere politico”, ha ricordato. Eppure, nonostante i rilievi fatti dalla commissione dei garanti, chi doveva assumersi la responsabilità di un eventuale cambio di data o delle regole della competizione interna, ovvero Antonio Di Pietro, decise di andare avanti. Lasciando dubbi sulla trasparenza del corpo elettorale che avrebbe eletto il nuovo segretario.
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Antonio Borghesi, ex capogruppo dell’Idv alla Camera
ANOMALIE SUL TESSERAMENTO – Per Borghesi non era possibile quantificare le anomalie, anche se l’indagine a campione, secondo lui, ha comunque mostrato qualcosa di significativo: “Toccava fareun’indagine a tappeto, oppure il Presidente, l’unico legittimato, doveva prendere una decisione politica”. “Rinviare il Congresso?  Sì, era un’opzione da prendere in considerazione, ma ripeto, la decisione spettava al Presidente”, insiste. “Bisognava fermare tutto per fare ulteriori verifiche. O quantomeno – come avevano chiesto Rinaldi, Castellarin e lo stesso Borghesi – passare dal voto per teste a quello per delegati, basato sulla popolazione di ogni provincia, in modo da poter attenuare l’effetto di tesseramenti anomali”. Ma Di Pietro “ha detto di no”, così si è preferito andare avanti lo stesso. “Ho letto la stessa lettera di dimissioni Luigi Li Gotti: è rimasta privata, ma denunciava e segnalava le gravi anomalie”. Eppure, alla luce dell’ampio margine con il quale Messina ha battuto il suo sfidante, lo stesso diretto interessato, Li Gotti, adesso sembra minimizzare:  “I voti che ha ricevuto il neo segretario sono ampiamente superiori a qualsiasi ipotesi di sospetto su tessere non vere”, spiega, pur lasciando trasparire la propria delusione per il risultato finale dell’europarlamentare Rinaldi: “La scelta di Messina va in perfetta continuità con la vecchia tradizione del partito”. Nonostante questo, al contrario delle accuse di Borghesi, per Li Gotti il caso del tesseramento gonfiato sembrerebbe quasi una questione irrilevante: “Io facevo parte dei garanti: in un campione  estremamente limitato, avevo avuto diverse perplessità su alcune schede. Ma alla fine non hanno avuto alcuna incidenza, considerato il 70 per cento di consensi raggiunto da Messina. Non potevamo fermarci per quel motivo”, spiega. “Anche si fosse arrivati alla conclusione di escludere dal voto quelle schede, non sarebbe cambiato nulla”, conclude.
LE SEGNALAZIONI SUI VOTI CONTESTATI – Tre erano le modalità possibili di voto per gli iscritti di Idv: o direttamente al congresso, oppure attraverso ilvoto online, nelle federazioni locali o da casa. Un metodo sperimentale e “innovativo”, in stile M5S, come ha spiegato lo stesso Di Pietro durante il terzo giorno d’assise, cercando di allontanare le polemiche dopo alcune segnalazioni di errori o sospetti: “Si troverà sempre lo spazio per le critiche, qualche errore è normale che venga fatto, dato che abbiamo lanciato qualcosa di innovativo: un giorno gli altri ci imiteranno, allo stesso modo come hanno imitato nel tempo la nostra azione politica, anche se non lo vogliono ammettere”, ha spiegato l’ex pm di Mani Pulite. Presidente per 15 anni, dal lontano 1998, durante i quali non sono mancati i dissidi interni, soprattutto per la gestione delle candidature per le competizioni elettorali, dalle quali sono emersi personaggi come Sergio De Gregorio, Domenico Scilipoti e Antonio Razzi. Di fronte alle accuse sui tesseramenti gonfiati, fatte da Borghesi, Di Pietro aveva minimizzato,  limitandosi a parlare di “normale competizione elettorale”. Ma Borghesi ha insistito, dopo il congresso, evidenziando anche casi di votazioni sospette.
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Su Facebook riporta un episodio avvenuto a Palermo, dove un iscritto “avrebbe tentato di votare non solo per sé, ma anche per altre persone”. Si spiega, secondo il report fatto da un rappresentante di seggio:
“Sono entrato e ho visto che il XXXXXXXXXX stava votando aiutato dal collaboratore di Ricciardello, avendo davanti a sé 6 lettere dell’IDV. Il XXXXXXXXX, a seguito della mia contestazione, mi dichiara verbalmente di aver votato soltanto per altre 2 persone; tutte le lettere che aveva in mano ha asserito essere riferibili a componenti del suo nucleo familiare che non hanno potuto recarsi al seggio e non sanno usare Internet. È intervenuto il responsabile di seggio che gli ha confermato che non avrebbe potuto votare anche per altri e ha chiesto al XXXXXXXXX una dichiarazione circa il motivo di quanto accaduto. Il XXXXXXXXXX ha interrotto l’operazione, ma non sono in grado di sapere per quante persone abbia effettivamente votato”
Per Borghesi non era l’unico caso: perplessità erano emerse anche sullavotazione on line, nonostante Borghesi avesse sottolineato come i garanti, con l’aiuto dei tecnici, avessero cercato di prevenire e contrastare qualsiasi anomalia. Il sistema – realizzato grazie al contributo del giovane Gianluca Gimigliano, “software developer” al Ministero dell’Interno e da anni iscritto all’Idv, avendo anche fatto parte del coordinamento dell’Idv 5 Municipio di Roma, ndr –  permetteva infatti di votare soltanto se si disponeva di codice Pin (password numerica) per allontanare i timori di voti falsi. “Hanno fatto quanto si poteva fare”, spiega. Eppure Borghesi non allontana i dubbi: “Dove non avevamo dei delegati pronti a controllare nei seggi si può dire che i sospetti rimangono”. Spiega come funzionava il meccanismo: “I computer presenti nelle sedi locali potevano accettare un numero illimitato di voti, in modo che tutti quelli che si presentavano potevano votare.  Dai computer di casa, invece, al massimo, era possibile indicare tre voti”. Spiega come in un caso, in un seggio dove un pc non funzionava bene, il responsabile dell’organizzazione avesse messo a disposizione il proprio pc, in teoria valido solo per tre voti. “Ivan Rota (responsabile dell’Organizzazione) ha però spiegato telefonicamente le istruzioni per trasformare il sistema, permettendogli di accettare un numero illimitato di voti. Anche in questo caso, trovo che l’operazione lasci quantomeno perplessi”, attacca. Ma non solo: azzarda come ci siano state “segnalazioni di famiglie peruviane portate al voto in Piemonte”, concludendo di non voler trarre conclusioni, ma soltanto di prendere atto di come ci siano state varie anomalie.
LA DIVISIONE TRA QUEL CHE RESTA DEL PARTITO – In rete, intanto, i militanti si dividono e si lanciano critiche a vicenda: “Borghesi, lei sa soltanto rosicare, le sue accuse sono infondate”, si legge. Altri concordano: “Avete perso il congresso. Adesso da buoni militanti andate ad attaccare manifesti e a raccogliere firme. Basta con le critiche gratuite”. La sezione Idv di Trapani commenta: “Se ne vada, anziché non accettare la sua sconfitta personale e buttar fango al suo concorrente”, mentre altri spiegano come abbiano potuto constatare di persona come il voto fosse stato regolare: “La mia votazione è avvenuta con il codice di riconoscimento inviatomi prima del voto: le accuse mi sembrano campate in aria”. Ci sono poi quei militanti che ritengono gli attacchi di Borghesi strumentali: “Leciti i dubbi di Borghesi, ci mancherebbe altro. Ma come mai non ne aveva quando lo scranno in Parlamento era ben garantito? Ora, dopo anni di militanza si accorge di queste particolarità?”. La replica arriva dal diretto interessato: “Ho gridato in tutte le salse che Di Pietro mi ha estromesso dall’ufficio di presidenza nel 2006 e che negli ultimi 5 anni sono stato in minoranza all’opposizione interna nell’Idv,criticando in tutti gli esecutivi nazionali la linea politica e l’organizzazione”. Tra i militanti c’è però anche chi chi difende l’ex capogruppo alla Camera, condividendo i dubbi: “Perché su 14 iscritti ha votato solo la metà? Chi si è tesserato dopo le mozioni, l’avrà fatto unicamente per votare per il nuovo Segretario, o no? Che fine hanno fatto quei settemila? L’astensionismo è politico non certo per eleggere un Segretario”, incalza un commentatore. “La democrazia non prevede anche il rispetto di chi non la pensa come la maggioranza? Eppure io leggo chi invita Borghesi a uscire dal partito, a cercarsi altre sponde o a tacere. Dopo le campagne per la libertà di stampa commenti simili stonano”, riflette un altro militante. Sulle accuse di anomalie c’è chi condivide i timori: “Non mi stupisco affatto. D’altronde la crescita di tesseramento in province dove non abbiamo più neppure i coordinatori parla chiaro. Il meridione in questo da ancora una volta un esempio negativo, guardate chi c’eravamo messi in casa al Consiglio Regionale della Campania”. Un chiaro riferimento alla vicenda  dei 53 consiglieri regionali ed ex rappresentanti, indagati per peculato, in merito al presunto uso improprio dei fondi corrisposti a gruppi consiliari o a singoli consiglieri, in riferimento alle somme del biennio 2010-2012. Per gli inquirentiIdv e Uder sarebbero in testa, con il 95% di spese, nella classifica poco virtuosa sull’uso personale degli stessi. Positano News riporta l’elenco dei consiglieri coinvolti nell’inchiesta, ai tempi tra le file dell’ Idv, e le somme contestate: “Eduardo Giordano (capogruppo Italia dei Valori/ 37.404,49) Dario Barbirotti (Idv/ 37.484,26) Nicola Marrazzo (ex Idv/ 43.284,26) Anita Sala (Idv/ 40.679,26). Spese non documentate del gruppo Idv: 16.375,00)”, si legge. In attesa che le indagini vadano avanti, un altro caso che ha gettato ombre sul passato recente di quello che fu il “partito della legalità”. Poi sconvolto da casi come quello di Vincenzo Maruccio, che hanno contribuito non poco a far allontanare i militanti.
Idv-Congresso-Antonio-DiPietro
Antonio Di Pietro al Congresso di Idv
LA QUESTIONE LEGALITA’ E LA VITTORIA DELLA CONTINUITA’ – Anche su questo punto, quella della battaglia per la legalità, Borghesi attacca la nuova segreteria: “Avevamo un codice etico, approvato nel 2010, ma di fatto non è mai stato applicato”, incalza. “Dopo le vicende giudiziarie che hanno interessato il partito, Ignazio Messina doveva rilanciare il partito sulla legalità. E’ sufficiente dire che ha nominato come suo delegato tra i garanti del congresso una persona rinviata a giudizio per peculato, l’europarlamentareGiommaria Uggias”, sottolinea. In un articolo sul Fatto dello scorso settembre, a ricordare il caso è Giorgio Meletti, che spiega come “l’ex sindaco democristiano di Olbia e oggi unico europarlamentare sardo” fosse accusato “di aver pagato con i soldi della Regione le bollette telefoniche del suo studio legale”. Il processo, sul presunto uso improprio  dei fondi per i gruppi regionali in Sardegna, è ripreso proprio a luglio. Borghesi incalza: “Uggias in base al codice etico non poteva più stare nel partito, ma è stato premiato da Messina con la nomina come proprio garante per il Congresso. Se un segretario nazionale offre questi segnali, non mi sembra che sia proprio un buon inizio”, attacca Borghesi. “Mi ha fatto sorridere il fatto che, dopo i rinvii a giudizio per peculato per alcuni consiglieri della Campania, Messina abbia dichiarato con un comunicato stampa che l’Idv si sarebbe costituita parte civile contro i nostri ex consiglieri. Allora perché per Uggias non fa lo stesso?”, si chiede.  Sia per queste ambiguità che per aver fatto parte della classe dirigente che aveva gestito il partito negli ultimi 5 anni, Messina per Borghesi non potrà rappresentare quella svolta di cui l’Idv aveva bisogno. “Rischiamo di fare la fine di partiti come il Psi, Rc, Pdci, relegandoci alla marginalità politica e morendo pian piano, fino a quando finiranno anche i soldi del partito”, insiste. Sul futuro, così, di fronte ai dissidi interni, resta  il pericolo di nuove divisioni. Borghesi, sul quale sarebbero piovute minacce di espulsione, preferisce aspettare. “Sono in corso diversi fermenti nel centrosinistra, dopo il Congresso del Pd la situazione sarà più chiara e sono convinto che qualcosa di nuovo nascerà presto. Da segretario avrei cercato di portarci tutta l’Idv, adesso resto ad osservare da semplice iscritto”, aggiunge. Rinaldi è più cauto: nel discorso post-elezione aveva spiegato: “Faccio un in bocca al lupo a Messina, noi siamo il 30% di questo partito. Lavoreremo insieme, ma ci aspettiamo tanto”, aveva dichiarato. Il neo segretario aveva cercato di ricostruire il rapporto tra le diverse anime di Idv: “Voi non siete il 30%, ma siete il nostro partito. Non intendiamo lavorare in ottica di maggioranze e minoranze, ma collegialmente”, aveva promesso Messina. Poi sono ripartite subito le polemiche.
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IGNAZIO MESSINA NON RISPONDE – Sulla vicenda Uggias, così come sulle presunte anomalie denunciate al Congresso, Giornalettismo aspettava una replica dal segretario, che non è arrivata, nonostante i diversi tentativi fatti con l’Ufficio stampa del partito. O meglio, il neo segretario aveva accettato l’intervista – come aveva spiegato lo stesso ufficio, ndr – , ma alla fine, senza offrirci alcuna spiegazione, non ci ha rilasciato alcuna dichiarazione. Né siamo stati più contattati dall’Ufficio Stampa, nonostante le infinite richieste alla segreteria dell’Idv. Nessuna risposta nemmeno alle domande inviate via mail. Messina, ex sindaco di Sciacca e accusato in passato per aver portato nel partito riciclati di Udc e Udeur, ha perso un’occasione utile per chiarire e allontanare le presunte ombre sul Congresso che lo ha eletto segretario. E per spiegare che tipo di Italia dei Valori ha in mente: se alla ricerca di un nuovo rapporto con il centrosinistra o ancora all’inseguimento di Grillo. Se il padre nobile Di Pietro aveva predicato l’esigenza di un ritorno alle origini e difeso il Congresso stesso (“E’ stato vero, non abbiamo letto il nostro Alfano”), nelle prime apparizioni televisive Messina aveva spiegato di essere rimasto deluso del comportamento del M5S in Parlamento, accusandoli i “cittadini” a 5 stelle di fermarsi alla polemica sterile. Aveva poi criticato i rinvii e l’azione del governo Letta. In attesa di conoscere le prime mosse da segretario, quel che sembra palese è che, tra ombre e scontri interni, le prospettive dell’Idv di recuperare il consenso degli elettori rischiano di complicarsi. In vista delle europee del maggio 2014, la soglia del 4% – soltanto la metà di quanto raggiunto nella stessa competizione elettorale del 2009 – sembra soltanto un miraggio. Così come la speranza di rieleggere qualche europarlamentare, dopo aver visto già scomparire i 46 rappresentanti delle elezioni politiche del 2008.

lunedì 28 ottobre 2013

Giletti in discesa

L'Arena era una delle poche trasmissioni della RAI in parte vedibili. Persino mio marito riusciva a seguirla un poco con interesse la domenica dopo pranzo, preferendola momentaneamente al lavoro sul PC o alla lettura.
Ieri non siamo riusciti a resistere che poche manciate di minuti.
Io ho iniziato ad essere contrariata già vedendo gli ospiti: a parte la bella e abbastanza brava giornalista Myrta Merlino e una funzionaria dell'Agenzia delle Entrate, c'erano Formigoni e... lo squalificato Oscar Giannino.
"Ma perché mi debbo sorbire le opinioni di una persona che si è inventata spudoratamente un curriculum inesistente?" Ho detto subito con una smorfia di disgusto.
Mio marito ha abbozzato un sorrisetto di assenso senza commenti.
Ora non dico che questo personaggio così particolare debba smettere di esistere, ma che scrivesse dove vuole, visto che mi pare faccia il giornalista di mestiere, e lo leggesse chi vuole.
Ma perché mai la RAI "Servizio Pubblico" deve chiamare e pagare quale opinionista un simile soggetto che, per me e per tutte le persone di buonsenso, non ha alcuna credibilità?
Intanto, ammesso che questa trasmissione la seguano dei giovani, è altamente diseducativo schiaffare lì, davanti a milioni di telespettatori, una persona che ha mentito in modo infantile e ridicolo su sé stesso e chiedergli cosa ne pensa di questo o quell'argomento.
Ma cosa ce ne cale a noi di cosa pensa uno che mente in modo patologico? Il messaggio che passa è che si può essere un mitomane ma non cambia nulla sulla sua credibilità.
Allora, giovani, la morale è che chi si inventa titoli che non ha lo può fare!! Tanto si rimane degni di essere consultati e ascoltati da milioni di telespettatori!
Poi Formigoni: è un politico, ex Presidente di una Regione importante come la Lombardia, posso capire che se ne vogliano ascoltare le opinioni sulle vicende che il suo partito, il PdL, sta vivendo.
Per chi pensa e riflette è educativo assistere all'aria sorniona di questo cattolico, pensando alle sue vicende personali di indagini della giustizia e riflettendo a come viene adoperato il cattolicesimo, con quale coerenza... Personalmente ho un'idea estremamente precisa dei valori del cattolicesimo, essendomi formata in Azione Cattolica ed essendone uscita, con estrema coerenza, perché non credevo più in Dio. Questo signore, invece, come molti, ha usato Comunione e Liberazione come un treno politico e non so quanti dei valori del cattolicesimo gli siano rimasti.
Detesto l'ipocrisia, ma purtroppo il mondo ne è pieno.
L'unica persona che poteva dare delle informazioni che potevano chiarire le idee sulle tasse ai cittadini era la signora dell'Agenzia delle Entrate, ma Giletti la interrompeva lasciando le sue frasi tronche e non conclusive... Forse temeva che i telespettatori apprendessero troppo? Meglio lasciarli nella nube, sempre più nebulosa, dell'informazione elusiva, sfumata, imprecisa, in modo da "non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere" al popolo bue?
Forse a Giletti hanno dato "un ordine di scuderia" di non svegliare troppo "il can che dorme"?
Scusate i luoghi comuni, ma rendono sinteticamente l'idea essendo frutto di lunga saggezza popolare.
Myrta Merlino ha detto poche cose ma appropriate, il millantatore non lo ascoltavo proprio, l'unica cosa che ho notato è stato il suo costoso panciotto ed i suoi terribili denti ed ho pensato: "Perché non risparmia sull'abbigliamento e si paga un buon dentista?"
L'argomento tasse sulla casa in base ai dati catastali poteva essere interessante, ma è finito tutto a "tarallucci e vino": il catasto è fermo, non è colpa della gente che ha ingrandito e costruito in abuso (???)... i comuni dovevano controllare e non hanno controllato, ci sono le foto del territorio ma .... non si applicano quando si parla di tasse!
Un vero abominio: se ci vedono Paesi dove il rispetto delle regole è segno di civiltà cosa debbono dire dell'Italia?
Perché mi debbo vergognare di essere italiana grazie a chi amministra la Cosa Pubblica?
Abbiamo resistito un altro po' sentendo la triste storia di una giovane madre morta di parto.
Anche qui Giletti ha fatto del populismo da portineria, ripetendo accoratamente al popolo commosso dalla triste vicenda: "Non si può morire di parto oggi in Italia!"
Le indagini e le perizie accerteranno se c'è stato dolo da parte dei ginecologi presenti in sala parto, ma una simile superficiale e perentoria frase che conteneva un chiaro "J'accuse" contro la classe medica  era fuori luogo, perché fa passare il messaggio che se uno muore la colpa è sempre del medico, una propaganda che i media hanno grandemente contribuito a diffondere negli ultimi anni e che non è vera informazione, ma della serie "facciamo di tutta un'erba un fascio"!
Questo ha comportato e comporta che la gente associa la morte alla colpa dei medici che, lo ricordo, non sono Dio, sono dei professionisti, fra cui si nascondono anche cani che dovrebbero appendere la laurea al cesso (ma gli Albi cosa fanno?), ma che per la stragrande maggioranza sono persone che hanno affrontato ed affrontano ogni giorno, con ineccepibile professionalità, costruita con anni ed anni di studio, ogni sorta di difficoltà in quanto, soprattutto in sala operatoria, non basta la bravura del chirurgo, ma deve esserci la collaborazione SERIA di tutta un'équipe e di una struttura ospedaliera di cui, certo, il singolo chirurgo non può e non DEVE rispondere.
Un tema così importante liquidato in modo così populistico, con l'aria di una discussione che si svolge in una portineria fra le comari di un palazzo.., ha fatto sì che abbiamo concluso che a Giletti è successo qualcosa... oppure qualcuno gli ha messo un freno dandogli precisi orientamenti di restare, quanto più possibile, nel superficiale, vago e approssimativo.

   

domenica 27 ottobre 2013

Libro in omaggio

Recensione di: Rita Coltellese - 494 battute spazi compresi
La vita sognata di Ernesto G.
di
Jean Michel Guenassia
Editore: Salani

La prosa scivola via senza asperità, senza intoppi, il romanzo ti prende subito, una frase dietro l'altra e, mentre si legge, si delineano i personaggi: la loro fisicità: Christine immersa in un lago di sangue "color rosso scuro.." e, a poco a poco, le loro psicologie: "Joseph sentì delle onde salirgli dalle gambe". Tutto è reale, tutto è plausibile e il lettore entra nelle scene vive della narrazione come uno spettatore invisibile: è lì, con loro, i personaggi, così vivi, così veri.

Con questa breve recensione (come richiesto) mi sono aggiudicato il libro in omaggio di questo scrittore che non conoscevo.
Lo sto leggendo. Ancora una volta, leggendo note biografiche sull'Autore, scopro che la sua vita si lega in qualche modo a quel che scrive, soprattutto relativamente ai luoghi: Algeri, dove lui è nato, e Parigi.
Vado sempre a sbattere lì perché il mio peggior critico dice che bisognerebbe scrivere soltanto attingendo alla sola fantasia... Invece personalmente più invecchio più penso che la realtà è così ricca di spunti che va spalmata sulla carta per analizzarla meglio, magari con qualche artificio tecnico per poterla raccontare (altrimenti sarebbe un noioso diario), ma sempre la realtà, perché nella vita di ogni giorno molti la sfuggono, si applicano per negarla, per nasconderla, per confonderla fino a mistificarla non sempre per ingannare solo gli altri, ma anche sé stessi.
Quello che c'è di interessante in questo libro, comunque, non è solo l'amore per Algeri ma il far muovere i personaggi in uno dei momenti storici più orridi del secolo appena passato: la follia hitleriana con tutti coloro che hanno ritenuto giusto condividerla ed assecondarla.
Il protagonista è un medico cecoslovacco di formazione ebrea, che lascia Praga per andare a studiare a Parigi. Finisce poi ad Algeri, colonia francese, per lavorare in una succursale dell'Istituto Pasteur. Ed è qui, dopo l'invasione della dolce Francia da parte della mostruosità nazista, che lo coglieranno le leggi razziali di Pétain...
Ed ecco che leggendo guardo a quel periodo non più da dentro l'Italia o dall'Olanda attraverso Anna Frank, ma da un luogo africano apparentemente lontano dalla follia che aveva appestato l'Europa ed è sconvolgente come non si sia potuto sfuggire nemmeno da lì.
Ora Joseph deve "cancellarsi", scomparire, non ha più diritto a vivere: solo perché ebreo!
La pazzia fatta sistema, lo smarrimento della Ragione!
Fa paura calarsi nella lettura di quel buco nero della Storia, dove le scelte e le leggi non avevano nessun senso umano, civile. Potrebbe riaccadere, stabilendo che degli esseri umani non hanno il diritto di vivere perché ebrei... oppure perché cattolici... oppure perché buddisti... oppure perché atei.. oppure perché biondi e con gli occhi azzurri... oppure perché arabi...ecc. ecc. ecc. 

venerdì 25 ottobre 2013

Condivido tutto

Da: La Stampa

POLITICA

L’urlo di Grillo: “Vergogna
Chiederemo l’impeachment”

LAPRESSE
Il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo
 

Il leader M5S a Trento: Napolitano non può ignorare l’opposizione
INVIATO A TRENTO
«Oggi è successa una cosa vergognosa, Napolitano chiama la Finocchiaro, Schifani, i capi del pd e pdl, e nessuno del Movimento, vogliono passare dal Porcellum al Napolitanellum! Io ho già dato mandato ai nostri legali, chiederemo l’impeachment del presidente. E sono sicuro che nove milioni di italiani sono inc... più di noi». Non era mai arrivato a questo. E ci arriva, paradossalmente, in una piazza di Trento tra le meno calde della sua carriera, «qui sarà impossibile vincere», dice il fondatore del M5s. Ma è da qui che lancia l’ultima battaglia contro il Colle. 

Prima, a Rovereto, aveva parlato anche del caso immigrazione, che l’ha visto sconfessare i suoi stessi senatori. «Io sono contrario a abolire il reato di immigrazione clandestina, ma non posso essere io a decidere. Dovranno decidere tutti, ci vorrà un referendum dentro il Movimento; anzi, sarebbe bello se su queste cose potesse decidere tutto il popolo italiano, ma ora non si può». Non aveva fatto neanche in tempo a dirlo che lo aveva abbracciato un marocchino, smart phone alla mano; per dire dei cortocircuiti che ci sono in giro, voleva una foto insieme, «Beppe sei un grande». E Grillo, senza rinunciare alla battutaccia, ma lo sai che io ti voglio mandare via?»... Surreale. 

«Non capite? I partiti usano l’immigrazione solo per definirsi un’identità, a sinistra fanno i buoni, a destra i cattivi, ma alla radice del problema non va nessuno. Noi non dobbiamo ragionare con un buonismo facile, col cuore. Ci vuole un po’ di cuore e un po’ di ragione. Quante di queste persone possiamo accogliere facendole stare dignitosamente? Andiamo in Europa, andiamo dalla Merkel e rinegoziamo tutte le quote». Introduce altri elementi nuovi. «Io al Cie di Roma ci sono stato, ci sono 800 persone che vengono da dittature, a quelli l’asilo politico lo devi dare e basta. Però ho conosciuto uno che era scappato, era stato arrestato in Svizzera e quando è tornato in Italia sapete che ha detto? Che era meglio il carcere in Svizzera. Oppure i 250 del Cie di Bologna, che facciamo uscire e poi buttiamo in mezzo alla strada al gelo... Se la gente rimane qua, deve rimanere in modo decoroso». 

I senatori non la pensano come lui. «Ma io con loro farò un intervento solo di procedura. Possibile che decida un senatore senza che io sappia niente, Casaleggio sappia niente, il capogruppo niente?». Poi rivela: «Abbiamo fatto un sondaggio, l’85 per cento delle persone la pensa come me. Su cose così o decide tutto il movimento, o tutto il popolo italiano». 

Uno show, ma con un pessimismo di fondo, percepibile. Nel pomeriggio aveva parlato con imprenditori trentini alle prese con le difficoltà della delocalizzazione, il peso della burocrazia, uno stato nemico e la tentazione forte di investire in paesi vicini, Svizzera e Austria, dove farebbero loro ponti d’oro. Ora attacca. Napolitano, per esempio, «è una persona furba, non saggia. È lui l’artefice delle larghe intese, un uomo del sistema. Ma tiene in mano solo delle pedine, i giochi vengono fatti altrove». L’altrove sono un paio di luoghi su tutti, ritiene: Francoforte e Berlino. «Il Fiscal Compact ci obbliga dal 2015 a tagliare ogni anno 50 miliardi di spesa pubblica. Stiamo morendo, ce ne andiamo, siamo un paese sott’acqua. Io voglio ridiscutere il debito, ma anche gli eurobond potrebbero essere una soluzione più equa e solidale». 

La politica italiana, nella sua idea, è gregaria di tutto questo. «Marmaglia», «cialtroni», «parassiti»; «si riuniscono in segreto per fare senza di noi una legge che consenta di correre solo ai partiti e a chi riceve i soldi pubblici, che noi abbiamo rifiutato». Quindi? Per lui meglio rivotare così, e via alla richiesta di impeachment. C’è una qualche autocritica per i loro errori? «Siamo riusciti a fare poco, lo so, ce l’abbiamo messa tutta, ma sono sei mesi, dateci un po’ di tempo». Passa, adesso, un operaio rumeno. Gli domanda: «Beppe come faccio a sopravvivere? lavoro in fabbrica per 14 euro al giorno». «In che settore sei?». «Utensili per la fresatura». E Grillo, tornato attore, mima l’invasato e fa: «Ecco, affilali»

La conclusione è una battuta ma contiene una verità: la verità dell'immigrato sfruttato e della ribellione allo sfruttamento.
Comunque NON è solo l'immigrato ad essere sfruttato: la paura continua di perdere il lavoro fa sì che ci siano tanti italiani che lavorano nel settore privato che vengono fatti lavorare un numero di ore enormemente superiore a quello previsto nei decantati (dai sindacati) contratti! E questo crea una discrepanza con alcuni impiegati pubblici di cui nessuno parla: sono soprattutto i burocrati, quelli che fanno "dormire" le pratiche rendendo la vita difficile agli altri cittadini, garantiti dalle intoccabili 36 ore settimanali e dal posto sicuro a vita!

giovedì 24 ottobre 2013

Alzetta? Chi era costui?

Come Don Abbondio ignorava chi fosse Carneade, debbo dire che io ignoravo chi fosse il robusto e franco uomo in maniche corte e maglietta bianca che è entrato a metà trasmissione, quale ospite, nello studio di Agorà di RAI3 il 22 ottobre scorso, e si è beccato subito con Bonanni facendolo indispettire: dunque mi è diventato immediatamente simpatico.

Dopo una ricerca scopro che è stato Consigliere Comunale a Roma ma, nonostante sia stato rieletto nelle liste di SEL, è stato escluso in base alla Legge Severino!

Legge Severino, il Tar del Lazio respinge il ricorso di Andrea ‘Tarzan’ Alzetta

Vana la speranza di Silvio Berlusconi di poter contare su un caso analogo al suo: il consigliere comunale eletto tra le file di Sinistra ecologia e libertà non tornerà in Campidoglio

I giudici della sezione seconda bis del Tar del Lazio, presieduta da Eduardo Pugliese, hanno respinto il ricorso in materia elettorale legato alla legge Severino di Andrea Alzetta, detto ‘Tarzan’. Candidato con Sel alle ultime elezioni comunali di Roma, Alzetta non era stato ammesso all’Assemblea Capitolina nonostante risultasse eletto, perché oggetto di una condanna definitiva e dunque giudicato incandidabile in base alla legge Severino. Con dispositivo di sentenza, il Tar ha respinto il ricorso di ‘Tarzan‘, che dunque non tornerà a occupare uno scranno in aula Giulio Cesare.
Alzetta chiedeva l’annullamento dell’atto di proclamazione degli eletti in Campidoglio, in cui viene dichiarato incandidabile in virtù di una condanna a 2 anni del 2006, per aver partecipato a degli scontri di piazza a Roma nel 2001. Il Tar del Lazio avrà dieci giorni per depositare la sentenza, con la quale si conosceranno le motivazioni che hanno indotto i giudici a ritenere applicabile ad Alzetta le norme della legge Severino. I legali di ‘Tarzan’ avevano anche sollevato l’eccezione di costituzionalità, perché la legge disciplina in modo più severo l’incandidabilità di chi intende entrare nelle assemblee elettive degli enti locali rispetto a chi vuole farlo in Parlamento, configurando una normativa discriminatoria. Pure su questo i giudici dovranno pronunciarsi, ma in ogni caso la decisione non dovrebbe costituire un precedente utile alla causa del senatore Silvio Berlusconi. Come già affermato in passato dallo stesso Alzetta, infatti, l’eccezione di costituzionalità da lui sollevata non riguarda la retroattività della legge Severino ma quella disparità di trattamento tra i candidati alle elezioni comunali e i candidati a quelle nazionali ed europee.

Per farvi quattro risate (cosa che fa sempre bene alla salute) leggetevi i commenti sotto l'articolo del Fatto Quotidiano!

Andrea Alzetta

Silvio Berlusconi


La natura ci consola

Cielo sopra Rocca Priora h. 7:40 oggi (ora legale; ora solare 6:40 naturalmente)












...e fiori autunnali...



mercoledì 23 ottobre 2013

Cronache di pazzie quotidiane - Non sono razzista, ma ci sono gli indiani

Non sono razzista, ma ci sono gli indiani

All'ennesima telefonata dell'ennesimo possibile acquirente che chiedeva: "Ma ci sono gli indiani?" Rosanna si arrabbiò!
"Perché cosa le fanno gli indiani?"
"Niente, ma le case hanno minor valore perché vicino ci abitano gli indiani."
"Gli indiani lavorano nelle serre e servono agli imprenditori agricoli. Sono silenziosi e non danno alcun fastidio."
"Ammetterà che però stendono i panni non come noi!"
A Rosanna tornò l'immagine di una romanissima signora che aveva abitato per qualche tempo nella casa accanto alla sua e che stendeva le sue lenzuola e coperte su un filo tirato da un albero all'altro del giardino. Ma non era questo il suo peggior difetto bensì, dimostrando di amare tanto i gatti, aveva messo a ciascuno un collarino, anche ad una gattina in crescita di cui si dimenticò quando traslocò e il povero animale crescendo sarebbe sicuramente morto per soffocamento, se Rosanna non avesse provveduto a toglierglielo una volta che la povera gattina, abbandonata "dall'affettuosa padrona", era entrata nel suo giardino. 

Davanti al supermercato stazionavano ragazzi dalla nerissima pelle che insistevano per aiutarla a mettere a posto il carrello al prezzo di Lit. 2.000 (euro 1) e Rosanna rifiutava infastidita questo vero e proprio elemosinare spacciato per "lavoro", mentre vedeva che altri italiani si compiacevano, sentendosi molto buoni, di cedere a quell'insistente richiesta da parte di clandestini.

Quegli stessi italiani, però, non volevano abitare vicino a regolari lavoratori che, accontentandosi di una paga molto conveniente per gli imprenditori agricoli, erano una ricchezza per la zona.
Razzisti a singhiozzo?
Si sentivano degradati ad abitare non lontano da quelle belle signore che giravano con i loro bimbi bellissimi, con i loro coloratissimi sari? 
Gli uomini si vedevano passeggiare nei momenti di riposo pulitissimi, curatissimi, in pantaloni lunghi. Qualcuno portava il turbante.

I vicini italiani parlavano urlando, spesso proferivano bestemmie e parolacce, senza ritegno alcuno. Facevano dispetti tipo rigare le auto, far defecare il cane davanti agli ingressi delle case...
Però questo, secondo i possibili acquirenti, non deprezzava gli immobili...
Ogni simile ama il suo simile, dunque non può provarne fastidio.

Alcuni occupavano delle case senza pagare affitto, né acqua, né tasse di alcun genere: ma erano italiani, dunque non costituivano degrado per i possibili acquirenti.
Giravano vestiti come caricature: calzoni corti su gambe storte, cinture basse su ventri enormi...
Tutto un altro vedere rispetto ai dignitosi lavoratori agricoli indiani. 
Rosanna invece si sentiva degradata a vivere accanto ad energumeni che ritenevano un loro diritto fare chiasso fino a mezzanotte ed oltre insieme ai loro maleducatissimi figli. Soggetti che diventavano aggressivi qualora si richiedesse il rispetto delle regole di civiltà ed il silenzio.
Gente che non pagava il condominio facendo accumulare cifre considerevoli... Che dava continuo spettacolo della propria villania, che derideva chi si preoccupava di mantenere pulite le zone comuni...


Il sacco del territorio

Donzelli Editore

SINOSSI
Nel 1985, pochi mesi prima dell’approvazione della famosa legge Galasso sulla tutela del paesaggio italiano, il Parlamento approva la prima legge di condono edilizio proposta da uno degli ultimi governi di centrosinistra. Si disse che sarebbe stato il primo e l’ultimo. Dopo nove anni, nel 1994, il primo governo Berlusconi porta in approvazione il secondo condono edilizio. Anche allora si disse che sarebbe stato l’ultimo. Nel 2003 un altro condono proposto dalla stessa maggioranza. Finora sono tre le leggi di condono edilizio approvate dal Parlamento, e per quanto possa sembrare strano non è stato fornito all’opinione pubblica nessun rendiconto su quante domande siano state presentate, quanti edifici siano stati condonati, quanti ettari di terreno agricolo siano stati divorati dalle costruzioni, quale sia il bilancio economico delle tre leggi. Siamo un paese in cui lo Stato non ha la forza e l’autorità per far rispettare le leggi, a partire dai piani urbanistici, e cioè le regole che disegnano il futuro delle città. E la china rovinosa dell’Italia pare non arrestarsi: sembra che la cultura dell’abusivismo stia permeando le amministrazioni pubbliche. Dal primitivo abusivismo di «necessità», quello cioè di un paese povero che faticava a diventare moderno, siamo infatti passati all’iniziativa dello Stato stesso per cancellare ogni regola. Nel 2009 il governo Berlusconi annuncia il «piano casa» con cui si possono aumentare i volumi degli edifici a prescindere da qualsiasi regola urbanistica. Nello stesso periodo, per la preparazione Dei mondiali di nuoto e delG8 alla Maddalena, si sperimenta il modello di deroga persino rispetto alle regole paesaggistiche e di tutela dei corsi d’acqua. Fenomeni di questo tipo sono impensabili e sconosciuti in tutti gli altri paesi europei. Ed è urgente chiedersi quale sia il male oscuro che non permette all’Italia di divenire un paese in cui le regole sono rispettate.
L'AUTORE
Paolo Berdini, ingegnere, svolge attività di pianificazione urbanistica e consulenza per le pubbliche amministrazioni. Membro del consiglio nazionale del Wwf, collabora con il quotidiano «il manifesto». Per Donzelli ha pubblicato nel 2008 La città in vendita. Centri storici ...


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Dicono che il clima in Italia sia cambiato, può darsi, ma le continue alluvioni, le frane, gli smottamenti del terreno, non sono dovuti tutti al clima che si sta tropicalizzando, bensì al sacco del territorio fatto da una diffusa cultura insofferente alle Leggi ed ai Regolamenti e, soprattutto, alla criminale inadempienza dei Comuni ad applicare Leggi e Regolamenti.
Le scuse sono: "Non abbiamo sufficiente personale".
Conseguentemente chiedono pubblici concorsi per far entrare e "sistemare" figli e discendenti vari, quindi aumentare la spesa pubblica che, per le circostanze drammatiche dell'economia del Paese, al contrario va contenuta.
Ho già illustrato come un tecnico abbia detto di essere stato pagato dal mio comune per un programma che consentiva, tramite foto del non enorme territorio del comune in cui vivo, il raffronto automatico con il catasto. Bastando una persona, il programma ed un PC.
Quando il solerte ufficio ICI del medesimo comune ha inviato alla mia famiglia una corposa cartella di pagamento per il 50% della nostra casa di proprietà che doveva pagare l'aliquota del 7 per mille, in quanto mio marito aveva spostato la residenza in altro comune e, per la sua parte di proprietà, avevamo erroneamente pagato il 5 per mille, abbiamo anche dovuto pagare una corposa mora!
L'impiegata incaricata di chiudere la pratica dopo il nostro pagamento, ci ha informato che "il comune stava operando per ottenere foto aeree del territorio" in modo da far pagare le tasse a tutti e non solo ai soliti.
Non ho notizia se ciò sia stato fatto, dunque per il momento sospendo ogni giudizio, ma quando sapremo perbene cosa si dovrà pagare per il 2014 i comuni dovranno renderne conto ai cittadini paganti, in quanto, altrimenti, si configura connivenza con l'evasione fiscale!!

Per intanto assistiamo ad allagamenti e danni dovuti alla indiscriminata cementificazione abusiva priva di controllo.
Conseguenze di abusivismo