lunedì 31 maggio 2021

MADRE Cap. III

Capitolo III

Ecco, era arrivata finalmente.
Suonò al citofono, il cancello si schiuse, imboccò il viale in leggera discesa, circondato da un quieto verde e curato giardino, come le era stato indicato da chi aveva risposto.
Di solito si fermava al parcheggio più in alto per entrare dall'ingresso principale del piccolo edificio ma, sentito il suo nome, chi l'aspettava le aveva detto di scendere nella parte più bassa di esso dove c'era un altro parcheggio che girava intorno alla base della costruzione.
In fondo ad attenderla c'era il giardiniere, factotum da quando c'era stata una Madre Superiora da poco sostituita da una nuova, sicuramente migliore, inviata dal suo Ordine lì dal Belgio, dove avevano un'altra Casa di Riposo.
Notò che era meno rozzo, ben messo e che si era fatto crescere la barba. Le indicò di mettere l'auto in un punto in cui, da sotto il portico, poteva essere più vicina all'ascensore. Fu gentile e rispettoso chiedendole: "La porta via lei?" Alla sua risposta affermativa disse: "Pensavamo venisse con un'ambulanza." L'ansia aumentò: "Perché non è trasportabile in auto?" Chiese smarrita. Lui disse che poteva essere trasportata anche in auto ma che sdraiasse il sedile accanto al posto di guida; al resto avrebbe pensato lui, l'avrebbe scesa in ascensore sulla poltrona a rotelle.
Nonostante il tatto dimostrato da quell'uomo che si era di molto ingentilito da quando lei, che lo vedeva molto raramente, l'aveva visto l'ultima volta, l'ansia era ora qualcosa di gelido che la permeava tutta: non capiva cosa poteva essere accaduto a sua madre in una settimana o poco più, da quando Diego e Rachele l'avevano accompagnata a ritirare la sua pensione all'Ufficio Postale dove era stata in piedi, sia pure per poco, perché come sempre chi  di loro l'accompagnava faceva la fila per lei, facendola stare seduta fino al momento del suo turno allo sportello.
Salì in ascensore con il giardiniere al piano delle camere dove era sua madre.
Suor Fernanda l'accolse seria ripetendole che lei era stata in Sardegna solo una settimana ed era sbalordita di come l'aveva ritrovata. Sua madre era nel grande bagno della sua stanza accudita da due suore, di cui una era la giovane Superiora. La stavano preparando al viaggio e Rita fu colpita che la Madre Superiora partecipasse con amore ed attenzione a quella cura intima di sua madre, quando c'era una suora infermiera allo scopo, oltre Suor Fernanda che fungeva da "femme de chambre".
Volle anche cospargerla di profumo e nei gesti delicati ella vide quel credo cristiano che per metà della sua vita era stato anche il suo.
"Mamma, - le disse trepidante - come stai?"
Lei alzò gli occhi verso la figlia, che notò con stupore e smarrimento come fosse effettivamente smagrita, e disse: "Sono anche ladre queste, sai? Sono anche ladre."
La donna si senti in imbarazzo, di fronte alle due suore che la stavano accudendo, per le parole di sua madre. Ma loro mantennero la loro espressione serena e non fecero commenti.
Scesero in ascensore con sua madre sulla poltrona a rotelle tenuta premurosamente per i manici dal giardiniere-factotum, gentile e protettivo. Quei gesti consolatori di tutte quelle persone alleviavano la sua ansia del momento.
La Madre Superiora non era scesa con loro e nel salutarla le aveva chiesto in quale ospedale la portasse. Rita aveva detto il nome di un ospedale molto vicino al luogo dove lei viveva e abbastanza vicino al luogo dove lavorava. La Madre Superiora aveva annuito comprensiva.
Arrivati in basso trovò ad attenderli Suor Fernanda che, meravigliata e con una punta quasi di rimprovero nella voce, le disse quello che aveva detto il giardiniere in modo neutro: "Ma non è venuta con l'ambulanza?" Rita spiegò che non pensava che sua madre fosse in uno stato tale da essere trasportata in barella e si attivò per sdraiare il sedile accanto al posto di guida dove, con l'aiuto della critica Suor Fernanda, sistemò sua madre.
Partirono.
Mentre guidava con attenzione gettava ogni tanto lo sguardo al sedile accanto a sé dove sua madre le appariva deperita ed abbandonata in una debolezza estrema.
Ad un certo punto le chiese: "Come ti senti mamma?"
E lei rispose tranquilla con voce spossata ma chiarissima: "Morire".
Nessuna angoscia in lei, nessun lamento, una risposta lucida.
Rita capì che diceva il vero e ancora una volta ammirò sua madre, così diversa da lei, che in altre circostanze l'aveva stupita rivelandole fatti gravi che aveva subito con la stessa tranquillità con cui adesso le diceva di essere conscia di morire.

sabato 22 maggio 2021

Denise: un mistero lungo 17 anni

Nel mondo  spariscono migliaia di bambini e non si ritrovano più.

Per i genitori è peggio che morire. Si vive in una interminabile agonia.

A volte si ritrovano morti, violentati e uccisi da mostri pedofili a cui ogni Stato Civile dovrebbe dare la pena di morte.

Inutile qui ricordare qualcuno di questi orrendi casi.



Qui voglio parlare di Denise, una piccola graziosa bambina di 4 anni, innocente, che nulla sapeva del mondo e dei suoi orrori. Correva nello stretto marciapiede all'esterno della casa dove abitava con quello che credeva il suo papà, la sua mamma, un fratellino più grande e la nonna materna che stava cucinando. Correva felice e divertita dietro i suoi cuginetti materni che abitavano appena dietro l'angolo, nello stesso edificio. Ma i cuginetti, con la crudeltà leggera dei bambini, hanno chiuso il portone a vetri dietro di loro per non farla entrare. E lei è rimasta così, con il suo bel faccino sul vetro, guardando dentro, cercando con gli occhi i dispettosi cuginetti e con quell'immagine la zia, sorella della madre Piera, la ricorda. L'ultima immagine. Perché poi Denise è stata prelevata da qualcuno, lì su quel marciapiede, e nessuno l'ha sentita piangere perché veniva portata via.

Era il 1° settembre 2004 h. 11:45. Siamo a Mazara del Vallo, provincia di Trapani, sul mare di Sicilia. La casa dove abitava Denise è in Via Domenico La Bruna n. 6.

La nonna materna è la prima ad accorgersi che la bimba non c'è più. Da quel momento inizia una tragedia che dura da 17 anni.

Piera Maggio era una casalinga nata nel 1971, sposata con Antonino Pipitone detto Toni, un muratore che lavorava in Germania. I due hanno avuto un figlio di nome Kevin nato nel 1993. Denise è nata il 26 ottobre 2000 a Mazara del Vallo. Al momento del rapimento della bambina Toni era a Mazara ed era al lavoro. Piera Maggio era ad un Corso di Informatica. 

La via dove avviene il rapimento è una strada breve e secondaria, una traversa di Via Castagnola, strada trafficata che porta velocemente all'Autostrada.

Francesca Randazzo, nonna materna di Denise, ha detto che non ha sentito nulla. Quindi la bimba non ha dato un grido nell'essere prelevata.

Kevin Pipitone, il figlio di Piera Maggio, all’epoca 11enne, si è svegliato quella mattina del primo settembre 2004 tra le urla della nonna, quando intorno a mezzogiorno la bambina non si trovava più. Kevin ha ribadito che Denise non si allontanava mai da sola e che ''si fidava di me, dei miei genitori, dei miei zii e dei miei cugini, che abitano tutti vicino a noi. Da sola, andava solo sul marciapiedi davanti casa''. E Kevin ha detto ancora: "Dopo avere studiato un po', come mi aveva raccomandato mia madre prima di recarsi al corso di computer, mi sono addormentato sul divano e mi sono svegliato verso mezzogiorno per le grida di mia nonna che diceva che Denise era  scomparsa. Ho preso, quindi, la bicicletta e sono andato da mia zia Agatina, che abita in zona piazza Macello, a 500 metri da casa nostra, per vedere se Denise fosse lì. E' stata una mia iniziativa. O forse qualcuno mi ha detto di controllare in giro, non ricordo. Poi, sono andato a cercare anche al mercatino, a circa 500-600 metri da casa. Ci sono andato con mia cugina Fiorella. Ma Denise in questi posti, da sola, non ci andava mai". "Quella mattina - ha continuato - mia nonna stava preparando il pranzo, a  mezzogiorno, perchè mio nonno faceva il muratore e i muratori pranzano a quell'ora''. 

La nonna materna, a cui Piera Maggio aveva lasciato i suoi figli per andare ad un Corso di Informatica, ha dichiarato più volte in video alla trasmissione "Chi l'ha visto" di essersi distratta solo per il tempo di scolare la pasta "per suo genero che stava tornando dal lavoro".

Chi fosse il genero non so: Toni Pipitone marito di Piera Maggio oppure il marito di un'altra figlia?

Toni Pipitone nell'immediatezza della scomparsa della piccola Denise

Francesca Randazzo, nonna materna di Denise, ha oltre a Piera altri figli.

Una di questi si chiama Giacoma, separata dal marito Matteo Marino e convivente con il Vigile Urbano Giuseppe Pace. Nella palazzina dove scompare Denise abita anche una figlia sposata di Giacoma, Fiorella Marino, che quella mattina riceverà dei parenti ma che insieme al marito, Agostino Galici, non si accorge della sparizione della cuginetta. Il marito della cugina materna di Denise, Agostino, quella mattina porta un poco a spasso con sé la piccola nello sbrigare qualche commissione, riconducendola a casa alle h. 10:20.

Quello che colpisce è che la bambina sparisce nonostante la presenza nella casa di: Francesca Randazzo, nonna, Fiorella Marino, cugina, Agostino Galici cugino acquisito, più i parenti in visita giunti proprio alle h. 11:45 ora della sparizione.

I rapitori hanno agito non in un deserto, quindi rischiando molto, eppure invisibili agli occhi di tutte queste persone.

Antonino Pipitone detto Toni: ""Io sono tornato a casa alle 12.10 e la stavano già cercando. L'ultima volta è stata vista alle 11.30 circa. Stava giocando con i cugini e i parenti stretti: così mi è stato riferito. Subito abbiamo lanciato l'allarme e sono arrivati i carabinieri. Ho preso la macchina e ho cominciato a girare per Mazara, per cercarla. Andavo in giro a caso, per tutte le strade. Le piste seguite all'inizio erano tante. L'hanno cercata nei pozzi, tra le famiglie rom, nelle campagne. Sicuramente l'indagine non è stata organizzata nel migliore dei modi".

Piera Maggio: "Alle 12.30 mi arriva una telefonata da Piero Pulizzi e mi dice 'guarda che stanno cercando Denise' e io non capivo che cosa stesse accadendo. Io gli dissi immediatamente 'vai a vedere dove sono tua moglie e tua figlia', perché la mia impressione è stata quella. Ho detto fin dal primo momento ai Carabinieri quali erano i miei sospetti su Anna Corona e Jessica Pulizzi". Piera Maggio ha poi ricordato come ha conosciuto il padre naturale di Denise - spiegando che la nascita della bimba ''fu voluta''. Alla domanda del pm sul perché non abbia detto subito chi fosse il vero padre naturale di Denise, cioé Piero Pulizzi e non il marito Toni Pipitone, ha risposto: "Ero convinta che da lì a poco mi avrebbero fatto trovare Denise. Non volevo rovinare il mio rapporto matrimoniale con Tony.


Ecco la tragica protagonista di questa indagine con la sua bambina e Piero Pulizzi, che abbiamo introdotto nella narrazione attraverso la testimonianza di Piera Maggio stessa resa davanti al Giudice durante il processo effettuato contro Jessica Pulizzi, figlia legittima di Piero Pulizzi.

La donna dichiara che la bimba ''fu voluta'', con visibile contraddizione quando afferma "Non volevo rovinare il mio rapporto matrimoniale con Toni". Ci si chiede infatti come il "desiderio di non rovinare il suo matrimonio con il padre di Kevin" possa andare d'accordo con "la VOLONTA' da lei espressa di generare un figlio con Piero Pulizzi", facendolo passare ad Antonino Pipitone come figlio suo.

La foto insieme, fatta quando Antonino Pipitone ha dichiarato non sapere nulla della relazione adulterina di sua moglie con Pulizzi, testimonia del riconoscimento da parte del Pulizzi di tale paternità biologica.

Piera Maggio ha confessato al marito del suo adulterio e dell'inganno sulla paternità di Denise al momento della sua scomparsa. Lo ha fatto nella convinzione che le autrici di tale scomparsa non potevano che essere l'ex moglie di Piero Pulizzi e la figlia maggiore della coppia Jessica, le quali sapevano della relazione e ritenevano Piera Maggio la causa della fine del matrimonio Piero Pulizzi - Anna Corona.

Antonino Pipitone, ex marito di Piera Maggio, nella sua deposizione al processo contro Jessica Pulizzi, ha riferito un episodio al quale ha assistito: “Mia moglie aveva ragioni di dissidio con Anna Corona. Nell'estate 2004, ho visto, da lontano, una discussione tra mia moglie, mio suocero e Anna Corona. Mio suocero mi disse che Corona gli aveva detto che li avrebbe fatti soffrire come aveva sofferto lei per quattro anni. Non conoscevo il motivo della minaccia”.

Indubbiamente è strano che Toni Pipitone non avesse mai avuto alcun sentore dei motivi che spingevano Anna Corona a manifestare il suo rancore a sua moglie, addirittura davanti al padre di lei, senza fare mistero del motivo ma dicendolo a chiare lettere. Anche la sorella di Piera, Giacoma, sapeva che Denise non era figlia del marito bensì figlia di Piero Pulizzi, tanto è vero che il Pulizzi fu avvertito della sparizione della bimba proprio da Giacoma.

Piero Pulizzi davanti al Giudice: “Fu Giacoma Maggio a dirmi, al telefono, che era scomparsa Denise. Mi disse di chiamare Piera, affinché questa chiamasse la polizia. La prima cosa che ho fatto è stata quella di cercare a casa mia perché mia figlia Jessica, sulla quale avevo i principali sospetti, quando litigava con sua madre veniva ad abitare con me. Ho guardato anche dentro il pozzo. Quindi, con Pino Pace, sono andato a vedere dove lavorava Anna Corona, che spesso andava in giro con una mia foto da piccolo per far vedere a tutti che Denise mi somigliava. Non mi sarei mai aspettato che qualcuno potesse fare una mostruosità del genere. Ho cercato anche presso i rom che erano a Mazara del Vallo”.

Pino Pace è il Vigile Urbano compagno di Giacoma Maggio.

Questo intreccio di rapporti lascia perplessi. Ad esempio  Agostino Galici, marito della Cugina di Denise Fiorella Marino, che aveva portato Denise a spasso con sé quella mattina, dichiara al Giudice che per strada ha incontrato Piero Pulizzi ma che non sapeva che egli fosse il padre della bimba.

Toni Pipitone non sa, Agostino che abita nella casa da dove è sparita la bimba non sa, ma sua suocera Giacoma, sorella di Piera, sa fino al punto di avvertire Piero Pulizzi della sparizione e di avvisare sua sorella Piera che chiami la Polizia.

Kevin, il figlio maggiore di Piera Maggio non sa nulla. Al processo intentato contro Jessica Pulizzi  ha poi dichiarato di avere saputo dalla madre che sua sorella era figlia di Piero Pulizzi ''circa 6 mesi o un anno dopo la scomparsa". E quella notizia venne presa "malissimo".

E Anna Corona, chiamata in ballo dalla madre di Denise sa che la bimba è sparita?

La donna è al lavoro nella lavanderia di un Albergo di Mazara, l'Hotel Ruggero II, e deve lavorare fino alle h. 15:30. Ma poco dopo le h. 12:00 riceve una telefonata e deve andare via urgentemente, chiede dunque ad una sua collega di coprirla e la collega lo farà mettendo alle h. 15:30 una firma per lei.

Questo aspetto può essere letto a sfavore della donna in ordine ai sospetti che Piera Maggio ha indirizzato su di lei, ma anche a favore, secondo due ipotesi diverse.

Ipotesi 1 - Qualcuno l'ha avvertita della sparizione della bambina e questo evento l'ha spinta a lasciare il lavoro e ad avvisare sua madre, Antonietta Lo Cicero, alle h. 12:17 di andare a casa dalle figlie mentre lei stava arrivando? Le figlie, Jessica anni 17 e Alice 13, hanno chiamato la madre per dirle di avere con loro Denise? Dopo di che le ha raggiunte a casa e ha provveduto a far sparire la bambina? In questo caso la nonna delle due ragazzine è a conoscenza del fatto che il rapimento è ascrivibile a loro, almeno in una prima fase. Ma non potrebbe esserle ignoto il fatto che della sparizione definitiva, comunque compiuta, ha responsabilità sua figlia Anna.

Ipotesi 2 - Non è esatto, come ha scritto qualcuno, che subito dopo le h. 12:00, orario in cui Anna Corona ha ricevuto la telefonata che l'ha indotta a lasciare il posto di lavoro, non si sapesse ancora della scomparsa di Denise. La prova è che alle h. 12:30 Piero Pulizzi lo sapeva già e ha chiamato Piera Maggio dicendo "la stanno cercando"; Toni Pipitone ha detto che è rientrato alle h. 12:10 e "già la stavano cercando", dunque in un ambiente in cui la gente si conosceva la notizia può essere passata di bocca in bocca e, sapendo che Anna aveva la fissa sul problema che quella bambina somigliava a suo marito, qualcuno può aver pensato che la cosa poteva essere di suo interesse. Ma perché precipitarsi fuori e chiamare sua madre a proteggere le sue due figlie? Temeva che l'odio di Jessica verso Piera Maggio, sempre platealmente manifestato, potesse esporla al sospetto?

Arrivata a casa sono arrivati i Carabinieri che volevano parlare con lei. Senza alcun mandato di perquisizione, ma inviati lì, nell'immediato, indirizzati dai sospetti espressi da Piera Maggio. Su questo episodio ancora oggi, dopo due processi e una sentenza della Cassazione, si tende a ricamare.

Ho sentito mille volte questo fatto, descritto sempre in versioni simili o diverse. La sintesi che ne ho ricavato io è la seguente: i Carabinieri entrano nell'androne dove è scesa Anna Corona visto che hanno chiesto di lei. Le dicono che vogliono parlarle, lei si dice disponibile dopo aver saputo la ragione della loro visita. La vicina ha la porta aperta del suo appartamento che da sull'androne e assiste alla scena incuriosita. Riferisce che Anna fa un gesto con il braccio chiedendo se vogliono salire. I Carabinieri fanno capire che non serve, vogliono solo parlarle, allora Anna dice alla vicina se possono accomodarsi da lei visto che debbono solo parlare. I Carabinieri entrano ben coscienti di essere in un appartamento non abitato da Anna, sia perché questa entrando chiede "Permesso" alla vicina che li ospita, sia perché uno dei Carabinieri conosce la signora che li ha fatti entrare in casa sua, anche per i ritratti di suoi parenti appesi al muro che il Carabiniere in questione conosce, come capita nei piccoli centri in cui la conoscenza è più facile.

Nonostante questi particolari siano stati più volte ribaditi dalla vicina stessa, anche in interviste video, giornalisti o pseudo tali continuano a riportare l'episodio come una intenzionale scelta di Anna Corona per non far salire i Carabinieri in casa dove sarebbe stata custodita Denise.

La prima domanda che mi faccio è come hanno fatto le due ragazzine, Jessica ed Alice, che erano andate insieme al mercatino settimanale del mercoledì distante circa mezzo chilometro dal punto in cui è sparita Denise, a portarsela via. A piedi? Jessica aveva un motorino? Può aver caricato Denise sul motorino nell'attimo in cui è rimasta sola sul marciapiede della sua casa insieme a sua sorella Alice? Tutte e tre? Nessuno mai ha scritto nulla su un particolare logico approfondendolo. Leggo solo supposizioni senza definire i particolari di come sarebbe avvenuto codesto rapimento.

Supposizioni, interpretazioni, senza definire un quadro minutamente logico di come si sarebbero svolti i fatti su cui in seguito, anni dopo, è stato istituito un processo. 

E' iniziato un carnevale condito di lacrimucce delle solite donnette dei talk show che dura indecentemente da 17 anni, gente che su questa tragedia di una povera bimba ci mangia alla grande, con chiacchiere vane che ripetono sempre le stesse cose, spettacolarizzazioni mediatiche senza senso appena logico, mentre mandano la pubblicità, sia in TV che sui giornali: più viscere smuovono più guadagnano! 

Anche la trasmissione "Chi l'ha visto", la più seria da sempre, ha iniziato a gettare suggestioni che dicono tutto e non dicono niente, con fatti che, non dando un quadro sia pure ipotetico di eventi possibili, rendono tale ipotetico quadro confuso e contraddittorio.

Vado ad alcuni esempi. Mentre si interpreta la visita dei Carabinieri in casa di Anna nell'immediato come la possibilità che la bimba fosse in casa di Anna, dall'altra si descrive la donna vista al volante di un'auto, sembra Ford Fiesta, subito dopo la sparizione della bimba, come con colore di capelli simile ad un'amica di Anna, ipotizzando quindi che fosse la rapitrice che fuggiva precipitosamente dal luogo del misfatto. "auto scura, forse una Ford Fiesta vecchio modello, sembra guidata da una donna, secondo un testimone il 1 settembre avrebbe investito a forte velocità un marciapiede a circa duecento metri da via La Bruna, allontanandosi subito dopo senza fermarsi."

Allora mettiamoci d'accordo: Denise era in quell'auto diretta in Via Salemi, direzione lontana dalla casa di Via Pirandello dove abitava Anna con le figlie, rapita da una che somigliava all'amica di Anna (per suo conto mentre Anna era al lavoro?), oppure l'avevano presa Jessica ed Alice mentre tornavano dal mercatino e l'hanno portata a casa dove poi la madre volutamente non ha fatto salire i Carabinieri?

Sono flash non legati fra loro che creano suggestioni nelle menti prive di logica di spettatori superficiali a cui un giornalismo di infimo ordine non si cura di dare un quadro realistico, sia pure ipotetico.

Anche "Chi l'ha visto" purtroppo recentemente ha gettato lì alcune di queste suggestioni che aprono a ipotetiche possibilità nessuna che corrisponda però ad un quadro credibile: Claudio Corona, fratello di Anna, sarebbe un informatore della Polizia, legato ad ambienti mafiosi e per questo con possibilità di influenzare, mestare, le indagini. Vabbè, ma può un informatore mezzo mafioso arrivare a far sparire Denise e mettere sotto scacco tutti i magistrati che si sono occupati di questo caso? 

Recentemente l'ex Procuratore di Marsala che si è occupato del caso dal 2008 ha fatto una dichiarazione grave, visto che Jessica è stata assolta per mancanza di prove che potessero suffragare l'accusa e la madre, mai rinviata a giudizio, è stata definitivamente prosciolta dall'indagine nel 2013. Di Pisa ha detto: "Secondo me quelle due donne sono capaci di tutto." E' una sua personale impressione, visto che fu lui a ricorrere in Appello contro la prima assoluzione di Jessica in Assise, ma anche i giudici di Appello l'assolsero di nuovo. Di Pisa, nella medesima circostanza, ha detto di nutrire dubbi anche sulla figura di Piero Pulizzi.

Il 18 ottobre 2004 un telespettatore di "Chi l'ha visto?", guardia giurata per un istituto di vigilanza, ha notato davanti alla banca di Milano dove prestava servizio un gruppo di nomadi, un uomo, due donne e tre bambini. Uno di questi, una bambina che somigliava a Denise Pipitone, aveva il capo coperto dal cappuccio di un giubbotto nonostante la giornata calda. Il gruppo si è allontanato prima dell'arrivo della volante della Polizia, prontamente avvertita, nonostante che l'uomo abbia cercato di intrattenere la bimba. La guardia giurata ha comunque fatto in tempo a registrare alcune immagini con il suo cellulare. In uno dei video, subito consegnati agli inquirenti, si sente una donna che dice alla bimba "Danàs" e lei che risponde "Dove mi porti?". Uno dei documenti filmati, della durata di pochi secondi, pervenuto anche a "Chi l'ha visto?", è stato mostrato per la prima volta dal TG3 della Rai la sera di domenica 20 marzo, il giorno dopo che la madre di Denise Pipitone aveva dichiarato alla stampa di essersi convinta che la bambina ripresa era sua figlia. Durante la trasmissione è intervenuta telefonicamente la guardia giurata dicendo che se avesse avuto la certezza che quella bambina era Denise sarebbe intervenuto, senza curarsi dei rischi personali che correva. La madre di Denise ha chiamato a sua volta ringraziando l'uomo e dicendo di comprendere la situazione in cui si è trovato. "Per me quella è Denise", ha detto la signora, precisando di essersi convinta definitivamente della somiglianza dopo l'elaborazione delle immagini del video da parte degli specialisti e ricordando che ad agosto la figlia si era procurato un graffio sulla guancia sinistra come quello notato dalla guardia giurata.

Ancora oggi quel video è l'unica certezza, forse, che quella bimba sia Denise.

Ma allora che senso ha riportare ancora ed ancora le seguenti intercettazioni come prove del coinvolgimento di Anna Corona e le sue figlie per il male fatto a Denise?

L'ispettore di polizia Vincenzo Todaro,  tra l'ottobre e il novembre 2004 coordinava una delle sale d'ascolto delle intercettazioni, sull'intercettazione ambientale effettuata sullo scooter di Jessica Pulizzi il 24 novembre 2004. Durante l'intercettazione, intorno alle 19:30, si sentono due voci maschili. Una dice: “Va pigghia a Denise, ma Peppe chi ti rissi?” (“Vai a prendere Denise, ma Peppe che ti ha detto”) e l'altra rispondere: “Ma dunni l'ha purtari?” (“Ma dove la devo portare?”). L'intercettazione fu effettuata a Mazara, in via Pirandello, davanti l'abitazione di Pulizzi. “L'indomani - ha detto l'ispettore Todaro - abbiamo svolto attività di riscontro per vedere se in zona c'erano altre bambine che si chiamavano Denise. Dagli accertamenti fatti al Comune di Mazara del Vallo abbiamo scoperto diverse Denise. Abbiamo sentito 13 genitori, tutti papà, per vedere se qualcuno la sera prima erano prima passati da via Pirandello e tutti hanno risposto negativamente”.

Allora mettiamoci d'accordo: speriamo che il 18 ottobre 2004 Denise fosse la bambina del video oppure no?

Denise dunque era a Milano con gli zingari il 18 ottobre 2004 oppure fra ottobre e novembre 2004 era ancora a Mazara e dobbiamo dare un senso a codeste intercettazioni? “Vai a prendere Denise, ma Peppe che ti ha detto” “Ma dove la devo portare?” Il 24 novembre 2004!!!

Fate pace con il cervello. O è la bambina di Milano e quelle intercettazioni significano altro, oppure la bambina del video NON è Denise e allora è legittimo sospettare ancora.

Di certo Denise non ha il dono dell'ubiquità.

E in questo saltare da un episodio all'altro senza arrivare ad un quadro logico, il giornalismo, che cerca solo "l'effetto viscere e niente cervello" per avere audience e guadagnare ascolti e pubblicità, va a suonare alla porta dell'incauta collega di Anna Corona a cui questa si rivolse per essere coperta con una firma dovendo uscire di corsa dal lavoro a seguito di una telefonata ricevuta. La donna, comprensibilmente impaurita dal protrarsi di una storia che l'ha coinvolta suo malgrado, per aver fatto quello che in Italia viene chiamato il gesto dei "furbetti del cartellino", ha ripetuto alla cronista dalla porta semiaperta di casa sua che "lei ha messo la firma ma non l'ora, e non sa a che ora sia uscita Anna Corona". E' evidente che la donna, dopo essere stata scoperta per il clamore della sparizione di una bambina nell'aver compiuto un gesto illegale, se ne è amaramente pentita e sicuramente ha pagato tale gesto sia nel lavoro sia per aver dovuto pagarsi un avvocato ed aver dovuto deporre nei processi a Jessica. Dopo 17 anni si difende dicendo quanto riportato. All'epoca avranno sicuramente fatto una perizia calligrafica sulla firma e su quel 15:30 che era l'ora di fine servizio, e l'avvocato della collega di Anna Corona da bravo legale le avrà consigliato di omettere di aver scritto anche l'ora, alleggerendo così la sua posizione.

Ma tutto questo cosa dimostra per la cronista e i responsabili di quella trasmissione che campa su frammenti non legati fra loro da logica? Né ci si può aspettare da menti che scrivono commenti atroci contro Anna Corona e Jessica Pulizzi che applichino la logica: Anna, è dimostrato da prova tecnica nel processo, ha telefonato alla madre pregandola di andare a casa sua dalle figlie alle h. 12:17. Dunque a quell'ora era nell'Albergo al lavoro. Che importanza può avere dunque a che ora è uscita? E' acclarato che è uscita prima dell'orario dovuto, ma comunque dopo le h. 12:17. Quando la bambina era già sparita e la stavano cercando."


lunedì 17 maggio 2021

Episodio VII - Elena e Gregorio-Furio "La dieta"

 La “Maschera” Furio.


Carlo Verdone è un genio e nel suo attento studio dei caratteri umani ha saputo cogliere un aspetto che riguarda molti tipi umani e l’ha raffigurato caricaturalmente nella figura di “Furio”.

“Furio” può avere varie facce e svolgere professioni o mestieri diversi, ma sempre ha una connotazione ossessiva, paradossale che, in percentuale diversa, da un’impronta inconfondibile al suo agire: da lì nasce il personaggio di Verdone che suscita il riso e lo sconcerto perché il suo Autore ne fa, appunto, un’immagine caricaturale, quindi estrema.

Quello che fa ridere di più è il rapporto di Furio con la malcapitata che lo ha sposato, dipinta come una vittima che, nel caso estremo interpretato da Veronica Pivetti, si getta in mare suicida per sfuggire al suo inconsapevole aguzzino.

Oppure, come in un altro episodio, fugge con un bel tenebroso che la insidia lasciando persino i figli o, anche, in una delle prime scenette in cui Verdone abbozzava il personaggio, egli parla alla moglie che non gli risponde ormai più, annichilita dalla sua incapacità di percepire le esigenze dell’altro, e lui si risponde per lei, ottusamente inconsapevole dello stato di depressione in cui l’ha gettata e, in tale scenetta, Verdone interpreta anche il figlio di Furio il quale, uscito il padre, si rivolge con lo stesso metodo alla sempre più annichilita madre che, tristissima, continua a sferruzzare muta, e le dice con foga: “Io con quell’uomo non voglio parlare più, capito? Io quell’uomo non lo sopporto più!” Poi, senza aspettare risposta, esce dimostrando in sostanza di essere “Furio” anche lui.

Ora, come dicevo, ci sono tantissimi tipi umani che hanno in sé in percentuali diverse “Furio”: io conosco una moglie di un “Furio” il quale è posseduto da questa maschera fortunatamente in minima percentuale, ma è anche lui inconfutabilmente un “Furio” !

Vorrei prendere spunto dagli innumerevoli episodi che “La Moglie di Furio”, che io conosco, vive e racconta per scrivere delle gustose scenette comiche, a volte anche un po’ amarognole, per riderne insieme.

Li chiamerò “Episodi” e darò loro solo un numero progressivo.

La moglie del nostro  “Furio” si chiama Elena e lui Gregorio.

Episodio VII


Stavolta sono in visita a casa di Elena, non al telefono come narrato nei precedenti episodi. 
Mi prepara il caffè, siamo in cucina e chiacchieriamo. Mentre aspettiamo che la moka ci dia la gradevole bevanda, Elena svuota la lavastoviglie. Ad un tratto apre la credenza dove ripone faticosamente delle padelle.
"Elena, - faccio meravigliata - ma hai comperato altre pentole?" - Rido - "Non hai più posto, non riesci neppure a chiudere lo sportello!" 
Elena si rabbuia, non perché sia offesa dalla mia osservazione, la conosco troppo bene, ma perché già ho capito dalla sua espressione di sopportazione chi deve entrarci in questa cosa dell'eccesso di pentole.
" Gregorio, lo sai, sta facendo la dieta."
" Eh, lo so! E' dimagrito molto! Ma che c'entra?"
Il caffè è uscito. Mentre lo versa nelle tazzine Elena ha un'aria seccata e racconta: "Ha iniziato bene ed io l'ho aiutato, come fu dopo il problema ipertensivo che, per non fargli pesare il fatto che doveva mangiare senza sale e se ne lamentava continuamente ad ogni pasto, mangiavo senza sale anch'io, e non me ne lamentavo. Poi è diventato sempre più ossessivo, come tutti i "Furio", e veniva a controllare in cucina come doveva essere la cottura senza grassi. Non contento ha cominciato a cucinarsi alcune cose da solo, mentre io cuocevo le cose comuni che mangiavamo entrambi. Nel fare questo ha iniziato a dire che quel padellino o quella padella non andavano bene..."
"E perché?" -  Faccio io mentre sorseggio il mio caffé.
Fra il rassegnato e il seccato Elena mi risponde: "Non lo so il perché! Ha delle fisse. Ha iniziato a comperare padellini ed altri oggetti per la cucina, anche coperchi e coperchietti... Non so più dove mettere la roba."
Capisco che siamo di nuovo in quegli aspetti della personalità ossessiva compulsiva che fa del buon Gregorio un "Furio".
"Quindi cucinate insieme?" Chiedo.
"Purtroppo si. Con tutto quello che ne consegue: macchina del gas che si sporca e la debbo pulire io, lavastoviglie che si riempie in breve tempo... Una follia! E siamo solo in due..."
"Potresti riposarti, - dico comprensiva - dopo una vita in cucina per figli, ospiti e parenti.."
"Già. - Fa afflitta e stizzita al tempo stesso Elena. - Potrei ma non si può! E questo è ancora niente se non dovessi assistere al suo teatrino in cui, mentendo a sé stesso, crea irritazione in me. Ogni volta chiede: "Cosa prevedi oggi per pranzo o per cena? - Appresolo inizia così: "La pasta? A me solo 30 grammi però." - Gli rispondo: "Lo so Gregorio, me lo dici ogni volta, ormai lo so." "Eh! Perché io devo mangiare poco!" Oppure, se cucino qualcosa in cui c'è un poco di panna da cucina e glielo dico prima, fa allarmato: "Eh no! La panna fa ingrassare. Vabbè, un po'..." Tutto così Rita. E' un continuo, poi lo trovo la sera con i biscotti wafer al cioccolato, che si è comperato, mentre li mangia davanti alla TV, oppure con una fetta di crostata alle fragole che ho comperato per me o per eventuali ospiti, oppure con i gelati al cioccolato comperati per i nipoti per quando vengono, per questo, quando ieri sera è entrato in cucina, mentre stavo cucinando i petti di pollo, con la solita frase annunciatoria: "Io debbo mangiare poco." Sono esplosa." 
Capisco, povera Elena. Anche lei ha il suo caratterino non proprio conciliante e certo quando arriva a fine corsa scoppia.
"E cosa gli hai detto?" Chiedo.
"Ho strillato che non ne posso più di questo teatro! Che mangiasse quello che gli pare e come gli pare e la smettesse di ripetere questi annunci ipocriti ossessionandomi quando poi lo trovo con il cremino al cioccolato in mano!"
"E lui?"
"Come volevi che reagisse? Come al solito. La cattiva sono io, sono un'isterica, gli ho sempre urlato da una vita, il solito tentativo di colpevolizzarmi e fare lui la vittima." 
"Mi pare che qualche volta urla pure lui però!" Dico ricordando fatti e fatterelli.
"Come no. Ma "Furio-Gregorio" è totalmente inconsapevole dei suoi difetti e non chiede mai scusa. Dato che io invece sono normale, se qualche volta eccedo mi capita di chiederla, e allora, chiuso nella sua totale inconsapevolezza delle esigenze dell'altro, lui fa: 
"Lo vedi (Magda?), trascendi e poi ti cospargi il capo di cenere!"
Povera Elena!


sabato 15 maggio 2021

Un fatto di sangue e un commento che scatena commenti degni del DSM

 Il Fatto: da LA NUOVA SARDEGNA

Tortolì, accoltella la ex e uccide il figlio di lei: arrestato

Il commento: Dolore nel vedere la foto del volto innocente della vittima, dolore. Ma anche sdegno perché troppe volte ho letto di bambini picchiati, anche fino a morire, dagli amanti, conviventi o non conviventi, di donne che non sanno rinunciare a uomini indegni aprendo la porta della loro intimità e mettendo in pericolo le loro creature. Prima di tutto una madre deve pensare a proteggere le sue creature. Di fronte ad una simile rovina il mio commento, in un sito che riportava la tristissima notizia, è stato amaramente sarcastico:

"Se la madre faceva la madre e non la vogliosa che a 50 anni si è messa dentro il letto uno con 20 anni di meno, il povero figlio sarebbe ancora vivo. Essere madre riempie la vita e i figli vanno protetti."

Questo il commento di un lettore su un articolo pubblicato da UNIONE SARDA:

mariotto58

Ma la madre non poteva accontentarsi di un cane se aveva tanto bisogno di compagnia. Anche il Fido più spelacchiato sarebbe stato più carino e affettuoso di quel brutto ceffo. A quest'ora avrebbe avuto l'animaletto scodinzolante da accarezzare ad attenderla a casa, ma soprattutto un ragazzo da amare e che l'ha amata, lui si, fino alla fine.

In modo delicato ma ironico questo signore ha espresso lo stesso concetto.

Le reazioni: Sono state sorprendenti per violenza, volgarità e dissennatezza logica. Tutte di persone sarde.

Conosco la Sardegna dal 1986, ci sono stata innumerevoli volte da allora, quasi tutti gli anni, conosco persone sarde, e proprio ieri sera mi ha chiamato al telefono una gentile conoscente da Sassari con la quale è stato un piacere parlare. Mi ha anche invitata a visitare il suo paesino di origine vicino Sassari.

Le persone sarde che hanno dato sfogo alle peggiori trivialità perché non hanno gradito il commento sopra riportato nulla hanno in comune con tutti i sardi da me conosciuti dal 1986 fino ad oggi.

Una di loro ha scritto una vera invenzione che è calunnia: "Laura Serra Per chi non lo sapesse non è la prima volta che la signora Rita coltellese, dei miei stivali giudica a modo suo noi sardi."

Questo caso da DSM ha inventato, quindi siamo davanti ad un caso di mitomania. Ma poi cosa c'entrano nel mio commento i sardi? Chissà. Il mio lapidario commento riguarda le incaute scelte che portano guai, soprattutto agli innocenti, di madri che scelgono gente improponibile "per rifarsi una vita". Gente conosciuta su facebook... Non è certo con simili soggetti che "ci si rifà una vita". Chissà cosa intendono per "rifarsi una vita" questi vomitatori di insulti contro la mia persona, che non hanno gradito il mio commento . Mettersi dentro il letto un pakistano con la faccia pubblicata all'inizio di questo post, di pochi anni più grande del povero figlio.. Cosa pensava di costruire questa donna tanto difesa da queste persone che dicono a me di dovermi vergognare mentre vomitano di tutto e inneggiano al linciaggio dell'assassino.

A nulla sono valsi i tentativi di spiegare il senso del mio commento cercando comunque uno scambio di opinioni civili anche se diverse: alle illazioni scaturite sulla mia vita da alcune menti basandosi su tre righe di mio commento, che per una commentatrice doveva essere una vita povera, per un'altra misera, e altri aggettivi che non ricordo più, ho risposto sommariamente che ho tre figli, le loro professioni e sei nipoti, ma questo non ha fermato il delirio produttivo di codeste menti a cui se ne sono aggiunte altre che sono andate a sbirciare nel mio profilo e sono diventata per qualcuno una Preside (?), poi una Professoressa  (?), poi addirittura una Docente Universitaria (?!) eppure non ho mai scritto nulla di simile  e, visto che sono andati a leggere il mio profilo, come mai NON HANNO LETTO QUELLO CHE C'E' SCRITTO? Tento una spiegazione: forse perché leggono senza capire? Come hanno  letto senza capire il concetto contenuto nel mio commento? Chiusi nelle loro menti e incapaci di accogliere quello che vedono scritto? Infine una che ha scritto che "scandalosamente mostravo le ginocchia" nella foto del mio profilo:

...nasconda quel ginocchio che si vede nella foto! Alla sua età mostrate le ginocchia cosi su internet è una svergognata!!!!!! Madre e nonna e poi pubblica cosi il suo corpo che vergogna!!

La foto, mi perdoni François Cheng che mi siede accanto e che mi aveva invitato alla cerimonia per il suo Premio Lerici Pea, è del 2009, quindi qui  la svergognata aveva 63 anni! All'epoca si portavano le gonne alle ginocchia, ma, volendo anche midi o lunghe, come ora.

Ma lo stupore non si ferma qui. La sequenza degli insulti censurata da facebook va da un uomo che l'ha con mia madre "che doveva affogarmi appena nata in un secchio d'acqua che doveva tenere accanto al letto", ad una donna che con la stessa feroce e macabra fantasia scrive che "non dovevo essere mai nata". Ecco perché nel titolo faccio riferimento al DSM, solo consultando tale Manuale ci si può orientare sulle patologie.

Ma c'è chi invece scrive che la pazza sono io per aver detto che, se la madre si teneva le sue voglie, quell'anima bella del figlio ora era vivo, essendo lei che ha fatto entrare nelle loro vite quel soggetto, non essendo egli né suo marito né il padre di quello sfortunato ragazzo: e mi consigliano un TSO, mi informano che "non sono normale", mentre sproloquiano giudizi sulla mia persona su tre righe di commento, di cui la parola non digerita è vogliosa, considerata ingiuria passibile di querela da una degli assatanati che è entrata dentro il mio profilo, insieme ad altri, scrivendo schifezze, senza tema che tali frasi sono proprio da querela per insulti e diffamazione. La dissennatezza di tale schizofrenico comportamento, che vuole censurare il pensiero altrui attribuendo appiglio legale ad una parola che significa "aver voglia" e, nel contempo, si lascia andare a tali eccessi verbali illegali da Codice Penale, è palese.

Una si spinge a dire che: "mi vergognerei di essere nata. Guardasse dentro le sue mura prima di giudicare. Se la madre non fosse stata una VOGLIOSA non sarebbe mai nata", dimostrando costei che l'amore fra due sposi che mettono al mondo un figlio è VOGLIA esattamente come quella di una donna che, avendo già figli, VUOLE andare con un uomo che può essere per età suo figlio e con una cultura distante dalla sua per concezione del rapporto uomo-donna.

Queste sono le idee di costei ed io "mi debbo vergognare di essere nata" per pensarla diversamente. A tal proposito c'è stato chi si è scandalizzato (sempre donna) che io abbia continuato AD ESSERE DELLA MIA IDEA nonostante la canea che a pensarla così ho scatenato!

QUESTO DEVE FARCI PREOCCUPARE TUTTI PERCHE' QUESTA MENTALITA' AGGRESSIVA CHE TENDE AD IMPORCI IL SUO PENSIERO ESISTE ANCHE A LIVELLO POLITICO, IN MODO EVIDENTE per il DECRETO LEGGE ZAN, E STRISCIANTE: in RAI dedicano una lunga intervista al travestito con nome d'arte Vladimir Luxuria, fino a farne un quadretto edificante da esempio, fino a che, commosso, il personaggio, parlando di suo padre, dice che gli ha insegnato l'onestà. Ci credo senz'altro ma onestamente avrebbe dovuto aggiungere quello che già ha detto più volte pubblicamente: che si è prostituito e questo poco c'entra con l'onestà che gli ha predicato suo padre.

L'analisi di questo eccesso prosegue con l'interpretazione sessuale che alcuni danno alla parola vogliosa: un uomo scrive "Non devi sindacare la vita altrui,e dare della puttana ad una donna." Un'altra  "dare della poco di buono a una donna" ...

Sembra un'antica barzelletta che rende l'idea di un disturbo, probabilmente antico anch'esso, che è risibile: "Un uomo ne incontra un altro e lo saluta: "Ciao!" Gli fa. Quello si infuria e lo aggredisce. L'altro stupefatto gli dice: "Ma che hai? Sei matto?" E quello gli fa: "Mi hai detto Ciao! Non sai che fa rima con Miao? Che Miao lo fa il gatto? E che il gatto beve il latte della mucca? E che la mucca è la moglie del Bove e che il Bove ha le corna? Tu mi hai voluto dare del cornuto!!!".

Poi ci sono le produzioni, secondo la dottrina Freudiana, sessuali a me attribuite, sia da uomini che da donne: per un uomo "a me mancherebbe il CiA.ZetaZetaO", per una donna, che mi dice come molti altri che sono io che "mi debbo vergognare", "in quel letto, con la donna e il suo amante pakistano, avrei voluto starci anch'io". Qui oltre ad una fantasia lubrica, sudicia, però scandalizzata dal mio commento sulle voglie che hanno portato al disastro, c'è una vera perversione mentale, oltre alla totale schizofrenia di fare la morale a me spingendosi però a tanto.

Continuando nel vasto vocabolario di costoro sugli insulti alla mia persona citiamo verme, merda,  rimbambita, vecchiaccia, squallida e ignorante.

Mi fermo su ignorante giacché ci sono varie declinazioni su quanto fin qui esposto e la mia vuol essere un'analisi sul livello di barbarie di certe menti e non un elenco delle nefandezze scritte: ignoranza di cosa? Non si sa. Ma dicono che non ho il diritto di vivere nel mio tempo essendo io da medioevo. Evidentemente queste persone considerano un progresso non mettere in atto la PRUDENZA nei loro atti e in quelli altrui. E questo per costoro è progresso e cultura, dunque io sono ignorante.

Mi si fa notare che una madre non deve rinunciare ad essere donna. Ma mai a discapito dei propri figli penso e scrivo io. Mi si fa notare che ho dei pregiudizi sull'età dell'amante assassino per i 20 anni di meno ed è stato inutile inizialmente spiegare che il mio secondo figlio ha 21 anni meno di me e non posso che vedere come figli tutti quelli della sua età. Ma la levata di scudi, soprattutto delle donne, è l'assoluta libertà sessuale e di scelta e mi danno della razzista perché la donna ha scelto di mettersi in casa un pakistano.

Con straordinaria contraddizione però la reazione popolare contro l'assassino pakistano, non dissimile nell'azione da tanti assassini italiani, è stata di invito al "linciaggio", "al darlo in mano ai parenti delle vittime", "in pasto ai maiali" ed altre atrocità punitive, cosa che nei frequenti fatti di cronaca simili compiuti da italiani non ho mai letto, sotto questo post invece è pieno di queste incivili esortazioni. E noto che mentre invocano vari tipi di linciaggio e giustizia sommaria invocano anche Dio perché intervenga per varie ragioni fra cui anche far ravvedere me...

Però io sono razzista, fascista e leghista perché queste belle anime scandalizzate dal mio vogliosa andando a spulciare sul mio profilo hanno visto le mie simpatie per Meloni e Salvini!

Qualche persona di sesso maschile ha provato a fare una riflessione sull'IMPRUDENZA DI CREARE LEGAMI CON PERSONE DI CULTURE TANTO DIVERSE:

Pauleddu Orgosolo Scusatemi !!! niente da dire ognuna, si puo' mettere con chi vuole.. o portarsi a letto chi vuole.... detto questo.. l'argomento resta la cultura di questa gente che è distante 2000 km. dalla nostra... a questo prima di tutto si deve pensare... quando si accetta in casa una persona tipo e sicuro che sorgeranno probblemi... con la mentalita' ottusa che si ritrovano... cercano in tutti i modi di condizionare la vita della persona accanto... cercano di fare terra bruciata attorno, affetti familiari.. parentele etc..... per poi continuare sul cambio di religione.. e altre merde varie... hanno solo un pensiero... annullare la persona che hanno accanto... dunque prima di instaurare un rapporto... MEDITATE GENTE MEDITATE.... e ricordate !!! per il 99% di questa gentaglia e sempre valido il detto, meglio sole che male accompagnate.....

Sandro Mazzella a Pauleddu Orgosolo é proprio così, sopratutto per le donne, per quella cultura sono oggetti da possedere, non possono godere sessualmente, vengono infibulate, ovvero le vengono tagliate la clitoride e le grandi labbra, così il maschio svuota rapidamente il suo sperma e via, quasi come andare a pisciare....contente loro, Aisha e non piu Maria...ohihoi !!!

Ottavio Filia chi si mette con questi extracomunitari il 98% Hanno una loro cultura.la sottomissione della donna quindi chi lo fa prima o Poi ne paga le conseguenze dispiace perché questo ragazzo.

 Sono stati valangati di commenti contrari.

Qualcuno si è dimostrato ragionevole ricordandomi che anche uomini italiani commettono crimini verso le loro mogli, fidanzate, amanti, conviventi.

Certo, purtroppo. Mi sono occupata su questo blog di codesti problemi già 10 anni fa, quando a parte "Chi l'ha visto" ancora né TV né giornali parlavano delle sparizioni di donne, in realtà uccise dai loro mariti, compagni, conviventi, amanti...

Scrivono che non si può prevedere il comportamento futuro di chi dice di amarti: fino ad un certo segno no, ma un pochino si e, comunque, se con un uomo hai costruito una famiglia hai responsabilità e legami di figli, ma il pakistano che può essere tuo figlio per età qualche remora che ti faccia applicare la PRUDENZA per non metterlo accanto ai tuoi figli dovresti averla.

Infine, con la stessa cecità, ignorando quanto ho scritto dopo il primo commento, mi hanno accusato di ignorare l'ucciso, quando è proprio per il sentimento di dolore e di rabbia per questo povero giovane che ho fatto il commento: lui innocente, trovatosi in mezzo ad una situazione non certo da lui creata. Un estraneo l'ha ucciso e non era suo padre violento o impazzito.

Una donna, come molte altre: "... con il suo commento autorizza bastardi a violare e uccidere.." Insieme a deliri in cui in quelle tre righe hanno visto "un'approvazione dell'omicidio"...

Dimenticavo una delle parti più risibili di questo delirio produttivo: più d'una persona mi ha dato della "BIGOTTA", all'inizio ho risposto informando che sono atea, niente da fare, il delirio è continuato accusandomi di "bigottismo retrogrado"...

DSM, ASSOLUTAMENTE!

Questo accade mentre sto leggendo i Fratelli Karamazov e Dostoevskij, parlando per bocca del suo personaggio Ivan, degli uomini dice: "Sai Tu che  passeranno i secoli e l'umanità proclamerà per bocca della sua sapienza e della scienza che il crimine non esiste, e quindi neanche il peccato, ma che ci sono soltanto degli affamati? " Nutrili e poi chiedi loro la virtù!"

(Ivan e il suo Poema pensato e mai scritto de "Il Grande Inquisitore" che parla al Prigioniero)

 Nota: Il Grande Inquisitore personifica la Chiesa Cattolica che parla al Prigioniero che è Cristo tornato sulla Terra. L'allegoria dimostra come la Chiesa Cattolica con le sue menzogne ha imprigionato il messaggio cristiano, dando agli uomini quello che vogliono, così essi invocano Dio pur peccando, tanto la Chiesa, padrona delle loro coscienze, li assolve.






venerdì 14 maggio 2021

I miei fiori, dentro e fuori..

carpobrotus
Nasce spontaneo sulla duna e non va colto, ma io l'ho trovato che bordeggiava Via Diversivo Nocchia, una strada che costeggia il Lago di Caprolace, l'ho colto e l'ho riprodotto sia in terra che in vaso e quest'anno è rifiorito ancora, smentendo l'affettuosa presa in giro di mia figlia che mi dice "Hai il pollice nero.." Ne ho anche nella varietà di colore giallo in un punto del giardino vicino al cancello.


 
Erano due ramoscelli spogli... Ed eccola qui: meraviglia della natura.
Vive in casa anche se siamo vicini al mare.. E' fiore delicato.



martedì 11 maggio 2021

Dostojewsky: la sua disperazione esistenziale per bocca di Ivan Karamazov

 http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2015/09/siria-come-si-distrugge-una-nazione.html

In questo post di cui pubblico il link ho scritto cose che si legano con le parole che Dostojewsky fa dire ad Ivan, il più intellettuale dei fratelli Karamazov.

Si sa che lo scrittore parla attraverso i suoi personaggi. A pagine più noiose si alternano pagine in cui capisci la grandezza di uno scrittore, e la conversazione in una trattoria fra Ivan e il suo mite e puro fratello Aleksiej è grandezza!

Dostojewsky è nato nel 1821, 200 anni fa, ed è vissuto nella Russia zarista 60 anni. Quello che fa dire ad Ivan è ciò che lui conosce, che ha sentito e visto.. Ed è disperante scoprire, qualora ce ne fosse bisogno, l'assenza di un Dio inventato dall'Uomo per sopravvivere. Ogni popolo se ne è creato uno. Ma quello di Ivan, come di Dostojewsky, è un dio cristiano, buono e misericordioso, quello in cui crede l'innocente e puro Aleksiej.

Ivan, lucidamente, rovescia sul mite Aleksiej tutte le sue riflessioni sui fatti atroci che la vita gli mette davanti, e sono sicuramente fatti veri che Dostojewsky ha visto e sentito, fatti del suo tempo...

Lo stesso orrore di fatti del mio tempo. L'Uomo si illude che il suo tempo sia migliore o peggiore del tempo già trascorso: ma se legge scoprirà che le azioni dell'Uomo sono sempre state un orrore.

La disperazione del non poter credere in alcuna Giustizia di Ivan, che è di Dostojewsky, è anche la mia, e mi riallaccio al link che ho riportato nell'incipit di questo post. 

«FERMATE LA GUERRA E NON VERREMO IN EUROPA». LE PAROLE DEL BAMBINO TREDICENNE SIRIANO AI POLIZIOTTI UNGHERESI NELLA STAZIONE DI BUDAPEST 
La saggezza limpida di questo ragazzino di 13 anni siriano e l'immagine straziante di Aylan morto gridano al mondo mettendo in risalto la follia immorale degli uomini adulti che hanno il potere solo per distruggere la vita di creature belle, sagge, come questo giovanissimo per i loro contrasti ed interessi.


La Storia si ripete e l'Uomo si riempie la bocca di parole come progresso, democrazia e invece sta sempre allo stesso punto: chiuso nei suoi conflitti più barbari che non tengono conto dell'unica cosa che ha, che è e che conta: la VITA.
Altro l'Uomo non è e non ha. E' un povero essere infinitesimale su un bellissimo pianetino sperso in un Universo immenso e, pur avendo ormai contezza di dove stiamo visto che è riuscito a vedere il suo pianeta dall'esterno, continua a ripetere sempre gli stessi errori ed orrori.
I potenti della Terra non si mettono d'accordo su come far cessare il massacro di un popolo: altre sono le cose importanti per loro. Non il sorriso di tanti piccoli Aylan, non la bellezza pura dell'intelligenza del ragazzo siriano che con una frase ha dato una lezione al Mondo, no, per loro le cose importanti sono gli interessi, gli equilibri.
(Rita come Ivan)