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lunedì 14 dicembre 2015

Menzogne senza smentita su Roberto Saviano

Lo scrittore Saviano non mi è particolarmente simpatico, non ho letto il suo libro Gomorra né intendo leggerlo, giacché non ho bisogno di immergermi nei particolari abietti della Camorra per sapere cosa è ed averne schifo, inoltre non capisco perché con le mie tasse debbo pagargli la scorta, giacché NON è un magistrato né un commissario di Polizia, né un Ufficiale dei Carabinieri che, quale dipendente dello Stato, si occupa di Camorra per difendere lo Stato ed i suoi cittadini: Roberto Saviano è uno scrittore che ha scritto un libro dal titolo "Gomorra", da cui ha tratto tanti bei guadagni, comprese presenze televisive, sempre ben pagate, per pubblicizzare il suo libro ed il suo lavoro di scrittore in genere. Perché lo Stato deve pagargli una scorta? E' un privato cittadino che ha dato fastidio alla Criminalità organizzata con il suo libro da cui ha tratto profitto, e dunque si pagasse delle guardie private!!
Detto questo, che ritengo una riflessione che si dovrebbero porre in molti invece di fare il solito gregge adorante e non pensante, difendo però Saviano là dove vedo la menzogna, o almeno quello che dai giornali appare tale. Sotto questo articolo del Corriere della Sera di pochi giorni fa, ma già trovabile solo in Archivio, un lettore ha scritto che sul Sole 24ore del 13 dicembre 2015 c'era un articolo, introvabile, in cui si parlava del padre di Roberto Saviano, Luigi, indagato per truffa. La cosa mi ha sorpreso ed ho fatto una piccola indagine addivenendo al fatto che già nel 2011 vari giornali, fra cui La Repubblica, scrivevano che il medico di base Luigi Saviano era stato coinvolto, suo malgrado, in un caso di omonimia: in un'indagine su dei giudici tributari era stata registrata una intercettazione fra gli indagati che parlavano di un Luigi Saviano che aveva fatto un ricorso alla Commissione Tributaria e che era un imbroglione, avendo emesso ricette false per prestazioni sanitarie mai avvenute. E' stato acclarato che NON del padre dello scrittore si trattava, ma di un suo omonimo, non avendo il padre di Roberto Saviano MAI fatto alcun ricorso ai giudici tributari.
Ho scritto quanto sopra esposto rispondendo al commento del lettore con lo pseudonimo glover 2: NON è stato pubblicato.
Quindi, non essendoci state altre smentite fra i commenti seguiti fino ad oggi, chiunque legga quell'articolo e i sottostanti commenti potrà pensare che il padre di Saviano è un truffatore!

Da: Il Corriere della Sera 

di Fabrizio Caccia

DOPO IL SUICIDIO DEL PENSIONATO
Crac banche, le accuse dell’opposizione: «L’Etruria 

e il papà di Renzi»

L’amarezza di Pier Luigi Boschi: «La banca non era più raddrizzabile». Donzelli: «i genitori del capo del governo hanno omesso di citare le loro reali cariche societarie nella dichiarazione che devono alla presidenza del Consiglio»

Commento del Lettore



glover213 dicembre 2015 | 18:04
Dall'articolo su "il Sole 24 ore" di oggi: ""Luigi Saviano, padre di Roberto, medico dell'Asl di Napoli, si trova già sotto processo per truffa, ricettazione, corruzione e concussione ai danni dell'Azienda sanitaria per un vicenda relativa a presunte prestazioni inesistenti, prescrizioni e ricette fasulle, nonché a rimborsi che non risulterebbero non dovuti. Una vicenda che fa riferimento al periodo 2000-2004.""

Fiducia e truffa

Nel diritto italiano, la truffa è l'ottenimento di un vantaggio a scapito di un altro soggetto indotto in errore attraverso artifici e raggiri.
Nell'ordinamento giuridico italiano la truffa è un reato previsto dall'art. 640 del codice penale 
È definita come attività ingannatoria capace di indurre la parte offesa in errore attraverso artifici e raggiri per indurla a effettuare atti di disposizione patrimoniale che la danneggiano e favoriscono il truffatore o altri soggetti, procurando per questi ultimi un profitto corrispondente al danno inferto alla vittima.
 "Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da cinquantuno euro a milletrentadue euro. La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da trecentonove euro a millecinquecentoquarantanove euro:

  1. se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare [c.p.m.p. 162, 32quater];
  2. se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l'erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell'Autorità [649]
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un'altra circostanza aggravante"

Come si vede se ci si sente truffati bisogna agire querelando chi riteniamo ci abbia truffato.
Il pensionato di Civitavecchia invece di uccidersi poteva agire in tal senso, giacché in quello che gli è accaduto gli elementi di truffa ci sono tutti.
Chi gli proponeva di investire la sua liquidità in obbligazioni di una banca commissariata o, se temporalmente non ancora commissariata, in sicura difficoltà, commetteva truffa anche se spinto dalla dirigenza della banca a farlo, la quale in tal caso è correa nel reato di truffa.
Il codice parla chiaro, quindi la strada è la querela di parte.
Quelli che si trovano nella stessa situazione del pensionato suicida, ma sono vivi, hanno questa strada legale da percorrere.
Certo le pene sono risibili ma, se si ottiene la condanna penale, ci si può rifare in sede civile chiedendo ai condannati di risarcire con il proprio patrimonio personale il danno subito.
Strano che nessuno ne parli e scriva.
Eppure il Codice Penale parla chiaro.

Sul piano Politico invece apprendiamo dalla viva voce del Direttore Generale della Banca d'Italia che essa non ha gli strumenti legislativi per fare di più di quanto non abbia fatto fin qui. Nel contempo però dice che "ci vuole una legge per vietare la vendita allo sportello dei titoli a rischio" e che da tempo la Banca D'Italia avrebbe chiesto al Potere Legislativo di farla.
Ma, per citare gli ultimi Governi, questa Legge che vietasse "lo spaccio" di titoli rischiosi al dettaglio non è stata fatta né dal Governo Berlusconi, né dal  Governo Monti, né dal Governo Letta, fino ad oggi con il Governo Renzi.

Quello che però viene rimproverato al Governo Renzi sono i rapporti imbarazzanti fra una Banca in difficoltà come la Banca Etruria ed uno dei più importanti Ministri del suo Governo.
E se è vero che "speculare sui morti fa schifo" è anche vero che troppo stretti sono questi rapporti familiari della brava Ministra Boschi con quella Banca. Suo padre non ne è più il Vicepresidente ma lo è stato fino a tempi recenti in cui la Banca era in forte sofferenza e lui non poteva non saperlo... Perché non ha impedito che si continuassero ad ingannare i clienti vendendo loro quei titoli che poi il decreto ha reso carta da camino?
Inoltre i giornali pubblicano la notizia, non so quanto vera così come scritta, che il padre del nostro Presidente del Consiglio sarebbe entrato in una Società con l'attuale Presidente della Banca Etruria.
Tutto questo deve essere chiarito dal Capo del Governo per rasserenare l'elettorato, non bastando assolutamente la solita inchiesta Parlamentare, giacché qualcuno disse: "Se si vuole affossare qualcosa basta aprire una Commissione Parlamentare di inchiesta".