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venerdì 13 maggio 2016

Figli assassini: biologici o adottati non c'è differenza

Da: AGI.it

Coniugi presi a bastonate e sgozzati nel Cagliaritano, il figlio confessa

Cagliari - Si e' portato alla tempia la pistola del padre con cui era fuggito dalla casa del delitto, poi l'ha puntata contro gli agenti della squadra mobile di Cagliari che dopo due giorni di ricerche l'avevano rintracciato vicino a Nuxis (Sulcis). Igor Diana, 28 anni, sospettato del duplice omicidio dei genitori, Pino 68 anni e Luciana 62, massacrati a colpi di bastone e accoltellati nella loro casa di Settimo San Pietro (Cagliari), era pronto a sparare contro gli agenti, ma la pistola, una Beretta calibro 7,65, si e' inceppata e i poliziotti l'hanno colpito alle braccia prima che potesse ferirli. La fuga del giovane ieri sera e' proseguita nella boscaglia, sempre pistola in pugno, ed e' stata interrotta dai carabinieri, che l'hanno ammanettato e arrestato con l'accusa di tentato omicidio e detenzione e porto illegale di arma comune da sparo. Trasportato in ospedale al Cto di Iglesias Igor Diana ha poi confessato il delitto dei genitori. Il giovane e' ancora ricoverato con una prognosi di 60 giorni: le pallottole sparate dai poliziotti gli hanno rotto un gomito e ferito di striscio l'altro braccio. Nei prossimi giorni dovra' essere operato. Nel frattempo la sua posizione e' al vaglio del pm di Cagliari, Daniele Caria.

Ieri sera, proprio davanti al magistrato e al capo della Mobile Alfredo Fabbrocini, Diana ha rilasciato "dichiarazioni autoaccusatorie" che hanno consentito agli inquirenti di "chiudere il cerchio": contro di lui erano gia' stati raccolti numerosi elementi che fin da subito avevano spinto gli investigatori a concentrare su di lui i sospetti del duplice omicidio. Il pick-up grigio della famiglia Diana, con Igor alla guida, e' stato individuato ieri sera da uno dei due elicotteri, quello dell'Arma, impegnati nell'imponente caccia all'uomo: si temeva che il giovane potesse uccidersi o scaricare la sua violenza su persone a lui vicine, che sono state protette fino alla cattura. Nelle ore precedenti c'erano state altre segnalazioni e gia' cinque volte le forze dell'ordine avevano fermato pick-up grigi simili a quello ricercato.
I primi a inseguire Igor Diana a terra sulla strada per Nuxis sono stati tre agenti della Squadra mobile, che gli hanno imposto inutilmente l'alt. Diana ha accelerato e si e' dato alla fuga a folle velocita', mentre nella zona convergevano i rinforzi. Dopo pochi minuti il pick-up e' finito sul guard rail. Diana e' uscito armato, mentre gli inseguitori si disponevano a ventaglio di fronte a lui e gli intimavano di arrendersi. Il giovane si e' puntato la pistola alla tempia, probabilmente per cercare di distrarre gli agenti e li ha sorpresi per lucidita' e determinazione: ha improvvisamente diretto la canna verso di loro, pronto a sparare, ma e' stato maldestro, ha scarrellato e uno dei proiettili gli e' caduto, mentre un altro ha bloccato l'arma. La reazione degli agenti e' stata rapidissima: gli hanno sparato alcuni colpi raggiungendolo al gomito destro e di striscio al braccio sinistro. Igor non si e' fermato: ancora armato si e' buttato nella boscaglia, ma ormai non aveva piu' scampo. Altre due pattuglie dei carabinieri erano sopraggiunte, mentre l'elicottero continuava a seguirlo dall'altro. I carabinieri l'hanno sorpreso dietro un cespuglio, bloccato con la forza e ammanettato. Nell'auto di servizio, Igor ha perso conoscenza durante il tragitto verso l'ospedale Cto di Iglesias. Qui, dov'e' stato medicato e ricoverato, il giovane si e' ripreso e ha parlato davanti al pm. Gli inquirenti hanno richiesto gli esami tossicologici, dato che dalle testimonianze e' emerso che Igor Diana faceva uso di marijuana e hashish. 
Ha trascorso almeno due giorni nella casa del delitto coi cadaveri dei genitori adottivi percossi a bastonate e poi uccisi con coltellate alla gola. Il duplice omicidio, scoperto solo mercoledi' mattina da un parente, risale alla notte fra domenica e lunedi' scorsi. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra mobile di Cagliari, Igor ha dormito nella villetta di Settimo San Pietro (Cagliari) la notte del massacro: il padre scalzo e in pigiama giaceva insanguinato nel seminterrato, la madre, senza vestiti, era riversa sul letto della camera al piano di sopra, con il collo tagliato e le mani ancora ferite dal coltello dal quale aveva cercato di difendersi.
La mattina dopo, Igor, cambiatosi d'abito, e' uscito tranquillamente per andare al bar, vedere amici e rifornirsi di marijuana ed e' sicuramente tornato in casa anche dopo, prima di cominciare la fuga. Il giovane, come emerso dalle testimonianze, faceva uso di droghe leggere, in particolare marijuana e hashish. Negli ultimi tempi era diventato violento e nella famiglia Diana si viveva una situazione di forte tensione. Tre anni fa il figlio maggiore, adottato quando aveva 6 anni in un orfanotrofio russo assieme al fratello Alessio, da Pino Diana, chef in pensione e volontario della Protezione civile, e Luciana Corgiolu, ostetrica, era rimasto coinvolto in un incidente stradale in cui era morto il conducente di uno scooter ed era stato accusato di omicidio colposo.
Quello dei coniugi Diana, stimati e benvoluti, sembra essere stato un delitto d'impeto, ma poi il presunto responsabile ha agito con lucidita' - secondo quanto emerso finora dalle indagini - fermandosi nella villetta per cambiarsi piu' volte d'abito. Igor Diana ha poi lasciato la casa del delitto martedi' con la pistola, una Beretta 7,65, e il pick-up grigio del padre, su cui ha dormito l'altra notte rifugiandosi in campagna: nel fuoristrada aveva anche qualche coltello e munizioni, che gli sono stati sequestrati assieme alla pistola dopo la cattura. Polizia e carabinieri l'hanno cercato ininterrottamente dalla scoperta del delitto. Igor armato poteva essere pericoloso per se stesso - aveva piu' volte minacciato di uccidersi - e per gli altri, anche per persone a lui care, con le quali, comunque, non si e' mai messo in contatto durante la fuga. Si e' mosso da solo, col telefono staccato, in modo da non poter essere geolocalizzato. Parenti e compaesani hanno, piuttosto, collaborato con le forze dell'ordine - come ha riferito il capo della Squadra Mobile, Alfredo Fabbrocini - fornendo indicazioni e suggerimenti. (AGI) 

Ho scelto questo articolo fra i tanti che narrano di questo ennesimo orrore perché chiamano l'assassino o con il suo nome o definendolo semplicemente "il giovane".  Di un uomo giovane infatti si tratta. Mentre sentiamo definirlo in TV "il ragazzo"..
"Ragazzo" un uomo di 28 anni???!!!!
Un uomo che aveva convissuto con una giovane donna che se ne era andata con il loro piccolino di poco più di un anno. Un uomo che non era stato capace di costruirsi un futuro e che il padre adottivo cercava di aiutare attrezzando un locale di sua proprietà  a piccolo laboratorio per la pasta all'uovo, lui cuoco di professione voleva insegnargli una parte della sua arte per guadagnarsi la vita.
Ma questo Igor preferiva il bar, le droghe cosiddette leggere, ed aveva anche avuto un incidente in cui era morto qualcuno... Insomma uno che accumulava fallimenti e guai.
Alla fine, invece di uccidersi come sembra avesse minacciato più volte, ha letteralmente massacrato chi gli aveva dato amore, appoggio e protezione.
Non è perché sia stato adottato: ammazzano i genitori anche figli usciti da quel ventre che annichiliscono, inutile ricordare Pietro Maso, Erika De Nardo e altre figure sciagurate e sanguinarie... Il crimine è nella testa di chi lo compie a prescindere da tutto. Non c'è sempre un motivo, una causa scatenante, non bisogna cercare in chissà quale influenza genetica perché costui è adottato... Di Pietro Maso e la De Nardo si può conoscere la genetica: genitori, nonni, fratelli, sorelle... E si scopre che il mostro è isolato nella sua specificità. Troppo facile pensare "chissà chi erano e come erano i genitori biologici", giacché purtroppo tanti genitori biologici sono finiti sotto i colpi dei loro figli. 

Che Yara e i suoi cari abbiano Giustizia

Da: La Stampa di Paolo Colonnello

“Yara è morta tra paura e dolore dopo una lunga agonia”

La requisitoria del pubblico ministero al processo contro Bossetti
Seduto accanto ai suoi avvocati, con il maglioncino viola delle prime udienze, il carpentiere di Mapello sembra immune a qualsiasi sentimento e così si guarda intorno svagato anche quando il pm ripercorre gli istanti drammatici delle ultime ore di vita di Yara, 13 anni, abbandonata in un campo incolto a pochi chilometri da casa in una notte fredda di novembre, dopo essere stata portata con violenza tra gli arbusti, picchiata, colpita con un coltello.  

«L’abbondante produzione di acetone ritrovato tra gli organi di Yara, ha rivelato lo stress subito da questa bambina. Così come l’edema polmonare ci ha raccontato che ha avuto difficoltà respiratorie prima di morire. Stava perdendo sangue, avrà provato, dolore, paura e freddo». Ed è proprio il freddo che alla fine la ucciderà, dopo una lunga agonia, senza arresto cardiaco: morta nel peggiore dei modi, abbandonata a pochi chilometri da casa dopo essere stata picchiata, senza probabilmente, nemmeno capire il perché.  

Yara, dice il pM, «è stata aggredita lì, colpita lì, e lì è rimasta finchè la morte non è sopraggiunta». Spiega che non c’è stato trascinamento del corpo, che non è stata avvolta in un tappeto e poi portata nel campo di Chignolo, che non è stata spogliata e rivestita. Yara e al sua fanciullezza sono state vittima di un solo uomo e del suo raptus sessuale anche se non è stata violentata, sebbene il la sua maglietta sia stata sollevata, il reggiseno e i leggins tagliati fino a lasciare la famosa traccia di Dna, confrontata con ben 23 marcatori quando ne sarebbero stati sufficienti 15, formata da 18 prelievi che hanno permesso di isolare 1000 microgrammi per microlitro, restituendo un profilo genetico inequivocabile, quello di “ignoto uno”.  
Il pm fa piazza pulita di ogni suggestione, di ogni elemento spurio introdotto in questi mesi di dibattimento, di ogni fantasia che avrebbero voluto allontanare da Bossetti sospetti e certezze.  

Invece le prove e gli indizi sono tanti e fanno impressione. E i reati sono lì a raccontarlo: otre all’omicidio la calunnia, per aver cercato di attribuire a un compagno di lavoro la responsabilità dell’omicidio di Yara, la ragazzina ginnasta che forse Bossetti aveva conosciuto andando ad abbronzarsi nel centro estetico vicino a casa della bambina oppure incontrandola nei suoi giri tra cantieri e passaggi davanti alla palestra dove Yara si allenava, per poi tornare a casa stando “sotto i lampioni”, come le aveva raccomandato la mamma.


La belva in foia ha trascinato la bambina in un prato, per fortuna non è riuscita a violentarla, almeno questo orrore le è stato risparmiato, perché lei si è difesa, la belva ha tagliato i suoi vestiti, l'ha colpita per tenerla ferma, l'ha ferita con l'arma con cui le ha tagliato i vestiti, eccitata le ha eiaculato addosso, poi se ne è andata lasciandola lì. Non pensava di averla uccisa, aveva finito il suo sfogo malato senza darle colpi così forti da volerla uccidere, forse pensava che si sarebbe rialzata, che avrebbe pianto, gridato e che qualcuno l'avrebbe soccorsa, e lei, la belva, ha temuto di essere riconosciuta dalla sua vittima, e allora si è tenuta lontano da quei luoghi. Ma i giorni passavano e la bambina non si trovava... Allora, forse, la belva ha cominciato a capire che forse era rimasta lì, dove lei l'aveva lasciata... E ha capito che era morta. Forse è tornata in quel luogo per vedere se era ancora lì.
Tanti che la cercavano sono passati di là senza vedere il suo corpicino nascosto da pochi arbusti.
L'assassino ha pensato che era fortunato, che il tempo giuocava in suo favore: pioveva sul prato, cadeva la neve... Gli animaletti facevano il resto. Alla fine anche il vento ha portato qualcosa... Ma non il DNA, quello non vola con il vento, ma l'assassino forse non ha una cultura sufficiente a capire, a sapere che il DNA rimane, che gli scienziati studiano addirittura DNA antichissimi.
Viva la Scienza! Unico vero progresso di un'umanità ancora in grandissima parte ferma all'uomo delle caverne.