mercoledì 29 maggio 2024

"La vedova" di José Saramago

 Ho iniziato la lettura di questo libro che pare sia il primo romanzo che Saramago ha scritto.

Non ho mai letto nulla di questo Autore portoghese, e scopro che anche lui è un Premio Nobel per la Letteratura.
Ho già scritto della mia delusione nel leggere Autori insigniti del prestigioso Premio e dunque non mi stupisco più di tanto se queste prime 75 pagine non mi abbiano colpito né entusiasmato, né tantomeno trasmesso emozioni o che vi abbia trovato frasi che contengano verità universali...
Forse più avanti scoprirò che invece vale e mi ricrederò. Per il momento si tratta di una scrittura quasi da novellista che racconta di un proprietario terriero che muore ancor giovane, ma la descrizione della sua morte non ha nulla di particolarmente triste, non vi sono atmosfere che tocchino la corda dei sentimenti, è una descrizione piatta di scene senza particolari atmosfere, in cui i personaggi non riescono ad esprimere sentimenti autentici: la giovane vedova esprime il suo dolore come se perdesse la ragione, senza nessun ancoraggio di realtà con il suo ruolo di madre di due bambini piccoli. Mentre la servitù che lavora in casa e nella tenuta viene descritta come individui senza un proprio io, senza sentimenti se non quelli di riflesso dei padroni, essi esistono solo in funzione dei padroni e sono felici o tristi solo in funzione dei sentimenti di chi dà loro lavoro. Figure umane svuotate del loro "io", servili fin nei sentimenti anch'essi al servizio di chi è ricco e padrone.
Assurdo.
Le uniche brevi pagine di un qualche vago valore sono quelle in cui Saramago descrive la natura in cui si muovono i due bambini rimasti orfani e la cui madre si è messa a letto dimentica dei suoi doveri verso di loro. Descrive una natura in cui piove sempre. Non conosco il clima del Portogallo, dove lo scrittore ambienta questo suo primo romanzo, ma tanta pioggia non l'ho trovata nemmeno in romanzi la cui storia si svolge in Gran Bretagna!
José Saramago con la seconda moglie


domenica 19 maggio 2024

La Sig.ra Anteri e altre mille vite - Romanzo - Cap. XIII

La Sig.ra Anteri e altre mille vite

Capitolo XIII

Questa inclinazione agli affetti non era forse stata sempre delusa? Pensava nel presente la Sig.ra Anteri.
La sua disponibilità ad amare parenti e amici non aveva sempre incontrato il muro della disillusione?
E non aveva tutto questo radici antiche nell'esperienza dei suoi genitori?
Dunque questa era la natura umana.
Giulia Anteri era alla fine della sua vita il frutto di un'anima buona per natura, dotata di una forte empatia, ma anche di tutte le vite che l'avevano attraversata lasciandole impresso il segno delle loro azioni.
Fabrizia le aveva tolta l'ultima umana illusione che anche una amicizia durata sessanta anni non possa finire, senza nessuna sua azione cattiva.
I parenti che aveva ricevuto in dote dai suoi genitori erano stati tutti, tranne uno o due, persone disaffettive, indifferenti, invidiose quando non malvage.
Quelli che aveva acquisito tramite suo marito altrettanto.
Infine quelli che le erano giunti tramite i suoi figli e i loro legami sentimentali aveva cercato di curarli in modo particolare attingendo a tutta la sua esperienza di vita...
E lì i rapporti erano stati i migliori in assoluto, ma limitati sempre alla fine dall'agire altrui.
Non aveva potuto ignorare la glaciale indifferenza di Regina di fronte ad una sua angoscia e il suo mancato aiuto che invece era stato concesso abbondantemente ad una persona amica di sua figlia... 
Non si può che prendere atto di certi fatti concreti che parlano meglio di ogni esplicito discorso.
E Giulia Anteri ne prendeva atto cambiando irreversibilmente i suoi sentimenti.
Ogni gesto che compiamo, se ripetuto nel tempo, come ogni parola, sono confessioni dei nostri reali sentimenti.
Non c'è ipocrisia di facciata che tenga di fronte a tali rivelazioni.
Non si può che prenderne atto.
Giulia Anteri aveva visto e vedeva tutt'ora gente vivere nella più totale falsità, più o meno inconsapevole, rapporti umani che per questo non potevano che portare a patologie psicologiche e alla alienazione.
Cercavano poi l'aiuto di Psicologi a volte. Quando sarebbe bastato il coraggio di ammettere la verità di quei rapporti e accettarne l'infelicità.
Giulia si era accorta che Fabrizia non era leale come lei, che soffriva di non nobili invidie, ma pensava che, non potendo cambiare la natura di Fabrizia, volendole bene ed accettandola così come era la loro amicizia non sarebbe finita mai.
Invece vi aveva posto fine lei, bruscamente. Allora qualcosa di profondamente scompensato, che lei non poteva comprendere, era nella sua antica amica.
Fabrizia non aveva invidiato i successi delle vite felici dei due figli della donna che, slealmente, aveva tradito la sua amicizia e il legame di parentela portandosi a letto suo marito sotto i suoi occhi. Ma le faceva invidia quello che avevano conquistato i figli di Giulia:  un'amica leale.
La parente e amica si era approfittata della amarezza del marito di Fabrizia, fatto di cui si era accorta anche Giulia, tanto da pensare: "Quest'uomo è così infelice e in cerca di consolazione che mi basterebbe allungare una mano per prendermelo."
Ma era stata soltanto una constatazione mentale affiorata parlando un giorno con lui di cose banali. La sua natura empatica e sensibile le aveva fatto avvertire lo stato in cui era l'uomo dati i rapporti infelici con la moglie.
Ma Giulia aveva la lealtà verso chiunque a fare da diga ad ogni azione misera e sbagliata, a parte il fatto che era profondamente innamorata di suo marito.
Questa diga non l'aveva la parente amica a cui Fabrizia dimostrava di tenere tanto.
Eppure in seguito raccontava a Giulia dei successi economici e sentimentali dei figli di quella donna sciagurata senza invidie né risentimenti.
La vita, dunque, avrebbe continuato a meravigliare le certezze di Giula Anteri fino all'ultimo giorno al punto che ormai aveva una sola certezza: sé stessa e la serenità raggiunta.

lunedì 6 maggio 2024

"Tempi duri" di Mario Vargas LLosa

Sono alle ultimissime pagine di questo libro e di nuovo mi trovo ad essere perplessa leggendo un Premio Nobel della Letteratura.
Di Doris Lessing ho già detto, di Philip Roth, non Premio Nobel ma, a detta di certi giornalisti, quasi, da cui sarebbe sfuggito solo perché morto prima... Non mi sono piaciuti al punto che non li leggerò più.
Di questo scrittore sudamericano non avevo mai letto niente ed ho voluto provare. Non vado in cerca di Premi Nobel da leggere, ma se scegliendo un libro scopro che chi l'ha scritto è stato insignito del massimo riconoscimento per la propria Opera Letteraria mi aspetto qualcosa di speciale. Ebbene Vargas LLosa racconta, romanzandoli un po', fatti storici del Guatemala nel secolo appena trascorso.
Una narrazione interessante per me che non conoscevo nulla di tali accadimenti, ma zeppa fino all'inverosimile di nomi dei numerosissimi personaggi coinvolti nella Storia. Questo, che già rende arduo seguire il susseguirsi convulso dei fatti, è reso dallo scrittore ancora più faticoso per la comprensione di essi dal tipo di narrazione scelta dall'Autore. Egli non segue un racconto cronologico della Storia e nemmeno usa l'escamotage del flash-back, ma inizia un capitolo narrando una serie di avvenimenti intorno ad un personaggio in un preciso momento della Storia per poi concluderlo e nel capitolo successivo inizia a narrare intorno ad un altro personaggio in fatti che coinvolgono anche il personaggio del capitolo precedente, ma localizzandolo in un tempo successivo o, in alcuni casi, precedente. Mi ci è voluto un po' per capire questo strano modo di narrare, che non giova alla chiarezza della narrazione, nè all'eventuale messaggio che ciascuno può trovare in questa Opera.
E' uno scorrere continuo avanti e indietro, senza nesso cronologico, saltando da un personaggio all'altro, a volte chiamando uno stesso personaggio con un nome o nomignolo diverso.. Un capitolo fra gli ultimi inizia senza neppure palesare di quale personaggio sta parlando, ma raccontando cosa sta facendo nel momento del tempo in cui l'ha collocato, il lettore così capisce chi è il personaggio solo dopo due pagine del capitolo...
Mi spiace ma nessun Premio Nobel mi esimerà dal criticare questo modo confuso di narrare una Storia politica complicata. Non c'è una motivazione stilistica nel costruire una tale narrazione, ma a me sembra che lo scrittore sia stato sopraffatto da tanto materiale narrativo da non saperlo gestire, e di scrivere via via gli avvenimenti, che un poco apprendeva con la sua ricerca storica e un poco arricchiva con la sua fantasia, così come invadevano di volta in volta la sua mente.
Al di là dunque del valore letterario dell'Opera ho appreso di fatti storici, che poi ho verificato, che vedono un popolo oppresso e rapinato da uomini che si possono definire mostri, non diversi da mostri del nostro continente europeo che ben conosciamo.
Nell'effettuare tale verifica ho appreso fatti recenti: nel 2024 è al potere in Guatemala un figlio di colui che aveva voluto la riforma agraria: dare ai contadini le terre incolte del latifondo. Riforma cancellata nel sangue da schifosi esseri che si sono succeduti dopo colui e chi l'ha sostituito nell'immediato quando lui è stato cacciato dalla Presidenza.

Bernardo Arévalo, attuale Presidente del Guatemala, è nato il 7 ottobre 1954 a Montevideo, capitale dell'Uruguay; suo padre era Juan José ArévaloPresidente del Guatemala dal 1945 al 1951, in esilio nel Paese sudamericano dopo il colpo di Stato del 1954[

HA LA POSSIBILITA' DOPO DECENNI DI COMPIERE QUELLA RIFORMA AGRARIA CHE SUO PADRE E IL SUO IMMEDIATO SUCCESSORE NON RIUSCIRONO A PORTARE A TERMINE.

Il 2% dei proprietari terrieri possiede il 62% della terra coltivabile del Guatemala. Le popolazioni indigene, storicamente espropriate delle loro terre dalla colonizzazione spagnola e poi dalle nuove élite dopo l'indipendenza, sono relegate sulle montagne, dove la terra è sterile, costringendole a vivere in estrema povertà. Il tasso di malnutrizione del Guatemala, pari a circa il 65%, è tra i più alti dell'emisfero occidentale.

QUESTI SONO I VERI PERSONAGGI STORICI DI QUESTE VICENDE DI SOPRAFFAZIONE E DI ASSASSINI NARRATE DA MARIO VARGAS LLOSA


Jacobo Arbenz da l'annuncio delle sue dimissioni da Presidente del Guatemala dopo essere succeduto a Juan José Arévalo e aver tentato di continuare la sua politica della riforma agraria.

Jacobo Arbenz in partenza per l'esilio con tutta la sua famiglia





 Jacobo Arbenz 





Carlos Castillo Armas con l'aiuto del dittatore della Repubblica Dominicana e della CIA prese il posto di Jacobo Arbenz diventando il Presidente del Guatemala e cancellò la Riforma agraria appena iniziata facendo uccidere i contadini e togliendo loro le terre a loro assegnate da Arbenz. Venne ucciso tre anni dopo in un agguato. Nella foto sopra è con l'arcivescovo cattolico Mariano Rossell y Arellano ostile al governo di Jacobo Arbenz, che aveva assegnato le terre incolte del latifondo in proprietà ai contadini, e favorevole alla repressione sanguinosa di Castillo Armas.




Il sanguinario dittatore della Repubblica Dominicana Trujillo con il capo della sua sicurezza il torturatore Abbes Garcìa



Presumibilmente Marta Borrero Parra. Alla fine del libro Mario Vargas LLosa riporta la sua intervista alla donna ormai ottantenne a cui gli USA hanno dato la cittadinanza: alla domanda se l'abbia avuta per la sua collaborazione con la CIA la donna si è irrigidita e ha parlato dei suoi avvocati. Qualche tempo fa si trovavano sul WEB sue foto invecchiata, da quando il libro che parla di lei, tradotto in molte lingue, ha messo in risalto la sua storia, le foto sono sparite.

domenica 5 maggio 2024

Ultima comunicazione sul rinnovo abbonamento annuale del Blog

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http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2024/04/google-continua-ad-essere.html

Questi i 6 post, che potete rileggere cliccando sui link, dedicati al rapporto kafkiano con Google.
Come scritto nel primo di questi post il rapporto si è complicato da quando il Blog è stato passato al ramo Workspace.
Per questo anno la faccenda ora sembra risolta: abbiamo pagato con la Carta American Express e sembra che questa volta gli sia andata bene.
Ma va da sé che non mi diverto più a dover combattere con le loro paranoiche disposizioni di pagamento: scrivevano che il pagamento con Pay Pal finalmente gli andava bene poi invece no...
Per questo anno dunque riprenderò a pubblicare a puntate l'ultimo Romanzo La Sig.ra Anteri e altre mille vite.
"Normalità apparente" e "Il Romanzo dell'Università" sono pubblicizzati nelle librerie on-line ma potete ordinarli soltanto scrivendo a: rita.coltellese@gmail.com.
La raccolta di Novelle "Mostri e Ritratti" e il libro Giallo "L'uomo cane" sono ordinabili dalle librerie on-line.